Ebrei 11:6: Il modo di avvicinarsi a Dio.

Ebrei 11:6: Il modo di avvicinarsi a Dio.
Nella bibbia, come in questo versetto, vediamo che il modo di avvicinarsi a Dio, di cercarlo, è per fede.

William S. Plumer disse: “La fede in Dio sarà sempre incoronata”.

Dio non è indifferente verso coloro che esercitano la fede verso di Lui!

Dio risponde, opera in favore di coloro che mettono la loro fiducia su di Lui!

Qualcuno ha detto: “La fede vede Dio e Dio vede la fede”.


Quindi vediamo in questo versetto:
I LA NECESSITÀ DELLA FEDE.
“Or senza fede è impossibile piacergli”. 

“Assolutamente nulla dagli uomini può piacere a Dio senza la fede. La religione non piace a Dio, perché è essenzialmente un sistema sviluppato da Satana per contrastare la verità. Nazionalità ed eredità non piacciono a Dio (cfr. Galati 3:28-29). Gli ebrei pensavano di piacere a Dio solo perché erano discendenti di Abramo. Ma la maggior parte delle volte gli dispiacevano. Le buone opere in se stesse non piacciono a Dio, ‘perché mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui’ (Romani 3:20). Senza fede è impossibile piacergli” (John MacArthur).

La fede per Dio ha un grande valore, una grande importanza.  

“Or” (de) continua la narrazione logica fatta precedentemente.

Introduce una nuova fase nell'argomento, è un'affermazione di una verità generale, non riferita solo a Enoc, anche se prende spunto da Enoc, ma indica un contrasto, o una continuazione logica con quanto detto per Enoc.

Enoc per la sua fede fu gradito (essere stato gradito- euērestēkenai) a Dio, ma chi non ha fede non è gradito a Dio!

“Or senza fede è impossibile piacergli” è enfatico.

Ciò avrebbe funzionato e funziona come un avvertimento per coloro la cui fede era ed è vacillante.       

“Senza” (chōris) indica separatamente, a parte, quindi senza fede è impossibile piacere a Dio.

“Impossibile” (adunaton) indica senza forza, impotente, incapace di fare qualcosa.

Questa parola è usata nel Nuovo Testamento, per esempio per indicare che ciò che è impossibile è possibile solo con Dio che è in grado di fare tutto, come rendere la donna sterile fertile (Luca 1:36-37), e di salvare l’uomo che non è in grado di salvarsi (Matteo 19:26; Marco 10:27; Luca 18:27).
Oppure il paralitico a Listra non poteva camminare (Atti 14:8).

In Ebrei, questa parola, è usata altre tre volte per indicare che è impossibile: (1) allontanarsi da Dio e poi ricondurli di nuovo a ravvedimento (Ebrei 6:4); (2) per Dio dire menzogne (Ebrei 6:18); e (3) che il sangue di tori e di capri tolga i peccati (Ebrei 10:4).

“Piacergli” (euarestēsai - aoristo attivo infinitivo) è compiacere, essere gradito, essere ben disposto e si riferisce a Dio.

L’autore non dice che era difficile piacere a Dio senza fede, ma piuttosto era impossibile piacere a Dio senza fede!!

Mentre le buone opere e la buona moralità possono favorirci davanti agli uomini, queste non sono sufficienti per favorirci davanti a Dio. 
Umanesimo, religiosità, moralità, scrupolosità nel seguire regole etiche non ricevono l'approvazione di Dio nel giorno del giudizio. 
Senza fede è impossibile piacere a Dio. 
Non c'è alcuna altra raccomandazione, ma solo la fede, la fede in Gesù Cristo (Giovanni 3:16; 14:6; Atti 10:43; 13:38-39;1 Timoteo 2:5; Ebrei 7:22-25; 8:6).

Puoi essere la persona più brava di questo mondo, che ti prendi cura del prossimo, fare tante opere buone, ma se ti manca la fede, non puoi affatto piacere a Dio; la presenza della fede è vitale per poter piacere a Dio.

John Blanchard dice: “Puoi fare molto senza fede, ma nulla che sia gradito a Dio”.

La fede è il prerequisito assoluto per piacere a Dio.
Nessuno può piacere a Dio se non ha fede.

Nessuno, nemmeno Abele, Enoc, o chiunque altro, può piacere a Dio senza fede, è un requisito assoluto. 
Dio è avvicinabile, (per esempio Ebrei 4:16; 7:25; 10:1,22) ma solo per fede!

La persona non sarà mai accettabile per Dio, né accettata da Dio senza la fede!

Così l’autore dell’epistola agli Ebrei, spiega l'indispensabilità della fede.

Chi non agisce per fede pecca (Romani 14:23), e chi non è al 100% per Dio, chi ha dubbi non riceve niente da Dio perché è di animo doppio dice Giacomo 1:5-8.

“Animo doppio” (dipsuchos) indica è piegato insieme, piegato in due, con due anime, due generi, diviso di mente: tra il mondo e la fede, tra il piacere del peccato e Dio.

È quella persona con due anime in petto, due anime con due personalità e due volontà, ecco perché vive in conflitto con se stesso! Sono i credenti ipocriti! 
I credenti nominali! (Salmi 12:2).

Gli esseri umani, allora, sono chiamati a mettere la loro fede in Dio completamente, affidando l'interezza delle loro vite alla Signoria e all’amore di Dio. 

Dio è soddisfatto della fede perché la persona si è fidata di Dio, lo riconosce come tale e crede che dipende da Lui, che senza Dio non può vivere e prosperare, e ha anche la certezza della salvezza, per la fede in Cristo (Romani 3:21-31; 5:1-11; 8:32-39).

Consideriamo ora:
II LA NATURA DELLA FEDE.
“Poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano”.

La fede è ciò che ci unisce alle benedizioni di Dio per la Sua grazia e si fida delle promesse di Dio!

 “Poiché” (gar) introduce i motivi del commento precedente: è impossibile piacere a Dio senza fede, poiché è necessario credere che Dio esista per accostarsi lui.

“Si accosta” (proserchomenon - presente medio participio) è avvicinarsi a Dio.

Questa parola è usata per la salvezza (Ebrei 7:25; 10:1; 12:22); o per la preghiera, entrare alla Sua presenza per cercare la sua grazia e il suo favore come dice Ebrei 4:16: “Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia ed essere soccorsi al momento opportuno”. (Salmo 34:4).

Si può anche riferire al culto, all’adorazione (Ebrei 10:22).

Quindi accostarsi a Dio descrive un approccio diretto e definitivo a Lui (Ebrei 7:25, 12:22) così come l'espressione regolare di una relazione in corso, una relazione quotidiana (Ebrei 4:16; 10:22).

Infatti, il tempo presente implica un’azione abituale di comunione, o a entrare alla presenza di Dio per chiedere un soccorso, o per il culto.

Questa nuova relazione tra Dio e il suo popolo fu promessa nella nuova alleanza (Ebrei 8:10-12; 10:16; Geremia 31:33; Ezechiele 36:26-27), ed è stata effettuata tramite il sommo sacerdote Gesù Cristo mediante la sua morte, resurrezione ed esaltazione (Ebrei 7:25).

Chi si accosta a Dio, deve (deí), cioè è necessario, inevitabile, indispensabile che creda che Egli è, cioè esiste! 
Credere a Dio è una necessità vincolante e logica!
Non credere in Dio è irrazionale!
“Credere” (pisteusai – aoristo attivo infinitivo) è in enfasi e significa avere fiducia, fidarsi, confidare, essere convinti.

Dio non è un concetto metafisico per domande e discussioni, come molte volte avviene! 
Dio è la realtà suprema e il fondamento e la fonte di tutto l'essere creato. 

Quando il lettore è informato che per avvicinarsi a Dio deve credere che esiste, non viene invitato a fare un passo nell'oscurità, ma a rivolgersi alla luce; non è incoraggiato a lavorare su una fede cieca, ma a affidare tutto il suo essere a Colui che è Lui stesso verità, luce e vita.

Vediamo allora prima di tutto che per piacere a Dio dobbiamo: 
A) Credere nell’esistenza di Dio.
“Poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è”

“Che egli è” (hoti estin) è in enfasi e si riferisce all’esistenza di Dio.

La bibbia afferma sempre l'esistenza di Dio, non è qualcosa che ha cercato di dimostrare. 

Per esempio Genesi 1:1 inizia che “nel principio Dio creò”, dà come dato di fatto l’esistenza di Dio.

Quando predicava a persone politeiste, Paolo afferma ancora la Sua esistenza senza cercare di dimostrarla (Atti 14:15; 17:24). 

La bibbia, e quindi questo passo, ci dice di avere fede in Dio!
Vance Havner dice: “La fede non guarda se stessa”.
Noi non dobbiamo avere fede nella fede, ma in Dio.

La fede non ha valore se non è collegata a Dio!

Oggi sentiamo spesso parlare del potere della fede, ma il potere della fede è nullo senza il contenuto, o l’oggetto della fede!

Ora per essere collegata a Dio, la fede deve credere nell’esistenza di Dio!

Una persona non si avvicinerà a Dio se non crede che Dio esista. 

La fede è fondata, ha una base, o un punto di riferimento, e questo è Dio!

Credere che Egli è, significa credere nell’esistenza di Dio.

Dio si presentò a Mosè in questo modo per indicare fra le altre cose che Dio esiste ed entra nella scena della vita del suo popolo. 

In Esodo 3:14 è scritto: "Dio disse a Mosè: 'Io sono colui che sono'. Poi disse: 'Dirai così ai figli d'Israele: -l'IO SONO mi ha mandato da voi-'". 

“Io sono colui che sono” indica la sua esistenza realmente perfetta, incondizionata, indipendente!

Ora credere nell’esistenza di Dio è la visione più ragionevole in questo mondo.

“L'esistenza di Dio significa che l'esistenza umana non è assurda” (Peter S. Williams).

È più logico credere nell’esistenza di Dio, che siamo il prodotto creativo di Dio (Genesi 1; Ebrei 3:4), che credere a qualsiasi altra spiegazione che viene data alla nostra esistenza!

Tim Keller scrive: “Se Dio non esiste e tutto questo mondo non è altro che (per richiamarci a un noto aforisma di Bertrand Russell) il prodotto di una casuale disposizione di atomi, non vi è un vero motivo per cui siamo stati creati. Siamo degli ‘incidenti’”.

Ma come possiamo essere degli incidenti, come possiamo essere il prodotto del caso se consideriamo che è tutto perfettamente calibrato per la nostra esistenza?

Lo studio delle condizioni che hanno permesso la vita sulla terra ci fanno capire che l’universo è stato preparato per l’essere umano!
Francis Collins dice: “Quando scruti l’universo dal punto di vista di uno scienziato, si ha l’impressione che l’universo sapesse che stavamo arrivando. Ci sono quindici costanti- la costante gravitazionale e costanti varie tra cui la forza nucleare forte, la forza nucleare debole, ecc - che hanno valori ben precisi. Se una qualsiasi di esse si fosse discostata anche solo di un milionesimo o, in alcuni casi, perfino di un milionesimo di milionesimo, l’universo non sarebbe potuto arrivare a esistere, non al punto in cui lo vediamo. La materia non sarebbe stata in grado di fondersi, non esisterebbero le galassie, le stelle, i pianeti, l’uomo”.

A questo si aggiungono come prove dell’esistenza di Dio, anche la bellezza del creato e delle leggi morali, della coscienza, che sono in ogni individuo.

L'ateismo pratico di coloro che vivono come se Dio non esistesse è condannato (Salmo 14:1; 53:1).

Ma non dobbiamo credere all’esistenza di un dio, ma in colui che ha fatto conoscere la Sua volontà ai padri attraverso i profeti e Gesù Cristo, e dai Suoi apostoli quindi nel Dio della bibbia (Ebrei 1:1-2; 2:1-4), quindi l’unico e vero Dio in tutta la Sua natura e opere come si è rivelato nella bibbia (Deuteronomio 6:4; 1 Tessalonicesi 1:9).

Quindi, credere che "Dio è" è esercitare la fede su di Lui come lo dichiara la Sua parola, per esempio: supremo sovrano, santo, giusto, misericordioso, onnipotente, onnipresente, onnisciente, eccetera.
Un Dio che salva dai peccati attraverso il Figlio Gesù Cristo!

La bibbia dice anche che c’è solo un unico vero Dio, il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, il Dio che si è rivelato al popolo di Israele e in definitiva si è rivelato tramite Gesù. 

In Isaia 45:5-6 leggiamo: "Io sono il SIGNORE, e non ce n'è alcun altro; fuori di me non c'è altro Dio! Io ti ho preparato, sebbene non mi conoscevi, perché da oriente a occidente si riconosca che non c'è altro Dio fuori di me. Io sono il SIGNORE, e non ce n'è alcun altro".

E ancora, Paolo in 1 Corinzi 8:4-6 dice: "Quanto dunque al mangiar carni sacrificate agli idoli, sappiamo che l'idolo non è nulla nel mondo, e che non c'è che un Dio solo.   Poiché, sebbene vi siano cosiddetti dèi, sia in cielo sia in terra, come infatti ci sono molti dèi e signori, tuttavia per noi c'è un solo Dio, il Padre, dal quale sono tutte le cose, e noi viviamo per lui, e un solo Signore, Gesù Cristo, mediante il quale sono tutte le cose, e mediante il quale anche noi siamo".

Così la fede deve essere coerente nel Dio della bibbia e rivolgersi con fiducia solo a Lui come l'unico vero Dio come ci ricorda Esodo 20:1-3: “Allora Dio pronunziò tutte queste parole: ‘Io sono il SIGNORE, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla casa di schiavitù.  Non avere altri dèi oltre a me’”.

Chiunque si avvicina a Dio, deve credere che il Dio della bibbia è l'unico e il vero Dio, non mettendo altri al Suo posto.

Credere nel Dio della bibbia che è l’unico e vero Dio, è fondamentale e basilare, ma non è sufficiente!! 

Dobbiamo anche credere che è il Dio della storia degli uomini, che guida e controlla la storia secondo il Suo disegno!

Non dobbiamo credere solo che Dio esiste, o di avere un assenso astratto all'idea di Dio. 
Credere che Dio esista è solo l'inizio; anche i demoni credono nell'esistenza di Dio (Giacomo 2:19-20), è più di questo!

Dio non si accontenta di un semplice riconoscimento della Sua esistenza!!
Vuole una relazione personale e dinamica con te che trasformi la tua vita, che tu ti affidi a Lui quotidianamente! Che porti tutto a Lui: desideri, sogni, pensieri, che affidi la tua vita interamente a Lui!

Quindi dobbiamo:
B) Credere nell’immanenza di Dio.
“ E che ricompensa tutti quelli che lo cercano”.
La causa del perché oggi molti non hanno una comunione piena con Dio, è la mancanza di fede.

Tozer scrisse: “Ma perché i figli di Dio stessi riscattati conoscono così poco di quella comunione abituale e cosciente con Dio che la Scrittura offre? La risposta è a causa della nostra cronica incredulità. La fede consente al nostro senso spirituale di funzionare. Dove la fede è difettosa, il risultato sarà insensibilità interiore e intorpidimento verso le cose spirituali. Questa è la condizione di un gran numero di cristiani oggi. Nessuna prova è necessaria per supportare tale affermazione. Dobbiamo solo conversare con il primo cristiano che incontriamo o entrare nella prima chiesa che troviamo aperta per acquisire tutte le prove di cui abbiamo bisogno”.

Dio premia chi lo cerca con fede, la convinzione cioè che Lui risponderà. 

Dio diventa un ricompensatore, ricompensa quelli che lo cercano.

“Ricompensa” in realtà è “ricompensatore diventa” (misthapodotēs ginetai - presente medio indicativo), così Dio è il ricompensatore colui che paga un salario, ed è in enfasi.

Il senso è che Dio risponde, dona, benedice chi lo cerca per fede! 

È irragionevole pensare che una persona possa pregare Dio senza credere che lui esista, ma è anche irragionevole il non credere che Dio risponda e aiuti quelli che lo cercano secondo il Suo carattere e promesse!

Dio si lascia trovare da quelli che lo cercano (Geremia 29:13-14), questa è la Sua promessa!

"Cercano" (ekzētousin - presente attivo presente) è effettuare una ricerca attenta, diligente, impegnarsi seriamente! Desiderare sinceramente! (Atti 15:17; Romani 3:11; Ebrei 12:17; 1 Pietro 1:10). 

Questo è un linguaggio che troviamo nell’Antico Testamento per coloro che facevano parte dell’alleanza con Dio, coloro che avevano un rapporto con Dio, che gli erano devoti (Deuteronomio 4:29; Salmi 34:4; 69:32). 

"Cercare Dio" si riferisce a coloro che si affidano fermamente a Dio, fiduciosi che le Sue promesse saranno soddisfatte e trovano in Lui la fonte della loro più profonda soddisfazione.

Dio ricompensa la ricerca dell’uomo devoto sincero!

Il riferimento può essere alla preghiera, o all’adorazione, o al servizio dedicato a Dio.
Ma può essere inteso in un senso completo di avvicinarsi a Dio in ogni momento della nostra vita, nelle nostre occupazioni quotidiane e nell’andare in chiesa, nella prosperità come nelle avversità, in altre parole camminare ogni giorno con Dio! 

Quindi cercare il volto di Dio non va fatto in modo superficiale, ci deve essere un coinvolgimento serio e sincero! (cfr. Isaia 29:13; Geremia 29:13-14; Matteo 15:8-9).

Dio risponde e da quello che promette a chi lo cerca con una fede sincera! 

Dio ricompensa chi lo cerca e chi lo cerca ha la certezza che Dio lo ricompenserà, lo esaudirà! (Marco 11:22-24).

La vera fede che piace a Dio si avvicina al Suo trono di grazia di frequente, con fiducia e diligenza. 

La vera fede è una gioiosa attesa, si aspetta di ottenere misericordia e trovare grazia e di essere soccorsi al momento giusto (Ebrei 4:16). 

Anzi molte volte Dio va oltre quello che gli chiediamo e pensiamo!
Paolo lo sapeva molto bene, infatti in Efesini 3:20 è scritto: “Or a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo”.

In virtù della Sua potenza illimitata e vittoriosa, Dio che può fare di più di quel che domandiamo o pensiamo.
Così possiamo essere audaci nel chiedere cose impossibili per la logica umana, ma anche avere una gioiosa attesa se pensiamo che oltre la Sua potenza, Dio è anche un Dio di grazia, misericordioso, fedele e presente!

Ma troppo spesso non abbiamo questa senso di gioiosa attesa, non ci aspettiamo nulla da Dio mentre procediamo in modo cupo sulle nostre discipline spirituali come la lettura e la meditazione della bibbia, e la preghiera. 

Una taverna era in costruzione in una città che fino a poco prima non si vendevano alcolici. Un gruppo di cristiani in una certa chiesa si oppose a questo e pregò per tutta la notte, chiedendo a Dio di intervenire. Un fulmine colpì l'edificio della taverna, che bruciò fino alla distruzione. Il proprietario intentò una causa contro la chiesa, sostenendo che i membri erano responsabili. I cristiani assunsero un avvocato, sostenendo che non erano responsabili. Il giudice disse: "Non importa come questo caso venga fuori, una cosa è chiara: il proprietario dell'osteria crede nella preghiera e i cristiani no".

A volte siamo come quei cristiani che pregano, ma non crediamo nella potenza del Dio che preghiamo!

Abbiamo bisogno di una nuova comprensione dell’immanenza di Dio, che è vivo e dinamico, l’Iddio della storia, e della Sua potenza, fedeltà e generosità che ricompensa davvero coloro che lo cercano diligentemente con fede.

Che cosa è allora la fede? La fede è qualcosa di vivo, dinamico, è un movimento che coinvolge l’aspetto intellettuale, cioè il conoscere Dio, avere i dati, le informazioni su di Lui su cui poggiare la nostra fede, coinvolge il nostro consenso e fiducia in Lui, siamo convinti in quello che Dio è, che è vero e può fare e realizza ciò che ha promesso.

Senza questo tipo di fede, è impossibile piacere a Dio! Perché? Perché quando ci si avvicina a Dio, solo questa fede lo tratta come assolutamente affidabile che ricompensa coloro che lo cercano seriamente e sinceramente, che credono che Dio mantiene le Sue promesse!

Quindi l’autore con questo versetto non solo vuole mettere in evidenza l’importanza di credere che Dio esista, ma anche l’immanenza, la fedeltà e la generosità di Dio verso coloro che gli piacciono, cioè coloro che hanno fiducia in Lui!

La fede è la fiducia in un Dio immanente, vivo, fedele e generoso!

CONCLUSIONE
Questo versetto è una verità che si applica a tutti coloro che si accostano a Dio con fede sincera in preghiera e si aspettano il favore e l’intervento di Dio nella loro vita, che credono nella Sua esistenza e immanenza, che ricompensa cioè, coloro che lo cercano diligentemente!

Noi possiamo dire che la vita di fede da questo versetto ha almeno tre componenti. 
(1) Implica accostarsi a Dio e cercarlo diligentemente.

Inoltre la vita di fede:
(2) Implica credere che Dio esista. 
È assurdo pensare che una persona possa accostarsi a Dio senza una ferma fiducia nella sua esistenza.

Infine la vita di fede: 
(3) Implica la fiducia che Dio ricompenserà coloro che lo cercano diligentemente e sinceramente, appunto con fede.
Dio, per Sua natura e in conformità con le sue promesse, ricompensa coloro che hanno fiducia in Lui.

Quindi possiamo affermare con Curtis Vaughan: “La fede sblocca il divino magazzino, ma l'incredulità ne blocca le porte”.

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