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Aggeo 2:4-5: L’antidoto allo scoraggiamento (1)

Aggeo 2:4-5: L’antidoto allo scoraggiamento (1)
Quando si parla di “antidoto”, si parla di una sostanza che è capace di neutralizzare l'azione di un dato veleno sull'organismo, e in senso figurato significa rimedio in generale.

Il 13 Luglio del 2019 un antidoto partito da Pavia dal “Centro nazionale antiveleni Maugeri” ha salvato la vita a un 50enne di Barletta punto da una da un ragno della specie "vedova nera".  L'uomo è stato punto dal ragno alla gamba mentre stava lavorando in un giardino in campagna. 
La puntura gli ha provocato sudore, convulsioni, dolori articolari, muscolari e all'addome, aggravando ora dopo ora la situazione, fino a quando il 50enne è finito in una situazione definita “critica”.
Una volta accertati i sintomi, l'ospedale di Barletta si è rivolto al Centro nazionale antiveleni Maugeri di Pavia, che dopo una diagnosi per avvelenamento, ha inviato in tempi brevi l’antidoto specifico contro questo tipo di punture.
In poche ore l'antidoto è giunto da Milano a Barletta con un volo di linea e, dopo 40 minuti dall'assunzione, il paziente è stato stabilizzato e salvato.

Oggi vi voglio parlare dell’antidoto allo scoraggiamento.


Il popolo Giudaico era molto scoraggiato riguardo la ricostruzione del tempio. 

Lo scoraggiamento è iniziato tra il popolo a causa del confronto con l'antica gloria del tempio, quello di Salomone, prima della distruzione babilonese nel 586 a.C. 

Così dopo l’identificazione di Aggeo con il pensiero del popolo, riguardo il tempio che è distante da quella che era la gloria del tempio di Salomone, porta un messaggio di esortazione e d’incoraggiamento.

Il messaggio è a mettersi all’opera, a riprendere i lavori e a non temere, considerando e quindi motivandoli con le promesse del Signore, presenti e future, quindi la promessa della Sua presenza e delle Sue azioni future.

Oggi vedremo solo la Sua promessa che riguarda il presente.

Prima di tutto vediamo:
I LE ESORTAZIONI (vv.4-5) 
Aggeo inizia con una frase spesso usata per segnare una transizione dal passato al presente nelle composizioni ebraiche: “Ma ora” (wĕʿattāh). 

Aggeo continua ad affrontare il tema dello stato scoraggiante riguardo la ricostruzione del tempio, ma segnala un cambiamento di prospettiva (cfr. Aggeo 1:5).

“Ma ora” è il centro del cambiamento, richiama l'attenzione sulla crisi di quel momento con una svolta: dai limiti umani, o dal fallimento, si guarda alle promesse di Dio.

Quando consideriamo le promesse di Dio, la Sua presenza e le Sue azioni, quando Dio ci rivela tutto questo, non c’è più spazio allo scoraggiamento!

Quindi Aggeo comincia un messaggio di esortazione e d’incoraggiamento.

Nel v. 4 troviamo la ripetizione per ben tre volte: “Dice il Signore”, e questo per sottolineare che ciò che sta dicendo il profeta erano le parole del Signore.
Dio parlava al popolo attraverso il profeta. 

Il disfattismo e lo scoraggiamento causati dal confronto sfavorevole sono contrastati da una triplice esortazione. 

La prima esortazione che troviamo è:
A) A essere forti(v.4) 
Nel v. 4 leggiamo: “‘Ma ora, sii forte, Zorobabel’", dice il SIGNORE, ‘sii forte, Giosuè, figlio di Iosadac, sommo sacerdote’; ‘sii forte, popolo tutto del paese’, dice il SIGNORE! ‘Mettetevi al lavoro! perché io sono con voi’, dice il SIGNORE degli eserciti”.

Noi vediamo una triplice ripetizione dell’imperativo: “sii forte” (ḥāzaq), riferito sia al governatore, al sommo sacerdote e al popolo del paese, di fronte a un compito apparentemente insormontabile.
I destinatari del discorso profetico (cfr. v.2) vengono nuovamente identificati e ciascuno è invitato in modo enfatico a “essere forte”.

Le persone non sono consolate, ma esortate e incoraggiate a essere, o a diventare forti.

“Sii forte” (ḥāzaq- imperative attivo) è un imperativo, quindi un comando.

Indica diventare saldo, quindi indica la forza e l’essere fermo, cioè coraggioso e fiducioso, quindi, uno stato d'animo che consente di perseguire, o avviare qualcosa con fervore e diligenza (cfr. Giosuè 1:6,7,9; Giudici 7:11).

“Sii forte” è un elemento importante in cui è necessario incoraggiare per un compito. 

Il loro compito era di ricostruire il tempio.

Questa triplice ripetizione a essere forte, sottolinea inoltre, la necessità e l'urgenza di andare avanti e finire il lavoro che la popolazione aveva iniziato.

È una chiamata a fidarsi della parola promessa del Signore (Yahweh) che manterrà ciò che dice di voler fare.

“Sii forte” ricorda l’incoraggiamento al successore di Mosè, il condottiero Giosuè, per il compito di sostituire Mosè nella guida e nella conquista ardua della terra promessa.

Al capitolo 1 di Giosuè troviamo che per ben quattro volte Dio incoraggia Giosuè a essere forte e coraggioso (Giosuè 1:6-7,9,18).

Anche Salomone è stato incoraggiato dal padre Davide a costruire il tempio, noi in 1 Cronache 28:20 leggiamo: “Davide disse ancora a suo figlio Salomone: ‘Sii forte, fatti coraggio, e mettiti all'opera; non temere, non ti sgomentare; perché il SIGNORE, Dio, il mio Dio, sarà con te; egli non ti lascerà e non ti abbandonerà fino a che tutta l'opera per il servizio della casa del SIGNORE sia compiuta’”. (cfr. Deuteronomio 31: 6; Giosuè 10:25).

Ora come per i Giudei ai tempi di Aggeo, è facile iniziare qualsiasi cosa, che sia un edificio, un progetto, o una chiamata particolare, ma continuare e terminarlo è la cosa importante. 

E questo è vero anche per la vita cristiana. 

Ci sono alcuni che iniziano a frequentare la chiesa, ma poi per un qualche motivo non frequentano più.

Altri iniziano un servizio, o un opera e scoraggiati non la realizzano.

“Sii forte!” Ci dice Aggeo!

E:
B)Mettetevi al lavoro (v.4)
Questa la seconda esortazione.

“Mettetevi al lavoro” (waʿăśû- imperativo attivo) anche questo è  un comando, il riferimento è a ricostruire il tempio, a lavorare nella ricostruzione del tempio (cfr. Aggeo 1:14).

Sia i capi che il popolo non devono essere scoraggiati, ma devono unire le loro mani e le loro forze nel ricostruire il tempio del Signore. 

Nell’opera di Dio non c’è spazio all’individualismo, se vogliamo vedere risultati nella chiesa del Signore Gesù, dobbiamo unire le nostre forze.

La chiesa nascente a Gerusalemme cresceva nell’unità e compattezza (Atti 2:42-47).

Nel Nuovo Testamento troviamo versetti che ci esortano a essere uniti (per esempio Efesini 4:1-6; Filippesi 2:1-2)

Non importa quali siano gli ostacoli, o le difficoltà, sia per la nostra crescita spirituale individuale, o di chiesa, ciò che dobbiamo fare è di metterci al lavoro uniti, compatti!

Non ci sono scuse per lo scoraggiamento e l'inattività!!

Dio ci ha creati e salvati per servirlo!!
Richard Baxter (12 novembre 1615 –8 dicembre 1691) diceva: “Il cristianesimo non è una professione, o un'occupazione sedentaria”.

Non è cristiano chi non cerca di servire Dio!

Infine la terza esortazione è:
C)Non temete (v.5)
Nel v. 5 leggiamo: “…Il mio Spirito è in mezzo a voi, non temete!”

Noi in queste esortazioni vediamo allora l’imperativo centrale di mettersi al lavoro nella ricostruzione del tempio supportato da due comandi uno positivo:“Sii forte” e l’altro espresso in negativo: “Non temete”.

“Non temete” (al-tîraû –imperfetto iussivo  attivo) è non aver paura, non essere terrorizzati e indica un comando.
La paura può ostacolare la fiducia in Dio e l'obbedienza alla Sua parola (Isaia 7:2,4,9,14; 41:10).

La paura paralizza la nostra volontà!

Di che cosa avesse paura il popolo, Aggeo non lo dice.

Non era il timore del Signore com’è scritto al v.12.

Poteva essere la paura dei nemici, o la paura che il Signore non li avrebbe benedetti, o la paura che l'intero sforzo fosse vano, che non riuscissero a completare il tempio, un tempio glorioso come quello di Salomone. 

Così Aggeo esorta a non temere!

Quante paure possiamo avere noi oggi!
Ognuno, più chi meno, ha le sue paure!

Ma ricordiamo che quando abbiamo paura non stiamo praticando la fede in Dio (Matteo 8:26).

Molti credenti devono imparare che la fede nel Signore ci libera dalla paura, la fede caccia via la paura, e Dio non vuole che abbiamo paura, ma che crediamo in Lui (Ebrei 11:6).

In teoria crediamo in Gesù Cristo, ma nella pratica, soprattutto quando affrontiamo certi problemi, o pensando a quelli che potenzialmente possiamo avere, abbiamo paura.

Ma se abbiamo fede possiamo affrontare qualsiasi cosa!

C. H. Spurgeon disse: “La fede, avendo Dio con sé, è in netta maggioranza”.

Ci sono delle motivazioni in questo testo per non temere, ma anche per essere forti e per servire il Signore quindi vediamo:
II LE MOTIVAZIONI (vv.4-5) 
Le motivazioni a essere forti, a servire il Signore nel ricostruire il tempio e a non temere, non è da ricercare in se stessi,ma nel Signore stesso.

Noi dobbiamo guardare sempre a Dio e credere in Lui, e non dobbiamo guardare a noi stessi!

La chiave per affrontare lo scoraggiamento si trova nello  smettere di guardare e di ascoltare se stessi, ma di guardare al Signore e di ascoltare e credere alle Sue promesse.

Le motivazioni riguardano la promesse presenti come leggiamo nei vv.4-5: “’Ma ora, sii forte, Zorobabel’, dice il SIGNORE, ‘sii forte, Giosuè, figlio di Iosadac, sommo sacerdote; sii forte, popolo tutto del paese’, dice il SIGNORE! ‘Mettetevi al lavoro! perché io sono con voi,’ dice il SIGNORE degli eserciti,  ‘secondo il patto che feci con voi quando usciste dall'Egitto. Il mio spirito è in mezzo a voi, non temete!’.

Così l’incoraggiamento alle guide e alla popolazione riguardano le promesse presenti.

Noi vediamo la promessa della:
A)Presenza di Dio.
Nel v.4 leggiamo: “Io sono con voi”.
“Sii forte…Mettetevi al lavoro…Non temete…perché io sono con voi”. 

“Io sono con voi” richiama alla mente le promesse prima e durante l'esilio babilonese dai profeti Geremia (Geremia  30:11) ed Ezechiele (Ezechiele 34:30; 37:27).

La motivazione per cui il popolo deve farsi forte, mettersi al lavoro e non temere è perché il Signore è con loro!

Aggeo sottolinea la certezza della presenza del Signore con loro. 

Che incoraggiamento!!!

Le parole “Io sono con voi” rinnovano la promessa espressa in precedenza in Aggeo 1:13. 

Avere la presenza di Dio è avere tutto!

Noi nella Bibbia vediamo, non solo qui in Aggeo, che Dio promette la Sua presenza ai Suoi servi (Esodo 3:12; Isaia 41:10; 43:2; Geremia 1:8; Matteo 28:20; Atti 18:9-10). 

Anche Davide aveva incoraggiato suo figlio Salomone quando doveva costruire il tempio.
In 1 Cronache 28:20 leggiamo cosa ha detto Davide a suo figlio: “Davide disse ancora a suo figlio Salomone: ‘Sii forte, fatti coraggio, e mettiti all'opera; non temere, non ti sgomentare; perché il SIGNORE, Dio, il mio Dio, sarà con te; egli non ti lascerà e non ti abbandonerà fino a che tutta l'opera per il servizio della casa del SIGNORE sia compiuta’”.

Proprio come il Signore è stato con Salomone, non lo ha lasciato e abbandonato nel costruire il tempio, così sarà nella nuova ricostruzione del tempio: la presenza del Signore renderà possibile il completamento del tempio ai tempi di Aggeo.

Dunque, la promessa del Signore è una rassicurazione che supporterà le persone nei loro sforzi di ricostruzione.

Il profeta aveva piena fiducia nell'esortare il popolo alla fedele obbedienza nel completare la direttiva divina per ricostruire il tempio unicamente sulla base della dichiarazione di Dio: “Io sono con voi”

Questa semplice frase del patto esprimeva la cura e la benedizione di Dio per il Suo popolo (Genesi 26:24), assicurava loro la Sua divina protezione (Geremia 15:20) e promise loro la liberazione e la restaurazione (Isaia 41:10; 43:5).

Ma “Io sono con voi” è una riaffermazione del patto che il Signore fece con Israele quando il Signore li liberò dalla schiavitù d’Egitto, il patto del Sinai (cfr. Esodo 19:1-6; 24:1; 25:8; 29:46).

La presenza di Dio in mezzo al popolo del patto era il cuore del rapporto che stabilì con loro sul Monte Sinai al tempo di Mosè. 

Se avessero obbedito alla voce di Dio e osservato il Suo patto, Israele sarebbe stato il tesoro particolare di Dio, un regno di sacerdoti una nazione santa  (Esodo 19:6).

Mosè a un certo punto, al Sinai, disse al Signore: “…Se la tua presenza non viene con me, non farci partire di qui”. (Esodo 33:15–16).

“’Io sono con voi’, dice il Signore degli eserciti, ‘secondo il patto che feci con voi quando usciste dall’Egitto’” guarda indietro al passato e in avanti in previsione del futuro, nel tentativo di incoraggiare coloro che sono attualmente nello scoraggiamento.

Questa rievocazione sull'esodo dall'Egitto è stata fatta per dimostrare la continuità dell'attività del Signore nella storia del Suo popolo: come Dio era presente nella liberazione dall’Egitto, così è presente nel popolo ai tempi di Aggeo.

Al v. 5 leggiamo: “Secondo il patto che feci con voi quando usciste dall'Egitto. Il mio spirito è in mezzo a voi, non temete!”

“Secondo il patto che fece con voi”, nell’ebraico è: “La parola che io ho tagliato con voi”.

Queste parole hanno un senso enfatico: "Questa è davvero la parola che io ho tagliato con voi".

Il patto fatto sul Sinai sarà poi rinnovato, sempre al Sinai, dopo la ribellione con il vitello d’oro (Esodo 32-34).

In questa fase ai piedi del Monte Sinai, Dio ha minacciato di ritirarsi dagli Israeliti a causa della loro ribellione. 
Ma dopo l’intercessione di Mosè, Dio per la Sua misericordia, pazienza, bontà e fedeltà, rinnova il patto con il Suo popolo. 

Dio è presente in mezzo al Suo popolo non perché se lo merita, non perché vive una vita degna della sua comunione, e certamente non perché erige un tempio, ma perché il Signore è fedele al patto!

È importante ricordare che il racconto del vitello d'oro interrompe il racconto della costruzione del tabernacolo (Esodo 25-40)  per simboleggiare la presenza attiva del Signore tra il popolo ebraico (Esodo 25:8).

“Parola” (dābār) in questo contesto di alleanza, o patto, si riferisce alla promessa.

La presenza del Signore in mezzo al Suo popolo era una promessa centrale del patto con Israele al Sinai (Esodo 25:8; 29:45–46).

Non è, dunque un nuovo pensiero ideato per l'occasione, ma parte integrante del solenne impegno divino dopo l’esodo, sul Sinai sigillato con il sangue del patto.

“Voi” (ʾēṯām) vede chiaramente la comunità ai tempi di Aggeo come in diretta continuità con il popolo dell'esodo.

“Patto” (kāraṯ), come ho detto prima letteralmente è “la parola che ho tagliato con voi”.

“Patto” è tagliare un’alleanza, quindi  stringere un'alleanza, un patto (cfr. Genesi 15:10-21; 21:27; Esodo 24:4-8; Geremia 34:18-20) forse derivante dalla pratica di tagliare un animale in due parti durante la cerimonia dell'alleanza suggellata con un sacrificio appunto di un animale. 

Senza dubbio il profeta intendeva sottolineare la continuità dell'attività del Signore come da Lui ordinato, nel liberare il Suo popolo, prima dall'Egitto e poi dall’esilio in Babilonia. 

Così ora nella ricostruzione del tempio, Aggeo conforta il popolo ricordando loro la promessa della presenza di Dio dopo la ribellione nel deserto, una presenza che ha permesso a quella comunità di costruire il tabernacolo dove Dio sarebbe stato presente (cfr. Esodo 25:8-9).

Ma la gloria di Dio era presente anche nel deserto e appariva a tutto il popolo (per esempio Levitico 9:23; Numeri 16:42).
Poi sul monte Sinai, la gloria era apparsa a Mosè e agli anziani (Esodo 24:16).

Nel libro di Cronache, questa presenza visibile della gloria di Dio in mezzo al Suo popolo era anche associata alla dedicazione del Tempio di Salomone (2 Cronache 7:1–3).

Dunque, proprio come il Signore era stato con il Suo popolo negli antichi giorni della redenzione, così ora sarebbe stato con loro. 

Possono essere fiduciosi che Dio è davvero con loro a causa del patto fatto con loro dopo l’uscita dall’Egitto.

Come la presenza personale del Signore dava forza, coraggio, determinazione e la convinzione che la costruzione del tempio non sarà fallimentare, così anche per noi oggi, che facciamo parte del Nuovo Patto in Gesù Cristo (cfr. Matteo 26:26-28; 1 Corinzi 11:23-26) è la stessa cosa!

Noi con Dio, grazie a Gesù Cristo possiamo affrontare ogni cosa (Filippesi 4:13).

Non dobbiamo temere nessuno!

Non dobbiamo avere paura di fallire!

Noi vediamo:
B) La presenza dello Spirito Santo. 
Il v.5 dice: “Il mio Spirito è in mezzo a voi”.
Lo Spirito Santo in mezzo al popolo, è una riaffermazione della realtà che Dio è presente in mezzo al Suo popolo, è una manifestazione personale della presenza di Dio. 

Il verbo “è” (ʿāmaḏ-qal participio attivo) significa prendere posizione, essere presente, e ha l'effetto di personificare lo “Spirito” e rende questo una potente espressione della presenza divina.

Questa stessa parola si trova in Esodo 33:9 dove troviamo che la nuvola, cioè la presenza del Signore, scendeva, si fermava all’ingresso della tenda di convegno, e secondo alcuni in questo versetto di Aggeo c’è un allusione a questo.

Il verbo “è” (ʿāmaḏ-qal participio attivo) suggerisce che la promessa è vista in termini di permanenza piuttosto che come un evento momentaneo. 

Indica un’azione continua, una posizione immutabile e sottolinea la realtà oggettiva e la permanenza della presenza di Dio.

La posizione che aveva il Signore ai tempi dell’Esodo e del patto sul Sinai, cioè della Sua presenza e potenza in mezzo al Suo popolo, non è cambiata ai tempi di Aggeo!

Dall’Esodo e quindi dalla stipulazione del patto fino ai tempi di Aggeo, erano trascorsi secoli, secoli  in cui Israele era stato colpevole di ogni peccato, infedeltà, incredulità, slealtà, abbandono e tradimento al loro Dio. 

Ma il peccato e l’incredulità non hanno annullato la fedeltà di Dio (Romani 3:3). 

La promessa era ancora valida, c’è la promessa della presenza dello Spirito di Dio.

Ora quando c’è una promessa è implicito avere fede, fidarsi di Dio, credere che Dio realizzerà le Sue promesse.

Il punto di Aggeo è che proprio come il Signore ha stretto un patto con Israele quando uscì dall’Egitto e quindi la Sua presenza era stata evidente nel corso della loro storia precedente, quindi ora la comunità dovrebbe affrontare con fiducia le proprie difficoltà nella presenza dinamica e potente dello Spirito di Dio libero dalla paralisi della paura!

La fede crede che la valutazione della situazione da parte del Signore sia più vera della valutazione umana!

La popolazione ai tempi di Aggeo era scoraggiata, vedeva un passato irripetibile e un presente senza speranza; mentre il Signore vede e assicura la propria presenza, la presenza indispensabile del Suo Spirito. 

Dunque, anche per noi oggi, la fede crede e afferma la visione di Dio.

Per fede dobbiamo ascoltare e seguire la volontà di Dio, la Sua parola, la Sua visione, le Sue promesse e non ascoltare noi stessi e seguire lo scoraggiamento!

La presenza dello Spirito di Dio fornisce la certezza del successo delle loro, o nostre fatiche, il loro lavoro non sarà vano!!

Poiché lo Spirito di Dio è presente e attivo, dobbiamo essere vigorosi e attivi, dobbiamo mobilitarci a servire il Signore!

La presenza e le promesse di Dio hanno lo scopo di mobilitare il Suo popolo.

Il profeta contemporaneo di Aggeo, Zaccaria diceva: “…’Non per potenza, né per forza, ma per lo Spirito mio’, dice il Signore degli eserciti” (Zaccaria 4:6).

La costruzione del tempio, non sarà completata per la potenza militare, per la prodezza umana come “l'esercito” di migliaia di operai che Salomone aveva per costruire il suo tempio (1 Re 5:13–18), né per la “forza” dei portatori di pesi è scritto in Neemia 4:10. 

Ma è per lo Spirito di Dio, dice il Signore degli eserciti.

Fu lo Spirito del Signore che lavorò nella creazione (Genesi 1:2) e che aprì il Mar Rosso e lo richiuse (Esodo 15:8, 10; 2 Samuele 22:16). 

Fu per lo Spirito Santo che Dio aveva dato potere ai giudici per la battaglia rendendoli vittoriosi (per esempio Giudici 3:10; 6:34).

Nella visione di Ezechiele  lo Spirito ha fatto rivivere gli uccisi (Ezechiele 37:1–14). 

Ecco la potenza dello Spirito Santo che crea e porta la vita, sarebbe stato con loro per portare avanti e completare la ricostruzione del tempio, ma anche li avrebbe protetti, sostenuti e guidati come ai giorni di Mosè in modo miracoloso, che ha il completo controllo di ogni situazione (Isaia 63:11-14).

Sempre per lo Spirito Santo il popolo  è stato istruito  dice Neemia 9:20, e avvertito dice sempre Neemia 9:30. 

Pertanto, ora il popolo è sollecitato a non temere. 

La fedeltà del Signore nel passato che ha agito miracolosamente a favore d’Israele è la base per l’incoraggiamento presente e futuro. 

La presenza dinamica dello Spirito Santo è una grande motivazione a lavorare per la gloria del Signore perché di certo avrebbe portato successo!

La presenza dello Spirito di Dio non è statica, oppure ornamentale, ma dinamica, energizzante, operante!

Questa è la fiducia che anche noi dobbiamo avere oggi nell'opera di Dio, specialmente quando ci sentiamo scoraggiati e siamo tentati di arrenderci!

Dobbiamo ricordare che Dio è presente in mezzo a noi e il Suo Spirito opera potentemente!

Non abbiamo temere nulla!

In Cristo siamo più che vincitori! (Romani 8:37; 2 Corinzi 2:14-17; 1 Giovanni 5:14).

Ricordiamoci che da soli non possiamo portare frutto, senza il Signore non possiamo farcela (Salmo 127:1; Giovanni 15:1-11; Atti 1:8) 

Le sfide della nostra vita non possono essere superate solo attraverso lo sforzo umano. 

Dobbiamo essere forti, servire il Signore e non temere, motivati e fidandoci che Dio è con noi nel compito del “grande mandato”! (Matteo 28:18-20).

Gesù è il capo della chiesa (Efesini 1:20-23)ed è Lui che edificherà la Sua chiesa (Matteo 16:18).

CONCLUSIONE 
Questi versetti ci fanno capire che per agire e per non scoraggiarci:

1) Dobbiamo guardare a Dio.
Dobbiamo credere che Dio è presente nella nostra vita e agisce potentemente attraverso il Suo Spirito che è in tutti i veri cristiani (1 Corinzi 3:16; 6:19-20; Efesini 1:13-14).

Noi dobbiamo affrontare la missione che Dio ci ha affidato con la consapevolezza che Dio ci sosterrà, ci darà le Sue risorse e ci guiderà affinché possiamo adempiere i Suoi ordini!

Quindi dobbiamo porre la nostra attenzione su Dio mentre lo serviamo.

Quando cessiamo di guardare a Dio, e ci focalizziamo solo sulla missione che ci ha affidato, allora ci scoraggeremo.

La chiave per non scoraggiarci è: smettere di guardare a noi stessi e iniziare a guardare al Signore e ad  ascoltare Lui e credere alle Sue promesse.

2)Dobbiamo credere che Dio è presente.
Per alcuni studiosi, il tema della presenza di Dio in mezzo al Suo popolo costituisce il centro teologico di tutta la Bibbia. 

Questo passaggio non si concentra solo sull'azione di Dio a favore del Suo popolo, ma anche sulla Sua presenza in mezzo al Suo popolo.

Questo passaggio mostra l'importanza di curare la presenza di Dio nella nostra vita sia individualmente che comunitariamente sempre, non solo la domenica, ma anche durante la settimana attraverso le discipline spirituali (preghiera, meditazione Bibbia, e così via).

Inoltre:
3)Dobbiamo preoccuparci di essere ripieni dello Spirito Santo (Efesini 5:18).

Non possiamo servire il Signore efficacemente senza la pienezza dello Spirito Santo.

Come una casa anche ben arredata, con mobili moderni non è efficiente se manca l’elettricità, o l’acqua!

Se non abbiamo la pienezza dello Spirito Santo nelle nostre vite non siamo efficienti, ci manca il potere di testimoniare, di servire il Signore potentemente.

William MacLeod dice: “L'opera dello Spirito Santo è tanto necessaria quanto quella di Cristo”.

Ed è proprio così da quello che vediamo nella Bibbia: non possiamo vivere la vita cristiana senza lo Spirito Santo!

Essere ripieni di Spirito Santo significa lasciarsi controllare da Lui.

È vero che tutti i veri credenti hanno lo Spirito Santo, ma è anche vero che lo possiamo contristare (Efesini 4:30), e spegnere (1 Tessalonicesi 5:19), e quindi non essere più influenzati, controllati da Lui. 

Il peccato, la disobbedienza, l’incredulità, l’orgoglio e così via, sono un ostacolo alla pienezza dello Spirito Santo.

Pertanto cercheremo di non contristarlo e il modo per non farlo è: con una vita di santificazione e di consacrazione.



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