Passa ai contenuti principali

Proverbi 9:10: Il principio della saggezza

 Proverbi 9:10: Il principio della saggezza

“Il principio della saggezza è il timore del Signore, e conoscere il Santo l’intelligenza”. 

Salomone in questo versetto sta facendo un’affermazione specifica, energica e convinta.

La parola “principio” (teḥillāh) indica l'inizio come evento che consiste come un punto del tempo, l'inizio di un periodo (Rut 1:22; 2 Samuele 21:9-10; 2 Re 17:25; Esdra 4:6; Ecclesiaste 10:13; Isaia 1:26; Daniele 8:1; 9:23; Osea 1:2; Amos 7:1); indica il primo passo nel tempo prima di arrivare, in questo caso alla saggezza. Prima di arrivare a essere saggio, la prima cosa che avviene nel tempo è il timore del Signore. Quindi “principio” si riferisce al primo passo temporale verso l’alto, verso il Signore, indica un passo fondamentale!

Che cos’è la “saggezza” (ḥoḵmāh). La saggezza è stata comunemente definita come buon giudizio, o la capacità di sviluppare la migliore linea d'azione in una determinata situazione. La saggezza è la migliore applicazione e l'uso della conoscenza che abbiamo. Ma nel senso biblico ha anche una componente morale.

Von Rad scriveva che la saggezza è: "L'essenza di ciò di cui l'uomo ha bisogno per una vita corretta”. La saggezza è la capacità di applicare la conoscenza, di comprendere e quindi avere abilità nel vivere, implica l'adesione a uno standard stabilito, l’abilità nel vivere secondo l'ordine morale del Signore. Per esempio in Deuteronomio 4:5-6 leggiamo: “Ecco, io vi ho insegnato leggi e prescrizioni, come il SIGNORE, il mio Dio, mi ha ordinato, perché le mettiate in pratica nel paese nel quale vi accingete a entrare per prenderne possesso.  Le osserverete dunque e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra sapienza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: ‘Questa grande nazione è il solo popolo savio e intelligente!’” La Bibbia ci dice che ci sono solo due tipi di saggezza che si distinguono in due percorsi e comportamenti divergenti: la saggezza terrena, animale e diabolica e la saggezza che viene da Dio (Giacomo 3:13-17), la saggezza secondo il carattere e il comportamento di Dio. Come per la saggezza, ci sono, in definitiva solo due tipi di persone in questo mondo: quelli che vivono in armonia con la legge morale di Dio e quelli che vivono nel rifiuto della legge morale di Dio. Il primo tipo è considerato “saggio” (Proverbi 14:16), l'altro tipo è chiamato “stolto” (per esempio Salmo 14:1-3). 

Il timore del SIGNORE è il prerequisito essenziale per la saggezza! Le persone che vogliono essere sagge secondo il Signore, devono iniziare a temerlo! Se noi consideriamo, siamo consapevoli della grandezza e del carattere di Dio, che Dio osserva e soppesa tutto quello che pensiamo, diciamo e ogni nostra azione, e quindi i Suoi giudizi, allora lo temeremo! (cfr. per esempio Genesi 18:27; Esodo 14:31; Giosuè 24:14; Salmo 11:4; Geremia 10:6-7). 

“Timore” (yirʾāh) è un sentimento di profondo rispetto e riverenza, soggezione, paura, terrore e devozione al Signore. La saggezza basata sul timore di Dio riconosce la supremazia di Dio su ogni area della propria vita. Le azioni più frequentemente associate al timore di Dio sono il servirlo fedelmente (Deuteronomio 6:13; 10:20; 1 Samuele 12:24), l'obbedienza ai suoi comandamenti (Deuteronomio 5:29; 31:13; 1 Samuele 12:14), odiare ed evitare il male (Proverbi 8:13; 16:6). La Bibbia spesso collega la mancanza del timore di Dio con una condotta peccaminosa (Deuteronomio 25:17-18; Ecclesiaste 8:13; Geremia 5:23-24; Malachia 3:5; Luca 18:1-5). 

Salomone continua dicendo: “E conoscere il Santo l’intelligenza”. La Nuova Diodati traduce: “E la conoscenza del Santo è l'intelligenza”. “Conoscenza” (dǎ·ʿǎṯ) è avere informazioni su una persona, con una forte implicazione di relazione con quella persona che influenza il comportamento; dunque chi conosce Dio non avrà un comportamento peccaminoso (Proverbi 17:27; Osea 4:1-2). Non conoscere Dio significa perire! (Osea 4:6; cfr. Isaia 5:13). 

La parola “conoscenza” (dǎ·ʿǎṯ) deriva dalla parola ebraica “conoscere” “yā·ḏǎʿ” che indica conoscere per esperienza, avere una relazione, o incontro com’è accaduto a Balaam che ricevette la conoscenza dall'Altissimo attraverso una visione (Numeri 24:16- dǎ·ʿǎṯ). Quindi conoscere, o la conoscenza del Santo indica avere una relazione con Dio, conoscerlo per esperienza, e questa conoscenza influenzerà il nostro comportamento in modo santo e non certamente peccaminoso!

“Santo” (qedōšîm - aggettivo plurale maschile) letteralmente è “Santi”, si riferisce a Dio, al Signore (per esempio 2 Re 19:22; Salmo 22:4; Proverbi 30:3; Isaia 1:4; Osea 11:9; 12:1). La forma plurale: ”Santi” è un plurale di maestà e d’intensità, indica la natura maestosa del Signore ed esprime e sottolinea la pienezza dell'idea esposta, la sua completa santità: “Egli è tutto santo!” Indica anche la sua diversità, Dio è il totalmente altro, separato dal mondano, dal comune e dal profano e la sua rettitudine morale.

Ora pensateci sopra: abbiamo l’opportunità di conoscere il Dio maestoso e santo! Quindi questo indica che Dio è un Dio che si fa conoscere! Oggi si fa conoscere attraverso Gesù Cristo (Giovanni 1:18; 14:6; 17:3; Romani 8:31-34; 1 Timoteo 2:5), pentendoci dei nostri peccati e credendo al Suo sacrificio e alla sua resurrezione (cfr. Atti 3:19-20; 20:21; Giovanni 3:16; Efesini 2:8-9; 1 Giovanni 1:8-10). 

“Intelligente” è la condizione cognitiva di chi capisce (Isaia 27:11; 29:24; 33:19; Giobbe 38:4; Proverbi 7:4; 8:14; 9:6, 23:4; Daniele 8:15; 9:22; 10:1).

È intelligente colui che conosce il Santo!

Per questo mondo l’intelligente è colui, o colei che hanno certe capacità, per esempio la capacità di studiare, di diplomarsi e laurearsi ai pieni voti, la capacità di risolvere problemi, la capacità di parlare in modo chiaro e con un buon vocabolario, la capacità di accettare gli altri, ammettere i propri errori, possedere una buona empatia. Ma secondo questo versetto, l’intelligente è colui, o colei che conosce il Santo! 


Commenti

Post popolari in questo blog

Isaia 26:20-21: Io resto a casa!

Isaia 26:20-21: Io resto a casa! “Va', o mio popolo, entra nelle tue camere, chiudi le tue porte, dietro a te; nasconditi per un istante, finché sia passata l'indignazione.  Poiché, ecco, il SIGNORE esce dal suo luogo per punire l'iniquità degli abitanti della terra; la terrà metterà allo scoperto il sangue che ha bevuto e non terrà più coperti gli uccisi”.
In questi giorni c’è il decreto del governo e quindi l’hashtag: “Io resto a casa”, o “io sto a casa”, questa può essere un'occasione per approfondire il nostro rapporto con Dio, o per riflettere sulla nostra vita spirituale. Come noi oggi, che dobbiamo rimanere a casa a causa del coronavirus, circa tremila anni fa, per bocca del profeta Isaia, per motivi diversi, Dio disse al Suo popolo di rimanere a casa. Questi versetti fanno parte di un canto di lode dove viene esaltata la salvezza del popolo di Dio e il giudizio sul mondo, sopra gli abitanti della terra, e quindi l’incoraggiamento a confidare nel Signore. Noi nei…

Dai frutti si riconosce l’albero (Matteo 7:16-20).

Dai frutti si riconosce l’albero (Matteo 7:16-20). Dai frutti si riconoscono i falsi profeti. Come fai a sapere se qualcuno è un falso profeta? C'è un modo per identificarlo? La risposta è "sì".  Il modo con il quale possiamo discernere un falso profeta, e quindi anche un falso credente è dai suoi frutti.  Infatti, anche se questo paragrafo è dedicato principalmente agli avvertimenti circa i falsi profeti, è anche una prova per tutti i veri credenti! Gesù al v. 15 esorta il suo uditorio, e quindi anche noi a guardarsi dai falsi profeti i quali vengono in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Ora ci dice che i falsi profeti si riconosceranno dai loro frutti.
Noi vediamo tre aspetti riguardo i frutti: i frutti sono secondo la specie di albero, dimostrano la qualità dell’albero, segnano il destino dell’albero.

La parabola del tesoro nascosto (Matteo 13:44).

La parabola del tesoro nascosto (Matteo 13:44). Ci sono due parabole del regno, che parlano del regno dei cieli come qualcosa di grande valore: questa parabola del tesoro nascosto e la parabola successiva della perla di gran valore, o del mercante.
Queste due parabole sono molto simili in quanto entrambi coinvolgono un oggetto di grande valore e una persona, ma sono significativamente differenti in altri dettagli.  Per esempio nella parabola del tesoro nascosto viene messa in enfasi il tesoro, mentre nella cosiddetta parabola della perla di gran valore viene messo in evidenza il mercante. La persona della prima parabola non cerca il tesoro, ci s’imbatte, mentre nella seconda parabola della perla, o del mercante, è il mercante che cerca le perle.
In questa parabola vediamo in primo luogo: