lunedì 23 gennaio 2017

Giovanni 20:30-31: La fede attraverso la Scrittura.

GIOVANNI 20:30-31: LA FEDE ATTRAVERSO LA SCRITTURA.
Ci sono segni, segnali importanti, come le indicazioni stradali che regolano il traffico per evitare incidenti.
Una macchina carica di giovani stava viaggiando, rispettando i limiti di velocità, a nord su una strada di campagna solitaria. Questi giovani stavano andando nella loro piccola chiesa. Un'altra macchina, guidata da una madre con i suoi due figli piccoli, era in viaggio ad ovest. All'incrocio, le due vetture si sono scontrate. Due giovani morirono all'istante, e anche quella mamma. Il corpo di un bambino piccolo è stato poi trovato diversi metri di distanza in un campo di grano. Un ragazzo rimase paralizzato. Ma il criminale in questo caso non era sulla scena dell'incidente, cioè colui o colei che rubò il segnale di stop la notte precedente e quindi causò quel brutto incidente. Se ci fosse stato quel segnale di stop all'incrocio probabilmente non ci sarebbe stato nessun incidente. 

I segni sono importanti, come lo sono stati e lo sono i segni miracolosi di Gesù!

Giovanni 20: 30-31 contiene è la dichiarazione più chiara dello scopo che troviamo scritto nei Vangeli. 

Questi versetti seguono l’esperienza dell’incredulo Tommaso con il risorto Gesù Cristo, e quindi della dichiarazione del discepolo riguardo l’identità di Gesù e la risposta del Signore.
Così lo scopo di questo Vangelo segue con naturalezza la confessione di Tommaso e la risposta di Gesù riguardo la fede: Tommaso ha visto il Cristo risorto e ha creduto, beati quelli che non hanno visto e hanno creduto. 

Quindi Giovanni ha fatto una selezione dei miracoli di Gesù e scritto nel suo Vangelo, affinché possiamo credere che è il Cristo Figlio di Dio e di conseguenza avere la vita eterna.


Cominciamo a vedere la:
I SELEZIONE DEL LIBRO (v.30).
v.30: “Or Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro”.
È evidente che gli autori dei Vangeli non hanno cercato di dare un resoconto completo della vita di Gesù, gli evangelisti sono stati selettivi non ci hanno dato un resoconto esaustivo di tutto ciò che Gesù ha detto o fatto, ma hanno fatto una selezione.

Gesù ha fatto tante altre cose che Giovanni ha preferito non scrivere (Giovanni 21:25).

Comunque, ciò che è scritto nei Vangeli è sufficiente per condurre gli uomini alla fede salvifica.
Quindi chi legge i Vangeli come per trovare una biografia di Gesù, sbaglia, si sta avvicinando con lo spirito sbagliato, lo spirito giusto è cercare per trovare Dio e la Sua salvezza. 

Ora però, Giovanni, nel suo Vangelo ha fatto una selezione dei miracoli di Gesù.

In questo Vangelo Giovanni riporta i seguenti miracoli compiuti da Gesù: cambiò l’acqua in vino a Cana (Giovanni 2:1-11); risuscitò il figlio dell’ufficiale (Giovanni 4:46-54); guarì il paralitico alla vasca di Betesda (Giovanni 5:1-9); nutrì cinquemila persone con la moltiplicazione dei pani e dei pesci (Giovanni 6:1-14); camminò sul mare (Giovanni 6:16-21); guarì l’uomo nato cieco (Giovanni 9:1-7); risuscitò Lazzaro (Giovanni 11:1-44).
Ma il segno più grande è la resurrezione di Gesù; infatti nella sua risposta agli ebrei quando gli chiesero un segno miracoloso perché cacciò via dal tempio i commercianti, Gesù risponde in un modo enigmatico della sua resurrezione (Giovanni 2:18-21).

E poi è scritto al v.30 che Gesù fece altri segni miracolosi, e queste parole seguono l’apparizione di Gesù risorto ai discepoli e poi a Tommaso (Giovanni 20:19-29).

Così la risurrezione di Gesù Cristo è il segno più grande di tutti.

Giovanni in questi versetti ci parla della:
A) Potenza di Gesù.
La potenza di Gesù la vediamo nei miracoli com’è scritto al v.30: “Or Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro”.

“Segni miracolosi” (sēmeia) sono eventi che indicano, o confermano interventi da parte delle potenze trascendenti, quindi di Dio.

Sono eventi significativi, speciali, insoliti, miracolosi.
Ma l’evento miracoloso punta a una realtà con un significato ancora maggiore; il segno è come un cartello stradale, o un segno su un edificio, di grande significato che indica qualcosa che va oltre lo stesso miracolo. 

L’evento miracoloso è prezioso non tanto per quello che sono, ma perché i miracoli provano l’autorità, la maestà, la grazia e la potenza di Dio dell’opera, attesta la Sua presenza e porta l'attenzione alla stessa azione di Dio.

I miracoli, inoltre, accreditano la persona come messaggero mandato da Dio e autenticano il messaggio come proveniente da Dio.     
In questo senso i miracoli servivano per identificare i messaggeri di Dio e servivano per richiamare l’attenzione dei presenti affinché prestassero ascolto.     

Vediamo per esempio Mosè (Esodo 4:1-9).              
Quando Dio chiamò Mosè per liberare il popolo di Israele dalla schiavitù in Egitto, Mosè prese diverse scuse, una di queste è che il popolo non avrebbe creduto e ubbidito, ma avrebbe dubitato che il Signore non era apparso a Mosè, la prova che Dio gli è apparso e che quindi Mosè veniva da parte di Dio era: il bastone che diventava serpente e viceversa.

Poi ci sarebbe stato un secondo segno se ancora non avessero creduto a Mosè: la mano diventava lebbrosa e poi mettendola nel petto diventava sana.
Se poi non avrebbero creduto a questi due segni, Mosè avrebbe dovuto prendere dell’acqua del fiume versarla sull’asciutto e sarebbe diventata sangue. (Vedi anche Deuteronomio 34:10-12; Numeri 16:28; Elia 1 Re 17:17-24; 1 Re18:36-39).

Così vediamo riguardo a Gesù. 
Nicodemo disse a Gesù che era un dottore venuto da Dio perché nessuno può fare questi miracoli che tu fai, se Dio non è con lui (Giovanni 3:2).
Gesù dopo aver parlato della testimonianza di Giovanni Battista a suo riguardo disse di se stesso: “Ma io ho una testimonianza maggiore di quella di Giovanni; perché le opere che il Padre mi ha date da compiere, quelle stesse opere che faccio, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato” (Giovanni 5:36.  Cfr. Matteo 11:2-5; Giovanni 10:37-38; 11:41-44; 14:11).

Gli apostoli predicarono riguardo a Gesù: “Uomini d'Israele, ascoltate queste parole! Gesù il Nazareno, uomo che Dio ha accreditato fra di voi mediante opere potenti, prodigi e segni che Dio fece per mezzo di lui, tra di voi, come voi stessi ben sapete” (Atti 2:22).

“Accreditare” (apodeiknymi) indica dimostrare, manifestare, o provare che qualcosa è vera, in questo caso che Gesù veniva da Dio ed è stato dimostrato con i miracoli che faceva.  

Ma come ci ricorda Giovanni, Gesù non solo veniva da Dio, ma egli era anche il Messia promesso nell’Antico Testamento (Isaia 28:18-19; Matteo 11:5) e il Figlio di Dio (Per esempio Marco 1:1; 3:11; Giovanni 1:34,49; Romani 1:1-4), Giovanni vuole che noi crediamo questo!

La potenza che sprigionava Gesù ha dimostrato che era più di un semplice uomo!

In secondo luogo troviamo la:
B) Prova davanti i discepoli. 
v.30: “Or Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi”.

Gesù fece molti altri miracoli davanti i Suoi discepoli.

Il riferimento alla presenza dei suoi discepoli è probabilmente dovuto al ruolo cruciale della loro testimonianza riguardo Gesù.

In Giovanni 15:27 Gesù parla ai Suoi discepoli dicendo: “ Ma quando sarà venuto il Consolatore che io vi manderò da parte del Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli testimonierà di me;  e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio”. (cfr. Giovanni 14:25-26; 16:12-15).

Così anche in Atti 1:8 è scritto: “Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all'estremità della terra”.

I discepoli furono scelti ( Luca 6:12-16; Giovanni 15:16) e preparati da Gesù prima (Matteo 28:18-20), e poi dallo Spirito Santo, affinché loro potessero testimoniare di Lui.
Come testimoni oculari e per l’insegnamento dello Spirito Santo a loro, i discepoli erano ben preparati e qualificati per testimoniare di Gesù perché avevano visto, sentito o sperimentato ciò che Gesù aveva detto e fatto. 

Per la chiesa primitiva l’autorità degli apostoli è inseparabile a quella da Gesù. 
Gesù stesso costituì gli strumenti, l’autorità formale, con cui Lui avrebbe comunicato e trasmesso ciò che fu visto nella pienezza dei tempi (Galati 4:4). 
Gli apostoli furono i canali ufficiali della rivelazione scelti da Cristo stesso come Suoi testimoni (Marco 3:14), rivestiti di potenza e di Spirito Santo (Atti 1:8; 1 Corinzi 9:1; 15:5-7). 

Gli apostoli erano le colonne e fondamento della chiesa (Galati 2:9; Efesini 2:20; Apocalisse 21:14), ma rivestiti anche di autorità. 
La parola "apostolo" (apostolos) indica l’idea di autorizzazione, della trasmissione di determinati poteri (Matteo 10:40; Luca 10:16).
Gli apostoli sono stati i rappresentanti di Cristo, coloro a cui Egli ha affidato in maniera particolare ed esclusiva la predicazione del Vangelo, che hanno avuto un’importanza notevole nella storia della salvezza, perché guidati dallo Spirito Santo avrebbero rivelato la verità del Vangelo (Giovanni 14:26; 15:26; 16:13-15). 

Poiché il ministero apostolico era l’unico nel suo genere, le parole degli apostoli erano così importanti che la chiesa doveva custodire con cura (Giuda 3; 1 Timoteo 6:20; 2 Timoteo 1:14; 2:2).

Noi in questi versetti troviamo ancora: 
II LO SCOPO DEL LIBRO (v.31). 
Noi al v.31 leggiamo: “Ma questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome”.
I segni selezionati nel presente Vangelo sono riportati con lo scopo di aiutare a credere che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio (vedi Giovanni 1:41, 49; 11:27).

I due titoli: “Cristo” e “Figlio di Dio”, rappresenta in questo Vangelo sia il compimento dell'attesa ebraica e sia la presenza personale di Dio stesso in mezzo agli uomini.

Lo scopo (affinché-hina) dei miracoli descritti nel Vangelo di Giovanni è di suscitare la fede (Giovanni 20:30-31. Cfr. Atti 9:35-42), che le persone possano avere fede che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio.
La fede è fondamentale, e Giovanni, sotto l’influenza dello Spirito Santo, desidera vedere la gente credere.

Quindi l'obiettivo del Vangelo di Giovanni, ma anche di tutta la Scrittura è quello di produrre la fede.

Non c’è un testo in tutta la Bibbia, che aveva lo scopo di creare dubbi, ma fede. 
La Bibbia rivela la verità, non è la madre, o la portatrice del dubbio, ma ci aiuta e ci spinge a credere in Gesù Cristo!

Il dubbio è un seme che viene da noi stessi, o è seminato dal diavolo.

Dunque, lo scopo dei miracoli riportati nel Vangelo è: 
A) Credere. 
Riferendosi ai miracoli Giovanni al v.31 dice: “ Ma questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome”.

Lo scopo dei miracoli scritti non è per soddisfare la nostra curiosità, o il piacere di sentire cose sovrannaturali, ma hanno lo scopo di condurci a Gesù Cristo, di generare la fede in Lui credendo che è il Cristo!

La fede è uno dei temi principali del Vangelo di Giovanni (per esempio Giovanni 1:7,12,50; 2:11,22-23; 3:16-18,36; 4:41,50;5:24; 6:29; ecc.)

Molti vedendo i suoi miracoli credettero: i Suoi discepoli (Giovanni 2:11); l’ufficiale del re (Giovanni 4:53; le folle di Gerusalemme (Giovanni 7:31); molti Giudei credettero dopo la resurrezione di Lazzaro (Giovanni 11:45; 12:11), molti capi Giudei credettero senza confessarlo (Giovanni 12:42). 

Ma non tutti coloro che videro che Gesù fece i miracoli hanno creduto in Gesù (Giovanni 12:37).
Altri hanno creduto vedendo i Suoi miracoli, credevano, ma la loro fede non era autentica (Giovanni 2:23; 8:30-47).

Giovanni sottolinea l’atto del credere.
“Credere” (pisteuo) indica essere convinti, avere fiducia, avere fede, prendere in considerazione qualcuno perché lo consideriamo vero e quindi degno della propria fiducia.
Credere in Gesù non implica solo conoscere, ma anche affidarsi a Lui.

A chi si riferisce “credere”?
Alcuni studiosi pensano si riferisca ai non credenti, questo perché interpretano “crediate” (con pisteusēte - aoristo attivo congiuntivo) con il senso “cominciate a credere”.

Mentre altri interpretano “crediate” (con pisteuēte - presente attivo congiuntivo), con il senso di “continuate a credere”, in questo senso Giovanni si riferisce ai credenti per rafforzare la loro fede, o incoraggiarli a continuare a credere visto che la loro fede poteva essere minata dagli eretici.

Anche se Giovanni aveva uno scopo evangelistico, o formativo, l’uno non esclude l’altro, anzi Giovanni probabilmente scrisse con entrambe le finalità in mente.
Certamente il Vangelo si è rivelato molto prezioso per entrambi gli scopi!

Lo scopo può essere interpretato sia come evangelistico e sia didattico-formativo; sia per quelli al di fuori della comunità che hanno bisogno di essere persuasi riguardo Gesù Cristo, e sia per quelli all'interno della comunità che hanno bisogno di essere rafforzati e crescere nella fede.

Oppure, Giovanni non era tanto preoccupato se i suoi lettori erano cristiani o no, perché la fede non può mai essere data per scontata, ma deve essere continuamente rinnovata, o alimentata, quindi ricordare le verità della Parola di Dio va sempre bene per la nostra crescita! 

Anche se lo scopo di Giovanni in primo luogo potrebbe essere quello di evangelizzazione, si deve ammettere che in tutta la storia della Chiesa questo Vangelo è servito non solo come un mezzo per raggiungere i non credenti, ma come un mezzo per istruire, edificare e credenti confortanti. 

Lo scopo di Giovanni è quello che i lettori del suo Vangelo:
(1) Credano che Gesù è il Cristo.
La parola greca “Cristo” (Christós) corrisponde a una parola ebraica (Māšîaḥ) che significa unto, era un titolo dato al Liberatore promesso che sarebbe venuto un giorno per il popolo d'Israele come il loro grande Salvatore e Redentore. 

Israele, perciò, attendeva, fin dai tempi più antichi, un giorno futuro, in cui il popolo avrebbe trionfato sui nemici e vi sarebbe stata prosperità e pace per tutti. (Genesi 49:8-12; Isaia 9:5-6; 11:1-5; Geremia 23:5-6; Zaccaria 9:9-10; Ezechiele 34:23-26; Michea 5:1-5,ecc). 

Nell’Antico Testamento il titolo “Messia”, vale a dire Unto del Signore, perché scelto e consacrato da Dio, è il titolo che spetta al re della dinastia Davidica (1 Samuele 16:13; 2 Samuele 7:13-16; Ezechiele 34:23-24, ecc). 
Gesù allora è il Messia Davidico come leggiamo nella genealogia di Matteo (Matteo 1:1).

Lo scopo di Giovanni quello che i lettori del suo Vangelo:
(2) Credano che Gesù è il Figlio di Dio.
"Messia" e "Figlio di Dio" potrebbero essere intesi come sinonimi secondo il Salmo 2, dove il re alla sua incoronazione entra nella condizione di figlio di Dio (Giovanni 1:41,49), questo come prova per i giudei.

Ma “Figlio di Dio” (uhios tou theou) in Giovanni si riferisce spesso alla relazione filiale che Gesù ha con Dio e quindi anche alla sua natura divina, Colui che ci fa conoscere il Padre (Giovanni 1:1,14-18; 5:17-21; 10:30; 20:28), che è stato mandato dal Padre sulla terra per salvare i peccatori (Giovanni 3:16-18; 11:42; 16:27; 17:8).
Il rapporto Padre-Figlio in un certo senso domina questo Vangelo.

Vediamo ora la:
B) Conseguenza della fede: la vita eterna.
Nel v.31 continuiamo a leggere: “Ma questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome”.

Chi crede in Gesù ha la vita (zōēn). 
Nel Suo nome, cioè nella persona di Gesù c’è la vita!
La vita è un altro dei grandi temi di Giovanni (per esempio Giovanni 1:4; 3:15-16,36; 4:14,36; 5:24, ecc.).

Giovanni si riferisce alla vita eterna, quindi alla salvezza dai peccati e dall’ira di Dio (cfr. Giovanni 3:16-18;36).

Dio è la fonte della vita eterna in Gesù Cristo chi crede in Lui ha vita eterna (Giovanni 1:4; 3:15-16; 5:26,39; 6:47,53; 14:6, 20:31). 

In Giovanni 3:16 leggiamo: “ Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna”.

(1) La vita eterna è un’esistenza senza fine.
“Vita” (zōé) “eterna” (aiónios) indica un’esistenza continua che non è toccata dalle limitazioni del tempo. 
Non esiste la fine, non esistono giorni, mesi ed anni! 
È un tempo illimitato! Anzi non esiste il tempo! 
La vita eterna comincia nel momento in cui una persona crede, nel momento della conversione (Giovanni 5:24). 
Anche se la morte segna una discontinuità tra questa vita e la prossima, in realtà la vita eterna ci garantisce una continuità; non finisce tutto con la morte. 
Il credente ha la certezza della vita eterna con Dio (2 Corinzi 5:1-10).  

Ma non indica solo la durata:
(2) La vita eterna è un’eterna beatitudine.
La vita eterna si riferisce al tipo di vita.
Alcune persone hanno una certa repulsione all'idea della vita eterna, perché la loro vita nel presente è misera, piena di dolore, di fame, di povertà, di delusione o di problemi. 

La vita eterna non è un'estensione della vita terrena di una persona, la vita eterna non è solo eterna in durata, ma indica anche qualcosa di diverso dalla vita dell’uomo come qualità, una vita completamente diversa da quella che stiamo vivendo adesso, infatti, non ci saranno più sofferenze, litigi; stress di vario genere e abiteremo per sempre con Dio! 
In Apocalisse 21:3-4 è scritto: "Udii una gran voce dal trono, che diceva: 'Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio.  Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate'". 

La vita eterna è opposto al perire alla morte eterna. 
Il verbo “perire” (apolētai) è sprecare la vita, andare in rovina, essere perduti per sempre. 
Non è un semplice spegnersi dell’esistenza fisica, ma un eterno sprofondare all’inferno, nell’eterna sofferenza, una via del non ritorno! È peggio di un crack finanziario, di una malattia inguaribile o cose del genere, è una via del non ritorno non si avrà una seconda possibilità di salvezza, è un’eterna rovina.

Non sprecare dunque la tua vita, ma credi in Gesù che il Cristo, il Figlio di Dio e avrai la certezza della vita eterna, la certezza che sarai salvato nel regno di Dio!

CONCLUSIONE.
1) Questo passo ci spinge a credere e a meditare nella Bibbia.
Giovanni, (come gli altri autori della Bibbia), riporta fatti realmente accaduti; ispirato, guidato e controllato dallo Spirito Santo ha scritto il messaggio di Dio per gli uomini (2 Timoteo 3:16; 2 Pietro 1:20-21; cfr. Esodo 4:10-12; Deuteronomio 18:15-19; Geremia 1:7,9).
La Bibbia è Parola di Dio e non è un’invenzione degli uomini pertanto è affidabile e autentica faremo bene a crederla e a meditarla per la nostra salvezza (2 Timoteo 3:14-15; 1 Pietro 1:23-25).

2) Questo passo ci spinge a credere in Gesù per la nostra salvezza.
Gesù è realmente esistito e ci sono numerose documentazioni
La Bibbia ci indica la via della salvezza.
La Bibbia, benché sia formata da 66 libri, scritta da quaranta persone diverse, in un arco di tempo di 1500 anni, è essenzialmente un libro unitario. 
Infatti dall’inizio alla fine è possibile seguire un filo conduttore: il piano di salvezza realizzato nella persona di Gesù (Giovanni 1:29; 5:39, 46; 1 Timoteo 2:4-5; Ebrei 10:10-14). 

Tutta la Bibbia è la narrazione graduale del piano di salvezza di Dio, possiamo dire che: nell’Antico Testamento la salvezza è preparata, nei Vangeli la salvezza è operata, negli Atti la salvezza è propagata, nell’Epistole la salvezza è spiegata, nell’Apocalisse la salvezza è compiuta.  
La Bibbia ci dice dunque, come si va davvero in cielo e si va attraverso Gesù Cristo, Lui è l’unica via di salvezza a cui dobbiamo credere confessando i nostri peccati a Dio e pentendoci (Giovanni 14:6; Efesini 2:1-10; Isaia 53:6; Romani 3:10-11; 5:8; 6:23; 10:9-13; 1 Timoteo 2:5; 1 Giovanni 1:8-10; Atti 20:21).
Credi che Gesù è il Re, il Figlio di Dio che ha mandato per salvarti?
Ti sei pentito dei tuoi peccati? Li hai confessato a Dio per il tuo perdono?

3) Questo passo ci spinge ad adorare Gesù.
Gesù era semplicemente un uomo tra gli uomini, eppure lui era Dio tra gli uomini! (Matteo 1:23; Romani 9:5; 1 Giovanni 5:20).
Fin da quando era bambino Gesù è stato adorato (Matteo 2:11), così anche da adulto, sia sulla terra che in cielo, Lui non lo impedisce! (Matteo 28:9,17; Apocalisse 5:9-11; vedi anche Matteo 8:2; 9:18; 14:33; 15:25; 20:20; 28:9,17; cfr. Marco 5:6; 15:19; Luca 4:7,8; 24:52; Giovanni 9:38; 12:20).

Quindi adoriamo Gesù! Adoriamolo con riverenza!
Lo vuole anche il Padre! Dio vuole che noi adoriamo Gesù il Figlio (Salmo 2:12; Giovanni 5:22-23; Filippesi 2:9-10).

4) Questo passo ci spinge a sottometterci a Gesù.
Gesù è il Re! Il Messia! Quando fu trasfigurato Dio disse: ” Questo è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto; ascoltatelo” (Matteo 17:5).

“Ascoltatelo” (akouete) è un imperativo! È un comando! Indica porre attenzione, obbedire! (Matteo 28:20; Luca 6:46).
Noi dobbiamo prestare attenzione ai Suoi ordini, alla Sua dottrina, così anche alla Sua direzione quando ci parla di fare qualcosa! 
Non dobbiamo tapparci le orecchie, non dobbiamo fare finta che non abbiamo sentito, ma dobbiamo ascoltare Gesù!

Dobbiamo cercare di capire quale sia la Sua volontà per noi, e se non lo sappiamo dobbiamo pregare che Lui ci faccia capire, chiedere a Lui cosa fare, e quando una volta sappiamo la Sua volontà, non dobbiamo avere un secondo pensiero, non dobbiamo ragionare o metterlo in discussione, non dobbiamo opporgli resistenza, ma eseguire prontamente la Sua volontà! 
Come Suoi soldati abbiamo il dovere di obbedire e non mettere in discussione i suoi ordini!!

Qualunque cosa ti dice Gesù di fare, accettalo, non ti appellare, lascia che sia l’inizio e la fine, l'inizio della tua fiducia e la fine di tutte le tue polemiche! 
Qualunque sia l'insegnamento di Cristo, anche se va contro i tuoi interessi, dovunque ti porterà, seguilo!

Peccheremo due volte non obbedendo a Gesù: perché è il Re, anzi il Re dei re dice Apocalisse 19:16 e perché è Dio che c’è lo comanda!

Inoltre se non obbediamo a Gesù vorrà dire che noi non lo amiamo!
Gesù disse: “Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quello mi ama” (Giovanni 14:21; vedi anche 14:23).

Quindi l’obbedienza a Gesù è il termometro del nostro amore che abbiamo per Lui!
Qual è la tua temperatura di amore per Gesù?