mercoledì 21 giugno 2017

La necessità del risveglio spirituale. (Prima parte)

La necessità del risveglio spirituale.
Prima parte
Quali sono le motivazioni, per un risveglio, perché è necessario?

Vediamo la necessità del risveglio dal modo come Gesù tratta le chiese descritte in Apocalisse: Efeso, Pergamo, Tiatiri, Sardi e Laodicea.

Troviamo degli aspetti generali interessanti della relazione di Gesù con queste chiese.

Il primo aspetto è che Gesù conosce le opere della chiesa: pregi e difetti.

Il secondo aspetto è che Gesù, tranne la chiesa di Sardi e Laodicea, loda i loro pregi, ma li riprende comunque per le loro mancanze; quindi non possiamo farci forte dei nostri pregi pensando che Dio è soddisfatto di noi, o della nostra chiesa e così c’illudiamo che Lui chiuda gli occhi e ci approvi comunque. 
Gesù non chiude gli occhi sui nostri difetti se ci sono solo alcuni pregi, vuole che la chiesa si ravveda e quindi sia irreprensibile, altrimenti la giudicherà.
Quindi non possiamo pensare di fare quello che vogliamo tanto Gesù ci perdona sempre, è pericoloso ci attiriamo il giudizio di Dio se non c’è un ravvedimento!


Il terzo aspetto è che alle chiese elogiate, Gesù dice che ha qualcosa contro di loro, quindi c’è un rimprovero e un’esortazione al ravvedimento.

Il quarto aspetto è che Gesù dice a Giovanni di scrivere all’angelo della chiesa.

Oggi mediteremo sulle chiese di Efeso, Pergamo e Tiatiri.

Il risveglio è necessario quando:
I SI ABBANDONA IL PRIMO AMORE
Era il problema della chiesa di Efeso.
Gesù disapprova della chiesa di Efeso, l’abbandono del primo amore.
In Apocalisse 2:2-5 è scritto: “Io conosco le tue opere, la tua fatica, la tua costanza; so che non puoi sopportare i malvagi e hai messo alla prova quelli che si chiamano apostoli ma non lo sono e che li hai trovati bugiardi. So che hai costanza, hai sopportato molte cose per amor del mio nome e non ti sei stancato.  Ma ho questo contro di te: che hai abbandonato il tuo primo amore.  Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti, e compi le opere di prima; altrimenti verrò presto da te e rimoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvedi”.

In questi versetti troviamo: 
A) La Censura.
Il v.4 dice: ”Ma ho questo contro di te: che hai abbandonato il tuo primo amore”.  

Le sue opere, la fatica e la resistenza paziente, e soprattutto il valore che la chiesa dà alla sana dottrina, sono lodati dal Signore Gesù.

Pur mantenendo la loro ortodossia dottrinale e continuando a servire Cristo, quel servizio era degenerato nell'ortodossia, fredda o meccanica, credenti di Efeso avevano abbandonato il primo amore.

La chiesa di Efeso era una chiesa che operava e aveva discernimento spirituale, ma aveva perso il primo amore.

È scritto al v. 4: “Hai abbandonato” (aphēkas - aoristo attivo indicativo) significa smettere di fare qualcosa, con l'implicazione di una completa cessazione, rinunciare, fermarsi, smettere, abbandonare.
Indica che c’è stato un momento nel passato che la chiesa ha abbandonato il primo amore!

“Primo” (prōtēn) è sottolineato, è in enfasi e si riferisce all'amore che avevano nei primi anni della loro storia, o all’amore dei primi giorni di conversione, all'inizio della vita cristiana quando si è diventati cristiani.

La chiesa è chiamata a ricordare i primi giorni in cui l'amore abbondava nella comunità.
La seconda generazione della chiesa di Efeso aveva abbandonato quell’amore della prima generazione, il loro amore si era raffreddato (Matteo 24:12).

A che cosa si riferisce allora il primo amore? Chi è l’oggetto?
“Primo amore” si riferisce all’entusiasmo, alla passione, alle attenzioni, alla cura.

Può riferirsi all’amore verso Gesù, o a Dio (cfr. Geremia 2:2).

Può riferirsi agli altri credenti. 
L’amore iniziale della chiesa "per tutti i santi" era diminuito (Efesini 1:15; 3:17-19).
La chiesa di Efeso aveva perso quell’amore iniziale e si era insediata in un'ortodossia fredda!
La generazione attuale stava mantenendo la dottrina tramandata, ma aveva lasciato il suo primo amore.
Benché un tempo avessero l'amore, quaranta anni dopo, l’amore della prima generazione di credenti si era raffreddato. 

Lo studioso Ladd afferma: “I convertiti efesini avevano conosciuto un tale amore nei loro primi anni; ma la loro lotta contro i falsi insegnanti e il loro odio per l’insegnamento eretico avrebbe evidentemente provocato forti sentimenti e atteggiamenti duri verso l'un l'altro in misura tale che si trattava di un abbandono della suprema virtù cristiana dell'amore ".

Così il desiderio di un insegnamento sano e la conseguente azione diretta per escludere tutti gli impostori, avrebbero creato un clima di sospetto. 

Senza amore ogni altra cosa è nulla dice 1 Corinzi 13:1-3.

Infine un’altra interpretazione è che il primo amore può riferirsi sia a Gesù (o Dio) e sia agli altri credenti, all’amore fraterno.
Questa interpretazione non è sbagliata perché l’amore per Dio e per i fratelli sono inseparabili (1 Giovanni 2:9-10; 4:16,20-21), ma è incluso anche l’amore per i non-credenti, per i perduti per coloro che non sono ancora salvati!

Non si può amare Dio senza amare i suoi figli e viceversa!!
Gesù rispondendo a una domanda di uno scriba su quale fosse il gran comandamento rispose: “Il primo è: ‘Ascolta, Israele: Il Signore, nostro Dio, è l'unico Signore: Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutta la mente tua, e con tutta la forza tua’.  Il secondo è questo: ‘Ama il tuo prossimo come te stesso’. Non c'è nessun altro comandamento maggiore di questi” (Marco 12:29-31).

Un raffreddamento dell'amore personale per Dio comporta inevitabilmente la perdita di amore per gli altri.

Riguardo l’amore per Dio è importante affermare che l’amore per Dio, come ci ricorda Gesù, deve essere radicale, totale ed esclusivo.
Amare Dio significa metterlo sopra tutti, perfino noi stessi e tutto (Salmo 73:25; Luca 14:26-27).

L’amore per il Signore si vede dall’obbedienza (Giovanni 14:15,21)!
Chi ama Gesù gli obbedirà, senza ma e ne se!

Il segno che amiamo il Signore in modo radicale, totale, esclusivo e prioritario lo vediamo da quando tempo gli dedichiamo in comunione con Lui attraverso la preghiera, la lettura e la meditazione della Sua parola, il frequentare gli incontri, la testimonianza evangelistica, e la qualità nel fare questo!

Quindi se siamo apatici, se trascuriamo questo o lo facciamo in modo superficiale abbiamo bisogno di un risveglio spirituale, vuol dire che non stiamo vivendo il primo amore!
Infatti all’inizio della conversione avevamo molta passione in questo: pregavamo con il cuore e tanto ogni giorno, leggevamo tanto la Bibbia, non ci perdevamo un culto, anzi stavamo spesso in modo informale a pregare nella casa di qualche altro fratello, o sorella! 
Non perdevamo un’occasione per predicare il Vangelo, per parlare di Dio agli altri!

Ken Terhoven scrive riguardo la perdita del primo amore: “Ti ricordi come ti sentivi quando sei stato salvato? Tutto nella vita cristiana era eccitante. Amavi gli inni, i canti, la predicazione della parola di Dio. L’evangelizzazione ti entusiasmava. Come eri contento di poter fare qualcosa per Gesù! Ti piaceva leggere la sua parola, pregare, avere comunione con i credenti. E oggi? Senti ancora lo stesso entusiasmo, la gioia nei confronti della parola e della preghiera? Quel primo amore è morto e il tuo cristianesimo è diventato un luogo comune? Riconoscere il tuo bisogno ristorerà la tua visione e ti metterà sulla giusta strada di un risveglio”.

Osvald J.Smith scriveva: “Quando ho bisogno di un risveglio? Quando sentirò di aver perduto l’amore di un tempo. Ricordo l’amore, lo zelo, la gioia traboccante che provavo nel cuore il giorno in cui per la prima volta avvertii la presenza di Dio, quando feci l’esperienza della salvezza. Allora mi era tanto caro pregare, testimoniare, cantare le lodi del Signore. Quando potevo, distribuivo con gioia opuscoli di evangelizzazione e lavoravo volenterosamente per condurre anime a Cristo. Leggevo avidamente brani della Bibbia; mi adoperavo con zelo alla gloria di Dio. Posso dire oggi le medesime cose? Forse, oggi la preghiera non ha la stessa attrattiva di un tempo; forse il mio zelo per la salvezza delle anime non è più quello di allora; forse la Parola di Dio non è più continuamente sulle mie labbra. Se è accaduto tutto questo, è necessario che si verifichi un potente risveglio”.

Così è necessario mettersi in ginocchio e pregare il Signore che squarci e cieli e scenda per ridarti una nuova vitalità!

Vediamo ora:
B) Il comando.
Nel v.5 è scritto: “Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti, e compi le opere di prima; altrimenti verrò presto da te e rimoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvedi”.

Nel comando vediamo:
(1) Ricorda.
Gesù esorta la chiesa a ricordare il momento della caduta.
La dimenticanza è spesso la causa iniziale del declino spirituale e gli Efesini avevano bisogno di riconoscere la serietà di questa caduta.

“Ricorda” (mnēmoneue) è un presente attivo imperativo normalmente utilizzato per comportamenti necessari (per esempio Matteo 16:9; 8:18; Luca 17:32; Giovanni 15:20).
In questo caso il comportamento necessario è la loro memoria del passato, e questo non è solo portarlo alla mente, ma ad agire su di esso.
Gli Efesini avevano bisogno di attualizzare e quindi rientrare nella loro esperienza passata del primo amore. 

Nel comando c’è:
(2) Ravvediti.
La memoria è la base del ravvedimento (cfr. Isaia 44:21; 46:8-9; Michea 6:5; Romani 15:15; Galati 1:6-9; 3:2-3; 5: 7; 1 Tessalonicesi 1:5-10; 2:13-14; 4:1-2).

Gesù, per mano di Giovanni, esorta a ricordare il momento della caduta, quindi ricordare come amavano prima e poi cosa è accaduto da quel momento e a ravvedersi (ravvediti – aoristo attivo imperativo).

“Ravvedersi” è sottolineato due volte, indica compiere un’azione decisiva di cambiare strada, o di tornare indietro, di compiere le opere di prima; è un cambiamento di cuore, che comporta la rinuncia di un comportamento sbagliato e l'abbraccio di un nuovo stile di vita.

Ora, questo ravvedimento non è tanto un nuovo stile di vita, ma un ritorno al passato!!

La chiesa è esortata a riflettere sulla sua storia passata, questo la convincerà dei suoi errori presenti e la porterà a cambiare le sue azioni. 

L’amore è sempre qualcosa di pratico, ha una dimostrazione tangibile; Gesù esorta la chiesa a compiere le opere di prima, gli atti del primo amore che nel presente non aveva più!

La mia domanda per te è questa: Hai perso il primo amore?
Rifletti bene! Ricorda quando e come hai cominciato a perderlo! E poi ravvediti!

Se amiamo Dio ameremo le persone! 
Oggi molte chiese, molti cristiani hanno perso questo primo amore, benché conoscano la sana dottrina e abbiano discernimento spirituale.

Molti cristiani possiamo “odorare” la dottrina sbagliata a chilometri di distanza, ma non dobbiamo cessare di amare le persone!

Nella lotta per mantenere l'insegnamento sano e la purezza morale e dottrinale, è possibile perdere uno spirito caritatevole, eppure entrambi sono importanti (Giovanni 1:14; Efesini 4:15).

Nel difendere la fede, i credenti devono continuare ad amare, anche chi la pensa diversamente!

È importante amare la sana dottrina ed essere pronti a morire anche per essa, ma nello stesso tempo dobbiamo amare il prossimo!

Quante lotte intestine all’interno della chiesa, quanta mancanza di amore contro coloro che hanno un’opinione diversa dalla nostra!

Pur rimanendo fermi nelle nostre convinzioni che pensiamo siano secondo la sana dottrina, secondo la rivelazione di Dio, noi siamo chiamati ad amare gli altri, non li dobbiamo rigettare, emarginare, fargli la guerra!

Così anche quando abbiamo a che fare con chiari casi di peccato e di errore, la Scrittura ci esorta a correggerli con amore e mansuetudine (Luca 15:1-2; Galati 6:1-5; 2 Timoteo 2:24-26),

Una chiesa in cui l'amore cessa è un fallimento! 
Il fallimento è perché il cuore del Vangelo, quindi la buona notizia di Dio, cioè l’amore di Gesù Cristo per i peccatori è manifestata nella Sua chiesa tra i suoi membri!

Il motivo di questo fallimento che richiede il ravvedimento si trova nel Vangelo di Giovanni: "Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri" (Giovanni 13:34-35).

Infine vediamo:
C) La cautela.
Dobbiamo essere prudenti a come ci comportiamo.
Sottolineando la gravità della situazione, Gesù Cristo avverte gli Efesini a prendere le misure necessarie per recuperare il loro primo amore.

Il v. 5 ci ricorda che se la chiesa non si ravvede, Gesù rimuoverà il candelabro dal suo posto, cioè Gesù avrebbe giudicato la chiesa facendo cessare la sua esistenza!

Una chiesa può smettere di esistere per giudizio di Gesù!!
Alcune chiese muoiono per mancanza di conoscenza, altre per mancanza di pianificazione, altre per mancanza di evangelizzazione, e per tanti altri motivi, ma alcune chiese, come la chiesa di Efeso, potrebbero rischiare di morire, semplicemente per il giudizio di Gesù che è dispiaciuto, disapprova e giudica l’abbandono del primo amore!

Se Gesù arriva a tanto, vuol dire che prende seriamente il primo amore! 
Pertanto facciamo attenzione!
Se abbiamo perso il primo amore, allora dobbiamo ravvederci!
Allora è necessario il risveglio!

Il risveglio è necessario quando non c’è amore per Dio e per i credenti della chiesa locale e universale, anche per le altre denominazioni!
Una chiesa necessita di risveglio quando non è unita, quando al proprio interno si mettono al centro le fazioni, i partiti e non Gesù Cristo (1 Corinzi 1:10-15).

Il risveglio è necessario quando non c’è amore per i non credenti, quindi una mancanza di amore per i perduti e questo è anche dimostrato dalla mancanza di passione per l’evangelizzazione.

Il risveglio è necessario quando c’è il declino dottrinale, quando:
II SI TOLLERA, O SI PROFESSA LA FALSA DOTTRINA. 
Questo era il problema della chiesa di Pergamo  e di Tiatiri.
Quello che aveva la chiesa di Efeso, non avevano le chiese di Pergamo e Tiatiri: il discernimento spirituale, la conoscenza e l’amore per la sana dottrina.

Vediamo:
A) La professione dottrinale falsa delle chiese di Pergamo e Tiatiri. 
Cominciamo con la:
(1) Chiesa di Pergamo.
In Apocalisse 2:13-16 riguardo la chiesa di Pergamo è scritto: “Io so dove tu abiti, cioè là dov'è il trono di Satana; tuttavia tu rimani fedele al mio nome e non hai rinnegato la fede in me, neppure al tempo in cui Antipa, il mio fedele testimone, fu ucciso fra voi, là dove Satana abita. Ma ho qualcosa contro di te: hai alcuni che professano la dottrina di Balaam, il quale insegnava a Balac il modo di far cadere i figli d'Israele, inducendoli a mangiare carni sacrificate agli idoli e a fornicare. Così anche tu hai alcuni che professano similmente la dottrina dei Nicolaiti. Ravvediti dunque, altrimenti fra poco verrò da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca”.

Gesù elogia la fedeltà della chiesa di Pergamo, ma non approva che vengano tollerati alcuni che professano la dottrina di Balaam e dei Nicolaiti.

I cristiani di Pergamo hanno resistito fermamente alle pressioni esterne persecutorie, ma hanno permesso una forma apparentemente sottile di compromesso che si sviluppasse internamente.

Si può resistere a una persecuzione fisica, ma cedere al compromesso della sottigliezza di un insegnamento di una dottrina eretica!

Balaam, era un indovino, era stato chiamato dal re moabita Balac per maledire gli israeliti in cambio di una ricompensa, ma non riuscendogli perché Dio gli è lo impedì, anzi benedì Israele (Numeri 22-24).
Balaam spinse così Balac come far cadere Israele, come spingerli all’infedeltà verso il Signore (Numeri 25:1-3; 31:16) con l’adorazione agli idoli e alla fornicazione.

Così nella chiesa di Pergamo, c'era molta pressione al compromesso.
Proprio come Israele era influenzata per fornicare sia sessualmente che spiritualmente, lo stesso vale per i cristiani di Pergamo.

Mentre i cristiani rimasero fedeli nonostante la persecuzione, permettevano un movimento eretico in mezzo a loro, mettendo in pericolo tutta la chiesa. 

I falsi insegnanti, con la loro dottrina (didachēn) stavano sostenendo che i credenti avrebbero potuto avere rapporti più stretti con la cultura, le istituzioni e la religione pagana.
Gli eretici insegnavano che non c'era niente di sbagliato nell’idolatria e nella fornicazione.

Un altro gruppo della chiesa professava la dottrina dei Nicolaiti, simili all’eresia di Balaam.

I Nicolaiti si abbandonavano all’immoralità e all’empietà, sostenevano che i cristiani non dovevano separarsi dal mondo pagano, ma dovevano continuare a partecipare al suo stile di vita libertino, insegnavano a lasciarsi andare alle pratiche pagane.
Quindi le loro pratiche, implicavano l'immoralità e una partecipazione sincretistica all'idolatria.

Credevano che la condotta immorale non influenzasse la vita spirituale perché sono separati!

I Nicolaiti erano cristiani che avevano compromesso la loro fede con il godere dei piaceri peccaminosi della società dove vivevano e offrire sacrifici agli idoli.

Con il compromesso con il mondo, pensavano che era la migliore politica per coesistere pacificamente e di andare avanti senza persecuzione.
Ma tale compromesso diluiva la fede, e questo Gesù non poteva tollerarlo.

Gesù ci chiama a essere presenti nella società, ma senza compromessi!

Non può esserci alcun compromesso tra la fedeltà a Cristo e i piaceri peccaminosi del culto degli idoli, o dell'immoralità sessuale. 

Anche in questo caso, come per Efeso la chiesa è chiamata al ravvedimento.

La chiesa aveva la responsabilità di cessare la tolleranza per questi eretici, e sono chiamati al pentimento.

Passiamo ora alla:
(2) Chiesa di Tiatiri.
In Apocalisse 2:20-24 riguardo la chiesa di Tiatiri leggiamo: “Ma ho questo contro di te: che tu tolleri Iezabel, quella donna che si dice profetessa e insegna e induce i miei servi a commettere fornicazione, e a mangiare carni sacrificate agli idoli. Le ho dato tempo perché si ravvedesse, ma lei non vuol ravvedersi della sua fornicazione. Ecco, io la getto sopra un letto di dolore, e metto in una grande tribolazione coloro che commettono adulterio con lei, se non si ravvedono delle opere che ella compie.  Metterò anche a morte i suoi figli; e tutte le chiese conosceranno che io sono colui che scruta le reni e i cuori, e darò a ciascuno di voi secondo le sue opere. Ma agli altri di voi, in Tiatiri, che non professate tale dottrina e non avete conosciuto le profondità di Satana (come le chiamano loro), io dico: Non vi impongo altro peso”.

Nonostante i pregi di questa chiesa, Gesù elogia: le sue opere, il suo amore, fede, servizio, costanza, le sue opere sono numerose delle prime, nella chiesa di Tiatiri c’era una dottrina eretica che professavano alcuni come quella di Pergamo: quella di Iezabel.

Gesù le ha dato tempo di ravvedersi, ma questa non si è ravveduta e quindi la conseguenza sarà il giudizio di sofferenza solo per coloro che commettono adulterio spirituale con lei tradendo Gesù (Cfr. Isaia 57:3,8; Osea 9:1). 

“Tolleri” (apheis) significa che i membri della chiesa riconoscevano la dottrina eretica di questa donna, ma permettevano che continuasse, non prendevano una posizione attiva davanti queste dottrine peccaminose.

In che cosa consisteva la dottrina eretica di Iezebel?
Era la stessa di quella di Balaam e dei Nicolaiti: idolatria e fornicazione, un comportamento libertino del fare ciò che ti pare; un comportamento pericoloso che anche l’apostolo Paolo ha condannato (1 Corinzi 6:19-20; 8-10); significava compromettere il rapporto con Dio perché lo si rinnegava servendo i demoni e provocando così la gelosia di Dio (1 Corinzi 10:20-22).

Iezabel era un nome fittizio, simbolico per indicare che era una falsa profetessa, una donna che esercitava un’influenza negativa, che insegnava (didaskein) una dottrina satanica (v.24) e seduceva, ingannava, cioè induceva i servi di Gesù all’idolatria e alla fornicazione come la moglie fenicia, del re Acab d’Israele, Izebel.

“Induceva” (planasthai), è usato in Apocalisse per Satana (12:9, 20: 3, 8, 10); il falso profeta ( 13:14; 19:20); o Babilonia (18:23).

La regina pagana Izebel aveva influenzato negativamente il marito israelita, aveva programmato e guidato il regno settentrionale nell'adorazione e nella magia di Baal (1 Re 16:29-31; 18:4, 9; 21:25-26; 2 Re 9:22).

Dopo la professione dottrinale falsa delle chiese di Pergamo e Tiatiri consideriamo:
B) Il peso della dottrina.

Che cosa s’intende per dottrina?

Prima di tutto consideriamo:
(1) La sostanza della dottrina.
La dottrina è un insegnamento, possiamo dire che per dottrina s’intende gli insegnamenti espressi come una formulazione e un riepilogo (1 Timoteo 1:10; 4:6,16; 6:3; Tito 1:9).

La Bibbia parla di due tipi di dottrina quella sana, o buona, quindi vera, cioè che proviene da Dio che è stata rivelata tramite i profeti, Gesù e gli apostoli.
In questo senso la dottrina, è l'insegnamento scritturale sulle verità teologiche (2 Tessalonicesi 2:13; 2 Timoteo 3:16-17; Ebrei 1:1-3; 2 Pietro 1:16-21; Giuda 1:3).

La Bibbia parla anche di falsa dottrina, che può essere di origine umana (Isaia 29:13; Colossesi 2:8, 20-23; Matteo 15:8-9, 1 Timoteo 1:3; 6:3), o di origine demoniaca (1 Timoteo 4:1-5; 1 Giovanni 4:2-3; Apocalisse 2:24), questi sono insegnamenti diversi alla dottrina che proviene da Dio.

Quindi la questione non è se la dottrina piaccia o non piaccia, se sia bella o brutta, ma se è vera o falsa!

La chiesa di Dio si contraddistingue per la sana dottrina! (1 Timoteo 3:15).
R. B. Kuiper diceva:  “La chiesa è dove la verità è. La dottrina sana è sempre stata, è oggi e sarà sempre il segno più importante della vera chiesa”.

(2) Lo scopo della dottrina.
Se mentre la vera dottrina è destinata a salvare e modellare il popolo di Dio,  ed è necessaria per mantenere l’integrità della chiesa, per la maturità cristiana e per un servizio efficace  (Salmo 19:7-8; Efesini 4:11-14; 1 Timoteo 4:16; 2 Timoteo 2:25; 3:16-17; Ebrei 5:13-14), quindi porta benedizione (Deuteronomio 32:1-4; Salmo 19:7-11; 119: 97-104; Isaia 55: 10-13; Ezechiele 3:1-3); la falsa dottrina è l’insegnamento che distorce, o contraddice la verità rivelata di Dio, causando divisione, confusione e distrazione nella chiesa (Atti 15:24; Romani 16:17-18; Galati 1:7; Efesini 4:14; 1 Timoteo 1:3-4; 1:18-20; 2 Timoteo 2:16-18; Tito 1:10-11, 13-14; Ebre 13:9; 2 Pietro 3:17), portando le persone lontane dalla verità e per questo deve essere affrontata dalla chiesa come Gesù dice alla chiese di Pergamo e Tiatiri.

Eppure molti non amano studiare per conoscere la sana dottrina, si è molto pigri nel farlo e questi saranno sballottati da ogni vento di dottrina!

Il Nuovo Testamento sottolinea ripetutamente il valore e l'importanza della sana dottrina e per questo va difesa, custodita, insegnata, trasmessa (Atti 2:42; Galati 1:8; 1 Timoteo 4:6; 6:3; 2 Timoteo 1:13-14; 2:2; 1 Giovanni 2:7, 24, 26; 3:11; Giuda 3). 

L'autorità per la sana dottrina è la Bibbia stessa.
Nella formulazione della dottrina la chiesa non prende in considerazione altre autorità.

La Bibbia è l'autorità di controllo ultimo e definitivo per tutte le questioni della fede e della pratica cristiana. 
L'esperienza, la ragione e la tradizione devono essere giudicate dalla Scrittura e la Scrittura non deve essere giudicata da altre autorità. 

Come i cristiani dell'antica Berea, la chiesa deve esaminare continuamente la dottrina attraverso la Scrittura (Atti 17:11). 
Le eresie devono essere affrontate e corrette sull'autorità Scritturale. 

I falsi insegnanti devono essere scoperti e rimossi dalla comunione (Romani 16:17; 1 Timoteo 6:3-5; Tito 3:10). 

La chiesa non può essere confusa e deviata dai falsi insegnamenti, ma deve proteggere la purezza della sana dottrina come rivelata nella Bibbia.

“La purezza della dottrina è l'anima della chiesa” diceva Giovanni Calvino.

Infine vediamo:
C) La parentela tra la dottrina e le azioni.
Vi è un legame tra ciò che crediamo e il comportamento.
Michel de Montaigne diceva: “Il comportamento della nostra vita è il vero specchio della nostra dottrina”.

Dalle chiese di Pergamo e Tiatiri impariamo che la dottrina ha la sua importanza del comportamento: il nostro modo di pensare determina le nostre azioni che possono essere sante, o peccaminose.

La dottrina biblica è più importante di quanto la maggior parte dei membri di chiesa si renda conto. 

La dottrina esprime non soltanto le nostre esperienze e convinzioni, ma determina altresì il nostro indirizzo, il nostro comportamento, plasma la nostra vita.

La spiritualità è legata alla dottrina. 
Il cristianesimo è uno stile di vita fondato sulla dottrina. 
Alcuni disprezzano la dottrina a favore della vita spirituale, ma non c’è una vita spirituale secondo la volontà di Dio senza sana dottrina! 

Colui che cerca di sottolineare la vita spirituale, disprezzando la dottrina cristiana, sta facendo un grave errore, perché trascura il fatto importante che la vita spirituale cristiana è radicata nella dottrina cristiana!!!
La crescita spirituale in Cristo dipende dall’unione con Gesù Cristo e dalla fedeltà alla sana dottrina (Colossesi 2:6-7). 

L’esperienza è legata alla dottrina.
Ci sono persone che disprezzano la dottrina a favore dell’esperienza.
La dottrina è rifiutata, sconsigliata, ma fare questo non è possibile, perché non può essere possibile!

In 1 Timoteo 4:16 Paolo dice a Timoteo: “Bada a te stesso e all'insegnamento; persevera in queste cose perché, facendo così, salverai te stesso e quelli che ti ascoltano”.

Così anche in 2 Timoteo 3:16-17 è scritto: “Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona”.

Anche questi due passaggi della Bibbia ci dicono che insegnamento ed esperienza; dottrina e pratica, teologia e azioni non sono disgiunte!

Ernest C. Reisenger scriveva: “La dottrina è per l’esperienza cristiana ciò che le ossa sono per il corpo. Un corpo senza ossa sarebbe una massa di materia assolutamente inutile. Analogamente, le ossa senza carne non sono che uno scheletro privo di vita”. 

Così J.C. Ryle diceva: “Puoi parlare quanto vuoi dell’esperienza cristiana, ma senza radici dottrinali, è come avere fiori recisi conficcati nel terreno – avvizziranno e moriranno”.


Quindi trascurare la sana dottrina, o comprometterla conduce al declino del cristianesimo!
Conduce al declino della vita spirituale!

“Ogni cristiano dovrebbe avere un appetito insaziabile per una sana dottrina” dice John Blanchard.

Hai questo desiderio? Se non ce l’hai hai bisogno di un risveglio!

CONCLUSIONE.
D. Martyn Lloyd-Jones diceva: “ Non ho ancora l'esitazione di affermare che il fallimento della chiesa, per avere un impatto maggiore sulla vita degli uomini e delle donne nel mondo oggi, è dovuto interamente al fatto che la sua vita non è in ordine”.
Se la chiesa non ha un impatto maggiore nella vita delle persone, questo è dovuto che c’è qualcosa che non va nella chiesa!
Quindi è necessario un risveglio!

Una delle cose che non va è sicuramente l’abbandono del primo amore, quindi quella passione che caratterizzava il primo amore: la passione per Dio, per la chiesa e per i non-credenti!

La priorità per Dio, l’entusiasmo per la gloria di Dio è mancante, non c’è identificazione con Lui, non siamo addolorati del disonore che gli è recato al Suo nome nella chiesa e nel mondo!

La predicazione è in declino, c’è fiacchezza nel servizio cristiano, manca la passione per l’evangelizzazione, l’amore per i perduti che passeranno l’eternità all’inferno.

Quando c’è l’evangelizzazione, nella stragrande maggioranza dei casi, è incentrata sull’uomo e sui suoi bisogni piuttosto che su Dio e la Sua gloria.

Le chiese non sono unite, c’è una mancanza di amore tra cristiani!

C’è una diffusa ignoranza dottrinale, in certe chiese non si crede che la Bibbia sia infallibile e inerrante, dicono che è piena di miti e favole, di conseguenza da molti pulpiti si predica una falsa dottrina, o una dottrina annacquata! 

Ecco perché dobbiamo piegare le ginocchia e pregare che Dio susciti un risveglio!