martedì 22 agosto 2017

Ebrei 11:1: La natura della fede.

Ebrei 11:1: La natura della fede.
L'undicesimo capitolo degli Ebrei è la continuazione dell'ultima parte del decimo capitolo.

Lo scrittore degli Ebrei termina il decimo capitolo osservando che i giusti vivranno per fede e fa appello ai cristiani di origine ebraica a rimanere fermi nella fede per ottenere la vita (Ebrei 10:37-39).

I primi tre versetti di questo capitolo costituiscono una sezione introduttiva dell'intero capitolo di esempi di uomini di fede dell’Antico Testamento scritti per incoraggiare i cristiani che erano perseguitati a perseverare nella fede con santità (Ebrei 12:1-2).

In questi tre versetti si parla della natura della fede, ma non vuole essere una definizione teologica formale definitiva; lo scrittore sta richiamando l'attenzione su alcuni aspetti significativi della fede.

Ogni parola è stata accuratamente scelta e pesata per richiamare l'attenzione sulle caratteristiche della fede che hanno avuto particolare importanza per la situazione immediata dei destinatari della lettera.

Poi, l’autore in tutto il capitolo, procede a mostrare come la fede funziona nella pratica.

In questo capitolo, come altrove nella Bibbia, la fede è la risposta dell'uomo alla rivelazione di Dio. 
La fede è prendere sul serio il messaggio della verità rivelata da Dio nella Santa Scrittura. 

La fede nasce quando una persona si lascia convincere da Dio, e così raggiunge una certezza oggettivamente fondata e va al di là di tutte le possibilità umane nella sua affidabilità.


La vita cristiana è la vita della fede. 
La fede è la questione su cui dipende la salvezza (Efesini 2:8-9).

La fede è il canale attraverso il quale riceviamo i benefici del lavoro salvifico di Cristo.

È la tazza in cui Dio versa la sua grazia salvifica, mediante la quale riceviamo le Sue promesse ed ereditiamo la vita eterna! (Ebrei 6:12; Giovanni 3:16).

Senza fede non possiamo piacere a Dio (Ebrei 11:2,5-6,16).

“La fede, per dirla semplicemente, è la convinzione che Dio non dice bugie” (Frank Retief), infatti la parola “fede” (pistis) indica fiducia, convinzione.

Nella convinzione c’è:
I UNA REALTÀ SICURA DI COSE FUTURE CHE SI SPERANO.
Il collegamento di fede con la speranza sottolinea il suo carattere di prospettiva.

Nel v.1 leggiamo: “Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono”.
A) Il significato di certezza.
Il verso 1 descrive l'ambiente in cui la fede esiste e funziona. 

La fede riguarda essenzialmente il futuro e l'invisibile, ciò che ancora non vediamo e non abbiamo.

L’autore dell’epistola agli ebrei dice che è certezza.

“È” (estin – presente indicativo attivo) è enfatico, dà grande risalto alla fede, implica una forte affermazione riguardo la descrizione della fede, richiama l’attenzione sulle caratteristiche menzionate della fede, e indica che la fede come tale è una realtà presente e continua.

La fede è qualcosa di vivo che ci guida a vivere in un certo modo e lo scrittore vuole, con gli esempi di fede che farà, che i suoi lettori vivano nella pratica della fede.

La parola greca per “certezza” (hupostasis) può essere vista in quattro modi diversi, o tutte e quattro.
(1) Il primo significato di “certezza” è come sostanza (cfr. Ebrei 1:3), qualcosa che va oltre l’apparenza, la realtà, quindi la fede è la sostanza di cose che si sperano, quindi avere concretamente, possedere le promesse che ancora non si hanno, ma che riguardano il futuro.
Quindi la fede rende reali e ci dà il possesso di cose sperate, ma non sono ancora parte della nostra esperienza.

(2) Il secondo significato di “certezza” è come fondamento. 
La parola greca suggerisce qualcosa che sta sotto qualcos'altro (cfr. Deuteronomio 11:6; Salmo 69:2). 

L'origine della parola indica che si trattava di un termine giuridico che si riferiva a tutto il corpo di documenti che portano al proprietario di una proprietà depositati in archivi e che costituiscono la prova della proprietà.

Se, per esempio, hai acquistato una casa, sai bene che ci sono documenti legali che verranno verificati e fondati sulla sua proprietà, e questo ci dà fiducia e garanzia riguardo l’acquisto della casa.

Così è della fede riguardo le cose sperate, le cose che riguardano Dio, la Sua parola, le Sue promesse.

La fede è dunque la fondazione su cui viene sollevata la struttura della speranza, o l'inizio che contiene in sé la certezza del completamento.

(3) Il terzo significato di “certezza” è la fiducia ferma, o assicurazione. 
Questa definizione riguarda la fede, cioè, una fiducia, o una certezza nelle cose sperate, ma non ancora viste (cfr. Ebrei 3:14; 2 Corinzi 5:7).
La fede è una fiducia ferma, viva e coraggiosa nella grazia di Dio. 
Dio è così sicuro e certo che una persona affida sempre a Lui la propria vita.

La fede è il nostro atteggiamento verso Dio e le Sue promesse anche se le circostanze sono incerte, nonostante viviamo situazioni problematiche, prove, difficoltà e così via. 

La fede è la fiducia ferma in Dio e nelle Sue promesse nonostante il nostro presente è lontano da quelle promesse!

(4) Infine la parola “certezza” è come garanzia. 
La fede, in questo senso, è il titolo delle cose che non possediamo, ma speriamo nel Signore. 

Ceslias Spicq scrive: " La fede è una garanzia delle realtà celesti per le quali speriamo; non solo li rende certi per noi, ma li prevede come giustamente appartenenti a noi; è, di per sé, una garanzia oggettiva del nostro godimento definitivo di loro. Di conseguenza, la fede prende possesso per anticipazione di queste benedizioni celesti ed è un vero e proprio inizio genuino della vita divina con la garanzia della sua permanenza eterna”.

La fede è la nostra garanzia che fornisce un assaggio delle benedizioni spirituali che in ultima analisi avremo pienamente.

Al di là di quale possa essere la giusta interpretazione, lo scrittore ha usato volutamente una parola che può avere diversi significati, o tutti questi significati, “la fede è certezza” indica una realtà oggettiva indiscutibile e sicuramente stabilita. 

Indica un processo di realizzazione delle cose sperate, la realtà delle benedizioni future che costituiscono il contenuto oggettivo della speranza. 

“Certezza” fa riferimento al punto di partenza e alla base di un corso di eventi inalterabile che culminerà nella realizzazione delle promesse di Dio.

La fede consiste nel prendere Dio in parola e agire di conseguenza.

La fede sviluppa la certezza su cose che non esistono ancora.

L'idea di essere sicuri e convinti che ciò che speriamo accada, non perché possiamo farlo accadere, ma perché Dio ha detto che accadrà.

La fede è certezza di cose che si sperano, indica che siamo sicuri che le nostre speranze sono reali, oppure le cose sperate per fede sono reali.

B) La sostanza di ciò che si spera.
“Camminare per fede significa essere disposti a credere dove non ci è permesso vedere” (John Blanchard).

La fede si svolge quando le cose si sperano e non sono ancora possedute, o manifestate, viste ci ricorda Paolo in Romani 8:24-25.

La fede, dunque, si riferisce alle cose che non abbiamo ancora, alle cose che speriamo e non vediamo, a cose promesse da Dio, ma che ancora non abbiamo nel presente, nella nostra esperienza attuale.

“Cose che si sperano” è stato inteso come cose soggettive, quindi qualcosa di personale, la fede è la certezza che ciò che si spera avremo, o sarà.

Ma è stato anche inteso come oggettivo, cioè la fede dà sostanza alle cose che si sperano, essa esprime la realtà tangibile delle cose future, anche se la prova materiale non è ancora presente.

Ma può anche essere entrambi le cose: porre la propria fiducia, su realtà che ancora non vediamo!
“La fede,” anche se è soggettiva, è radicata su cose oggettive.

La fede è la base, o il motivo oggettivo su cui si basa, o edifichiamo la fiducia soggettiva.
Tale fede deriva da un incontro personale con Dio.


“Cose che si sperano” (elpizomenōn – presente participio passivo) si riferisce alle benedizioni celesti, alla gloria futura, alla fine dei tempi, al ritorno di Gesù Cristo, alla salvezza definitiva (Ebrei 2:5; 9:15, 27; 10:25, 36-39; 12:22-24,28), o al compimento delle promesse di Dio e quindi alla ricompensa (Ebrei 11:9,11,13, 26, 39-40).

“Cose che si sperano” può riferirsi anche a tutte le promesse della grazia di Dio nella vita presente, della Sua provvidenza (Ebrei 11:6,19); sostegno (Ebrei 11:11).

La fede è una solida garanzia su ciò che si spera, ma la garanzia della fede è fondata su ciò che Dio promette.

La fede è richiamata dalla promessa di cose future e si rivolge verso l'adempimento di quella promessa.

La fede è una speranza (elpizō) assolutamente sicura che ciò che si crede è vero e che ciò che ci si aspetta arriverà. 
Non è la speranza che guarda in avanti solo con desiderio, è certezza. 

John MacArthur scrive: “La fede non è un desiderio ardito che qualcosa possa succedere in un domani incerto. La vera fede è una certezza assoluta, spesso di cose che il mondo ritiene irreale e impossibile”. 

Per l'uomo senza fede, la speranza è frenata dall’ incertezza e dall’imprevedibilità, è ritardata dalle paure e spinta dai desideri soggettivi ed egoistici. 

Per l'uomo che ha fede, tuttavia, la speranza è qualcosa di sicuro e sostanziale proprio perché è fondato sulla realtà oggettiva delle promesse immutabili di Dio, che non può mentire (per esempio Tito 1:2).

La fede è guarda in avanti con totale convinzione. 

Nei primi giorni della persecuzione, un umile cristiano fu portato davanti ai giudici. Disse loro che niente potessero fare per scuoterlo perché credeva che Dio esisteva, era vero, e che Dio sarebbe stato vero, reale verso di lui. “Pensi davvero”, chiese il giudice, “ti piace andare a Dio e alla sua gloria?” “Non credo”, disse l'uomo, “lo so!”.
L’uomo era convinto, più che convinto!

“Cose che si sperano” (elpizomenōn) è una realtà sostanziale, o verità, che si snoderà nel tempo stabilito da Dio, ma che nel presente dà la forza e permette alla persona di fede di godere della piena certezza della futura realizzazione.

Ci sono realtà per le quali non abbiamo prove visibili, materiali, e questo non significa che non siano tanto meno reali.  
Per fede sappiamo che esistono e, sebbene non abbiamo alcuna certezza oltre la fede, la fede ci dà una certezza autentica. 

La fede consente ai cristiani di esercitare una presa attuale sulla verità indivisibile e di mostrare la stabilità in presenza di ostilità, sapendo che le benedizioni per cui sperano sono saldamente garantite dalla promessa di Dio. 

La fede è prendere Dio in parola, credere alla Sua Parola e vivere in base a questa!

La speranza cristiana con la fede, opera:
C) In tre sensi, o direzioni.

(1) È la fede in Dio contro il mondo. 
Il mondo ama ciò che è suo, il cristiano non appartiene a questo mondo e come ha perseguitato Gesù, perseguiterà anche coloro che appartengono a Gesù.

I cristiani sono perseguitati perché appartengono a Gesù, questo è stato anche il problema dei destinatari della lettera (Matteo 5:11-12; 10:16-18; Giovanni 15:18-20; Ebrei 10:32-34; 13:13-14).

Se rispettiamo gli standard di questo mondo, possiamo avere vita facile; se rispettiamo le norme di Dio, possiamo avere dolore, perdita e impopolarità (2 Timoteo 3:12). 

Nel libro di Daniele, Sadrac, Mesac e Abed-nego si trovano di fronte alla scelta di obbedire a Nabucodonosor e ad adorare l'immagine del re, o a obbedire a Dio e entrare nella fornace ardente. 
Senza esitazione, i tre uomini scelgono Dio (Daniele 3). 

È meglio soffrire con Dio che prosperare con il mondo (Marco 10:28-31; Romani 8:18; 2 Corinzi 4:16-5:6).
L'atteggiamento cristiano è che, in termini di eternità, è meglio investire tutto su Dio che non fidarsi di ciò che offre questo mondo. 

(2) È la fede nelle realtà spirituali contro i nostri sensi. 
I sensi ci dicono: "Prendi ciò che puoi vedere, toccare, gustare, gestire e godere". 
Tutto questo perché abbiamo solo questa vita da vivere, quindi goditi la vita terrena perché un giorno morirai!

I sensi ci dicono di afferrare la cosa del momento; lo spirito ci dice che c'è qualcosa che riguarda il nostro Creatore al di là di questo mondo. 

Quindi:
(3) La fede nel futuro contro il presente. 
Secondo il filosofo greco Epicuro il principale scopo della vita è il piacere. 
Molti oggi argomentano: “Perché dovrei rifiutare il piacere del momento per un futuro incerto?” 
“Perché devo privarmi dei piaceri terreni visto che non abbiamo prove che la vita nell’al di là esiste?” 
La risposta cristiana è che il futuro non è incerto perché appartiene al Dio eterno, immutabile, fedele; perché quello che ha promesso, preparato e comandato ci sarà.

Nella convinzione c’è:
II UNA REALTÀ SICURA DI CIÒ CHE NON SI VEDE.
Nella seconda parte del v.1 leggiamo la frase parallela di: “La fede è certezza di cose che si sperano” e cioè: “Dimostrazione di realtà che non si vedono”.

La certezza di cui si parla prima, ora è chiamata dimostrazione.
Questa frase conferma la frase precedente, essenzialmente sono sinonimi.

A) La fede prova ciò che non vediamo.
“Dimostrazione” (elenchos) era un termine legale, è l'atto di presentare prove per la verità di qualcosa. 
La fede ci convince di realtà, prova l'esistenza di realtà che non vediamo.
In relazione alle realtà che non si vedono, queste sono accettate attraverso la fede.

La fede, oltre a essere la base di tutto ciò che speriamo, è quella per cui prova le cose invisibili, che esclude l'intera gamma di fenomeni visibili, cioè tutte le cose terrene. 

La fede si estende oltre quello che apprendiamo dai nostri sensi, e le sue prove non sono quelle dei sensi che non possono provare le realtà invisibili, ma della fede.

Per prova si intende verità che silenzi, zittisce le obiezioni. 

"La fede in ciò che Dio ha dichiarato dà all'anima la certezza assoluta e la ferma convinzione della realtà di cose che l'occhio naturale non ha mai visto" (Ironside). 


“Realtà” (pragmatōn) si riferisce a cose che sono in un mondo trascendente, ma può anche riferirsi ad azioni ed eventi futuri di salvezza (Ebrei 11:7; 2 Corinzi 4:18; Romani 8:24-25). 

Realtà che non si vedono è un sinonimo per le cose che si sperano.

Sebbene le benedizioni promesse non siano ancora manifestate, la persona che ha fede è convinto della loro realtà. 

La fede vede l’invisibile, la realtà invisibile!
Il credente è convinto che le cose che non riesce a vedere sono reali. 

La fede fornisce una convinzione di ciò che non vediamo. 

Proprio come la vista fisica fornisce delle prove sulle cose visibili, la fede fornisce prove sull'invisibile. 
Dio ha promesso future benedizioni e ricompense eterne, nessuno li ha ancora visti, tuttavia, i credenti sono certa che Dio non mancherà le sue promesse e noi un giorno vedremo e sperimenteremo queste benedizioni e premi. 

B) La fede produce obbedienza. 
Lo vediamo, per esempio nella vita di Noè (Ebrei 11:7); di Abraamo (Ebrei 11:8,17) che per fede obbedirono (Cfr. Giacomo 2:14-26).

D. Bonhoeffer diceva: “Solo chi crede è obbediente e solo colui che è obbediente crede”.

Così anche C.H. Spurgeon affermava: “ La fede e l'obbedienza sono legati insieme. Chi obbedisce a Dio si fida di Dio; e chi si fida di Dio obbedisce a Dio. Chi è senza fede è senza opere e chi è senza opere è senza fede”.

La fede abilita i cristiani a vivere in modo obbediente oggi, per ciò che sappiamo che verrà. 

Thomas Hewitt scrive riguardo tutto il v.1: “La fede è il titolo di proprietà delle cose che si sperano’. Per cui chi ha vera fede possiede il titolo di proprietà delle realtà eterne, ed anche la convinzione e la prova che quelle realtà, benché invisibili, possono essere una forza vitale ed efficace nella sua vita”.

La persona della fede vive la sua fede; la sua vita si impegna sulle realtà invisibili che riguardano il cielo e la salvezza.
In Colossesi 3:1-3 è scritto: “ Se dunque siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù dove Cristo è seduto alla destra di Dio. Aspirate alle cose di lassù, non a quelle che sono sulla terra; poiché voi moriste e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio”.

La fede non una opinione incerta, possibile, apparente, ma credere alla realtà che non vediamo, è credere a qualcosa certa, stabile benché sia invisibile.

Le cose che non vediamo sono quelle che riguardano il futuro, che nel tempo diventerà il presente.

La fede è credere che esistono realtà invisibili come Dio, il paradiso! 
O ciò che avverrà come la resurrezione, il giudizio di Dio, la vita eterna!

La fede significa che se Dio ha promesso qualcosa, egli soddisferà quella promessa. 

Questo influenzerà la vita con l’obbedienza!

Questa convinzione sulle promesse invisibili di Dio permette ai cristiani di perseverare nella loro fede, indipendentemente dalla persecuzione, dall'opposizione e dalla tentazione.

Paolo in Romani 8:18 afferma: “Infatti io ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria che dev'essere manifestata a nostro riguardo”. (vedi anche 2 Corinzi 4:16-18).

Il cristiano guarda in avanti, guarda all’eternità, alla gloria in cielo, dove grazie alla morte e alla resurrezione di Gesù Cristo andrà! (per esempio Giovanni 3:16-18; Romani 4:24-25; Colossesi 1:4-5; 3:1-3)

Come ho già detto, ma visto che l’autore lo ripete ancora: la fede, benché sia soggettiva, è credere in una realtà oggettiva, è essere convinti alle realtà sperate che non si vedono! 

In contrapposizione con l'uomo i cui valori sono interamente di questo mondo attuale, di ciò che vede, che tocca, che sente, gusta, il cristiano crede nelle realtà di Dio che non si vedono! 

Per alcuni può essere irrazionale e assurdo che va contro l’esperienza e contro la natura.

Il cristiano cammina per fede e non per visione (2 Corinzi 4:18; 5: 7), nonostante siamo in questo mondo corrotto dal peccato e dalla morte, ma sappiamo come rivelato nella Bibbia e attraverso la guida dello Spirito Santo che siamo benedetti di ogni benedizione spirituale in Cristo!

La fede è perciò giustamente chiamata la certezza delle cose che sono ancora oggetti di speranza e di prove di cose non viste.

La fede conferisce ciò che non vediamo la piena certezza di una prova o di una dimostrazione; fornisce delle prove relative a ciò che non è stato visto.


CONCLUSIONE.
La società in questo mondo è costruita su un fondamento della fede! Si avete capito bene!
Viaggiamo mettendo la nostra fede su chi guida il mezzo di trasporto, compriamo i cibi al supermercato, andiamo al ristorante sicuro che i cibi non sono contaminati.

Mettiamo la nostra fiducia nei medici, nelle medicine e così via, facciamo tanti passi di fede!

Eppure molti quando si tratta di Dio non hanno fede in Lui!
Ma il Dio della Bibbia è degno di fede!

Ora la fede biblica non è: "Penso di sì, lo spero".
Non è: "Può essere così, o non potrebbe essere così”.
Non è:"Potrebbe essere vero, o potrebbe essere falso”.

La fede biblica non si occupa di ciò che è irreale, immaginario, fantasioso, visionario, superficiale, falso, o ingannevole. 

La vera fede biblica si occupa solo di verità e realtà. 

Quali sono le implicazioni pratiche di ciò che questo brano dice sulla fede e la sua centralità nella vita cristiana?
(1) In primo luogo la fede è come riceviamo le benedizioni della salvezza in Gesù Cristo. 

La salvezza non è per le opere, ma per la fede in Gesù Cristo (Romani 5:1; Efesini 1:3-7), e la fede è anche un dono della grazia di Dio (Atti 18:27; Efesini 2:8-9; Filippesi 1:29).
Possiamo essere certi che Dio ciò che promette ci darà.

Numeri 23:19 dice: “Dio non è un uomo, da dover mentire, né un figlio d'uomo, da doversi pentire. Quando ha detto una cosa non la farà? O quando ha parlato non manterrà la parola?”

Così anche in Tito 1:2 è scritto: “Nella speranza della vita eterna promessa prima di tutti i secoli da Dio, che non può mentire”.

(2) In secondo luogo, la fede ci sostiene in mezzo alle prove e alla difficoltà. 
Per grazia di Dio, la fede ci permette di affrontare le prove, la persecuzione, le difficoltà con serenità, pazienza e forza.

All'inizio della sua lunga prigionia per la predicazione del vangelo, John Bunyan chiese a Dio dove potesse essere più utile a Lui se in libertà, o se fosse più utile in prigione, per il servo era importante che lui facesse la volontà di Dio.
John Bunyan rimase in prigione, dove per fede scrisse il famoso libro: “Il pellegrinaggio del cristiano”.

Solo per mezzo della fede radicata nella rivelazione di Dio, il cristiano trova sempre la forza, il coraggio e la pazienza, e anche la gioia nelle difficoltà come Paolo e Sila che erano in prigione che cantavano inni a Dio (Atti 16:16-25).

Questo è il tipo di cristianesimo che dovremmo avere e testimoniare, un cristianesimo dove la fede è reale che ti permette di affrontare qualsiasi difficoltà con forza, pace, gioia, coraggio!