Giacomo 4:8-10. La chiamata al ravvedimento

Giacomo 4:8-10. La chiamata al ravvedimento
Il contesto di questi versetti si riferisce a una serie di imperativi che Giacomo usa per riportare le chiese al ravvedimento, visto che questi credenti non stavano camminando al 100% con il Signore, infatti,avevano praticamente comportamenti di questo mondo e di una sapienza animale, terrena e diabolica.
Giacomo continua la sua raffica di comandi, pensate dal v.7 al 10 si contano undici imperativi, se ho contato bene. Oggi, pochi predicatori del Vangelo direbbero ai loro ascoltatori che devono abbandonare i loro modi egoistici e consegnare loro vita a Gesù come fa Giacomo.
Tre cose vediamo in questi versetti: l’Avvicinamento a Dio,il Ravvedimento dei credenti e il loro Abbassamento davanti a Dio.
I L’AVVICINAMENTO A DIO.
v.8: "Avvicinatevi a Dio, ed egli si avvicinerà a voi".
Continua ancora l’esortazione di Giacomo basato sulla sua preoccupazione per la vita spirituale dei suoi lettori. Il loro comportamento mondano,descritto molto bene nei versetti precedenti (Giacomo 3:14-4:1-5),li ha allontanati da Dio.

Ma cosa significa avvicinatevi a Dio? Avvicinatevi a Dio indica:
A) La Comunione.
“Avvicinatevi” (v.8) esprime l’azione positiva di avvicinarsi a Dio in contrasto con l’azione negativa del versetto precedente di resistere al diavolo.

(1) Avvicinatevi a Dio Ricorda il rapporto dei servi di Dio con Dio.
“Avvicinatevi a Dio” ricorda l’idea dell’Antico Testamento di un sacerdote o di Mosè che si avvicinano al Signore come menzionato in diversi versetti (Esodo 19:22; 24:2; Levitico 21:21, 23; Deuteronomio 16:16; Isaia 29:13; 58:2, 65:5; Ezechiele 40:46,Cfr. Ebrei 4:16; 7:19).Oppure ricorda le molte promesse profetiche che indicavano la conversione del popolo (2 Cronache 15:2-4; Lamentazioni 3:57; Osea 12:6-7; Zaccaria 1:3;2:3; Malachia 3:7).
Dal contesto, vediamo che Giacomo vuole richiamare sicuramente al ravvedimento genuino.

(2) Avvicinatevi a Dio è un Richiamo a ritornare a Dio rinunciando ai peccati.
“Avvicinatevi a Dio”, benché si possa applicare ai non credenti,  non sembra tanto un richiamo alla conversione dei non credenti, a una conversione iniziale, ma è un richiamo per quei credenti, a ritornare a Dio, per quei credenti che si sono compromessi e allontanati da Dio con e per un comportamento morale secondo gli standard di questo mondo.
Così “avvicinatevi a Dio” implica il rinunciare alle pratiche peccaminose e di ritornare a Dio e quindi ad avere comunione con Lui. Il peccato è un grande ostacolo alla comunione con Dio!!(Isaia 59:1-2). Vediamo qui un richiamo al ravvedimento!
Essi devono rinunciare alla sapienza terrena, animale e diabolica (Giacomo 3:14-16) e dimostrare la sapienza divina (Giacomo 3:17-18), devono rinunciare ai loro peccati di egoismo, ai loro desideri carnali che li portavano a guerre interne alle chiese (Giacomo 4:1-4) e se vogliamo anche al controllo della lingua (Giacomo 1:1926; 3:1-12), il non avere riguardi personali e quindi prendersi cura dei poveri (Giacomo 1:27; 2:16-17).
Pertanto “avvicinatevi a Dio” coinvolge la rinuncia di pratiche peccaminose per coloro che sono già cristiani e implica l’avere comunione con Dio. Così l’avvicinarsi a Dio non implica solo un’attività mentale o emozionale, ma una reazione pratica di vivere proprio in accordo con la volontà di Dio, purezza e santità, senza la quale non c’è comunione con Dio. 
Quindi il richiamo di Giacomo è ad avere una comunione con Dio, ma a incontrarsi e mantenere uno stretto rapporto con Dio come adoratori accettabili con un comportamento che onora il Signore, dunque senza ipocrisia (Isaia 29:13).

(3) Avvicinatevi a Dio richiede un’azione decisiva e immediata.
Infatti, il verbo “avvicinatevi” (engisate- aoristo attivo imperativo) si riferisce a un’azione decisiva (aoristo) ed esorta a una risposta immediata (imperativo) alla chiamata di Dio per loro di tornare a lui, un ritorno alla comunione con Dio.
Ora se noi ci rendiamo conto, se noi pensiamo che Dio è eterno, infinito, maestoso, santo, trascendente e nonostante tutto ciò possiamo avere una relazione con Lui e quindi un libero accesso alla Sua presenza tramite Cristo (Efesini 2:11-18; 3:11-12; Ebrei10:19-22), allora ci rendiamo conto che è davvero una grande gioia e privilegio avvicinarsi a Lui!!    
Dio è così lontano per la Sua natura intrinseca, ma è anche così vicino!! Allora avvicinati a Dio rinunciando ai tuoi peccati per avere comunione con Lui, con Il Dio Creatore e Trascendente!
Quindi avvicinatevi a Dio implica e afferma il privilegio del cristiano di aver accesso a Dio!     

B) La Conseguenza.
v.8:“Avvicinatevi a Dio, ed egli si avvicinerà a voi”.
Di grande importanza è la risposta immediata e di grazia di Dio per coloro che si avvicinano.Se il peccatore si avvicina a Dio, Dio non sarà insensibile, Dio si avvicinerà al peccatore che si pente! (avvicinerà-engiei- futuro attivo indicativo).
Questa meravigliosa promessa ci parla ancora della grazia di Dio (v.6)che restaura di nuovo la comunione dei cristiani. Come il padre del figliol prodigo (Luca 15:22-24.), Dio è sempre pronto ad accogliere di nuovo i suoi figli che si ravvedono.
Isaia 55:6-7 leggiamo: "Cercate il SIGNORE, mentre lo si può trovare; invocatelo, mentre è vicino. Lasci l'empio la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri; si converta egli al SIGNORE che avrà pietà di lui, al nostro Dio che non si stanca di perdonare". Se questa promessa del perdono di Dio è per l’empio figuriamoci per i Suoi figli che sono caduti nel peccato! Coloro che cercano Dio con tutto il cuore Lo trovano! (1 Cronache 28:9; 2 Cronache 15:1-2; Geremia 29:13; Zaccaria 1:3).
Il Signore è vicino a quanti lo invocano, a quanti lo invocano in verità (Deuteronomio 4:7; Salmo 145:18).L’uomo guarda e ammira la natura di Dio, ma avere la comunione o l’approvazione di Dio è di gran lunga migliore.
Un predicatore chiese una volta a una persona anziana le sue ragioni perché credeva nell’esistenza di Dio. La sua risposta fu questa: “Signore, sto in questo mondo ormai da molti anni, e ogni giorno ho visto il sole sorgere a est e tramontare a ovest. Il sole, la luna e le stelle continuano allo stesso modo per tutto il tempo. Guarda in cielo, guarda i fiori della terra, e non si può che ammirare il loro Creatore”.
Bella questa testimonianza vero?Ma Giacomo ci sta chiamando non solo ad ammirare le bellezze del creato che ci parlano di un Creatore e quindi di credere solo in Lui, ma di avere anche una relazione, una comunione con questo Creatore, perché questo è lo scopo di Dio per la nostra vita.

Devo fare due precisazioni:
1) Non dobbiamo essere perplessi. Se Dio ci dice che si avvicinerà si avvicinerà a noi se noici avviciniamo a Lui.
Non devi dubitare, devi credere a questa promessa!

2) Non dobbiamo essere presuntuosi nel pensare che il merito è nostro, è solo per grazia che possiamo avere una relazione con Lui.
Se noi lo possiamo conoscere e avere un rapporto con Lui è perché Lui prima ha conosciuto e amato noi come ci ricordano Paolo e Giovanni (Galati 4:9; 1 Giovanni 4:10). 

Il secondo punto che voglio vedere insieme a voi è:
II IL RAVVEDIMENTO.
Ci sono molte persone oggi che hanno una falsa concezione del loro stato di fronte a Dio.Pensano che sono santi e si vantano davanti a Dio della loro santità e costantemente pregano per la santificazione degli altri (che è giusto), ma orgogliosamente non per la propria.
Alcuni sono come quel cristiano, che è stato chiesto qualcosa riguardo il livello di spiritualità della sua città. Questo cristiano rispose: “Non è così buona, ci sono pochi cristiani, eccetto io e Giovanni, anche se ho dei seri dubbi su Giovanni”.
Conformarsi al carattere e alla volontà Dio è il fondamento della comunione con Dio. Solo se ci santifichiamo possiamo avere comunione con Dio dicevo prima. Giacomo è molto schietto nel parlare! Oggi sarebbe chiamato esagerato o fanatico! Per rafforzare la natura pratica di “avvicinatevi a Dio” e quindi della chiamata al ravvedimento, Giacomo  aggiunge le immagini di pulizia e purificazione, immagini che provengono da pratiche cultuali dell’Antico Testamento di pratica di origine israelita. Ma Giacomo prende questi termini di purezza rituale e li applica in un contesto morale.
“Mani” e “cuori”, sono due comandi indicano sia i cambiamenti esterni e sia la pulizia interna necessaria in un peccatore pentito. C'è un richiamo forte alla purezza, entrambi le esortazioni si riferiscono alle stesse persone, con un indirizzo peggiorativo: li chiama “peccatori” e “doppi d’animo”.(Qui vediamo quello che viene chiamato parallelismo sinonimo, cioè, le due dichiarazioni sono più o meno un modo poetico per dire la stessa cosa con parole diverse; essi rappresentano due espressioni di una sola azione).
“Pulite” e “purificate” rappresentano due aspetti di un'unica azione e richiamano le azioni    dei sacerdoti sotto l’Antico Patto. Le immagini sia di “pulire” e “purificazione” nascono dunque dalle disposizioni dell’Antico  Testamento per la purezza sacerdotale nel servizio per il Signore. (I verbi sono in questo senso i tre versi in cui si verificano insieme Numeri 31:23, 2 Cronache 29:15; Isaia 66:17). Ma entrambi i verbi sono stati estesi anche alla purezza etica.Giacomo riporta, secondo l’Antico Testamento l'uso di “mani” e “cuore” per indicare l’atto e la disposizione. Entrambi gli aspetti delle mani e del cuore sono collegati e le troviamo altre volte nell’Antico Testamento per indicare che non c’è comunione con Dio senza santificazione. Nel Salmo 24:3-4 è scritto: "Chi salirà al monte del SIGNORE? Chi potrà stare nel suo luogo santo?L'uomo innocente di mani e puro di cuore, che non eleva l'animo a vanità e non giura con il proposito di ingannare".  (cfr. Salmo 73:13).

Ma cerchiamo di capire meglio il significato, quindi vediamo in primo luogo:
A) La Pulizia delle mani.
v. 8: "Pulite le vostre mani, o peccatori".

Giacomo fa un’esortazione, vediamo:
(1) L’Identità dell’Esortazione.
“Pulite ” (katharisate- aoristo attivo imperativo), significa detergere, lavare. Il termine era usato nella traduzione greca dell’Antico Testamento (la settanta) per la pulizia cerimoniale e rituale, era un dovere rituale che ricadeva soprattutto sui sacerdoti, come parte dell’insieme di azioni che dovevano fare per rendersi atti a eseguire i loro compiti cerimoniali (Esodo 30:20; Marco 7:3-4). 
Nel Nuovo Testamento il termine è usato anche per indicare la pulizia del tipo levitico (Atti 10:15, 11:9, Ebrei 9:22-23). Poi è usata per indicare la pulizia in senso letterale cioè libero da sporco e macchie: la pulizia degli utensili in materia di purificazioni cerimoniali (Matteo 23:26) e dei cibi (Marco 7:19), anche dalle malattie come la lebbra (Matt.8:2), ma anche in senso morale o etico  è usato per descrivere la pulizia dalla contaminazione del peccato e la liberazione dalla colpa del peccato (2 Corinzi 7:1; Ebrei 9:14, 1 Giovanni 1:7).
“Le mani” è il simbolo delle loro azioni, le mani sono gli organi esterni che mettono in atto le azioni (Salmo 18:20;26:6; 73:13; 1 Timoteo 2:8). Giacomo qui la usa per indicare la pulizia, la santificazione di comportamento.
Dunque “pulite le vostre mani” è un’immagine che ha origini cultuali di rito esteriore nell’Antico Testamento per i sacerdoti che s’apprestavano ad entrare nel santuario (Esodo 30:19-21), ma poi venne a significare anche in senso morale e spirituale in riferimento anche con il cuore (Isaia 1:16; Geremia 4:14; Giobbe 22:30; Salmo 26:6).
“Pulite le vostre mani”, perciò è un’esortazione ad avere un comportamento morale esteriore puro, significa smettere di fare il male e fare il bene, quindi il senso di pulire le mani è etico una purezza morale e spirituale.

(2) L’Indirizzo dell’Esortazione.
Sorprende che Giacomo chiama i destinatari della lettera “peccatori” (hamartōloi) e poi “doppi d’animo” mettendo da parte la parola affettuosa “fratelli” (1:2;2:1; 3:1; ecc.), questo lo fa per sottolineare la gravità della loro situazione.
“Peccatori” sono coloro che ignorano e disobbediscono alle leggi di Dio o sono in contrasto con esse, che mancano il bersaglio della legge di Dio o deviano da esse, che non raggiungono lo standard richiesto da Dio (Salmo 1:1-5; Matteo 9:10,13; Marco 8:38;Romani 5:8; 1 Timoteo 1:15; Giacomo 5:20,ecc.).
I peccatori sono coloro che non vivono secondo gli standard morali o cultuali di Dio, dal contesto questi si professano cristiani, ma non camminano come cristiani, hanno bisogno di pentirsi e di camminare con Dio in modo autentico e sincero.

In secondo luogo vediamo:
B) La Purificazione dei cuori.
v.8: "e purificate i vostri cuori, o doppi d'animo!"
 
Come sopra anche questa è un’esortazione, dunque vediamo:
(1) La Consistenza dell’esortazione.
“Purificate” (Hagnisate-aoristo attivo imperativo) è anche un termine per essere idonei per la partecipazione cultuale, quindi essere idoneo al culto (Esodo 19:10; Numeri 8:21; Giosuè 3:5; 1 Cronache 15:12; Giovanni  11:55; Atti 21: 24, 26), che ha assunto un significato etico (1 Pietro 1:22; 1 Giovanni 3:3), significa essere moralmente puro.
Così, nel Nuovo Testamento, come qui in Giacomosi trova la chiamata alla purezza morale (Matteo 5:8; Marco 7:21-23).
“Il cuore” (Kardia) è la disposizione, rappresenta la vita interiore, quindi anche i pensieri e le intenzioni, la sede degli affetti,delle motivazioni e delle decisioni (Genesi 6:5; Deuteronomio 8:2), e quindi il centro operativo che condizionano le azioni (Proverbi 4:23; Matteo 15:19). Il cuore deve essere totalmente impegnato, consacrato a Dio! Davide pregava per un cuore puro nel Salmo 51:11 e in  Geremia 4:14 viene esortato a Gerusalemme di purificare il cuore dalla malvagità.
Il cuore puro è simbolo per uno che ha una giusta relazione con Dio, quindi che è integro che non è ipocrita, ma è sincero davanti a Dio (Matteo 5:8; 1 Timoteo 1:5). Per avere un cuore puro, una persona deve purificare i suoi desideri interiori e le motivazioni e deve essere totalmente e risolutamente impegnato per Dio.

(2) La Caratteristica a chi è indirizzata l’esortazione.
Sono doppi di’animo dice il v.9
“Doppi d’animo” (dipsuchoi) sono quelli che cercano di coniugare la fedeltà a Dio e il desiderio per il mondo, come dice Franz Mussner: “è colui che vivacchia nella superficialità e indecisione religioso-morale, oscillante qua e là tra Dio e il mondo”.
Mentre R.V.G. Tasker riguardo i il doppio d’animo dice: “è fluttuante nelle sue fedeltà, indeciso nelle intenzioni, diviso negli interessi e,come risultato mancante di quella purezza di cuore e unicità di scopi  che il Signore si aspetta dai Suoi discepoli ”.
“Il doppio d’animo” è piegato insieme, piegato in due, con due anime; due generi, diviso di mente: tra il mondo e la fede come Giacomo dimostra soprattutto nei capitoli 3 e 4, (cfr. Giacomo 3:15; 4:1-2). È quella persona con due anime in petto, due anime con due personalità e due volontà.
“Il doppio d’animo” cerca di essere amichevole con il mondo e con Dio (Giacomo 4:4).Questa doppia fedeltà è impossibile, non si possono servire due padroni (Matteo 6:24).Essere amici con il mondo, cioè avere metodi, desideri, motivazioni, comportamenti mondani e amare Dio non è possibile (1 Giovanni 2:15-17).
Riepilogando è interessante notare che Giacomo utilizza insieme la pulizia delle mani e la purificazione del cuore, questo per indicare:
(1) La purezza deve essere totale nei pensieri e nelle azioni.

(2) La purezza deve essere radicale, non può essere contaminata da pensieri e azioni di questo mondo.

(3) Se la purezza non è totale e radicale significa che loro non perseguono risolutamente  Dio e la sua volontà nel mondo.

Quindi pulite le vostre mani e purificate i vostri cuori indicano un ravvedimento radicale che abbraccia la persona nella sua totalità e si riferisce all’etica, al comportamento!!! Giacomo quindi si riferisce a coloro che si professano cristiani, ma che in realtà non sono completamente sottomessi alla legge di Dio, sono doppi d’animo nel senso amano il mondo e nello steso tempo vogliono seguire Dio.
Così Giacomo collega sia la santificazione esteriore e interiore, egli chiama i suoi lettori a un radicale pentimento che orienta tutta la persona a Dio e alle Sue vie.

In terzo luogo vediamo:
C) Il Patimento.
v.9: "Siate afflitti, fate cordoglio e piangete!"
Nel cristianesimo moderno che tende a conformarsi al mondo, non vi è il dolore per il peccato, mentre noi qui leggiamo che dobbiamo essere addolorati per il peccato. Sapete perché? Perché non c’è la consapevolezza della Santità di Dio e quanto sia grave il peccato per Lui.
Il v.9 richiede da noi una profonda trasformazione di atteggiamento verso Dio. Ora Giacomo assume un linguaggio profetico esortando i suoi lettori a modificare le proprie abitudini, li esorta a un esplicito e clamoroso ravvedimento.

Nel patimento vediamo:
(1) L’Afflizione.
v.9: "Siate afflitti".
“Siate afflitti” (talaipōrēsate-aoristo attivo imperativo)significa essere nella distretta, o sopportare un duro lavoro, essere sotto un peso, quindi in questo contesto sentire il peso del peccato, o indica il dolore, o l’infelicità, o la miseria interiore (vedi Romani 7:24 misero- talaipōros-me uomo parola affine a talaipōrēsate, cfr. Romani 3:16; Giacomo 5:1; Apocalisse 3:17), quindi sentirsi miseri spiritualmente e moralmente!
La miseria di cui parla Giacomo non ha nulla a che fare con l'essere tristi per le circostanze negative della vita, né riguarda l’ascetismo religioso, o di estrema abnegazione e sacrificio che dovrebbe rendere una persona umile e più degno agli occhi di Dio, ma è la miseria che si prova quando ci si accorge di una condizione triste, in questo caso di peccato,quindi  implica il riconoscere la propria peccaminosità in modo che ci si allontanano dal mondo e ci si penta dei propri peccati.
“Siate afflitti” porta l'idea di essere spezzato e sentirsi infelice a causa della propria situazione, in questo  caso, quella di essere peccaminoso e non in comunione con  Dio.È proprio il sentimento espresso dell’ esattore delle tasse di cui parla Gesù, che non alzava nemmeno gli occhi al cielo, ma si batteva il petto, dicendo: “ O Dio, abbi pietà di me peccatore!”  (Luca 18:13).

Nel patimento vediamo:
(2) La Contrizione.
v.9: "fate cordoglio".
“Fate cordoglio” (penthēsate-aoristo attivo imperativo) si riferisce allo stato interiore di coloro, che piangono, alla grande tristezza, al dolore del lutto, si riferisce a un lamento funebre. Il lutto è a causa dei peccati che abbiamo commesso contro Dio.
Il peccatore contrito piange per il proprio peccato. L'idea è quella, di profondo dolore e di rimorso, una disperazione completa di chi si lamenta sul peccato come il piangere la morte di un familiare o un amico vicino. È il dolore appassionato che non può essere nascosto (Matteo 5:4). Insieme con l’afflizione e il pianto, è segno del vero pentimento ( 2 Corinzi 7:9-11).

Nel patimento vediamo:
(3) La Lacrimazione.
v.9: "piangete!"
“Piangete” (klausate-aoristo attivo imperativo) sono le lacrime amare che scorrono a causa del peccato e la vergogna davanti a Dio, si riferisce alla tristezza secondo Dio. Subito dopo che tradì il Signore, Pietro pianse amaramente (Luca 22:62).
Ora tutti e tre questi imperativi indicano l'atteggiamento giusto per il riconoscimento della necessità di santificazione e quindi il vero pentimento, sottolineando il dolore per i propri peccati e non certamente un’auto-giustificazione, o una superficialità nel trattare i nostri peccati!  In questo versetto i lettori sono chiamati al pentimento, ma anche noi oggi!!
Dunque, “afflitti, cordoglio e piangete” sono segni di ravvedimento.

Infine vediamo:
(4) La Motivazione al ravvedimento.
“Afflitti, cordoglio e piangete” secondo alcuni sono sinonimi, secondo altri “fate cordoglio” e “piangete” sono espressioni emotive di “siate afflitti”.        
L'atteggiamento interiore dell’afflizione è accompagnato da un’espressione esteriore, vale a dire del cordoglio e del pianto, che sono la reazione per una situazione di pericolo o di angoscia come vediamo in alcuni passi dell’Antico Testamento da una parte (Salmo 69:10-11; Isaia 32:11; Geremia 4:8; 9:2; Amos 5:16; Malachia 3:14) e, dall'altra, è diventata la reazione alla paura per il giudizio di Dio, cioè la risposta del cuore pentito (2 Samuele 19:1; Neemia 8:9; Luca 6:25; Atti 18:11, 15, 19, tutti associano i due termini penthēsete e klausete).
Quindi ci sono diversi motivi per cui siamo chiamati al ravvedimento, ma “afflitti,cordoglio e pianto” sono parole tutte utilizzate dai profeti per indicare le reazioni di coloro che subiscono il giudizio di Dio (Isaia 15:2; Geremia 4:13; 6:26; Osea 10:5; Gioele 1:9-10; Michea 2:4) e anche per chiamare il popolo di Dio al pentimento  per il peccato.Gioele avverte della vicinanza del giorno del Signore e Dio per bocca di Gioele 2:12 esorta il suo popolo dicendo: "'tornate a me con tutto il vostro cuore, con digiuni, con pianti e con lamenti!'"            
Giacomo come Gioele  è convinto che il giudizio è imminente come troviamo scritto in Giacomo 5:8, pertanto, come Gioele, chiama il popolo di Dio a mostrare un dolore   sincero per il peccato che è il segno del vero pentimento.           
Quello di Giacomo è il linguaggio del predicatore di pentimento: il giudizio viene, quindi pentitevi, fate cordoglio e piangete per scampare al giudizio di Dio. Dolore, lutto e pianto sono le parole profetiche tipiche per umiliarsi sotto il giudizio di Dio (cf. Isaia 22:4, 33:9, Geremia 4:28; 9:1,18; 14:2; Lamentazioni 1:4 ; Ezechiele 7:27; Apocalisse 18:11,15,19).   
Dunque la Bibbia ci dice che è normale fare cordoglio per il proprio stato morale e spirituale, prima che di piangere per il giudizio di Dio! (1 Corinzi 5:2).
Non vi è spazio per i cristiani ad assumere un atteggiamento disinvolto verso il peccato (1 Pietro 4:17).

D) La Prova del ravvedimento.
v.9: "Sia il vostro riso convertito in lutto, e la vostra allegria in tristezza!"
Sia il vostro riso convertito in lutto, e la vostra allegria in tristezza!, conferma ancora l’esortazione, o l’appello al vero pentimento, ma anche è un immagine, o una prova il risultato del pentimento.

In questa prova vediamo:
(1) La Circostanza di quei credenti che non si pentono.
Due aspetti riguardo a “sia il vostro riso convertito in lutto, e la vostra allegria in tristezza!”.

a) Primariamente è una Denuncia.
Quando i cristiani sono compromessi con il comportamento di questo mondo e sono doppio d’animo, significa di sicuro che hanno perso il senso della gravità del peccato, significa che per loro il peccato non è poi così, tanto grave!! 
“Sia il vostro riso convertito in lutto, e la vostra allegria in tristezza!”, è una denuncia seria a quei cristiani che sono così insensibili e superficiali verso il peccato, che ridono quando dovrebbero invece piangere!
La vita cristiana comporta gioia, ma quando ci rendiamo conto dei nostri peccati, dobbiamo essere tristi perché trasgrediamo la legge di Dio.

b) Secondariamente vediamo la Derivazione.
“Riso” (Gelōs)è in contrasto con lutto (Penthos).
In primo luogo trasmette l'idea di risate che derivano dalla gratificazione immediata ed è mondana e frivola nel carattere, al contrario di uno stato di lutto che è il risultato diretto di un cuore pentito.
Questa parola era usata per indicare il riso smodato degli dèi e degli uomini nei loro divertimenti. Quindi il “riso” suggerisce la prospettiva di “festa”, lo spensierato atteggiamento tipico di coloro che sono amici con il mondo che vivono la filosofia edonista del “mangia, bevi e sii felice, perché domani moriremo”, una visione del mondo che ignora la realtà terrificante del giudizio di Dio.
Anche un cristiano può scivolare in un atteggiamento disinvolto verso il peccato, forse perché si adagia sulla natura indulgente e misericordiosa di Dio. Giacomo con le parole di questo brano contrasta direttamente qualsiasi atteggiamento del genere. Giacomo vuole che noi vediamo il peccato per quello che è e cioè una grave violazione nel nostro rapporto con Dio, quel Dio che ci ama!
In secondo luogo, il “riso” può riflettere l'atteggiamento dello stolto (Proverbi 10:23; Ecclesiaste 7:6), che non ha “timore di Dio” che è il segno di saggezza (Proverbi 1:7).

In questa prova vediamo:
(2) Il Cambiamento.
v.9:“sia il vostro riso convertito in lutto, e la vostra allegria in tristezza!”.
Quando un credente cade nel peccato e risponde alla chiamata di Dio al pentimento, un cambiamento avviene nella sua vita. Giacomo rafforza la necessità di prendere sul serio il peccato con l'aggiunta di questi imperativi di conversione della loro gioia in lutto e dell’allegria in tristezza.
Notate che Giacomo usa il verbo “convertito”. “Convertito” (metastraphētō- aoristo passivo imperativo) indica essere trasformati, essere girati, cambiati. Secondo alcuni studiosi, la forma passiva e il modo imperativo indicano lasciarsi proprio cambiare, si riferisce a un potere fuori di sé, e il modo imperativo li esorta a lasciare che questo potere faccia il suo lavoro dentro di sé.
Questo potere che fa in modo che trasforma il nostro riso in lutto e l’allegria in tristezza è lo Spirito Santo. Ora questi atteggiamenti negativi non devono essere interpretati come se Giacomo è contro la gioia, che noi credenti dobbiamo essere musoni, infatti Giacomo aveva detto di gioire anche nella prova (Giacomo 1:2).
Giacomo non sta dicendo che un cristiano dovrebbe vestirsi in abiti neri, andare in giro con una faccia cupa, e predicare tenebre e rovina. Come dice l'apostolo Paolo, noi dobbiamo sempre rallegrarci nel Signore, o essere sempre gioiosi (Filippesi 4:4; 1 Tessalonicesi 5:16), ma non per il peccato,ma perché Dio è grande e abbiamo una relazione con Lui e perché i peccati sono stati perdonati in Cristo, con tutto ciò che comporta, per la condizione che abbiamo in Cristo e certamente segue il cordoglio dei peccati.
Giacomo mette in guardia dalla gioia fugace e superficiale che si manifesta quando ci lasciamo andare nel peccato. La vera gioia cristiana non può mai essere nostra se vogliamo ignorare, o tollerare il peccato, ma è nostra quando abbiamo affrontato la realtà del nostro peccato e portato davanti al Signore con un vero ravvedimento!
Un vecchio predicatore è stato informato dopo una sua predicazione che una certa donna aveva avuto "la gioia nel Signore", cioè, della conversione. Il predicatore chiese alla donna: "Hai provato dolore per i tuoi peccati?" Sapeva che il dolore per il peccato precede la vera gioia della salvezza. E tu hai mai provato dolore per i tuoi peccati?
Certamente il cristiano deve essere gioioso, sì, ma non in presenza del peccato. In presenza del peccato, egli dovrebbe mostrare il suo dispiacere!!

III L’ABBASSAMENTO.
v.10:"Umiliatevi davanti al Signore, ed egli v'innalzerà".
Questo versetto riassume e conclude la precedente serie di imperativi, di esortazioni dei vv.7-9, esso è formato da un’esortazione e da una promessa e si riaggancia al v.6. Il tema dell’umiltà e dell’innalzamento è ben noto nell’Antico Testamento (Giobbe 5:11; 22:29; Salmo 149:4; Proverbi 3:34; 29:25, Ezechiele 17:24; 21:31); come nell’insegnamento di Gesù (Matteo 23:12; Luca 14:11; 18:14).

In primo luogo vediamo:
A) L’Umiliazione.
v.10: "Umiliatevi davanti al Signore".
Giacomo aveva parlato al v.6 che Dio dà grazia agli umili (tapeinos) ed esorta dunque a sottomettersi (sottomettevi-Hupotagēte) a Dio v.7.
“Umiliatevi” (tapeinōthēte- aoristo passivo imperativo) significa abbassarsi, essere collocato in una posizione più bassa o farsi piccolo.        

(1) Umiliatevi significa Insufficienza.
Significa essere umili davanti a Dio, riconoscere la propria, pochezza, imitazione e povertà spirituale, quindi essere indegni a causa del peccato (Isaia 6:5; Luca 5:8; 18:14). La nostra indegnità di essere accettati da Lui.

Inoltre:
(2) Umiliatevi significa Dipendenza.
Significa riconoscere la propria dipendenza da Dio, che il maggior bisogno che si ha, è quello di Dio.      
Significa avere e vivere con la consapevolezza che dipendiamo da Dio e che senza di Lui non possiamo fare nulla, quindi che abbiamo bisogno di Lui È lo stato di totale dipendenza da Dio. (Giovanni 15:1-5).

Ancora:
(3) Umiliatevi significa Arrendevolezza.
Significa sottomettersi totalmente a Dio e accettare di buon grado il suo diritto assoluto di governare la nostra vita.
Il riconoscimento della Sua autorità su di noi e la nostra disponibilità a presentare la nostra volontà sotto la sua.
Infatti, non ha caso Giacomo dice: "Umiliatevi davanti al Signore".
“Davanti” (enōpion) “al Signore” significa in presenza di Dio e porta con sé il senso della nostra dipendenza propria totale su di lui e a cui dobbiamo dare conto.

B) L’Esaltazione.
v.10:"Umiliatevi davanti al Signore, ed egli v'innalzerà".
Agostino diceva: “Un albero deve spingere le sue radici molto in basso per poter andare in alto; così chi non ha la sua anima profondamente radicata nell’umiltà, si innalza per la propria rovina”.
“Innalzerà” (hupsōsei) è esaltare,alzare, sollevare in alto. Solo chi si umilia davanti a Dio, si può aspettare la gioia di essere esaltato da Dio. (Giobbe 5:11, 22:29; Salmo 149:4; Proverbi 29:25; Ezechiele 17:24; 21:31; Matt. 23:12; Luca 14:11; 2 Corinzi 11:7; 1 Pietro 5:6).
Dio promette e ha sempre onorato coloro che sono spiritualmente umili (2 Cronache 7:14;Salmo 10:17)."'Ecco su chi io poserò lo sguardo: su colui che è umile, che ha lo spirito afflitto e trema alla mia parola'" dice Dio in Isaia 66:2. (cfr. Isaia 57:15).
Gesù con la parabola del Fariseo e Pubblicano in Luca 18:14 ci insegna che quel Pubblicano che si è umiliato davanti a Dio tornò a casa sua, giustificato.
A che cosa si riferisce l’esaltazione? Si riferisce alle benedizioni spirituali di perdono e restaurazione.
La domanda è quando è in luogo l’esaltazione? Alcuni pensano in questa vita, altri in questa vita come anche la gloria in cielo.

CONCLUSIONE
È desiderio di Dio di vivere tra la sua gente in comunione con loro, ma se c’è il peccato questa comunione è ostacolata.
In questi versetti Dio richiama al ravvedimento.
Il ravvedimento è un atto di umile sottomissione a Dio, che comprende una scelta di resistere al diavolo e di avvicinarsi a Dio, un impegno alla purezza morale, sia esteriormente che interiormente, un vero e proprio dolore, simile al lutto funebre per il peccato.
In questi versetti vediamo sia un monito per coloro, che non vivono nel ravvedimento perché saranno giudicati, ma un grande conforto perché ci dicono che Dio è dalla nostra parte instancabilmente pronto ad accogliere i peccatori che si pentono veramente dei loro peccati, è un Dio di grazia.
Sei tu salvato? Ti sei mai ravveduto veramente per i tuoi peccati?
Considera il giudizio di Dio e ravvediti!

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