Aggeo 1:1-3: La chiamata alle guide per un risveglio.

Aggeo 1:1-3: La chiamata alle guide per un risveglio.
Molto spesso, questo capitolo è citato solo in quei momenti della vita ecclesiale, quando devono essere fatti dei lavori nel locale di culto.

Ma questo capitolo non deve essere pensato solo per motivare la costruzione, o la ristrutturare di un locale di culto.

Ai tempi di Aggeo, la casa del Signore era in rovina, il problema di questa trascuratezza era: avevano messo i propri interessi prima di quelli di Dio!

Ricostruire la casa di Dio va pensata, anche come metafora più ampia di mettere Dio e la Sua opera al primo posto, e di servirlo nelle varie forme, non solo per il locale di culto!

Vediamo brevemente il contesto.
Grazie all’editto di Ciro di Persia (cfr. Esdra 1:1-4) nel 538 a.C., il popolo giudeo - circa 50.000 persone - potè fare ritorno nella propria terra, sotto l’autorità del governatore Zorobabel e del sommo sacerdote Giosuè (Esdra 3:2).

Nel 536 a.C. il popolo iniziò con grande entusiasmo a costruire il tempio (cfr. Esdra 3:1-4:5), ma a causa dell’opposizione dei popoli confinanti e per l’indifferenza degli stessi giudei, il lavoro fu abbandonato per sedici anni (Esdra 4:1-24).


Dopo sedici anni, il Signore inviò Aggeo e Zaccaria, per incoraggiare il popolo a ricostruire il tempio in rovina e fu completato quattro anni dopo, nel 516 a.C. (Esdra 6:15) e furono ristabiliti anche le priorità spirituali (Esdra 5:1-6:22).

Quindi, nel capitolo 1 di Aggeo vediamo l’occasione per cui il Signore manda un messaggio tramite il profeta alla popolazione: aveva interrotto la costruzione del tempio e questo si trovava in rovina (vv.2-4).

Per questo motivo il popolo si trova in una situazione economica brutta (vv.5-11).

Di seguito la predicazione di Aggeo, e risvegliati dal Signore, i capi Zorobabel e Giosuè, e il tutto il resto del popolo, iniziarono i lavori del tempio (vv.12-15).

Noi in questi versetti vediamo un messaggio che Dio rivolge ai capi di Giuda per mezzo del profeta Aggeo.

Prima di tutto vediamo: 
I LA STAGIONE DEL MESSAGGIO (v.1).
Nel v. 1 è scritto: “Il secondo anno del re Dario, il primo giorno del sesto mese”.
Ognuno dei discorsi profetici di Aggeo inizia con una data nel secondo anno di Dario. 

Dobbiamo porci tre domande.
La prima domanda è:
A)Perché viene menzionato Dario?
I precedenti profeti sono datati con riferimento ai re di Giuda e di Israele (per esempio Isaia 1:1; Osea 1:1).

Tuttavia, nella distruzione di Gerusalemme da parte dei Babilonesi e l’esilio della popolazione, il re davidico fu rimosso dal trono (Salmo 89:39), la monarchia cessò. 

Così al tempo degli eventi descritti in Aggeo e Zaccaria, il popolo di Israele era rimasto senza un re.

Era quindi necessario che questi profeti post-esilici riferissero gli eventi che descrivevano l'unico re che Israele conosceva, da cui era dominato in quel momento della storia: un re persiano.

Il riferimento al re persiano Dario, era significativo per la comunità di Aggeo, non solo come mezzo d’identificazione, ma ricorda al lettore che questo era un tempo in cui il popolo rimaneva sotto l'ombra dell'esilio, senza un re della stirpe di Davide, sottomessi a un re straniero e pagano.

Ma il profeta voleva anche rassicurare che Dio agirà favorevolmente verso di loro come ricorda Esdra 9:9: “Noi infatti siamo schiavi; ma il nostro Dio non ci ha abbandonati nella nostra schiavitù. Anzi ci ha fatto trovare benevolenza verso i re di Persia, i quali ci hanno dato tanto sollievo da poter rialzare la casa del nostro Dio e restaurare le sue rovine, e ci hanno concesso un luogo di riposo in Giuda e a Gerusalemme”.

Questo Dario non deve essere confuso con la figura successiva Dario II (423-404 a.C.) che in Neemia 12:22, viene indicato come "Dario il Persiano". 

Né deve essere confuso con Dario il Medo del Libro di Daniele (Daniele 5:31), una figura associata a Ciro il Persiano nel rovesciamento dell'impero neo-babilonese nel 539 a.C.

Il Dario di cui parla Aggeo 1:1 è Dario I Istaspe, che regnò sulla Persia dal 522 al 486 a.C. 

Dario salì al trono di Persia dopo la morte di Cambise ed era diventato da poco re, quando Aggeo iniziò il ministero profetico descritto in questo libro. 
A quel tempo Dario era al potere solo da un paio di anni, giusto il tempo necessario per iniziare a stabilirsi in quello che sarebbe stato per lui un lungo governo sul possente e remoto impero persiano.

Nessun impero nel vicino Oriente antico ha superato le dimensioni di questa superpotenza. 

La Persia controllava un'area che andava dall'Africa settentrionale alla Russia meridionale e dall'Asia Minore fino all'India. 

Nel periodo immediatamente precedente a Dario, l'impero persiano fu governato prima da Ciro il Grande (559-530 a.C.) e poi da suo figlio Cambise (530-522 a.C.). 

Intorno al 538 a.C., Ciro decretò che gli esiliati giudaici di Babilonia potessero ritornare a Gerusalemme e ricostruire il tempio (cfr. Esdra 1:1-4). 

Un primo tentativo di ricostruire il tempio si fermò (cfr Esdra 4:24). 

La data di questo versetto è una ventina di anni dopo, nel 520 a.C. due anni dopo l’insediamento di Dario come re.

“Il primo giorno del sesto mese” è considerato il 29 agosto, due mesi prima che Zaccaria iniziasse il suo ministero profetico (cfr. Zaccaria 1:1). 

La seconda domanda è:
B) Che cosa indicano le date così precise?
In generale, l'uso di date precise all'inizio dei libri profetici è normale (per esempio Ezechiele 1:1-2; 8:1; Daniele 7:1; 8:1; 9:1-2; Zaccaria 1:1,7; 7:1). 
Ma il ripetersi di date precise in un libro così breve come Aggeo (Aggeo 1:1; 2:1; 2:10; 2:20) è unico e colpisce la nostra attenzione.

Tutte le profezie di Aggeo furono rivelate nel secondo anno di Dario.

Le date così precise hanno molta importanza e sottolineano diversi scopi.

(1) Innanzitutto, sottolinea la storicità degli eventi descritti, situandoli in un contesto storico verificabile. 
Nelle narrazioni storiche dell'Antico Testamento, la datazione degli eventi serve sia a chiarire la loro sequenza, sia a enfatizzare la loro realtà nel tempo e del luogo.

Oltre a stabilire la realtà storica dell'occasione in cui è stata pronunciata la profezia.
(2) In secondo luogo, la data, serve a sottolineare l'autenticità del messaggio profetico. 
Le date conferiscono credibilità alle parti predittive del messaggio del profeta, poiché la sua accuratezza sulle passate allusioni può essere verificata e stabilita.


(3) In terzo luogo, la data precisa citata in Aggeo rivela che il suo ministero fu efficace in poco tempo.
Gli eventi di questo libro sono limitati a un periodo di circa quattro mesi. 

Il ministero di Aggeo, a differenza di altri profeti ebbe successo in poco tempo!

Queste date, parlano  dell'efficacia del ministero del profeta.

In questo breve periodo Aggeo, per la potenza di Dio, motivò la comunità dall’apatia all'azione vigorosa. 

Per esempio  dalla rivelazione all’inizio dei lavori passarono 23 giorni! (Aggeo 1:1,15).

(4) Le date precise affermano oltre ogni dubbio che la ricostruzione del tempio non era un’iniziativa umana, ma era un opera che ha avuto origine dalla volontà di Dio. 

Dio ha risvegliato la popolazione per mezzo di un uomo: Aggeo.

Il risveglio spirituale nasce da Dio (cfr. Aggeo 1:14).

La ricostruzione del tempio fu comandata da Dio (vv.1-11), guidata da Lui (v.14) e portata avanti con il Suo aiuto (2:1-9). 
Il tempio ricostruito, quindi, deve essere considerato come la volontà di Dio per il Suo popolo.

(5)La data precisa riguardo la rivelazione di Dio, ci fa capire che i settant’anni di desolazione per Giuda che Geremia aveva profetizzato (Geremia 25:11-12; 29:10; Daniele 9:1-2), e che in Zaccaria  è più esplicito (Zaccaria 1:12), stava per concludersi.

Le date riguardano che ciò che Dio profetizza, o promette si realizza, in questo caso il ritorno in Giudea e quindi la ricostruzione del tempio. 

Se la distruzione del tempio è datata nel 586 a.C., il 520 a.C. è circa sessantasei anni dopo, verso la fine dei settant’anni.

I rimpatriati più attenti stavano probabilmente facendo il conto alla rovescia dei giorni, in attesa del restauro di Gerusalemme.

La terza domanda è:
C)Perché Dio si è rivelato proprio in questa data?
Il primo giorno del mese era un giorno significativo, era contrassegnato da offerte speciali, in modo che ogni mese cominciasse consacrandosi al Signore.

Si dovevano suonare le trombe perché era un momento di adorazione, di festa e di gioia (Numeri 10:10; 28:11-15).

Era il giorno della luna nuova, nel calendario lunare, un giorno di festa (Salmo 81:1-3; Isaia 1:13-14; 66:23; Osea 2:11; Amos 8:5). 

Tutti i lavoratori erano a riposo, tutte le attività commerciali erano sospese, un giorno di vacanza per tutti, un giorno di festa.

Pertanto, era un momento ideale per le persone per ascoltare ciò che Dio aveva loro da dire. 

Era un tempo in cui, tradizionalmente, le persone si riunivano per ascoltare ciò che i profeti del Signore avevano da dire.

In questo primo giorno del mese, allora, predicare questo messaggio, significava richiamare l’attenzione sull’apatia spirituale che affrontava il Suo popolo, era un momento appropriato.

Quindi, il tempo di Dio era arrivato, questo era il momento giusto per risvegliare il popolo che avrebbe avuto l’opportunità di ascoltare la parola di Dio ed erano preparati per la solennità di quell’ora.

Vediamo ora:
II LA SORGENTE DEL MESSAGGIO (v.1,3).
Nel v.1 leggiamo ancora: “La parola del SIGNORE fu rivolta”.

Nel v.3: “Per questo la parola del SIGNORE fu rivolta loro…”.

Il messaggio di Aggeo, proveniva dal Signore.

Prima di tutto vediamo:
A)La parola del Signore.
“La parola del Signore fu rivolta per mezzo del profeta Aggeo”, sottolinea l'origine divina del suo messaggio, rivendica così l’entità del messaggio.

Sebbene trasmesso da un portavoce umano, il messaggio non ha avuto origine con quel messaggero! 

“La parola del SIGNORE fu rivolta”  indica che questa rivelazione aveva un carattere oggettivo e reale.

Questa parola non ha avuto origine nella mente del profeta, ma è avvenuta, si è manifestata e così è stata ricevuta e comunicata dal profeta. 

È un messaggio la cui importanza deriva dalla sua natura sovraumana e divina, è “la parola del Signore" (dĕbar Yahweh). 

Consideriamo il:
(1) Significato di “parola”.
In riferimento al Signore, “parola” significa essenzialmente ciò che il Signore ha detto.
La parola del Signore è la rivelazione di Dio, è un messaggio che proviene da Dio data ai profeti, ha avuto origine nel Signore (2 Samuele 7:4; Geremia 25:3; Osea 1:1). 

Vediamo il:
(2) Significato di “Signore”
“Signore” (Yahweh) è il nome con cui si è presentato a Mosè in Esodo 3:14-15, significa “Colui che è”!

L’accento principale di questo nome è posto sul messaggio di liberazione, di salvezza. 

“Signore” è considerato il nome del Patto, perché è il nome con cui Dio si è rivelato agli Israeliti per mezzo di Mosè quando entrò in alleanza con loro (Esodo 3:14-15; 6:2- 3; 15:1-13; 33:19; 34:6-7).

“Signore” implica essere una realtà dinamica, attiva, presente ed efficace, che subentra in scena, infatti, si è presentato a Mosè per intervenire nella vita del Suo popolo per liberarli dalla schiavitù in Egitto.

Così questo nome sottolinea e vuole ricordare nel contesto di Aggeo, l’Iddio del patto con cui il popolo è legato, con benedizioni e maledizioni in relazione al loro comportamento fedele, o infedele (Levitico 26; Deuteronomio 28).

I profeti predicavano secondo il patto, così fa anche Aggeo!
Indirizzavano il popolo a considerare il loro comportamento secondo la  natura del patto con il Signore!

Il fatto che la parola del Signore sia venuta in quel periodo attraverso Aggeo, ha un'importanza fondamentale.

Per la prima volta dopo l'esilio, dopo il giudizio, il popolo poteva ancora ascoltare la parola di Dio da un profeta! 

In secondo luogo vediamo:
B)La potenza della parola del Signore.
La parola del Signore non ha ostacoli!

“Rivolgere” (hāyāh) significa accadere, essere, diventare.

Questa verbo “rivolgere”, insieme alla “parola del Signore” costituisce un termine tecnico per la rivelazione profetica.

Indica che qualcosa è accaduto, o si è verificato, come eventi che si sono rivelati in un certo modo (cfr. Genesi 1: 7,9; Esodo 32:1,23;1 Samuele 4:16; 2 Re 7:20).

Questa parola ci ricorda la potenza di Dio, ciò che progetta, o dice fa, nessuno lo può ostacolare.

Questa parola per esempio, è usata nel racconto della creazione (Genesi 1:1-2:4), per enfatizzare la connessione tra le dichiarazioni del Signore (Yahweh) e l'adempimento delle Sue intenzioni. 

Così nel Salmo 33:9 vediamo che riguardo al Signore (Yahweh),  il comandare e il realizzare perfettamente corrispondono (cfr Isaia 14:24).

Ciò che il Signore dichiara attraverso il profeta Aggeo è la potente Parola! 

La Sua parola non torna a Lui a vuoto senza aver compiuto ciò che vuole e condotto a buon fine ciò per cui l’ha mandata, dice Isaia 55:10-11.
Questo è quello che è avvenuto con il ministero di Aggeo! A risvegliato le coscienze!

Consideriamo ora:
III LO STRUMENTO DEL MESSAGGIO (vv.1,3).
Il v.1 dice: “Per mezzo del profeta Aggeo”.

Nel v.3: “Per questo la parola del SIGNORE fu rivolta loro per mezzo del profeta Aggeo”.

Aggeo fu il primo profeta dopo l'esilio, uno strumento autorevole di Dio come Suo messaggero (Aggeo 1:13).

Il compito principale di Aggeo è stato quello di esortare e ispirare le guide e il popolo a ricostruire il tempio. 

Le persone hanno risposto favorevolmente al suo messaggio.

Aggeo fu usato da Dio per un compito speciale!

Peter Williams scrive: “Non solo Dio ha uomini speciali per compiti speciali, ma ha sempre l'uomo giusto, nel posto giusto, al momento giusto. Bene, questo era certamente vero per Aggeo”.

Non disperiamo mai, Dio può sempre suscitare quando Lui vuole, uomini giusti, nei momenti giusti e nei posti giusti!

Vediamo allora che:
A) Il Signore usa gli uomini come Suoi strumenti per comunicare il Suo messaggio.
Dio usa le persone per comunicare con altre persone, in questo caso ha scelto Aggeo.

Non è Aggeo che ha scelto Dio, ma Dio che ha scelto Aggeo per ammonire  ed esortare il popolo indifferente a Lui!

In Geremia 1:4-5 leggiamo: “La parola del SIGNORE mi fu rivolta in questi termini:  ‘Prima che io ti avessi formato nel grembo di tua madre, io ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, io ti ho consacrato e ti ho costituito profeta delle nazioni’”.

E riguardo gli apostoli Gesù dice loro in Giovanni 15:16: ”Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché portiate molto frutto, e il vostro frutto rimanga…”

“Per mezzo” (bĕyāḏ) è “con…”, o “dalla…”, o “per la mano…”.
In questo caso di Aggeo (altre volte Aggeo 1:1,3; 2:1, 10).

È un’espressione usata altre volte per i profeti (per esempio Isaia 20:2; Geremia 37: 2; 50:1; Zaccaria 7:7, 12; Malachia 1:1).

“Per mezzo” indica che Aggeo fu lo strumento che il Signore ha usato, si riferisce al Suo messaggero che è il portatore della Sua parola e la trasmette senza variazione!

E non può essere altrimenti, perché come è scritto in Geremia 1:12, il Signore vigila sulla Sua parola per mandarla ad effetto.

Consideriamo ora:
B) Il Signore usa gli uomini dandogli autorità.
“Profeta” (nāḇiyʾ) designa Aggeo come un emissario, uno che parla con l'autorità del committente, in questo caso del Signore.
È colui che parla, o proclama il messaggio di Dio.

I profeti sono messaggeri di Dio, mediatori della rivelazione speciale, quindi hanno l’autorità da parte di Dio e chi ascolta deve porre attenzione seriamente.

Dio aveva qualcosa della massima importanza da dire, e lo ha fatto attraverso Aggeo, pertanto serve a ricordare che è un profeta nella lunga linea stabilita dai profeti classici.

C) Il Signore usa a volte persone semplici.
Questo lo vediamo molte volte nella Bibbia: Davide, Amos, Maria e così via.

A differenza della maggior parte degli altri profeti, il nome del padre di Aggeo non appare, come non appare la sua tribù e la sua città, e nemmeno la sua età.

Aggeo sembra una persona qualunque, non ci viene detto che aveva qualcosa di particolare!

È incredibile come Aggeo sia stato usato da Dio, e abbia avuto successo nel suo ministero!

Alcuni direbbero che non è dello stesso livello della grandezza di Isaia, Geremia, o Ezechiele, tuttavia, ha raggiunto dei risultati che questi profeti non hanno raggiunto.

Marcus Dods dice: "Nessun profeta è mai apparso in un momento più critico della storia di un popolo, e si può aggiungere che nessun profeta ha avuto più successo".

Probabilmente:
(1) Aggeo era un uomo anziano.
Alcuni studiosi suggeriscono che era anziano quando cominciò a predicare.

Aggeo 2:3 indica che il profeta potrebbe aver visto il tempio originale, che gli avrebbe permesso di comprendere il significato della chiamata di Dio a ricostruire il tempio, il suo valore e la centralità nella vita spirituale del popolo di Dio.

La sua consapevolezza di tale importanza e centralità avrebbe sicuramente dato peso al messaggio di Dio, poiché avrebbe supplicato il popolo israelita ad abbandonare la sua apatia e riprendere, ancora una volta, il lavoro di ricostruzione del tempio.

(2)Aggeo ha un significato affascinante.
Il nome “Aggeo” (ḥaggay) significa qualcosa come “festivo”" o "festa", a parte in questo libro, appare solo in Esdra 5:1 e 6:14.

Il significato del nome è ancora più interessante se pensiamo che la parola del Signore  fu rivelata per mezzo del profeta a Zorobabel e a Giosuè in un giorno di festa!

Quindi, fin dall'inizio di questo libro, il profeta sottolinea la nozione che attraverso il suo messaggio è in definitiva il Signore che parla. 

Il profeta è semplicemente un canale attraverso il quale il messaggio passa!!

L'implicazione è: se si rifiuta il messaggio di Aggeo, si rifiuta  il Signore stesso. 

Il messaggio di Aggeo è la parola di Dio, ha la sua origine in Dio, e pertanto è un messaggio da ascoltare che implica sottomissione e obbedienza se si vuole  evitare il giudizio del Signore.

Come dobbiamo predicare la parola di Dio fedelmente come fece Aggeo e faranno anche gli apostoli (cfr. 1 Corinzi 4:1-22; Galati 1:10; 1 Tessalonicesi 2:4), così non possiamo fare finta di niente riguardo la parola di Dio: gli insegnamenti, i principi, le promesse, gli avvertimenti, i comandamenti, li dobbiamo considerare seriamente!!

Dio vuole che noi prendiamo seriamente la Sua parola, vuole che la meditiamo, che la studiamo, che la conosciamo e la mettiamo in pratica (Deuteronomio 30:14; Giosuè 1:8; Esdra 7:10; Salmo 119:4; Giacomo 1:19-25).

Tommaso da Kempis ci fa riflettere con queste parole: “Nel Giorno del Giudizio non ti verrà chiesto: ‘Che cosa hai letto?’ ma 'che cosa hai fatto?'”

Dobbiamo sottometterci senza nessuna riserva, senza né “ma” e né “se” a ogni parola della Scrittura, senza eccezioni!!

“Dobbiamo vivere sotto il dominio della Parola di Dio” (J. A. Motyer).

Infine vediamo:
IV I SERVI A CUI È RIVOLTO IL MESSAGGIO (v.1).
La parola del Signore si rivolge ai due capi della comunità di Giuda: Zorobabele e Giosuè.

Nel v. 1 è scritto: “A Zorobabel, figlio di Sealtiel, governatore di Giuda, e a Giosuè, figlio di Iosadac, sommo sacerdote”.

La parola di Dio è rivolta esplicitamente a questi due leader della comunità di Giuda, tuttavia è evidente che si rivolge anche all’intera comunità, i destinatari è tutta la popolazione come vediamo dalla riprensione dei vv.2-11, e dal fatto che risponderà in obbedienza nei vv. 12 e 14. 

Non è chiaro se Aggeo, se la parola del Signore fu rivolta loro separatamente, o insieme, e dove si trovassero, se nel palazzo del governatore o nel piazzale del tempio, non è scritto, viene detta solo la data, ma è molto probabile che fu rivolta a entrambi insieme.

Questa non era una chiamata sociale, ma una visita solenne e ufficiale, infatti questi due leader erano i rappresentanti ufficiali del popolo di Dio, degli esuli di ritorno all'inizio del regno di Dario (Esdra 2:2; 3:2, 8; 5:2,10; Neemia 12:1), e, pertanto, la parola non riguardava solo loro, ma tutta la popolazione.
Zorobabel rappresentava il potere politico come governatore nominato dal re Persiano su Giuda, e il secondo, Giosuè, rappresentava l'autorità religiosa come sommo sacerdote. 

Cinque volte questi due nomi appaiono insieme in Aggeo (1:1,12,14; 2:2,4), sempre nello stesso ordine. 

Ciò potrebbe suggerisce una forma di governo (diarchia) in cui il potere è esercitato da due persone, oppure organismi di pari autorità in cui i dirigenti civili e religiosi erano fusi nell'organo governativo. 

Quindi, dal momento che nulla di significativo poteva aver luogo per ricostruire il tempio a parte l'approvazione e l'incoraggiamento della leadership politica e religiosa del popolo, Zorobabel e Giosuè, sono l'obiettivo principale del primo messaggio di Aggeo. 

Il messaggio di Aggeo è quindi diretto principalmente, sebbene non esclusivamente, a questi leader civili e religiosi, in questo modo con il loro coinvolgimento assicurato,   il coinvolgimento della popolazione sarà molto più facile. 

Aggeo parla che il messaggio fu rivolto a:
A) Zorobabel.
Nel v.1 leggiamo: “A Zorobabel, figlio di Sealtiel, governatore di Giuda” 

Zorobabel è stato scelto dal Signore per essere Suo servo, e lo avrebbe tenuto come un sigillo (Aggeo 2:23), era qualificato in tutti i modi a succedere come re davidico.

Il nome “Zorobabel" (zerubbāḇel) è babilonese e significa "seme di Babilonia", o “discendente di Babilonia”, suggerisce che egli è nato in cattività, che ha vissuto l'esilio in Mesopotamia.

In Esdra e Neemia, Zorobabel è elencato tra i rimpatriati di Babilonia che hanno ricostruito l'altare e hanno messo le fondamenta del tempio (Esdra 2:2, 3:2,8; Neemia 12:1). 

In Zaccaria 4, gli viene detto che costruirà il tempio con il potere dello Spirito di Dio (vv.6-10).

Come “figlio di Sealtiel”, è della stirpe del re Davide, un erede al trono davidico, nipote di Ioachin (Ieconia in Matteo 1:12; cfr. 1 Cronache 3:17-19), che era stato fatto prigioniero a Babilonia nel 597 a.C. (2 Re 24:15), ed era, quindi, una qualifica importante per ricostruire il tempio (2 Samuele 7:12-13; cfr. 1 Cronache 3:17). 

Aggeo si riferisce a lui come il governatore (paḥat) di Giuda (cfr. 1:14; 2:2,21). 

Come governatore di Giuda, Zorobabele era a capo di un piccolissimo distretto dell'enorme impero persiano. 

Mentre è difficile sapere esattamente che cosa questo ruolo comportasse, poteva variare da un posto all'altro in tutto l'impero, sembra che Zorobabel, nominato dalle autorità persiane, avesse il controllo amministrativo degli esiliati rimpatriati. 

Il messaggio di Aggeo fu rivolto a:
B)Giosuè.
Nel v.1 è scritto: “E a Giosuè, figlio di Iosadac, sommo sacerdote”.
“Giosuè” (yehôshuaʿ) significa il “Signore è la salvezza”, o “il Signore salva”.

Aggeo parla di Giosuè come sommo sacerdote (Aggeo 1: 1, 12, 14; 2: 2, 4).

Insieme a Zorobabel e con altri sacerdoti, si misero a costruire l’altare di Dio per offrire sacrifici e il secondo anno, insieme ad altri che ritornarono dall’esilio, posero le fondamenta del tempio (Esdra 3:2,8).

In Esdra 5:2, troviamo scritto che furono assistiti dal ministero dei profeti Aggeo e Zaccaria per la ricostruzione del tempio.

Giosuè si trova nella linea sacerdotale di Levi (1 Cronache 6:1-5,14-15), era sommo sacerdote, la carica più alta nella gerarchia religiosa, un diretto discendente di Aronne il Levita. 

“Sommo sacerdote" (hakkōhēn haggādôl)  è letteralmente “sacerdote grande” (cfr. Aggeo 1:12, 14; 2:2,4; Zaccaria 3:1,8; 6:11; 2 Cronache 34:9; Neemia 3:1, 20; 13:28). 

Il compito primario di un sacerdote nella cultura ebraica era di essere un intermediario tra il Signore e il suo popolo (cfr. Ebrei 7:22-28-8:1-6).

Il Pentateuco mostra che il sommo sacerdote, era al di sopra degli altri sacerdoti (Levitico 21:10), era responsabile di assicurare la purezza della comunità attraverso il sistema sacrificale, eliminando così la minaccia del giudizio del Signore (Yahweh) per la fratellanza (per esempio Esodo 28:38; Levitico 16: 1-17; 23:26-32). 

Così come sommo sacerdote, Giosuè era responsabile del tempio, quindi è normale che il messaggio doveva essere indirizzato anche a lui per la ricostruzione della casa di Dio!

Così la discendenza reale davidica e quella dei sacerdoti di Aronne, nell’epoca post-esilica, sono i destinatari principali  della parola profetica di Aggeo e Zaccaria. 

Zorobabel e Giosuè erano coloro che principalmente, avevano la responsabilità di ricostruire il tempio.

CONCLUSIONE.
Se leggiamo questi versetti alla luce di un risveglio spirituale, in definitiva dal contesto vediamo che si tratta di questo (cfr. Aggeo 1:14), noi vediamo alcune caratteristiche.

Prima di tutto:
(1) Il risveglio comincia da Dio.
“Un risveglio proviene da Dio, o non è affatto un risveglio” (Wilbur M. Smith).

Dio ha chiamato un uomo, Aggeo, a predicare a una popolazione apatica e in letargo che trascurava l’opera Sua.

Dobbiamo pregare allora che Dio operi per un risveglio nel luogo dove viviamo, o in altre parti dove sia necessario, in quanto il popolo mette prima se stesso e non Dio, e trascura l’opera di Dio!

(2) Il risveglio avviene per la predicazione fedele del messaggio di Dio.
Aggeo, con zelo ha predicato fedelmente la parola di Dio.
Per un risveglio, allora dobbiamo ritornare alla verità della parola di Dio.
Dobbiamo studiarla, crederla, praticarla e predicarla con fedeltà e franchezza! (cfr. Atti 2:29; 4:13,29,31).

(3) Il risveglio inizia dai responsabili!
Noi vediamo altri esempi di risveglio nell’Antico Testamento che iniziarono dai responsabili: per esempio con il re Ezechia (2 Cronache 29-31); Giosia (2 Re 22-23; 2 Cronache 34-35).

Il risveglio non ci sarà  in una chiesa finché i suoi responsabili non saranno risvegliati!!

Aggeo prima è andato dai responsabili del popolo!

Quelli che occupano posizioni di influenza e responsabilità nella chiesa dovrebbero essere i primi ad avere zelo per Dio e coerenza con la volontà di Dio!
Se vogliamo vedere un risveglio nella chiesa, deve iniziare dai responsabili. 

Se vogliamo vedere il popolo di Dio riempito con il fuoco dello Spirito Santo, il fuoco deve iniziare prima dai responsabili!

Se i responsabili, sono ipocriti non saranno credibili e saranno un cattivo esempio, e se si muovono con riluttanza, gli altri non si muoveranno affatto!!

Ma il loro zelo coinvolgerà gli altri come un grande falò, per la grazia e la potenza di Dio, si accenderanno altre “torce”.

Così dobbiamo pregare che Dio operi nei responsabili un risveglio che poi si allargherà al resto della chiesa e della popolazione.

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