1 Corinzi 15:3-9: La sostanza del Vangelo.

1 Corinzi 15:3-9: La sostanza del Vangelo.
Visto che alcuni della chiesa di Corinto non credevano alla resurrezione dei morti, Paolo si trova costretto a parlare della sostanza del Vangelo: morte, sepoltura e resurrezione di Cristo!

Nel capitolo 15, l’apostolo tratterà in modo particolare la resurrezione. 

Il primo aspetto del Vangelo è:
I LA MORTE.
“Poiché” (gar) è collegato a ciò che Paolo aveva detto prima nei vv.1-2.

Indica una relazione esplicativa, serve a spiegare ciò che Paolo aveva predicato loro, che ora gli ricorderà.

Paolo inizia a spiegare il Vangelo con la morte di Gesù, quindi vediamo:
A) La Rilevanza.
Paolo dice: “Prima di tutto” (prōtois), indica la priorità, e può essere inteso sia come tempo, o primo per importanza, o entrambe le cose, ed è in riferimento alla morte di Gesù.


Poi vediamo:
B) Il Ricevimento.  
Paolo dice sempre al v.3: “Poiché vi ho prima di tutto trasmesso, come l'ho ricevuto anch'io”.

“Trasmesso” (paredōka - aoristo attivo indicativo) è consegnare, passare, quindi trasmettere un insegnamento autorevole.

Il linguaggio del tramandare e del ricevere sono parole tecniche tratte dall'eredità ebraica in relazione al ricevimento e alla trasmissione delle tradizioni (cfr. 1 Corinzi 11:2,23).

Paolo, fa riferimento a una continuità di trasmissione e ricezione che costituisce, in effetti, un credo, una dichiarazione confessionale, che dichiara le basi assolute della fede su cui è costruita l'identità cristiana e l'esperienza della salvezza.

Il Vangelo è formulato come un credo usato nelle confessioni di fede dei primi cristiani, e nella predicazione e nell'insegnamento delle loro chiese.

Questo credo, o sommario è fondato sulle Scritture, infatti Paolo in tre versi usa per due volte la frase “secondo le Scritture” per dimostrare che il Vangelo è radicato ed emerge dall'Antico Testamento. 

Prima di citare il contenuto del Vangelo che predicava, Paolo afferma che era qualcosa che aveva ricevuto e trasmesso a loro come un testimone.
Questo sottolinea la continuità della tradizione.

Paolo sta trasmettendo un resoconto compresso dei fatti storici, e vuole sottolineare che è un anello di una tradizione che lo precede e da quella dipende.

Attraverso l'uso del linguaggio proprio dell'elaborazione tradizionale, Paolo fa capire che il Vangelo è importante, e mostra la sua preoccupazione per la preservazione della vera dottrina cristiana.

La fonte da cui ha ricevuto il Vangelo, non è detta, ciò che è messo a fuoco è che non è nato con Paolo!

Paolo afferma che il Vangelo non è un insegnamento che lui stesso si è inventato, o a formulato. 

Altrove leggiamo che Paolo ha ricevuto il Vangelo per rivelazione, da Gesù Cristo (1 Corinzi 11:23; Galati 1:12,15-16).

Ma il Vangelo che Paolo predicava, non era differente da quello degli altri apostoli, il credo che riguardo il Vangelo, già circolava prima che lui entrasse in scena, era l’insegnamento degli apostoli e lo  considerava una tradizione autorevole perché ebbe origine in Gesù Cristo. 

Paolo scrive: “Come l’ho ricevuto anch’io”.

Questo sottolinea l'identità di ciò che Paolo ha trasmesso, cioè, era esattamente ciò che ha ricevuto, quindi sottolinea la Sua fedeltà a Gesù.

Dopo aver ricevuto questo insegnamento, Paolo si sentiva in dovere di trasmetterlo sia ai Giudei e sia ai Gentili (Atti 20:21; Romani 1:14-17) e allo stesso tempo a fungere da suo tutore (1 Corinzi 11:23). 

Consideriamo ora:
C) Il Riferimento.
Nel v. 3 leggiamo ancora: “Che Cristo morì per i nostri peccati”.

Il riferimento è alla morte di Gesù.
La morte di Gesù è la cosa più importante, perché morì per i nostri peccati.

È interessante notare che Paolo usa la parola “Cristo”, e non Gesù che cosa significa?

“Cristo” (Christos) era diventato un nome personale per Gesù, ma portava connotazioni messianiche.
Era usato come titolo che indica il ruolo ufficiale di Gesù come Messia.
La morte di Cristo per i nostri peccati e e la Sua risurrezione è la confessione più frequente e più importante nelle epistole di Paolo.

Ma il significato della morte di Cristo,  ha avuto origine da Gesù stesso, all’ultima cena (Matteo 26:26-29; 1 Corinzi 11:23-24).

Cosa significa che “Cristo morì per i nostri peccati”?
Alcuni studiosi pensano che si riferisca alla rappresentazione, altri alla sostituzione, ma possono essere entrambi.

“Per” (hyper) indica lo scopo per cui è morto, e cioè per i nostri peccati.

“Per” esprime l'idea che Gesù è sia il nostro rappresentante che il nostro sostituto. 

In breve, Cristo non solo ci rappresenta, ma prende anche il nostro posto morendo per i nostri peccati sulla croce.

La morte di Gesù Cristo, allora è:
(1) Rappresentazione.
Significa che Cristo è morto a nome dei nostri peccati, cioè che potrebbe espiare per loro, o diventare il mezzo del loro perdono.

Nel dire: “Cristo morì per i nostri peccati”, il credo presuppone la separazione tra Dio e gli uomini a causa della ribellione umana e del peccato, per il quale la giusta pena è il giudizio di Dio; quindi la morte di Gesù è necessaria per la nostra salvezza. 

“Morì per i nostri peccati” significa che Gesù è morto per i peccatori per togliere la colpa a causa dei loro peccati e per riconciliarci con Dio (Romani 5:1-2,9-11).

“Morì per i nostri peccati” significa anche:
(2) Sostituzione.
Per sostituzione s’intende che una persona prende il posto di un’altra specialmente nel caso di un castigo in modo da evitarglielo. 

La frase: “Cristo è morto per i nostri peccati” è la sintesi dottrinale dell'espiazione.

Noi troviamo nella Bibbia che Abramo offrì invece del figlio un montone (Genesi 22:13), così l’Agnello pasquale fu sacrificato per la protezione contro il giudizio di Dio (Esodo 12:13-17); anche gli animali venivano sacrificati sotto l’Antico Patto (Levitico 1:4; 4:13-20; 6:2-7;16:17,30,34,ecc.). 

Questi sacrifici erano solo ombre del Vero Sacrificio fatto da Gesù una volta e per sempre (Ebrei 10:1-10).

Tali sacrifici avevano il senso di espiare (kāp̱ar) i peccati.

La morte espiatrice di Cristo è un principio fondamentale della fede (Romani 5:6,8; 8:32; 1 Corinzi 8:11; 2 Corinzi 5:14-15; Galati 1:4; Efesini 5:2; Tito 2:14). 

Questa morte non è stata una triste disavventura, ma qualcosa che Dio aveva programmato per i peccati degli uomini.

“Espiare” significa coprire il peccato, (Salmi 51:9; Isaia 38:17; Michea 7:19), coprirlo alla vista di Dio così da non suscitare la Sua ira, ha quindi il senso di riparare, ma anche quello di riconciliare. 
Quindi nell’Antico Testamento l’espiazione avveniva per mezzi di una vittima sostitutiva che prendeva il posto dell’offerente. 

Questo ha fatto Gesù, ha compiuto l’espiazione per i peccati del popolo dice Ebrei 2:17.

Gesù è l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Giovanni 1:29,36), Gesù è la nostra pasqua (1 Corinzi 5:7-8). 

Gesù “ha portato i nostri peccati” nel suo corpo sulla croce.  

In 1 Pietro 2:24 leggiamo:  “Egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le sue lividure siete stati sanati”. (Vedi anche Romani 5:8; Ebrei 9:28; 1 Pietro 3:18). 

“Egli ha portato i nostri peccati” significa che, benché non avesse peccato, si è fatto peccato prendendo i peccati del Suo popolo e per la nostra giustificazione. 

In 2 Corinzi 5:21 è scritto: “Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui”. 

Gesù ha preso i nostri peccati e la nostra maledizione (Galati 3:13) e noi la giustificazione, cioè Dio ha imputato a noi la giustizia di Gesù (Romani 4:6; 1 Corinzi 1:30; Filippesi 3:9). 

“Portare i peccati” significa portare le conseguenze penali, subire un castigo come vediamo nell’Antico Testamento, (Esodo 28:43;Numeri 14:34,ecc.). 

“Portare i nostri peccati” significa che siamo assolti dai nostri peccati, la colpa e quindi il giudizio che meritavamo, è caduto sul Figlio. 

Dunque vi è una sostituzione penale che J.I Packer definisce così: ”…Gesù Cristo nostro Signore, spinto da un amore deciso a fare tutto ciò che era necessario per salvarci, ha sopportato ed esaurito il distruttivo giudizio divino al quale noi eravamo altrimenti ineludibilmente destinati, ed ha quindi conquistato per noi il perdono, l’adozione e la gloria”. 

Molti hanno una visione molto sentimentale della croce di Cristo; pensano solo all’amore di Dio e di Gesù.

Certo, la morte di Gesù in croce è una possente dimostrazione dell'amore di Gesù per i peccatori, ma è anche la dimostrazione dell’avversione santa di Dio al peccatore”.

Gli uomini sono ostili a Dio in quanto peccatori, e sono di conseguenza oggetto della Sua santa e giusta ira (Giovanni 3:36; Romani 1:18-19; 5:9-11; Efesini 2:3; 5:6).

Paul D. Washer scrive: “Se l’uomo è oggetto dell’ira di Dio, è perché ha scelto di sfidarne la sovranità e violarne la volontà santa, esponendosi pertanto al giudizio”.

Come nostro sostituto, Cristo morì per placare Dio e soddisfare le richieste della legge (Romani 3: 25-26, 5:9-19), e coloro che hanno fede in Lui saranno salvati (Giovanni 3:16; Romani 3:23-28).

Paolo dice che Gesù morì per i nostri peccati:
C) Secondo le Scritture.
Paolo ricorda ai Corinzi che la morte e la risurrezione di Cristo, gli eventi centrali del Vangelo (v. 2), sono secondo le Scritture. 

“Secondo” (kata) è “in conformità con” “in linea con”, o “come scritto in”.

Paolo introduce le Scritture come la norma che governava la morte e la risurrezione di Cristo.

Il senso è “come le Scritture hanno predetto”, o “come dicono le Scritture”, “proprio come dicevano le Scritture”. 

La domanda è: “A quale particolare Scrittura si riferisce Paolo?”

Gli studiosi sono divisi.
Ci sono quelli che dicono che si riferisce all'Antico Testamento in generale (Luca 18:31-33; 24:25-27, 45-46). 
Il fatto che Paolo si riferisca raramente alle "Scritture" al plurale (1 Corinzi 15: 3-4; Romani 1:2; 15:4; 16:26; cfr. Galati 3:10) suggerisce che l'espressione serve come riferimento generale.

Normalmente quando si parla di un testo specifico, viene indicato al singolare come "la Scrittura" (cfr. per esempio Romani 10:11; 11:2; Giovanni 19:36-37)

In questo senso il punto dei vv. 3-4 può essere visto: 
(1) che la croce è il culmine degli eventi della storia della salvezza così come sono rivelati nell'Antico Testamento.

(2) Che il messaggio della croce deve essere compreso attraverso le categorie di sacrificio, espiazione, sofferenza, e così via dell'Antico Testamento. 

(3) Possono essere comprese anche alcune profezie specifiche su Gesù, e non una specifica.

Altri, pensano che può riferirsi all’adempimento specifico di Isaia 53:5-6,11-12; o  del Salmo 16:8-11; o del Salmo 22.

Comunque sia, la morte di Gesù non è stata un incidente di percorso, un qualcosa che è sfuggita al controllo di Dio! Era programmato! (cfr. Atti 2:22-23; 4:27-28;1 Pietro 1:18-20).

Il secondo aspetto del Vangelo è:
II LA SEPOLTURA.
Nel v.4 leggiamo: “Che fu seppellito”.
La sepoltura di Cristo sembra a prima vista un dettaglio quasi insignificante, ma non è così.
La sepoltura indica che:
A) La Morte di Gesù fu reale.

La morte e la sepoltura si combinano per enfatizzare la finalità e la realtà della Sua morte.

“Fu seppellito” indica che Gesù morì realmente!!

Quest’affermazione serve a rafforzare il fatto che Gesù è veramente morto.

Quando una persona muore, è sepolta,  la realtà della morte è rivelata in modo più vivido e certo.

Gesù fu portato giù dalla croce e deposto da Giuseppe di Arimatea nella sua tomba vuota, fu sigillata e custodita dalle guardie (Matteo 27:57-66; Atti 13:29). 

L'affermazione della sepoltura di Cristo contrasta la bugia, o la prima diffamazione che Cristo non risuscitò veramente, ma i Suoi discepoli rubarono il Suo corpo (Matteo 28:13).

La sepoltura, mostra, che la:
B) Morte di Gesù fu come tutte le persone.

La sepoltura di Gesù Cristo, implica il credere che Egli aveva un corpo materiale.

La morte di Cristo non fu una semplice illusione, perché il Suo corpo fu trattato come qualsiasi altro cadavere dai funzionari romani ed ebrei, e da chi lo amava!

“Fu seppellito” mostra che la sofferenza e la morte di Cristo era come quella di tutti gli altri perché aveva la natura umana. 
La Sua sofferenza e morte non furono apparenti!
Il seppellimento di Gesù indica che Gesù morì come una persona normale e fu seppellito come una persona normale. 

Infine, la sepoltura mostra che:
C) La Morte di Gesù fu essenziale per la resurrezione.

Gesù fu messo sepolto in un sepolcro scavato in una roccia.

“Fu sepolto” è il ponte tra la croce e la resurrezione.

La sepoltura è fondamentale per la realtà della morte di Cristo e della sua risurrezione. 

La sepoltura di Gesù riporta indietro alla realtà della morte e trasmette il carattere della risurrezione.

Quindi, lo scopo di sottolineare: “Fu sepolto”, è quella di affermare la doppia realtà della morte autentica e della risurrezione autentica di Gesù Cristo. 

“Fu sepolto” sottolinea il fatto che un cadavere morto è stato deposto nella tomba, così che la risurrezione che segue sarà riconosciuta come una realtà oggettiva, non un fenomeno "spirituale", tipo che lo spirito di Gesù continuò a vivere!

È ovvio che Paolo non aveva nulla di ciò in mente. 

Era il corpo di Gesù che fu crocifisso. Era il corpo di Gesù che fu sepolto. 
Ed è ovvio, quindi, che fu il corpo di Gesù che fu portato fuori dalla tomba!

Associato con il terzo elemento del credo “è stato risuscitato”, implica credere che Gesù è veramente risuscitato, che la tomba è rimasta vuota.

Gesù non è più nella tomba, vi rimase solo tre giorni!

Il terzo aspetto del Vangelo è:
III LA RESURREZIONE.

Vediamo l’importanza nel:
A) Presente.
Nel v. 4 è scritto: ”Che è stato risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture”.

Studiosi dicono che Paolo si sposta dall'uso del verbo greco del tempo aoristo per descrivere la morte e la sepoltura di Cristo, quindi un evento singolo passato, al tempo perfetto per descrivere la risurrezione di Cristo. 
Il tempo perfetto: “È stato risuscitato” (egēgertai – perfetto indicativo passivo), indica un'azione che è stata completata nel passato, ma che continua a essere vera nel presente, indicando che Cristo è risuscitato e continua a esistere come persona vivente.

Gesù è risuscitato dai morti e continua la Sua vita nello stato di risorto, quindi indica uno stato permanente, ma mette in risalto anche i risultati permanenti dell’evento.

Leon Morris scrive: “Cristo continua a essere e ad agire come il Signore risorto”.

Non è qualcosa che appartiene al passato, ma qualcosa che ha un effetto, una rilevanza duratura sulla realtà presente!( 1 Corinzi 15:12, 13, 14, 16, 17, 20).
La resurrezione, dunque, è qualcosa che ha un effetto in corso, o permanente. 

(1) La resurrezione di Gesù è la dichiarazione che Gesù è il Figlio di Dio (cfr. Romani 1:1-4).

(2) La resurrezione di Gesù assicura l’approvazione dell’opera di Cristo (Atti 2:31-36; 13:32-39; Romani 4:24-25). 

(3) La resurrezione di Gesù assicura la nostra salvezza (Romani 4:24-25; 8:34; 1 Timoteo 2:4-5; Ebrei 7:25; 1 Giovanni 2:1).

Quindi, la morte e la risurrezione sono indissolubilmente unite, se non ci fosse stata la risurrezione, viene a mancare anche il significato della Sua morte, noi saremmo ancora nei peccati dice 1 Corinzi 15:17.  
Consideriamo ora la:
B) Persona che ha risuscitato Gesù.
La voce passiva nel greco di “è stato risuscitato” (egēgertai – perfetto indicativo passivo), indica che c’è stato qualcuno che ha risuscitato Gesù, e questo è Dio! (Atti 2:32; 3:15; 4:10; 5:30, 10:40, 13:30,37; 1 Corinzi 15:15).

Gli apostoli proclamarono la morte e la risurrezione di Gesù, come il cuore della buona notizia di Dio, sia agli Ebrei che ai Gentili.

Pertanto, considerando i fatti più importanti del Vangelo, con Michael Green possiamo dire: "È la morte e la risurrezione di Gesù, la croce vuota, che si trova nel cuore del cristianesimo apostolico ed è la buona notizia di Dio per il mondo”.

Dio ha voluto la morte del Figlio e Dio lo ha risuscitato!

Nella resurrezione vediamo la:
C) Profezia.
Nel v.4 leggiamo: “Che è stato risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture”.

Senza la risurrezione, la morte e la sepoltura di Cristo non farebbero parte di una storia di buone notizie e salvezza (1 Corinzi 15:12-34).

Come per la morte, Gesù aveva predetto la Sua resurrezione più volte (Matteo 17:22-23; 20:19; Giovanni 2:19-22).

Anche la resurrezione, come la morte, è secondo le Scritture.

Dio ha risuscitato Gesù il terzo giorno; si riferisce al giorno seguente più uno (Luca 13:32).

“Il terzo giorno” riguarda il giorno in cui la tomba è stata scoperta vuota (Matteo 28:1-7; Luca 24:1-8; Giovanni 20:1-10).

A quali passi delle Scritture, dell’Antico Testamento si riferisce Paolo?

Ci sono diverse possibilità.
In Atti 13:33 Paolo cita il Salmo 2:7 per il sostegno alla resurrezione. 

Atti 2:25-31 e 13:35-37 sono un possibile riferimento alla risurrezione citato nel Salmo 16:10. 

Così anche il Salmo 110:1 citato in Atti 2:25-36 (cfr. 1 Corinzi 15:24-28), è un possibile riferimento alla risurrezione.

Isaia 53:10-11 è anche un possibile riferimento alla risurrezione. 

Così anche Osea 6:2 è un possibile riferimento scritturale per la resurrezione dopo tre giorni.

Giona 2:1 accoppiato con Matteo 12:40 indica una risurrezione dopo tre giorni. 

Ma come per la morte, studiosi pensano, che la citazione delle Scritture dovrebbe essere presa come un riferimento generale alla Scrittura in generale e non a un riferimento in particolare. 

In Luca 24:46, Gesù fa appello alle Scritture per sostenere la sua risurrezione dopo tre giorni.

In Giovanni 20:9 e Atti 26:23 entrambi parlano in senso generale come predizione della risurrezione. 
E poiché le Scritture predissero la sofferenza e la morte del Messia e predisse anche il Suo regno eterno, la risurrezione è anche implicita.

Quindi, in questo senso, Paolo non ha pensato a un testo specifico delle Scritture, ma la frase lega la resurrezione di Gesù a modelli di promessa e grazia nell'Antico Testamento, e quindi può avere in mente anche le diverse profezie.

Comunque sia, Paolo, in 1 Corinzi 15, mostra nel modo più forte che la questione della risurrezione è fondamentale e indispensabile per la fede cristiana. 

Per Paolo, la risurrezione è una verità innegabile confermata dalle Scritture, che implica che chiunque crede in Cristo sarà risuscitato dai morti (1 Corinzi 15:1-2,12-58).
Il quarto aspetto del Vangelo è:
IV L’APPARIZIONE. 
1 Corinzi 15:5-9 leggiamo: “Che apparve a Cefa, poi ai dodici. Poi apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, dei quali la maggior parte rimane ancora in vita e alcuni sono morti. Poi apparve a Giacomo, poi a tutti gli apostoli; e, ultimo di tutti, apparve anche a me, come all'aborto;  perché io sono il minimo degli apostoli, e non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio”.

Durante il periodo di quaranta giorni tra la Pasqua e l'ascensione, Gesù apparve a diverse persone e in diverse occasioni!

La testimonianza dei testimoni oculari responsabili e onesti è stata ed è considerata una delle forme più affidabili di prove in un tribunale. 

Così lo è anche per la resurrezione di Gesù Cristo.

L’apparizione di Gesù a diverse persone, in momenti diversi è la prova che è veramente risorto, è una prova storica, una realtà oggettiva.

La risurrezione di Gesù dai morti non era una forma di esistenza spirituale. 

Proprio come Lui era veramente morto e sepolto, così fu veramente risuscitato dai morti e visto da un gran numero di testimoni in varie occasioni.

Paolo cita la sua esperienza personale che è stata particolare e diversa dagli altri, perché fatta sulla via di Damasco (Atti 9:1-6), anche lui appartiene a quel gruppo speciale di persone che hanno visto il Cristo risorto!

Quindi ne parla in prima persona per autenticare il Vangelo, e fa, anche, altri esempi; la sua è l’ultima di una catena di testimonianze oculari per dimostrare la resurrezione di Gesù.

Senza scendere nei dettagli, queste apparizioni ci comunicano delle verità importanti.

Prima di tutto:
A) Era un’apparizione vera.
“Apparve” (ōphthē – aoristo passivo indicativo) indica che l’iniziativa è stata di Gesù.

Inoltre, la parola “apparve” indica che questa apparizione non era una visione, Gesù è stato visto vivo fisicamente e realmente con gli occhi! 
Paolo vuole enfatizzare la risurrezione del corpo come un fatto fisicamente verificabile. 

Questa non era una forma di esistenza spirituale, ma qualcosa che è stato visto da molti in diverse occasioni.

L'enfasi di questi versetti (5-8), ricade sulle apparizioni che attestano l'effettiva resurrezione di Cristo. 

I testimoni oculari non hanno intravisto un miraggio, o una visione; piuttosto, Cristo li ha incontrati come quello risuscitato dai morti. 

In Atti 1:3 leggiamo: “Ai quali (apostoli) anche, dopo che ebbe sofferto, si presentò vivente con molte prove, facendosi vedere da loro per quaranta giorni, parlando delle cose relative al regno di Dio”.

B) Era un’apparizione verificabile.
Nel v. 6 Paolo scrive: “Poi apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, dei quali la maggior parte rimane ancora in vita e alcuni sono morti”.

In un tribunale giudeo, la presenza di due, o tre testimoni era obbligatoria per dimostrare la veridicità di un evento. 

Con l’apparizione a cinquecento credenti in una volta, Gesù fornì la prova schiacciante di essere vivo.

Paolo ha detto questo per rafforzare la prova della resurrezione, sottintendendo che alcuni di questi potrebbero essere consultati visto che la maggior parte di loro erano ancora vivi, se qualcuno volesse indagare su questo evento, o se avesse qualche dubbio! 

Paolo sembra indicare che gli scettici potrebbero andare dai testimoni e chiedere loro di dare la loro testimonianza.

In questo modo Paolo sta dicendo: “Se volete accertarvi della verità, se avete qualche dubbio, andate a chiedere a loro se Gesù è risuscitato dai morti, loro testimonieranno di questa verità, lo hanno sperimentato!”

A proposito Leon Morris scriveva: “Quest’apparizione è ovviamente importantissima, poiché in nessun’altra occasione potè un tal numero di persone testimoniare del fatto della resurrezione. L’insistenza di Paolo sul fatto che buona parte di essi è ancora viva, dimostra la fiducia con cui egli può appellarsi alla loro testimonianza: li si poteva interrogare e i fatti sarebbero venuti alla luce”.

C) Era un’apparizione di valore.
Questo in due sensi:
(1) In primo luogo per le persone che videro il Cristo risorto.
Giacomo, era il fratello del Signore, che insieme agli altri fratelli, non credeva in Gesù come il Messia (Giovanni 7:5), ma poi lo vediamo a pregare con i credenti (Atti 1:14).

Poi lo vediamo impegnato nel servizio cristiano e considerato come una delle colonne della chiesa di Gerusalemme (Atti 15:13; Galati 1:19)….

Che cos’altro può spiegare questo cambiamento?

Se il loro capo era morto, un eretico condannato, un uomo sotto la maledizione di Dio a causa della sua morte sulla croce, come mai, i discepoli erano pronti a morire per Gesù? 

Lo erano perché videro il Cristo risorto con i loro occhi! 
Così anche dello stesso Pietro, o Paolo. Il primo da codardo divenne un fedele testimone di Gesù, il secondo da persecutore divenne servo di Gesù, perseguitato come vediamo nel libro degli Atti e nelle sue lettere.

La menzione di tutti questi testimoni è di grande valore:
(2) In secondo luogo come prova della resurrezione di Gesù.

Sempre Leon Morris a riguardo diceva: “Questa parata di testimoni è indice dell’importanza che Paolo attribuisce alla resurrezione del Signore. Infatti egli sta per mostrarne le conseguenze per quanto riguarda la fede cristiana e getta quindi le fondamenta, dimostrando come ben solida sia la fede in quell’evento. Egli non fornisce un elenco completo di testimoni, ma un elenco che dimostra a sufficienza che il fatto è assai bene attestato. Le prove sono tali che la realtà della resurrezione deve essere accettata e Paolo può quindi da qui prendere le mosse”.

Lo storico Thomas Arnold di Oxford ha scritto: “ Le prove per la vita, morte e risurrezione del nostro Signore possono essere e spesso si sono dimostrate soddisfacenti. È buono secondo le regole comuni per distinguere le buone prove da quelle cattive. Migliaia e decine di migliaia di persone l'hanno esaminato pezzo per pezzo con la stessa cura con cui ogni giudice ha riassunto un caso importante. L'ho fatto molte volte, non per persuadere gli altri ma per soddisfare me stesso. Sono stato usato per molti anni per studiare la storia di altri tempi, per esaminare e valutare le prove di coloro che hanno scritto su di loro, e non conosco alcun fatto nella storia dell'umanità che sia meglio provato con prove più complete di il grande segno che Dio ci ha dato che Cristo è morto e risorto dai morti”.

La fede cristiana si basa anche e soprattutto sulla risurrezione di Cristo, e se alcuni dovessero chiedere a Paolo sul suo incontro con Cristo risorto, altri testimoni prima di lui, erano ancora lì pronti a testimoniarlo.

Paolo, fa parte di una schiera di testimoni oculari riguardo la resurrezione di Gesù, parallelamente alle profezie e promesse delle Scritture (1 Corinzi 15:4).

Così Paolo si rivolge a coloro che negavano la resurrezione di Gesù come  oppositori della fede cristiana. 

Questi stanno discutendo non contro le interpretazioni di Paolo, ma contro le azioni storiche di Dio attraverso Cristo, e contro le Scritture che parlavano della resurrezione di Gesù!

Rifiutare i resoconti dei testimoni oculari della risurrezione equivale quindi a rifiutare il Vangelo stesso e le Scritture dell’Antico Testamento. 

“Rifiutare la risurrezione come evento storicamente verificabile significa spostare la fede cristiana dal regno della storia al regno della mitologia. Chi lo fa rifiuta l'azione storica di Dio per l'umanità e riduce la fede cristiana a una questione di devozione privata” (Vang).

Posiamo dire che le apparizioni di Gesù ci fanno comprendere che:
(1) Le persone vedono Dio solo quando Dio si manifesta loro. 

(2) Il Dio sovrano esce dal suo inafferrabile mistero e si rivela in un modo reale e percettibile per le persone. 

(3) L'apparizione si traduce in una chiamata radicale a un compito divino. 
È successo a Pietro, a Giacomo e a Paolo, che dopo aver visto il Cristo risorto, lo cominciarono a servire.

CONCLUSIONE.
La morte, la sepoltura e la resurrezione di Gesù indicano due verità importanti: (1) L'intero processo faceva parte del piano eterno di Dio già rivelato nella Scrittura.

Il riferimento generale alla Scrittura nella formula è completamente intenzionale, indicando che Cristo ha adempiuto l'intero piano di Dio.

Il ripetuto riferimento alle Scritture dell'Antico Testamento (vv.3-4) si basa su due fatti importanti: la morte e la risurrezione di Cristo nel grande piano eterno di Dio per salvare i peccatori.

La morte e la resurrezione di Gesù, era stata predetta molto tempo prima che avvenissero!

La morte di Cristo sulla croce non fu un incidente di percorso, o un ripensamento di Dio, ma faceva parte del Suo piano eterno! 

Era questo, quello che Paolo stava sottolineando, non qualcosa che era appena accaduto, o un’inaspettata svolta del destino, una situazione drammatica che è sfuggita dalle mani di Dio!

Ciò che è accaduto a Gesù, faceva parte del piano eterno di Dio!

(2) La morte di Gesù era per salvare i peccatori.
Non esiste una vera proclamazione del Vangelo che non spieghi il legame tra il peccato umano e la morte di Cristo.

La morte di Gesù è diversa da tutti gli altri come dimostrato anche dalla Sua resurrezione.

Heinz-Dietrich Wendland scrive: “La morte di Gesù è diversa dalla morte di tutti gli altri, è l’inizio dell’azione divina nella storia: l’opera divina della resurrezione lo testimonia e lo conferma. Centro e nucleo dell’evangelo è quindi la morte e la resurrezione di Gesù, la storia della passione e della resurrezione…La fede nella morte e nella resurrezione di Gesù è ciò che fonda la comunità e salva i credenti”.

(3) Il Vangelo si riferisce a fatti storicamente avverati degni di fiducia.
Paolo non pensava alla risurrezione come una sorta di verità ineffabile al di là della storia; piuttosto, era un evento storico con testimoni oculari storici disponibili.

(4) Il Vangelo è una verità che va trasmessa così com’è!

Il cristiano è colui che ha ascoltato e creduto in un messaggio definito: il messaggio del Vangelo. 

Facendo nostro il Vangelo, cioè ciò che riguarda Gesù, lo riconosceremo come determinante per la nostra fede e lo comunicheremo agli altri nella sua realtà oggettiva per la gloria di Dio e la salvezza dei perduti, di coloro, cioè, che ancora non conoscono Gesù Cristo.

Chi conosce ed è pervaso dal Vangelo, lo proclamerà con passione! 
Si sentirà obbligato a trasmetterlo, se è veramente fedele a Gesù Cristo! (Romani 1:14).

Il Vangelo è per tutte le generazioni, è eterno e immutabile, trascende il tempo e la cultura, non può essere modificato e dettato secondo le mode, o le filosofie di questo mondo, va predicato così com’è!



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