Le risposte alle preghiere (2). Le risposte ritardate. La resurrezione di Lazzaro (Giovanni 11:1-44).

Le risposte alle preghiere (2). Le risposte ritardate.
 La resurrezione di Lazzaro (Giovanni 11:1-44).
La storia della resurrezione di Lazzaro è l’ultimo e forse il più grande miracolo raccontato nel Vangelo di Giovanni.

Costituisce il momento culminante dell’opera di Gesù  e  segna anche un punto di transizione, da li in poi, la notizia sul ritorno alla vita di Lazzaro significò per Gesù una maggiore ostilità dei capi Giudaici che decisero di eliminarlo perché la Sua popolarità divenne più grande (Giovanni 11:45-53,57; Giovanni 12:10-11).

Maria e Marta supplicarono Gesù perché ritornasse e guarisse il loro fratello, ma Gesù aspettò finché Lazzaro non morì per poi risuscitarlo. 

Noi in questi versetti vediamo la richiesta delle sorelle di Lazzaro, la risoluzione e la resurrezione.


Prima di tutto consideriamo:
I LA RICHIESTA (vv.1-6).
Gesù venne a sapere della malattia di Lazzaro.

In primo luogo vediamo:
A) L’Insieme (vv.1-2).
Nei vv.1-2 è scritto: "C'era un ammalato, un certo Lazzaro di Betania, del villaggio di Maria e di Marta sua sorella. Maria era quella che unse il Signore di olio profumato e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; Lazzaro, suo fratello, era malato". 

Giovanni parla di un certo Lazzaro che era malato del villaggio di Betania, il villaggio di Marta e Maria (Luca 10:38-42). 

Maria era quella donna che unse il Signore di olio profumato  e gli asciugò i piedi con i capelli.

Questa citazione, non solo mostra la sua grande devozione a Cristo, ma la distingue da altre Marie del Nuovo Testamento. 

In secondo luogo vediamo:
B) L’Informazione (v.3).
Il v.3 dice: "Le sorelle dunque mandarono a dire a Gesù: 'Signore, ecco, colui che tu ami è malato'". 

Giovanni continua, dicendo che le sorelle mandarono a dire a Gesù che Lazzaro era malato.
È implicita in questa informazione, la richiesta che Gesù andasse per guarire Lazzaro (Giovanni 11:21-22,32).

Comprensibilmente, le sorelle erano profondamente preoccupate per la condizione drammatica del fratello. 

La natura della malattia di Lazzaro non è specificata, ma la sua morte era imminente. 

Marta e Maria credevano che Gesù fosse disposto a curare il fratello perché lo amava profondamente (v.5) e credevano che avesse il potere di farlo (Giovanni 11:21,32).

In terzo luogo vediamo:
C) L’Intenzione (v.4)

Nell’intenzione noi notiamo che:
(1) Gesù fa una Rivelazione (v.4).
Nel v.4 leggiamo: "Gesù, udito ciò, disse: 'Questa malattia non è per la morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio sia glorificato'". 
Quando Gesù ricevette la notizia della malattia, Lazzaro non era ancora morto, ma lo sarebbe stato presto. 

Gesù allora mette in evidenza lo scopo della malattia e della morte.

La malattia, però, non è per una morte definitiva, infatti Gesù lo avrebbe riportato in vita,  quindi è per la gloria di Dio (Giovanni 1:14; 2:11; 11:40)  e per glorificare il Figlio di Dio, Gesù!

Allora, in primo luogo la difficile situazione di Lazzaro e della sua famiglia è destinata a far conoscere, rivelare la natura di Dio e per magnificarlo, questo è il significato “per la gloria di Dio”.

In secondo luogo, la malattia e la morte di Lazzaro è per glorificare il Figlio di Dio, Gesù.

La gloria di Dio viene manifestata ed espressa nel Figlio di Dio, così che quando si dà gloria al Figlio, anche Dio Padre è glorificato, nel Figlio si manifesta e possiamo conoscere la gloria di Dio (Giovanni 1:14; 14:8-9; Colossesi 1:15; 2:9; Ebrei 1:1-2).

“Glorificato” (doxasthē aoristo congiuntivo passivo), è attribuire uno status elevato a qualcuno, onorarlo, rispettarlo, esaltarlo.

Lo scopo del Padre che tutti dovrebbero onorare il Figlio come onorano Lui (Giovanni 5:23). 

Allora possiamo affermare che lo scopo della preghiera è che Dio manifesti la Sua gloria e glorificare Gesù Cristo, e  quindi anche Dio (cfr. 2 Tessalonicesi 1:11-12).

Ma comunque questo non mostra che Gesù sia indifferente al bene delle sue creature, come vediamo al v.5.

Così Dio opera per il bene delle Sue creature e per la Sua gloria!

(2) Gesù Ritarda la partenza (vv.5-6).
Nei vv.5-6 leggiamo: "Or Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro; com'ebbe udito che egli era malato, si trattenne ancora due giorni nel luogo dove si trovava". 

Non è una contraddizione il fatto che Gesù amava questa famiglia e pur sapendo della malattia grave, ritarda la partenza, anzi il ritardo dimostra il contrario. 

Il senso di questi versetti è che il ritardo di Gesù non andava a danno del Suo amore, anzi era motivato da esso. 
Infatti, quando Gesù arrivò, Lazzaro era morto da quattro giorni, questo avrebbe indicato chiaramente e senza ambiguità che Lazzaro era veramente morto.

La morte di Lazzaro non era apparente, non era una rianimazione e in questo modo la gloria di Dio sarebbe stata più evidente, e quindi la fede delle due donne sarebbe uscita più rafforzata rispetto al fatto se Gesù fosse andato prima mentre Lazzaro era ancora vivo!

Questo era valido anche per i discepoli come leggiamo al v.15 e di alcuni Ebrei (v.45). 

Perciò noi vediamo quattro verità. 
(a) I credenti, che sono amati da Dio non sono esenti dalle prove.

Dio non ci risparmia dalla sofferenza, ma con la sofferenza ha un progetto utile per noi (Romani 8:28-29).

(b) Dio ha una logica diversa dalla nostra e progetti diversi dai nostri (Isaia 55:8-9).

Non sempre capiremo le Sue azioni e i Suoi progetti, pertanto quando Dio non esaudisce subito le nostre preghiere, lo fa perché ha un bene maggiore per noi di quello che pensiamo! 

Ci sono momenti in cui solo la sofferenza prolungata ci può dare migliori benedizioni. 

(c) Qualsiasi prova un credente affronta, in ultima analisi porta gloria a Dio. 

Dio trae il bene di tutto il male anche per il nostro bene per formare il nostro carattere e questo è anche per la Sua gloria (Genesi 50:20; Romani 8:28-29; 5:3-5; Ebrei 12:4-11; Giacomo 1:2-4; 1 Pietro 1:6-7). 

(d) Non dobbiamo aspettarci che Dio debba rispondere, o non rispondere a modo nostro tutte le volte che lo vogliamo.

Ma dobbiamo pensare che risponderà ai nostri bisogni secondo il suo perfetto orario e scopo (Filippesi 4:19).

I tempi di Dio non sono i nostri tempi. 

Dio quando arriva è sempre puntuale secondo i Suoi progetti! 

Spesso, quando preghiamo, le circostanze in realtà sembrano peggiorare. 

Siamo tentati a dubitare e ci disperiamo. 
Ma il ritardo forma la nostra pazienza!!

A volte facciamo una preghiera appassionata per un bisogno e Dio risponde rapidamente così siamo grati ed entusiasti, e la nostra fede è rafforzata. 

Altre volte sembra che Dio non risponderà alle nostre preghiere, che cosa dobbiamo fare? 

Dobbiamo aspettare con fede (per esempio (Salmo 33:20-22), sapendo che Dio ha progetti migliori per noi. 

Forse non vedremo mai la nostra preghiera esaudita nella nostra vita, o vedremo una risposta diversa che noi non ci aspettiamo, molti anni dopo. 

In ogni caso, la decisione di Dio è migliore, il Suo piano saggio e il Suo tempismo è giusto.

Consideriamo ora:
II LA RISOLUZIONE (vv.7-16).

In primo luogo vediamo:
A) L’Incognita (vv.7-8).
Nei vv.7-8 è scritto: "Poi disse ai discepoli: 'Torniamo in Giudea!'"."I discepoli gli dissero: 'Maestro, proprio adesso i Giudei cercavano di lapidarti, e tu vuoi tornare là?'".

I discepoli semplicemente ricordarono a Gesù i tentativi fatti dai Giudei di lapidarlo durante la festa della dedicazione (Giovanni 10:31-33), e volevano ricordargli quanto fosse pericoloso per Lui ritornare in Giudea. 

I discepoli riconoscono che l’ostilità verso Gesù, ora è così grande che potrebbero facilmente arrivare fino a  ucciderlo.

In secondo luogo osserviamo:
B) Le Illustrazioni (vv.9-16).
(1) La prima Illustrazione (vv.9-10).
Nell’illustrazione vediamo tre  implicazioni.

La prima implicazione è:
a) La Priorità (vv.9-10).
Nei vv.9-10 leggiamo: "Gesù rispose: 'Non vi sono dodici ore nel giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo;  ma se uno cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui'". 

Questo passo sottolinea l'urgenza della Sua missione e anche la determinazione nel compierla. 

Chi cammina durante il giorno non inciampa perché ha la luce del giorno, ma chi cammina di notte inciampa perché non ha la luce.

In Giovanni 9:4 si riferisce al periodo del Suo ministero e in questo periodo, cioè di giorno, avrebbe compiuto quanto era lo scopo del Padre senza inciampare, vale a dire senza essere deviato dal ricordo dei tentativi precedenti dei Giudei di lapidarlo e non teme che potessero riprovarci ancora se fosse ritornato in Giudea. 

Malgrado tutto questo, Gesù è risoluto a compiere le opere di Dio in Giudea, nel compiere un grande miracolo, nel manifestare la gloria di Dio. 

Mentre le minacce si profilano all'orizzonte, Gesù ha la priorità della missione del Padre, deve continuare la Sua missione fino a quando non arriverà la notte, cioè la Sua morte.

Vediamo la seconda implicazione:
b) La Protezione (vv.9-10).
Nei vv.9-10 è scritto: "Gesù rispose: 'Non vi sono dodici ore nel giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo;  ma se uno cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui'".

Con queste parole Gesù vuole assicurare i Suoi discepoli che, fintanto che sono con Lui - la Luce del mondo - sono al sicuro dall’inciampare. 

Fino alla Sua ora, alla Sua morte prestabilita, Gesù e i Suoi discepoli saranno protetti dalle minacce degli Ebrei.

La terza implicazione è:
c) La Possibilità.
L'implicazione più ampia di questa illustrazione è che le persone dovrebbero sfruttare al massimo la presenza di Cristo mentre è ancora in mezzo a loro, un tempo verrà in cui non sarà più presente e allora sarà troppo tardi (Giovanni 8:12; 12:35-36). 

Per noi questo significa, che non dobbiamo seguire l’esempio timoroso dei discepoli, ma seguire l’esempio di devozione di Cristo nonostante le ostilità dei nemici.

Cosa incoraggiava Gesù? 
Cosa guardava? 
Gesù uomo credeva nella Sovranità di Dio, che trascende i limiti del tempo e su cui le persone non hanno alcun controllo. 

Dio è il Signore della storia e del tempo, Gesù era fiducioso il controllo di Dio della storia degli uomini, sapeva che Dio aveva stabilito un tempo che ancora non era arrivato (Giovanni 8:20).

Dobbiamo ricordare che la Sovranità di Dio si estende a ogni momento della nostra vita, altrimenti, la nostra fiducia in Lui sarà limitata solo a quei momenti in cui Dio soddisfa le nostre aspettative e cioè solo quando non soffriamo e tutto va secondo il nostro piacere, o benessere.

Consideriamo ora:
(2) La seconda Illustrazione (vv.11-16).
Leggiamo al v.11: "Così parlò; poi disse loro: 'Il nostro amico Lazzaro si è addormentato; ma vado a svegliarlo'". 

Gesù stava parlando metaforicamente, riguardo alla morte e alla resurrezione di Lazzaro. 

La morte veniva metaforicamente chiamata sonno (1 Re 2:10; 2 Re 8:24;  2 Cronache 9:31; Matteo 27:52; Atti  7:60; 1 Tessalonicesi 4:13-14). 

Ma non avendolo capito, perché pensavano si trattasse di sonno naturale, i discepoli gli dissero: "Signore, se egli dorme, sarà salvo" (v.12).

“Salvo” (sōthēsetai) si riferisce alla buona salute (Marco 5:34; 10:52). 

Così Giovanni specifica che Gesù invece aveva parlato della morte di Lazzaro e non del fatto che Lazzaro semplicemente dormisse. 

L'equivoco è presto chiarito da Gesù nei vv.14-15: "Allora Gesù disse loro apertamente: 'Lazzaro è morto,  e per voi mi rallegro di non essere stato là, affinché crediate; ma ora, andiamo da lui!'"

Gesù era contento di non essere stato là a impedire quella morte, perché in questo modo, avendo visto il miracolo della resurrezione, i discepoli avrebbe rafforzato ulteriormente la loro fede.

Nel v.16 è scritto: "Allora Tommaso, detto Didimo, disse ai condiscepoli: 'Andiamo anche noi, per morire con lui!'". 

Le parole di Tommaso non sappiamo con certezza se siano sincere, o sarcastiche. 
Ma Tommaso ovviamente pensa all’ostilità dei Giudei.

In questo capitolo troviamo:
III LA RASSICURAZIONE (vv.17-37).
Lazzaro era ancora vivo quando era giunta la notizia della sua malattia (v.4), ma morì subito dopo.
Quando poi, Gesù arrivò, Lazzaro era già da quattro giorni nel sepolcro. 

Marta e Maria erano molto conosciute, infatti molti Giudei erano andate a trovarle per consolarle anche da Gerusalemme che era distante da Betania tre chilometri (v.18).

Nella rassicurazione vediamo:
A) L’ Incontro di Gesù con Marta (vv.20-27).

Vediamo:
(1) L’Azione di Marta.
La notizia della venuta di Gesù raggiunse Betania prima del Suo arrivo.

Nel v.20 leggiamo: "Come Marta ebbe udito che Gesù veniva, gli andò incontro; ma Maria stava seduta in casa". 

Marta andò incontro a Gesù.
Probabilmente, come consuetudine, Maria rimase a casa seduta per ricevere le visite e quindi le condoglianze dei loro amici.

Marta disse a Gesù: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto"(v.21).

In queste parole vediamo dolore, ma anche la fede come confermato dal v.22 quando Marta dice: "E anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà". 

In queste parole vediamo espressa la convinzione riguardo la relazione intima e unica di Gesù con il Padre Suo, per cui Dio ascolta le Sue preghiere.

Così Marta non solo è convinta che suo fratello non sarebbe morto se Gesù fosse stato presente, ma anche ora, nel suo lutto, non ha perso la sua fiducia in Gesù, e riconosce la comunione speciale che Gesù ha con Dio che assicura l’esaudimento delle Sue preghiere.

C’è:
(2) La Rivelazione di Gesù.
Nel v.23 leggiamo: "Gesù le disse: 'Tuo fratello risusciterà'". 

Gesù rivela a Marta che il fratello risusciterà. 

Marta non si rese conto che Gesù stava parlando del ritorno immediato alla vita del fratello.

"Marta gli disse: 'Lo so che risusciterà, nella risurrezione, nell'ultimo giorno'". (v.24. Giobbe 19:25-27; Salmi 16:10; Daniele 12:1-2; Matteo 22:23; Giovanni 5:21, 5:25-29; 6:39-44, 6:54; Atti 23:6-8).

(3) La Dichiarazione di Gesù.
Nei vv.25-26 è scritto: "Gesù le disse: 'Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà;  e chiunque vive e crede in me, non morirà mai'". 

Questa dichiarazione esprime un unica verità in un modo paradossale, il primo dal punto di vista che il credente che muore in realtà vivrà, avrà la vita eterna e il secondo dal punto di vista che chi vive nella fede non morirà mai. 

Dunque ogni credente in Gesù nella vita come nella morte, partecipa alla risurrezione e alla vita che di Gesù e che Gesù gli comunica.

La morte fisica non ci deve fare paura se apparteniamo a Gesù Cristo, perché passiamo attraverso la porta - la morte fisica - ma non moriremo nel senso più pieno. 

La morte per noi credenti non è che la porta verso la vita eterna e la comunione con Dio, questo ci è di grande conforto.

Gesù chiede a Marta se crede in questa dichiarazione. 

(4) La Confessione di Marta.
Marta non coglie la totalità, la profondità della dichiarazione di Gesù, capiva solo due categorie di vita: la vita fisica sulla terra e la vita futura di una resurrezione, ma comunque crede che Gesù è il Messia. 
Marta non era completamente senza fede. 
Lei crede ancora che Gesù era il Cristo, il Figlio di Dio. 

Marta fa una confessione di fede riguardo a Gesù v.27: " Ella gli disse: 'Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo'".

Marta credeva che Gesù era il Cristo, il Figlio di Dio, il Messia(Giovanni 1:34,49), mandato dal Padre. 

Marta è meglio conosciuta per essere stata troppo occupata nei lavori domestici invece di ascoltare Gesù (Luca 10:38-42), ma era una donna di fede!

Nei vv.21-22,27 vediamo proprio la fede di Marta nel riconoscere la potenza di Gesù nell’operare miracoli, ma anche della Sua identità Messianica.

Qui vediamo una donna di profonda fede. 

La sua confessione di fede è esattamente la risposta che Gesù vuole da noi (v.27).

C) L’Incontro di Gesù con Maria.
Dopo aver fatto la sua confessione, Marta fu incaricata da Gesù di portare un messaggio a Maria, sua sorella, così leggiamo nel v.28: "Detto questo, se ne andò, e chiamò di nascosto Maria, sua sorella, dicendole: 'Il Maestro è qui, e ti chiama'".

Maria si alzò e andò di fretta da Gesù leggiamo al v.29. 

Il motivo per cui Marta chiamò di nascosto Maria, è per andare via senza farsi notare da coloro che erano venuti a casa per confortarli.

Ma la cosa si dimostrò inutile perché quando Maria uscì di fetta, i Giudei che erano a casa loro, pensando che si recasse al sepolcro la seguirono per continuare a consolarla, invece stava andando da Gesù che era rimasto fuori dal villaggio nel luogo dove incontrò Marta (vv.30-31).

Vediamo:
(1) La Reazione di Maria.
L’approccio di Maria verso Gesù è più emotivo di quello di sua sorella.

Giovanni ci dice che Maria si prostra ai piedi di Gesù come segno di adorazione. 

Noi notiamo in lei come sorella, sia il dolore e anche la sua fiducia nel fatto che Gesù ha il potere di guarire.
Nel v.32 è scritto: "Appena Maria fu giunta dov'era Gesù e l'ebbe visto, gli si gettò ai piedi dicendogli: 'Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto'". 

Entrambe le sorelle erano convinte che Gesù sarebbe stato in grado di fare qualcosa mentre Lazzaro era ancora vivo. 

Ma non avevano idea che la morte possa essere reversibile per Gesù!!!

(2) La Reazione di Gesù.
Nel v.33 leggiamo: "Quando Gesù la vide piangere, e vide piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, fremette nello spirito, si turbò…"

Il verbo “fremette” (embrimáomai) si trova anche al v.38.

Questa parola indica un manifestare delle emozioni molto forti essere sconvolto, arrabbiato, indignato.

Questa parola era usata per descrivere lo sbuffare di un cavallo, come nella concitazione della battaglia, o quando tirava un carico pesante.

Gesù si turbò (tarássō) indica agitato come le acque (Giovanni 5:7; Salmi 42:5-7). 

Perché Gesù reagì in questo modo? Sono state date due interpretazioni: la prima interpretazione è che Gesù era commosso per la compassione suscitata dal vedere piangere Maria e i Giudei.

La seconda interpretazione: Gesù era arrabbiato, indignato, questo  per la mancanza di fede e quindi perché erano senza speranza, oppure per la conseguenza del peccato, per la morte stessa, la causa del dolore.

Molto probabilmente Gesù era indignato, o addolorato perché le sorelle e i Giudei piangevano addolorati come se fossero senza speranza.

Nei vv.34-35 è scritto: "'Dove l'avete deposto?' Essi gli dissero: 'Signore, vieni a vedere!'  Gesù pianse". 

Non è l’unica volta che Gesù piange, pianse su Gerusalemme sul giudizio in cui sarebbe incorsa (Luca 19:41). 

Ma qui la motivazione è diversa.

C’è chi interpreta che il pianto di Gesù era per il dolore per la morte di Lazzaro e per il dolore che aveva causato. 

Oppure se era arrabbiato per la mancanza di speranza, il suo pianto era per la mancanza di fede da cui deriva il pianto e il cordoglio di Maria e dei Giudei.

Gesù piangeva per il peccato e per la morte in generale, ma anche per l'incredulità stessa, Gesù era indignato e addolorato per questo.

In questo capitolo troviamo anche:
(3) La Reazione dei giudei.
I vv.36-37 dicono: "Perciò i Giudei dicevano: 'Guarda come l'amava!' Ma alcuni di loro dicevano: 'Non poteva, lui che ha aperto gli occhi al cieco, far sì che questi non morisse?'" 

I giudei interpretavano il pianto di Gesù come segno del Suo amore per Lazzaro e il dispiacere per la sua morte. 

La guarigione dell’uomo nato cieco, fatta da Gesù alla festa delle capanne, era nota ai Giudei e alcuni di loro si ponevano questa domanda, come anche le sorelle di Lazzaro (vv.22,32). 

Se fosse venuto più presto sicuramente Lazzaro non sarebbe morto.  

Infine vediamo:
IV LA RESURREZIONE (vv.38-46).
Il Signore ancora addolorato stava per mostrare la Sua autorità e tutti lo avrebbero visto pubblicamente e drammaticamente. 

Gesù e non Lazzaro, è l'obiettivo primario della circostanza.

Noi consideriamo:
A) La Preparazione di Gesù al miracolo.

In primo luogo vediamo:
(1) La Richiesta del Salvatore.
Nei vv.38-39 leggiamo:"Gesù dunque, fremendo di nuovo in sé stesso, andò al sepolcro. Era una grotta, e una pietra era posta all'apertura.  Gesù disse: 'Togliete la pietra!'"

Molti Ebrei seppellivano i loro morti in grotte naturali, o scavate nella roccia. La grotta era sia verticale oppure orizzontale, in entrambi i casi era comunemente sigillata con una grossa pietra. 
Gesù chiede di togliere la pietra.

In secondo luogo vediamo:
(2) La Riluttanza di Marta.
Il v.39 dice: "… Marta, la sorella del morto, gli disse: 'Signore, egli puzza già, perché siamo al quarto giorno'".

Marta dice a Gesù che il corpo di suo fratello era già in stato di decomposizione perché era al quarto giorno! 

La sua obiezione conferma che lei non ha capito dalla sua conversazione precedente che Gesù stava per risuscitare il fratello in quel momento.

Nonostante la sua precedente confessione (vv.23-27), Marta non si aspettava un miracolo ed era preoccupata perché era al quarto giorno.

Il quarto giorno, ha un grande significato nella credenza giudaica, a proposito Colin G. Kruse dice: “Si riteneva che l’anima del defunto rimanesse vicino alla persona morta, per tre giorni, nella speranza di una possibile resurrezione. Quando l’anima avesse visto il cambiamento del colore sul volto del defunto, avvenimento da attendersi il terzo giorno, essa sarebbe andata via permanentemente. Allora la persona sarebbe davvero veramente morta. Poiché Lazzaro era stato nella tomba per quattro giorni, non vi era alcuna speranza di una resurrezione, e quindi questo avrebbe dato maggiore rilievo al miracolo che Gesù stava per compiere”.

Nella preparazione di Gesù al miracolo, in terzo luogo vediamo:
(3) La Rievocazione del Salvatore.
Nel v.40 leggiamo: "Gesù le disse: 'Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?'"

Gesù rammenta a Marta quando gli aveva detto, parole non riportate dall’evangelista, o forse si riferisce ai vv.23-26. 

Gesù esorta la donna a dirigere il suo pensiero non alla situazione apparente senza speranza del fratello morto, ma alla rivelazione della gloria di Dio che stava per manifestarsi. 

Il ricordo di Gesù sfida Marta a smettere di essere preoccupata per il corpo di suo fratello e a cominciare a concentrarsi su di Lui!!

La gloria (dóxa) di Dio si riferisce alla natura, alla maestà di Dio manifestata in potenza con il miracolo della resurrezione di Lazzaro attraverso Cristo (Giovanni 2:11).

Noi ancora consideriamo:
B) La Preghiera di Gesù.
Nei vv.41-42 leggiamo: "Tolsero dunque la pietra. Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: 'Padre, ti ringrazio perché mi hai esaudito.  Io sapevo bene che tu mi esaudisci sempre; ma ho detto questo a motivo della folla che mi circonda, affinché credano che tu mi hai mandato'". 

La risposta di Gesù fu sufficiente a soddisfare la perplessità di Marta, ora tutto è pronto, ma prima Gesù prega. 

La preghiera di Gesù era di ringraziamento perché il Padre lo ha esaudito.

'Padre, ti ringrazio perché mi hai esaudito implica che Gesù aveva già pregato il Padre per conto di Lazzaro. 

La preghiera pubblica di Gesù ha alcune caratteristiche.
(1) In primo luogo, il suo riferimento diretto a Dio come Padre è caratteristico della sua preghiera (Giovanni 17:1,11,25).

(2) In secondo luogo, la preghiera presuppone che Gesù ha già chiesto per la resurrezione di Lazzaro, ora ringrazia il Padre per la risposta.
(3) In terzo luogo, la natura pubblica della Sua preghiera non è per rendere più spettacolare l’evento.

Ma:
a) La preghiera cerca di attirare i suoi ascoltatori all'intimità del rapporto di Gesù con il Padre.
La comunione che c’è nell’essere e nei compiti tra il Padre e il Figlio e la missione che condividono. 

b) La preghiera dimostra la verità che Gesù non fa niente senza il Padre, ma dipende totalmente dal Padre ed è sottomesso a Lui (Giovanni 5:19-20).

c) La preghiera è stata fatta pubblicamente perché fosse chiaro che Lui veniva da parte di Dio e compiva le opere che Dio gli ha affidato di compiere (Giovanni 5:36).

Tutto questo aveva lo scopo di rendere più facile alla gente, ai Suoi discepoli e alle due sorelle di credere che Egli era stato mandato da Dio.

Infine consideriamo:
C) La Potenza di Gesù.

Primariamente vediamo:
(1) L’Ordine di Gesù.
Nel v.43 è scritto: "Lazzaro, vieni fuori!" 

Gesù in Giovanni 5:28-29 aveva detto: "Non vi meravigliate di questo; perché l'ora viene in cui tutti quelli che sono nelle tombe udranno la sua voce e ne verranno fuori;  quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita; quelli che hanno operato male, in risurrezione di giudizio".

Gesù stava parlando del comando che avrebbe dato luogo alla resurrezione generale dell’ultimo giorno.

Quindi la Sua parola di comando a Lazzaro è un presagio di ciò che accadrà alla resurrezione finale dei morti (1 Corinzi 15; 1 Tessalonicesi 4:13-17).

Pertanto la resurrezione di Lazzaro non significa che è stata definitiva. 
Lazzaro morì di nuovo! Ma la sua resurrezione è un segno che ci sarà una resurrezione futura finale per non morire più.

Secondariamente vediamo:
(2) L'Obbedienza di Lazzaro.
Il v.44 dice: "Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti da fasce, e il viso coperto da un sudario. Gesù disse loro: 'Scioglietelo e lasciatelo andare'". 
La potenza della Sua voce esprime la potenza di Dio mediante la quale vengono portati i morti alla vita! 

Lazzaro esce vivo, avvolto in fasce di lino secondo l’usanza che avevano gli Ebrei di avvolgere i loro morti con un sudario che gli copriva il viso.

CONCLUSIONE.
Mettendo da parte il significato teologico della resurrezione, noi in questo passo vediamo che ci sono preghiere esaudite con ritardo, “ritardo” inteso dal nostro punto di vista.

Dio non esaudisce sempre le preghiere in modo istantaneo!!

E sappiamo benissimo che aspettare il Signore spesso non è facile (Salmo 69:3; 37:7,9,34).

A) Dobbiamo ricordare due scopi nella preghiera.
Dalla storia della resurrezione di Lazzaro vediamo che Gesù ha atteso che Lazzaro morisse, ha ritardato di andare in Betania, ha aspettato di guarirlo secondo al richiesta delle sorelle perché aveva due scopi, questo è ciò che dobbiamo ricordare quando preghiamo.

Il primo scopo era:
(1) Glorificare se stesso.
La malattia di Lazzaro lo doveva portare alla morte e poi al miracolo di resurrezione per la gloria di Dio, affinché per mezzo del miracolo, Gesù sarebbe stato glorificato (v.4).

Dio risponde alle preghiere se portano gloria a Gesù!

O. Hallesbay scriveva: “Pregare è permettere che Gesù glorifichi il Suo nome in mezzo alle nostre necessità. Pregare non è nient’altro che aprire la porta, mostrargli quello di cui abbiamo bisogno e permettergli di esercitare il Suo potere occupandosi delle nostre necessità…La preghiera ci è data ed è stata istituita allo scopo di glorificare Dio…Perciò sia che tu preghi per cose grandi, o per cose piccole, non dimenticare di dire a Dio: “Se questo glorifica il tuo nome, esaudisci la mia preghiera e aiutami, ma se non è alla gloria del tuo nome, lascia che io rimanga nella mia difficoltà. E dammi di glorificare il Tuo nome nella situazione nella quale mi trovo”.

Le nostre preghiere  devono mirare a glorificare Dio, pertanto pregheremo affinché il nome di Dio sia glorificato, porteremo i nostri bisogni, desideri e intercessioni, ma avendo in mente che la risposta, quindi l’esaudimento o no, glorifica Dio.
Allora non sarà sbagliato durante una supplicazione, o intercessione aggiungere: “Se questo glorificherà il Tuo nome”.

Ripeto: L’oggetto della preghiera in primo luogo è glorificare Dio!  

Sempre O. Hallesby scriveva: “Se noi useremo la preghiera, non per strappare a Dio dei vantaggi per noi stessi, o per i nostri cari, o per sfuggire alle sofferenze e alle difficoltà, ma per chiedere per noi e per gli altri quelle cose che glorificheranno il nome di Dio, noi vedremo che le più forti e le più audaci promesse della Bibbia, riguardo la preghiera si compiranno anche per mezzo delle nostre piccole e deboli preghiere. Allora noi vedremo tali risposte alla preghiera come non avremmo mai sperato”. 

Sia per una risposta immediata, o ritardata, o rifiutata, dobbiamo pensare, o imparare che Dio decida cos’è meglio, o giusto che glorifica il Suo nome!

Il secondo scopo era:
(2)Manifestare la gloria di Dio (v.40).
A volte Dio permette dei problemi, delle sofferenze di vario genere, e ritarda l’esaudimento, facendo peggiorare la situazione, perché vuole che sperimentiamo la Sua presenza e potenza miracolosa.

Infine nella preghiera:
B) Dobbiamo ricordare che Gesù è il Signore  sulla morte.
Il protagonista principale non è Lazzaro, ma il racconto mette in evidenza che Gesù è il Signore che vince la morte! 

La storia di Lazzaro è un veicolo per portarci a riflettere sul potere di Gesù e sull’avere fiducia in Lui. 

Nella preghiera dobbiamo ricordare che se Gesù è il Signore sulla morte, quindi sul nemico più forte e il peggiore che abbiamo che nessuno è in grado di sconfiggere, dobbiamo ricordare che per Lui niente è impossibile! 

Nella preghiera non dobbiamo essere bloccati a chiedere ciò che umanamente parlando ci sembra impossibile!

Nella preghiera:
C) Dobbiamo ricordare che il ritardo all’esaudimento ha un bene maggiore per noi.
Quando Dio non esaudisce subito le nostre preghiere, lo fa perché ha un bene maggiore per noi di quello che pensiamo! 

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