domenica 2 ottobre 2016

La parabola del seme che cresce spontaneamente in segreto e della mietitura (Marco 4:26-29).

La parabola del seme che cresce spontaneamente in segreto e della mietitura
(Marco 4:26-29). 

Questa parabola, a secondo com’è interpretata, è chiamata: “Il seme che cresce in segreto”, o come “L’agricoltore paziente”.
Se osserviamo e meditiamo attentamente, questa parabola potrebbe anche essere intitolata: “La parabola del seme che cresce spontaneamente in segreto e della mietitura”, infatti il seme è la parte centrale della parabola, si comincia con il seme (v.26); poi si passa alla semina e alla crescita (v.27), fino al frutto (v.29) e infine la mietitura (v.29).

Questo è anche confermato dal contesto, Marco la collocata in una serie di parabole sulla crescita del regno di Dio riguardanti il seme (Marco 4:3-34), infatti questa parabola è la seconda di tre parabole che parlano, appunto del seme: la parabola del seminatore (vv.1-9), questa e poi quella di senape (vv.30-34).

Quindi il tema centrale della parabola è il seme, o l’intera azione: semina, crescita, e mietitura.

Questa parabola, si trova solo nel Vangelo di Marco, quindi nel Nuovo Testamento non ha paralleli.

Così la frase: “Diceva loro ancora” riassume una serie di parabole pubbliche, e i vv.10-25 sono una parentesi a una cerchia ristretta (v.10).


I LA SEMINA. 
Nel v.26 leggiamo: “Il regno di Dio è come un uomo che getti il seme nel terreno”

Gesù fa un confronto semplice, poteva paragonare il regno di Dio a qualcosa di grande e glorioso, per esempio a una grande potenza di una nazione, oppure ai potenti della terra, invece paragona il regno di Dio a qualcosa tratta dall’agricoltura: la normalità di una semina, di una raccolta e di una mietitura.

Gesù presenta la scena come ipotetica (getti, dorma, si alzi, germoglia, cresce sono congiuntivi) di un uomo che getta il seme nel terreno.

Il verbo “getti” (balē-aoristo attivo congiuntivo) indica lanciare, disperdere a terra, e indica che il seme è gettato solo una volta a terra, e i seguenti verbi (congiuntivi presenti): dorma, si alzi, germoglia e cresce indicano che il resto delle attività della parabola sono continue.
“Getti” denota un atto preciso che non è ripetuto, a differenza degli altri verbi: dorma, si alzi, germoglia e cresce. 

Quindi “getti” (aoristo congiuntivo) è in contrasto con i successivi verbi dei vv.26-27 (congiuntivi presenti) e riflette la differenza di attività, il seme è gettato solo una volta a terra; le altre attività sono continue.
Non si semina continuamente un seme in un campo, ma la crescita di un seme è una continua attività.

In secondo luogo vediamo:
II LA CRESCITA.
Nei vv.27-28 è scritto: “E dorma e si alzi, la notte e il giorno; il seme intanto germoglia e cresce senza che egli sappia come. La terra da se stessa dà il suo frutto: prima l’erba, poi la spiga, poi nella spiga il grano ben formato”.

Noi vediamo:
A) L’inattività del contadino.
“E dorma e si alzi, la notte e il giorno” (v.27).
I verbi “dorma” e “si alzi” (tempo presente) indicano le azioni ricorrenti che vanno avanti giorno e notte.

Il v.27 indica che il contadino giornalmente, dopo aver seminato, non fa più niente.
Nella vita regolare, il contadino va a dormire la sera e si alza di giorno, questo avviene giorno per giorno, infatti “notte e giorno” indica la routine ordinaria della vita di un contadino.

Il fatto che la notte è menzionata prima del giorno, il motivo più probabile è che per i giudei la giornata cominciava al tramonto (cfr. per esempio Genesi 1:5, 8, 13).
Questo passaggio sottolinea l'indipendenza della crescita del seme da qualsiasi azione da parte del contadino e ha lo scopo di dimostrare che il compimento del regno di Dio non dipende da alcuna azione umana.

Troviamo ancora:
B) L’ignoranza del contadino.
“Il seme intanto germoglia e cresce senza che egli sappia come” (v.27).
Mentre il contadino va avanti come ha sempre fatto: dorme e si alza, un altro processo è all’opera, lentamente e senza sapere come avviene, il seme germoglia e cresce.
Ancora una volta ci troviamo davanti due verbi al presente (germoglia e cresce) che mostrano un’azione continua, un perdurare dell’attività.

Il seme che germoglia e cresce sottolinea il misterioso potere del seme!
“Senza che egli sappia come” indica come succede, in che modo cresce e implica stupore e meraviglia… il contadino non può capire.
Il processo di germoglio e crescita è del tutto indipendente dal seminatore, e lui non capisce come questo avviene.
“Come” (hōs) è in enfasi.

Il fatto che un seme germoglia e possa crescere oggi, nonostante gli sviluppi della tecnologia e della scienza, ci stupisce, a maggior ragione ai tempi biblici!

Il processo di crescita in sé è parte del mistero della vita nel seme, che sfida anche oggi la nostra capacità di spiegare pienamente come questo avviene.

Certo un agricoltore prima di seminare prepara il terreno, sradica le erbacce, annaffia, ecc., sono azioni importanti, ma non causa il germoglio e la crescita e non sa nemmeno come questo avviene!
La stessa cosa avviene nella vita spirituale: non sappiamo profondamente come Dio agisce per la salvezza di una persona e come può sviluppare il suo Regno! (cfr. Giovanni 3:8; 1 Corinzi 3:6).

Quindi l’adempimento finale del regno di Dio non dipende dall’uomo, questo è confermato dal fatto che Gesù dice che la terra da se stessa dà il suo frutto: prima l’erba, poi la spiga, poi nella spiga il grano ben formato.

Per il pubblico di Gesù e Marco, questo sarebbe stato compreso che Dio avrebbe portato la crescita del seme, cioè, Dio porterà a compimento il regno a parte lo sforzo umano (Cfr. Genesi 1:11-12).

Quindi il contadino non ha idea di come cresce il seme, questo implica che egli non è la causa della crescita e ignora il processo, il seme racchiude in sé il segreto della sua crescita quindi vediamo:
C) L’indipendenza della crescita. 
“La terra da se stessa dà il suo frutto: prima l’erba, poi la spiga, poi nella spiga il grano ben formato” (v.28).

Gesù non parla del ruolo del sole e della pioggia, o di elementi di carattere distruttivo quali la siccità, il calore, la grandine, le erbacce, o le locuste perché mette in evidenza il seme che germoglia nel terreno, quindi la crescita e il suo frutto.
La terra stessa, dove è contenuto il seme, contiene gli elementi necessari per il nutrimento e la crescita del seme stesso, quindi della pianta, così “da se stessa” indica che la pianta cresce a parte ogni aiuto umano, o causa visibile.

L’adempimento del regno di Dio non dipende dall’ azione umana, qui viene sottolineata l'indipendenza della crescita del seme. 

Il contadino non può fare nulla perché gli manca totalmente il controllo dei processi di germoglio e di crescita. 
Il seme, quindi, germoglia indipendentemente dall’azione dell’uomo.
L'inattività del contadino sottolinea che il regno di Dio non dipende dallo sforzo umano per raggiungerlo. 
Il seme ha in sé l'energia e la vita necessaria per germogliare e crescere.

Dalla parola greca “da se stessa” (automatē) deriva la parola “automatico”, quindi possiamo dire anche naturale, infatti nella traduzione greca dell’Antico Testamento (Settanta) questa parola è applicata a piante selvatiche, o spontanee (Levitico 25:5,11; 2 Re 19:29). 

Altri studiosi pensano che si riferisca all’auto-causa, o senza causa evidente, da sola, che implica "senza intervento umano", e si riferisce quindi al lavoro effettuato da Dio (cfr. Giosuè 6:5; Giobbe 24:24; Atti 12:10).

Infatti, altri studiosi pensano che “da se stessa” indica realizzata da Dio perché i giudei devoti consideravano la crescita delle piante essere opera mirabile di Dio, e non semplicemente il risultato di una legge naturale.
Dio opera nel seme, una volta piantato in buon terreno, cresce tappa per tappa e produce grano senza intervento umano.
Quindi questa frase descrive il miracolo di Dio nel far crescere le piante indipendentemente dagli esseri umani.

La crescita del seme è progressiva da uno stadio all’altro: prima l’erba, poi la spiga, poi nella spiga il grano ben formato.
La crescita non avviene tutta in una volta, ma avviene e avviene con il tempo.
Questa sequenza presuppone anche che tutto ciò che è accaduto sotto la terra diventerà visibile.

Infine vediamo:
III LA MIETITURA.
Il v.29 dice: “Quando il frutto è maturo, subito il mietitore vi mette la falce perché l’ora della mietitura è venuta”. 

Questa frase implica un avvertimento che sta per venire il giudizio di Dio.
Molti studiosi sono convinti che si tratti di una citazione di Gioele 3:13 dove troviamo scritto: “Date mano alla falce, perché la mèsse è matura! Venite, pigiate, poiché il torchio è pieno, i tini traboccano; poiché grande è la loro malvagità”.

Quando il frutto è maturo è tempo di raccolta! 
Quando il grano è maturo è tempo di mietitura e il mietitore raccoglie!

La metafora della mietitura, è un’immagine frequente del giudizio universale di Dio alla fine dei tempi (Matteo 13:40; Isaia 27:12; Geremia 51:33; Osea 6:11).
Noi troviamo infatti la separazione del grano-i veri credenti, dalle zizzanie-i non credenti (Matteo 13:30,40), o del grano- i veri credenti, dalla pula- i non credenti (Matteo 3:12), questo implica il concetto di salvezza dei credenti e di giudizio, zizzanie e pula saranno bruciate (Matteo 13:30,40; 3:12).
In questo contesto, però sembra che è sottolineata la raccolta alla salvezza dei credenti.

CONCLUSIONE. 
Riepilogando la parabola ci dice che terminata la semina, il contadino attende pazientemente e senza preoccupazioni che il frutto maturi e poi può mietere.

Alcuni studiosi interpretano questa parabola a livello individuale quindi: l’evangelizzazione e la salvezza e la crescita di un individuo, mentre altri pensano si tratti in senso generale della crescita del regno di Dio fino alla sua completa realizzazione, dalla semina iniziale di Gesù Cristo fino al raccolto alla fine dei tempi.
Questo punto di vista sembra più in sintonia con l'ampia portata della parabola.

Rudolf Schnackenburg scrive: “ Gesù vuole certamente con questa parabola innanzi tutto dare un conforto agli uditori, che devono rendersi conto che la seminagione è in atto, già operano le forze di Dio, anche se si sviluppano nascostamente e senza chiasso. Non è ancora giunto il tempo della mietitura, ma la sua venuta è certa. Nell’attesa bisogna aspettare con pazienza e serenità, fiduciosi nella potenza divina. Non è con un’inqueta attività personale che si potrà raggiungere lo scopo, perché il regno di Dio non viene eretto dagli uomini. Per quanto peso abbia la predicazione, la cosa più importante rimane pur sempre l’azione di Dio”.

Secondo questo punto di vista allora Gesù ha detto questa parabola per incoraggiare i Suoi discepoli, mirava a rafforzare la fiducia di chi lo ascoltava, in Dio e nella Sua opera: il seme cresce in silenzio e misteriosamente per la potenza di Dio, e alla fine ci sarà di certo la mietitura.

Il succo della parabola, dunque è che il regno di Dio sarebbe cresciuto in segreto non per le capacità umane (né i cristiani e né altri possono edificare il regno di Dio, o forzare il corso della storia), e ci sarà sicuramente il raccolto da parte di Dio alla manifestazione gloriosa, di conseguenza i credenti possono essere incoraggiati e avere fiducia nonostante le persecuzioni, i problemi, nonostante non si vedano nel presente grandi risultati. 
Anche se il regno di Dio sembra essere inattivo, in realtà è in crescita e la raccolta verrà come vuole Dio e al suo tempo.
Cristo è venuto a seminare, ha inaugurato e in futuro verrà a raccogliere!

Arland J.Hultgren scrive: “ I commentatori generalmente concordano sul significato essenziale della parabola, cioè che il regno di Dio, inaugurato da Dio stesso, sta inesorabilmente attuandosi, a prescindere dagli sforzi umani per realizzarlo o per contrastarlo. La semina da parte dell’uomo non costituisce l’aspetto principale; l’accento non è affatto sulla lavorazione del terreno o sulle cure dedicate alle piante che crescono, anzi accade proprio l’opposto: egli semplicemente semina e poi aspetta. L’attenzione si concentra invece sulla crescita e sul fruttificare dei semi piantati. Tale processo avviene senza intervento umano; analogamente ci si può aspettare con certezza la venuta del regno di Dio”.

Anche se questo è il succo della parabola, troviamo delle verità molto chiare.

1) Questa parabola ci parla dell’impotenza umana nel far crescere il seme. 
Il contadino non fa crescere il seme e non sa nemmeno come cresce il seme, è un mistero.
Benché l’uomo semina, non crea il regno di Dio, è Dio che lo crea secondo la Sua volontà e potenza (cfr. 1 Corinzi 2:10-12; 3:6-7).
Il successo non dipende da chi predica, ma da Dio! (cfr. Atti 2:47)

La terra da se stessa dà il suo frutto!
La crescita che porta alla mietitura viene da Dio e avviene a causa del potere intrinseco del seme, indipendentemente delle risorse umane, aiuto, o forza. 
Il seme ha dentro di sé il principio, la forza e la capacità dello sviluppo e della crescita.
Il seme cresce senza la nostra assistenza, ma attenzione Gesù non intende incoraggiare l'inerzia, o la pigrizia, o il non preoccuparci per l’opera di Dio, quello che la parabola sottolinea è che il regno di Dio cresce per la sovranità di Dio, e non per i nostri sforzi, o capacità umane.

2) Questa parabola ci parla del regno di Dio. 
Gesù usa spesso illustrazioni tratte dalla natura che riguardano la crescita per descrivere la venuta del regno di Dio.
(a) La crescita del regno di Dio è impercettibile. 
La semina e la crescita del regno di Dio nel mondo raramente fa notizia!

Gesù sta dicendo questa parabola quando ancora era agli inizi della Sua predicazione, quindi non si vedevano grandi risultati.

Il regno di Dio può essere nascosto per tanti, è qualcosa di sotterraneo, ma un giorno diventerà visibile.
Non si vede subito la crescita di una pianta, ma si vede con il tempo.
La crescita del regno di Dio può, come quello della pianta essere impercettibile, ma nel corso degli anni è chiaro, per il regno di Dio, occorrono secoli.
David E. Garland scrive: “Possiamo essere certi che il regno di Dio è all'opera nel mondo in modi che non conosciamo e in un modo che non è soggetto a verifica empirica o formulazione matematica. Dalla nostra prospettiva finita, siamo ignoranti dei grandi schemi di Dio, anche quando viviamo in mezzo a loro”. 

Dio non usa schemi umani e ciò che per noi può sembrare un ostacolo per Dio è un modo per raggiungere i Suoi scopi (per esempio Galati 1:13; Filippesi 1:12-14).

Quello che per gli standard umani può essere una debolezza, una sconfitta per Dio è la Sua forza, la Sua vittoria come l’incarnazione e la morte di Gesù Cristo! (Isaia 52:13-53:12; Colossesi 2:13-15). 
Questo per la comunità a cui scrisse Marco poteva essere di grande incoraggiamento visto che erano perseguitati!

Per gli uomini la predicazione della croce è pazzia, ma per i salvati è potenza di Dio (1 Corinzi 1:17); è la sapienza di Dio (1 Corinzi 1:20-21).

(b) La crescita del regno di Dio è costante. 
Notte e giorno, mentre dormiamo, il seme cresce, la crescita è continua, c’è un processo continuo fino a quando Gesù ritornerà e raccoglierà i Suoi per la salvezza e condannerà all’inferno chi non gli appartiene (Luca 16:19-31; Matteo 3:12; 5:29; 13:42, 50;18:8; 22:13; 23:33; 24:51; 25:30; Marco 9:44,48; Luca 13:28).
Anche se non vediamo grandi risultati, e ci sono grandi problemi nella vita della chiesa, possiamo essere certi che Dio è all’opera.
L'opera di Dio va avanti tranquillamente; incessantemente Dio dispiega il suo piano, il seme sta crescendo! (cfr. Isaia 46:9-10; 55:10-11; Efesini 1:11). 

c) La crescita del regno di Dio è inevitabile. 
La parabola inizia con la semina, continua con la crescita e il frutto, la spiga fa il grano e si conclude con la mietitura.

Non c'è nulla di così potente come la crescita di una pianta. 
Noi, molto spesso vediamo piante che crescono anche in mezzo al cemento, o all’asfalto, niente può fermare la loro crescita. 
È così anche del regno di Dio! 
A dispetto della ribellione e della disobbedienza umana, l'opera di Dio va avanti; e niente, alla fine, può fermare i propositi di Dio.
Nel Salmo 33: 10-11 è scritto: “Il SIGNORE rende vano il volere delle nazioni, egli annulla i disegni dei popoli. La volontà del SIGNORE sussiste per sempre, i disegni del suo cuore durano d'età in età”. (cfr. Isaia 46:9-10; 55:10-11).

3) Questa parabola ci parla che ci sarà il compimento del regno di Dio.
Un giorno Dio raccoglierà con sè chi gli appartiene, i veri cristiani, e farà bruciare le zizzanie, i non credenti (Matteo 13:24-30, 36-43).
Il regno di Dio sarà così rivelato in tutto il suo splendore (cfr. Apocalisse 11:15; 17:14).
La chiesa nel presente vive molte difficoltà, divisioni, persecuzioni, ma un giorno tutto questo finirà, quando il regno di Dio sarà pienamente manifestato e visibile.

Quindi: 
(a) La parabola è un appello alla pazienza. 
Mentre il seme cresce, il contadino aspetta fino a quando non porterà frutto.

Ai tempi di Gesù, come anche oggi, il Regno di Dio è nascosto (Marco 4:26-32), è spirituale, ma si attendono le manifestazioni future, un regno temporale. 
La Bibbia parla di un Regno di Dio futuro (Matteo 6:10; 7:21-22; 8:11; 20:21; 25:34; 26:29; Marco 9:1,47; 13:1-37; 14:25; Luca 22:18; cfr. Giacomo 5:8; 1 Pietro 4:7) in cui non sarà più nascosto (Isaia 45:22-23; Zaccaria 14:9).

Noi creature viviamo nel tempo, pensiamo in termini di tempo, anni, e occorre avere pazienza, ma per Dio non è così.
Mille anni agli occhi di Dio sono come il giorno di ieri che è passato, o come un turno di guardia di notte (Salmo 90:4).

La parabola c’incoraggia ad avere la stessa pazienza del contadino che aspetta che il seme cresca e porti frutto, anche se non sa come questo possa avvenire.

In un'epoca in cui c’è una comunicazione in tempo reale, frenetica, della possibilità di avere tutto e subito, l’attesa può essere insopportabile. 
Non vediamo l’ora che Dio manifesti il Suo regno in un modo completo, ma Dio ha una Sua volontà.
Siamo chiamati ad aspettare pazientemente!
In Giacomo 5:7-8 è scritto: “ Siate dunque pazienti, fratelli, fino alla venuta del Signore. Osservate come l'agricoltore aspetta il frutto prezioso della terra pazientando, finché esso abbia ricevuto la pioggia della prima e dell'ultima stagione. Siate pazienti anche voi; fortificate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina”.
Questa parabola non promette una crescita istantanea. 
Dio fa crescere, e segue un ordine designato che non può essere affrettato o bypassato: prima l’erba, poi la spiga e poi il grano ben formato! E questo non avviene in una notte e non è sotto il nostro controllo!
Dobbiamo avere pazienza e aspettare che Dio realizzi il Suo piano!

(b) La parabola è un appello alla fiducia, alla speranza e all’incoraggiamento.
Anche se non vediamo nessuna crescita grandiosa del regno di Dio, anche se vediamo tanti problemi e indifferenza, poche conversioni, non capiamo come stanno andando le cose, vediamo pochi miglioramenti, o abbiamo false aspettative come probabilmente avevano le persone che ascoltavano Gesù (per esempio un Messia combattente che instaura il regno con la forza), Dio in un modo nascosto e misterioso è all’opera e alla fine il Suo regno si realizzerà pienamente!

I nostri sforzi a volte sembrano vani, ma Dio farà crescere il Suo regno!
Questa è la Sua promessa e lui lo farà!
Ezechiele 17:24 dice: “ Io, il Signore, l’ho detto e lo farò”.
La crescita e il cambiamento si verificano mentre non sappiamo come. 

Ma dobbiamo fidarci e dobbiamo essere incoraggiati che Dio sta operando e opererà fino a quando non raccoglierà il Suo grano!

La fede è credere nonostante le evidenze dicano il contrario, va al di là delle circostanze, al di là del fatto che non vediamo risultati tangibili che il regno di Dio stia crescendo.
Molti missionari, hanno avuto momenti di grande scoraggiamento perché non c’erano risultati tangibili della loro opera come per esempio nel 1800 Robert e Mary Moffat che hanno lavorato per molti anni come missionari in Sud Africa senza grande successo. Robert si paragonava a un contadino che lavorava per trasformare la superficie della roccia di granito in un terreno fertile.

Così anche Clarence W. Jones sentiva la chiamata di Dio per iniziare a lavorare come pioniere nell’evangelizzazione della radio in Sud America alla fine del 1920. Ha chiesto e si aspettava da Dio di fare cose grandi e potenti, ma si scoraggiò ben presto, infatti nei primi anni della sua missione sembrava che tutte le porte fossero chiuse e ben presto il suo zelo si affievolì. Si sentiva inadeguato e fallito, e decise di lasciare il ministero e di arruolarsi in marina, ma fu respinto per la vista imperfetta!!

Anche se non vediamo risultati di conversioni non dobbiamo scoraggiarci perché Dio è all’opera e a i Suoi tempi! Realizzerà i Suoi progetti nel tempo giusto!

Quindi dobbiamo guardare al futuro con speranza!
Oggi viviamo in un clima di disperazione, ma i credenti non devono vivere nel pessimismo e nella disperazione.
William Barclay scriveva: “Se Dio è il Dio che crediamo di essere, non c'è spazio per il pessimismo. Ci può essere il rimorso, il rimpianto; ci può essere la penitenza, la contrizione; ci possono essere esami di coscienza, la consapevolezza del fallimento e del peccato; ma non ci può mai essere la disperazione”. 

(c) La parabola è un appello alla preparazione.
Dobbiamo essere pronti quando ci sarà la manifestazione visibile del regno di Dio.
Essere pronti a incontrare Dio come Padre che ci accoglie a braccia aperte e non come giudice che ci condanna all’inferno!
Vivere nella speranza e nella fede sapendo che abbiamo la vita eterna.

In che modo puoi prepararti? In che modo puoi avere la vita eterna?
Devi credere in Gesù Cristo che è morto per i tuoi peccati (Matteo 1:21; Giovanni 3:16; Romani 5:8-11; 1 Timoteo 1:15), e pentirti confessando i tuoi peccati a Dio (Atti 3:19; 20:21; 1 Giovanni 1:8-10).