Passa ai contenuti principali

1 Corinzi 10:31-11:1: La rotaia del nostro comportamento.

1 Corinzi 10:31-11:1: La rotaia del nostro comportamento.
Tutto il mondo è stato sorpreso dal covid-19, non era preparato ad affrontare questo piccolissimo virus; qualcuno ha detto che è come una guerra, o peggio del terrorismo!

Il futuro, mai come adesso, è stato incerto a causa del covid-19; molti sono convinti che dobbiamo imparare a convivere con questo virus, sono del parere che tutto non sarà come prima, anzi qualcuno pensa che dobbiamo aspettarci altri virus del genere.

Giornalisti, scienziati, sociologi, economisti si chiedono come sarà la nuova normalità.

Come sarà la politica? 
Come sarà l’economia? 
Le piccole attività prospereranno in futuro? Si lavorerà da casa? 
Come sarà la nostra società? Soprattutto nelle aree metropolitane?
Come saranno le relazioni sociali?
Ci sarà una reazione collettiva a quello che sta succedendo nel mondo? 
Sarà migliore di quella di adesso? 
Ci sarà più nazionalismo, o globalità? 
Ci sarà più cooperazione, o chiusura tra le nazioni? 
Ci sarà un nuovo equilibrio tra est e ovest?

Si ritornerà a quello che eravamo dopo la seconda guerra mondiale? 

La tecnologia avrà un ruolo importante per vincere questo virus?

Dobbiamo aver paura che la nostra libertà diminuirà a causa della tecnocrazia per quanto riguarda la raccolta dei dati?
Ci sarà rispetto per la nostra privacy?

Quale sarà la nuova normalità?

Al di là di quale sarà la nuova normalità, noi dobbiamo pensare due cose importanti: Dio è immutabile, quindi la Sua vita, il Suo carattere, la Sua verità, i Suoi piani, non cambiano con il passare del tempo e di conseguenza non cambiano i parametri, i valori di riferimento di un cristiano!

Paolo in questi versetti conclude l’argomento dei capitoli 8-10, la discussione sul mangiare la carne sacrificata gli idoli e da un’indicazione generale su quali devono essere i parametri del nostro comportamento.

Paolo conclude il discorso dicendo che i valori di riferimento del nostro comportamento sono: glorificare Dio e cercare il bene degli altri.

Questi due parametri sono la rotaia su cui deve scorrere il nostro comportamento oggi, anche in questo viaggio verso l’incertezza, secondo la società di oggi, dovuta al covid-19.

Cominciamo con il:
I PRIMO PARAMETRO: FATE TUTTO ALLA GLORIA DI DIO
Il v.31 dice: “Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio”.

Prima di tutto vediamo il:
A) Significato di “gloria”

Nella Bibbia:
(1) Gloria è usato per indicare Dio stesso
Geremia 2:11-12 dice: "C'è forse una nazione che abbia cambiato i suoi dèi, sebbene non siano dèi? Ma il mio popolo ha cambiato la sua gloria per ciò che non giova a nulla. O cieli, stupite di questo; inorridite e restate attoniti», dice il SIGNORE.  'Il mio popolo infatti ha commesso due mali: ha abbandonato me, la sorgente d'acqua viva, e si è scavato delle cisterne, delle cisterne screpolate, che non tengono l'acqua'". 

Questi versetti riassumono l’orrore del profeta dinanzi all’apostasia del suo popolo. 

A differenza delle nazioni pagane che rimanevano fedeli ai loro dèi, sebbene non fossero vere divinità, perché mancano di quelle caratteristiche, di quella pienezza assoluta di potere e di dinamicità che contraddistingue il vero Dio, Israele ha cambiato la sua gloria, Yahveh, per gli idoli inutili che non giovano a nulla! 

Noi vediamo ancora che gloria si riferisce a Dio stesso in 2 Pietro 2:16-17: "Infatti vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del nostro Signore Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole abilmente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua maestà.  Egli, infatti, ricevette da Dio Padre onore e gloria quando la voce giunta a lui dalla magnifica gloria gli disse: 'Questi è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto'". 
“Magnifica gloria” era un modo tipico di riferirsi a Dio senza menzionare il nome di Dio (Testamento di Levi 3:4; 1 Enoch 14:20). 

Dio stesso è parafrasato con “magnifica gloria” secondo l’usanza giudaico-rabbinico di evitare il nome di Yahveh. 

Quindi “Magnifica gloria” è un modo di dire che si riferisce a Dio e può essere tradotta con gloria suprema, o sublime, o gloria maestosa. 

Perciò la “gloria” indica l’unicità di Dio, l’essere divino distinto da tutti gli altri esseri! 

Nessuno è simile a Dio, la gloria indica questo! (Esodo 15:1,11; Isaia 40:25).

Nella Bibbia:
(2) Gloria indica il carattere di Dio
“Gloria” indica la sintesi, la somma di tutti gli attributi di Dio, quindi la Sua perfezione, le caratteristiche interne di Dio, la Sua bellezza, grandezza, eccellenza. 

La gloria di Dio indica lo splendore e la luminosità che è inseparabilmente collegata con tutte le virtù di Dio (Salmo 96:3; Romani 3:23).

Inoltre:
(3) Gloria indica la sua auto-rivelazione, o manifestazione (Esodo 24:15-17; Ebrei 1:1-3)
La gloria di Dio era una presenza che conduceva (Esodo 13:20-22), era una presenza che proteggeva e salvava (Esodo 14:19-20), una presenza risolutiva e potente.

La Sua presenza è una potenza efficace, non conosce ostacoli, è vittoriosa; questo è illustrato nella liberazione dalla schiavitù in Egitto con segni e prodigi (Numeri 14:22; Salmi 105:26-45). 

La gloria di Dio era una presenza che provvedeva ai bisogni materiali (Esodo 16:7-8), una presenza che incoraggiava (Esodo 33:9-11,17-23). 

La gloria di Dio era una presenza che incontrava l’uomo nel culto prima nel tabernacolo e poi nel tempio (Esodo 29:42-43; Esodo 40:34-38; 1 Re 8:10-11).

Infine:
(4) Gloria si riferisce all’importanza, la posizione sociale ragguardevole, all’onore, prestigio e alla reputazione
In questo caso l'idea è di qualcosa che è pesante nel senso di essere notevole, o impressionante, indica il rango, la dignità, la posizione, la forza, il prestigio come il re (1 Re 3:13). 

Si riferisce all’onore, al rispetto, all'attribuzione di alto status di una persona come quella di Giuseppe in Egitto che era il secondo dopo il faraone (Genesi 45:13; 41:40-41; Numeri 22:15; Proverbi 11:16). 

Oppure il principe Sichem era l’uomo più onorato in tutta la casa di suo padre (Genesi 34:19; 1 Samuele 9:6; 2 Samuel 23:23).

Le persone in posizioni di responsabilità e di autorità avevano onore e rispetto. (Esodo 20:12; Malachia 1:6; Salmi 8:6; Giobbe 9:9; 1 Samuele 4:21; Michea 1:15; Isaia 5:13; 8:7; 17:3-4).

Nel Nuovo Testamento, la “gloria” (doxa) è il riconoscimento dello status, o delle azioni, fama, onore, prestigio, avere stima (cfr. per esempio Luca 14:10; Giovanni 5:41,44; 8:54; 12:43; Apocalisse 4:11, 5:12).

Dio ci tiene alla Sua gloria!

In Isaia 48:11 è scritto: “Per amor di me stesso, per amor di me stesso io voglio agire; perché infatti dovrei lasciare profanare il mio nome? Io non darò la mia gloria a un altro”.

Dio ha creato ogni cosa principalmente per glorificare se stesso! Questo è il suo scopo!

Parlando del popolo di Israele: in Isaia 43:6-7 è scritto: “Dirò al settentrione: «Da'!» E al mezzogiorno: «Non trattenere»; fa' venire i miei figli da lontano e le mie figlie dalle estremità della terra: tutti quelli cioè che portano il mio nome, che io ho creati per la mia gloria, che ho formati, che ho fatti”. (Cfr. Isaia 60:21; 61:3; 1 Pietro 4:11).

In Romani 11:36: “Perché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno. Amen”.  (Colossesi 1:16-17).
 

Dio è la sorgente (da), il sostenitore (per mezzo) e lo scopo finale (per lui) della creazione!

Dio salva i peccatori per innalzare se stesso questo lo troviamo scritto in Efesini 1:6,12,14. 

Quindi “fate tutto alla gloria di Dio” si riferisce ad agire in modo tale che Dio sia innalzato, onorato con le nostre azioni!

La gloria di Dio è la Sua suprema preoccupazione e dovrebbe essere anche la nostra più importante preoccupazione.

Così vediamo lo:
B) Scopo del cristiano
Viviamo in una società dove certamente non viene messa prima di ogni cosa la gloria di Dio!

Nella nostra società occidentale, le persone sono ripiegate su se stesse, che vivono per il godimento del proprio piacere.

È una società narcisista, egocentrica ed egoista, dove viene messo in risalto la prestanza fisica, la bellezza esteriore, il denaro, dove Dio non ha la priorità che deve avere, e l’amore verso il prossimo, la disponibilità a sacrificarsi per gli altri sono mancanti.

Questa è una società dove s’incoraggia il culto di se stessi, una società sempre più arrogante, presuntuosa, vanitosa, vanagloriosa, competitiva per essere il migliore e quindi essere ammirato acclamato, innalzato e invidiato!

Ma questo passo ci dice che al centro della nostra vita ci deve essere Dio e non il nostro “IO”.

Quindi sei chiamato a crocifiggere il tuo “IO” (Luca 16:25-27; Galati 2:20) 
Se temi il Signore (1 Pietro 1:17), se sei uno straniero e pellegrino su questa terra (Ebrei 11:16; 1 Pietro 1:17; 2:11), se la tua patria è in cielo (Filippesi 3:20-21; Colossesi 3:1-4; 1 Pietro 1:3-4), non sei chiamato a vivere per te stesso seguendo la visione di questa epoca malvagia presente, dalla quale Gesù Cristo ti ha liberato, ma sei chiamato a glorificare Dio! (2 Corinzi 4:4; Galati 1:4-5, Efesini 2:1-10).

Noi siamo chiamati a dare la gloria solo a Dio, e questa è una chiamata radicale in tutte le sfaccettature della nostra vita. 

Lo scopo della nostra esistenza non siamo noi stessi, la nostra realizzazione, o soddisfazione, ma Dio!

Paolo in modo enfatico ci esorta che lo scopo del cristiano è fare tutto alla gloria di Dio!!

Il v.31 dice: “Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio”.

“Fate tutto alla gloria di Dio significa:
(1) Onorare Dio con il nostro comportamento
Alla domanda: “Qual è lo scopo primario dell’uomo”, il Catechismo minore di Westminister, versione Battista risponde: “ Lo scopo primario dell’uomo è glorificare Dio e gioire in lui sempre.”

Lo scopo della nostra esistenza è la gloria di Dio! 

Lo scopo della nostra esistenza è innalzare il nome di Dio con tutto quello che siamo, abbiamo e in tutto quello che facciamo. 

Paolo ci esorta: "Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio". 

Non vi è nulla di più ordinario e abitudinario del mangiare e bere, ma anche questo deve essere fatto per la gloria di Dio, come anche qualsiasi altra cosa!
 
L'idea di mangiare e bere è nel contesto alle cose sacrificate agli idoli, ma non si limita a questo, Paolo dice “qualche altra cosa” e cioè tutto!

La prospettiva di Paolo è totalizzante!

“Qualche altra cosa” (panta) esclude la possibilità di avere compartimenti nella nostra vita in modo che si potrebbe riservare una parte a esso per fare come meglio ci pare!!

Ci sono persone che la domenica si comportano da credenti e poi durante la settimana da atei!

Ciò che non è, o non può essere, per la gloria di Dio, deve essere escluso dal nostro comportamento!!

La Sua gloria deve essere il nostro impegno di vita, lo scopo di tutta la nostra vita, che ora appartiene al Signore perché siamo stati comprati a caro prezzo con il sacrificio di Gesù (1 Corinzi 6:20; 7:23). 

Ripeto: non solo quando mangiamo, o beviamo, ma qualunque cosa noi facciamo, lo dobbiamo fare per la gloria di Dio!! 

Quando siamo da soli, o quando siamo in compagnia di altre persone, quando siamo in salute, o quando siamo malati, quando siamo a casa, o al lavoro, o nel tempo libero, o in chiesa, in tutte le faccende quotidiane, di giorno, come di notte, dobbiamo fare tutto alla gloria di Dio!!



Quando tutto fila liscio, come anche nelle difficoltà, dobbiamo fare tutto alla gloria di Dio!

Sia se siamo giovani, o più vecchi, siamo chiamati a fare tutto alla gloria di Dio!

“Fate tutto alla gloria di Dio” significa, dunque vivere in modo tale che Dio sia con il nostro comportamento e di conseguenza che:
(2) Dio sia onorato da altre persone
Noi cristiani siamo dei segni positivi, o negativi verso coloro che non lo sono!

Siamo dei segni che siamo stati toccati e salvati da Dio, che Dio vive in noi e si vede dal nostro comportamento.

Gesù dice “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli” (Matteo 5:16).

L'apostolo Pietro ha esortato i suoi lettori a vivere con integrità, ad avere una buona condotta in modo che laddove sparlano dei cristiani chiamandoli malfattori, possano essere smentiti dalle loro buone opere e diano gloria a Dio quando li visiterà (1 Pietro 2:12).

Noi siamo delle tracce per gli altri affinché trovino Dio!

Ma in questo possiamo fallire!

Paolo parlando dei Giudei che disonorano Dio trasgredendo la legge, benché loro si vantino della legge citando Isaia 52:5 dice: “Il nome mio è bestemmiato per causa vostra fra gli stranieri” (Romani 2:24).

I connazionali di Paolo si vantavano di essere persone spirituali, ma erano incoerenti con la verità che credevano e predicavano riguardo a Dio.

Nel loro comportamento non si differenziavano dai pagani (Romani 2:17-23), e in questo modo il nome di Dio era bestemmiato!

Quando coloro che professano di essere cristiani, che confessano di appartenere al Signore, peccano pubblicamente, o si scopre qualche peccato commesso in privato, danno ai non cristiani occasione di beffeggiare Dio e disprezzare la Sua parola! (Tito 2:5)

Il credente può profanare, con il suo cattivo comportamento, il nome di Dio in mezzo alla società (Ezechiele 36:23).

Noi dobbiamo fare tutto in modo tale che Dio sia onorato!

Paolo aveva detto in 1 Corinzi 6:12 e 10:23 che ogni cosa è lecita, ma non ogni cosa è utile, e possiamo aggiungere ogni cosa deve essere fatta per la gloria di Dio.

Se abbiamo in mente sempre questo parametro e se ci chiediamo prima di ogni comportamento se quello che stiamo per fare glorifica Dio, oppure no, allora con la forza dello Spirito Santo, noi faremo solo ciò che Dio vuole!

Lo scopo della nostra esistenza dunque, non è la nostra soddisfazione, gratificazione, i nostri interessi, ma glorificare Dio!

“Fate” (poieite- presente attivo imperativo) è all’imperativo presente, quindi è una nostra responsabilità di ogni giorno comportarci in modo da glorificare Dio (cfr. Efesini 6:7; Colossesi 3:17,23; 1 Pietro 4:11).

Certo siamo liberi, ogni cosa è lecita, ma lo scopo è di utilizzare con attenzione la nostra libertà per glorificare Dio. 

O una persona vive una vita che onora Dio, o una vita che lo disonora!!
Dio viene disonorato quando qualcuno pecca, quando vi è ipocrisia religiosa e a causa di questo, il Suo nome è bestemmiato dai non-credenti!

Non glorifichiamo Dio se le nostre vite non sono in armonia con Lui e i Suoi precetti!

Allo stesso modo Dio è appositamente onorato e glorificato quando il Suo popolo è fedele e obbediente.

Come può essere possibile che una persona che si dice di essere un cristiano non abbia il desiderio di glorificare Dio ogni giorno con la sua vita?

Alcuni rimangono ancora nel loro egocentrismo e nel loro egoismo, ripiegati nel loro “IO”!
 
Passiamo ora al:
II SECONDO PARAMETRO: RICERCATE IL BENE DEGLI ALTRI 
Oltre ad avere in mente la gloria di Dio, il cristiano deve anche tenere in mente il bene degli altri per la gloria di Dio.

Il cristiano è chiamato a: 
A) Costruire la fede degli altri
v.32 dice: “Non date motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla chiesa di Dio”

Si tratta di un principio per tutti i cristiani!
Tu sei chiamato ad aiutare gli altri ad avere fede in Dio con l’aiuto dello Spirito Santo!

Un cristiano deve cercare di vivere senza colpa ovunque si trova per edificare gli altri nella fede, aiutarli a crescere in maturità e stabilità cristiana!

“Non date” (ginesthe - presente medio imperativo) è un imperativo presente, indica “essere”, “diventare”, o “fare”.

Indica un comando da praticare ogni giorno, è un’azione continua. 

“Motivo di scandalo” (aproskopoi) indica “senza colpa”, “senza offesa”, “non fare inciampare”, “non fare cadere”, quindi non danneggiare un’altra persona!

Noi dobbiamo essere irreprensibili, non dobbiamo recare offese, o danneggiare il nostro prossimo!

Questo non significa che dovremmo essere piacevoli agli altri per non offenderli compromettendo la verità del Vangelo.

Se molte persone sono offese dal Vangelo è un loro problema, ma quando sono inutilmente offese dal nostro comportamento peccaminoso, questo è il nostro problema e disonora il Signore!! 

“Non date motivo di scandalo” significa che non dobbiamo fare nulla che possa impedire alle persone di venire alla fede, o fare qualcosa che possa indebolire la loro fede con il nostro cattivo comportamento, o allontanarli dalla fede, sviarli con il nostro stile di vita, portare gli altri a peccare!

Significa evitare di fare danni morali e spirituali!

Rendere la loro strada verso il Signore senza ostacoli!

Quindi siamo liberi, ma la libertà che abbiamo in Cristo deve servire a costruire la fede delle persone!

Significa che non dobbiamo rendere difficile agli altri credere al Vangelo (cfr. Atti 15: 20-29), o crescere nella fede, o sviarli dalla fede (1 Corinzi 9:12; cfr. 1 Corinzi 8:7-13; 2 Corinzi 6:3; Romani 14:13, 20-21). 

Paolo con enfasi, menziona tre gruppi di persone che coprono tutta l'umanità a cui non bisogna essere d’inciampo: Giudei, Greci e la chiesa di Dio.

I “giudei” si riferisce agli ebrei che non sono cristiani, e rappresentano le persone religiose.

I “greci” si riferisce ai pagani, ai Gentili, o tutti i non-ebrei, che non sono cristiani.

La “chiesa di Dio” si riferisce ai credenti, ai cristiani, al popolo di Dio in Cristo Gesù.

Paolo c’incoraggia a:
B) Compiacere a tutti
Nel v.33 è scritto: “Così come anch'io compiaccio a tutti in ogni cosa, cercando non l'utile mio ma quello dei molti, perché siano salvati”. 

Nel compiacere a tutti troviamo:
(1) Il servizio
“Così come” (kathōs) introduce un paragone spiegando il modo e il motivo per cui non dobbiamo essere motivo di scandalo. 

“Anch’io” (kagō) ci fa capire che Paolo fa in modo di non scandalizzare tutti i tipi di persone: religiosi, non credenti e credenti!

Paolo non lo sta solo predicando, ma sta dicendo che si sta impegnando, lo sta facendo!

Paolo compiace tutti!

“Compiaccio” (areskō- presente attivo indicativo) indica “accogliere”, “dare piacere”, “soddisfazione”, “felicità”, “indurre qualcuno a sentirsi bene”, quindi “essere premurosi”, “rispettosi” verso tutti.

Ha l’idea di servizio nell’interesse degli altri, il cercare il benessere degli altri, avere a cuore gli interessi degli altri (cfr. Romani 15:1-3), in questo contesto è la loro salvezza.

Il verbo, tra i greci era usato spesso in contesti di schiavitù: l'obiettivo dello schiavo era di compiacere il padrone.

Ma attenzione!!! Non significa cercare di guadagnarsi il favore degli uomini a discredito della verità del Vangelo e quindi della gloria di Dio!!

John MacArthur riguardo il ministero di Paolo scrive: “Paolo non mutilava il suo messaggio, non lo abbreviava per fare felice la gente. Non aveva la benché minima intenzione di rimuovere lo scandalo dal Vangelo (Galati 5:11). Non fece mai uso di metodologie che potessero alimentare la concupiscenza dei suoi ascoltatori e, di certo, non seguì mai il pragmatismo dell’odierno ministero di mercato. Ciò che rendeva efficace il ministero di Paolo non era il senso del mercato, ma un caparbio attaccamento alla verità. Egli era ambasciatore di Cristo, non il suo agente commerciale! La verità, per lui, era un qualcosa da proclamare, non da negoziare.  Paolo non si vergognava del Vangelo (Romani 1:16). Fu disposto a patire molte sofferenze per amore della verità (2 Corinzi 11:23-28). Non si arrese mai di fronte all’opposizione, o al rifiuto. Non scese mai a compromessi con i non credenti e non strinse mai alleanze con i nemici di Dio”.

Paolo non predicava un messaggio che gli altri volevano sentire secondo la sapienza del mondo, per compiacere le persone a discapito della verità per essere gradevole!

Paolo non era il tipo che approvava tutto e non si opponeva a niente per essere approvato dagli uomini, non cercava il favore degli uomini, infatti in Galati 1:10 Paolo afferma: “Vado forse cercando il favore degli uomini, o quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo”.

Il senso di “compiacere” è di essere servo per guadagnare a Cristo molte persone come leggiamo in 1 Corinzi 9:19: “Poiché, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti, per guadagnarne il maggior numero”.

Nel compiacere a tutti troviamo:
(2) Il sacrificio per uno scopo
“Cercando non l'utile mio ma quello dei molti, perché siano salvati” (v.33).

La nostra libertà cristiana è data a noi non per il nostro bene, ma per il bene degli altri!!

La preoccupazione di Paolo non era che lui potesse essere gradito alle persone, ma che il suo comportamento fosse tale da non ostacolare la loro salvezza!!

Paolo dice “cercando” (zētōn – presente attivo participio), e questo indica “dedicare seri sforzi”, “impegnarsi per realizzare il proprio desiderio”, oppure “dedicare tutto se stesso per un obbiettivo”, cioè gli interessi degli altri, o “lottare non per i propri interessi, ma per gli interessi degli altri”! 

Tra i greci aveva, questa parola aveva anche il senso di investigare, d’indagare, di lottare.

Così Paolo ragionava, si studiava come poter essere utile alle persone per la loro salvezza!

Ci sono molti che usano il Vangelo per i propri scopi materiali, o per ambizioni personali, o per vanagloria! (Filippesi 2:21).

Ma non Paolo! Non usava il Vangelo per se stesso, ma per il bene degli altri!

“Così come anch'io compiaccio a tutti in ogni cosa, cercando non l'utile mio ma quello dei molti, perché siano salvati” significa farsi servo di tutti (panta) senza discriminazione, in ogni cosa (pasin) in un modo da conquistare le persone a Dio (1 Corinzi 9:3-4, 19-25).

Notate che Paolo dice “tutti” e “in ogni cosa”, questo indica che non ci sono esclusioni! Senza eccezioni!

Ciò che Paolo voleva sacrificare non era la verità del Vangelo, ma se stesso per salvare le anime!!! 

Non si trattava di modificare il Vangelo per adattarlo al mondo, ma di comportarsi in modo tale da non essere un ostacolo all’ascolto e alla comprensione del Vangelo (1 Corinzi 9:19-23).

Paolo non cercava il proprio tornaconto personale, ma il bene dei molti (Isaia 53:11; Marco 10:45; Romani 5:15-19).

Paolo cercava l’utilità (sumphoron), cioè il vantaggio, il beneficio di molti e non il suo con lo scopo che questi fossero salvati.
Il verbo “siano salvati” (sōthōsin- aoristo passivo congiuntivo) è in forma passiva, e indica che Dio è l’autore.

È la salvezza dal peccato e dalla perdizione eterna, dall’inferno (Matteo 1:21; 18:11; Luca 19:10; Atti 2:40; Romani 5:9; Giovanni 3:16-17; Giacomo 5:20).  

Paolo, o qualsiasi altro cristiano non è l’autore della salvezza di una persona, ma è uno strumento nelle mani di Dio che proclama il Vangelo, spiega la via della salvezza, e Dio si aspetta che i Suoi servi siano fedeli alla Sua Parola (1 Corinzi 4:1-2).

Attraverso il sacrificio espiatorio di Gesù Cristo e l'azione dello Spirito Santo, Dio concede la salvezza al Suo popolo.

Infine vediamo:
(3) La sollecitazione ai credenti
1 Corinzi 11:1 Paolo ci esorta dicendo: “Siate miei imitatori, come anch'io lo sono di Cristo”.

Questo versetto serve a concludere l'argomentazione di Paolo per questa sezione, Paolo ha appena dato il suo principio di azione al v.33 del capitolo 10, egli ora li esorta a seguire il suo esempio (cfr. 1 Tessalonicesi 1:6; 2 Tessalonicesi 3:7,9).

“Siate miei imitatori, come anch'io lo sono di Cristo” indica sia l’autorità che aveva Paolo e sia il modello di rinunciare al proprio diritto di libertà per il bene degli altri.

La sollecitazione di Paolo ai credenti è di seguire il suo esempio come lui segue quello di Cristo!

“Siate miei imitatori” è in enfasi, letteralmente è: “Imitatori miei siate” (mimētai mou ginesthe).
“Siate” (ginesthe – presente medio o passivo imperativo) è un imperativo presente e indica “diventate” piuttosto che “essere”.

“Siate” indica lo sforzo morale, o cercando di fare questo; finora non vi era alcuna prova che stavano cercando di imitarlo.

Quale punto di somiglianza ha in mente Paolo?

Paolo ha in mente il sacrificio dei propri diritti al fine di beneficiare gli altri, come ha fatto Cristo che si è sacrificato sulla croce per i peccatori.

Come Cristo non ha cercato il proprio vantaggio (1 Corinzi 10:24; Romani 15:1-3), ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo fino al punto di morire sulla croce per salvare gli altri (Filippesi 2:1-8), così Paolo è stato perseguitato e ha portato nel suo corpo la morte di Gesù (2 Corinzi 4:10-11). 

Come Cristo era ricco e si è fatto povero per amor nostro per farci diventare ricchi (2 Corinzi 8: 9), così Paolo era come un povero, ma arricchiva molti (2 Corinzi 6:10).

Come Cristo ci ha amati e ha dato se stesso come sacrificio a Dio quale profumo di odore soave (Efesini 5:2), così Paolo è consapevole della sua possibile morte per i cristiani di Filippi (Filippesi 2:17). 

Il sacrificio di Cristo per gli altri diventa la norma di comportamento cristiano e il modello per l'evangelizzazione cristiana. 

Il sacrificio nel contesto si riferisce rinunciare alla propria libertà di mangiare carni sacrificate agli idoli per non scandalizzare gli altri.

I Corinzi reclamavano il diritto di fare come gli piaceva a loro riguardo agli idoli, Paolo ricorda loro che la libertà non deve diventare motivo d’inciampo per gli altri.

Paolo dice che se un non credente invita a pranzo un credente a casa sua, il credente può mangiare tutto senza chiedersi se quella carne provenisse dai sacrifici agli idoli; ma se qualcuno gli dice che quella carne è sacrificata agli idoli, il credente non deve mangiarla per non turbarlo, o per non far pensare a lui o ad altri, anche ai cristiani più deboli, che riconosca e accetti l’idolatria (vv.23-30; cfr.1 Corinzi 8:7-13).

La libertà non deve divenire un mezzo per offendere, o turbare, o essere motivo di caduta per un non credente, o un credente debole (1 Corinzi 8:8-13).

La nostra libertà non deve danneggiare gli altri, questo è un principio che va applicato a molte circostanze (1 Corinzi 8:9). 
In 1 Corinzi 10:24 dice: “Nessuno cerchi il proprio vantaggio, ma ciascuno cerchi quello degli altri”.

Noi dobbiamo stare molto attenti a come ci comportiamo davanti al Signore, ricordandoci che le nostre azioni possono influenzare le persone spiritualmente, emotivamente, o psicologicamente positivamente, o negativamente!

Noi cristiani dobbiamo stare attenti a non agire in modi che finiranno per condurre un'altra persona nel peccato, o lontano dalla verità. 

Se vogliamo glorificare Dio e fare bene agli altri comporterà una profonda cura spirituale per gli altri ed essere preparati a cambiare il nostro comportamento per il loro bene.

Il cristiano maturo non si avvale del suo diritto di libertà per il bene degli altri!

Prima di se stesso il cristiano mette l’altro, questo indica umiltà, abnegazione, dedizione sacrificio di sé per il degli altri.

Tutta la comunità cristiana deve riflettere l'amore e la compassione di Cristo che si è sacrificato per i peccatori.

1 Pietro 2:21: “Infatti a questo siete stati chiamati, poiché anche Cristo ha sofferto per voi, lasciandovi un esempio, perché seguiate le sue orme”.

La società sempre più narcisistica, egoista e orgogliosa che cerca d’influenzare già la nostra natura egocentrica!

Non è la società narcisista, egocentrica ed egoista che dobbiamo seguire, il modello da seguire è il modello di umiltà e di altruismo di Gesù Cristo per la gloria di Dio!!

CONCLUSIONE 
Non sappiamo quale sarà la nuova normalità a causa del covid-19, ma di certo in mezzo all’incertezza, abbiamo la certezza che dobbiamo muoverci per la gloria di Dio e il bene degli altri per la loro salvezza, o crescita spirituale e morale!

Noi dobbiamo stare attenti a come ci comportiamo e dobbiamo farlo in modo inequivocabile, chiaro secondo la volontà di Dio, secondo il modello di Gesù Cristo!

Voglio farti due domande:
1) La prima domanda è: stai glorificando Dio con il tuo comportamento?
Dio deve essere al primo posto perché è Dio, il nostro Creatore Colui che ci ha creato e lo ha fatto per la Sua gloria!

2) La seconda domanda è: stai servendo gli altri con uno spirito di sacrificio rinunciando al tuo “IO” per la loro salvezza, crescita morale e spirituale?
I parametri cristiani della nostra vita sono: prima di tutto Dio, poi gli altri e per ultimo noi stessi!

Mentre nel mondo i parametri sono prima il proprio “IO”, poi gli altri e poi Dio, e molti non credono proprio a Dio.

Purtroppo dobbiamo ammettere che molti cristiani, anche certi ministri di Dio, sono più preoccupati per la propria gloria!

Non deve essere così se siamo veramente discepoli di Gesù Cristo!

Commenti

Post popolari in questo blog

Isaia 26:20-21: Io resto a casa!

Isaia 26:20-21: Io resto a casa! “Va', o mio popolo, entra nelle tue camere, chiudi le tue porte, dietro a te; nasconditi per un istante, finché sia passata l'indignazione.  Poiché, ecco, il SIGNORE esce dal suo luogo per punire l'iniquità degli abitanti della terra; la terrà metterà allo scoperto il sangue che ha bevuto e non terrà più coperti gli uccisi”.
In questi giorni c’è il decreto del governo e quindi l’hashtag: “Io resto a casa”, o “io sto a casa”, questa può essere un'occasione per approfondire il nostro rapporto con Dio, o per riflettere sulla nostra vita spirituale. Come noi oggi, che dobbiamo rimanere a casa a causa del coronavirus, circa tremila anni fa, per bocca del profeta Isaia, per motivi diversi, Dio disse al Suo popolo di rimanere a casa. Questi versetti fanno parte di un canto di lode dove viene esaltata la salvezza del popolo di Dio e il giudizio sul mondo, sopra gli abitanti della terra, e quindi l’incoraggiamento a confidare nel Signore. Noi nei…

Dai frutti si riconosce l’albero (Matteo 7:16-20).

Dai frutti si riconosce l’albero (Matteo 7:16-20). Dai frutti si riconoscono i falsi profeti. Come fai a sapere se qualcuno è un falso profeta? C'è un modo per identificarlo? La risposta è "sì".  Il modo con il quale possiamo discernere un falso profeta, e quindi anche un falso credente è dai suoi frutti.  Infatti, anche se questo paragrafo è dedicato principalmente agli avvertimenti circa i falsi profeti, è anche una prova per tutti i veri credenti! Gesù al v. 15 esorta il suo uditorio, e quindi anche noi a guardarsi dai falsi profeti i quali vengono in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Ora ci dice che i falsi profeti si riconosceranno dai loro frutti.
Noi vediamo tre aspetti riguardo i frutti: i frutti sono secondo la specie di albero, dimostrano la qualità dell’albero, segnano il destino dell’albero.

La parabola del tesoro nascosto (Matteo 13:44).

La parabola del tesoro nascosto (Matteo 13:44). Ci sono due parabole del regno, che parlano del regno dei cieli come qualcosa di grande valore: questa parabola del tesoro nascosto e la parabola successiva della perla di gran valore, o del mercante.
Queste due parabole sono molto simili in quanto entrambi coinvolgono un oggetto di grande valore e una persona, ma sono significativamente differenti in altri dettagli.  Per esempio nella parabola del tesoro nascosto viene messa in enfasi il tesoro, mentre nella cosiddetta parabola della perla di gran valore viene messo in evidenza il mercante. La persona della prima parabola non cerca il tesoro, ci s’imbatte, mentre nella seconda parabola della perla, o del mercante, è il mercante che cerca le perle.
In questa parabola vediamo in primo luogo: