mercoledì 24 giugno 2015

Is.50:4-9.L’esempio per eccellenza di servo.

Is.50:4-9.L’esempio per eccellenza di servo.
Questo brano s’inserisce tra i rimproveri di Dio al Suo popolo, i peccati e il giudizio di Dio sul suo popolo, la sua deportazione in Babilonia (ma Dio non la ripudiato, è stata la conseguenza della loro scelta, certamente Dio ha la forza per salvare), e poi vediamo le promesse di liberazione al capitolo 51.

Dopo una brusca fine dell'oracolo precedente e senza un’introduzione, improvvisamente leggiamo di un discepolo obbediente del Signore che viene poi identificato come "il suo servo"  al v.10.

Ci sono tre interpretazioni riguardo su chi sta parlando? Il popolo di Israele, il profeta stesso, o Gesù?
Anche se può essere applicato alla vita del profeta, si tratta di Gesù che in contrasto con Israele è stato ubbidiente al Padre. 
Gesù è il servo per eccellenza! Non ci sono altri come Lui! 

Questi versetti, secondo dei commentatori farebbero parte del terzo canto del servo: il primo è in Isaia 42:1-9 che ci parla della paziente dolcezza del servo; il secondo è Isaia 49:1-7 che ci parla dell’accettazione di una deludente fatica e poi c’è questo che ci parla della furia e del disprezzo dei nemici su di lui.

In questo terzo canto vediamo che per quattro volte il profeta scrive il “Signore Dio” vv.4,5,7,9 questo per sottolineare che Dio è il soggetto assoluto, o il protagonista principale.

Ebbene nel servizio come in tutta la nostra vita Dio è e deve essere il protagonista principale.

I IL SERVO VIVE ALLA SCUOLA DEL SIGNORE (V.4).
Il v.4 dice: “Il Signore, DIO, mi ha dato una lingua pronta”.
“Signore” (ʾǎḏō•nāy)  “ Dio” (Yhwh), si verifica quattro volte in questo brano e sempre all'inizio del verso (vv. 4, 5, 6, 9). 
Questa coppia di nomi conferisce un tono di maestosità e imponenza alle parole del servo, Dio ha tutto il potere sulla creazione (cfr. vv.2-3). 

Lo scopo del nostro servizio: è quello di aiutare con la Parola di Dio chi è stanco.
È quello di portare gli altri a confidare in Dio (v.10).  
Come possiamo parlare agli altri di Dio e della Sua Parola se non la conosciamo?

A) Dobbiamo essere istruiti dal Signore.
(1) Come servi siamo chiamati a essere Suoi discepoli.
Notate è scritto: “Il Signore mi ha dato una lingua pronta, perché io sappia aiutare con la parola chi è stanco; egli risveglia, ogni mattina, risveglia il mio orecchio, perché io ascolti, come ascoltano i discepoli”. 

Una “lingua pronta” (lešôn limmûdîm) letteralmente è: una lingua di coloro che sono stati o vengono istruiti, cioè una lingua da discepolo, il termine significa uno che va a scuola. 
La stessa parola la troviamo in Isaia 8:16 che è tradotta discepoli.
Quindi una lingua pronta è una lingua esperta, istruita, adeguata per comunicare in modo efficace il messaggio che gli viene dato per comunicare.
Gli esperti sono istruiti dal Signore; la lingua pronta appartiene a ciò che insegna Dio, è la lingua di una persona addestrata e illuminata dal Suo Spirito.

La parola “pronta” (limmûdîm) perciò indica un discepolo di un maestro, infatti leggiamo al v. 4: “Egli risveglia, ogni mattina, risveglia il mio orecchio, perché io ascolti, come ascoltano i discepoli”.

Il discepolo dice e fa quello che gli insegna il maestro! 
Come gli apostoli dovevano fare con Gesù!  (Giovanni 14:25-26; 15:15; Matteo 28:18-20).
Gli apostoli erano discepoli di Gesù, e ciò che imparavano da Gesù lo dovevano insegnare agli altri!
Questo vuol dire che come Suoi servi e discepoli, tutto il nostro ascoltare e il nostro parlare, devono essere orientati a Dio e provenire da Lui.
Quando il Signore dice di parlare, il servo parla e dirà ciò che il Signore gli dirà (1 Re 22:14) non si preoccupa perché sa che lo Spirito di Dio lo aiuterà!

Ma noi non potremmo ascoltare se Dio non ci aprisse le orecchie e non potremmo parlare se Dio non ci dicesse quello che dobbiamo dire, sarà Dio che ci guiderà nel parlare, in quello che dobbiamo dire. 

Questo ricorda Gesù ai suoi discepoli in Matteo 10:16-20: “Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.  Guardatevi dagli uomini; perché vi metteranno in mano ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe;  e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per servire di testimonianza davanti a loro e ai pagani.  Ma quando vi metteranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come parlerete o di quello che dovrete dire; perché in quel momento stesso vi sarà dato ciò che dovrete dire.  Poiché non siete voi che parlate, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi”. 
Solo chi è istruito dalla Parola, chi la conosce, chi la sperimenta può condividerla. 

Perché molti cristiani non testimoniano della loro fede?
Diversi motivi, uno di questi è l’ignoranza!
Mark Dever scrive: “Spesso i cristiani lasciano che siano i professionisti a occuparsi dell’evangelizzazione o per il senso della propria incapacità, per  apatia, per ignoranza, per timore o semplicemente perché non ritengono giusto farlo”.

Se ci lasciamo istruire e guidare dal Signore sapremo cosa dire, come dirla e quando dirla.
La parola deve essere tempestiva al momento giusto, deve essere vera in modo che sia di vera benedizione.
Il Dio maestoso prepara e guida i suoi servi a parlare di Lui!

Il verbo tradotto per “aiutare”( la’ût) secondo Alec Motyer indica dire una parola al momento opportuno, nel senso che possiamo avere una risposta da dare agli  stanchi.

Le persone che sono stanche e la ragione della loro stanchezza non sono menzionate in questo versetto, ma in Isaia 40:29-31, la stanchezza si riferisce a coloro che sono deboli, inciampano e hanno bisogno del rafforzamento di Dio. 
Nel contesto immediato Isaia 49:14-50:3 sembra che alcuni Israeliti erano piuttosto impazienti riguardo l’azione di Dio che ritardava e stavano diventando stanchi di aspettare che Lui ancora non agiva.

Ai nostri tempi molti si fanno tante domande esistenziali e su Dio, sono stanche, scoraggiate, afflitte, oppresse dalle esigenze della vita, dalla conseguenza del peccato, stanche perché sono lontane dal Signore. 
Noi dobbiamo essere preparati a dare le risposte alle loro domande esistenziali e preparati nel comunicare il vero Vangelo.
Dobbiamo comunicare che chi spera nel Signore acquista nuove forze e in Gesù trova riposo (cfr. Isaia 40:28-30; Matteo 11:28-30).

(2) Come possiamo essere istruiti dal Signore?
Per conoscere Dio e le sue dottrine dobbiamo dedicargli del tempo!
È necessaria una disciplina quotidiana, una comunione giornaliera con Dio.

Nel v.5 leggiamo: “Il Signore risveglia ogni mattina il mio orecchio”.
In Isaia 48:16-17 Dio ha invitato il suo pubblico ad ascoltare ciò che aveva detto, Dio insegna il popolo per il loro bene per indirizzarli nelle Sue vie. 
Purtroppo, Israele non ha prestato attenzione a ciò che Dio disse (Isaia 48:8,18). 
Invece, ora, il comportamento del Servo si trova in contrasto con il resto di Israele, perché ha risposto positivamente e ascoltato quello che ha detto Dio, non si è ribellato.

Dio è in grado di aprire le orecchie e rivelare se stesso ai suoi servi (1 Samuele 9:15-16; Isaia 35: 5). 
La preghiera di tutti i credenti dovrebbe essere che Dio gli apra le orecchie per conoscere le Sue verità e applicarle nella loro vita per poi trasmetterle ad altri! 

Ascoltare Dio non è una tecnica, ma un addestramento al discepolato! 
Il servo si fa aprire continuamente le orecchie da Dio per essergli obbediente!
L'obbedienza caratterizza tutta la sua missione!
Questo significa una continua attenzione nei riguardi della volontà di Dio!
Ogni mattina dovremmo avere un raccoglimento spirituale di comunione con il Signore, come Gesù l’aveva con il Padre. 

Quindi avere:
La comunione con la preghiera.
In Marco 1:35 leggiamo: “Poi, la mattina, mentre era ancora notte, Gesù si alzò, uscì e  se ne andò in un luogo deserto; e là pregava”.
Gesù ogni giorno era in stretta comunione con il Padre attraverso la preghiera!

Ci alziamo la mattina e nemmeno preghiamo, e se preghiamo siamo presi da tante cose, oppure preghiamo male.

La comunione con la meditazione della Bibbia.
Il servo del Signore è appassionato per la Sua Parola. 
In Geremia 15:16: “Appena ho trovato le tue parole, io le ho divorate; le tue parole sono state la mia gioia, la delizia del mio cuore, perché il tuo nome è invocato su di me, SIGNORE, Dio degli eserciti”. (cfr. Salmo 119:14,72,119,127).
Se la Parola di Dio non è la nostra gioia, delizia, non la mediteremo!

Dio ci parla e ci prepara attraverso la Bibbia il Suo servizio come leggiamo in 2 Timoteo 3:16-17: “Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona”.  

La nostra vita spirituale prospererà se la Parola di Dio è il nostro diletto e la meditiamo ogni giorno! (Salmo 1:1-3).


Qualche tempo fa c’era un titolo su un quotidiano in USA: "Il trattino mancante è stata la causa del malfunzionamento del razzo".
È difficile credere che un piccolo trattino in un computer non registrato abbia causato la distruzione di un missile enorme e potente.

Negli USA c’è vecchio proverbio: per la mancanza di un chiodo un ferro di cavallo è stato perso; per la mancanza di un ferro di cavallo, un cavaliere è stato perso; per la mancanza di un cavaliere, una battaglia è stata persa; per la mancanza di una battaglia, una guerra è stata persa. 
La perdita della guerra, in altre parole, è stata collegata alla perdita di un chiodo!!!

Così anche per il lancio della sonda spaziale Venus, costato diciotto milioni di dollari, si era perso, è caduto giù perché un trattino mancante ha causato un errore matematico per un'equazione e il computer ha buttato giù il razzo.
Morrison, un funzionario della NASA ha spiegato, il trattino dà un segnale perché l'astronave ignori i dati che il computer gli alimenta fino a quando il contatto radar non è stato ripristinato di nuovo.
Quando non c’è quel trattino, informazioni false sono introdotte nei sistemi di controllo di astronave. 
In questo caso, il computer ha alimentato informazioni sbagliate al veicolo che è andato giù e la missione è fallita. Chi non ha messo il trattino? 
Morrison non lo ha detto, forse l'errore è stato di un tecnico.

C'è un trattino importante per la vostra vita spirituale e di servizio: il tempo di comunione con Dio, un tempo di preghiera e di meditazione della Parola di Dio.
A questo si aggiunge anche la comunione con la chiesa (Efesini 4:11-16).

Se manca questo trattino, la nostra vita spirituale e servizio saranno compromesse!
Il servo sa’ che la sua vita spirituale e il suo servizio, come la sua vita spirituale dipende da questo e gli darà priorità!

Noi dobbiamo essere istruiti dal Signore, ma anche:
B) Dobbiamo comunicare la Parola di Dio!!!
Un editore inglese provò sicuramente un grande orrore nello scoprire, nel quotidiano un’imbarazzante, involontaria fusione di due storie in un unico articolo: quella di una nuova macchina per macellare e insaccare i suini e quella di un sacerdote locale, il Reverendo Mudge, premiato con una verga incastonata d’oro: “Il Rev. Mudge ha ricevuto ieri la visita di numerosi amici. Dopo una breve conversazione, quel maiale fu preso di sorpresa per la zampa anteriore e fatto scivolare su una lamiera fino a un contenitore di acqua bollente…. Il reverendo prese quindi la parola. Riconoscendo l’intensità dei suoi sentimenti, disse che non poteva fare altro che ringraziare i presenti, perché quel sistema di macello di un animale così grosso era del tutto sorprendente. Concluse poi il discorso quando la macchina lo  afferrò e, più  rapidamente di quanto possiamo descriverlo, quel maiale fu spezzettato e trasformato in  una deliziosa salsiccia. L’occasione sarà ricordata a lungo dai suoi amici come uno dei momenti più splendidi della loro vita. I pezzi migliori possono essere acquistati per cinque euro al chilo e siamo certi che tutti coloro che hanno tratto  a lungo vantaggio dal suo ministero si rallegreranno di quel giusto    riconoscimento”.

Non possiamo mischiare la Parola di Dio con i pensieri umani, altrimenti il Vangelo perde di potenza!!
Come Gesù insegnava la Parola di Dio così noi come Suoi servi e discepoli siamo chiamati a predicare la Sua Parola così com’è!!         

In Giovanni 7:16-18 leggiamo: “Gesù rispose loro: “La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato. Se uno vuol fare la volontà di lui, conoscerà se questa dottrina è da Dio o se io parlo di mio. Chi parla di suo cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che l'ha mandato, è veritiero e non vi è ingiustizia in lui”. (cfr. Giovanni 8:26,28,40; 12:49).

Gesù non cercava l’approvazione degli uomini, ma quella di Dio, perciò predicava la verità secondo la Parola di Dio. 

Come servi di Dio non dobbiamo cercare di piacere agli uomini, ma a Dio, perciò predicheremo solo la Sua Parola senza falsificarla (2 Corinzi 2:14-17; 2 Timoteo 2:15).

Se volessimo piacere agli uomini, rischieremmo di predicare quello che vogliono sentirsi dire gli uomini per sentirsi bene, così Dio non sarà glorificato e si rischierà di avere false conversioni, di persone anche battezzate che non frequenteranno più la chiesa perché avranno conosciuto qualche altra cosa che li farà star bene.

In Galati 1:10 leggiamo: ”Vado forse cercando il favore degli uomini, o quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo”. 

II IL SERVO ASCOLTA ED È UBBIDIENTE AL SIGNORE CHE GLI PARLA (vv.5-6). 
Questo servo (Gesù) non ha "voltato le spalle", a piani di Dio per lui, ma fedelmente ha insegnato a chi è stanco quello che ha detto Dio.

Il v.5 dice: “Il Signore, DIO, mi ha aperto l'orecchio e io non sono stato ribelle, non mi sono tirato indietro”.  
Dobbiamo chiedere al Signore di togliere il cerume dalle nostre orecchie!!! 
Chi soffre di cerume sa che si tappano le orecchie e non sente bene.  

A) Il servo desidera e ricerca la volontà del Signore.
Nel Salmo 40:8 è scritto: “Dio mio desidero fare la Tua volontà, la tua legge è dentro il mio cuore”.
Chi ha una mente trasformata da Dio sperimenta che la volontà di Dio è: buona, gradita e perfetta (Romani 12:2) e la ricercherà!
Una preghiera dice così: “ La tua via, non la mia, o Signore,
                                      Per quanto buia sia;
                                      Oh guidami con la tua destra,
                                      Scegli Tu il sentiero per me.
                                      Io non oso scegliere, 
                                      Non lo farei neppure se potessi;
                                      Scegli tu per me, mio Dio,
                                      Così camminerò rettamente.
                                      Prendi la mia coppa,
                                      E riempila di gioia o di dolore;
                                      Come ti parrà meglio, 
                                      Scegli tu il mio bene e il mio male.
                                      Non sia la mia scelta,
                                      Nelle cose piccoli o grandi, 
                                      Sii tu la mia guida, il mio custode, la mia forza,
                                      La mia saggezza, e il mio diritto”.

Ogni mattina dovremmo rinnovare la nostra disponibilità di servire il Signore secondo la Sua volontà!
Ogni mattina dobbiamo chiedere al Signore di aprire le nostre orecchie e chiedergli cosa dobbiamo fare in quel giorno? 

Questo è l’atteggiamento che dobbiamo avere come lo aveva Gesù!
In Giovanni 4:34 leggiamo: “Gesù disse loro: “Il mio cibo è far la volontà di colui che mi ha mandato, e compiere l'opera sua”.
Il cibo di Gesù era il fare la volontà di Dio e portare a termine la missione che gli ha affidato; Gesù era venuto nel mondo per adempiere in pieno questo scopo (Giovanni 6:38; 9:4; 17:4).

Il cibo è la cosa più importante che ricerchiamo perché sappiamo che senza cibo non possiamo vivere.
Quindi la volontà di Dio è la cosa primaria che dobbiamo ricercare, è la cosa più importante per il servitore, deve essere il suo cibo!!
Il servitore ricercherà volentieri la volontà di Dio, sarà il suo cibo!!!

B) Il servo si sottomette alla volontà del Signore. 
Nel v.5 leggiamo: “Io non sono stato ribelle”. 
“Ribelle” (marîtî) è essere contenziosi, refrattari, ostinati, disobbedienti è usato nei confronti della parola di Dio (Deuteronomio 1:26; Salmo 78:17); all’azione (Deuteronomio 1:43), o di entrambi (Isaia 3:8). 

Ciò che è più spesso menzionato è il comandamento del Signore (ad esempio, Numeri 20:24; Deuteronomio 1:26, 43; 9:23; 1 Samuele 12:15; 1 Re 13:21,26; Neemia 9:26; Salmo 78:56; 105:28; Lamentazioni 1:18, Ezechiele 5:6).

Ribellarsi al Signore significa contristare lo Spirito Santo (Isaia 63:10).
Gesù non si è ribellato, è stato sottomesso a Dio Padre! (Luca 22:42; Giovanni 6:38; Ebrei 10:4-14; Salmo 40, 7-8). 

In Filippesi 2:5-8 leggiamo: “Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù,  il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente,  ma spogliò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini;  trovato esteriormente come un uomo, umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce”.

Non ci deve essere solo la disponibilità nel fare la volontà di Dio, ma praticamente dobbiamo sottometterci ed essere ubbidienti anche se ci costa. 

C) Il servo non si tira indietro, anche se rischia la propria vita.
Nei vv. 5-6 è scritto: “ Non mi sono tirato indietro. Io ho presentato il mio dorso a chi mi percoteva, e le mie guance a chi mi strappava la barba; io non ho nascosto il mio volto agli insulti e agli sputi”.
Quando Dio ci rivela la Sua volontà non dobbiamo nasconderci, o scappare via.
Il servo si è dato volontariamente ai Suoi persecutori! 
Egli accetta di essere maltrattato e non nasconde la sua faccia per evitarlo, o per proteggersi da tale abuso.
Gesù si è dato volontariamente alla fustigazione e alla morte! (Giovanni 10:17).

(1) Servire il Signore ha un costo di sofferenza fisica. 
“Percoteva” (nākhāh) può essere collegato alla punizione che si riceveva quando uno era arrestato per un crimine (Deuteronomio 25:2; Geremia 20:2; 37:15).

Gesù è stato trattato come un criminale!
Come leggiamo dai vangeli Gesù è stato flagellato (Matteo 27:26; Luca 18:33; Giovanni 19:1).
Tutti i servi hanno sofferto la persecuzione lo vediamo con i profeti nell’Antico Testamento (Matteo 5:11-12), come leggiamo nella vita degli apostoli, specialmente di Paolo (2 Corinzi 10:24-28).

Ma chi gli è lo ha fatto fare?
Jim Elliot martire in Ecuador disse: “ Non è pazzo colui che da ciò che non può conservare per guadagnare ciò che non potrà mai perdere”.

Noi diamo la nostra vita al Signore, che non possiamo conservare su questa terra, ma riceveremo quelle benedizioni spirituali che non PERDEREMO MAI!!! 
In Matteo 5:11-12: “Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli;  poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi”.            

(2) Sofferenza morale, umiliazione pubblica.
Oltre la sofferenza fisica, Gesù ha sofferto una sofferenza morale, gli hanno strappato la barba (cfr. 2 Samuele 10:4-5; Neemia 13:25), quest’atto era uno dei più alti insulti in Medio Oriente.
La barba era segno di libertà e rispetto, strappandola era segno di disprezzo.

Così vediamo l’umiliazione (cfr. Deuteronomio 25:9; Giobbe 17:6; 30:10) e la mancanza di rispetto negli sputi e insulti ( Matteo 27:30).

In Ezechiele 2:3-6 è scritto: “ Egli mi disse: ‘Figlio d'uomo, io ti mando ai figli d'Israele, a nazioni ribelli, che si sono ribellate a me; essi e i loro padri si sono rivoltati contro di me fino a questo giorno.  A questi figli dalla faccia dura e dal cuore ostinato io ti mando. Tu dirai loro: -Così parla il Signore, DIO-.   Sia che ti ascoltino o non ti ascoltino, poiché sono una casa ribelle, essi sapranno che c'è un profeta in mezzo a loro.  Tu, figlio d'uomo, non aver paura di loro, né delle loro parole, poiché tu stai in mezzo a ortiche e spine, abiti fra gli scorpioni; non aver paura delle loro parole, non ti sgomentare davanti a loro, poiché sono una famiglia di ribelli’”.

Non ti aspettare una corona di fiori sulla testa, perché Gesù ha ricevuto una corona di spine!    
La persecuzione è il destino dei credenti fedeli! (2 Timoteo 3:12).

Gesù in Giovanni 15:18-20 dice: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra”.
Eppure noi vogliamo essere trattati bene!! 

Sempre Gesù dice: “Guai a voi quando tutti gli uomini diranno bene di voi, perché i padri loro facevano lo stesso con i falsi profeti” (Luca 6:26).
M.L.Jones a riguardo scriveva: “Non è forse un’idea nostra che il perfetto cristiano sia per lo più una persona piacevole, popolare, che non offende nessuno, con cui è facile rapportarsi? Se tuttavia questa beatitudine è vera, il vero cristiano non è così, perché il vero credente non è uno che viene apprezzato da tutti. Non apprezzarono il Signore a quel tempo e non apprezzeranno mai chi somiglia adesso. Attenzione a voi, quando tutti parleranno bene di voi! È ciò che fecero con i falsi profeti, non lo fecero con Cristo”.

Se siamo fedeli a Cristo saremo in qualche modo perseguitati!
Se assomigliamo a Cristo molti non ci apprezzeranno come hanno fatto con Lui!
Ma come Gesù non si è rifiutato di presentare il suo dorso a chi lo percoteva, e le sue guance a chi gli strappava la barba; come non ha nascosto il suo volto agli insulti e agli sputi, così anche tutti i cristiani devono essere disposti a essere perseguitati per Lui.

III IL SERVO È SOSTENUTO DAL SIGNORE   (vv.7-9).
Le difficoltà che lo colpirono sono il risultato non della disobbedienza, ma dell'obbedienza, egli può essere sicuro dell'aiuto di Dio.
Dal momento che Dio gli ha dato questo ruolo e gli dà istruzione quotidiana, egli è convinto che Dio lo aiuterà in mezzo alle sue prove attuali.
L’aiuto non consiste nel non avere sofferenza, ma nel sostegno di Dio nella sofferenza!

A) Il servo è consapevole dell’aiuto divino e sa’ che riuscirà nella missione.
Nel v.7 leggiamo: “Ma il Signore, DIO, mi ha soccorso; perciò non sono stato abbattuto; perciò ho reso la mia faccia dura come la pietra e so che non sarò deluso”.

Dio soccorre il Suo servo, non lo abbandona a se stesso!
Il Signore Onnipotente è colui che l’ha chiamato, pertanto, la missione non può fallire.

Come Gesù è stato sostenuto dal Padre così noi saremo sostenuti da Gesù! 
In Matteo 28:18-20 leggiamo: “E Gesù, avvicinatosi, parlò loro, dicendo: ‘Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra.  Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente’”.
Con un impegno, con una missione, Gesù sarà con noi, ci darà il suo aiuto e il suo equipaggiamento necessario!!
Come Dio combatteva le guerre di Israele, così Gesù combatterà la nostra guerra spirituale! (Esodo 15:3).

C) Il servo prende coraggio dal fatto che Dio combatte per lui.
Nel v.7 leggiamo: “Perciò ho reso la mia faccia dura come la pietra e so che non sarò deluso”.  
La faccia dura come la pietra ricorda Ezechiele 3:4-9 (cfr. Geremia 1:18).
La sofferenza, la persecuzione non porterà alla paura che intimidisce, o indebolisce la volontà di agire; ma si tradurrà in un impegno indissolubile, dura come la pietra per continuare confidare in Dio e ad agire secondo i Suoi piani. 
La faccia dura come la pietra è un’ostinata resistenza nell’adempiere le sue responsabilità, una risoluta determinazione a compiere la volontà di Dio. 
Il servo sa’ assolutamente che Dio non lo deluderà!

Sapendo del sostegno del Signore, il servo, Gesù non vacilla, infatti, Gesù è stato risoluto, determinato ad andare a Gerusalemme per morire (Matteo 16:21; Marco 8:31; Luca 9:51). 

Dobbiamo pensare che Dio è con noi e questo ci darà coraggio anche per affrontare le prove più dure!
Non c’è posto per la timidezza nel servizio cristiano anche sotto persecuzione ( 2 Timoteo 1:7).
Quest’ostinata resistenza la devono avere tutti coloro che hanno veramente fiducia e servono Dio, perché alla fine Dio è fedele e non viene mai meno, anche sotto la persecuzione e le tribolazioni!

C) Il servo è consapevole del favore di Dio.
Ci possono accusare, ma chi ci condannerà, Dio approva il suo servo.
I vv.8-9 dicono: “Vicino è colui che mi giustifica; chi mi potrà accusare? Compariamo assieme! Chi è il mio avversario? Mi venga vicino!  Il Signore, DIO, mi verrà in aiuto; chi è colui che mi condannerà? Ecco, tutti costoro diventeranno logori come un vestito, la tignola li roderà”.

Il servo è fiducioso, è convinto dell’approvazione di Dio! Dio lo giustifica, lo dichiara innocente (giustifica- maṣdîqî, è un termine legale, descrive un giudice che dichiara il verdetto di non colpevole).
Qualsiasi accusa contro il servo è insostenibile. 
Gesù è stato accusato, è andato in tribunale, ma in Lui non c’era peccato, le accuse di certi Giudei non erano sostenibili (Matteo 27:3-4,19,24; Giovanni 8:46).
La resurrezione di Gesù è una prova dell’approvazione di Dio (Atti 2:24;13:33-35).

Dio aiuterà il suo servo da tutti i suoi avversari, da coloro che hanno portato false accuse contro di lui, (e quindi contro i giusti) questi diventeranno logori come un vestito, la tignola li roderà.
Questo può indicare che la loro vita presto finirà, oppure che la loro condanna non vale nulla (cfr. Isaia 41:24) come un vestito logorato, pieno di buchi a causa della tignola.

I vv.8-9 ricordano Romani 8:33-34 dove è scritto che gli eletti sono giustificati e non possono essere condannati da Dio per l’intercessione del risorto Gesù Cristo.
Se siamo veri credenti, e quindi servitori fedeli, possiamo ringraziare Dio perché in Gesù Cristo siamo giustificati e non condannati!        

CONCLUSIONE.
I cristiani sono discepoli di Gesù, quindi come suoi discepoli siamo chiamati a servirlo costi quel che costi.

Perciò:
1) Non prendere scuse per servire Dio.
Possiamo trovare scuse nel servire il Signore come ad esempio questa chiesa non va, non è spirituale.
Tozer scrisse: “Mantieni a terra i tuoi piedi, ma lascia che il tuo cuore si innalzi in volo tanto quanto vuole. Rifiuta di essere mediocre o di arrenderti al freddo del tuo ambiente spirituale”.
Non permetter che tu diventa freddo come i credenti superficiali attorno a te! Eleva il tuo cuore al cielo, ma servi il Signore mentre sei in vita, così glorificherai Dio e farai ciò per cui sei stato creato! 

2) Non imparare dal Maestro solo come un fine a se stesso.
Molti studiosi eminenti cadono in questa trappola. 
Sono desiderosi di conoscere senza mai applicare alla loro vita ciò che imparano, o non trasmettono agli altri le verità che imparano, non aiutano con la parola chi è “stanco”.

3) Non ti tirare indietro sotto pressione.
Non ti vergognare del Vangelo e non aver paura di predicarlo se questo ti potrebbe costare la vita, o gli insulti.
La persecuzione è normale per un cristiano!
Non permettere che le persecuzioni fisiche, o morali che siano, t’impediscano di servire il Signore!
Guarda all’esempio per eccellenza: Gesù Cristo sopportò ogni cosa pur di compiere la volontà di Dio!

4) Non servire Dio per i tuoi interessi, ma per la gloria di Dio e il bene degli altri.
Il ministero di Gesù è stato caratterizzato da questi principi guida.
Si è sacrificato per innalzare Dio e per salvare i peccatori!
Questo è l’esempio che ci lascia e ci spinge a seguire. 

5) Non dimenticare ciò che Dio ha fatto e fa’ nella tua vita.
Sii riconoscente al Signore e lodalo perché ti ha giustificato grazie a Gesù e perché si è rivelato a te, aprendoti le orecchie per ascoltarlo!
Il Dio misericordioso va al di là dei nostri peccati grazie all’intercessione di Gesù!