Le applicazioni della parabola dell’amministratore disonesto (Luca 16:9-13).

Le applicazioni della parabola dell’amministratore disonesto (Luca 16:9-13).
Qualcuno ha detto: “Il denaro è come l'acqua di mare; più un uomo la beve, più diventa assetato”.

Più si hanno soldi e più se ne vuole avere ancora!

Ronald Dunn dice:”Nella battaglia della fede, di solito il denaro è l'ultima roccaforte a cadere”.

Il denaro ha una forza incredibile, potente difficile da vincere, ma non impossibile!

“E io vi dico”, è enfatico e indica che Gesù ora dà le applicazioni della parabola.

La parabola si riferiva ai beni materiali e ora Gesù parla dell'uso corretto di questi. 

Questi versetti ci parlano di come applicare con saggezza i nostri beni materiali, o soldi.

Il padrone della parabola ha elogiato l'amministratore perché è stato saggio, ora Gesù in modo enfatico ci dice di essere saggi con i soldi.

Lo scopo della parabola è a essere saggi nell’uso del denaro!

I cristiani spesso mancano di saggezza nell’uso di ciò che hanno, in contrasto con la saggezza delle persone del mondo che sanno usare i beni per i loro scopi.


I figli di Dio dovrebbero essere diligenti nel considerare il futuro, il destino eterno, l'effetto a lungo termine delle loro azioni come proprio l’amministratore disonesto che sapendo che doveva essere licenziato, gestì il denaro del suo padrone, in modo tale che i debitori lo avrebbero poi aiutato secondo il suo piano!

Così, i detti dei vv.9-13 sono un’applicazione della parabola dell’amministratore disonesto, sono il motivo per occuparsi dell’uso delle ricchezze, o dei soldi.

Arland J. Hulgren scrive: “Se li si considera congiuntamente la parabola e i detti fungono da richiamo e da stimolo al discepolato, in cui bisogna assumere un atteggiamento appropriato nei confronti della ricchezza e mettere generosamente i propri beni al servizio degli altri”. 

Invece di aggrapparsi freneticamente alle ricchezze materiali, che non si avranno per sempre, la gente dovrebbe usarli per la gloria di Dio!

Il denaro non durerà per sempre, ma le persone, la Parola di Dio e il Suo regno si!

I tuoi investimenti su questa terra, allora raccoglieranno profitti eterni!

Prima di tutto consideriamo:
I LA GENEROSITÀ (v.9).
Sii generoso con i tuoi soldi!!!

Vediamo:
A) L’ingiunzione.
Nel v. 9 leggiamo: “E io vi dico: fatevi degli amici con le ricchezze ingiuste”.

“Fatevi” (poiēsate – aoristo attivo imperativo) indica un comando.

È interessante che nel greco è “voi stessi fate”, dove “voi stessi” (heautois)  è posto enfaticamente nella parte anteriore della frase. 

Dobbiamo rispondere a due domande: chi sono gli “amici”? 
E cosa significa “con le ricchezze ingiuste”?

Prima di tutto consideriamo:
(1) La natura degli amici.
Ci sono tre interpretazioni.

(a) Gli amici sono le persone.
A riguardo ci sono due interpretazioni: sono i poveri, i bisognosi. 
Ciò implica che il denaro deve essere utilizzato per l'elemosina e in altri modi per aiutare i poveri.

Un’altra interpretazione è: sono i convertiti, quindi usare il denaro per l’evangelizzazione, per l’opera di Dio.
E ancora, non è solo l'elemosina ai poveri che si vede qui, ma l'uso generale dei propri soldi.

Un’altra interpretazione è:
(b) Gli amici sono angeli.
Come servi di Dio, i loro doveri includono l'accoglienza dei salvati nel Suo regno.

(c) Gli amici sono Dio e Gesù Cristo.
Quello che facciamo per gli altri, lo facciamo per Dio e Gesù Cristo e loro ci riceveranno in cielo.

Ma secondo il contesto, gli amici sembrano le persone.

Il comando di Gesù a farsi degli amici, è secondo l’esempio dell’amministratore disonesto  che usava le ricchezze del suo padrone  per ottenere l’amicizia dei creditori che lo avrebbero ripagato con l’ospitalità, o con un lavoro, una volta licenziato (vv.4-7).

Vediamo ora:
(2) La natura delle ricchezze ingiuste.
L'esortazione di Gesù non riguarda quindi il denaro in sé, ma ciò che i discepoli fanno con il denaro.  

“Con” (ek) indica “per mezzo di”, quindi fare delle amicizie per mezzo delle ricchezze ingiuste.

“Ingiuste” (adikias) è usato in termini negativi, indica  malvagio; che non è conforme alla giustizia, ciò che non dovrebbe essere.

“Le ricchezze ingiuste” (mamōna tēs adikias) si riferisce alla ricchezza che si ottiene in un mondo malvagio e peccaminoso, che sono contaminate, o che appartengono a questo mondo ingiusto e peccaminoso.

Anche se può significare le ricchezze che tendono alla disonestà, o che vengono comunemente usate per scopi sbagliati, o egoistici, in modo quindi, infedele a Dio!

Si può riferire al tipo di ricchezza che viene spesso accumulata da mezzi ingiusti, con modi ingiusti, e con scopi ingiusti. 

Le ricchezze ingiuste, essendo così attaccate al mondo, tendono a produrre reazioni mondane mantenendo la concentrazione su questa età e su se stessi, non su Dio, per gli altri, sulla vita a venire, e considerarsi padrone come l’amministratore disonesto.

Questa ricchezza mondana è in contrasto con il tesoro celeste.

I discepoli di Gesù Cristo devono usare queste ricchezze in modo corretto e benefico!!

I discepoli devono usare i loro beni materiali, o denaro per obbiettivi spirituali e farlo con la stessa saggezza dei figli del mondo per raggiungere i loro scopi materiali.

Ora il significato, o le implicazioni di “ricchezze ingiuste” va oltre tutto questo.

Una caratteristica intrinseca degli esseri umani è quella di riporre fiducia nelle ricchezze materiali.
Ciò che confida in qualcosa di diverso da Dio, o rivaleggia, o sostituisce Dio, è ingiusto. 

“Ricchezze” ha una connotazione negativa come qualcosa che compete con Dio per la devozione umana, quindi in questo senso è idolatria.

Infatti, l’etimologia della parola “ricchezza”, corrisponde  all’aramaico (māmôn), che in origine significava "mettere fiducia", o “ciò in cui si mette la propria fiducia”. 

Quindi si riferisce alla proprietà, o qualsiasi cosa di valore ed è stato usato come un termine per indicare “denaro”, “ricchezza”, o “beni” in cui si pone la propria fiducia.

Consideriamo ora:
B) La motivazione. 
Sempre nel v.9: “Perché quando esse verranno a mancare, quelli vi ricevano nelle dimore eterne”.

“Perché” (hina) esprime lo scopo perché i discepoli devono farsi degli amici.

Nella motivazione vediamo:
(1) Le ricchezze verranno a mancare.
Il denaro è transitorio, non ce lo porteremo con noi dopo la morte! (Salmo 49:9-10; Ecclesiaste 5:15; Luca 12:20).

Il denaro si usa solo in questa vita!
Tutti moriremo (Ecclesiaste 7:2), anche i ricchi, e nessuna grande somma di denaro impedirà quel giorno!!

Se tramite le ricchezze si potesse comprare la morte, allora i ricchi avrebbero avuto per sempre la vita!
Ma non è così! 
La tomba è il destino di tutti!
Anche se le persone hanno acquisito numerose proprietà, finiranno per vivere nella tomba per sempre.

Non solo, ma nel momento della morte, tutti lasciamo in questo mondo il ciò che abbiamo! 
Non porteremo nulla con noi!

La morte è inevitabile e quando arriverà, dobbiamo lasciare tutto su questa terra!

Nella motivazione troviamo:
(2) Il ricevimento nelle dimore eterne.
“Quelli vi ricevano nelle dimore eterne” (v.9).

Questo è il secondo motivo per farci amici con i nostri soldi.

Questo passo ci sta dicendo di usare il proprio patrimonio con saggezza per scopi spirituali!

Gesù non stava dicendo che le persone possono comprarsi un posto in paradiso con il proprio denaro; se così fosse, allora i poveri non avrebbero alcuna possibilità di raggiungere la gloria!! 

Facciamo attenzione, quindi, a pensare che con il denaro possiamo acquistare da noi stessi il favore di Dio, il perdono dei nostri peccati, e quindi il paradiso!

Il paradiso non può essere comprato, ma  un uso corretto dei nostri soldi in questo mondo, dai giusti motivi, sarà per il nostro beneficio nel mondo a venire.

Un modo saggio di accumulare tesori in cielo (Matteo 6:20) è usare il proprio denaro per Dio qui sulla terra. 
Il denaro non ci darà la redenzione eterna (1 Pietro 1:18,19), ma ci darà ricompense eterne!!

“Vi ricevano” (dexōntai aoristo medio congiuntivo) è accogliere con cordialità, dare il benvenuto, proprio come pensava l’amministratore che avrebbero fatto i debitori con lui (v.4).

“Dimore eterne”, cioè “eterne dimore” (aiōnious skēnas) con enfasi su “eterne”, sono quelle abitazioni eterne, che esisteranno per sempre!

Ovviamente è il paradiso ed è un parallelo della casa che aspettava l’amministratore dopo il suo licenziamento.

Gli amici che ci accoglieranno in cielo, sono i convertiti, sono quelle persone che sono state salvate grazie a coloro che hanno sostenuto economicamente, missioni, evangelizzazioni, che hanno sostenuto la predicazione del Vangelo, mediante il quale sono state appunto, salvate!

Gli amici, cioè i convertiti, grazie a questo uso del denaro, li accoglieranno nelle dimore eterne del cielo, li aspetteranno  per riceverli in paradiso, perché attraverso il loro sacrificio finanziario, loro sono stati raggiunti dal Vangelo e salvati!

Immaginate una persona in paradiso che verrà da te e ti ringrazierà dicendoti: “Sono qui oggi perché anni fa hai sostenuto quel missionario, o mi sono convertito grazie a quel libro che mi è stato regalato grazie ai tuoi soldi”.

I cristiani, dunque, dovrebbero essere saggi, nella loro amministrazione e usare le finanze terrene per farsi amici “celesti”, redenti.
Gesù sta dicendo che il tuo uso del denaro in questa vita dovrebbe avere in vista gli scopi spirituali eterni.

George Barlow affermava: “Il denaro non è mai usato più saggiamente del portare avanti la causa di Dio”.

Esaminiamo ora:
II LA FEDELTÀ. 
Sii fedele nell’amministrare i soldi, o il patrimonio degli altri.

In questi versetti vediamo:
A) Il principio di fedeltà. 
La fedeltà nelle piccole cose è una condizione per la promozione a cose più grandi.

Il v.10 dice:“Chi è fedele nelle cose minime, è fedele anche nelle grandi; e chi è ingiusto nelle cose minime, è ingiusto anche nelle grandi”.

“Fedele” (pistos) indica degno di fiducia, affidabile.

Si riferisce a quelle persone che si mostrano fedeli nella transazione di affari, nell'esecuzione di comandi, o nello svolgimento di incarichi ufficiali.

“Cose minime” (elachistō) indica cose piccole, abbastanza insignificanti, di minor importanza.

Così “grandi” (pollō) indica questioni importanti, qualcosa di grande.

“Ingiusto” (adikos) è disonesto, agire in modo contrario a ciò che è giusto.

“Ingiusto” è l'opposto di essere fedeli e significa essere infedeli, inaffidabili, disonesti. 

Ora che cosa s’intende con: “È ingiusto nelle cose minime, è ingiusto anche nelle grandi”?

Se sei infedele in questioni minori, sarai infedele in questioni più importanti. 

Come ci si comporta nel poco importante tanto più lo si farà nel più grande.

Quindi, la persona che è fedele nelle piccole cose, è degno di fiducia in cose importanti.

Similmente l’uomo disonesto nelle piccole cose, lo sarà anche nelle grandi.

L'egoismo nelle piccole cose rivela il proprio carattere e può indicare come verranno gestite le grandi aree.

E quindi queste persone non sono affidabili!

Dal contesto a che cosa si riferisce?
“Cose minime” e “cose grandi”, si riferiscono alle cose che ci sono state affidate per amministrare: le piccole, o grandi responsabilità.

Un piccolo compito è la migliore prova di idoneità, o d’inidoneità a cui affidare un compito più grande. 

Nessuno sarà portato all'ufficio superiore, più importante, finché non avrà dato prova della sua onestà e abilità in una posizione più piccola. 

Questo riguarda l'essere fedeli e onesti, nell'amministrare i beni del padrone, cosa che non fece l’amministratore disonesto della parabola.

La migliore abilità che si possa cercare in un amministratore è la fedeltà, o l’affidabilità (Luca 12:42; 19:17; 1 Corinzi 4:2)

Il carattere di un uomo non dipende dalla quantità dei beni a lui affidati, ma dalla vera disposizione del suo cuore, dalla sua fedeltà!

Le parole implicitamente tracciano un contrasto tra l'infedeltà dell'amministratore nella parabola e la fedeltà richiesta nei discepoli.

Le cose minime riguardano l'acquisizione e l'uso di beni terreni e cose grandi si riferisce all'essere responsabili in questioni connesse con le eterne e vere ricchezze.

Di conseguenza, se uno è infedele nell'acquisizione e nell'uso di beni terreni, che alla luce della realtà sono cose minime di poca importanza, rispetto alle cose eterne, come si può affidare a una persona irresponsabile che non ha amministrato bene sulla terra, le vere ricchezze, quelle eterne?

Quindi, in secondo luogo vediamo:
B) La promozione della fedeltà.
La fedeltà nelle ricchezze mondane è una condizione per ricevere in affidamento le ricchezze vere.

Gesù al v.11 dice: “Se dunque non siete stati fedeli nelle ricchezze ingiuste, chi vi affiderà quelle vere?”

C'è qualcosa di simile in un’altra parabola di Gesù, quella dei talenti.

In questa parabola, a un servitore furono affidati cinque talenti, li usò con saggezza e gli furono affidati altri cinque talenti.

A un altro servitore furono affidati due talenti e li usò, anche lui saggiamente e gli furono affidati altri due talenti, ma un servitore, che gli fu dato un talento, non l'ha usato e gli fu tolto (Matteo 25:14-30; cfr. Luca 19:11-27).

Come il principio affermato al v.10, se non fai bene il lavoro a un livello inferiore, non aspettarti di essere promosso a un livello superiore.

“Dunque” (oun) sottolinea una conseguenza logica ed è un’applicazione  del v.10.

Gesù riprende ciò che aveva detto precedentemente (v.9).

Le “ricchezze ingiuste”, come ho già detto, si riferisce alla ricchezza che si ottiene in un mondo malvagio e peccaminoso, che sono contaminate, o che appartiene a questo mondo ingiusto e peccaminoso.

Mentre quelle “vere” (alēthinon), si riferisce a ciò che è di vero valore, che ha un valore reale, alle vere ricchezze spirituali, alle ricchezze del paradiso, al tesoro celeste e spirituale del mondo a venire, che è di qualità permanente e superiore.

Si riferisce alla benedizione spirituale del servizio futuro nel regno di Dio.

Il senso allora è: se non siete stati fedeli con i beni di questo mondo, non ci sarà nessuno che vi affiderà la vera ricchezza!! Perché non siete affidabili!

“Affiderà” (pisteusei – futuro attivo indicativo) è affidare qualcosa alle cure di qualcuno.

Indica che anche tali ricchezze materiali sono da considerarsi come qualcosa di cui gli uomini sono amministratori e non i proprietari.

La vita terrena è un terreno di prova per la vita a venire, e le condizioni morali che richiedono fedeltà su questa terra sono di importanza vitale per la propria posizione eterna. 

È necessario un atteggiamento responsabile e fedele perché ci saranno conseguenze durature. 

Tutte le opportunità di questo mondo sono prove del nostro carattere, e dal suo comportamento nelle cose minime, quindi nelle ricchezze di questo mondo, una persona, mostra se è adatta a una maggiore responsabilità, alle ricchezze del paradiso. 

Chi usa il denaro in modo ingiusto si dimostra che non è idoneo ad amministrare le cose più importanti, Dio non darà responsabilità più importanti, nell’aldilà, a coloro che non hanno amministrato bene le ricchezze terrene.

Infine consideriamo:
C) La proprietà nella fedeltà.
La fedeltà in ciò che appartiene a un altro è una condizione per cui viene dato ciò che è tuo.

Il v.12 dice:“ E, se non siete stati fedeli nei beni altrui, chi vi darà i vostri?”

Questo versetto ci dice di  amministrare fedelmente i “beni altrui” (allotriō), cioè ciò che appartiene a un altro, il denaro, o le proprietà, o le ricchezze di un altro, ciò che non ha fatto l’amministratore disonesto!

Il denaro non era dell’amministratore disonesto, apparteneva al suo padrone. 

Allo stesso modo, le ricchezze, o il denaro che abbiamo non è nostro, appartiene a Dio che c’è lo ha dato!

Noi siamo solo amministratori di ciò che abbiamo per volontà e grazia di Dio! 
Tutto quello che hai, appartiene a Dio! Questo ci ricorda 1 Cronache 29:14!

È da stolti  pensare che ciò che abbiamo sia nostro!!

La domanda di Gesù: “E, se non siete stati fedeli nei beni altrui, chi vi darà i vostri?”, rivela l'importanza della gestione; riconoscendo che tutto ciò che abbiamo appartiene a Dio, e siamo responsabili di gestirlo alla Sua gloria!! (cfr. Matteo 25:14-29).

Quindi, “i beni altrui” ciò che abbiamo appartengono a Dio, ci è stato affidato da Dio per gestirlo come vuole Lui fino a quando saremo su questa terra, poi dobbiamo rinunciarvi! 

“Chi vi darà i vostri?” si riferisce       a ciò che sarà tuo, i beni che saranno tuoi, se sei un vero discepolo di Gesù!

Il senso è: se non puoi prenderti cura fedelmente delle cose che in questa vita Dio ti ha dato, non puoi aspettarti nulla da Dio nella vita futura!

Se li usiamo male su questa terra, se non siamo stati fedeli nell’uso dei beni che Dio ci ha dato, spirituali e materiali, di cui siamo amministratori per il bene degli altri, per il progresso del regno e per la gloria di Dio, dimostriamo che siamo inadatti ad usare le vere ricchezze celesti.

Al contrario se se abbiamo usato bene i beni terreni, saremo adatti per quelli celesti.

Se qualcuno è infedele in relazione a questi beni dati da Dio, come può aspettarsi di ricevere le ricchezze eterne di Dio? 

In cielo avremo ciò che è veramente ed eternamente nostro, e quello che avremo in paradiso dipende da come amministriamo i beni in questa terra. 

I discepoli non saranno incaricati della ricchezza, o delle responsabilità celesti se non si sono già mostrati fedeli rispetto alle ricchezze, o responsabilità mondane.

Ripeto: nel regno celeste di Dio, le ricompense e le responsabilità saranno date a coloro che hanno dimostrato una fedeltà nei loro incarichi terreni. 

Se sprechi le tue risorse mentre sei sulla terra, non ti sarà data molta responsabilità nel regno.

Questa vita terrena è una gestione data da Dio per la quale si è responsabili. 

Questa vita è una preparazione per la vita a venire e in effetti aiuta a determinare quanto la persona possiederà nell'età a venire (1 Corinzi 6:2; 2 Corinzi 5:10). 

Così Gesù  Cristo ha esortato i credenti a essere fedeli a fare investimenti eterni. 

In questo senso come impieghiamo i nostri beni per Dio?
Quanto diamo per l’opera di Dio? Per il progresso del Suo regno?

Alcuni sostengono che se avessero più soldi, darebbero di più, ma la verità è che è importante il carattere, la fedeltà! 

Per esempio la vedova povera  che vediamo in Luca 21:1-4 ha dato poco, ma era tutto quello che aveva!

Allora il problema non sono le finanze, ma l'integrità e il carattere spirituale!

John Blanchard dice: “Poche cose mettono alla prova la spiritualità di una persona in modo più accurato del modo in cui usa i soldi”.

Il fattore determinante non è quanto le possediamo, ma quanto sia il nostro impegno per il Vangelo della salvezza, questo dimostra la nostra vera spiritualità!

La prospettiva delle persone sul denaro e la loro conseguente fedeltà, o infedeltà hanno implicazioni per la loro ricompensa eterna. 

Il vero cristiano è proiettato al futuro, alla vita eterna alla sua patria celeste e vivrà per questo! (Matteo 6:19-21; 2 Corinzi 4:18; Colossesi 3:1-2)

Dobbiamo ricordare che al contrario delle ricchezze terrene, quelle di Dio, che dona in eredità a chi gli appartiene, sono eterne e non saranno mai perse!

Infine vediamo:
III L’ESCLUSIVITÀ  (v.13). 
L’amministratore disonesto aveva due padroni: il suo datore di lavoro e il denaro che stava adorando, così questa è la terza applicazione della parabola. 

Questo detto può essere considerato sia come un avvertimento contro l'infedeltà a Dio, sia come un avvertimento contro il fatto di essere schiavi alle ricchezze.

Consideriamo prima di tutto:
A) L’impossibilità.
I servi non possono servire due padroni!

Al v. 13 leggiamo: “Nessun domestico può servire due padroni; perché o odierà l'uno e amerà l'altro, o avrà riguardo per l'uno e disprezzo per l'altro”.

Questo detto si trova quasi perfettamente uguale in Matteo 6:24.

L’unica differenza è che Luca, aggiunge “domestico” che serve a rapportare chiaramente un applicazione della parabola.

Un domestico (oiketēs), cioè un servitore, non può servire contemporaneamente due padroni.

Leon Morris a riguardo scrive: “Nessuno può contemporaneamente riservare la propria devozione completa a due padroni diversi. Può cercare di farlo, ma soltanto uno dei due sarà veramente importante per lui”.

Perché uno schiavo non può servire due padroni?

“Servire” (douleuein – presente attivo infinitive) è “servire come uno schiavo”, essere soggetto a obbedire a un’altra persona.

Così, uno schiavo non può servire due padroni (kurios) perché lo schiavo è la proprietà assoluta di un padrone che ha il pieno controllo illimitato su di lui ed è impossibile avere due padroni in questo senso. 

Uno schiavo non può assistere adeguatamente entrambi i padroni, perché è richiesta una lealtà che non può essere divisa.

A quel tempo, uno schiavo, anche se vi erano delle eccezioni, lavorava per un solo padrone che aveva un controllo singolare e assoluto su di lui. 

Anche se poteva essere di proprietà di due padroni diversi (cfr. Atti 16:16,19), comunque uno schiavo non poteva dare a due padroni, l'esclusiva, o la stessa lealtà, devozione e il servizio che è inerente alla pratica della schiavitù. 
“Perché” (for) mostra l'impossibilità di servire due padroni dal punto di vista dello schiavo. 

Noi troviamo due contrasti; dal punto di vista dei sentimenti dello schiavo, cominciamo a vedere:
(1) Il primo contrasto.
“Perché o odierà l'uno e amerà l'altro”.

“Odierà” (misēsei - futuro attivo indicativo)  significa rifiutare con forza, non gradire fortemente, con l'implicazione dell'avversione e dell'ostilità.

Mentre  “amerà” (agapēsei -futuro indicativo attivo) significa preferire fortemente. 
Indica una direzione della volontà e trovare la propria gioia in qualcuno.

Questo amore si basa su un sincero apprezzamento, stima e un grande rispetto, una grande considerazione.

(2) Il secondo contrasto.
“O avrà riguardo per l'uno e disprezzo per l'altro”.

“Avrà riguardo” (anthexetai - future indicative medio) indica essere aggrappato, tenersi fermamente, avere un forte attaccamento a qualcuno,  quindi essere legato, essere fedele, essere devoto a una persona.

Mentre: “Avrà disprezzo” (kataphronēsei - futuro indicativo attivo) è essere contro qualcuno, avere  avversione, con implicazione che si considera l'oggetto di scarso valore, guardare dall'alto in basso.

Consideriamo ora:
B) L’indicazione.
I discepoli non possono servire Dio e Mammona!!

Nel v.13 leggiamo ancora: “Voi non potete servire Dio e Mammona”.

Se un uomo cerca di servire Mammona così come Dio, non riuscirà a dare a Dio l'esclusiva lealtà che Dio richiede.

Ciò che è vero per un servo, lo è anche nel rapporto con Dio e Mammona (mamōna), cioè la ricchezza, i soldi.

È psicologicamente impossibile per chiunque dare la sua devozione sincera a due padroni.

L'oggetto della devozione sarà Dio o mammona; non possono essere entrambi!!

Ci si può dedicare a servire con tutto il cuore, in modo consacrato l’uno, o l’altro, ma non tutti e due insieme!!

Il teologo Giovanni Calvino scrisse: “Dove le ricchezze detengono il dominio del cuore, Dio ha perso la sua autorità”.

Una persona non può essere allo stesso tempo schiava di Dio e della ricchezza materiale!

Non possono governare insieme nello stesso cuore! Si escludono a vicenda!

Coloro che amano il denaro disprezzano e si risentono per ciò che Dio chiede loro riguardo a ciò. 

Ma quelli che amano Dio, sceglieranno di onorarlo non facendo dei beni materiali il proprio padrone!

Invece di usare i soldi per soddisfare egoisticamente i loro desideri, cercheranno di gestire il denaro che Dio ha affidato a loro per il bene, o la salvezza delle persone alla gloria di Dio.

Non si può avere sia Mammona e Dio come padroni entrambi nello stesso tempo!

Dio richiede l’assoluta devozione! 

Noi in Esodo 20:3 troviamo scritto: “Non avere altri dèi oltre a me”.

E Deuteronomio 6:4 ci dice: “Ascolta, Israele: Il SIGNORE, il nostro Dio, è l'unico SIGNORE.  Tu amerai dunque il SIGNORE, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima tua e con tutte le tue forze”.

Cosa rende, allora impossibile servire sia Dio che la ricchezza?

Mammona è simile a un potere demoniaco che ci può ipnotizzare con le sue attrazioni e reclamare il nostro servizio. 

“Mammona” indica un potere e una minaccia idolatra, che compete con Dio.

È un potere che può acquisire il controllo delle persone, e quindi, non si può avere sia Dio che la ricchezza come padroni!! 

Questa è un'impossibilità morale perché entrambi rivendicano il servizio indiviso di una persona, di un servo. 

È impossibile servire sia Dio che Mammona, perché ci sono momenti in cui la ricerca del denaro significherà necessariamente che Dio sarà offeso.

O arriverà un momento in cui una scelta per Dio significherà non avere soldi, o tanti soldi.

L’amore per il denaro ci porta lontani da Dio, perché ci porta a vivere per se stessi, per il proprio piacere, o per il potere.

Nessuno può cercare il piacere egoistico ed essere in grado di dare i propri soldi per gli altri secondo la volontà e la gloria di Dio. 

Quando il denaro è il padrone di una persona, non può esserci spazio per Dio, che richiede obbedienza e devozione sincere e assolute!

Chi ama Dio, chi lo serve deve capire che questo non è compatibile con quello di Mammona! 

Questa lotta e incompatibilità è nel cuore dell’uomo. 

È il cuore dell’uomo che non deve compromettersi, non deve essere diviso.

Gèrard Rossè scrive: “Ora il pericolo della ricchezza è che l’uomo finisca per innamorarsi di essa. Allora diventa un padrone esigente, al pari di Dio: richiede tutto l’impegno, tutte le forze e tutto l’interesse dell’uomo. Sia Dio che mammona vogliono l’uomo nella sua totalità. Ma è impossibile per l’uomo essere totalmente a servizio di due padroni così esigenti: occorre fare una scelta radicale. Gesù però non vuole porre gli uomini dinanzi all’alternativa dell’una e dell’altra, ma affermare che per il credente esiste soltanto una scelta possibile:Dio, poiché solo Dio dev’essere amato ‘con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze, e con tutta la mente’ (Luca 10:27)”.

In questo modo, Gesù chiama i suoi ascoltatori alla scelta radicale, e non solo, ma chi era aperto al suo insegnamento, doveva prendere coscienza delle conseguenze pratiche che comportava essere un suo discepolo: la scelta radicale di Dio comportava un’esclusività permanente!
      
  
Il denaro non è e non può essere la priorità assoluta!

Un servo non può essere fedele a due padroni contemporaneamente.

Arriva il momento in cui si deve scegliere una priorità! 
Esiste solo una scelta possibile: Dio!

Come usiamo i nostri soldi dimostra la realtà del nostro amore per Dio!!
Quanto Egli sia importante per noi!

CONCLUSIONE.
Quello che abbiamo visto è:
A) Dobbiamo essere saggi nell’utilizzo dei soldi!

Una saggia, altruista e generosa amministrazione ora, produrrà una ricca ricompensa in seguito. 

Usiamo i nostri beni terreni in modo tale che ci saranno persone nell'eternità che saranno felici di accoglierci? 

O ci saranno molte persone che punteranno contro di noi le dita accusatrici perché li abbiamo trascurati, o feriti attraverso la nostra condotta infedele in relazione ai beni terreni che ci sono stati affidati?

Il discepolo, proprio come l'amministratore disonesto, dovrebbe guardare avanti. 

I soldi, o i beni materiali dovrebbero essere usati avendo lo sguardo sull'eternità. 

Non c’è li porteremo con noi nell’aldilà, ma il modo come li gestiamo, hanno un valore per dopo la morte!

Noi daremo conto a Dio (Matteo 12:36; 1 Corinzi 3:12-15; 1 Pietro 4:5)  per come abbiamo usato i soldi che Lui ci ha dato! 

Pertanto dovremmo concentrare le nostre energie nel fare ciò che è gradito a Dio.

B) Dobbiamo fare una scelta per servire Dio, o il denaro, perché non si può servire entrambi. 

Una scelta per servire Dio è una scelta per essere generosi con i soldi. 
La fedeltà divisa non è possibile!

Dobbiamo considerare i soldi solo come strumento, e non come padrone!

Sapendo che sono un dono di Dio e a Lui appartengono, li useremo con saggezza, per il progresso del Suo regno, per aiutare le persone a conoscerlo, per la loro salvezza!


Infine:
C) Dobbiamo considerare i pericoli della ricchezza.
Le ricchezze mettono la nostra anima in pericolo!
I soldi, non sono qualcosa di neutro, o innocuo; possiedono alta tensione ed energia esplosiva!

Questo in due sensi.
In primo luogo:
1) I soldi c’ingannano facendoci pensare che da esse provengono il nostro benessere e la nostra sicurezza! 

Anche molti del popolo di Dio troppo spesso soccombono al fascino dei soldi e dei beni materiali, trattandoli come fini a se stessi e come loro possesso per la loro sicurezza.

Ma non è così perché la vita e la sicurezza provengono da Dio ( 1 Samuele 2:6; Luca 12:15; 1 Timoteo 6:17).

Un altro pericolo è perché:
2) Le ricchezze gonfiano il nostro orgoglio (1 Timoteo 6:17). 
Il pericolo è che creano un amore per l'acquisizione e un appetito per l'auto-gratificazione (Deuteronomio 8:11-12; 17-18), mentre attenua l'istinto per il sacrificio di sé, e quindi nel donare agli altri.





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