martedì 2 settembre 2014

Giuda 4: Lo scopo della lettera di Giuda (Seconda parte).

Giuda 4: Lo scopo della lettera di Giuda (Seconda parte). 
Giuda voleva scrivere una lettera a questi credenti riguardo la loro comune salvezza, ma cambia progetto e scrive questa nuova lettera perché c’è una situazione grave d’affrontare. 
Giuda spiega il motivo per cui ha dovuto cambiare progetto.
Il motivo è: “Perché si sono infiltrati fra di voi certi uomini (per i quali già da tempo è scritta questa condanna); empi che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio e negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo”.
Un gruppo di falsi insegnanti era arrivato nella chiesa. 
Giuda li descrive come persone di condotta irreligiosa, che pervertono la grazia di Dio e negano l’unico Padrone e Signore Gesù Cristo.
Il loro slogan era: “Dio è un Dio di grazia che perdona sempre, tutto è lecito!” 
Giuda ci dice qualcosa riguardo la loro:

I ENTITÀ.
“Perché si sono infiltrati fra di voi certi uomini empi”.
Giuda presenta una prima descrizione dei falsi insegnanti.
In primo luogo vediamo la loro:
A) Falsità.
Non sono veri fratelli!!
I profeti (Deuteronomio 13:2-11; Isaia 28:7; Geremia 23:14; Ezechiele 13:9); Gesù (Matteo 7:15; Marco 13:22; Giuda 17-18);  gli apostoli hanno parlato di falsi insegnanti e falsi insegnamenti (Atti 20:28-31; 2 Corinzi 11:12-15; Galati 1:6-9; 3:1-3; Colossesi 2:8,18-19; 1 Timoteo 4:1-2; 2 Timoteo 3:1-13; 2 Pietro 2:1-3; 1 Giovanni 2:18-22; 4:1-6; 2 Giovanni 7-11; Giuda 17-18). 
“Certi uomini” (tines anthrōpoi) si riferisce a un gruppo specifico di persone, ma senza nome, la cui identità non si conosce. 
“Certi uomini empi” si distingue dalla parola “santi" del versetto 3, quindi non fanno parte dei santi, non sono fratelli.
Giuda non li riconosce tali, infatti, questi sono zizzania del diavolo seminato in mezzo al grano come li ha descritti Gesù (Matteo 13:24-25, 38-39).
È possibile che nella chiesa ci possono essere delle persone che sembrano credenti, ma in realtà non lo sono!
La zizzania è il loglio (Lolium temulentum) una pianta dannosa, ha un aspetto simile al grano, ma la si può identificare solo quando è matura, fino a quando non si forma la spiga. 
Giuda scrive della loro:
B) Modalità. 
Il modo di fare di questi falsi insegnanti era: 
(1) Subdolo con fini malvagi.
“Infiltrati” (pareiseduēsan-aoristo attivo indicativo) indica intrufolarsi, infilarsi in segreto, di nascosto, furtivamente, in modo da non farsi notare, non nel senso che nessuno li vedeva, ma il modo come si sono inseriti.
La parola “infiltrati” era usata per una spia che entrava di nascosto in un paese, o qualcuno che entrava furtivamente da una porta laterale. 
Questo ci ricorda le parole di Gesù riguardo i falsi pastori in Giovanni 10:1: “In verità, in verità vi dico che chi non entra per la porta nell'ovile delle pecore, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante”.
Michael Green scrive: ” Nell’ovile vi sarà sempre qualcuno che non è passato attraverso la porta, ma entrato arrampicandosi da un’altra parte; ed essi saranno sempre una minaccia per le pecore (Giovanni 10:1)”. 
Quindi “infiltrati” indica che erano estranei, insegnanti itineranti, non facevano parte originariamente di quella chiesa.
Alcuni insegnanti itineranti erano salutari (Atti 11:27-30; 21:10-11), mentre altri come questi erano dannosi, spesso il Nuovo Testamento ne parla come la causa di problemi nelle chiese (Matteo 7:15; 2 Corinzi 10-11; Galati 3:2-5; 2 Pietro 2:1; 1 Giovanni 4:1; 2 Giovanni 10). 
“Infiltrati” indica anche entrare di nascosto con falsi pretesti.
Il verbo implica che gli avversari avevano nascosto il loro vero carattere e le loro vere motivazioni, avevano secondi fini, fini malvagi.
Infatti, “infiltrati” indica una sottile insinuazione di qualcosa di male in una società, o di una situazione. 
Questi uomini erano:
(2) Scaltri.
La parola “infiltrati” tra i greci descriveva anche l'astuzia di un avvocato che, attraverso l'argomentazione intelligente, a poco a poco insinuava (infiltrava) nelle menti di un giudice, o di una giuria, la sua versione di prove, e quindi influenzava il loro pensiero.
Questi falsi insegnanti erano astuti fingendo di essere membri devoti della chiesa cristiana. 
Una volta dentro la chiesa, questi falsi insegnanti introducono di nascosto eresie di perdizione (2 Pietro 2: 1).
Un falso insegnante spesso non è immediatamente riconoscibile e nessuno di questi arriva in una chiesa con una macchina con un grande adesivo e un cartello intorno al loro collo con la scritta : “Io sono un falso insegnante!!”. 
Il loro comportamento originale non aveva allertato la chiesa per quello che erano veramente, falsi insegnanti che diffondevano dottrine e pratiche non conformi alla verità rivelata di Dio!!
Il riferimento è quindi quello di un’intrusione, sottile e astuta nelle chiese di questi uomini che non avevano il diritto di essere lì perché non erano veri credenti e si mescolavano con il popolo di Dio fingendosi di essere veri cristiani, travestiti di falsa fede e falsa pietà. 
Si travestono da servitori di giustizia, come Satana si traveste da angelo di luce (2 Corinzi 11:13-14).
Uomini che vengono in vesti di pecore, ma dentro sono dei lupi (Matteo 7:15), hanno modi gentili, affabili, sono vestite bene, molte volte sono molto istruite.
Ecco perché fanno presa nelle chiese.
Giuda sta cercando di smascherarli.
Nel giorno del giudizio questi falsi insegnanti diranno a Gesù che hanno predicato nel Suo nome, esorcizzato e fatto dei miracoli, ma Gesù li caccerà via!! (Matteo 7:22-23).
Spesso il loro insegnamento sembra molto plausibile, ma usano le Sacre Scritture distorcendola, con mezze verità (cfr. Galati 1:6-9; 3:1-3; Colossesi 2:16-19). 
John Benton scrive: “Tutte le migliori' e più distruttive eresie sono costituite da una mezza verità”.
Giuda ci dice la loro:
C) Empietà.
Questi certi uomini sono empi (Giuda vv. 14-15, 17-18).
“Empi” (asebeis) indica la totale mancanza di timore verso Dio, il rifiuto di seguire i comandamenti di Dio, il violare le norme che regolano una corretta relazione con Dio, indica non essere consacrati veramente a Dio.
Significa essere irriverenti verso Dio, ribelli a Dio che si manifesta con un comportamento ingiusto e peccaminoso, immorale, vivere senza freni come quelli di Sodoma e Gomorra che Dio punì (2 Pietro 2:6; cfr. Romani 1:18; 1 Timoteo 1:9; 2 Timoteo 2:16; 1 Pietro 4:18; 2 Pietro 3:7).
Il loro comportamento ingiusto deriva da un rifiuto irriverente dell'autorità di Dio! 
Non descrive l’ateismo intellettuale, ma l’ateismo pratico: il comportarsi come se Dio non esistesse! 
Gli empi vivono senza Dio! Hanno uno stile di vita immorale!
In altre parole, Giuda non accusa queste persone di non credere in Dio, ma di essere ribelli contro Dio!! 
In secondo luogo vediamo:
II L’EFFETTO.
“(Per i quali già da tempo è scritta questa condanna)”.
Questi saranno condannati a motivo della loro empietà (Romani 1:18; 1 Pietro 4:18; 2 Pietro 2:6; 3:7; Giuda vv.5-7,11,14-15), del loro libertinaggio e del fatto che negano l’unico Padrone e Signore Gesù Cristo.
Quando è stata scritta questa condanna e a che cosa si riferisce, e quindi in quale libro è stata scritta?
Vediamo:
A) La predizione della condanna. 
“Già da tempo” (oi palai) si riferisce a un periodo di tempo in un lontano passato, un lungo periodo di tempo, tempi antichi (Matteo 11:21; Ebrei 1:1). 
Il testo non offre alcun indizio chiaro su quando questo in realtà si è verificato.
Ci sono state diverse interpretazioni su dove è stata scritta la condanna, forse Giuda si riferisce ai libri celesti (Apocalisse 20:12), o alla profezia di Enoc (v.14), o alle profezie dell’Antico Testamento (cfr. vv.5-7,11; Isaia 8:20-22; Geremia 5:13-14; 8:12-13; Osea 9:7-9; Sofonia 3: 1-8), o agli insegnamenti di Gesù (Matteo 7:15-23; 13:24-30); o alle profezie apostoliche (2 Pietro 2:1-3:4; Giuda 17-18).
Comunque “è scritta” (progegrammenoi-perfetto passivo participio), indica la predizione scritta in passato.
Il destino di queste persone è stato annunciato per iscritto in passato (Cfr. Atti 1:16; Romani 15:4; Efesini 3:3) e ancora vale per il tempo presente. 
Molto probabilmente Giuda si riferisce alle predizioni dell’Antico Testamento.
Pur rimanendo il senso predittivo, secondo alcuni studiosi il verbo “è scritta” (progegrammenoi) era collegato al concetto di fare decreti ufficiali, sia nei contratti di matrimonio, atti di vendita, o avvisi pubblici.
Il senso è giuridico penale e designa l’atto di accusa pubblica.
L'enfasi di Giuda, in questo senso non è semplicemente che la condanna degli eretici era stata prevista, ma anche che era stata decretata e annunciata pubblicamente. 
Quindi il suo punto principale riguarda la condanna ufficiale e pubblica dei falsi insegnanti.
B) La particolarità della condanna.
Secondo alcuni la natura della condanna è menzionata al v.3, dove Giuda menziona il combattimento per la fede, e dove implica la sconfitta certa e imminente degli empi.
Altri studiosi indicano la condanna dai vv.5-7, o v.15, o dai vv.5-15 versi che si riferiscono a testi dell’Antico Testamento e a 1 Enoch che parlano del giudizio per i malvagi.
Per alcuni studiosi il riferimento è al giudizio finale di Dio.
Alcuni saranno salvati e altri no (Salmo 69:28; 139:16; Geremia 22:30; Daniele 7:10; Matteo 7:13-14;Apocalisse 20:11-15).
Comunque sia coloro che si ribellano contro Dio faranno una brutta fine! 
È terribile cadere nelle mani del Dio vivente! (Giuda 5-7; Ebrei 10:26-31).
Giuda vuole incoraggiare i suoi lettori e anche noi oggi a combattere per la fede, assicurandoci che gli intrusi un giorno saranno giudicati da Dio.
Il riferimento alla condanna indica che gli avversari non avrebbero trionfato. 
Non dobbiamo essere turbati se oggi ci sono apostati, falsi insegnanti, ci sono sempre stati (per esempio 1 Re 18; 22:11,24-25; Geremia 28), e ci saranno, ma non trionferanno!! (cfr. 1 Re 18:40; Geremia 28:15-17)
Il popolo di Dio è sempre stato minacciato dai falsi profeti, e dai falsi insegnanti!
Quindi non ci spaventiamo, o scoraggiamo per i falsi insegnanti, e nemmeno cerchiamo di seguirli, piuttosto combattiamo per la fede!
In terzo luogo vediamo:
III LE ERESIE.
La prima eresia è:
A) La dissoluzione della grazia di Dio.
“Che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio”.
Il monaco russo Rasputin si fece strada nei circoli della zar russo all'inizio del XX secolo. Egli apparteneva a una setta chiamata Khlysty. Questa setta  credeva: più grave è il peccato, più profonda è la vergogna e così più reale il pentimento. Dio avrebbe perdonato. 
L'idea era che il peccato porta il bene spirituale. 
Forse questa setta si rifaceva a questa eresia che denuncia Giuda.
“Volgono” (metatithentes-presente attivo participio) è cambiare, alterare, modificare, distorcere, pervertire.
Questi falsi insegnanti pervertivano il vero significato della grazia di Dio.
“Nostro Dio” sottolinea il rapporto stretto tra i cristiani e Dio, e l'avversione verso coloro che abusano della grazia che appartiene a Dio.
“Grazia” (charin) si riferisce all’amore che Dio perdona, allo stato della salvezza, la grazia di Dio offerta in Gesù Cristo. 
La grazia è il libero, o l’immeritato favore di Dio che per mezzo di Gesù Cristo, perdona e libera dal peccato e dalla condanna della Sua legge (Giovanni 1:14-17; Romani 3:24; 5:1-2,8-9,15-17;8:1-5;Efesini 2:8-9).
“In” (eis) indica lo scopo, o intenzione. 
Il senso è:pervertono la grazia del nostro Dio, in modo che essi possono fare cose immorali.
“Dissolutezza” (aselgeian), è comportamento libertino, licenzioso, immorale, senza freni, mancanza di autocontrollo, in particolare indulgenza sensuale, immoralità sessuale. 
Secondo alcuni studiosi Giuda denuncia la loro immoralità sessuale nella sua lettera nei vv. 8, 16, 18, 23.
La parola greca (aselgeia) appare nei cataloghi dei peccati altrove nel Nuovo Testamento (Marco 7:22; Romani 13:13; Galati 5:19; 1 Pietro 4:3), e in brevi descrizioni dei peccati ( 2 Corinzi 12:21; Efesini 4:19).
La maggior parte delle persone cercano di nascondere il loro peccato; hanno abbastanza rispetto per la comune decenza e non vuole essere scoperto, ma quelli descritti come “dissoluti” (aselgēs) sono persone così indecenti che a loro non importa che si veda il loro peccato! Sono senza pudore, non si vergognano!
Questi falsi insegnanti, promuovevano l’antinomismo, cioè un comportamento senza la legge di Dio.  
Il senso della loro eresia è che il perdono di Dio ci permette una vita immorale! 
Visto che Dio ci perdona allora possiamo sempre peccare! 
Rendevano la grazia di Dio una licenza, o una scusa per l’immoralità. 
In altre parole, essi interpretano che il perdono dei peccati per grazia di Dio ci libera da ogni freno morale (cfr. 2 Pietro 2:19).
Pensavano di vivere in qualsiasi modo a loro piaceva per soddisfare i loro piaceri peccaminosi senza inibizioni. 
Nella loro arroganza, questi falsi maestri affermavano che il loro status privilegiato all'interno della grazia di Dio li metteva al di sopra la legge.
Forse questi eretici avevano direttamente sentito, o letto l’insegnamento di Paolo e lo avevano interpretato male, la dottrina della grazia è stata intesa da loro come una licenza a peccare.
Loro in un certo senso pensavano: Dio ci perdona per sola grazia, e non importa quello che facciamo, noi non abbiamo contribuito alla nostra salvezza, così, visto che la nostra salvezza non ha niente a che fare con il nostro comportamento, comportiamoci come ci pare!!
La nostra empietà, o immoralità serviranno solo a mostrare la grazia di Dio ancora di più.
Secondo questa eresia, quindi coloro che vivono immoralmente, glorificano Dio, perché si esalta così la  sua grazia (Romani 6:1; 1 Corinzi 5:1-2; 6:12-20).
Giuda parla contro l'insegnamento della "grazia a buon mercato", cioè, della grazia, senza pentimento, o della grazia che concede la licenza di peccare più di prima come questi falsi insegnanti credevano.
La falsa dottrina di questi falsi insegnanti ignoravano il pentimento, l’impegno verso Dio e l’unione spirituale con Cristo (Atti 3:19; Romani 6:1-14).
Il cristiano confessa Gesù come Signore (Romani 10:9-10) a cui dobbiamo obbedirgli (Luca 6:46)
Chi non mostra alcun pentimento non è un cittadino del regno di Dio(Atti 3:19-21; 1 Corinzi 6:9-11).
In Galati 5:16-21 leggiamo: “Io dico: camminate secondo lo Spirito e non adempirete affatto i desideri della carne.  Perché la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; sono cose opposte tra di loro; in modo che non potete fare quello che vorreste.  Ma se siete guidati dallo Spirito, non siete sotto la legge.  Ora le opere della carne sono manifeste, e sono: fornicazione, impurità, dissolutezza,  idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte,  invidie, ubriachezze, orge e altre simili cose; circa le quali, come vi ho già detto, vi preavviso: chi fa tali cose non erediterà il regno di Dio”.   
Siamo chiamati a essere santi come Dio dice 1 Pietro 1:15-16.
L’errata interpretazione licenziosa era un problema a quei tempi, vi era per esempio nella chiesa di Corinto (1 Corinzi 5:1-6; 6:12-20; 10:23) e nelle chiese dell'Asia  (Apocalisse 2:14, 20). 
L’abuso della libertà cristiana è stata denunciata e ripresa da Paolo (Romani 3:8; 6:1, 15; Galati 5:13) e da Pietro (1 Pietro 2:16).
Per esempio in Galati 5:13 è scritto: “Perché, fratelli, voi siete stati chiamati a libertà; soltanto non fate della libertà un'occasione per vivere secondo la carne, ma per mezzo dell'amore servite gli uni agli altri”.
Dopo che Paolo parla che dove il peccato è abbondato, la grazia sovrabbonda (Romani 5:21) in Romani 6:1-2 scrive: “Che diremo dunque? Rimarremo forse nel peccato affinché la grazia abbondi? No di certo! Noi che siamo morti al peccato, come vivremmo ancora in esso?”
Noi grazie all’unione spirituale con Cristo siamo morti al peccato per vivere una vita nuova, vivere per Dio come strumenti di giustizia (Romani 6:3-14).
Paolo in 2 Corinzi 5:17 dice: “Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura;le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove”.
Questo insegnamento di vivere come ci pare, che il peccato non sia grave, non viene da Dio! Chi lo pratica non è nato di nuovo!
Essere cristiani è essere uniti spiritualmente con Cristo, che è santo. 
Come, allora, possiamo cercare il peccato, o legittimarlo?
La seconda eresia è:
B) La negazione di Gesù Cristo come unico Padrone e Signore.
“E negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo”.
I falsi insegnanti, gli eretici negano e rifiutano la dignità sovrana e l’autorità divina di Gesù Cristo.
“Negano” (arnoumenoi -presente medio participio) indica ripudiare, rinnegare, disconoscere, rifiutare.
Gli eretici avevano negato l’autorità divina di Gesù Cristo. 
“Unico” (monon) indica solo, esclusivo, assoluto, esprime unicità.
“Padrone” (despotēn) sottolinea il controllo legale e l’autorità assoluta su persone, come gli schiavi, quindi proprietario e potere assoluto (1 Timoteo 6:1-2; Tito 2:9; 1 Pietro 2:18). 
“Padrone”  nella Bibbia è riferito a Dio (nella settanta: Genesi 15:2,8; Giosuè 5:14; Proverbi 29:25; Isaia 3:1; 10:33; Geremia 4:10; Luca 2:29; Atti 4:24; Apocalisse 6:10), per questo motivo alcuni studiosi pensano che si riferisca a Dio.
Ma “Padrone”  secondo altri studiosi, si riferisce a Gesù (cfr. 2 Pietro 2:1) come traduce sia la “San Paolo” e la “Nuova Riveduta”. 
“Padrone”  applicato a Cristo lo rivela come unico Sovrano dei cristiani in tutta la sua potenza e divinità. 
Questa interpretazione è avvalorata dalla forma grammaticale greca e dal contesto dove Giuda esalta, enfatizza la Signoria di Gesù Cristo a cui dobbiamo essere obbedienti. 
Giuda chiama anche Gesù Cristo: "Signore" anche nei vv. 17, 21, 25 (Atti 11:17; 15:26; 28:31; Romani 1: 4, 7; 5:1, 11, 21; 1 Tessalonicesi 1:3,5,9; Giacomo 1:1; 1 Pietro 1:3; 2 Pietro 1: 8).
“Signore” (Kurion) è un titolo di onore, distinzione, sovranità e autorità.
È un altro titolo divino nella traduzione greca dell’Antico Testamento, la Settanta, la parola è usata per tradurre il nome personale di Dio (Yahweh Esodo 19:9, 20:2; Isaia 6:3). 
Quindi Giuda eleva Gesù al livello di Dio e indica che essi possono dare a Gesù la stessa lealtà che danno a Dio. (Giovanni 5:23).
Esattamente come negano Gesù Cristo, Giuda non lo dice. 
Alcuni pensano che questa negazione riguardi il comportamento, la disobbedienza.
Il loro comportamento immorale è una negazione di Cristo come Padrone e Signore.
Un sentimento simile si riflette altrove nel Nuovo Testamento (Matteo 7:21-23; Tito 1:16).
Altri pensano che lo negassero nel loro insegnamento come dottrina, quindi in teoria.
Comunque ciò che una persona crede davvero sarà rivelato da lui, o da lei da come agisce!! 
A volte certi comportamenti immorali sono giustificati da un qualche fondamento dottrinale! 
Quindi, questi falsi insegnanti (1) in relazione a Dio Padre, pervertivano la sua grazia, e (2) in relazione a Cristo, negavano la sua Signoria. 
La Signoria di Cristo è un dato di fatto nella Scrittura. 
Tuttavia, la Signoria di Cristo deve essere visto in ogni ambito della vita del cristiano. 
Non possiamo essere cristiani solo la domenica, e solo in chiesa e poi durante la settimana, al di fuori della chiesa dovunque ci troviamo, ci comportiamo come ci pare!
Gesù deve essere il nostro Signore non solo in chiesa, ma anche a casa, a lavoro, nel tempo libero!
Quelli che veramente hanno fede nel Signore Gesù Cristo mostreranno il loro profondo rispetto per Lui e il loro sincero desiderio di vivere secondo i principi della sua Parola sempre e ovunque!
CONCLUSIONE
Oggi i falsi insegnanti usano molti mezzi oltre che a predicare dai pulpiti: scrivono libri, parlano alla radio e alla televisione, insegnano nelle scuole Bibliche e nei seminari, hanno siti web su internet. 
Per non essere deviati nell’errore dobbiamo conoscere la verità com’è rivelata nella Bibbia, quindi chiederci se il loro insegnamento sia Biblico e se loro vivono una vita devota secondo la Bibbia.
C'è una guida sicura e infallibile per conoscere e seguire la verità: la Parola di Dio, la Bibbia.
Benjamin Disraeli disse: “Il tempo è prezioso, ma la verità è più preziosa del tempo”. 
Dobbiamo fare molto attenzione all’eresia! La menzogna è dannosa!
Si racconta la storia di un uomo che ha deciso di cibare gradualmente il suo mulo con segatura al posto dell’avena per risparmiare. Tutto è andato bene per un po’ anche il mulo era soddisfatto per la segatura, ma subito dopo morì. 
Lo stesso vale per la vita spirituale. 
Il passaggio dalla verità all’errore a volte è un processo lento, e la gente non conosce sempre la differenza, ma prima di conoscerla, muore!!
La verità è più preziosa del tempo!