La parabola del fico infruttuoso (Luca 13:6-9).

Luca 13:6-9: La parabola del fico infruttuoso.
George Whitefield ha scritto nel suo diario che durante il suo primo viaggio in Georgia, il cuoco della nave aveva il brutto vizio di bere. Quando il cuoco fu rimproverato per questo e altri peccati, disse in modo arrogante che sarebbe stato peccatore fino agli ultimi due anni della sua vita e poi si sarebbe ravveduto. Whitefield aggiunse che, dopo sei ore che il cuoco fece questa dichiarazione arrogante, morì di una malattia legata al suo bere.

Nel contesto vediamo che Gesù richiama al ravvedimento dai peccati, chi non si ravvede perirà! (Luca 13:1-5).
L'avvertimento di questa parabola è: può esserci un periodo di misericordia e di pazienza di Dio, ma c'è un limite di tempo; ora è il momento di pentirsi prima che sia troppo tardi.


Iniziamo a vedere:
I LA PROSPETTIVA (vv.6-7).
Nei vv.6-7 leggiamo: “Disse anche questa parabola: ‘Un tale aveva un fico piantato nella sua vigna; andò a cercarvi del frutto e non ne trovò.  Disse dunque al vignaiuolo: - Ecco, sono ormai tre anni che vengo a cercar frutto da questo fico, e non ne trovo; taglialo; perché sta lì a sfruttare il terreno?-’"

La prospettiva è che il proprietario aveva un fico nel suo vigneto e si aspettava di trovare frutto, ma non l’ha trovato! 
Le aspettative del proprietario sono state deluse!
Il fico era dappertutto nel mondo mediterraneo e una pratica diffusa piantarli nei vigneti, questo significa che avevano un trattamento speciale. 

L'albero di fico è un'immagine che troviamo spesso nella Scrittura. 

È l'unico albero specificamente menzionato nel giardino di Eden: Adamo ed Eva si coprirono con le foglie di fico (Genesi 3:7).

È una figura legata alle benedizioni della terra promessa (Deuteronomio 8:7-8). 

L'immagine degli abitanti seduti sotto la propria vite e fico durante l'epoca di Salomone, è di benedizione, pace, prosperità e sicurezza (1 Re 4:25; Michea 4:4). 

Al contrario, la distruzione dell'albero di fico rappresenta una maledizione (Gioele 1:6-7; Amos 4:9).

Alcuni studiosi vedono la vigna come metafora per Israele (Salmo 80:8; Isaia 5:1-7), il fico come metafora per Giuda, o Gerusalemme (Geremia 8:13; 24:1-10; Osea 9:10; Michea 7:1). 

Altri studiosi pensano che non ci sia un’allusione così netta che la vigna sia Israele e il fico Gerusalemme, o che si riferisca solo a Gerusalemme perché manca questa prova nel contesto e perché Luca non individua Gerusalemme come una città separata dalla nazione, ma come rappresentante (Luca 13:31-35; 19:41-44), quindi la distinzione non è appropriata.

Gesù può alludere specificamente a Michea 7:1, dove Dio cerca uva e fichi nel giardino della nazione, ma non riesce a trovare alcuno di questi frutti.

Nella prospettiva vediamo:
A) La disfunzione (v.6).
Al v. 6 leggiamo: “Un tale aveva un fico piantato nella sua vigna; andò a cercarvi del frutto e non ne trovò”. 

La mancanza di frutto è evidenziata anche al v.7: “Ecco, sono ormai tre anni che vengo a cercar frutto da questo fico, e non ne trovo”.

La parabola ha una certa affinità con la storia della maledizione del fico infruttuoso, quando Gesù lo maledisse (Matteo 21:18-20; Marco 11:12-14).

Gli alberi di fico producono due volte all’anno: maggio-giugno e quella più importante in agosto-ottobre. 

La parabola inizia semplicemente con un uomo che cerca del frutto da un albero di fico nel suo vigneto solo per scoprire che non ha fatto nessun frutto. 

Il proprietario della vigna aveva questo particolare albero di fico piantato nel suo vigneto perché il suolo era fertile e si aspettava un buon raccolto. 
Questa era l'unica funzione del fico: portare frutto buono e regolarmente, così da dimostrare che ne valeva la pena lasciarlo a occupare spazio e prendere nutrimento dal suolo.

Quindi non era normale che l’albero di fico non facesse frutto, non produrre frutto significa che l'albero era disfunzionale.

Il fico è simbolo della nazione ebraica, che Dio aveva coltivato e curato per molti secoli, nella speranza che fosse fecondo spiritualmente. 
Ma il suo rapporto speciale con Lui era stato in larga misura trasformato in una religione sterile.

La parabola certamente è in primo luogo per Israele ai tempi di Gesù, ma può essere applicata anche a tutti noi personalmente: sia per credenti e non credenti, come anche a tutte le altre nazioni. 

Per quanto riguarda i non credenti, questi devono dimostrare "frutti degni di ravvedimento" (Luca 3:8), o altrimenti saranno tagliati e gettati all’inferno (Luca 3:9).

Nell'applicare la parabola ai credenti, questi devono avere un comportamento normale che è quello di produrre frutti morali e spirituali secondo la volontà di Dio.
La mancata produzione di frutti non è una cosa normale, è disfunzionale. 

Il cristiano, per esempio, deve portare frutto in ogni opera buona (Colossesi 1:10); frutto di pace e di giustizia (Ebrei 12:11); frutto di sacrificio di lode (Ebrei 13:15); il frutto dello Spirito Santo (Galati 5:22-23).
Se questi frutti non si evidenziano in un cristiano, è disfunzionale moralmente e spiritualmente. 

Gesù Cristo aspettava frutto dal Suo popolo e ha trovato fallimento, corruzione, aveva cercato un popolo santo e ha trovato disprezzo e persecuzione (Giovanni 1:11; Ebrei 12:2-3).

Dio non è ingannato dai frutti artificiali, come quelle piante di plastica ornamentali che si vedono in certi nei negozi!!
Possiamo ingannare gli uomini, ma non Dio!
Dio sa discernere i frutti veri da quelli falsi.

L'albero di fico aveva tutte le condizioni per produrre frutto perché era su un buon terreno, piantato in una vigna dove poteva essere curato dal contadino.
Così i veri credenti hanno tutte le condizioni e i mezzi adatti per fare frutto, non hanno scuse!

Quindi, in questa parabola, l'albero rappresenta chiunque abbia particolari privilegi spirituali e tuttavia fallisce. 

Israele, è punto centrale di questa parabola, è sicuramente come il fico piantato nella vigna è stato scelto da Dio come suo popolo particolare, ha ricevuto una rivelazione soprannaturale e la cura attraverso i profeti, tutte le influenze della grazia soprannaturale di Dio (Romani 3:1-2), eppure ha fallito.

Così anche nella storia certe chiese locali hanno fallito, e oggi molte sono in coma spirituale, o addirittura non esistono più! 

Nella prospettiva troviamo:
B) La durata (v.7). 
Al v.7 leggiamo: “Disse dunque al vignaiuolo: ‘Ecco, sono ormai tre anni che vengo a cercar frutto da questo fico, e non ne trovo’”.

Un albero di fico maturo nel terreno fertile dovrebbe certamente produrre frutti, ma era da tre anni che il proprietario andava a cercare frutto e non ne trovava!

Dopo che lo ha piantato e curato, andava a vedere ogni anno se l’albero faceva frutto e così non è stato per tre anni, anno dopo anno! 

Per lungo tempo, il proprietario pazientemente è venuto a cercare frutto da questo albero.

Il proprietario si aspettava che il fico facesse il frutto ogni anno, come è normale che sia, ma così non è stato!

Un fico può non portare frutto per un anno, ma ora sono tre anni che non produce! 
È evidente che il fico è sterile!
Così questi tre anni rappresentano molte opportunità per produrre frutto, ma così non è stato!

I “tre anni” in questa parabola è stato applicato in molti modi diversi. 

Alcuni applicano la parabola al fallimento degli ebrei nel ministero di Gesù Cristo, nei tre anni di missione di Gesù, non gli hanno creduto.

Altri l’applicano alla storia di Israele e al loro fallimento spirituale, i tre anni sono simbolo della legge naturale, della legge scritta e della grazia. 

Altri ancora applicano questa parabola, al fallimento spirituale di Israele nel corso dei periodi di Mosè, dei Profeti e di Gesù Cristo.

Ci sono alcuni che lo applicano al singolo individuo che non porta frutto nei vari periodi della vita: in età infantile, adulta e nella vecchiaia. 

Ognuna di queste applicazioni può avere una parte di verità, ma il punto principale dei tre anni è semplicemente quello di sottolineare che è stata data un'ampia opportunità al fico di produrre frutto e così non è stato!

Vediamo ora:
II LA PRONUNCIA (v.7).
Al v.7 leggiamo: “Disse dunque al vignaiuolo: "Ecco, sono ormai tre anni che vengo a cercar frutto da questo fico, e non ne trovo; taglialo; perché sta lì a sfruttare il terreno?”

La pronuncia è: tagliare l’albero, quindi la punizione.
Quindi, a meno che non ci sia subito un ravvedimento (cfr. vv.3-5), sarà poi troppo tardi, ci sarà il giudizio di Dio!

Meditiamo riguardo:
A) La motivazione della punizione.
C'erano due motivi per tagliare l'albero. 
Il primo era perché il fico non produceva frutto; il secondo motivo aveva a che fare con la dannosità della presenza del fico nel vigneto. 

Quindi l’albero di fico era:
(1) Infruttuoso.
Il proprietario non ha alcuna speranza che il fico possa portare frutto in futuro perché è da tre anni che non ne fa; allora dice al vignaiuolo di tagliarlo.

Il motivo dell’esistenza dell’albero di fico era che facesse fichi, frutto, non per fare l’ombra!
Quindi mancando il frutto l'albero di fico è inutile. 

Allo stesso modo, quando Israele non ha dato frutto spirituale, non aveva alcuna utilità per Dio; e perciò il giudizio era su di loro.

Il disgusto del proprietario è quello di Dio per lo stato attuale di Israele. 

Il giudizio può essere applicato non solo alla nazione, ma anche agli individui!
Non solo per Israele, ma anche per tutte le persone! Non solo ai non-credenti, ma anche a coloro che dicono di essere credenti che vivono nel peccato.

Quindi, Dio aveva aspettato pazientemente la nazione ebraica affinché producesse frutti, ma fino a quel momento, aveva fallito. 

Così anche oggi Dio è paziente verso i peccatori che ancora non si sono pentiti, e aspetta un ravvedimento sincero, affinché possano sfuggire al Suo giudizio terribile.

Giovanni Battista (Matteo 3:2-12), così anche Gesù (Matteo 4:17; Luca 13:1-5) predicavano il ravvedimento dai peccati per la salvezza.

Siamo chiamati a portare frutti degni del ravvedimento (Luca 3:8); questo significa un prodotto appropriato del pentimento, un comportamento secondo il ravvedimento, cioè un orientamento giusto verso Dio e la sua volontà. 

“Frutti” si riferisce ad azioni coerenti con il ravvedimento che procedono naturalmente da un cuore e da una mente cambiati.

Chi si è ravveduto veramente, girerà le spalle al peccato e vivrà per Dio!

Il ravvedimento non è una semplice emozione, o un semplice assenso mentale, è un riorientamento a una nuova vita. 

Il ravvedimento non è solo il rammarico per delle cose che abbiamo fatto di cui non ne siamo fieri, o chiedere scusa, o riconoscere un errore che abbiamo commesso. 

Il ravvedimento reale si manifesta in azioni concrete, produrrà frutti (Luca 3:8-13; 6:43-45), è legato all'azione conforme alla volontà di Dio, altrimenti non è reale. 

L’albero di fico era anche:
(2) Dannoso.
È scritto ancora al v.7: “Perché sta lì a sfruttare il terreno?”

”Sfruttare” (katargei – presente attivo indicativo) indica rendere inutile, inefficace, quindi succhiare, esaurire, dissanguare la terra, renderla sterile.

L’albero di fico non solo era infruttuoso, ma era anche dannoso, perché impegnava inutilmente il terreno che sarebbe stato produttivo per altre piante e succhiava al terreno le sostanze nutritive alle altre piante vicine, così da farle soffrire.

Joachim Jeremias scriveva: “L’albero di fico richiede una nutrizione particolarmente intensa e quindi sottrae alle vigne che lo circondano la materia necessaria alla crescita”.

Gérard Rossé dice: “ L’albero esaurisce il terreno succhiando nutrimento che potrebbe servire invece a piante produttive”. 

Il giudizio del proprietario, allora è che la vigna sarebbe meglio senza il fico perché ruba sostanze nutritive dal suolo alle altre piante per la sua crescita e non per il suo frutto! 

Come nazione, il fallimento d’Israele ha ostacolato la proclamazione della verità su Dio ad altre nazioni. 
Israele non solo, non ha prodotto frutti di ravvedimento, ma con il suo comportamento peccaminoso ha fatto bestemmiare il nome di Dio fra i Gentili (Romani 2:24; cfr. 2 Samuele 12:14; Tito 2:5).

Persone, anche coloro che si definiscono cristiane se non portano frutti secondo Dio, sono dannose per la società, e per la chiesa.

Con un cattivo comportamento si può far male alle altre persone, o si possono influenzare gli altri negativamente e in questo si è pericolosi.

Per esempio Gesù riprende gli scribi e i farisei perché non solo non entrano loro nel cielo, ma nemmeno fanno entrare i loro discepoli (Matteo 23:13,15).

Gli individui che non producono frutti per Dio sono un ostacolo per gli altri spiritualmente. 

Quei membri sterili nella chiesa non solo non portano frutto, ma sono un ostacolo per la salvezza e la crescita degli altri. 

Vediamo ora:      
B) Il metodo della punizione.
La distruzione di un albero di fico era una perdita economica (Salmo 105:33; Geremia 5:17; Osea 2:13; Amos 4:9).

Tagliare l’albero di fico indica un pericolo imminente sulla nazione (Geremia 5:17; 8:13; Osea 2:12; Gioele 1:7,12; Amos 4:9).

Dio “taglia” in due modi:
(1) Giudicando in questa terra.
Secondo alcuni studiosi, il giudizio di Dio c’è stato con la distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C. da parte dei Romani (cfr. Luca 21:5-7).

Gesù, sulla via della croce, ha detto alle donne che lo seguivano piangendo: “Ma Gesù, voltatosi verso di loro, disse: ‘Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figli.  Perché, ecco, i giorni vengono nei quali si dirà: -Beate le sterili, i grembi che non hanno partorito e le mammelle che non hanno allattato-. Allora cominceranno a dire ai monti: -Cadeteci addosso-; e ai colli: -Copriteci-‘” (Luca 23:28-30; cfr. Luca 13:34-35; 19:41-44).

Il rifiuto di Cristo ha portato giudizi severi, ma meritevoli per gli Israeliti nella loro storia.

Noi vediamo che Dio giudica anche i cristiani con la morte, per esempio lo ha fatto con Anania e Saffira (Atti 5:1-11).

Paolo riguardo la Cena del Signore dice che chi mangia il pane, o beve indegnamente dal calice del Signore, a causa di questo, alcuni sono infermi, si ammalano, e parecchi muoiono (1 Corinzi 11:30).

Essere infruttuosi, sotto i grandi privilegi religiosi è una cosa pericolosa!

Dio “taglia”, punisce:
(2) Giudicando definitivamente nel giorno del giudizio finale.
In Ebrei 9:27 è scritto: “Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio”.

Il pensiero è alla perdizione eterna, e quindi l’inferno come leggiamo in Luca 3:9: “Ormai la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero dunque che non fa buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco”.

I Giudei si facevano forti della loro discendenza da Abraamo, pensavano che alla fine Dio sarebbe stato buono con loro perché erano figli di Abraamo, ma Giovanni Battista li ammonisce a non farsi forti di questo, e li esorta a ravvedersi considerando che l’albero che non fa frutto è tagliato e gettato nel fuoco! (cfr. Matteo 3:10; 7:19; 21:43; Romani 11:22).

Il giudizio di rimozione e del fuoco attende tutti coloro che non recano frutti degni di ravvedimento!

Infine troviamo:
III LA PREGHIERA(vv.8-9). 
Nei vv.8-9 è scritto: “Signore, lascialo ancora quest'anno; gli zapperò intorno e gli metterò del concime. Forse darà frutto in avvenire, se no, lo taglierai”.

Il vignaiuolo si rivolse al proprietario per chiedergli di dare tempo all’albero di fico ancora per un altro anno.
Il vignaiuolo lo avrebbe curato zappando intorno all’albero e mettendo del concime.

Zappare attorno all’albero, serve per consentire all'acqua, o all’umidità di penetrare fino alle radici e fare spazio alle radici per crescere. 
Così anche il concime serve per aiutare l’albero ad avere le sostanze nutritive necessarie per portare frutto.

“Concimare un fico era inusuale, un segno di attenzione straordinaria nei confronti della pianta” (Arland J. Hultgren).
Se dopo questo, l’albero di fico non darà frutto, è chiaramente un albero cattivo (cfr. Luca 6:43-45; Luca 8:14-15), e quindi sarà tagliato.

Noi vediamo:
A) La pietà (v.8).
Al v.8 leggiamo: “Ma l'altro gli rispose: ‘Signore, lascialo ancora quest'anno; gli zapperò intorno e gli metterò del concime’”.

Il vignaiuolo chiede ancora un altro anno di pietà, di grazia verso l’albero, di non tagliarlo subito.

Questo mostra che viene data l’ultima possibilità di ravvedersi, e se rimane infruttuoso sarà tagliato!

Questo mostra la pietà, la grazia di Dio.

La grazia di Dio offre ancora delle opportunità, del tempo per pentirsi, ed è questo che vediamo in tutta Bibbia.
Per esempio alla profetessa Iezabel, che insegnava a commettere fornicazione e a mangiare carni sacrificate agli idoli, Gesù ha dato tempo di ravvedersi, ma lei non si è ravveduta (Apocalisse 2:21).

Dio, è un Dio misericordioso e di grazia che perdona da tutte le colpe, dico da tutte (Salmo 103:3; Isaia 43:25); nella Sua grazia ci dà il tempo di farlo se ci pentiamo! (Salmo 32:1-5; Isaia 1:16-18; Atti 3:19).

Un cristiano deve sempre ricordare che le misericordie di Dio sono più grandi delle miserie dell’uomo. 

“Sono stato un uomo di grandi peccati, ma è stato un Dio di grande misericordia e ora, per la sua misericordia, ho una coscienza così sana e tranquilla come se non avessi mai peccato” (Donald Cargill).

Noi vediamo ancora:
B) La pazienza (v.8).
Il v.8 dice: “Ma l'altro gli rispose: ‘Signore, lascialo ancora quest'anno; gli zapperò intorno e gli metterò del concime’”.
L'immagine, qui rappresentata, suggerisce la pazienza di Dio nell’aspettare a giudicare.

"Non vi è alcun attributo divino più bello che la pazienza di Dio" (John Benton).
Dio ha l'autorità e il potere di distruggerci, ma è paziente (Romani 2:4).

La pazienza di Dio ha due aspetti: 
(1) La sopportazione di ciò che è spiacevole.
Quindi sopportare i malvagi e aspettare così a lungo prima di punirli. 

Dio ha il pieno controllo su se stesso: non è sottoposto alle passioni, come lo sono gli uomini, bensì egli può contenere la sua ira di fronte a delle provocazioni che prevedrebbero di esercitarla (Atti 13:18; Romani 9:22).

Tim Shenton scrive: “’Il SIGNORE è lento all'ira’ (Naum 1:3; cfr. Neemia 9:17; Salmo 103:8), non perché egli non abbia sufficiente potere per vendicarsi, poiché è ‘molto potente’ (Naum 1:3), ma perché egli possiede altresì il potere di contenere la sua ira e autocontrollarsi. La sua potenza è tanto grande per punire il colpevole quanto la sua potenza lo è per risparmiarlo, ma egli regola e modera questo potere in virtù della sua santa volontà. Questo gli permette di ricevere gravi affronti senza vendicare se stesso”.

Il secondo aspetto della pazienza è:
(2) La perseveranza nel ricercare il bene per le sue creature.
In 2 Pietro 3:9 leggiamo: “ Il Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento”.

Dio più volte ha richiamato il Suo popolo a pentirsi attraverso i Suoi profeti, ma il Suo popolo ha rifiutato e allora è stato costretto a punirli (2 Cronache 36:15-16; Geremia 25:4-6; Zaccaria 1:2-4). 

(3) L’universalità della pazienza di Dio.
Dio è paziente verso tutti.
a) Dio è paziente verso i peccatori impenitenti. 
Dio è paziente perché sopporta i malfattori a lungo senza colpirli con il suo giudizio. 
È tollerante verso i peccatori, che ripetutamente ignorano i Suoi ammonimenti, e sopporta pazientemente una moltitudine di provocazioni provvedendo nella Sua grazia dei temporanei e immeritati benefici anche per coloro che lo offendono (Atti 14:16-17; Romani 9:22).

Ciò non significa che Dio ignori il loro peccato, o che i malvagi sfuggiranno alla punizione. 
Dio semplicemente trattiene, o rimanda il loro meritato, e spesso annunciato, giudizio (Romani 3:25).

b) Dio è paziente con il suo popolo ribelle. 
Sempre Tim Shenton dice: “Egli non si libera di loro quando sbagliano né li schiaccia quando peccano. Non li abbandona durante i periodi in cui essi ricadono nell'errore, anzi egli mostra indulgenza nei confronti delle loro fragilità e perdona la loro malvagia condotta. Egli trattiene la sua mano, desiderando maggiormente dar spazio alla sua misericordia, piuttosto che guardare alle mancanze degli uomini e usare la sua forza contro di essi, che vivono per un periodo così breve in questo mondo. ‘Egli, che è pietoso, perdona l'iniquità e non distrugge il peccatore. Più volte trattenne la sua ira e non lasciò divampare tutto il suo sdegno, ricordando che essi erano carne, un soffio che va e non ritorna’ (Salmo 78:38-39; Ezechiele 20:17; Abacuc 1:2-3; Matteo 23:37)”.

Così vediamo: 
C) La prova (v.9).
Al v.9 leggiamo: “Forse darà frutto in avvenire; se no, lo taglierai”.

Se l'albero infruttuoso non si trasforma in un albero fruttuoso, sarà tagliato. 
Il periodo di prova non è per sempre!
Il vignaiuolo non ha chiesto l'esistenza indefinita di un albero senza frutti, ma solo rinvio. 
La grazia non è per sempre, ma solo per un tempo indicato.

Il messaggio della parabola indirizza sulla necessità che il popolo d’Israele si ravveda, il tempo stringe, c’è ancora poco tempo della grazia di Dio.

Quindi, nonostante Dio è molto paziente, la sua pazienza non dura per sempre.
Una volta che il tempo per ravvedersi è finito, sarà troppo tardi.
Quando il tempo concesso da Dio per pentirsi finisce, nessun essere umano ha il potere di prolungarlo!

Il fatto di non punire subito il male, e di aspettare ancora un anno, non vuol dire che Dio approvi il comportamento peccaminoso, ma che Lui è misericordioso e paziente. 
Ma se l'albero fallisce nel quarto anno, allora l’albero sarà tagliato!

Come nel tempo di Geremia, il popolo d'Israele e quindi anche noi oggi, aveva e abbiamo davanti a noi: “La via della vita e la via della morte” (Geremia 21:8).

CONCLUSIONE. 
In questa parabola vediamo tre aspetti di Dio: la pietà, la pazienza e la punizione, quindi è il giudice.

Ma vediamo altre verità importanti.
1) La vita è fragile e imprevedibile.
Nel contesto di questo passo di Luca 13:1-5, la parabola del fico sterile indica l’urgenza di ravvedersi subito, sottolinea l'importanza di considerare il nostro status davanti a Dio, dobbiamo pentirci e rivolgerci a lui, o periremo per l’eternità (Cfr. Giovanni 3:16-21; Atti 2:38; 3:19; 17:30-31).

Tutti siamo peccatori e necessitiamo di ravvedimento e del perdono di Dio (Romani 3:20-26).

A volte le tragedie possono risvegliare le persone e spingerle a prendere atto della loro condizione di peccato e pentirsi.

Sia l’uccisione di certi Galilei da parte di Pilato mentre stavano offrendo dei sacrifici e sia la morte tragica di diciotto persone schiacciate dal crollo di una torre in Siloe, mostrano quando sia fragile e imprevedibile la vita!

Secondo il pensiero comune come credeva la gente all’epoca (cfr. Giovanni 9:2), tutte queste persone morte non erano peggiori di altre, non erano più peccatori di altri, e quindi Dio li ha giudicati.

Queste persone non furono giudicate da Dio per particolari peccati, ma Gesù afferma che senza ravvedimento nessuno è al riparo dal giudizio improvviso di Dio!

A nessuno è garantito un tempo di preparazione per la morte, e quindi per il giudizio finale di Dio, quindi ora il momento di ravvedersi, ora è il tempo favorevole (2 Corinzi 6:2).

La vita è fragile e imprevedibile, non ci appartiene non sappiamo quando moriremo, dobbiamo essere pronti e quindi ravvederci, perché dopo la morte non ci sarà una seconda possibilità! 

Chi non si ravvede in questa vita, dopo la morte non avrà una seconda possibilità (Apocalisse 20:11-15). 
Quindi la chiamata di Gesù è a pentirsi per avere una relazione con Dio come Padre, un rapporto di grazia e di perdono, e di salvezza.

Così:
2) Il tempo di grazia e d’indulgenza divina non sono per sempre.
La parabola ci fa capire che c’è un limite di tempo per il pentimento richiesto.
Il periodo di misericordia e opportunità di ravvedimento, ha una durata limitata.

Dio vuole che ci ravvediamo (cfr. Atti 14:15-17; 17:30; 2 Pietro 3:9), è paziente, ma c'è un momento in cui è troppo tardi per pentirsi. 

Dio si aspetta che portiamo frutto, quando non ne portiamo, è misericordioso, benché non approvi questa nostra mancanza.

Ma il Suo tempo di grazia e pazienza non dura per sempre, ci sarà un tempo in cui, se non ci ravvediamo, Dio ci giudicherà!

Hai solo un tempo limitato per pentirti, fallo subito, fallo ora!
Rifletti bene sulla tua vita, pensa ora ai tuoi peccati e segui Gesù!
Non rimandare il ravvedimento fino a domani, poiché la vita è breve e la pazienza di Dio non è per sempre!

Rifletti bene:
3) Senza ravvedimento non c’è salvezza, ma il giudizio di Dio.
L’albero di fico infruttuoso sarà tagliato!
La parabola insegna, che l’infruttuosità attira il giudizio di Dio, che può essere anche in questa vita, ma certamente lo sarà dopo la morte! 

Molti pensano che visto che Dio è pietoso, paziente, alla fine salverà tutti, perdonerà tutti, e quindi si comportano anche in modo immorale, ma è proprio perché Dio è buono e paziente che ci sarà una spinta al ravvedimento! (Romani 2:4), e chi non si pentirà sarà giudicato.

In Romani 2:5 leggiamo: “Tu, invece, con la tua ostinazione e con l'impenitenza del tuo cuore, ti accumuli un tesoro d'ira per il giorno dell'ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio”.

Quindi, dobbiamo stare attenti a non lasciare che la nostra condizione davanti a Dio scivoli via senza ravvedimento. 
In Isaia 55:6-7 leggiamo: “Cercate il SIGNORE, mentre lo si può trovare; invocatelo, mentre è vicino.   Lasci l'empio la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri; si converta egli al SIGNORE che avrà pietà di lui, al nostro Dio che non si stanca di perdonare”.

Infine:
4) la parabola ci fa capire quando Dio sia dispiaciuto per la mancanza di frutto nella nostra vita. 
Dio vuole che ognuno di noi nel carattere e nelle azioni sia allineato con la volontà di Dio.
Gesù dice: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Matteo 7:21).
    
Così, sia il giudaismo legalistico ai tempi di Gesù come anche la religiosità anemica di oggi, non garantiscono un posto nel regno dei cieli!
Solo chi ha frutti degni di ravvedimento sarà salvato! Solo chi fa la volontà di Dio! 

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