mercoledì 12 ottobre 2016

Marco 4:30-32: La parabola del granel di senape.

Marco 4:30-32: La parabola del granel di senape. 
Un pellegrino una volta vinse un regno perché domò un cavallo.
Nel 1580 un cavallo selvaggio deviò nel territorio dei Bhuyias che erano molto ricchi in India. I migliori allevatori di cavalli non furono in grado di imbrigliare questo stallone assolutamente ingovernabile. Così i Bhuyias decisero di donare il loro paese a chiunque avesse addomesticato questo cavallo.
Per molto tempo, non fu trovato nessuno, ma un giorno un pellegrino devoto che passava da quelle parti, seppe dell’offerta e provò a domare il cavallo e vi riuscì, di conseguenza fu eletto governatore di quella parte del paese. Ancora oggi, i suoi discendenti regnano su una vasta tenuta di 800 miglia quadrate (1287 chilometri circa) con 200.000 persone, questo perché domò un cavallo!

Anche la Bibbia parla di regno, soprattutto del regno di Dio.

“Il regno di Dio” indica il dominio, la signoria regale di Dio.
“Regno” significa, in primo luogo l'autorità di governare come un re e in secondo luogo il regno su cui si esercita tale autorità. 
Come creatore del mondo, Dio è esaltato al di sopra di tutte le Sue creature, quindi (1) Dio è re su tutta la creazione (1 Cronache 29:11-12; Salmi 93:1-2; 99:1-2; 103:19; 145:11; Geremia 10:7; Malachia 1:14; ecc.). 
(2) Dio è Re di Israele (Esodo 15:18; 1 Samuele 12:12; Salmi 5:2; Isaia 41:21; 43:15). 
(3) Dio è Re della chiesa (Matteo 6:33; Matteo 22:37-38; Marco 8:34-35; Luca 6:46; ecc.).

La parabola è rivolta alle folle (Marco 4:33-34) in presenza dei discepoli.

La parabola inizia con una doppia domanda, una caratteristica tipica di Gesù (Marco 4:13; Luca 7:31), ma questo metodo di introduzione lo troviamo anche in Isaia 40:18, ed era anche uno stile rabbinico.

Perché Gesù inizia la parabola in questo modo?
Una risposta può essere che il concetto del regno di Dio non era ancora chiaro ai discepoli, allora prende un esempio dall’agricoltura israeliana che i discepoli avrebbero capito, e quello che non capivano, poi lo spiegava loro in privato (Marco 4:33-34).

Noi vediamo:
I LA SPECIFICITÀ DEL SEME (v.31).
Il v.31 dice: “Esso è simile a un granello di senape, il quale, quando lo si è seminato in terra, è il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra”.
Il granello di senape era utilizzato proverbialmente per indicare tutto ciò che era molto piccolo, era simbolo di piccolezza (cfr. Matteo 17:20; Luca 17: 6).

Un granello di senape è circa la dimensione della testa di uno spillo, ma quando Gesù dice che è il più piccolo dei semi della terra, non vuol dire che lo sia veramente, infatti ci sono semi più piccoli sulla terra, come il seme di orchidea. 

Gesù non sta dando una lezione di botanica, ma sta parlando proverbialmente nel linguaggio che il suo pubblico avrebbe capito.
Dal punto di vista di un pubblico palestinese del primo secolo, il granello di senape è il più piccolo seme nel mondo.

Quindi, dicendo: “ È il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra” Gesù vuole indicare che il seme di senape era il seme più piccolo noto al popolo della Galilea in quel momento, come altre volte la Bibbia non dà una descrizione tecnica o scientifica, ma una popolare; il Signore, nel suo insegnamento popolare, ha usato un linguaggio, o concetto popolare.

O il seme più piccolo che seminavano nei loro campi, il più piccolo di tutti i semi utilizzati nell’agricoltura ebraica.

Secondo alcuni studiosi si riferisce alla “Sinapsis nigra”, senape nera che era coltivata per le sue foglie e semi, ed era usato come condimento e anche per il suo olio.

Così anche il regno di Dio nei giorni della permanenza di Cristo sulla terra è stata rappresentata da un piccolo gruppo di veri credenti rispetto a tutta la popolazione dell'impero romano, o per tutti coloro che vivevano in quel momento in Israele.

I discepoli in quel periodo, era come un piccolo gregge indifeso (Luca 12:32), e il pastore non era accolto a braccia aperte (cfr. Isaia 53:3; Giovanni 1:11).

Vediamo ora:
II LA SEMINA DEL SEME (v.32).
Nel v.32 leggiamo: “Ma quando è seminato, cresce e diventa più grande di tutti i legumi, e fa dei rami tanto grandi”.
La senape, era una pianta annuale, oggi nessuno lo chiamerebbe un albero come è scritto in Matteo 13:32 e Luca 13:19, ma è talmente grande che è come se lo fosse, la senape, in realtà è un arbusto.

La congiunzione “ma” (kai- congiunzione avversativa) indica enfasi e suggerisce sorpresa e imprevedibilità, o indica una sequenza di eventi strettamente correlati.

La sorpresa e l’imprevedibilità è che quando la senape è seminata, poi cresce e diventa più grande di tutti i legumi (lachanōn), cioè delle piante commestibili, o delle erbe da giardino.

“Grande” (meizon) indica di grandi dimensioni rispetto alla norma per la categoria in questione (Matteo 27:60).

Il seme di senape dopo che è seminato cresce fino a diventare un arbusto, che a sua volta aumenta finché non è più alta di una qualsiasi altra pianta dell’orto.

“È seminato” (sparē- aoristo passivo congiuntivo) indica un atto preciso non continuato, mentre “cresce” (anabainei-presente attivo indicativo), “diventa” (gineitai-presente medio o passivo indicativo) e “fa” (poiei-presente attivo indicativo) sono al presente e indicano un’azione regolare continua.

Quindi, in riferimento al regno di Dio, Dio è attivo nel suo regno e lo farà crescere, noi dobbiamo pensare che quando Dio è all’opera ciò che è piccolo diventa grande!

Quindi vediamo:
III LO SVILUPPO DEL SEME (v.32).
Leggiamo ancora nel v.32: “E fa dei rami tanto grandi, che all'ombra loro possono ripararsi gli uccelli del cielo”.

La pianta di senape può crescere da 1,8 metri a 3,6 metri, e in casi rari fino a 4,5 metri.
Quando il piccolissimo seme della senape, cresce, ha qualcosa di molto simile a un albero come ho detto prima.
Ciò che Gesù vuole evidenziare è il grande contrasto tra qualcosa di piccolo e di un inizio insignificante, con una manifestazione finale impressionante del regno di Dio che è il punto della parabola.

Così in autunno, quando i rami diventano rigidi, gli uccelli di molte specie trovano qui un riparo.

Allo stesso modo il regno di Dio, una volta costituito, si espande e si continua a espandersi e le persone trovano in esso rifugio.
Da poche persone all’inizio, il regno di Dio crescerà tanto e molte persone troveranno rifugio.

“Grandi” (megalous) descrive qualcosa di grandi dimensioni rispetto alla norma della categoria.

“Possono” (dunastai-presente medio, o passivo infinitivo) significa “essere in grado”, “il potere di fare”, “avere capacità di…”.
L'albero è abbastanza grande e forte da rendere "possibile" che gli uccelli del cielo trovino riparo sotto di esso. 
Così viene sottolineato la grandezza dell’albero. 
Il fatto che i rami sono abbastanza grandi per gli uccelli per nidificare enfatizza la grande dimensione della pianta. 

“Ripararsi” (kataskēnoun-presente attivo infinitivo) è abitare in una tenda, quindi soggiornare, o soffermarsi, per quanto riguarda gli uccelli è nidificare tra i rami, o sotto la senape, alla sua ombra (cfr. Matteo 13:32; Luca 13:19).

Quindi il risultato della crescita della senape è il riparo degli uccelli del cielo.

Gesù specifica gli uccelli del cielo, quindi non sono quelli dell’aia, tipo polli, o tacchini.

Alcuni hanno pensato che gli uccelli del cielo si riferisca al maligno, visto che nella parabola del seminatore, o dei quattro terreni, gli uccelli rappresentano il maligno (Matteo 13:4,19).
Nei primi secoli della storia della chiesa, quando la persecuzione non era riuscita a frenare il progresso del Vangelo, Satana cercò con altri mezzi di indebolire questo processo dall’interno della chiesa, così la chiesa si mescolò con il mondo.

Altri studiosi pensano che la figura di un albero con gli uccelli tra i rami, nell’Antico Testamento, era uno dei modi più comuni per descrivere un grande impero e le nazioni che ne fanno parte e godono la sua protezione, o i benefici (Ezechiele 31:1-6; Daniele 4:10-22). 

Diversi studiosi vedono in questi uccelli uno sfondo di Ezechiele 17:23 che riguarda una profezia messianica, dove l’albero simboleggia il ristabilimento della casa del re Davide, o di Israele restaurata e gli uccelli sono coloro che amano la sua protezione, noi leggiamo: “Lo pianterò sull'alto monte d'Israele; esso metterà rami, porterà frutto, e diventerà un cedro magnifico. Gli uccelli di ogni specie si rifugeranno sotto di lui; troveranno rifugio all'ombra dei suoi rami”.

Studiosi pensano quindi che gli uccelli del cielo che si riparano tra i rami della senape allude all’inclusione dei Gentili nel popolo eletto di Dio.
Dio raccoglie persone da ogni nazione, popolo, lingua e tribù (Apocalisse 7:9-10).

In questo senso il regno di Dio sarebbe stato di benedizione per gli uomini di ogni razza e nazione, ed è questo che vediamo nella storia del cristianesimo!

Così il regno di Dio ha avuto un piccolo inizio, ma nel tempo si è sviluppato e ha portato beneficio a tantissime persone!

CONCLUSIONE. 
Questa parabola introduce un forte contrasto tra l'inizio piccolo, insignificante e misterioso del regno di Dio -il seme piccolo- come espresso nella presenza di Gesù, con la grandezza finale del suo regno che gloriosamente mette in ombra tutti i regni della terra passati e presenti-la grandezza dell’albero-.

Vediamo quindi il paragone del seme di senape con il regno di Dio, del suo inizio e fine.
Questa parabola, dunque, si concentra sul contrasto del piccolo e apparentemente insignificante inizio del regno con la sua successiva dimensione finale impressionante o manifestazione gloriosa.
Lo studioso Joachim Jeremias, parlando delle parabole del granel di senape del lievito, scriveva: “Questo è il loro senso: dagli inizi più meschini, da qualcosa che agli occhi degli uomini è nulla, Dio dà origine al suo imponente dominio regale, che abbraccerà tutti i popoli della terra”.

Il punto centrale, quindi è: il regno di Dio nasce nell’oscurità e nell’insignificanza, nessuno in quel periodo quando Gesù disse queste parole poteva immaginare che il regno di Dio che predicava potesse avere una crescita, un’importanza (e un giorno anche la gloria) come vediamo oggi in tutto il mondo, anzi era trascurato, forse per questo che Gesù lo ha paragonato a un seme di senape e non a un cedro simbolo di potenza (Salmo 80:10; 9:10; Zaccaria 11:2) e splendore (Cantico dei Cantici 1:17; Geremia 22:23).

Ci può essere un piccolo seme, ma Dio può produrre grandi cose da questo piccolo seme. 

Il regno di Dio si svilupperà e avrà successo, nonostante i suoi piccoli e insignificanti inizi, perché è l’opera di Dio.

Noi vediamo nella Bibbia che Dio usa le cose piccoli e insignificanti per raggiungere i suoi scopi per esempio: il piccolo esercito di Gedeone di trecento uomini sconfisse il potente esercito dei Madianiti (Giudici 7). 
Davide, un piccolo e semplice pastorello, il più giovane figlio di Iesse, sconfisse il gigante Golia e alla fine divenne il più grande re di Israele (1 Samuele 16-17).

Da piccoli inizi Dio compie cose grandi. 
Quando Gesù lasciò questa terra, aveva poco più di un centinaio di discepoli, eppure quel seme di senape di un movimento spazzato tutto il bacino del Mediterraneo e in tutto il mondo, trasformando la vita di milioni di persone e cambiare il corso della storia umana. 

Quali insegnamenti possiamo trarre dalla parabola.
1) Le dimensioni o il relativo potere nel presente non indica i risultati finali. 
Dio non ha voluto con l’arrivo di Gesù instaurare subito il suo regno in modo visibile, la crescita graduale sarà invisibile. 
Questa parabola insegna che un piccolo inizio e la crescita graduale non è incompatibile con un grande risultato. 
Coloro che hanno assistito alla proclamazione iniziale del regno di Dio non devono disprezzare il suo piccolo inizio né devono essere impazienti che la maestosità finale sia manifestata subito.

Dio vuole che la crescita del regno lenta, ma inesorabile nel cuore della gente (per esempio Galati 2:20; Efesini 3:17), e li prepara per la vita a venire nel regno eterno di Dio.

Il Regno di Dio si è manifestato nella storia d'Israele, nell'esodo dall'Egitto e con il dono della Sua legge sul monte Sinai, ma si manifesterà sommamente con l'avvento del Messia, questa era l’aspettazione sotto l’Antico Patto. 

Gesù predicava che il regno di Dio è vicino (Marco 1:15).

Ai tempi di Gesù come attualmente, il Regno di Dio è nascosto (Marco 4:26-32), ma si attendono le manifestazioni future, un regno temporale. 

La Bibbia parla di un Regno di Dio futuro (Matteo 6:10; 7:21-22; 8:11; 20:21; 25:34; 26:29; Marco 9:1,47; 13:1-37; 14:25; Luca 22:18; cfr. Giacomo 5:8; 1 Pietro 4:7) in cui non sarà più nascosto (Isaia 45:22-23; Zaccaria 14:9). 
Anche nel suo nascondimento, la gente deve prendere una decisione di riceverlo o di rifiutarlo una volta che Dio si rivela attraverso la predicazione del Suo messaggero, e la Sua manifestazione futura, rende la scelta attuale con la massima urgenza. 
Entreranno solo coloro che assomigliano ai bambini (Marco 10:14-15) e difficilmente i ricchi vi entreranno (Marco 10:23-25).

È necessario che tu nasca di nuovo nel senso spirituale (Giovanni 3:3-5), che tu creda in Gesù Cristo che è morto per i tuoi peccati (Matteo 1:21; Giovanni 3:16; Romani 5:8-11; 1 Timoteo 1:15), e che tu ti penta confessando i tuoi peccati a Dio (Atti 3:19; 20:21; 1 Giovanni 1:8-10).

In secondo luogo:
2) Le difficoltà, o i problemi, le sofferenze, le persecuzioni dei primi cristiani e quindi anche per noi oggi, non devono scoraggiarci.
Il regno di Dio cresce e crescerà fino a diventare “un albero” (Matteo 13:32), e questa è una cosa certa: il seme di senape si farà albero!
Il regno di Dio ha avuto un piccolo inizio, insignificante, debole, ma produrrà grandi risultati!

La parabola insegna la crescita e il successo del regno nonostante il suo inizio poco promettente per come si aspettava l’uditorio di Gesù.

Le persone, e anche alcuni dei discepoli, si aspettavano un leader politico che avrebbe liberato Israele da Roma subito.
Alcuni studiosi pensano che Gesù abbia detto questa parabola perché molti dubitavano della Sua missione, non si aspettavano un Gesù così con una schiera di discepoli di poco conto, e persone malfamate che lo seguivano.

Il regno atteso da Israele non è arrivato, il ministero di Gesù non era abbastanza significativo per indicare l’inizio del regno di Dio, allora Gesù dice questa parabola a quelli che lo criticavano, come anche per incoraggiare i discepoli di fronte le persecuzioni, gli inganni e le sofferenze che avrebbero avuto (cfr. Marco 13:5-23).
Così Gesù ha chiarito che non era ancora il tempo e non era questo tipo di leader.

Il giorno verrà in cui il Regno di Dio supererà in gloria i più potenti regni della terra, per l'azione sovrana di Dio. 
Qualcuno ha detto: “L'unico regno che prevarrà in questo mondo è il regno che non è di questo mondo”.

Lo sguardo alla vittoria finale di Dio è un grande incoraggiamento per i discepoli allora, per i lettori di Marco e anche per noi oggi!

Rudolf Schnackenburg scrive: “ La parabola del grano di senapa ha l’effetto di spronare potentemente verso una fede che non si piega e una speranza che non si lascia fuorviare. Contro ogni apparenza esteriore, il regno di Dio crescerà e riuscirà alla fine vittorioso. È questo anche che l’evangelista vuole dire alla sua comunità”.
Quindi questa parabola ti dice di non lasciarti scoraggiare dai piccoli inizi nell’opera del Signore. 

Dio è specializzato nel fare grandi le piccole cose!
Per Dio un piccolo inizio può avere un grande prodotto finale, qualcosa di piccolo può diventare grande!
Non lasciarti scoraggiare se i tuoi sforzi sembrano piccoli, Dio sta operando in questo mondo, l’arbusto “il seme della senape” sta crescendo!
Quando Dio è all’opera ciò che è piccolo diventa grande!

In terzo luogo:
3) La parabola del granello di senape descrive la portata della crescita stupefacente.
La crescita stupefacente è stata interpretata in due modi diversi. 
La visione tradizionale vede il regno di Dio e la chiesa come identici, è interpreta la parabola come un piccolo inizio per un potente movimento di Dio. 
La senape che cresce è l'enorme vitalità interiore del Vangelo e dei risultati raggiunti da essa nella storia umana. 

Altri vedono questa parabola, quindi la crescita come un'indicazione dello sviluppo anormale del regno, come una potenza imperiale, diventa un albero secondo Matteo (13:32) e Luca (13:19), la senape non è un albero, quindi ha sviluppato qualcosa di estraneo alla sua stessa natura.

Comunque sia il regno di Dio sta crescendo! Dio non è statico! Dio è all’opera!

In quarto luogo:
4) Se gli uccelli del cielo è un’allusione ai gentili, oltre alla crescita sorprendente del regno, la parabola del granello di senape contiene un accenno della grazia di Dio a tutte le genti e non solo ai giudei.
Quindi anche se c’è stato un inizio in sordina, attenuato, quasi nascosto, insignificante, debole, invisibile agli occhi umani, Dio crea il suo potente regno, che abbraccia tutti i popoli del mondo (cfr. Marco 13:10; Romani 9-11; Apocalisse 7:9-10).

“La grazia è ciò che tutti hanno bisogno, ciò che nessuno può meritare e che solo Dio può dare” (George Barlow).