sabato 19 agosto 2017

Salmo 30:6-7: Sotto la disciplina di Dio.

Salmo 30:6-7: Sotto la disciplina di Dio.
“Quanto a me, nella mia prosperità, dicevo: ‘Non sarò mai smosso’.  O SIGNORE, per la tua benevolenza avevi reso forte il mio monte; tu nascondesti il tuo volto, e io rimasi smarrito”.

Questo è un inno di ringraziamento cantato alla festa della dedicazione del tempio.  

Dai vv.1-5 Davide esprime la gioia dopo la disciplina di Dio, il fatto che Dio lo ha portato in alto e non ha permesso che i suoi nemici si rallegrassero su di lui. 

Davide ha gridato e Dio lo ha guarito da una malattia, lo ha strappato dalla morte, e per questo motivo esalta Dio. 

Così invita la comunità dei fedeli a salmeggiare al Signore, a celebrare la Sua santità perché l’ira Sua è per un momento, ma la Sua benevolenza è per tutta una vita. 

Dai vv.8-12 vediamo la dichiarazione di Davide che Dio ha rimosso la Sua disciplina. 
Dopo che ha invocato il Suo aiuto, Dio ha mutato il dolore di Davide in danza, Dio ha tolto il cilicio, cioè il dolore e lo ha rivestito di gioia così che può salmeggiare a Dio senza mai tacere.

Il salmo si conclude con la dichiarazione di Davide a celebrare sempre il Signore.

Nei vv. 6-7 leggiamo proprio della disciplina del Signore.


Noi nel v.6 leggiamo: 
I LA RAGIONE DELLA DISCIPLINA.
La ragione della disciplina è l’orgoglio.
Dio disciplina Davide per i suoi peccati di auto-sufficienza e d’indipendenza.

Non c'è spazio per Dio nella persona che è piena di se stessa!

La frase: “Non sarò mai smosso” non significa in sé peccato se è un’espressione di fiducia nella potenza, nella salvezza e dipendenza nel Signore, se è un‘espressione di lode nella provvidenza di Dio, quindi se si porta gloria a Dio (cfr. Salmo 16:8; 21:7; 55:22; 62:2; 96:10; 121:3).

È peccato come espressione inappropriata di orgoglio che esprime la fiducia nelle proprie risorse umane, nel proprio io, di esercitare il controllo del proprio mondo (cfr. Salmo 10:6).

Tre errori sono presenti che possiamo fare, ma che non dobbiamo fare:
A) Pensare e credere che tutto ciò che abbiamo è merito nostro e non di Dio.
Il salmista aveva concepito erroneamente la sua prosperità come risultato del proprio merito, piuttosto che come conseguenza del favore immeritato di Dio.

Nella sua salute e prosperità, ha confidato in se stesso, pensando che ciò che aveva avuto fosse una conseguenza della sua auto-realizzazione, mentre la salute, la sicurezza e la prosperità sono un dono del Signore come ci ricorda Deuteronomio 8:17-18: “Guardati dunque dal dire in cuor tuo: La mia forza e la potenza della mia mano mi hanno procurato queste ricchezze.  Ricordati del SIGNORE tuo Dio, poiché egli ti dà la forza per procurarti ricchezze, per confermare, come fa oggi, il patto che giurò ai tuoi padri”.


La forza, la sicurezza, la stabilità, la prosperità sono un dono della benevolenza di Dio, quindi non dobbiamo essere orgogliosi di noi stessi, ma essere umili e grati a Dio.

Quando Davide e il popolo fecero delle offerte volontarie per la costruzione del tempio, Davide benedisse il Signore in presenza del popolo pregò: “Sii benedetto, SIGNORE, Dio del padre nostro Israele, di eternità in eternità! A te, SIGNORE, la grandezza, la potenza, la gloria, lo splendore, la maestà, poiché tutto quello che sta in cielo e sulla terra è tuo! A te, SIGNORE, il regno; a te, che t'innalzi come sovrano al di sopra di tutte le cose! Da te provengono la ricchezza e la gloria; tu signoreggi su tutto; in tua mano sono la forza e la potenza, e sta in tuo potere il far grande e il rendere forte ogni cosa. Perciò, o Dio nostro, noi ti ringraziamo, e celebriamo il tuo nome glorioso. Poiché chi sono io, e chi è il mio popolo, che siamo in grado di offrirti volenterosamente così tanto? Poiché tutto viene da te; e noi ti abbiamo dato quello che dalla tua mano abbiamo ricevuto” (1 Cronache 29:10-14).
  
In Giacomo 1:17 leggiamo:" Ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall'alto e discendono dal Padre degli astri luminosi presso il quale non c'è variazione né ombra di mutamento".

È affermato più volte nella Bibbia che la nostra vita dipende da Dio e in essa trova la nostra sicurezza!  (Deuteronomio 8:3; 1 Cronache 29:10-14; Matteo 4:4; 2 Corinzi 3:5; Giovanni 15:4-5; cfr. 1 Samuele 2:6-8; Salmo 104:27-29).

Il secondo errore è:
B) Dimenticare che la prosperità che abbiamo è grazie a Dio (Deuteronomio 8:11-20; 32:15; 2 Cronache 32:2-5; Daniele 4:28-37).

Il punto di questi versetti del Salmo 30 è: una religiosità falsamente curvata su se stessa per edificare sui suoi meriti e non sulla grazia di Dio, e credere erroneamente di stare al sicuro.

Davide non si rendeva conto che tutti i suoi pensieri religiosi su Dio, in definitiva, secondo questo passo, erano diretti all’io e alla sua sicurezza, oppure a un Dio a propria immagine e somiglianza, un Dio che si desidera e si assoggetta, ma non per quello che è in se stesso, una religiosità centrata su se stesso e non in Dio.

Il terzo errore è:
C) Fidarsi della propria sicurezza e della propria condizione. 
Il peccato di Davide era l'atteggiamento arrogante dell'auto-sufficienza, il peccato di indipendenza dal Signore, il confidare nelle proprie forze, valore e capacità.

Non solo dimentichiamo che quello che abbiamo proviene da Dio, ma poi confidiamo in quello che abbiamo e non in Dio che ce lo ha dato! 

1 Timoteo 6:17-19 leggiamo: “Ai ricchi in questo mondo ordina di non essere d'animo orgoglioso, di non riporre la loro speranza nell'incertezza delle ricchezze, ma in Dio, che ci fornisce abbondantemente di ogni cosa perché ne godiamo; di far del bene, d'arricchirsi di opere buone, di essere generosi nel donare, pronti a dare, così da mettersi da parte un tesoro ben fondato per l'avvenire, per ottenere la vera vita”.

Pertanto non dobbiamo confidare nelle nostre risorse, ma solo in Dio che ci dona le risorse!

In secondo luogo nel v.7 troviamo: 
II LA REALTÀ DELLA DISCIPLINA. 
A) La disciplina fa parte della vita cristiana.
In Ebrei 12:4-10 leggiamo: “Voi non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato, e avete dimenticato l'esortazione rivolta a voi come a figli: ‘Figlio mio, non disprezzare la disciplina del Signore, e non ti perdere d'animo quando sei da lui ripreso; perché il Signore corregge quelli che egli ama, e punisce tutti coloro che riconosce come figli’.  Sopportate queste cose per la vostra correzione. Dio vi tratta come figli; infatti, qual è il figlio che il padre non corregga? Ma se siete esclusi da quella correzione di cui tutti hanno avuto la loro parte, allora siete bastardi e non figli. Inoltre abbiamo avuto per correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo forse molto di più al Padre degli spiriti per avere la vita? Essi infatti ci correggevano per pochi giorni come sembrava loro opportuno; ma egli lo fa per il nostro bene, affinché siamo partecipi della sua santità. È vero che qualunque correzione sul momento non sembra recar gioia, ma tristezza; in seguito tuttavia produce un frutto di pace e di giustizia in coloro che sono stati addestrati per mezzo di essa”.

La parola “disciplina” (paideias) indica educare, istruire, formare.

(1) Dio disciplina con le tribolazioni e le sofferenze i Suoi figli (vv.5-6, 11).
Dal contesto sembra che la loro sofferenza era mediante la persecuzione (Ebrei 12:1-4).
In un modo, o nell’altro, prima, o poi, visto la nostra natura peccaminosa, il cristiano sarà disciplinato dal Signore.

A volte la disciplina di Dio è dolorosa e molto severa, infatti la parola “correzione” (mastigoi) del v.6 rimanda alla flagellazione, una pratica dolorosa e severa di punizione tra i Giudei in quell’epoca, che veniva fatta con una frusta (Matteo 10:17; 23:34). 

Il punto è che la disciplina di Dio può talvolta essere dolorosa e severa, e ha lo scopo di correggere il nostro comportamento peccaminoso.

Quando la nostra disobbedienza è grande, o la nostra apatia è grande, la sua punizione sarà grande!!

(2) Dio disciplina perché ama i Suoi figli (v.6)
A un uomo è stato chiesto perché stava guardando da sopra un muro, lui ha risposto: “Perché non riesco a vedere attraverso il muro”. 

Quando noi cristiani non riusciamo a vedere attraverso il muro di dolore, di confusione, di difficoltà o di disperazione, abbiamo bisogno di guardare oltre il muro, dobbiamo guardare il Padre che ci ama e lo ha mostrato in un modo chiaro e inequivocabile attraverso la croce di Gesù Cristo (Giovanni 3:16; Romani 5:6-8).
Guarda alla croce, guarda all’amore di Dio manifestato sulla croce e al fatto che Dio ti ha perdonato da tutti i tuoi peccati, e sarai convinto sull’amore di Dio!

Charles Spurgeon disse: “Il Signore fa cadere i suoi santi proprio al centro del fuoco ardente e lo fa -tenetelo ben presente - perché sono i suoi figli teneramente amati”.  

La disciplina di Dio non è perché non ci ama, ma perché ci ama! 
È una prova del Suo amore! 

(3) Dio disciplina per correggere i Suoi figli (vv.6-8,10-11)
La disciplina di Dio è una prova che siamo Suoi figli!
A volte abbiamo tutti voluto disciplinare i figli di qualcun altro, ma non lo abbiamo fatto e non lo facciamo perché non sono i nostri figli che amiamo.

Oltre alla motivazione dell'amore, noi discipliniamo i nostri figli, semplicemente perché sono i nostri figli e abbiamo una responsabilità speciale, e poiché la disciplina è per il loro bene, siamo obbligati a disciplinarli.

Un padre veramente amoroso è assolutamente impegnato ad aiutare suo figlio ad avere una buona educazione, a comportarsi bene. 
Quanto più il nostro Padre celeste è impegnato nell’educarci a essere conformi alle Sue norme, ai Suoi standard, e questo lo farà con la correzione a volte dolorosa!

La correzione di Dio mira alla nostra santificazione, ad assomigliare a Lui (v.10; Ebrei 10:14; 1 Pietro 1:15-16).
La santità di Dio è sia la fonte e la misura, lo standard della nostra santità.

Il più grande desiderio di Dio per i Suoi figli è quello di condividere con noi la Sua Santità.

La disciplina è dolorosa, ma i risultati sono positivi!
La disciplina di Dio è importante perché ci fa crescere spiritualmente e ci fa capire aspetti della nostra vita e della vita spirituale che altrimenti non possiamo conoscere (Deuteronomio 8:1-3; Salmo 119:71,75).

Molti disprezzano, si lamentano e si scoraggiano alla disciplina di Dio, ma non deve essere così!

Non dobbiamo disprezzare, scoraggiarci, rifiutare e ribellarci a Dio quando ci disciplina perché siamo Suoi figli (vv.6-8-10), ci ama e ci disciplina perché noi possiamo crescere moralmente e spiritualmente (vv.10-11).

Dio ci disciplina come facevano anche i nostri genitori con noi e lo facevano per farci capire cosa era giusto o sbagliato nel nostro comportamento, a volte sbagliavano, ma Dio non sbaglia mai.

A volte noi genitori umani puniamo più per rabbia che per amore, e talvolta puniamo più severamente di quanto sia giusto. 
A volte persino puniamo erroneamente un figlio per qualcosa che non ha fatto, ma la punizione di Dio è sempre giusta!
Ricordiamo che Dio ci disciplina per rafforzarci e non per indebolirci, per incoraggiarci e non per scoraggiarci, per farci crescere e non abbatterci.

Quindi la disciplina di Dio non è una punizione cieca o come vendetta, ma un’educazione, una formazione, un’istruzione!

Non ci sottometteremo a Dio anche se ci disciplina in modo doloroso e severo visto che ci dà la vita? (v.9)
“Vita” può essere intesa sia come vita materiale e sia come vita eterna.

La disciplina, la punizione non è piacevole perché porta dolore.
Se fosse piacevole, avrebbe poco potere correttivo, per sua stessa natura è spiacevole sia da dare e sia da sopportare, recano tristezza (v.11)

Un intervento chirurgico, una riabilitazione fisica sono trattamenti dolorosi, ma li sopportiamo per il risultato finale: per una salute migliore!
Così dovremmo essere disposti a sopportare il trattamento doloroso e severo del Signore per i nostri bisogni spirituali, per la nostra crescita spirituale che al momento ci non procura gioia, ma poi avremo pace e giustizia.

La persona che accetta la disciplina di Dio e non si ribella, trova la pace e avrà una vita giusta.
Una vita giusta è una vita rispondente, o corrispondente alla volontà di Dio (v.11; Ebrei 11:33, Atti 10:35, Romani 6:13-19; 2 Corinzi 9:10; Filippesi 1:11; 2 Timoteo 2:22; 3:16, Giacomo 3:18, 1 Giovanni 2:29).

 La giustizia è associata all'eliminazione del peccato, a camminare umilmente e in sottomissione a Dio in modo determinato, risoluto. 

Ora passiamo alla:
B) Realtà della disciplina in Davide.
Davide, a causa di una di una malattia che lo ha portato all’orlo della morte come leggiamo nei vv.2-3), ha cominciato a riflettere sulla sua condizione davanti a Dio e quindi anche sulla vita.

L’improvviso sconvolgimento di una vita tranquilla e il fatto che Dio nascose la Sua faccia, porta Davide a riconoscere che stava costruendo la sicurezza della propria vita su un fondamento sbagliato: su stesso e ciò che aveva!

Davide riconosce che è la benevolenza di Dio che ha reso forte il suo monte.
Questa immagine sul monte forte, indica una solida, sicura e prosperosa condizione (Salmo 18:34; 27:5).

Dio ha messo Davide in altezze inattaccabili, lo stabilito in sicurezza come una forte montagna!

Davide si è reso conto che era la benevolenza di Dio che gli aveva dato questo, ma lo ha capito dopo che Dio ha nascosto a lui la Sua faccia, grazie alla disciplina di Dio.

La conseguenza, o la natura di nascondere la faccia è in relazione alla malattia di Davide, o quando sono venute meno tutte le sue sicurezze umane.

La sua malattia è come conseguenza della disciplina e dell’ira di Dio che punisce a causa del peccato.

In Isaia 59:1-2 è scritto: “Ecco, la mano del SIGNORE non è troppo corta per salvare, né il suo orecchio troppo duro per udire; ma le vostre iniquità vi hanno separato dal vostro Dio; i vostri peccati gli hanno fatto nascondere la faccia da voi, per non darvi più ascolto”. 

Il peccato separa l’uomo da Dio! E non ascolterà le sue preghiere!

Oggi come ai tempi di questo passo di Isaia, la gente chiede perché Dio non esaudisce, o risponde alle loro preghiere. 
La gente si chiede perché non hanno il senso della sua presenza, o non c’è in loro la potenza, o nella loro chiesa, la potenza di Dio. 
La gente si chiede perché Dio non realizza nella loro vita le Sue meravigliose promesse. 

Allora si pensa che Dio non è abbastanza forte per aiutare (la sua mano è troppo corta, simbolo dell’azione), o che non sta davvero prestando attenzione (il suo orecchio è troppo duro, capacità e volontà di ascoltare), ma il problema sono i peccati che causano la separazione e causano una situazione in cui Dio non risponde alle preghiere!

I peccati sono una barriera (separazione) tra l’uomo peccatore e il Dio santo (vedi per esempio Geremia 5:25; Abacuc 1:13; 1 Giovanni 1:6). 

È il peccatore che fa allontanare Dio!
Isaia c’insegna una semplice logica causa-effetto: Dio non è né impotente né insensibile, ma è santo, quindi il peccato ci separa da Dio, fa nascondere la Sua faccia da noi! (Deuteronomio 31:17; 32:20; Giobbe 13:24; 34:29; Salmo 13:4; 22:25; 27:9; 69:18; 88:15; 102:3; 143:7; Isaia 8:17; 54:8; 64:6; Michea 3:4; Geremia 33:5; Ezechiele 39:23, 24, 29).

“Nascondere la faccia” è ignorare, è la riluttanza di Dio a incontrare il suo popolo.
È il ritiro della comunione divina, della Sua presenza, quindi ira e abbandono, il ritiro attivo del favore e della protezione di Dio a causa del peccato dell’uomo! 

Dalla gioia della presenza di Dio da una situazione tranquilla, si passa a una situazione di spavento; in altre parole la malattia e la sofferenza di Davide provengono da Dio che giudica il suo peccato.

Prima di soffrire fisicamente, Davide era malato spiritualmente!
Dio nasconde la Sua faccia a Davide a causa del peccato, e lui rimase “smarrito” (bāhal), cioè terrorizzato, spaventato, confuso.

Così diventiamo quando Dio ci nasconde la Sua faccia: smarriti!

La consapevolezza del suo peccato come della grazia di Dio avviene grazie alla punizione di Dio!

In altre parole, la malattia non era solo il giudizio nel senso della retribuzione, ma un giudizio correttivo che ha ripristinato la mente, le emozioni e la volontà di Davide e gli ha dato una conoscenza della necessità della fiducia di Dio, non un’arrogante fiducia in se stesso!

La disciplina di Dio ha portato Davide alla verità, alla retta via!

Da quello che poteva chiamare la sua prosperità, forza e stabilità, che erano motivo di orgoglio e di sicurezza fondato su se stesso, ora Davide impara e si pente, ora è umile e riconosce che dipende dalla benevolenza di Dio!

Guardando indietro la sua vita prima dell'insorgenza della malattia, il salmista si rende conto che nella sua prosperità era stato orgoglioso.

Ora se siamo orgogliosi dobbiamo considerare che, non solo da questi versetti, ma da altre parti della Bibbia che Dio punisce gli orgogliosi, e questo è doloroso! (Proverbi 3:34; Isaia 2:9-17; Giacomo 4:6; 1 Pietro 5:5-6).

CONCLUSIONE
1) Non dobbiamo confidare in noi stessi!
Possiamo pensare di essere immuni dal peccato, che rimaniamo in piedi che non possiamo cadere in questo tipo, o quell’altro tipo di peccato, Paolo ci dice: "Perciò chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere” (1 Corinzi 10:12).

Paolo avverte non riguardo a essere fiduciosi in Dio, ma si riferisce a coloro che sono orgogliosi della propria sicurezza spirituale inattaccabile basata sulla propria conoscenza ed esperienza spirituale, e quindi di una certa fiducia in loro stessi.
Si riferisce a coloro che si considerano spiritualmente forti e sufficientemente qualificati tanto da non peccare!

Ora confidare in noi stessi è una falsa garanzia!
Quelli che cadono più facilmente sono coloro che credono che non lo faranno mai!
“Nessuno è così vicino a cadere come coloro che sono più sicuri nella propria posizione” (William Burkitt).

Possiamo avere un’eccessiva sicurezza e fiducia in noi stessi, ma possiamo sbagliare come Davide, o come Aman (Ester 3-5), o Pietro (Luca 22:33-34), eccetera. 

Noi troviamo un avvertimento qui che è quello di non confidare in noi stessi, ma in Dio! (Salmo 20:7).

Un altro insegnamento è:
2) Non dobbiamo essere orgogliosi.
L'orgoglio è un peccato pericoloso e mortale.
Agostino diceva: “Se costruisci su di te, il tuo edificio sarà una semplice rovina”.

Il veleno più efficace per condurre una persona alla rovina è quello di vantarsi in se stesso, è l’orgoglio!

Dobbiamo ricordare che a Dio non piace il nostro orgoglio, e lo giudica!

Non dobbiamo mai perdere di vista questo fatto: tutto ciò che abbiamo materialmente e spiritualmente è dovuto al favore di Dio su di noi, non è opera nostra! (Deuteronomio 8:7-18; 1 Samuele 2:7; Giovanni 15:5; 1 Corinzi 15:10; 2 Corinzi 3:5). 

Dio non condividerà la Sua gloria con nessuno (Isaia 42:8).

Così come dice Paolo ai Corinzi: “Chi si vanti, si vanti nel Signore” (1 Corinzi 1:21).

Se siamo orgogliosi dovremmo vergognarci visto che Dio si è umiliato per noi quando è venuto sulla terra in Cristo per essere un servo e per morire come un criminale per i peccatori! (Marco 10:44-45; Filippesi 2:5-8).

3) Non dobbiamo confidare nelle nostre risorse, ma solo in Dio che ci dona le risorse! 

Dio è la fonte di tutto quello che abbiamo, se confidiamo nelle risorse e non in Dio, le risorse diventano idoli!

Infine:
4) Sotto la disciplina di Dio dobbiamo ricordare che è giusta, e ci disciplina perché siamo Suoi figli che ama e il suo scopo è la nostra crescita spirituale.

“La giustizia riempie tutto ciò che fa, perché è proprio quello che è” dice J. A. Motyer.

Essendo giusto Dio non sbaglia mai! (Salmo 9:8; 50:4-6; 51:4; 96:10,13; 98:9; Romani 2:5-8) 

Noi, su certi aspetti del nostro carattere, non possiamo crescere in un modo diverso dalla disciplina!

Pertanto non disprezzare, la disciplina di Dio; non ti scoraggiare quando sei sotto disciplina di Dio, non ti ribellare alla disciplina di Dio!
Ringrazialo sempre! Sii riconoscente!

Dio ti ama e vuole che tu gli assomigli sempre di più nella santità e giustizia, questo è lo scopo della disciplina di Dio: la tua crescita morale e spirituale!