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Isaia 63:15,17-19: La preghiera appassionata per un risveglio (2). Le motivazioni della preghiera

Isaia 63:15,17-19: La preghiera appassionata per un risveglio (2) 
Le motivazioni della preghiera
Il titolo di questo sermone, poteva essere anche: “Lamento per la mancanza della presenza di Dio”.

Ti sei mai sentito come se Dio ti avesse dimenticato? 
Come se ti avesse girato le spalle? Come se ti avesse abbandonato?

Ci sono momenti in cui ci sentiamo soli, tempi in cui viviamo l'assenza, l’abbandono, l’alienazione di Dio.

C’è sempre una buona e giusta motivazione, per esempio come questo passo di Isaia era: il giudizio di Dio per i peccati del popolo.

Noi in questi versetti vediamo le motivazioni alla preghiera.

La prima motivazione della preghiera è:
I L’ASSENZA DI DIO (v.15)
Nel v.15 leggiamo: “Guarda dal cielo, e osserva, dalla tua abitazione santa e gloriosa. Dove sono il tuo zelo, i tuoi atti potenti? Il fremito delle tue viscere e le tue compassioni non si fanno più sentire verso di me”.

Questo versetto ci fa capire che Dio era assente, non era presente nella vita del Suo popolo.

Nell’assenza vediamo che:
A)Non c’è contraddizione con il fatto che Dio è Onnipresente.
La Bibbia ci dice che Dio è Onnipresente (Per esempio Salmo 139:7-12; Geremia 23:23-24), ma ci sono dei versetti come questo, che ci fanno capire che Dio a volte non è presente nella vita del Suo popolo! 

Non c’è una contraddizione sul fatto che Dio è presente in ogni luogo, e  nello stesso tempo assente, cioè che non ci fa vedere la Sua mano in azione in nostro favore, quando ci nega il Suo aiuto pratico!

Nell’assenza vediamo che:
B)Non c’è niente di più importante per noi della presenza di Dio.
Martyn Lloyd Jones riguardo questa preghiera scriveva: “Quindi qual è il problema? Qual è il bisogno supremo? Secondo quest'uomo, non c'è dubbio sulla risposta, e troviamo la stessa cosa nei Salmi: è la stessa ovunque in queste grandi preghiere nella Bibbia. Il bisogno è la presenza di Dio, il volto di Dio. Sembra che ci abbia voltato le spalle, non ci sta guardando, si sta allontanando”.

Nella vita, avere problemi economici, di salute, relazionali, non sono le cose più gravi!

La cosa più brutta e grave è quando  Dio ci nasconde la Sua faccia! 

Più volte nei Salmi vediamo che il Salmista chiede al Signore che non gli nasconda la Sua faccia (Salmo 27:9; 69:17; 102:2; 143:7).

Quando Dio nasconde la Sua faccia non c’è tranquillità, sicurezza, c’è smarrimento, terrore! (cfr. Salmo 30:6-7; 104:29).

L’assenza di Dio:
C)Non è per un Suo capriccio.
La Bibbia parla occasionalmente dell'assenza di Dio, come una forma di giudizio.

Come in questo caso Dio, non fa più sentire la Sua presenza, a causa dei peccati del Suo popolo (cfr. 2 Re 15:35; 16:4; Isaia 1:1-20; 2:6-8; 40:18-20; 64:5-7,9).

In Isaia 59:1-2 leggiamo che è a causa del peccato che il Signore non è presente nella vita del Suo popolo, non ascolta le preghiere: “Ecco, la mano del SIGNORE non è troppo corta per salvare, né il suo orecchio troppo duro per udire;  ma le vostre iniquità vi hanno separato dal vostro Dio; i vostri peccati gli hanno fatto nascondere la faccia da voi, per non darvi più ascolto”.

Anche in Geremia 11:14, leggiamo che il Signore, smette di ascoltare le preghiere del Suo popolo, il motivo perché il popolo aveva abbandonato il patto con Dio, si era ribellato, si era dato all’idolatria! (Geremia 11:1-13).
Con un tono ironico, Dio si comporterà come i falsi déi e gli idoli senza valore, non ascoltando le preghiere del suo popolo (cfr. Lamentazioni 3:44; Zaccaria 7:13).

Così Davide nel Salmo 13:1 dice: “Fino a quando, o SIGNORE, mi dimenticherai? Sarà forse per sempre? Fino a quando mi nasconderai il tuo volto?”  

Il salmista Davide, descrive l’assenza di Dio con “dimenticare” e “nascondere la faccia” (Vedi anche Salmo 9:13,19; 10:11-12; 30:7; 88:14).

Ora è impossibile per Dio dimenticare qualcosa, il senso è che Dio è assente, Dio non lo sta aiutando, non lo sta confortando, non lo sta proteggendo, salvandolo dai suoi nemici.

Quindi, quando Dio ricorda qualcuno, significa che agisce per suo conto; quando Dio dimentica qualcuno, significa che non viene in suo aiuto. 

I versetti sull'assenza di Dio dovrebbero stimolare in noi timore reverenziale e paura nei Suoi riguardi.

Dovrebbero aumentare il nostro apprezzamento e amore per Dio, perché è presente anche se non ha bisogno di noi, e dovrebbero anche farci desiderare ardentemente la Sua presenza, non solo nel presente, ma anche quando questa vita finirà per stare alla presenza di Dio (per esempio Giovanni 14:1-3).

Ritornando a Isaia, c’è la richiesta al Signore, al  Padre (v.16), al Salvatore, di guardare dal cielo e di aiutare il popolo nelle loro difficoltà!

Isaia prega che Dio sia presente! (v.17).

La seconda motivazione della preghiera è:
II L’ABBANDONO DI DIO (vv.17-18)
Nei vv.17:18 leggiamo: “SIGNORE, perché ci fai peregrinare lontano dalle tue vie e rendi duro il nostro cuore perché non ti tema? Ritorna, per amor dei tuoi servi, delle tribù della tua eredità!  Per poco tempo il tuo popolo santo ha posseduto il paese; i nostri nemici hanno calpestato il tuo santuario”.

Anche Davide ha avuto questo senso di abbandono, per esempio quando leggiamo il Salmo 22:1-2: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Te ne stai lontano, senza soccorrermi, senza dare ascolto alle parole del mio gemito!  Dio mio, io grido di giorno, ma tu non rispondi, e anche di notte, senza interruzione”.

Così anche Gesù sulla croce, quando si caricò dei peccati dei peccatori sulla croce leggiamo in Matteo 27:46: “E, verso l'ora nona, Gesù gridò a gran voce: ‘Elì, Elì, lamà sabactàni?’ cioè: ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?’”

Sappiamo benissimo che la nostra fede sarà provata, che soffriremo, ce lo aspettiamo, ma ciò che ci manda davvero in crisi è il senso di abbandono di Dio.

Un pastore americano, Andrew Brunson, missionario per 23 anni in Turchia, insieme alla moglie, è stato arrestato e tenuto in prigione per due anni.
In un intervista, disse che attraverso questa persecuzione, la sua fede è stata provata. 
La sua crisi di fede non era, però, perché fu imprigionato, era consapevole che sarebbe accaduto come dice Giacomo 1:2, la sua crisi era la sensazione di abbandono di Dio. 

È davvero brutto sentire, o essere abbandonati da Dio!

Ma Isaia non sente l’abbandono di Dio, descrive proprio l’abbandono di Dio, e questo è per il giudizio per i peccati del popolo!!

Dio aveva promesso che non avrebbe abbandonato il Suo popolo (per esempio Deuteronomio 4:31; 31:6), ma lo aveva anche avvertito delle maledizioni che avrebbe avuto in caso di peccato, d’infedeltà, di disobbedienza secondo le sanzioni del patto Mosaico (Levitico 26:14-39; Deuteronomio 28:15-68; 29:15-27; 30:15-18; cfr. Ezechiele 20:24-26).

Come anche in questo testo, l’abbandono di Dio è la conseguenza del peccato del popolo! (v.17).

Quando gli uomini rigettano e ostinatamente respingono la grazia di Dio, Dio li giudica ritirandosi da loro e  li abbandona nei loro peccati e rende il loro cuore duro, così da non temere Dio!

Quindi:
A)Dio giudica facendoci allontanare da Lui (v.17)
Nel v.17 leggiamo: “SIGNORE, perché ci fai peregrinare lontano dalle tue vie”.

“Ci fai peregrinare” (tatʿēnû – hiphil imperfetto) indica che la causa del peregrinare è Dio.
 “Ci fai peregrinare” ha l'idea di base di qualcuno che si perde nel deserto, non sapendo dove andare (cfr. Genesi 21:14; 37:15; Salmo 107: 4), come anche lo smarrimento delle pecore (cfr. Salmo 119:176). 

“Ci fai peregrinare” è la stessa parola usata nel Salmo 58:3 dove si parla che: “Gli empi sono sviati fin dal grembo materno” .

Sempre nel senso negativo, vediamo il suo uso con il re Manasse (2 Re 21:9), che indusse il popolo a far peggio delle nazioni commettendo azioni abominevoli come idolatria, sacrifici umani, magie, eccetera (2 Re 21:5-7).

Così anche i profeti di Samaria profetizzavano nel nome di Baal e traviavano il popolo di Dio: Israele (Geremia 23:13).

In Geremia 50:6 leggiamo: “Il mio popolo era un gregge di pecore smarrite; i loro pastori le avevano sviate sui monti dell'infedeltà; esse andavano di monte in colle, avevano dimenticato il luogo del loro riposo.”

La parola d’Isaia, “vie” (Derek) è un riferimento metaforico al comportamento e alla volontà di Dio (per esempio Isaia 55:8-9; Giobbe 34:27). 

Il popolo dovrebbe camminare nel modo come vuole Dio, cioè condurre le loro vite in obbedienza a Dio (per esempio Esodo 32:8), a tal fine i comandamenti di Dio servono da guide (per esempio, Deuteronomio 5:33), allontanarsene (per esempio Deuteronomio 11:28) è pervertire le vie di Dio (Numeri 22:32) e andare in altre vie (Isaia 53:6; Salmo 1:1; Geremia 10:2). 
Così il senso è: proprio come una persona può uscire da un sentiero e perdersi, così una persona può allontanarsi dal giusto cammino di Dio e perdersi spiritualmente.

In Isaia 53:6 è scritto che Isaia aveva già la propria responsabilità per il proprio vagabondare, ma ora, identificandosi con le persone d’Israele, riconoscendo le proprie colpe, il profeta sta chiedendo perché il Signore non avesse agito per fermarli nel corso della loro stoltezza!!

Anzi, attivamente, Isaia afferma che  Dio li va vagare lontano dalle Sue vie!

È Dio, giudicando il Suo popolo, che lo ha fatto peregrinare lontano dalla Sue vie. 

Ma come già detto, questo versetto, non sta affermando che le persone non sono responsabili della loro peccaminosità, che non hanno colpe riguardo i loro peccati, anzi è per la loro peccaminosità che si trovano abbandonati da Dio!

Dio li ha abbandonati alle conseguenze delle loro scelte inique! (Cfr. Isaia 6:9-10; Salmo 81:11-12; Osea 4:17; Romani 1:24-28).

Questa preghiera, non assolve l'uomo, l’uomo è responsabile e colpevole riguardo i suoi peccati, infatti la mancanza di benedizione delle persone è dovuta alla loro peccaminosità. 

Pertanto, questa preghiera è una confessione, o un riconoscimento che Dio ha abbandonato il popolo nei suoi peccati, e quindi la colpa è nelle persone stesse, e non in Dio!

Dio è santo e non spinge nessuno a peccare (Giacomo 1:13-14), ma abbandona quegli uomini nei loro peccati che disprezzano la Sua persona, che rigettano le Sue leggi e i Suoi insegnamenti!

Per coloro che non sono interessati a Dio, che sono ribelli a Dio, che vivono e amano sguazzare nei loro peccati, Dio li abbandona dove si trovano, non interviene, non cambia il loro destino, li lascia smarriti nelle loro vie, anzi Dio stesso giudicandoli, li fa vagabondare lontano dalle Sue vie!

Commentando questo versetto, lo studioso  J. Alec Motyer afferma: “Non è un tentativo di dare la colpa al Signore, ma, nel pensiero dell'Antico Testamento, un riconoscimento di colpa di tali proporzioni che il Signore non ha potuto lasciarlo passare, ma ha condannato giudizialmente il suo popolo alle conseguenze delle proprie scelte”.

Inoltre:
B)Dio giudica rendendo il nostro cuore duro (v.17) 
Sempre nel v.17 leggiamo: “E rendi duro il nostro cuore perché non ti tema?”

“Rendi duro” (taqŏšîaḥ - hiphil imperfetto ) è un verbo forte che indica le inevitabili conseguenze punitive dell'abbandono del Signore, la causa del cuore duro è il Signore. 

Il Signore giudica il Suo popolo ribelle e disobbediente, rendendo i loro cuori duri!

“Indurire” (qāšāḥ) implica un indurimento simile alla formazione di un callo, in questo caso il cuore è calloso!
“Il cuore” (lēḇ) è la sede della propria natura interiore (per esempio 1 Re 8:23; Salmo 9:2; 119:2, 10, 34, 58, 69, 145; 138:1; Proverbi 3:5; Geremia 3:10; 24:7); la fonte di vita della persona interiore in vari aspetti: la sede intellettuale, del pensiero e della ragione (per esempio Genesi 6:5; Deuteronomio 8:5; 29:3; 1 Re 3:9; Neemia 6:8 Giovanni 12:40); la sede della volontà (per esempio Esodo 35:5; 1 Re 8:17; 2 Cronache 12:14; Giobbe 11:13; 2 Tessalonicesi 3:5); la sede delle emozioni (per esempio Esodo 4:14; Giudici 16:25; 1 Samuele 1:8; 24:6; 25:36).

Dal cuore proviene la forza e la funzione spirituale, dove Dio si manifesta (Efesini 3:17); dove mette il Suo Spirito (Galati 4:6); è la sede del timore di Dio (Geremia 32:40); dove Dio ha scritto le Sue leggi (Ebrei 8:8; 10:16); dove riceviamo la Parola di Dio (Luca 8:15; Matteo 13:19); e dove dobbiamo “scrivere” gli insegnamenti di Dio (Proverbi 7:3). 

Il cuore è il centro operativo che determina il nostro comportamento e quindi il comportamento morale: da quello che abbiamo nel cuore sarà il nostro comportamento (Marco 7:14-23), ed è per questo che deve essere custodito (Proverbi 4:23)

Il profeta dice:“E rendi duro il nostro cuore perché non ti tema?”

È chiaro con un cuore duro non c’è timore di Dio! 

Questo è un giudizio tremendo di Dio per noi, più di ogni altra cosa!

E come se Dio dicesse: “Tu sei ribelle? A te non interessa niente di me? Bene io t’indurisco il cuore, così non puoi temermi!”

“Timore” (yirʾāh), ha un significato di base di “tremare”, in questo caso tremare davanti a Dio, ed è una qualità positiva!

Il timore di Dio è soggezione, riverenza, paura!

Il timore di Dio è la consapevolezza della santità e dei giudizi di Dio (Isaia 6:1-7; Apocalisse 15:4); della Sua maestà (Geremia 10:7); e implica, il nostro senso  di peccaminosità e fragilità umana davanti il Suo carattere. 

Il timore rende una persona ricettiva alla saggezza e alla conoscenza (Proverbi 1:7; 9:10), quindi è il principio, cioè la parte principale, o centrale della saggezza e la guida di qualsiasi pensiero saggio, decisione e comportamenti giusti, nel nostro caso secondo la volontà di Dio.

Il timore del Signore prolunga la vita (Proverbi 10:27); è una fonte di vita (Proverbi 14:27); conduce alla vita (Proverbi 19:23); ed è ricompensato con la vita (Proverbi 22:4). 

Il timore di Dio è la consapevolezza che la Sua approvazione è la cosa migliore che possiamo avere e la sua disapprovazione la cosa peggiore (Luca 12:4-5; Ebrei 10:31). 

Perciò John Brown diceva a riguardo: “Noi dobbiamo possedere il timore di Dio, cioè dobbiamo possedere il senso della sua grandezza infinita la quale è rivelata nelle sue opere e nella sua parola. Esso ci dona la convinzione che il suo favore sia la più grande benedizione che l’uomo possa ricevere e che la sua disapprovazione sia invece il peggiore dei mali. Il timore di Dio si manifesta in modo pratico quando ci spinge a cercare il favore di Dio…questo è il timore che il cristiano deve ricercare e manifestare nei confronti di Dio”.

Pertanto il timore di Dio ci spinge ad avere il carattere e a comportarci come Lui desidera.

Il timore del Signore è odiare il male come lo Dio odia (Proverbi 8:13; 16: 6, 23:17).

Il timore del Signore dovrebbe caratterizzare coloro che gli sono veramente fedeli.

Il popolo insensibile e ribelle d’Israele alla predicazione di Isaia, per il giudizio di Dio, non doveva intendere il suo messaggio, affinché non si convertisse!
In Isaia 6:9-10 è scritto: “Ed egli disse: ‘Va', e di'a questo popolo: -Ascoltate, sì, ma senza capire; guardate, sì, ma senza discernere!-  Rendi insensibile il cuore di questo popolo, rendigli duri gli orecchi, e chiudigli gli occhi, in modo che non veda con i suoi occhi, non oda con i suoi orecchi, non intenda con il cuore, non si converta e non sia guarito!’”

Queste erano anche parole profetiche per i tempi di Gesù, in  Giovanni 12:37-41 leggiamo: “Sebbene avesse fatto tanti segni miracolosi in loro presenza, non credevano in lui;  affinché si adempisse la parola detta dal profeta Isaia: ‘Signore, chi ha creduto alla nostra predicazione? A chi è stato rivelato il braccio del Signore?’  Perciò non potevano credere, per la ragione detta ancora da Isaia:  ‘Egli ha accecato i loro occhi e ha indurito i loro cuori, affinché non vedano con gli occhi, e non comprendano con il cuore, e non si convertano, e io non li guarisca’.Queste cose disse Isaia, perché vide la gloria di lui e di lui parlò’.”

Le stesse parole sono citate in Atti 28:25-27, per quei Giudei che rifiutarono la predicazione dell’apostolo Paolo.

Questo principio del giudizio di Dio, del Suo abbandono nei peccati, lo vediamo anche in Romani 1:18-32, dove troviamo scritto che Dio abbandona nell’impurità, nelle passioni infami, nelle loro menti perverse si che facessero cose sconvenienti, coloro che non hanno glorificato Dio, né che l’hanno ringraziato, che hanno mutato la Sua gloria, la sua verità in menzogna, che hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che non si sono curati di conoscerlo!
Il fatto che Dio abbandoni questo tipo di persone non è semplicemente che ritiri passivamente la Sua influenza, ma che attivamente, li consegna al terribile ciclo del peccato sempre crescente.

Queste persone sono attivamente abbandonate da Dio a una pratica più intensa e aggravata delle loro passioni, con il risultato che raccolgono una punizione ancora maggiore per il loro peccato.

C)Dio giudica allontanandosi dal popolo (vv.17-18) 
Nei vv.17-18 leggiamo: “Ritorna, per amor dei tuoi servi, delle tribù della tua eredità!  Per poco tempo il tuo popolo santo ha posseduto il paese; i nostri nemici hanno calpestato il tuo santuario”.

Vediamo:
(1)L’invocazione (v.17)
“Ritorna”. 

Il verbo “ritorna” (šûb), indica girarsi, è un imperativo che richiede, o esorta Dio dal Suo attuale corso di azione di allontanamento dal Suo popolo, a volgersi, a guardare favorevolmente il Suo popolo come in passato (Isaia 63:7-14).

Sempre J. Alec Motyer scrive: “Il cuore incentrato sulla disobbedienza s’indurisce progressivamente contro la via e la volontà di Dio fino a quando il momento, noto solo al Signore (e noto, anzi, stabilito da lui in anticipo), arriva quando la sentenza di indurimento deve essere pronunciata. Questo è il punto di non ritorno. Poiché l'indurimento del cuore è umanamente irrecuperabile, solo una ‘svolta’ da parte di Dio può aiutare (Salmo 80:14; 90:13)”. 

L’unico rimedio per il popolo era supplicare che il Signore "tornasse" (cfr. Salmo 6:4; 90:13).

Solo la potenza e la grazia di Dio può cambiare questa circostanza, ecco perché prega il profeta!

Il profeta, riconoscendo la sovranità di Dio, prega chiedendogli, come mai li ha fatti allontanare e indurire il cuore perché non lo temano, e prega che il Signore possa ritornare per cambiare le circostanze che nessun altro può cambiare! (cfr. Isaia 59:16; 63:5).

Noi troviamo:
(2)La motivazione (vv.17-18) 
“Per amor dei tuoi servi, delle tribù della tua eredità!”  

La richiesta di ritornare è per amore.

“Per amore” (lĕmaʿan) indica lo scopo, per conto del popolo, per il bene del popolo.

Al v.15 è stato ricordato le emozioni del Signore e le Sue compassioni, al v.16 aveva detto che il Signore era il loro Padre e Salvatore, quindi la responsabilità e la tenerezza che Dio ha verso il popolo, il quale gli appartiene.

Riguardo al popolo vediamo due aspetti che esprimono una relazione con il Signore.

Il primo aspetto è:
(a)Sono servi del Signore.
“Per amor dei tuoi servi”.

Dio stesso ha scelto d’Israele come suo popolo e lo ha chiamato “servo”, come troviamo scritto più volte qui in Isaia  (Isaia 41:9; 44:1; 45:4), a cui ha promesso di dare la giusta ricompensa (Isaia 54:17). 

Il senso della preghiera di Isaia è: “Allora il Signore può abbandonare i servi per il loro peccato?”

Il secondo aspetto è:
(b)Sono l’eredità del Signore.
“Delle tribù della tua eredità”

Isaia ha un'altra base per la sua richiesta, per il suo appello: queste sono le tribù della tua eredità. 

“Tua eredità” (naḥlātekā) si riferisce che il popolo appartiene al Signore in modo permanente, è l’eredità (naḥalāh) del Signore.

“Essere eredità del Signore”, sottolinea la relazione personale unica tra il Signore e Israele, nonché lo status unico d’Israele tra le nazioni.
“Tua eredità” si riferisce all’elezione del popolo d’Israele! (1 Re 8:53; Salmo 33:12).

La parola “eredità” la troviamo, in altre parti (Deuteronomio 9:26,29; 32:9; 1 Re 8:51; Isaia 47:6; Gioele 2:17; 4:2; Michea 7:14; Salmo 28:9; 78:62, 71; 94:5,14; 106:4-5,40), per esempio in Deuteronomio 4:20 che la Nuova Riveduta, traduce con “appartenenza”,  mentre la Nuova Diodati con “eredità”.

Noi dalla Nuova Riveduta leggiamo: “Quanto a voi il SIGNORE vi ha presi, vi ha fatti uscire dalla fornace di ferro, dall'Egitto, per farvi diventare il popolo che gli appartiene, come oggi difatti siete”.

La Nuova Diodati traduce: “Ma l'Eterno ha preso voi e vi ha fatto uscire dalla fornace di ferro, dall'Egitto, per essere suo popolo, sua eredità, come siete oggi”.

Questo appello di appartenenza a Dio, sebbene sia incoerente con il loro comportamento peccaminoso del popolo, ha lo scopo di provocare una risposta della grazia del Signore perché queste persone sono i Suoi servi e la Sua eredità!

Questo implica che il Signore rimane comunque il punto di riferimento che può toglierci potentemente da qualsiasi situazione disperata e quindi, c’è più speranza in Lui che nell’uomo!

Quindi, la seconda implicazione, di conseguenza alla prima, appena detta è: la preghiera consiste nel ricercare l’aiuto del Signore, nel cercare di convincerlo ad agire alla luce di ciò che Lui e può fare, che dipendiamo da Lui;  noi non siamo in grado di cambiare nulla!

Infine c’è:
III L’ALIENAZIONE DI DIO (vv.18-19) 
Nel giudicare un peccatore, o una chiesa  incalliti, il Signore prende le distanze, si estranea, si allontana.

Il popolo non onorava Dio, di conseguenza, Dio si allontana!

Il profeta dice che per breve tempo, il popolo che appartiene a Dio, quelli per il quale è responsabile, aveva una terra sicura. 

Ma ora invece, sperimentano la sconfitta e lo screditamento di Dio.

In questo testo, nell’alienazione di Dio, perciò vediamo:
A)La sconfitta (v.18)
Nel v.18 leggiamo: “Per poco tempo il tuo popolo santo ha posseduto il paese; i nostri nemici hanno calpestato il tuo santuario”.

A volte non riusciamo a mettere d’accordo il carattere di Dio con la realtà in cui viviamo con il rischio che andiamo in crisi!!

Queste parole di Isaia, furono dette profeticamente, un secolo prima che i babilonesi conquistassero Gerusalemme, contaminarono e distruggessero il tempio (586 a.C., cfr. 2 Re 25: 9; 2 Cronache 36:19; Isaia 64:10-11; Salmo 74:3-7), a causa dei peccati del popolo (cfr. v.17). 

Isaia vedendo ciò che accadrà, prega che Dio potesse cambiare idea, potesse rettificare i Suoi atti, i Suoi giudizi, quindi mostrare il Suo zelo, i Suoi atti potenti, le Sue emozioni, le Sue compassioni, la Sua salvezza (cfr. vv.15-16).

Isaia dice: “Per poco tempo il tuo popolo santo ha posseduto il paese; i nostri nemici hanno calpestato il tuo santuario”. 

Dicendo: “Tuo popolo santo” e “Nostri nemici”, la preghiera è in contrasto, con l'affermazione che il Signore ha combattuto per loro contro i popoli come dice Isaia 63:3,6.

“Il tuo popolo santo” si riferisce al fatto che il Signore lo aveva separato per appartenere unicamente a Lui.

“Santo” (qōḏeš) indica qualcosa di consacrato e messo da parte solo per uso sacro, quindi per il Signore (cfr. per esempio Isaia 62:12; Geremia 2:3).

Poiché il Signore è santo, si aspettava che Israele fosse santo (cfr. Esodo 19:5-6; Levitico 19:2).

Isaia vede un futuro dove i loro nemici avrebbero avuto un tale controllo che avrebbero persino calpestato il santuario del Signore.

“Santuario” (miqdāsh) è luogo santo, separato e consacrato, rispetto al secolare, comune e profano.

È un edificio dedicato al servizio, o all’uso di Dio, al culto, un luogo in cui il Signore è normalmente presente quando si praticano la purezza rituale e morale (per esempio Esodo 28:43; 29:30; 35:19; 39:1).

Invece di calpestare il nemico sotto i piedi (cfr. Isaia 14:19,25; 63:6), il luogo santo di Dio è stato calpestato dai nemici!

Israele, ha posseduto la terra promessa per poco tempo, quella terra che aveva promesso loro per sempre (Genesi 13:15), ora i nemici, i pagani l’hanno conquistata e profanato il santuario, questo è un motivo per la preghiera e quindi per essere ascoltato; è in gioco l'onore del Signore; così Isaia prega per motivare Dio a ripristinare il Suo onore e agire a nome del Suo popolo.

Ti senti sconfitto dai tuoi nemici a causa del giudizio di Dio? 
Prega che Dio possa ritornare affinché tu possa essere vittorioso! 

La tua chiesa si sente sconfitta? 
Pregate affinché possa ritornare di nuovo vittoriosa!

Nell’alienazione c’è:
B)Lo screditamento (v.19) 
Nel v.19 è scritto: “Noi siamo diventati come quelli che tu non hai mai governati, come quelli che non portano il tuo nome!” 

Questa sezione si conclude come un riassunto della situazione del popolo, e comunque è un altro motivo per spingere il Signore ad agire in favore del Suo popolo perdonando i suoi peccati!

Il profeta in questo versetto afferma che il popolo d’Israele è diventato agli occhi di Dio non migliore dei pagani, ha dimenticato che è il Suo popolo.

Nello screditamento vediamo due aspetti del Signore.

Il primo aspetto è:
(1)Il Signore come Re
“Noi siamo diventati come quelli che tu non hai mai governati”.
Questo frase si riferisce ancora una volta all'idea che il popolo non vedeva lo zelo, la potenza e la compassione del Signore in azione (Isaia 63:16) come si aspettava che agisse.

“Governare” (māšal) indica regnare, dominare, è il Signore lo faceva (per esempio Giudici 8:23).

Dio come Re (melek) d’Israele appare in Isaia diverse volte (per esempio Isaia 33:22; 41:21; 43:15; 44:6; vedi anche altri esempi dove Dio è descritto come Re – per esempio Salmo 24; 93; 95–98). 

Il re indica la massima autorità e potere, così Dio è il Re, e sopra di Lui non c’è nessuno, regna su tutti i popoli  (per esempio 2 Cronache 20:6; Salmo 47:2-7; Zaccaria 14:9).

Il Signore è Colui che guida la storia, infatti, benché il Suo regno è eterno (Esodo 15:18; Salmo 93:2), è anche  storico e temporale (per esempio Salmo 96:10; Isaia 44:6), e si prende cura del Suo popolo.

Dio non è un Re assente, è anche il Guerriero che difende il Suo popolo Israele, contro i nemici (Esodo 15:3; cfr. Deuteronomio 33:26; Salmo 68: 5); li vince (1 Samuele 2:10; 2 Cronache 20:6; Salmo 33:10-11; Isaia 43:13), è il Signore degli eserciti (per esempio Isaia 31:4-5; Aggeo 1:2). 

Quando Israele è fedele al Signore, non ha bisogno di preoccuparsi delle proprie risorse (Deuteronomio 20; Giudici 7:1–8), perché Dio combatte per il Suo popolo, spesso senza alcuno sforzo da parte sua (come 1 Samuele 7:10–13). 

È chiaro che ciò che vede Isaia profeticamente, non è così e questo come abbiamo già detto è per l’infedeltà del popolo d’Israele.

Il secondo aspetto è:
(2)Il Signore come Padre.
“Come quelli che non portano il tuo nome!”  

Il popolo di Dio è arrivato ad assomigliare alle nazioni pagane.

Isaia aveva già detto che il Signore era loro “Padre”, ma dice ora, che sono diventati come quelli che non portano il Suo nome, quindi come se non appartenessero al Signore, come se non fossero figli di Dio, questo è il significato di: “Non portare il tuo nome!” 

“Portare il nome del Signore” deve essere compreso in un contesto di Patto, dove Israele è stato eletto dal Signore tra tutte le nazioni (Esodo 19: 6); e hanno così una relazione di “Padre” e “figlio” (Esodo 4:22–23; Deuteronomio 28:10; 2 Cronache 7:14; Geremia 14:9). 

Quindi: la condizione d’Israele a cui si riferisce Isaia, è una completa negazione reale della relazione di Dio come Re e come Padre.

CONCLUSIONE 
Che cosa impariamo da tutto ciò?

Prima di tutto:
1) È una cosa terribile e pericolosa per il popolo di Dio essere disobbediente, perché Dio ci può punire con la Sua assenza, con il Suo abbandono, con la Sua alienazione!

Così il rischio sarà che ci allontaneremo sempre di più dalle vie del Signore, e i nostri cuori diventeranno sempre “più callosi”, sempre più duri tanto da non temerlo più, quindi senza controllo e sconfitti dai nostri  nemici spirituali!

Stai attento a come tratti Dio pensando che tanto è sempre un Dio che perdona, un Dio di grazia…
Dio è severo verso il peccato e il peccatore!

Secondariamente:
2)In caso di giudizio di Dio, dobbiamo pregare e avere fede!
Su una parete di una cantina a Colonia, in Germania, dove gli ebrei si erano nascosti dai nazisti, un'iscrizione era stata scritta da un autore anonimo: “Credo nel sole anche quando non splende. Credo nell'amore anche quando non lo sento. Credo in Dio anche quando tace”.
Se per il giudizio di Dio non godremo più la Sua presenza, dobbiamo pregare che Dio si manifesti potentemente nella nostra vita, come ha fatto nella storia passata, ai tempi di Mosè.

Inoltre dobbiamo dire onestamente quali sono i nostri sentimenti, i nostri peccati, ma avere anche fede in Lui che può cambiare le circostanze.

Così la storia di redenzione passata, fornisce una base teologica per una preghiera fatta con fede che riconosce lo stato di peccato e giudizio attuale, facendo appello al Signore, al Suo zelo, ai Suoi atti potenti, alle Sue emozioni e compassioni!  

Diceva Calvino: ”... I credenti guardano sempre alla bontà di Dio, anche quando riconoscono che soffrono giustamente a causa dei loro peccati.”

In terzo luogo dobbiamo ricordare che:
3)Dio parla anche nei silenzi.
Anche i Suoi silenzi, in questo caso per i peccati, sono pedagogici, c’insegnano delle verità spirituali e morali del nostro rapporto con Dio.  

Quando Dio è in silenzio nei tuoi riguardi, chiedigli quali sono i motivi, e se ci sono dei peccati confessali a Lui, pentiti e prega che tu possa godere la Sua presenza!

Ma questi versetti di Isaia:
(4)C’insegnano il bisogno di un risveglio e come pregare per un risveglio.

Dobbiamo umiliarci davanti a Dio per i nostri peccati, riconoscere la sovranità di Dio e invocare che Lui ritorni e si manifesti nella nostra vita per amore nostro e per il Suo onore, ricordandogli quale sia la nostra identità in Lui. 
Fino a quando la chiesa decaduta, che ha perso la sua capacità e vitalità nel Signore, non s’inginocchia umiliandosi davanti a Lui e guarda alla Sua grazia, al Suo potere e alla potenza dello Spirito Santo, fino ad allora possiamo essere certi che la sua decadenza continuerà e persino aumenterà!!

Quando la chiesa è in uno stato di abbandono a se stessa è perché ha dimenticato la Sua dipendenza dal Dio Santo, Potente e Giusto, e ha confidato, nella propria stoltezza, nelle proprie capacità, nella propria autosufficienza, auto-compiacenza e arroganza.

Che Dio ci faccia la grazia di essere umili e di vivere in comunione con Lui!

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