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Giovanni 8:12:Gesù è la luce del mondo.

Giovanni 8:12: Gesù è la luce del mondo.
In questo Vangelo, questo è il secondo dei sette detti di Gesù che iniziano con “Io sono” seguiti da un predicato,  (Giovanni 6:35,48,51; 8:12; 10:7,9; 10:11,14; 11:25; 14:6; 15:1,5).

Nei Vangeli vediamo che Gesù usa l'ordinario per parlare dello straordinario, il materiale per parlare dello spirituale, il temporale per parlare dell'eterno, la vita presente per parlare dell'aldilà, il terrestre per parlare del celeste, il limitato per parlare dell’illimitato, e il finito per parlare dell'infinito.

Gesù ha parlato di se stesso con un linguaggio metaforico.

La metafora è più che sostituire un termine, o paragonarlo con un altro secondo analogia, crea nuove intuizioni, trabocca di un sovrappiù di significato che ci spinge a ripensarci, portandoci a riflettere più profondamente, a pensare di più.

Nelle parole del filosofo Paul Ricoeur: “La metafora introduce la scintilla dell'immaginazione in un pensare di più a livello concettuale”.

Ma le metafore Bibliche, come questa di Giovanni 8:12, vanno oltre, perché l’intento non è solo il farci riflettere profondamente, o il farci pensare di più, provocano una decisione!
(cfr.  Matteo 5:13-16; Giovanni 6:35).

Le parole di Giovanni 8:12 sono rivolte al popolo nel tempio (Giovanni 7:37-38), e tra questi vi erano anche i farisei (Giovanni 8:13; cfr. 7:32-46).
In quest’affermazione vediamo il modo come avere la vita eterna.


Prima di tutto vediamo:
I LA PERSONA DELLA VITA ETERNA. 
“Io sono la luce del mondo”.

Quest’affermazione importante sono parole di auto-rivelazione di Gesù (v.13) che ci parlano della Sua identità.

“Io” (egō) è enfatico, e ha il senso di “Io stesso sono la luce del mondo”, o “Io, e io solo”, o “Io e nessun altro”.

Leon Morris scriveva: “L'affermazione che egli è la luce del mondo significa che egli è la fonte di luce per il mondo intero e lo distingue da tutti gli altri”.

Infatti Gesù non dice di essere “una luce”, ma “la luce”!
Sostenendo di essere la luce del mondo, Gesù affermava chiaramente di essere Dio (Salmo 27:1; Isaia 60:19-20; 1 Giovanni 1:5; cfr. Salmo 104:2; Michea 7:8) e di essere il Messia di Israele, venuto sulla terra per essere “luce delle nazioni (Isaia 42:6; cfr. 49:6; Malachia 4:2).

“Io sono la luce del mondo” indica come dice John MacArthur che: “Solo Gesù Cristo porta la luce della salvezza in un mondo maledetto dal peccato. Nell'oscurità della menzogna Egli è la luce della verità; nell'oscurità dell'ignoranza Egli è la luce della saggezza; nell'oscurità del peccato Egli è la luce della santità; nell'oscurità del dolore Egli è la luce della gioia; e nell'oscurità della morte è la luce della vita”.

Consideriamo:
A)Il significato di Luce.

Prima di tutto vediamo:
(1)L’occasione.
Gesù disse queste parole nel corso della festa “delle Capanne”, o “dei Tabernacoli”, nel tempio, nella sala del tesoro, nella settore chiamata “Corte delle Donne”, dove le donne erano normalmente autorizzate ad andare (Giovanni 7:2,37; 8:20). 

La “Corte delle Donne” era un luogo pubblico molto frequentato, e quindi era normale e ideale che Gesù insegnasse lì. 

Nella “festa delle Capanne” i Giudei costruivano delle capanne fatte di rami e foglie, per indicare  in memoria del tempo trascorso nel deserto dopo la liberazione dalla schiavitù in Egitto. 
Questa era una festa che si commemorava la liberazione, la protezione e l’assistenza di Dio durante il viaggio nel deserto.

Era una festa gioiosa, di sette giorni, che si celebrava in onore del Signore alla fine del raccolto all’inizio del mese di Ottobre (Esodo 23:16; Levitico 23:34-36; Deuteronomio 16:13-15).

L'analogia della luce, come per la precedente metafora di Gesù dell'acqua viva (Giovanni 7:37-39), era particolarmente importante per la festa delle Capanne.

La celebrazione con le lampade era associata al ricordo dell'esperienza della nazione all'Esodo,  si ricordava l’esperienza d’Israele nel deserto dopo la liberazione dall’Egitto ed era una speranza di salvezza futura, la speranza di un secondo Esodo.

La festa era celebrata con danze e canti, e torce in mano da uomini devoti e di buone opere.

Durante questa festa vi era una grande illuminazione nel Cortile delle Donne nel tempio, con grandi candelabri dorati, a olio.

Per accendere questi candelabri erano necessarie le scale.

Questa luce era così forte che si vedeva anche nei cortili di Gerusalemme.

La Mishna, è uno dei testi fondamentali dell'ebraismo, dice che non c'era un cortile a Gerusalemme che non fosse illuminato dalla luce dei grandi candelabri (Sukkah 5:3).

Così Gesù, prendendo spunto dalle illuminazioni delle lampade e dei candelabri che si accendevano durante questa festa, fa quest’affermazione grande e importante. 

William Barclay scrive: “Gesù sta dicendo: “Hai visto le fiamme delle illuminazioni del tempio che penetrano l'oscurità della notte. Io sono la luce del mondo, e per chiunque mi segue ci sarà luce, non solo per una notte eccitante, ma per tutto il percorso della vita. La luce nel tempio è una luce brillante, ma alla fine tremola e muore. Io sono la luce che dura per sempre”.

In quest’affermazione troviamo delle allusioni importanti.
Vediamo, quindi:
(2)L’allusione.

La luce di cui parla Gesù:
(a)Allude alla luce della presenza e della salvezza di Dio (Salmo 27:1; 36:9; Isaia 58:8; cfr. Atti 26:18; 2 Corinzi 4:4-6).

La luce era il Signore, Yahweh in azione.
Ricorda la nuvola che condusse il popolo alla terra promessa (Esodo 13:21-22; Neemia 9:12; cfr. Salmo 43:3;) e la sua protezione (Esodo 14:19-25). 

Quest’affermazione ricorda i canti di lode a Dio nel Salterio, dove la luce è simboleggiata come la vittoria di Dio sui nemici (Salmo 37:6; 44:3), e dove l'oscurità non può nascondergli nulla a Dio (Salmo 139:12). 

(b)La luce allude anche alla parola di Dio, o la Sua legge, la luce che guida il cammino di coloro che hanno a cuore la Sua istruzione (Salmo 119:105,130; Proverbi 6:23). 

(c)La luce allude anche alle profezie che parlano del Servo del Signore, il Messia, quindi Gesù come luce delle nazioni (Isaia 42:6; 49:6). 

Gesù sta affermando di essere letteralmente la realizzazione messianica di Isaia 9:1 dove troviamo scritto: “Il popolo che camminava nelle tenebre, vede una gran luce; su quelli che abitavano il paese nell’ombra della morte, la luce risplende”.

Così riprendendo queste parole di Isaia, Matteo le applica a Gesù scrivendo: “Il paese di Zabulon e il paese di Neftali, sulla via del mare, di là dal Giordano, la Galilea dei pagani,  il popolo che stava nelle tenebre, ha visto una gran luce; su quelli che erano nella contrada e nell'ombra della morte una luce si è levata”(Matteo 4:15-16). 

Quando era un bambino, Simeone lo chiamò: “Luce da illuminare le genti” (Luca 2:32).

Gesù Cristo è venuto in questo mondo oscurato dal peccato, “la Sua luce splende nelle tenebre” dice Giovanni 1:5.

Gesù è la vera luce che illumina ogni uomo dice sempre Giovanni (Giovanni 1:4,9; cfr. 12:35,46).

Quindi Gesù non è una luce tra molte luci, ma la vera luce del mondo! 

In questo modo Gesù ci fa capire la Sua unicità, nessuno è stato, è e sarà come Lui!
Quindi se ci dovesse essere in futuro, qualcun altro che dice di essere “la luce”, è un bugiardo!

Anche i cristiani sono chiamati a essere la luce del mondo (Matteo 5:14), a risplendere come stelle nel mondo (Filippesi 2:15), ma è evidente che lo sono in modo diverso da Gesù Cristo!

Essendo stati illuminati da Gesù (cfr. Efesini 5:8; 1 Tessalonicesi 5:5) i credenti riflettono la Sua luce nel mondo oscuro! 

Gesù è la fonte di luce del mondo, i cristiani come scriveva Leon Morris: “Accendendo le loro torce alla Sua fiamma luminosa, mostrano al mondo qualcosa della Sua luce”.

La luce non è un possesso naturale dell'uomo, il mondo non ha una luce propria (cfr. Giovanni 3:19), la luce appartiene e proviene solo da Gesù Cristo e in Dio Padre (1 Giovanni 1:5).

Chi vuole avere luce della vita deve avere Cristo, perché questa non è separata da Lui e non possiamo possederla da noi stessi! 

Gesù è la sola luce di Dio venuto tra gli uomini che darà a noi la vita! 

Chi ha Cristo splende della Sua luce!

Non facciamo luce se non abbiamo una giusta relazione con Gesù Cristo!

Vediamo ora:
B)Il significato di mondo.
“Mondo” (kosmou) è usato in senso figurato per indicare l’umanità, o le persone associate a un sistema mondiale estraniato da Dio e ribelle a Lui.

“Del mondo” (tou kosmou) indica che la luce è a beneficio del mondo, Gesù dà luce al mondo. 

William Hendriksen scriveva: “Gesù come la luce del mondo indica che in mezzo all'umanità carica di peccato, esposta al giudizio e bisognosa di salvezza, l'umanità in tutte le sue fasi (sia ebrea che gentile, giovane e vecchia, maschio e femmina, ricco e povero, libero e schiavo), si erge come fonte dell'illuminazione degli uomini riguardo alle questioni spirituali e alla salvezza eterna dei figli di Dio”. 

In questo versetto troviamo anche:
II IL PRESUPPOSTO DELLA VITA ETERNA. 
“Chi mi segue non camminerà nelle tenebre”.

La luce e l'oscurità servono come figure di vita e morte.

In Giovanni la luce dissipa l'oscurità (Giovanni 1: 5, 9; 3: 19–21; 12: 35–36, 46) ed è quindi un'immagine per la salvezza e la verità, e persino l'oggetto della fede (Giovanni 12:36,46). 

La luce fornisce illuminazione in modo che le persone possano camminare senza inciampare (Giovanni 11:9–10), o sia semplicemente la sfera in cui si vive (Giovanni 12:35). 

Allora questa frase ci parla sia di salvezza che di etica: la luce conferisce vita e illumina il percorso della giusta condotta.

Proprio come Israele seguì la colonna di fuoco nel deserto (Esodo 40:36-38), così Gesù chiama le persone a seguirlo (Matteo 4:19, 8:22, 9: 9, 10:38, 16:24, 19:21; Giovanni 1:43, 10:4, 27, 12:26, 21:19, 22).

Questo detto non significa che tutte le persone ricevono la luce. 

Solo coloro che seguono Gesù sono liberati dalle tenebre e godono della Sua luce.

Quindi, l'implicazione è che il mondo intero, di per sé, è nelle tenebre.

Quindi non tutti avranno questa luce della vita, ma solo chi segue Gesù! 

Noi troviamo qui una:
A)Chiamata radicale.
“Chi mi segue”.

“Seguire” era usata per indicare: 
(1) Un soldato che seguiva il suo capitano. 
Sulla lunga marcia, in battaglia, in campagne in terre straniere, il soldato seguiva dovunque il capitano andava. 

“Seguire” era usata per indicare: 
(2) Uno schiavo che accompagnava il suo padrone. 
Ovunque andava il padrone, lo schiavo lo seguiva, ed era sempre pronto a servirlo, a svolgere i compiti che il padrone gli ordinava da fare. 

“Seguire” era usata per indicare: 
(3) Chi accettava l'opinione di un saggio consigliere. 
Quando le persone erano in dubbio, andavano dall'esperto e se erano saggi accettavano l’opinione, il consiglio, il giudizio che ricevevano. 

“Seguire” era un verbo usato:
(4) Per l’obbedienza alle leggi di una città, o di uno stato. 
I membri utili di qualsiasi società, o cittadino di qualsiasi comunità, dovevano rispettare le sue leggi. 

“Seguire” era un verbo usato:
(5) Per seguire la linea argomentativa di un insegnante, o per seguire l'essenza del discorso di qualcuno. 

Quindi era un verbo che ci parla di seguire Gesù come poteva essere un soldato, uno schiavo, un discepolo, quindi il rispetto delle leggi di un cittadino.

Quando Gesù dice: “Chi mi segue” (akolouthōn - presente attivo participio) indica qualcuno che si affida completamente alla persona che sta seguendo, in questo caso una persona che segue Gesù, seguirlo come un Suo vero discepolo, come Suo servo! 

Per esempio in Giovanni 12:26 Gesù dice: “Se uno mi serve, mi segua; e là dove sono io, sarà anche il mio servitore; se uno mi serve, il Padre l'onorerà”. (Matteo 4:20,22; 9:9; 10:38; 16:24; 19:27; Marco 9:38; Giovanni 1:43; 10:4,27; 12:26). 

Questa è la chiamata radicale al discepolato (Matteo 9:9;Marco 1:17-18; 8:34). 

Una chiamata alla completa sottomissione a Gesù come Signore (cfr. Luca 6:46). 

Dio non accetta che seguiamo Gesù ricevendolo solo come Salvatore, ma anche come Signore, quindi secondo le Sue condizioni (cfr. Matteo 8:18-22; Luca 18:18-27).

“Essere discepoli” di Gesù significa dare corpo, anima e spirito in obbedienza a Gesù! 

Significa credere e obbedire a Gesù e al Suo insegnamento (Giovanni 10:4-5,27; 12:26; Matteo 28:20). 

I veri cristiani sono persone che hanno compreso bene l’insegnamento di Cristo, lo conservano nel proprio cuore e lo mettono in pratica! (Esdra 7:10; Giacomo 1:22-25).

Certo oggi, la moderna evangelizzazione è diversa da quella di Gesù Cristo!

Oggi l’evangelizzazione è impaziente e facile, nel senso che si vuole subito una conferma di salvezza con una preghierina e così pensiamo che una persona può essere salvata senza ravvedimento (Luca 24:47; Atti  3:19; 20:21; 26:19-20), senza che la persona accetti la Signoria di Gesù! 

Gesù non sarà il Salvatore di coloro che si rifiutano di sottomettersi a Lui come Signore, ed è normale e logico che sia così!

Charles Spurgeon diceva: “Non riesco a concepire come sia possibile che qualcuno riceva veramente Cristo come suo Salvatore senza riceverlo come Signore. Chi è davvero salvato per grazia non ha bisogno che gli si dica che è sotto il solenne obbligo di servire Cristo. Glielo dice la nuova vita dentro di lui. Invece di considerarlo un peso, egli si arrenderà gioiosamente - corpo, anima e spirito- al Signore che l’ha redento, riconoscendo questo suo servizio come una conseguenza logica”.

Queste parole di Gesù, in Giovanni 8:12, non significano che la salvezza sia guadagnata con le nostre opere, ma è chiaro che come predicavano gli apostoli, Gesù non è solo il Salvatore, ma è anche il Signore (per esempio Atti 2:36; 4:33; 7:59; 10:36; Romani 1:4; 10:9; 1 Corinzi 8:6; 12:3; Filippesi 3:20).

Anzi è messo più in evidenza che Gesù Cristo è il Signore nel Nuovo Testamento e non che è il Salvatore.

Michael L. Brown scrive:”Se prendessi  una concordanza biblica e ti mettessi a contare faresti una bella scoperta. Gesù viene chiamato Signore più di 400 volte soltanto nel libro degli Atti e nelle epistole; viene chiamato Salvatore 15 volte nell’intero Nuovo Testamento”.

Gesù non era interessato a rendere la salvezza artificialmente facile, ma genuina!! 
Gesù voleva e vuole la tua assoluta fedeltà, obbedienza e sottomissione (cfr. Luca 9:23-24)

Per molti questo è difficile, ma seguire Gesù Cristo è meglio che non seguirlo!

Chi cammina seguendo Gesù è nella luce, ha la luce, ed è molto più facile e meglio che camminare nell'oscurità perché i piedi inciampano (cfr. Geremia 13:16).

Sappiamo cosa vuol dire inciampare in una stanza buia, incerti su dove stiamo andando, sbattendo contro ostacoli e muovendosi alla cieca. 

Sappiamo, altresì cosa significa accendere le luci e vedere tutto chiaramente.

Noi troviamo ancora un:
B)Costanza risolutiva.
Non dobbiamo trascurare che “chi mi segue” (akolouthōn-presente attivo participio) implica seguire Gesù continuamente senza incertezze!!

Indica l'attaccamento spirituale permanente a Gesù.

Gesù non sta parlando di un’adesione occasionale e discontinua, ma quotidiana, continua, come indicato dal verbo presente attivo: “Segue”.  

Gesù sta parlando di un’azione risolutiva, determinata, decisa.

Significa che seguiamo sempre Gesù sia nel buono e sia nel cattivo tempo!

Sia quando tutto fila liscio e sia quando abbiamo problemi!

Sia nella gioia e sia nel dolore!

Sia nell’abbondanza e sia nella privazione!

Quindi c’è un:
C)Cammino reale.
“Non camminerà nelle tenebre”.

“Non” (mē) è in enfasi, e indica “in nessun modo”, o “certamente non”.

Senza ombra di dubbio, chi segue Gesù non camminerà nelle tenebre.

“Camminerà” (peripatēsei – futuro attivo indicativo) si riferisce al comportamento, allo stile di vita (per esempio Romani 8:4; 13:13; 1 Corinzi 7:17) 

Coloro che seguono Gesù non cammineranno più nelle tenebre (skotia), cioè nell’ignoranza morale e religiosa, quindi il vivere nel peccato (2 Corinzi 4:4; Efesini 4:18; 1 Giovanni 1:5) sottomessi al potere del maligno, al regno del male (Giovanni 12:31; Atti 26:18; 2 Corinzi 4:4; 1 Giovanni 5:19). 

Quando Gesù salva ci libera dalla schiavitù del peccato! (Apocalisse 1:5-6).

Grazie all’unione spirituale con Gesù Cristo, il corpo del peccato è annullato e non serviamo più il peccato (Romani 6:6; Cfr. Giovanni 8:31-34), ma siamo servi della giustizia, viviamo per la giustizia (Romani 6:17-18; 1 Pietro 2:24).

In Matteo 1:21 leggiamo: “Ella partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati”.

“Dai loro peccati” letteralmente è “dai peccati loro” (apo tōn hamartiōn autōn). 

“Dai” (apo – preposizione di separazione) “peccati” (hamartiōn – genitivo oggettivo)  denota separazione "lontano da", “separare da”. 

“Loro” (autōn - genitivo soggettivo) è enfatico, identifica i membri del “suo popolo” come quelli che hanno commesso i peccati. 

L'affermazione sembra personificare i “peccati”, raffigurandoli come nemici combattenti che hanno catturato persone e li tengono come ostaggi o schiavi finché Gesù non li libererà (salverà – sōsei – futuro attivo indicativo), ovviamente con il Suo sacrificio (cfr. Matteo 20:28; 26:28).

Quindi il vero cristiano non è più schiavo del peccato!

L’evangelista scozzese James Alexander Stewart diceva: “ Gesù non ci salva nei nostri peccati, ma dai nostri peccati. Noi siamo salvati da una vita di peccato a una vita di santità…La salvezza è più che un passaporto per il cielo; è la liberazione dal dominio del peccato già in questa vita”. 

Infine vediamo:
III LA PROMESSA DELLA VITA ETERNA.
“Ma avrà la luce della vita”.

Solo Gesù Cristo è la guida; solo Lui possiede la mappa della vita. 

Seguirlo è camminare in sicurezza attraverso la vita e poi entrare nella gloria in cielo.

C’è:
A)Un collegamento della luce alla vita.
“Luce” (phōs) e “vita” (zōēs) sono collegate, perché non c’è vita senza luce.

Nel Salmo 36:9 leggiamo: “Poiché in te è la fonte della vita e per la tua luce noi vediamo la luce”.

Dio è descritto come la fonte di tutta la vita.

La luce è un’immagine della vita (cfr. Salmo 18:28).

Alla luce di Dio, noi vediamo la luce, la vita.

Poiché Dio è la vita e la Sua fonte per noi, gli esseri umani ricevono la vita, una vita piena e soddisfacente.

La “luce” significa vita fiorente, e attribuire “luce” a Dio, significa riconoscere la pienezza della vita che Dio conferisce al creato, e quindi anche nel contesto di Giovanni alla vita in senso spirituale.

La “luce della vita” di Giovanni 8:12 si riferisce alla luce, cioè Gesù che “dà la vita”, o “causa la vita”.

Gesù è la luce di Dio che dà la vita, Egli è la fonte della luce (cfr. Salmo 27:1; Isaia 60:19).

In questo senso proprio come il fiore non può mai sbocciare quando non vede mai la luce del sole, così le nostre vite non potranno mai fiorire con la grazia e la bellezza che dovrebbero avere in questa vita e in quella futura, fino a quando non saranno irradiate con la luce della presenza di Gesù.

Oppure il senso è “la luce che è vita”.

Quindi Dio ha liberato i credenti dal potere delle tenebre e li ha trasportati nel regno del Suo amato Figlio (Colossesi 1:13), sono passati dalla morte alla luce della vita! 

Vediamo ora:
B)La consistenza della luce della vita.
Alcuni pensano che “vita” si riferisca a Gesù e quindi indica che gli uomini ricevono la luce della vita attraverso il seguire Gesù.

Altri studiosi pensano che “vita” si riferisca alla vita soprannaturale che appartiene a Dio e Cristo, la vita che i credenti riceveranno in futuro, ma anche che godono qui su questa terra. 

Altri ancora pensano che si riferisca alla vita eterna. 

Comunque sia, chi crede in Gesù, quindi chi lo segue non rimane nelle tenebre (Giovanni 3:19-21; 12:46; 1 Giovanni 1:6-7), ma avrà la salvezza, la vita eterna! (cfr. Matteo 1:21; Atti 4:12; Giovanni 3:16; 10:10), andare in paradiso!

John Dyer dice: “Una persona può andare in cielo senza salute, senza ricchezze, senza onori, senza conoscenze, senza amici; ma non può mai andarci senza Cristo”.

Non c’è salvezza senza Gesù Cristo!
Non c’è paradiso senza Gesù Cristo!

CONCLUSIONE.
La metafora della luce è centrale in questo Vangelo!

La luce è importante.

Attraverso la luce del sole c’è vita materiale, così attraverso Gesù Cristo  c’è vita morale e spirituale per chi lo segue.

Come l’oscurità del peccato porta la morte, così la luce di Gesù Cristo porta la vita!

Viviamo in un mondo tenebroso moralmente e spiritualmente parlando.
Le persone sono deluse, scoraggiate, smarrite.

A causa della loro cecità spirituale (Efesini 4:18), inciampano sempre più profondamente nell'oscurità del peccato senza via d’uscita, completamente intrappolati nelle insidie dell'immoralità, dell'idolatria e di tutte le infruttuose opere delle tenebre (Giovanni 3:19-20; Efesini 5:11).
Ma c’è la luce: Gesù! 

Chi lo segue non starà più nelle tenebre, ma avrà la luce della vita!

Ora la presenza della luce, Gesù Cristo richiede una decisione, poiché la luce di Gesù porta una doppia possibilità.

Si può rimanere nell'oscurità, o camminare nella luce della vita seguendo Gesù e poi scaturirà in vita eterna (cfr. Giovanni 1:11-12; 3:19).

Sei tu salvato? Un modo per saperlo è se stai camminando nelle tenebre, nel peccato.

Si potrebbe pensare che i peccatori, irrimediabilmente persi nell'oscurità, amerebbero avere la luce, che seguirebbero la luce. 
Eppure, molte persone amano la stessa oscurità che li ha intrappolati!! (Giovanni 3:19-20). 

Ma coloro che attraverso il pentimento e la fede in Gesù Cristo, per grazia di Dio, passano dalle tenebre alla luce, dal dominio di Satana a Dio, ricevono il perdono dei peccati e un'eredità tra coloro che sono stati santificati (Atti 26:18; cfr. Colossesi 1:13; 1 Tessalonicesi  5:5; 1 Pietro 2:9). 

Tu a quale regno appartieni!


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