giovedì 15 ottobre 2015

L'amore. (Galati 5:22).

Amore (Galati 5:22)
Un barbiere, aveva notato negli ultimi giorni, che i suoi affari avevano avuto un buon incremento. Quando ha cercato di scoprire il perché, scoprì che il suo concorrente, un altro barbiere in paese, era malato, e in quei giorni non aveva lavorato. Quando la settimana si concluse, prese tutto quello che aveva fatto in precedenza al suo reddito medio e lo portò al suo concorrente, mostrando il suo amore cristiano ed empatia.

Tu lo avresti fatto?

L’amore è il frutto dello Spirito Santo!

Ciò che è significativo in questo elenco di Galati 5:22 del frutto dello Spirito Santo è che l’amore è menzionato prima di tutto.
Qualcuno pensa perché è il frutto primario, fondamentale, il più importante (cfr. Galati 5:13-14; 1 Corinzi 13:13), perché è la fonte da cui tutte le altre virtù, o grazie provengono.

L'amore è una delle parole più frequentemente utilizzate nel vocabolario di Paolo.
L'amore è il cuore e l'anima dell’etica di Paolo e del Nuovo Testamento, perché è l’adempimento della legge, è la parte centrale nell’etica del Nuovo Patto (Romani 13:8-10; Galati 5:14).
L’amore deve caratterizzare il comportamento dei veri cristiani (1 Corinzi 16:14; Efesini 5:2).
 
In una chiesa possono essere presenti tutti i doni spirituali, ma senza l’amore la chiesa fallisce (1 Corinzi 13).
 
Il problema principale delle dispute sugli alimenti dei primi cristiani era la mancanza di amore (Romani 14:1-15:6; 1 Corinzi 8:1-11:1). 

L'amore è il legame che tiene unita la chiesa (cfr. Colossesi 3:14), e un problema all’interno della chiesa della Galazia, erano le fazioni (Galati 5:13-15).
Quindi, il riferimento secondo il contesto, Paolo si riferisce all’amore tra le persone, tra credenti.

L’amore è un:
I CONTRASSEGNO
Un segno distintivo dei veri cristiani.
Oltre a essere il segno della presenza dello Spirito Santo, collegato a questo, l’amore è un segno della nuova nascita, della comunione con Dio e che siamo discepoli di Gesù.

L’amore è un contrassegno:
A) Della rigenerazione.
In Giovanni 4:7 è scritto: "Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio". 
L'amore caratterizza coloro che affermano di essere nati da Dio, o di conoscere Dio       (vedi anche 1 Giovanni 3:10, 14; 4:20-21). 

“Perché” (hoti) indica i motivi per l’esortazione ad amarsi l’un l’altro: ci amiamo gli uni gli altri perché l’amore è da Dio. 

La preposizione “da” (ek) indica che l’amore fluisce, o viene fuori da Dio, quindi Dio è la fonte di questo amore, questo amore appartiene alla sfera, alla dimensione divina. 

Come l'elettricità attraversa i fili elettrici, l'amore viene da Dio a noi, poi scorre attraverso di noi agli altri nella comunità. 

Perché l'amore ha la sua origine in Dio, coloro che appartengono a Dio (1 Giovanni 4:4,6) devono dimostrare l'amore nelle loro relazioni reciproche. 
La mancanza di amore proverebbe, nonostante tutte le affermazioni, o le professioni       di fede, che non si è mai stati rigenerati, nati da Dio.

Queste parole implicitamente rimuovono ogni scusa per chi dice di essere cristiano, ma non ama gli altri, infatti se l’amore è da Dio, significa che se non ami, l’amore di Dio non è in te!! 

Se l’amore appartiene alla sfera divina, ne consegue che chi manifesta amore deve appartenere a quella sfera, è stato generato da Dio, è un figlio di Dio e vive ora nella conoscenza di Dio, in altre parole dimostra che è salvato. 

La rigenerazione è una causa di forza maggiore segreta di Dio (Giovanni 3:8) mediante       la quale impartisce una nuova vita spirituale che viene da Lui (1 Giovanni 3:9-10; 2 Pietro 1:3-4; 2 Corinzi 5:17; Galati 6:15) a una persona in modo istantaneo una volta e per sempre, quindi non è un processo, ma un evento di Dio nella vita di una persona. 

La rigenerazione non è solo un mistero che nessun uomo può capire, ma è anche un miracolo che nessun uomo può intraprendere, perché è l’opera di Dio!! (Giovanni 1:12-13).

Chi è stato rigenerato da Dio ama!
“Chiunque ama è nato da Dio”, dice Giovanni. 
Il tempo presente “ama” ( agapōn) indica che si tratta di un'azione continua. 
La deduzione è chiara se l'amore è da Dio, quindi chi ama deve essere stato generato da Dio e conosce Dio. 
Questo significa che l’amore è una conferma, una prova che si è nati da Dio.  
La rinascita passata iniziale dell'individuo è completa e il risultato esiste nel presente, ha effetti perduranti nel presente, l’effetto di amare gli altri!

La rigenerazione è avvenuta nel passato ed è definitiva, ma dà i suoi frutti nel presente come indicato dal verbo nel greco: “ È nato”  (gegennētai- perfetto passivo indicativo). 

L'amore per gli altri è una necessità non negoziabile della fede. 
       
L’amore è il contrassegno della:
B) Comunione con Dio.
Giovanni afferma: “…E chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio.  Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore” (1 Giovanni 4:7-8).

Possiamo dividere gli esseri umani in due gruppi: le persone che conoscono Dio, cioè coloro che vivono in un giusto rapporto personale con Dio attraverso Gesù e hanno la vita eterna (1 Giovanni 4:15; 5:11-12; cfr. Giovanni 14:5-9; 17:3) e quelli che non lo conoscono e non hanno la vita eterna. 
      
L'amore l’uno per l'altro è la prova che una persona è nata da Dio e conosce Dio, perché tale amore viene da Dio. 
Il contrario è anche vero: chi non ama non conosce Dio, perché Dio è amore.
 
Il punto qui è che se una persona non ama, vuol dire che non conosce Dio, perché Dio è amore, non ci può essere vera conoscenza di Dio se non si esprime nell'amore per gli altri. 
La conoscenza di Dio porta la gente ad amarsi vicendevolmente. 

“Conosce” (ginōskei - presente attivo indicativo, ginōskō) e “conosciuto” (egnō - aoristo indicativo attivo, ginōskō) riflettono il senso ebraico dell’intima comunione (cfr. Genesi  4:1; Geremia 1:5). 

Conoscere significa essere consapevoli di Dio e fare l’esperienza di Dio, avere     familiarità con Dio, una comunione personale.

Il rapporto con Dio non è solo intimo, ma anche continuo (Matteo 11:27; Giovanni 17:3; 1 Giovanni 2:6), infatti il verbo presente “conosce” sottolinea che l'individuo ha una comunione quotidiana con Dio.   

Giorno dopo giorno questa conoscenza sarà sempre maggiore e profonda.

La conoscenza del Dio vivente non è statica, ma dinamica.

Mentre il verbo non “ha conosciuto” (egnō -aoristo indicativo attivo, ginōskō) indica che questa persona, non solo non conosce Dio nel presente, ma non ha mai conosciuto Dio!   

Quindi, coloro che amano i loro fratelli e sorelle nella chiesa mostrano non solo che sono membri della famiglia di Dio, ma che conoscono anche Dio, che sono in comunione con Dio. 

Questa conoscenza non è una conoscenza informativa o dottrinale, ma è personale, relazionale, è la comunione tra i membri della stessa famiglia con Dio.

Una persona non rimane indifferente agli altri se conosce veramente Dio!
Ci ha un rapporto reale con il Dio d'amore sarà trasformato in una persona che ama!
         
L'assenza di amore nella vita di un individuo dimostra che egli non conosce Dio. 
Colui che non ama è un estraneo a Dio, non ha mai avuto un rapporto con Dio. 
La sua mancanza di amore verso gli altri dimostra che egli non appartiene alla sfera divina, poiché Dio è amore, cioè nella Sua natura, sostanza è amore!
          
Conosci Dio? Come fai a saperlo? Una prova è se ami veramente i fratelli e le sorelle della tua chiesa!

L’amore è il contrassegno che siamo:
C) Discepoli di Gesù Cristo.
L'amore è l'espressione della fede, la vera fede si esprime in atti di amore, l’amore è il risultato della fede (Galati 5:6).

Coloro che sono "in Cristo", che hanno fede in Gesù Cristo, che sono uniti spiritualmente a Cristo, producono opere di amore gradite a Dio per mezzo dello Spirito Santo.

Un giovane rapinatore ballerino del Texas è stato riconosciuto dai passi di un balletto. 
Questo giovane è stato accusato di essere complice di un furto, faceva “il palo” ai suoi complici, ma è stato incastrato dalle telecamere di sorveglianza, all’esterno di un’abitazione dove è stato commesso il furto.
Anche se le immagini non erano nitide per identificarlo, il giovane è stato riconosciuto dal modo di ballare, infatti, per ingannare il tempo, mentre aspettava i complici, il ragazzo si è messo a ballare. 
La polizia ha poi diffuso il filmato, nella speranza di identificare il sospettato, e poco dopo è stata contattata dai dirigenti di una scuola locale, riconoscendo i passi di un balletto che erano quelli di uno degli studenti, un sedicenne, che faceva sempre nei corridoi della scuola. 

Questo giovane è stato riconosciuto dai passi del suo balletto, noi cristiani, discepoli di Gesù Cristo da che cosa saremo riconosciuti? Dall’amore reciproco!

Gesù in Giovanni 13:34-35 dice: "Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri". 

La parola “discepolo” (greco mathētēs ) lo troviamo ben 230 volte nei Vangeli e 28 volte in Atti. 
Il termine non si riferisce solo ai dodici apostoli, infatti, noi troviamo l’espressione per indicare altri che seguivano Gesù (Luca 6:13; Giovanni 6:65-67; Atti 6:1-2,7; 9:10,19;ecc.).

Un discepolo è una persona che impara a vivere secondo l’insegnamento e la vita del Suo maestro, quindi non è solo conoscere l’insegnamento, è anche assomigliare al Maestro (Matteo 10:24-25; Giovanni 13:13-17; Romani 8:28-29; 2 Corinzi 3:18; Efesini 4:11-16; 1 Giovanni 2:6).  

Lo scopo del discepolo di Gesù è di assomigliare sempre di più a Gesù, in questo caso riguarda l’amore, amare come ha amato Gesù (Galati 2:20; Efesini 5:2,25).

Juan Carlos Ortiz dice: “La realizzazione di un discepolo: la creazione di un duplicato”, in questo caso un duplicato di Gesù.

L’amore è un contrassegno di coloro che appartengono a Gesù e hanno fede in Lui! 
L’amore è il segno di Gesù che ha dato alla chiesa per mostrarlo al mondo, questo mondo sempre più egoista, malvagio e individualista dove Satana con le sue bugie, cerca di contraffare il vero amore. 

Anche se un atto d’amore può essere silenzioso, anonimo e piccolo, è di grande importanza per la testimonianza in questo mondo da parte dei discepoli di Gesù. L’amore di Cristo mostrato tra i membri di chiesa è unico e distintivo, fa’ luce in questo mondo di tenebre!  

L’amore per gli altri:
II È UN COMANDAMENTO 
Paolo aveva già parlato dell'amore come espressione della fede (Galati5:6).
Chi ha una vera fede Ama!

Inoltre, aveva esortato i cristiani della Galazia a servire gli uni gli altri per mezzo dell’amore, poiché tutta la legge è adempiuta in questa unica parola: “Ama il tuo prossimo come te stesso” (Galati 5:13-14; vedi anche Romani 13:8-10).

In primo luogo vediamo:
A) Il gran comandamento.
Si può amare Dio senza amare gli altri cristiani? La risposta è no!
L’amore per gli altri è collegato con l’amore per Dio.

Siamo stati creati per la comunione e l'intimità non solo con Dio, ma anche per avere relazioni con il prossimo basate sull’amore. 

In 1 Giovanni 4:20-21 è scritto. “Se uno dice: ‘Io amo Dio’, ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto. Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: che chi ama Dio ami anche suo fratello”.

Non possiamo dire che amiamo Dio, e poi odiamo il fratello, saremmo bugiardi! 
Giovanni chiama colui che dichiara di amare Dio, ma che odia il suo fratello cristiano un “bugiardo”.
L'amore e l'odio si escludono a vicenda!

Giovanni confuta e scoraggia la possibilità che si possa pretendere di amare Dio e odiare un altro cristiano; questo non può essere detto e fatto da un credente.

Non possiamo non amare il fratello che abbiamo visto, cioè della chiesa locale e amare Dio che non abbiamo visto. 
È più facile amare e servire un uomo che vediamo che un Dio invisibile.
Se non riusciamo ad amare nel compito più facile, è assurdo dichiarare il successo nel più difficile.
È più facile amare qualcuno che si vede che è amare qualcuno che non si vede.

L'amore di Dio è dimostrato dall’amore che abbiamo per gli altri cristiani. 
In questo verso e quello che segue, Giovanni afferma che l'assenza di amore per gli altri nega la relazione con Dio.

L’amore per Dio trova la sua espressione nell’amare gli altri, oppure l’amore per Dio è convalidata dal nostro amore per gli altri.

 “Ogni proclamazione di amare Dio è un illudersi di amarlo se la proclamazione non è accompagnata da un amore altruistico e pratico per i nostri fratelli (3:17-18)” (John Stott).

Giovanni ricorda che il comandamento che hanno ricevuto è: “Che chi ama Dio ami anche suo fratello”.

L'amore che abbiamo per Dio, porta con sé l'obbligo qui sulla terra di amare il fratello. 
I due amori sono inseparabili, se amiamo Dio gli obbediremo e il suo comando è quello di amare gli altri (Giovanni 14:15; 13:34-35; 15:12,17; 1 Giovanni 2:5; 5:3).
Come possiamo dire di amare Dio se non rispettiamo le Sue leggi?

Questo comandamento indica due cose:
1) Amare gli altri è un impegno da non trascurare.
Non possiamo mai rilassati nel praticarlo!
Amare gli altri è segno della nuova natura e della comunione con Dio, e quindi una parte normale della vita spirituale, ma il comandamento è un appello alla volontà umana, e indica che questo aspetto della nostra vita spirituale deve essere praticato, coltivato e aumentato, deve crescere. 

2) Amare gli altri non è facoltativo.
L’amore non è un aspetto facoltativo della vita cristiana che può essere tranquillamente eliminato. 

I dieci comandamenti si possono racchiudere in due comandamenti dice Gesù in Marco 12:30-31: "'Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutta la mente tua, e con tutta la forza tua'". Il secondo è questo: 'Ama il tuo prossimo come te stesso'. Non c'è nessun altro comandamento maggiore di questi”.

Quindi siamo chiamati ad amare Dio, è il primo comandamento, e il nostro prossimo il secondo comandamento.

Il secondo comandamento assomiglia al primo perché entrambi richiedono amore. 
Chi ama il prossimo adempie la legge Romani 13:8-10: "Non abbiate altro debito con nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri; perché chi ama il prossimo ha adempiuto la legge. Infatti il 'non commettere adulterio', 'non uccidere', 'non rubare', 'non concupire' e qualsiasi altro comandamento si riassumono in questa parola: 'Ama il tuo prossimo come te stesso'. L'amore non fa nessun male al prossimo; l'amore quindi è l'adempimento della legge". (cfr. 1 Giovanni 3:23). 

L’unico obbligo che dobbiamo avere è l’amore gli uni per gli altri! L’amore non fa danni al prossimo! 
Hai visto mai morire qualcuno di troppo amore? 
Il credente ama il suo prossimo.

(1) Chi è il mio prossimo?
Oswald Chambers disse: “Se il mio cuore è a posto con Dio, ogni essere umano è il mio prossimo”.
Il secondo comandamento al quale si riferiva Gesù è preso da Levitico 19:18.

Il “prossimo” (plesion) è il vicino, colui che è accanto. 
Nell’Antico Testamento designa l’altro che ci è accanto nei confronti del quale occorre tenere un comportamento corretto come vuole Dio. 

Il prossimo di ognuno è colui che è sulla nostra via: famiglia, colleghi, fratelli di chiesa, vicini di casa e padroni di casa, conoscenti, anche nemici, ecc. 
Il prossimo può essere di qualsiasi religione, ceto sociale e sesso. 

Nell’Antico Testamento l’amore per il prossimo veniva concepito come convivenza sociale che si concretizza nell’accoglienza e nel riconoscimento del diritto dell’altro. Quindi accogliere l’altro e rispettare il bene dell’ altro.  

Noi tendiamo invece ad amare chi ci tratta bene, chi ha gli stessi nostri interessi, chi non ci mostra i nostri difetti, chi ci apprezza, la persona con cui possiamo esser noi stessi, invece siamo chiamati ad avere un comportamento di amore verso tutti coloro che sono vicino a noi credenti e non credenti, amici e nemici.

(2) Come dobbiamo amare il prossimo?  
Come noi amiamo noi stessi, tanto da prenderci cura di noi stessi così dobbiamo fare con gli altri. 

Buber traduce Levitico 19:18: “Ama il tuo prossimo al pari di te”, cioè comportati come si trattasse di te stesso.

Noi desideriamo il nostro bene, perciò ci curiamo e desideriamo che gli altri ci facciano del bene. 
Gesù dice in Matteo 7:12: "Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro, perché questa è la legge e i profeti". 

B) Il nuovo comandamento.
Gesù in Giovanni 13:34-35 dice: "Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri". 
Questa è la prima delle due occasioni (Giovanni 13:34; 15:12) dove vediamo che Gesù comandò ai Suoi discepoli di amarsi gli uni gli altri, ma è la prima volta che Egli si riferisce a un nuovo comandamento. 

Perché il comandamento è nuovo? 
(1) Il comandamento è nuovo perché è in riferimento al modo, o qualità e al modello di amarsi. 
Non c’era nulla di nuovo nel comando di amare, infatti in Levitico 19:18, Dio aveva ordinato di amare il prossimo come se stessi. 

Il punto cruciale di questo nuovo comandamento si trova nel modo di amare e cioè di amare come Gesù ci ha amati! 
Un amore che l’ha spinto a morire per i credenti, per i discepoli, a dare la propria vita per loro. 

Quindi il comandamento di Gesù per loro era nuovo perché richiedeva un diverso modo di amare, un amore come il Suo disposto al sacrificio, a donare se stessi in modo generosamente altruistico, pratico e attivo (Giovanni 15:12-13; 1 Giovanni 3:16). 

È nuovo perché Gesù è un nuovo modello di amore (Giovanni 13:15,34), è sacrificio!

Colin Kruse riguardo questo tipo di amore dice: “ Non si tratta di un amore sentimentale, ma di un amore il quale sacrifica il proprio io, e in cui si antepongono le necessità degli altri credenti alle proprie”. 

(2) Il comandamento è nuovo perché è in riferimento alla salvezza che abbiamo in Cristo. 
Se vi è tra di loro discepoli (come anche oggi nella chiesa) questo tipo di amore, vorrà dire che daranno testimonianza al mondo che sono discepoli di Gesù, discepoli da Lui salvati. 

La gente li avrebbe riconosciuti come discepoli di Gesù dal tipo di amore che era presente tra di loro e cioè dall’amore divino presente in loro! 

La testimonianza non è la ragione per la quale si devono amare, piuttosto è il segno che sono discepoli di Gesù perché l’amore di Gesù è in loro. 

(3) Il comandamento è nuovo perché è in riferimento al nuovo ordine, il Nuovo Patto. 
Questo Nuovo Patto è stato stabilito per la redenzione da Dio in Cristo e per mezzo di Cristo (cfr. Marco 14:24-25; Luca 22:20; 1 Corinzi 11:25). 

Il nuovo comando di amarsi reciprocamente è una regola di vita del Nuovo Patto e coloro che ne fanno parte per grazia di Dio si amano reciprocamente. 

Il Nuovo Patto prometteva la trasformazione del cuore e della mente per la potenza dello Spirito Santo (Geremia 31:29-34; Ezechiele 36:24-27; cfr. 2 Corinzi 3:3; Galati 5:16-22). 

Questo nuovo comandamento è presentato come l’ordine di marcia, o lo standard per la nuova comunità messianica salvata da Dio in Cristo Gesù. 

Quindi “nuovo” evidenzia l’amore particolare tra i discepoli! 

Gesù non vuole dire che chi non è discepolo non deve essere amato, non si limita esclusivamente ai cristiani (Marco 12:28-31; Luca 10:27), ma sottolinea l’amore tra credenti (Galati 6:10), questo per indicare che è una caratteristica di chi fa parte del Nuovo Patto, di chi appartiene a Lui, di chi è un suo discepolo. 

Se siamo discepoli di Gesù, se facciamo parte del Nuovo Patto, ci ameremo gli uni con gli altri come Lui ha amato noi! Un amore che si sacrifica per gli altri!

CONCLUSIONE.
A un uomo che era stato il sovrintendente di una missione cittadina per quarant'anni gli è stato chiesto il motivo per cui aveva trascorso la sua vita con sporchi, trasandati, peccatori, ubriaconi. Egli rispose: "Tutto quello che sto facendo è restituire agli altri un po' dell'amore che Dio ha mostrato a me".
Da giovane, lui stesso era stato un ubriacone, ha poi sentito il predicatore dire che Cristo poteva salvare i peccatori, e lui si fece avanti per accettare il Signore Gesù come suo Salvatore. Anche se la sua mente era un po’ confusa dall’alcool, si rese conto che il peso che aveva su di lui è stato tolto, e quel giorno è diventato una nuova persona. Un po’ più tardi, mentre era alla ricerca della volontà di Dio per la sua vita, sentì che il Signore lo chiamava a ritornare nei bassifondi e raggiungere le persone che vivevano. La forza dell'amore che redime gli ha permesso di portare avanti il suo ministero per quarant’anni.

Se sei stato rigenerato dallo Spirito Santo, se sei in comunione con Dio, se sei un discepolo di Gesù Cristo, amerai il tuo prossimo come il Signore ci ha comandato di fare! Seguirai il modello di amore di Gesù Cristo!

Se l'amore è la somma del cristianesimo, e una persona che si dice cristiana non ama, è una grande assurdità e contraddizione!
Che Dio ci aiuti!