La parabola del posto di onore (Luca 14:7-11).

 La parabola del posto di onore (Luca 14:7-11).
"Quando a un certo oratore gli veniva chiesto qual era la regola principale dell'eloquenza, rispondeva: ‘Consegna’. Qual era la seconda regola: ‘Consegna’. Qual era la terza regola: ’Consegna’. Quindi se mi chiedi dei precetti della religione cristiana, la prima, la seconda, la terza, e sempre risponderei: ‘Umiltà’”. 

Questa parabola parla di umiltà.
Agostino diceva: “Vuoi essere un grande? Comincia con l’essere piccolo. Vuoi erigere un edificio che arrivi fino al cielo? Costruisci prima le fondamenta dell’umiltà”.

Prima di tutto vediamo:

I LA CIRCOSTANZA DELLA PARABOLA (v.7).
Gesù, in giorno di sabato, fu invitato a pranzo a casa di un importante fariseo.
Dopo aver fatto una guarigione, man mano che arrivano gli invitati, Gesù notò che sceglievano i posti di maggior onore, questa è l’occasione per dire questa parabola.

La parola greca per “notando” (epechōn) indica osservare, prestare attenzione.
Questo ci ricorda che Gesù osserva tutti e sa ogni cosa, ed è interessato, non è indifferente alle piccole cose!
Pertanto facciamo attenzione a come ci comportiamo, anche alle piccole cose!

Prima di tutto vediamo:
A) Le caratteristiche di un banchetto.
Leon Morris a riguardo scrive: “Il pezzo base dell’arredamento necessario per un banchetto era un divano per tre persone, il triclinio. Un certo numero di triclini veniva disposto a forma di U attorno a un tavolino basso. Gli ospiti stavano distesi appoggiandosi al gomito sinistro. Il posto di maggior onore era la parte centrale del divano, alla base della U. Il secondo e il terzo posto erano quello alla sinistra della persona più importante (perciò l’occupante era sdraiato dietro di lui) e quello di chi stava alla sua destra (cioè, con la testa appoggiata sul suo petto). Dopo, in ordine d’importanza, sembra che venisse il divano sulla sinistra (con i posti come nell’ordine ora descritto), poi quello sulla destra del primo, e così via”.

B) La causa della ricerca dei posti di onore.
Dopo aver istruito i farisei riguardo il fatto di essere di essere compassionevoli il giorno di sabato (Luca 14:1-6), Gesù si rivolge a un altro problema: l’orgoglio. 

La natura umana orgogliosa vuole il primato!
Agostino diceva: “L’orgoglio è il desiderio perverso dell'altezza”.

Nel mondo antico l’amore per gli onori era molto diffuso, e i banchetti erano come delle mostre pubbliche dello status sociale degli ospiti, o come un barometro che misurava le relazioni sociali.
Dunque, c'era molta enfasi sull'onore e sul rango in questi banchetti; il posto dove stava seduto una persona ne indicava il suo onore, la sua posizione sociale, pertanto i posti di maggior onore erano molto ambiti dagli invitati, perché erano di prestigio.
Così, c’era una lotta, una rivalità per il primo posto, si cercavano di accaparrare i posti di maggiore onore, per la gloria, per essere visti che erano persone importanti, per distinguersi, e gli invitati, erano disposti anche a ad accuse assurde.

Particolarmente interessati ai posti di maggior onore, erano i capi religiosi: gli scribi e i farisei.

In Luca 11:43 leggiamo: “Guai a voi, farisei, perché amate i primi posti nelle sinagoghe, e i saluti nelle piazze”.

In Matteo 23:1-7 è scritto: “ Allora Gesù parlò alla folla e ai suoi discepoli,  dicendo: ‘Gli scribi e i farisei siedono sulla cattedra di Mosè. Fate dunque e osservate tutte le cose che vi diranno, ma non fate secondo le loro opere; perché dicono e non fanno.  Infatti, legano dei fardelli pesanti e li mettono sulle spalle della gente; ma loro non li vogliono muovere neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere osservati dagli uomini; infatti allargano le loro filatterie e allungano le frange dei mantelli; amano i primi posti nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe, i saluti nelle piazze ed essere chiamati dalla gente: -Rabbì!-‘”. 
Questi leader religiosi erano più interessati alla gloria degli uomini che all’onore di Dio!

Le cose oggi non sono cambiate! 
L’orgoglio è così grandemente radicato che sarà l'ultimo peccato a essere distrutto in noi.

“L'intera razza umana è infettata dalla malattia dell'orgoglio” (Giovanni Calvino).

Così anche oggi vi è la ricerca all’autoesaltazione, si cercano posizioni di alto onore nel campo politico, lavorativo, sportivo, musicale, anche ecclesiale.

La maggior parte di noi ha un appetito troppo grande per l’onore, l’apprezzamento!
Certamente il nostro io ricerca di essere onorato e non crocifisso!
Mentre Gesù ci chiama a crocifiggere il nostro io! (Marco 8:34; Galati 2:20).

Con questa parabola Gesù ci fa capire che non deve essere così.

Una persona che dice di avere fede, ma è orgogliosa è tanto una contraddizione se il diavolo fosse umile!!

Passiamo ora a vedere:
II IL CONTENUTO DELLA PARABOLA (vv.7-10).
Gesù ipotizza un invito a una festa di nozze, ma può essere applicato a qualsiasi banchetto.
A coloro che ricercano i posti di onore, Gesù ricorda con questa parabola di considerare il rischio che con l’arrivo di un ospite più importante, colui che lo ha invitato gli chiede di lasciare il posto per far sedere l’altro ospite e quindi poi come l’unica scelta ha l’ultimo posto a sua vergogna.

L'ospite più importante di solito arrivava dopo la maggior parte degli altri ospiti.

Le parole di Gesù ci ricordano Proverbi 25:6-7, dove troviamo scritto: “ Non fare il vanaglorioso in presenza del re e non occupare il posto dei grandi;  poiché è meglio ti sia detto: ‘Sali qui’, anziché essere abbassato davanti al principe che i tuoi occhi hanno visto”.  

Quindi vediamo il:  
A) Consiglio in forma negativa (vv.8-9).

Nel consiglio in forma negativa consideriamo:
(1) La causa (v.8).
Gesù al v.8 dice: “Quando sarai invitato a nozze da qualcuno, non ti mettere a tavola al primo posto, perché può darsi che sia stato invitato da lui qualcuno più importante di te”.

Il consiglio di Gesù è di non mettersi al primo posto, quello principale, quello di maggior onore, il motivo è: non si sa che arrivi un ospite più importante e si è poi costretto a lasciargli il posto d’onore.

“Più importante” (entimoteros) indica una persona più rispettata, onorata, più distinta, un uomo più eminente, più onorevole.
Si riferisce a qualcuno di alto status sociale, a una priorità basata su rango, reputazione, o età.

(2) La conseguenza (v.9).
Al v.9 leggiamo: “E chi ha invitato te e lui venga a dirti: ‘Cedi il posto a questo!’ e tu debba con tua vergogna andare allora a occupare l'ultimo posto”.

Quando sei a un banchetto, se vuoi evitare una brutta figura, sii saggio, non ti sedere ai primi posti! Ecco quello che dice Gesù!

Evidentemente era facile riconoscere la statura sociale di un invitato, e l’uso in questi casi, della società antica richiedeva di dare a questa persona il posto migliore.

Nella conseguenza vediamo tre aspetti:
(a) In primo luogo troviamo la comunicazione.
“Cedi il posto a questo!”
Chi ti ha invitato è costretto a parlare con te e a ordinarti di lasciare il posto all’ospite più importante di te.

(b) In secondo luogo devi lasciare il posto d’onore per occupare l’ultimo posto. 
“’Cedi il posto a questo!’ e tu debba con tua vergogna andare allora a occupare l'ultimo posto”.

L’ultimo posto è l’ultimo posto rimasto, perché nel frattempo tutti gli altri posti sono stati occupati.

(c) In terzo luogo c’è la vergogna. 
Tutta questa situazione porterà solo che vergogna!
Gesù dice loro che è meglio non avere la presunzione di cercare i posti più importanti per non incorrere in una vergogna pubblica.

La natura umana desidera essere al primo posto, ma il desiderio di essere primo è rischioso!

L'orgoglio che ha portato a prendere il posto d’onore, di propria iniziativa, alla fine subirà una vergogna. 

“Vergogna” (aischunēs) è imbarazzo, umiliazione, disonore, infamia.

La vergogna dell'uomo sarebbe stata nel cedere il posto, in modo inaspettato, a una persona più importante e andare a occupare l’ultimo posto, cioè nella posizione più estrema, lontana, il posto meno importante davanti gli occhi di tutti.

Noi troviamo un contrasto terribile tra l’autopromozione di colui che cerca il posto migliore e la vergogna che gli viene detto di lasciare il posto d’onore per sedere all’ultimo posto.

Per uno scalatore sociale, la vergogna pubblica sarebbe una cosa davvero drammatica e dannosa! 
Così dopo aver gustato un pochino l’onore pubblico, la persona presuntuosa subisce il disonore!

Onore e vergogna erano questioni di vita e di morte, e l’onore era più importante che avere ricchezza.

Così Gesù desidera svegliare il suo pubblico dalle questioni “di vita e di morte” riguardo il prestigio sociale, a cose che sono veramente questioni di vita e di morte con ramificazioni eterne!

Se l'autopromozione e l’autoesaltazione possono portare a conseguenze disastrose nel campo sociale su questa terra, porterà a risultati ancora più disastrosi nel giudizio finale.

Passiamo ora al:
B) Consiglio in forma positiva (v.10).
Nel v.10 leggiamo: “Ma quando sarai invitato, va' a metterti all'ultimo posto, affinché quando verrà colui che ti ha invitato, ti dica: ‘Amico, vieni più avanti’. Allora ne avrai onore davanti a tutti quelli che saranno a tavola con te”.

Nel consiglio in forma positiva vediamo:
(1) La particolarità (v.10). 
È scritto: “Ma quando sarai invitato, va' a metterti all'ultimo posto”.
Gesù consiglia l'azione opposta alla precedente: mettersi all'ultimo posto. 
Leon Morris scrive: “È meglio mettersi all’ultimo posto. La strada per arrivare in cima è quella di cominciare dal fondo. Se uno sceglie l’ultimo posto, l’unica direzione in cui può andare è verso l’alto”. 

Il rabbino R. Akiba (50 d.C-137 d.C) consigliava gli ospiti di mettersi due o tre posti più in basso di quello che avevano diritto: “È meglio che qualcuno ti dica: ‘ Vieni più avanti, vieni più avanti’ e che non ti dica invece: ‘Vai più giù, vai più giù’” (Leviticus Rabbah I.5).

Gesù esorta a mettersi all’ultimo posto, e questo sottolinea l'umiltà del carattere e del comportamento, che è il tema di questa parabola.

Questa esortazione è difficile da mettere in pratica, richiede grande umiltà, perché non è facile essere umili.

J. C. Ryle disse: “Di tutti gli indumenti, nessuno è così grazioso, nessuno lo indossa così bene, e nessuna cosa è così rara, come l'umiltà”.

In questo consiglio in senso positivo troviamo:
(2) La promozione (v.10).
Leggiamo ancora: “Affinché quando verrà colui che ti ha invitato, ti dica: ‘Amico, vieni più avanti’”.
Questa promozione può essere intesa sia come risultato, o come scopo.
Come risultato, il senso è: “Allora sarete premiati”.
Come scopo, il senso è: “In modo da essere premiati”.

“Più avanti” si riferisce a un posto migliore, più importante; secondo alcuni studiosi si riferisce a un posto più vicino all’ospite più importante.

Ma attenzione: il motivo di sedersi nell'ultimo posto non deve essere per avere onore! 

Gesù non insegna qui la saggezza mondana su come evitare la vergogna pubblica, o l'ipocrisia, né una falsa umiltà, che prende il posto più basso, affinché si possa fare grande nel momento in cui, chi lo ha invitato gli possa dire di prendere il posto di maggiore onore davanti gli occhi di tutti!

Gesù sta insegnando la vera umiltà!
L'umiltà significa non riflettere lo snobismo sociale, non esaltare se stessi, e non pensare solo al proprio interesse!
Significa morire completamente a se stessi per fare posto a Gesù Cristo!

“La vera umiltà lascia il posto a Cristo e getta l'anima ai suoi piedi” (J. Mason).

La persona veramente umile non si aspetta di trovare delle virtù in se stesso, se non ne trova non ne è deluso, perché sa che ogni buona azione che può fare è il risultato dell’opera di Dio in lui!

La persona umile non esalta se stesso perché in lui c’è qualche cosa di particolare, non si mette al di sopra degli altri e non fa le cose per essere approvato dagli altri, ma per la gloria di Dio!

In questo consiglio in senso positivo c’è:
(3) Il plauso (v.10).
“Allora ne avrai onore davanti a tutti quelli che saranno a tavola con te”.

Quando sei invitato a un banchetto, se vuoi evitare una brutta figura, non scegliere il primo posto, al contrario, per fare bella figura, mettiti all’ultimo posto, al posto meno importante di tutti, così quando colui che ti ha invitato, ti dirà di metterti più avanti, ne avrai onore.

La vergogna della prima alternativa è contrastata dalla seconda, cioè con l'onore pubblico venuto da chi lo ha invitato.

Gesù vuole comunicarci di non cercare l’onore dagli uomini, ma da Dio.

Le persone veramente umili staranno dove devono stare e saranno premiate.
Godet, riguardo al mettersi all’ultimo posto, scriveva: “L’unico rischio che correremo sarà quello di essere grandemente onorati”.


Infine vediamo:
III LA CENTRALITÀ DELLA PARABOLA (v.11).
Nel v.11 leggiamo: “Poiché chiunque si innalza sarà abbassato e chi si abbassa sarà innalzato”.
Luke Timothy Johnson scrive: “I concetti di ‘vergogna’ (aischynē) e di ‘onore’ sono estremamente importanti nella cultura ellenistica e costituiscono un forte stimolo all’azione”.

Così lo è anche nel nostro rapporto con Dio, chi ricerca l’onore di Dio, deve agire per questo obbiettivo!

Allora i seguenti insegnamenti etici, implicavano più di semplici istruzioni su come comportarsi in un banchetto! 
La dichiarazione del v.11 chiarisce che Gesù sta parlando molto di più di come comportarsi a tavola. 

Gèrard Rossè scrive: “L’intenzione di Gesù non è quella di dare una regola di comportamento nella società borghese di allora. La regola enunciata illustra il cambiamento di atteggiamento e di mentalità richiesto a chi ha fatto l’esperienza dell’incontro col Dio di Gesù”.

Questo ultimo versetto ci fa capire che questo passo non parla solo di saggezza sociale, ma ciò che Gesù vuole insegnare è l’umiltà e le conseguenze.
Gesù non dà solo un semplice consiglio, Gesù c’insegna a essere autenticamente umili.

Se per i greci l’umiltà era considerata un vizio, quello che vediamo nel Nuovo Testamento è una virtù (Matteo 11:29; Romani 12:16; Efesini 4:2; Filippesi 2:3; Colossesi 3:12; 2 Corinzi 11:7; Atti 20:19; Giacomo 4:6).

La parabola si può riferire contemporaneamente sia all’umiltà nelle relazioni interpersonali tra il genere umano e sia l’umiltà con il rapporto con Dio. 

Nella centralità della parabola ci sono due regole inverse: la prima dice che chiunque s’innalza sarà abbassato; e la seconda è: chi si abbassa sarà innalzato.

Parliamo ora di queste:
A) Regole. 
Cominciamo con la:
(1) Prima regola.
“Chiunque si innalza sarà abbassato”
Tutti coloro che si fanno grandi, Dio li abbassa.
Dio umilia i superbi, gli arroganti, gli orgogliosi, e se non lo fa in questa vita (Isaia 13:11) lo farà nel giorno del giudizio (Isaia 2:9-17).

L'opposizione di Dio verso la persona arrogante, superba è ricorrente nell’Antico Testamento (Salmo 18:27; 34:18; 51:17; 72:4; 138:6; Isaia 61:1; Sofonia 3:11-12). 
Dio è implacabile contro i superbi e il superbo non può resistere a Dio!
Nabucodonosor illustra molto bene questo principio; sebbene Daniele lo avesse avvertito dei suoi peccati (Daniele 4:27), non si pentì, anzi un giorno in modo orgoglioso, innalzandosi disse: "Non è questa la grande Babilonia che io ho costruita come residenza reale con la forza della mia potenza e per la gloria della mia maestà?” (Daniele 4:30).

Ma cosa accadde: “ Il re aveva ancora la parola sulle labbra, quando una voce venne dal cielo e disse: ‘Sappi, o re Nabucodonosor, che il tuo regno ti è tolto;  tu sarai scacciato di mezzo agli uomini e abiterai con le bestie dei campi; ti daranno da mangiare erba come ai buoi, e passeranno sette tempi sopra di te, finché tu riconoscerai che l'Altissimo domina sul regno degli uomini e lo dà a chi vuole’.  Nello stesso istante quella parola si adempì su Nabucodonosor. Egli fu scacciato di mezzo agli uomini, mangiò l'erba come i buoi, il suo corpo fu bagnato dalla rugiada del cielo, i capelli gli crebbero come le penne delle aquile e le sue unghie diventarono come quelle degli uccelli” (Daniele 4:31-33).

Quando poi si umiliò, si abbassò, riconoscendo la grandezza di Dio, il re disse: “Ora io, Nabucodonosor, lodo, esalto e glorifico il Re del cielo, perché tutte le sue opere sono vere e le sue vie giuste, ed egli ha il potere di umiliare quelli che procedono con superbia” (Daniele 4:37).

Dio abbassa, umilia i superbi, gli orgogliosi, gli arroganti!
Se imparassimo l'umiltà, potremmo risparmiarci l'umiliazione!!

Passiamo ora a vedere la:
(2) Seconda regola.
“E chi si abbassa sarà innalzato”.
Colui che si abbassa (tapeinōn), cioè si umilia sarà innalzato (hupsōthēsetai).

Dio innalza chi si abbassa, chi si umilia davanti a Lui.
“Se ti distendi ai piedi di Cristo, ti prenderà tra le sue braccia” (William Bridge).

L'umiliazione del nostro cuore porta sempre con sé una benedizione positiva. 
Se svuotiamo i nostri cuori del nostro io, Dio li riempirà con la sua presenza!! 

Se desideri avere una comunione intima con Dio devi ricordare queste parole: 
“Il SIGNORE è vicino a quelli che hanno il cuore afflitto, salva gli umili di spirito” (Salmo 34:18).

“Sacrificio gradito a Dio è uno spirito afflitto; tu, Dio, non disprezzi un cuore abbattuto e umiliato” (Salmo 51:17).

“Infatti così parla Colui che è l'Alto, l'eccelso, che abita l'eternità, e che si chiama il Santo. ‘Io dimoro nel luogo eccelso e santo, ma sto vicino a chi è oppresso e umile di spirito per ravvivare lo spirito degli umili, per ravvivare il cuore degli oppressi’” (Isaia 57:15).

“Ecco su chi io poserò lo sguardo: su colui che è umile, che ha lo spirito afflitto e trema alla mia parola” (Isaia 66:2).
  
“Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli” (Matteo 5:3).

Dio non negherà alcuna benedizione a uno spirito profondamente umiliato. 

Le promesse di Dio sono fatte agli umili, l'uomo orgoglioso per il suo orgoglio non riceve nessuna promessa, non riceve nessuna benedizione!

La vergogna, o la gloria, l’abbassamento, o l’innalzamento proviene da Dio e non dalla propria autoesaltazione.
Dio innalza e abbassa (1 Samuele 2:7; Ezechiele 17:24).

Come nella vita così nel regno di Dio, l’autostima e l'auto-promozione non conducono all’onore, ma alla vergogna.
Colui che viene a Dio deve essere consapevole umilmente della propria povertà davanti a Lui e Dio non lo spegnerà.

Vediamo ora il:
B) Rifiuto.
Questa regola, questo principio non è accettato da questo mondo.
Ciò che viene oggi promosso è l’orgoglio, l’autostima e non la sottomissione a Dio!

Il mondo pensa che chi è umile non sarà mai nessuno!
Eppure la Bibbia dice che si può essere qualcuno con l’umiltà come per esempio Mosè (Numeri 12:3); Gesù, il Figlio di Dio che prese forma di servo (per esempio Matteo 11:29; Giovanni 13:2-17; Filippesi 2:5-11). 

Secondo quello che dice la Bibbia, anche se una persona può essere considerata piccola, umile, agli occhi degli uomini, è tutto davanti a Dio!

Infine vediamo la:
C) La ripetizione.
La ripetizione del principio negli insegnamenti della Bibbia, ne sottolinea l'importanza. 

La regola che troviamo al v.11, è ripetuta altre volte in forme leggermente diverse nella Bibbia.
Per esempio in Proverbi 18:12: “ Prima della rovina, il cuore dell'uomo s'innalza, ma l'umiltà precede la gloria”.

Proverbi 29:23 dice:“ L'orgoglio abbassa l'uomo, ma chi è umile di spirito ottiene gloria”.

Così il pubblicano pentito che si umiliò davanti a Dio fu giustificato, Gesù in Luca 18:14 dice: “Io vi dico che questo tornò a casa sua giustificato, piuttosto che quello; perché chiunque s'innalza sarà abbassato; ma chi si abbassa sarà innalzato”. 

Pietro scrive: “Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli vi innalzi a suo tempo” (1 Pietro 5:6). (altri passi Matteo 23:12; Marco 10:35-45; Luca 18:1; Giacomo 4:6,10).

CONCLUSIONE.
Questa parabola c’insegna a essere umili davanti a Dio e agli altri.

 “Gli uomini più santi sono sempre gli uomini più umili” disse Thomas Brooks.

Il cristiano maturo è come il grano maturo; più il maturo cresce, più si abbassa la testa!!
C’erano due fratelli che crebbero in una fattoria. Uno andò al college, ottenne una laurea in giurisprudenza e divenne socio in uno studio legale di spicco della capitale dello stato. L'altro fratello rimase nella fattoria di famiglia. Un giorno l'avvocato venne e visitò suo fratello, il contadino. Chiese: "Perché non esci e ti fai un nome e tieni la testa alta nel mondo come me." Il fratello indicando un campo disse: "Vedi quel campo di grano laggiù? Guarda da vicino. Solo le teste vuote si alzano in piedi. Quelli che sono ben piene si inchinano sempre".
È una tendenza umana molto diffusa desiderare di essere onorati dalle persone, e i discepoli non sono immuni da questo (Luca 9:46-48; 22:24-27). 

Così anche le prime chiese avevano questo problema, e Paolo li esorta a essere umili (Romani 12:16; Filippesi 2:3-11). 

Non dobbiamo ricercare l’onore degli uomini, ma quello di Dio!
L’onore di Dio è quello più importante se pensiamo che è Dio Colui che abbassa e innalza, e se pensiamo che l’umiltà è atteggiamento per andare in cielo (Matteo 5:3; 18:1-4).


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