1 Corinzi 10:33: Compiacere a tutti!

1 Corinzi 10:33: Compiacere a tutti!
“Così come anch'io compiaccio a tutti in ogni cosa, cercando non l'utile mio ma quello dei molti, perché siano salvati”. 

Paolo c’insegna a compiacere a tutti. Nel compiacere a tutti troviamo:
(1) Il servizio.
“Così come” introduce un paragone spiegando il modo e il motivo per cui non essere motivo di scandalo. “Compiaccio” indica accogliere, dare piacere, soddisfazione, felicità, indurre qualcuno a sentirsi bene, quindi essere premurosi, rispettosi verso tutti. Ha l’idea di servizio nell’interesse degli altri, il cercare il benessere degli altri. Il verbo, tra i greci era usato spesso in contesti di schiavitù: l'obiettivo dello schiavo era di compiacere il padrone. Ora Paolo non ci vuole dire di cercare di guadagnarsi il favore degli uomini a discredito della verità del Vangelo e quindi della gloria di Dio. Paolo non cambiava il messaggio del Vangelo, secondo le persone che aveva davanti per renderle felici, o per cercare la loro approvazione!! Non cercava l’approvazione degli uomini, di piacere a loro, ma a Dio (Galati 1:10). Era caparbiamente  attaccato alla verità del Vangelo e non se ne vergognava (Romani 1:16), a tal punto di essere disposto a soffrire per questo (2 Corinzi 11:23-28). Non scese mai a compromessi!! Paolo non predicava un messaggio che gli altri volevano sentire secondo la sapienza del mondo a discapito della verità! Il senso di “compiacere” è di essere servo per guadagnare a Cristo molte persone (1 Corinzi 9:19). 
Nel compiacere a tutti troviamo:
(2) Il sacrificio per uno scopo.
“Cercando non l'utile mio ma quello dei molti, perché siano salvati”. La nostra libertà cristiana è data a noi non per il nostro bene, ma per il bene degli altri. La preoccupazione di Paolo non è che lui stesso sia gradito alle persone, ma che il suo comportamento sia tale che egli non possa ostacolare la loro salvezza. “Così come anch'io compiaccio a tutti in ogni cosa, cercando non l'utile mio ma quello dei molti, perché siano salvati” significa farsi servo di tutti senza discriminazione, in ogni cosa in un modo da conquistare le persone a Dio (1 Corinzi 9:3-4, 19-25). Ciò che Paolo voleva sacrificare non era la verità del Vangelo, ma se stesso per salvare le anime. Non si trattava di modificare il Vangelo per adattarlo al mondo, ma di comportarsi in modo tale da non essere un ostacolo all’ascolto e alla comprensione del Vangelo per le persone (1 Corinzi 9:19-23). Paolo non cercava il proprio tornaconto personale, ma il bene dei molti (Isaia 53:11; Marco 10:45; Romani 5:15-19); cercava il loro beneficio, cioè  la loro salvezza. Il verbo “siano salvati” è in forma passiva, e ha Dio come agente. È la salvezza dal peccato e dalla perdizione eterna, dall’inferno (Matteo 1:21; 18:11; Luca 19:10; Atti 2:40; Romani 5:9; Giovanni 3:16-17; Giacomo 5:20).  I servi di Dio, non sono gli autori della salvezza di una persona, ma strumenti nelle mani di Dio che proclamano il Vangelo, che spiegano la via della salvezza, e Dio si aspetta che questi siano fedeli alla Sua Parola (1 Corinzi 4:1-2). Attraverso il sacrificio espiatorio di Gesù Cristo e l'azione dello Spirito Santo, Dio concede la salvezza al Suo popolo. Il cristiano deve solo predicare il Vangelo così com’è ed essere disposto a sacrificare se stesso per questa missione!

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