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La motivazione a non avere panico (Isaia 41:10)

La motivazione a non avere panico (Isaia 41:10).
Una bambina e suo padre stavano tornando dal funerale della loro amata madre e moglie. 
Alcuni vicini di casa li hanno invitati a trascorrere alcuni giorni con loro in modo che non fossero soli in casa con tutti i loro tristi ricordi. 
Tuttavia, il padre decise che sarebbe stato meglio andare a casa. 
Quella notte il padre mise il letto della bambina accanto al suo, ma nessuno dei due riusciva ad addormentarsi. 
La figlia disse: “Papà, è buio, non posso vederti. Ma ci sei, non è vero?” "Sì, cara, papà è qui vicino a te. Cerca di dormire”. Alla fine la piccola si addormentò. Nell'oscurità e nella profondità della notte e del dolore, il padre in lacrime disse ad alta voce: "O Padre celeste, è così buio, e il mio cuore trabocca di dolore. Ma tu ci sei, non è vero?” 
E immediatamente gli venne in mente il brano del profeta Isaia: “Tu, non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia giustizia” (Isaia 41:10).

Questa è la nostra meditazione di oggi, il titolo è: La motivazione a non avere panico.

In questi ultimi mesi siamo passati dalla sottovalutazione e dall’ottimismo a una situazione di paura, incertezza, confusione e smarrimento per un nemico invisibile, un virus nuovo: il covid-19.

Pensate che questo virus, è 600 volte più piccolo il diametro di un capello, ma è un nemico letale che ha messo in ginocchio quasi tutti gli stati mondiali a livello sanitario ed economico perché impreparati. 

In Italia in modo particolare la paura e lo smarrimento provenivano anche, e provengono, dal fatto che ognuno - leader politici, virologi - diceva e dice la sua, non c’era e non c’è compattezza.

Certamente mai avremmo immaginato una situazione del genere, una pandemia così grave, sembra di vivere un film apocalittico. 

Questo versetto d’Isaia, anche se fa appello alla nostra volontà in un modo inequivocabile, anche se è un’esortazione, non è un rimprovero e nemmeno un consiglio, è la promessa della presenza di Dio in coloro che gli appartengono! 

Dio esorta i suoi servi a non temere e a non smarrirsi, perché c’è la promessa che è con loro, è il loro Dio, presente nella loro vita con giustizia! 

Ebrei 10:23 dice: “Fedele è colui che ha fatto le promesse”.

La Bibbia descrive Dio come Colui che è il solo, vero e potente nel realizzare le promesse.

In Numeri 23:19 è scritto: “Dio non è un uomo, da dover mentire, né un figlio d'uomo, da doversi pentire. Quando ha detto una cosa non la farà? O quando ha parlato non manterrà la parola?” 

Dio non è come gli uomini che sono bugiardi, o che cambiano idea!

Dio è fedele ciò che dice lo realizza, ciò che promette mantiene.

Dio è di una natura diversa dall’uomo: gli uomini sono falsi e volubili, tendono all’inganno e alla menzogna, ma Dio è fedele!! 

Quello che Dio promette è verità, non promette cose che non può, o potrà mai realizzare, ma ciò che promette corrisponde alla verità e lo farà!! 

La fedeltà di Dio significa che Dio fa ciò che ha detto di fare e adempirà quello che Egli ha promesso. 
Dio mantiene le promesse!!!! 

Una promessa è la buona volontà di Dio, è una dichiarazione delle Sue intenzioni al Suo popolo, è un'assicurazione che Dio agisce e agirà, un impegno che quanto promesso darà!!

Noi possiamo essere sicuri, contenti e confortati dal fatto che Dio mantiene le Sue promesse e non può essere diversamente perché Dio è Dio, il Suo carattere è perfetto.
La Sua onnipotenza, onniscienza, onnipresenza, fedeltà, amore, immutabilità, eternità, e così via garantiscono che Dio adempierà le sue promesse.

Dio mantiene la Sua parola, non importa quanto sia incredibile la Sua promessa, Lui la manterrà! (1 Re 8:56). 

Pertanto noi dobbiamo credere che Dio adempie le Sue promesse nella nostra vita anche in questo momento!

Il primo aspetto che vediamo in questo versetto è:
I LA CHIAMATA ALLA SERENITÀ 

Infatti prima di tutto il Signore ci dice:
A) Non Temere!
Questo ovviamente, Isaia lo diceva a chi faceva parte del popolo di Dio, oggi è per la chiesa, per tutti i veri cristiani.
Più volte nella Bibbia, anche in Isaia, troviamo scritto l’incoraggiamento: “Non temere” (vedi anche Genesi 15:1; Genesi 26:24; Isaia 7:4; 10:24; 37:6; 40:9; 41:13,14; 43:1,5; 44:2,8; 51:7; 54:4, cfr. Marco 5:36; Luca 1:13; 5:10; 8:50; Apocalisse 1:17).

“Non temere” è “non aver paura”, infatti “temere” (yārēʾ), indica “avere paura”, “essere in uno stato di grande angoscia e profonda preoccupazione per il dolore, o per circostanze sfavorevoli”. 

La parola fa riferimento a coloro che hanno paura e quindi guardano in tutte le direzioni per vedere se c'è qualcosa che possa danneggiarli. 

Non “temere” (tîrāʾ-Qal imperfetto giussivo attivo) indica un’azione in corso, si riferisce a un’azione presente di ogni giorno, è un appello chiaro e inequivocabile alla nostra volontà a impegnarci a non temere niente e nessuno ogni giorno!

Chi più, chi meno, tutti abbiamo paura di qualcosa, o di qualcuno. 

Certamente c’è una paura positiva, la paura che ci mette in guardia dai pericoli e ci aiuta nella sopravvivenza.

Ma Isaia, si riferisce alla paura negativa,  alla paura esagerata e sfiduciata, quando questa ci stressa, e di conseguenza a volte, il nostro corpo, agisce con l’aumento dei battiti cardiaci, con affanni respiratori, la pressione sanguigna si alza, c’è tensione muscolare, sudorazione, notti insonni, perdiamo il controllo e lucidità, senso di smarrimento, ci sono problemi gastrointestinali, e così via…. ovviamente, ognuno di noi reagisce diversamente. 

William Shakespeare, riguardo la paura, nel dramma Enrico VI (parte prima, Atto V, Scena II -La Pulzella-) diceva: “Di tutte le emozioni degradanti, la più maledetta è la paura”. 

La paura è maledetta!
È un’emozione che non ci piace avere, è sgradevole e tutti vogliamo liberarcene perché non ci fa vivere bene, la qualità della nostra vita ne risente negativamente!! 

P. Dempsey diversi anni fa parlando della paura scriveva: “La paura è un vampiro che succhia il rosso sangue del cuore, inaridendo la gioia della vita e delle promesse”. 

La paura nasce davanti un pericolo e una minaccia reale, o immaginaria, quando temiamo che c’è qualcosa.

Per i Giudei erano gli eserciti nemici come era il caso degli esiliati a cui si riferisce Isaia, con i loro nemici Babilonesi (vv.11-12; cfr. Esodo 14:13-14; Numeri 21:34; Deuteronomio 1:21; Giosuè 8:1; 10:8).

Per noi oggi, la paura può essere per una malattia, o la paura di perdere il lavoro, o di prendere un virus, come oggi il coronavirus, fino ad arrivare anche alle fobie, o la paura per qualcuno che ha il potere di danneggiarci, o di procurarci una grande sofferenza morale, spirituale, o fisica, e quindi anche la morte per noi stessi e i nostri cari. 

Ma nel tempo di questo tipo di paura, è il tempo di fidarsi Dio più che mai, come ci fa capire Dio stesso in questo versetto di Isaia, o come vediamo in altre parti della Bibbia (cfr. per esempio Isaia 12:2; 26:3; Salmo 27:13; Matteo 8:26).

Il secondo aspetto riguardo la serenità è:
B) Non ti smarrire (ʾal-tištāʿ).
Erano le 21 del 30 ottobre 1938. 
Una donna chiamò con ansia il terminal degli autobus di New York City chiedendo informazioni sulla prossima partenza dell'autobus. 
Nel ben mezzo una crisi di panico e piangendo disse a quello dell’informazione: "Sbrigati per favore! Il mondo sta per finire e ho molto da fare!”.
La donna era seria, e il motivo del suo panico era che aveva appena ascoltato la trasmissione radiofonica del romanzo, “La guerra dei mondi”, di Orson Welles.
Il programma era così realistico e convincente che lei e oltre un milione di altri americani, credevano davvero che gli invasori di Marte, alti come grattacieli, stessero marciando a New York City! 
La gente era presa dal panico per una finzione, per un romanzo!

Ora anche se non stiamo vivendo una finzione, ma c’è davvero una pandemia mondiale, con tutto ciò che sta comportando, il cristiano non si deve far prendere dal panico!

Anche “Non ti smarrire” (šāṯaʿ-Qal imperfetto giussivo hiṯpaʿʿēl attivo) fa appello alla nostra volontà, è un’esortazione come “Non temere”, e non deve essere un atteggiamento occasionale.

“Smarrire” indica “essere in uno stato di grande allarme”, “guardare qualcosa con sgomento e non sappiamo cosa fare”, e ci sentiamo impotenti, persi, come quando uno perde la strada ed è in pericolo e non sa cosa fare, guarda a destra e a sinistra, e non sa dove andare, quale sia la strada della salvezza e della sicurezza. 

La parola ebraica: “Smarrire” può avere anche un particolare rilievo di scoraggiamento per il futuro. 

Ora il senso di: “Non ti smarrire” è di rimanere calmi e senza apprensione, senza panico, che per i Giudei erano i nemici, per noi oggi possono essere le nostre paure, in modo particolare il covid-19. 

Ultimamente è stata denunciata una donna in provincia di Napoli perché voleva saltare la fila di persone che stavano davanti a lei.
Questa donna di 57 anni ha creato il panico all’interno di un ufficio postale gridando: “Mia mamma ha il coronavirus, devo ritirare la sua pensione!”. 
Ma è stata denunciata per procurato allarme.

Dio in questo momento ti sta dicendo di non aver paura e di non lasciarti prendere dal panico, di avere fede in Lui.

Martyn Lloyd-Jones diceva: “La fede è un rifiuto al panico”.

Quando c’è fede non c’è paura e né smarrimento! Non c’è panico!

La fede è sicurezza e speranza in un Dio vivente!

La fede è credere che Dio c’è, esiste ha tutto sotto controllo e agisce in favore di quelli che lo cercano! (per esempio 1 Cronache 29:11-12; Matteo 10:28-31; Giovanni 5:17; Ebrei 11:6).

Quando c’è fede in Dio, c’è serenità!
Ma ciò che vediamo in questo versetto d’Isaia è che:
II LA SERENITÀ MOTIVATA
Nel Salmo 131:1-3: “SIGNORE, il mio cuore non è orgoglioso e i miei occhi non sono altèri; non aspiro a cose troppo grandi e troppo alte per me.  In verità l'anima mia è calma e tranquilla. Come un bimbo divezzato sul seno di sua madre, così è tranquilla in me l'anima mia.  O Israele, spera nel SIGNORE, ora e per sempre”.

Uno dei grandi ostacoli per abbandonarsi per fede in Dio, è l’orgoglio! 

Il contare in se stessi e non dipendere da Dio!

La similitudine del bambino svezzato con sua madre, illustra come un bambino svezzato che non ha più fame, è soddisfatto e riposa tra le braccia calde di sua madre, mentre un bambino che non è ancora stato allattato, è irrequieto e grida per la fame. 

Allo stesso modo, come quel bambino svezzato tra le braccia della mamma è tranquillo, così lo è Davide perché è fiducioso nel Signore!

Davide conclude con un'esortazione per Israele a sperare nel Signore nel presente e per sempre, perché il Signore si prende cura dei Suoi figli come la madre di un bambino svezzato.

Ora, il Signore attraverso Isaia non ci dice semplicemente solo di essere sereni, ci dice anche la motivazione per cui essere sereni, e questa è fondata sulla promessa di Dio.

La motivazione a non aver paura e a non smarrirsi è motivata in Dio stesso, nella Sua promessa che è presente nella nostra vita!

Quindi è implicito in queste parole che dobbiamo avere fede in Dio e nelle Sue promesse.

Nella Bibbia vediamo che la fede ha valore solo quando è collegata con Dio!

Non dobbiamo fare l’errore di avere fede nella fede, ma dobbiamo avere fede in Dio attraverso l’intercessione di Gesù Cristo e dello Spirito Santo!

Nella serenità motivata, prima di tutto noi vediamo: 
A) La prima promessa
“Io sono con te”.

Questa promessa la troviamo in altre parti della Bibbia sempre per incoraggiare (per esempio Genesi 26:3; 39:2,21; Esodo 3:12; Deuteronomio 20:1; 31:8; Geremia 1:7-8; 30:10-11; 42:11; cfr. Matteo 28:20). 

L’ordine in ebraico è in enfasi: “Con te io sono”. 

Come allora con il popolo Giudaico, anche per noi oggi, c’è il Signore, e non un idolo qualsiasi! 

Quali maggiori risorse del Signore possiamo avere? 

“Se Dio è per noi chi sarà contro di noi?” (Romani 8:31). 

“Io sono” (ʾānî) indica che Dio esiste, ed è vivo e presente nella vita del Suo popolo. 

Quale consolazione più grande! 

In mezzo a una situazione difficile e drammatica, con la sensazione che Dio lo abbia dimenticato, a causa dei suoi peccati, il popolo aveva bisogno di sentire chiaramente che Dio era ancora con lui e che era ancora disposto a essere chiamato il loro Dio.

“Se siamo infedeli, egli rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso” (2 Timoteo 2:13).

Queste parole non forniscono una concessione a peccare, o ad allontanarsi da Dio, bensì sono una consolazione per chi è scoraggiato a causa del proprio peccato, o fragilità.

Paolo non vuole incoraggiare l’apostasia e la disobbedienza, ma vuole calmare una coscienza turbata e incoraggiare a essere fedeli al Dio fedele! 

È inconcepibile che la nostra infedeltà possa intaccare la fedeltà di Dio, poiché Egli non può rinnegare se stesso. 
La nostra debole fede, o un peccato, un dubbio non cambia il carattere di Dio, non cambia la Sua fedeltà verso di noi!! E questo perché Dio prima di tutto fedele a se stesso e poi agli uomini!

Anche se i Suoi figli gli sono infedeli, Egli rimane fedele perché non può contraddire se stesso!!

In Dio è presente l’impossibilità morale che contraddica se stesso, questo costituisce la base della Sua fedeltà verso di noi! 

La fedeltà di Dio a se stesso significa in primo luogo che agisce secondo il Suo carattere perfetto e immutabile e quindi, in secondo luogo che agisce in base alle promesse che ha fatto agli uomini, è fedele alla Sua parola data! 

Se non fosse fedele al proprio carattere e alla parola data, non sarebbe più Dio! Profanerebbe se stesso! 

In secondo luogo troviamo:
B) La seconda promessa
“Io sono il tuo Dio”. 

Prima di tutto riflettiamo un attimo sul nome “Dio”. 

“Dio”, cioè Elohim in ebraico, indica “forte”, “una divinità di grande potenza”, “il potente capo”, “la divinità suprema”, “l’essenza trascendente”. 

“Elohim”, si riferisce a un'energia assoluta e illimitata! 

“Elohim” è associato alla creazione (Genesi 1:1,26; Isaia 45:18; Giona 1:9).

Quindi ricordiamo la creazione dal nulla, e allora avremo un’idea della potenza sovrana di Dio! 

Questo nome ci deve essere di grande incoraggiamento! 

Quella potenza illimitata suprema che ha creato ogni cosa, è con il Suo popolo!

Se tu sei un suo servo, o una sua serva, la potenza di Dio illimitata è con te! 

Il Dio a cui niente è impossibile (Genesi 18:14; Geremia 32:17; Matteo 19:26; Luca 1:37), è presente in mezzo al Suo popolo, è presente nella tua vita, se gli appartieni!

Ora, “Io sono il tuo Dio” ha radici antiche e si riferisce all’elezione, alla chiamata e all’accoglienza del popolo a essere servo di Dio (vv.8-9; Isaia 41:8-9).

Pertanto Israele che è stato scelto da Dio per essere Suo popolo, non deve temere niente e nessuno, Dio s’impegna verso di loro. 

“Io sono il tuo Dio” è collegato al patto Mosaico, quindi Israele e Dio erano legati insieme formalmente con un patto, attraverso il quale Dio si prendeva cura del Suo popolo e il Suo popolo obbediva a Dio, alle Sue leggi (per esempio Esodo 20:2-17; Deuteronomio 5:6-14). 

Così quando il Signore afferma: “Io sono il tuo Dio” indica che è legato con un patto con il Suo popolo, e se lo ha portato in esilio a Babilonia, non significa una separazione assoluta e permanente: il Signore è ancora il Dio d’Israele! 

Dio non dimentica il Suo popolo, questo è l’incoraggiamento di Dio stesso! 
Ed è implicito che il Suo popolo è chiamato ad avere fede in Lui! 

Vediamo:
C)La promessa dell’azione di Dio
“Io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo.”

In questo consiste la presenza di Dio in mezzo al Suo popolo: nel fortificare, nel soccorrere, nel sostenere.

Dio è trascendente, ma anche immanente!

Dio è superiore all'uomo, elevato al di sopra e al di fuori dal genere umano, abita una luce inaccessibile e non si può vedere (1 Timoteo 6:16), ma è immanente, cioè presente. (per esempio Salmo 139:7-10; Geremia 23:24).

John Blanchard dice: “Anche se è diverso da tutto l'universo, Dio non è un ‘padrone di casa assente’, ma è ovunque presente e attivo in essa”.

Con “immanenza” s’intende la presenza di Dio e l'attività all'interno della natura, degli uomini e della storia (Salmi 104:29-30; Matteo 5:45;10:29-30; Atti 17:27-28), e quindi in mezzo al Suo popolo.

Noi troviamo tre verbi: “Io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo”. 

I tempi di questi tre verbi in ebraico sono al perfetto, il che non indica un annuncio di qualcosa che accadrà in futuro, ma che è effettivo nel momento in cui ha pronunciato queste parole! 

Così in questo momento Dio sta agendo nella nostra vita!

Ora c’è un altro aspetto molto interessante. 

I verbi in ebraico nell’originale: “Io ti soccorro” e “io ti sostengo”, sono rafforzati da una congiunzione (aph) che indica “anche”, o “sicuramente”, “davvero”, con una certa enfasi, e serve a rafforzare i due verbi, o a trasmettere l'idea di aggiunta, in particolare di qualcosa di più grande, che accumula un pensiero su un altro. 

Quindi il senso è: “Davvero io ti soccorro”; “Davvero io ti sostengo”.

Dio ci sta dicendo: “Abbi fede! Io ti fortifico! Non ti sto dicendo sciocchezze, non sto scherzando, io veramente, sul serio, ti soccorro, e io veramente sul serio ti sostengo!”

Questi tre verbi esprimono tre aspetti diversi dell’azione di Dio in favore del Suo popolo. 

Vediamo:
(1) Il primo verbo
“Io ti fortifico”.
“Fortificare” (ʾā·mēṣ) indica rendere potente, coraggioso, forte. 

“Io ti fortifico” (ʾimmaṣtîkā- piel perfetto attivo) indica la realtà, il dato di fatto di questa promessa in cui Dio è impegnato attivamente!

Dio non è assente dalla vita del Suo popolo!

La parola è usata per descrivere guerrieri coraggiosi (Amos 2:16), ma è anche usata per descrivere la forza di Dio e la sua potenza (Giobbe 9: 4, 19; Isaia 40:26). 

Che Dio ti dia allora coraggio, forza, potenza nell’affrontare i tuoi giganti, come Davide affrontò e vinse Goliat nel nome del Signore (1 Samuele 17:31-51).

Così possiamo per fede affermare con l’apostolo Paolo: “Io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica” (Filippesi 4:13).

Spurgeon meditando su “io ti fortifico” scrisse: “Dio ha una forte riserva con cui assolvere questo impegno, poiché è in grado di fare tutto. Credete, finché non riuscirete a prosciugare l'oceano dell'onnipotenza, finché non riuscirete a spezzare le imponenti montagne di onnipotente forza, non avrete mai bisogno di temere. Non pensare che la forza dell'uomo sarà mai in grado di superare il potere di Dio. Mentre gli enormi pilastri della terra sono in piedi, hai abbastanza ragione per rimanere fermo nella tua fede. Lo stesso Dio che dirige la terra nella sua orbita, che nutre la fornace ardente del sole e regola le lampade del cielo, ha promesso di fornirti la forza quotidiana. Mentre è in grado di sostenere l'universo, non sognare che si dimostrerà incapace di mantenere le sue promesse. Ricorda quello che ha fatto ai vecchi tempi, nelle generazioni precedenti. Ricorda come parlava ed è stato fatto; come ha comandato, ed è stato veloce. Colui che ha creato il mondo si stancherà? Egli non appoggia il mondo su nulla, non riuscirà a sostenere i suoi figli? Sarà infedele alla sua parola per mancanza di potere? Chi è che trattiene la tempesta? Non cavalca sulle ali del vento, fa delle nuvole i suoi carri e tiene l'oceano nell'incavo della sua mano? Come può deluderti? Quando ha messo per iscritto una promessa così fedele come questa, 
vuoi tu per un momento assecondare il pensiero di aver superato se stesso e di aver superato il suo potere? 
Ah, no! Non puoi più dubitare”.

Certo non possiamo dubitare cari fratelli e sorelle delle risorse e della promessa di Dio che ci fortificherà nell’affrontare qualsiasi cosa!!

Consideriamo ora:
(b) Il secondo verbo
“Io ti soccorro”.

“Soccorrere” (ʿāzar) indica aiutare, o assistere (Genesi 49:25; Salmo 33:20; 70:5), che può essere un’ assistenza militare (cfr. Isaia 30:7; 31:3; Ezechiele 32:8), un aiuto di protezione contro i nemici (1 Cronache 12:18-20; 2 Cronache 18:31), quindi di liberazione, salvezza (Isaia 41:13-14; 49:8), o un aiuto per affrontare situazioni difficili come Gesù quando ha subito la flagellazione (Isaia 50:7,9).

Ma questo verbo è anche usato per aiutare anche coloro che sono diseredati, come i poveri (Salmo 72:12), e orfani (Salmo 10:14), quindi il riferimento è verso coloro che sono indifesi, vulnerabili, o che non hanno le risorse, che comunque sono in difficoltà, o in disgrazia (Zaccaria 1:15), o anche in malattie (Salmo 30:2,10).

Quindi l’aiuto di Dio, è l’aiuto a sopportare qualsiasi cosa con la certezza che la possiamo superare! (cfr. 1 Corinzi 10:13).

Senza l’aiuto di Dio, tu non puoi vivere ne la vita materiale e nemmeno la vita spirituale! (Cfr. Salmo 94:17).

Che Dio ti dia allora l’aiuto per affrontare qualsiasi circostanza, l’aiuto di vincere i tuoi Goliat, o di affrontare situazioni difficili!

Dio deve essere il nostro punto di riferimento nelle difficoltà consapevoli che li può trasformare.

Davide pregava: “Ascolta, o Signore, e abbi pietà di me; o Signore, sii tu il mio aiuto! Tu hai mutato il mio dolore in danza; hai sciolto il mio cilicio e mi hai rivestito di gioia” (Salmo 30:10-11).

Infine vediamo:
(c) Il terzo verbo
“Io ti sostengo.”

“Sostenere” (tāmaḵ) indica “supportare”, “afferrare”, “tenere”, quindi Dio tiene nelle Sue mani e supporta attivamente il suo servo in modo che non cade!

Chiunque è tenuto, afferrato dalle mani onnipotenti di Dio, ha la vera sicurezza!

In riferimento alla vita eterna, nessuno sarà rapito dalle mani di Dio dice Gesù in Giovanni 10:28–30.

È interessante notare che questo verbo è usato quando Aaronne e Cur supportavano Mosè nella preghiera tenendogli le mani alzate per non farlo stancare, così vinsero i nemici (Esodo 17:12). 

Ed è la stessa parola usata in Isaia 42:1, dove parla profeticamente del sostegno di Dio per il Messia, per Gesù, per il suo ministero! 

E sappiamo dai Vangeli come Dio Padre lo ha sostenuto, e come il Suo ministero è stato potente!

Il sostegno di Dio per il Suo popolo è un sostegno potente! 
Che grande promessa!

Ora in questo testo, dopo la promessa della presenza di Dio, troviamo:
D) La promessa dell’azione giusta di Dio
Il Signore dice: “Con la destra della mia giustizia”. 

Questo indica il modo come Dio agisce.

“La destra” (yāmiyn) si riferisce alla mano destra (cfr. per esempio Isaia 41:13; 44:20; 48:13).

Si riferisce al potere di Dio (cfr. Salmo 89:13). 

Così “la destra della mia giustizia” è la mano, l’organo dell’azione personale potente di Dio mediante il quale compie i Suoi prodigi, i Suoi giudizi e la Sua salvezza (cfr. Esodo 15:6,12; Salmo 20:6; 21:8; 98:1).

“Giustizia” (ṣeḏeq) a volte si riferisce alla salvezza del Suo popolo (cfr. Isaia 45:8,13; 51:1-5; 62:1), ma qui “con la destra della mia giustizia”, oltre al comportamento etico (giustizia è il contrario di malvagità, di peccato e del male - Deuteronomio 16:16; Salmo 23:3; Ecclesiaste 7:15; Ezechiele 3:20), al Suo carattere santo in azione (Isaia 6:3), e quindi che nelle Sue azioni non sbaglia mai, perché è giusto e perfetto (cfr. Deuteronomio 32:4; Salmo 145:17; Matteo 5:48), si può anche riferire che fa sempre la cosa giusta!!

Dio fa sempre la cosa giusta! Ricordiamolo!
Non ti lamentare e mormorare contro di Lui!

Ti è mai capitato che volevi aiutare qualcuno, e al posto di aiutarlo, hai peggiorato la situazione? 
Oppure nell’aiutare qualcuno hai fatto la cosa sbagliata?

A volte la cosa sbagliata ha le sembianze della cosa giusta, e non lo sappiamo!

Oppure ti è mai capitato di fare la cosa giusta in modo sbagliato, o con motivazioni sbagliate?

Oppure pensiamo di fare la cosa giusta, ma non la facciamo?

Oppure facciamo la cosa giusta nel momento sbagliato? Ti è mai capitato?

Oppure vogliamo fare la cosa giusta, ma come diceva il presidente degli Stati Uniti D’america dal 1963 al 1969, Lyndon Baines Johnson: “Il problema non è fare la cosa giusta. È sapere quale sia la cosa giusta”.

Ebbene Dio non va mai in crisi e non sbaglia mai, nella Sua azione potente, fa sempre la cosa giusta!

Dio fa sempre la cosa giusta, al momento giusto, nel modo giusto, e con ragioni giuste!

Pertanto non lo dobbiamo mai criticare, non lo dobbiamo mai disprezzare, non dobbiamo mai ribellarci contro di Lui, ma dobbiamo accettare sempre con fede, con gioia e pazienza tutto quello che Dio ci fa vivere e ci dà, lodiamolo e ringraziamolo sempre! 

CONCLUSIONE 
Questo versetto se gli apparteniamo veramente, nei periodi difficili, di prove, di crisi economica, di sofferenze, o come in questo periodo di pandemia di coronavirus, c’insegna a non avere panico! 

Non avere paura e non ti smarrire, non guardare quà e là, non guardare alle “tempeste della vita”, non ti sentire schiacciato dai problemi, o dalle circostanze, il vero cristiano non è abbandonato da Dio! 

Noi in questo versetto troviamo la promessa che Dio è presente nella vita di chi gli appartiene! 

Dio non va in ferie, non va in quarantena, anche nelle prove, nelle difficoltà è con i fedeli (Salmo 91:15), è presente nella loro vita e farà la cosa giusta e non sarà impedito perché è onnipotente!  

Abbi fede! Si abbi fede nel Signore, il Dio Creatore che governa la storia in modo saggio e giusto!

Se hai bisogno di forza, Dio te la darà!

Se hai bisogno di essere soccorso, Dio ti soccorrerà!

Se hai bisogno di sostegno, già se stato afferrato da Dio! 

Sei nelle Sue mani fedeli, giuste, onnipotenti e amorevoli! 

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La parabola del tesoro nascosto (Matteo 13:44). Ci sono due parabole del regno, che parlano del regno dei cieli come qualcosa di grande valore: questa parabola del tesoro nascosto e la parabola successiva della perla di gran valore, o del mercante.
Queste due parabole sono molto simili in quanto entrambi coinvolgono un oggetto di grande valore e una persona, ma sono significativamente differenti in altri dettagli.  Per esempio nella parabola del tesoro nascosto viene messa in enfasi il tesoro, mentre nella cosiddetta parabola della perla di gran valore viene messo in evidenza il mercante. La persona della prima parabola non cerca il tesoro, ci s’imbatte, mentre nella seconda parabola della perla, o del mercante, è il mercante che cerca le perle.
In questa parabola vediamo in primo luogo: