domenica 15 aprile 2018

Matteo 6:9: Ciò che dobbiamo ricordare!

Matteo 6:9: Ciò che dobbiamo ricordare!
Il volto del presidente turco Cemal Gursel (1895-1966) era raggiante, orgoglioso, mentre si allontanava, con un autista al volante, dal palazzo del parlamento di Ankara, con la prima auto prodotta in Turchia. Ma cento metri più avanti, il presidente smise di sorridere, mentre il motore tossiva e si spegneva; il motivo: avevano dimenticato di mettere la benzina!! 

Ci sono aspetti riguardo Dio molto importanti che non dobbiamo mai dimenticare, che dobbiamo sempre ricordare, sia per la preghiera e sia per la vita cristiana.
Uno di questi aspetti lo troviamo in questa invocazione del “Padre nostro”.

Gesù dice: “Voi dunque pregate così: ‘Padre nostro che sei nei cieli’”.

Martyn Lloyd Jones scriveva: “La preghiera, senza alcun dubbio, è l’attività più sublime dell’animo umano. L’uomo tocca l’apice quando, in ginocchio, sta faccia a faccia con Dio”.

Gesù nel “Padre nostro” insegna ai Suoi discepoli come pregare. 
Ora, questa preghiera, è un modello piuttosto che una preghiera fissa, o meccanica.

Questa preghiera descrive tutti gli elementi fondamentali, o una specie di schema, o di linea guida di quello che deve essere la nostra preghiera.


Gesù inizia col dire “Padre nostro”. 
“Nostro” includeva solo i suoi discepoli, ma non Gesù stesso, perché aveva un rapporto unico con Dio (Matteo 3:17; 11:27). 

Questa è una preghiera che solo coloro che appartengono a Dio possono fare!

Il “Padre nostro” si riferisce a coloro che sono cristiani, a quelli cioè che si sono pentiti dei loro peccati e hanno creduto in Gesù Cristo!

Certo molti recitano questa preghiera, ma la domanda è: si rendono conto di ciò che dicono?

Che cosa significa questo indirizzo di preghiera? 

Prima di tutto “Padre nostro che sei nei cieli” indica:
I ESCLUSIVITÀ. 
In un modo chiaro e inequivocabile, Gesù c’insegna a pregare solo Dio; non dice di pregare altre divinità, o persone, ma solo Dio!
(cfr. Colossesi 4:2-3; 1 Tessalonicesi 1:2; Filemone 4; Apocalisse 8:3-4).

Così coloro che pregano altri se non il Dio della Bibbia, stanno peccando!

Il primo comandamento dice di non avere altre divinità (Esodo 20:3).

Il salmista scriveva: “Chi ho in cielo fuori di te? E sulla terra non desidero che te” (Salmo 73:25).

Gesù diceva che dobbiamo rendere il culto solo a Dio (Matteo 4:10), e poi dirà ancora di amare Dio in modo esclusivo, radicale e totale, quando risponde alla domanda dello scriba su quale fosse il gran comandamento: “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente” (Matteo 22:37). 

Il Signore deve avere la priorità, il primo posto! 
E questo è quello che ci dice con il Padre nostro: Dio deve sempre occupare il primo posto nei nostri desideri, pensieri, scelte, motivazioni e azioni.

Così il Padre nostro c’insegna a non essere idolatri, mettendo qualsiasi persona prima di Dio, o con Dio, e nemmeno egocentrici.

È dall’idolatria e dall’egocentrismo che provengono tutti i mali che tormentano l’umanità!

Dio ha il primo posto nella tua vita?

II AUTORITÀ.
Il Padre nostro c’insegna che Dio deve governare la nostra vita!

Paolo in Efesini 3:14-15 dice: “Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome”.

Paolo si piega davanti al “Padre”, termine che nel mondo antico non era solo un termine d’intimità e affetto, ma anche di autorità.

Un padre non solo cercava il meglio per la sua famiglia perché l’amava, ma anche governava la propria famiglia.

“Davanti al Padre dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome” (v.15) indica:
in primo luogo che Dio è l’origine, il Creatore di tutti, angeli e uomini, Dio ci ha portati all’esistenza ed esercita dominio sopra di tutti e tutto dipende da Lui.

In secondo luogo “davanti al Padre dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome” indica l’estensione impressionante dell’autorità di Dio su tutta la creazione!

Ora i credenti hanno Dio come Padre per due volte: come Creatore, ma anche spiritualmente grazie a Gesù! (Giovanni 1:12-13; Romani 8:15; Galati 4:6; Efesini 1:5).
Tutto ciò implica che il vero cristiano trova significato e senso solo in Dio! (Ecclesiaste 6:10; Isaia 40:26; cfr. Efesini 3:9; 4:6; 1 Corinzi 8:6; Colossesi 1:15-18; Giacomo 1:17). 

Noi siamo stati creati per glorificare Dio (Isaia 43:7; Romani 11:36).

Ma “padre” indica anche l’assoluta autorità di Dio a cui noi dobbiamo dare l’obbedienza perché come il Dio creatore ne ha il diritto (Esodo 20:2).

Noi dobbiamo riconoscere ciò che è Dio senza oscurare la sua gloria con un cattivo comportamento, siamo chiamati a dargli con sincerità ciò che gli appartiene! 

Quello che gli appartiene è l’adorazione, l’invocazione, la fiducia, la sottomissione, la riconoscenza. 

Perciò Dio ci vuole ricordare di riconoscere la sua autorità con la nostra obbedienza e fedeltà assoluta, totale e radicale.
In Deuteronomio 6:4-9 è scritto: “Ascolta, Israele: Il SIGNORE, il nostro Dio, è l'unico SIGNORE.  Tu amerai dunque il SIGNORE, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima tua e con tutte le tue forze. Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, te li metterai sulla fronte in mezzo agli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte della tua città” (cfr. Luca 16:13; 4:8; Matteo 6:33).

Inoltre sapere che Dio è nostro Padre è una grande rassicurazione e c’incoraggia a pregarlo, sapendo che Egli essendo Sovrano può cambiare le circostanze e le guida per il bene dei suoi figli (Romani 8:28), e sapendo anche che come Padre si prende cura dei Suoi figli e darà loro cose buone (Matteo 7:7-11).

“Padre nostro” indica anche:
III INTIMITÀ. 
Dobbiamo, prima di tutto ricordare, che molte persone hanno molta difficoltà a capire e a relazionare con Dio, perché hanno un pessimo ricordo, o un pessimo rapporto con il loro padre terreno e pensano che Dio sia come la loro figura paterna terrena.

Dio non è come i padri terreni: Dio è perfetto in tutti i Suoi attributi e quindi anche nelle sue azioni!

“Padre” (Pater) si riferisce a una parola ebraica (Abbà) che indica un affetto speciale, calore, rapporto intimo nella sicurezza della cura di un padre amorevole. 

John MacArthur scrive: “’Padre’ è probabilmente il termine più comune che usiamo nella preghiera, e giustamente, perché questo è lo schema che Gesù ha stabilito. La preghiera dovrebbe sempre iniziare con il riconoscimento che Dio è nostro Padre, Colui che ci ha dato la vita e che ama, si prende cura, provvede e ci protegge”.

“Padre” allora ci parla della vicinanza di Dio che si prende cura dei Suoi figli e ascolta le loro preghiere. 

Un figlio di Dio può andare alla Sua presenza senza paura, con libertà e fiducia in preghiera sapendo che Dio lo ama, lo accoglie e si prende cura di lui ogni giorno!

Sapere che Dio è nostro Padre ci dà sicurezza e speranza, ci libera dalla solitudine, e anche se fossimo rifiutati e abbandonati dalla nostra famiglia, dagli amici, e dal resto del mondo, il nostro Padre celeste non ci lascerà e non ci abbandonerà mai (Salmo 27:10; 68:5-6; Isaia 49:15; Ebrei 13:5-6).

Le benedizioni in relazione alla condizione di figli di Dio sono ricche, possiamo fare alcuni esempi: il vero cristiano gode della misericordia del Padre (Luca 6:36); del Suo perdono (Marco 11:25); della Sua cura (Matteo 6:8,32); della Sua benefica disciplina (Ebrei 12:5-11); della partecipazione al Suo regno (Luca 12:32).

Così ricordare che Dio è nostro Padre (Romani 1:7; 1 Corinzi 1:3) è fonte di conforto e motivazioni a servirlo.

 “Padre nostro” indica:
IV LIBERTÀ.
La libertà di andare alla presenza di Dio in preghiera tutte le volte che vogliamo!

“Il Padre nostro” è una preghiera che solo i veri cristiani possono fare! 

Secondo la Bibbia, Dio non è il Padre di tutti nel senso spirituale.
Certamente è Padre di tutti come Creatore (Malachia 2:10; Atti 17:28; Efesini 3:14-15), ma non nel senso spirituale. 

Nel senso spirituale o si è figli del diavolo (Giovanni 8:42-44; 1 Giovanni 3:10), o si è figli di Dio, e questi si diventa per volontà di Dio per la fede in Gesù Cristo. (Giovanni 1:11-13).

Grazie a Gesù, possiamo andare alla presenza di Dio con la certezza che ci accoglie.

In Ebrei 10:19 è scritto: “Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù,  per quella via nuova e vivente che egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne, e avendo noi un grande sacerdote sopra la casa di Dio, avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quell'aspersione che li purifica da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. Manteniamo ferma la confessione della nostra speranza, senza vacillare; perché fedele è colui che ha fatto le promesse”.

In Giovanni 14:6 Gesù afferma: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. (Giovanni 1:12; Romani 8:14-17; 8:32-34; 2 Corinzi 6:18; Galati 3:26; 4:6; Efesini 2:17-18; 3:11-12; 1 Timoteo 2:5; Ebrei 4:14-16; 10:19; 1 Giovanni 3:1-2).  

Detto ciò, dobbiamo ricordare che “Padre nostro” significa:
A) Pregare insieme ad altre persone.
È chiaro che la preghiera come il rapporto con Dio è individuale, personale come vediamo nella Bibbia.

Dall’altra parte, sempre nella Bibbia, leggiamo che la preghiera di un credente non è la preghiera di un individualista rinchiuso in se stesso, lontano da tutto e da tutti, risucchiato dai suoi problemi, o interessi privati!

Leonard Ragaz ci ricorda il quadro individuale e comunitario del Padre nostro: “Non è esattamente la preghiera egoista della religione, ma la preghiera sociale del regno; non è la preghiera dell’io, ma quella del noi; non è quella del -mi, ma quella del –ci. Quando ci avviciniamo a Dio con una preghiera corretta, non ci accostiamo a un Dio che è nostra proprietà privata, ma al Dio che è Dio di tutti noi. È il Dio che riunisce noi tutti suoi figli come nostri fratelli e sorelle…”

In Cristo anche altre persone, per fede sono state adottate per essere figli di Dio e facente parte della chiesa, che è il corpo di Gesù Cristo (Efesini 1:22-23; Colossesi 1:24).

Come membro del corpo di Cristo, tutti i veri credenti fanno parte della chiesa di Gesù Cristo, e pertanto la loro vita è legata insieme.

Un membro non può vivere senza il corpo, una mano non può dire di poter vivere senza il braccio, c’è interdipendenza, identificazione, solidarietà (1 Corinzi 12:11-26); la vita del singolo credente è legata al resto del corpo di Gesù Cristo: la chiesa!

La forma plurale di “Padre nostro” indica pregare in compagnia di altri cristiani e ci ricorda che la nostra preghiera dovrebbe riflettere l'unità, i desideri e i bisogni dell'intera chiesa. 

In Atti 2:41-42 leggiamo: “Quelli che accettarono la sua parola furono battezzati; e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone. Ed erano perseveranti nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere” (Atti 1:14; Matteo 18:19).

Dobbiamo ricordare ancora che “Padre nostro” significa:
B) Pregare per la famiglia di Dio.
“Padre nostro”, significa pregare per il resto della famiglia di Dio!

Giacomo 5:16 ci dice di pregare gli uni per gli altri.
E ci sono innumerevoli passi nella Bibbia che c’incoraggiano a pregare per i nostri fratelli e sorelle (per esempio; Romani 15:30; 2 Corinzi 1:11, Colossesi 4:12)

Quando Pietro era in carcere per il Vangelo, è scritto che fervide preghiere erano fatte a Dio per lui dalla chiesa (Atti 12:5).

È scritto diverse volte che Paolo pregava per le chiese (Efesini 1:16; 3:14-19; Filippesi 1:19; Colossesi 1:9-12; 2 Tessalonicesi 3:1-2).

E la sua preghiera non era occasionale, ma costante, pregava sempre per gli altri! (Efesini 1:16; Filippesi 1:4; Colossesi 1:3).

Non pregare per gli altri è un peccato. 
In 1 Samuele 12:23, il profeta Samuele afferma: “Quanto a me, lungi da me il peccare contro il SIGNORE cessando di pregare per voi!”

“Padre nostro che sei nei cieli” indica:
IV MAESTÀ.
“Cieli” indica che il Padre si distingue da ciò che è terreno (Ecclesiaste 5:2), ci parla della Sua maestà, cioè grandezza!

Non dovremmo perdere l'equilibrio nella preghiera che Dio è Padre e maestoso come ci ricorda “nei cieli”.

Ci rivolgiamo a Dio intimamente come Padre, ma riconosciamo immediatamente la sua maestà!

In Esodo 15:7 è scritto: “Con la grandezza della tua maestà (gāʾôn), tu rovesci i tuoi avversari; tu scateni la tua ira, essa li consuma come stoppia”. 

Il Salmo 93:1 afferma: “Il Signore regna, egli s’è rivestito di maestà” (geuth)”.

In una delle sue lettere a Erasmo, Martin Lutero disse: “I tuoi pensieri su Dio sono troppo umani”. 
Allo stesso modo oggi, i pensieri su Dio, non eguagliano il Dio maestoso della Bibbia!

Prima di tutto vediamo:
A) Il riferimento. 
A cosa si riferisce “Maestà”?
La maestà indica trascendenza, sovranità, splendore, grandezza, bellezza, potere con le inesauribili risorse per esaudire le richieste dei Suoi figli secondo la Sua infinita saggezza. 

La maestà di Dio consiste nella Sua grandezza insuperabile, la più alta eminenza, l'esaltazione, la gloria e la potenza senza pari.
(Deuteronomio 5:24; 33:26; 1 Cronache 16:27; 29:11; Salmo 96:6; 145:5,12; Ebrei 1:3). 

La maestà di Dio la possiamo vedere nelle parole di Isaia 40:12-13 che descrivono che è infinito: “Chi ha misurato le acque nel cavo della sua mano o preso le dimensioni del cielo con il palmo? Chi ha raccolto la polvere della terra in una misura o pesato le montagne con la stadera e i colli con la bilancia?  Chi ha preso le dimensioni dello spirito del SIGNORE o chi gli è stato consigliere per insegnargli qualcosa?”

Un certo filosofo diceva: “Dio è un cerchio, il cui centro è ovunque e la circonferenza in nessun luogo”.

I cieli dei cieli non possono contenere Dio, diceva Salomone (2 Cronache 6:18; cfr. Efesini 4:10).

Così anche il Salmo 139 ci parla dell’infinita e illimitata natura della presenza, conoscenza e potenza di Dio!

Possiamo nasconderci dalla presenza degli altri, ma non dalla presenza di Dio! (Proverbi 15:3,11).

Dio è Onnipresente (Salmi 139:7-12).
Dio non è limitato né dallo spazio né dal tempo; Egli è dappertutto in qualsiasi momento! 
Non c’è modo di sfuggirgli. Dio è in definitiva inevitabile!! (Geremia 23:23-24).

James Cabot ha detto: “Non possiamo andare via da Dio, anche se possiamo ignorarlo”.

Possiamo nascondere agli altri ciò che abbiamo nel cuore, il nostro passato, i nostri desideri, peccati, e così via, ma non a Dio! (Proverbi 24:12; Geremia 17:10).

Possiamo ingannare gli altri, ma non Dio! 
Dio conosce tutto e tutti ci dice la Bibbia!
Dio è Onnisciente, conosce tutti i dettagli della nostra vita! (Salmo 139:1-4,11-16; Geremia 1:5, Matteo 10:30).

Il Signore è così maestoso che può affermare: “Il cielo è il mio trono e la terra è lo sgabello dei miei piedi” (Isaia 66:1).

Dio ha tutto sotto controllo tiene in pugno l'intero universo e lo governa con il suo potere. In 1 Cronache 29:10-13 è scritto: “Davide benedisse il SIGNORE in presenza di tutta l'assemblea, e disse: ‘Sii benedetto, SIGNORE, Dio del padre nostro Israele, di eternità in eternità!  A te, SIGNORE, la grandezza, la potenza, la gloria, lo splendore, la maestà, poiché tutto quello che sta in cielo e sulla terra è tuo! A te, SIGNORE, il regno; a te, che t'innalzi come sovrano al di sopra di tutte le cose! Da te provengono la ricchezza e la gloria; tu signoreggi su tutto; in tua mano sono la forza e la potenza, e sta in tuo potere il far grande e il rendere forte ogni cosa.  Perciò, o Dio nostro, noi ti ringraziamo, e celebriamo il tuo nome glorioso’”. (Daniele 4:34-35; Efesini 1:11).

Passiamo ora a considerare:
B) La reazione.
Davanti la maestà di Dio c’è:
(1) C’è l’adorazione.
J. I. Packer scrive: ” La parola maestà, quando applicata a Dio, è sempre una dichiarazione della sua grandezza e un invito ad adorare ... Egli è molto al di sopra di noi nella grandezza, e quindi deve essere adorato”.

Nel Salmo 148:13 è scritto: “Lodino il nome del SIGNORE perché solo il suo nome è esaltato; la sua maestà è al di sopra della terra e del cielo”. (1 Cronache 16:25-29; Salmo 48:1; 92:1-8; 93:1; 95:3-6; 104:1; Luca 1:46; Apocalisse 4:11). 

Nella reazione vediamo la:
(2) Gioia. 
Davanti la maestà di Dio dobbiamo gioire.
In Isaia 24:14 è scritto: “I superstiti alzano la voce, mandano grida di gioia, acclamano dal mare la maestà del SIGNORE”.

I versetti precedenti parlano di un grande e terrificante giudizio sulla terra, ma Dio non ha messo fine alla popolazione, e i superstiti gridano di gioia, acclamano la maestà (gāʾôn) del Signore, cioè il suo potere supremo.

Se mentre i non credenti, coloro che rifiutano Dio, la Sua salvezza in Cristo, saranno giudicati per andare all’inferno (Matteo 25:41-46; Romani 5:1-11), coloro che credono in Gesù Cristo e si pentono dei loro peccati, saranno salvati (Marco 1:15; Luca 24:47; Atti 3:19; 20:21; Galati 2:16; Efesini 2:8) per la potenza e grazia di Dio, e questi gioiranno (Isaia 25:8-9; 61:10; Luca 10:20; Romani 14:16; 1 Pietro 1:8).

“Nei cieli” implica che la casa dei figli di Dio è in cielo (per esempio Giovanni 14:1-3; Filippesi 3:21), dove desiderano andare; il cristiano su questa terra è pellegrino. (Salmo 73:23-24; 2 Corinzi 4:16-5:8; 1 Pietro 2:11). 
Infine chi è consapevole della maestà di Dio, reagisce con:
(3) Umiltà e Timore (Giobbe 13:11; 31:23; Isaia 2:10,19,21).

Il fatto che il Padre è nei cieli indica una natura diversa dalla nostra, e quindi ci avvicineremo a Lui con umiltà e timore (Esodo 3:5; Isaia 6:1-5; Luca 18:9-14; Salmo 2:11; Ebrei 12:28). 
In Giobbe 37:22 leggiamo: “…Dio è circondato da una maestà terribile”.

“Terribile” (yārēʾ) indica avere timore, paura, essere terrorizzati.

Ed è quello che avvenne a Isaia, quando ebbe la visione del Signore, così leggiamo in Isaia 6:1-5: “Nell'anno della morte del re Uzzia, vidi il Signore seduto sopra un trono alto, molto elevato, e i lembi del suo mantello riempivano il tempio.  Sopra di lui stavano dei serafini, ognuno dei quali aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi, e con due volava.  L'uno gridava all'altro e diceva: ‘Santo, santo, santo è il SIGNORE degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria!’ Le porte furono scosse fin dalle loro fondamenta dalla voce di loro che gridavano, e la casa fu piena di fumo.  Allora io dissi: ‘Guai a me, sono perduto! Perché io sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure; e i miei occhi hanno visto il Re, il SIGNORE degli eserciti!’”

Chi teme Dio, gli obbedirà, infatti il timore è associato all’obbedienza a Dio (Deuteronomio 5:29; 6:2,24; Salmo 119:63). 
Questo c’insegna Gesù: è venuto sulla terra per fare la volontà di Dio, questo era il Suo cibo! (Giovanni 4:34; 6:38).

L'obbedienza a Dio è uno dei segni che siamo Suoi figli! (1 Giovanni 2:29; 3:9-10).

Il timore di Dio determina il nostro comportamento (Atti 9:31; 1 Pietro 1:17), causa la santificazione (1 Pietro 1:13-16; 2 Corinzi 7:1).

CONCLUSIONE. 
C’è una combinazione di trascendenza e immanenza, di libertà e sottomissione, di gioia e timore, di fiducia e obbedienza nelle parole: “Padre nostro che sei nei cieli”.

Dio è trascendente, ma anche immanente, il Dio maestoso che si prende cura dei Suoi figli che Egli tanto ama e non abbandona mai!
E sempre pronto ad accoglierci quando ci pentiamo dei nostri peccati come ci ricorda la parabola del figliol prodigo!