giovedì 30 giugno 2016

Matteo 2:19-23: Il ritorno a Nazaret.

Matteo 2:19-23: Il ritorno a Nazaret.
Charles Colson afferma: “Non è quello che facciamo che conta, ma quello che un Dio sovrano sceglie di fare attraverso di noi. Dio non vuole il nostro successo; Egli ci vuole. Egli non richiede i nostri risultati; esige la nostra obbedienza”.
Ancora una volta in questi versetti vediamo l’obbedienza di Giuseppe, un esempio per tutti noi.
Dio richiede da tutti noi l’obbedienza (Levitico 25:18; Deuteronomio 13:4; 26:16; 32:46; 1 Samuele 15:22; Romani 6:16-18; 1 Pietro 1:14-16).


Cominciamo a vedere la:
I CIRCOSTANZA (v.19).
Nel v.19 leggiamo: “ Dopo la morte di Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe, in Egitto, e gli disse:…”.

Questi versetti riprendono nuovamente la narrazione di Matteo 2:13-15, che è stata brevemente interrotta, dalla storia della strage dei neonati di sesso maschile, dai due anni in giù di Betlemme da parte di Erode.
Giuseppe, avvertito in sogno da un angelo del Signore, fugge in Egitto con la sua famiglia perché Erode vuole uccidere Gesù.
L’angelo dice a Giuseppe di rimanere in Egitto fino a quando non gli avrebbe detto di ritornare in Israele; così Giuseppe parte portando con sé la sua famiglia.

Quindi, Giuseppe, Maria e Gesù si trovano in Egitto dove erano scappati dal crudele Erode (Matteo 2:13-15,16-17).

Continua l’iniziativa divina di proteggere e guidare il Figlio (Gesù), un angelo ancora una volta appare a Giuseppe in sogno per indicargli cosa fare.

Matteo rende così chiaro che il potere di Dio e la supervisione di Dio non ha confini si estende anche in Egitto, il suo angelo appare lì e dà indicazioni Giuseppe.
Questo è il quarto di cinque sogni nel racconto dei primi due capitoli di Matteo e il terzo di quattro tra Giuseppe e un angelo (Matteo 1:20; 2:12-13,19,22).

Erode è stato l'antagonista di Gesù in tutto il capitolo 2 di Matteo, fece uccidere i potenziali rivali per il suo trono, ma a causa di un intervento divino, per la provvidenza di Dio, Gesù è ancora vivo quando Erode muore, ora non c’è più minaccia per Lui.

Giuseppe Flavio, descrive la malattia finale di Erode e la morte in dettaglio raccapricciante: parla ulcere interne, putrefazione e gli organi pieni di vermi, convulsioni costanti, alitosi, né i medici e né i bagni caldi riuscirono a guarire Erode.
Alcuni studiosi pensano che Erode abbia avuto la “Gangrena di Fournier“ una grave infezione dei tessuti molli che colpisce gli organi genitali esterni maschili che può stendersi alla soprastante parete addominale.

Quindi la sua morte è stata orribile! Lo è ancora di più, com’è probabile, che sia morto senza Dio!

Morire senza Dio è terribile!
Qualcuno ha detto: “Dove la morte si trova, l'eternità ti lega”.
Penso si riferisca a come muori: sei hai fede, una relazione con Dio sei salvato, hai vita eterna, altrimenti sarai perduto per l’eternità.

Un’altra citazione simile di Thomas Brooks dice: “ Come la morte ci lascia, quindi il giudizio ci troverà”.

In questo testo, troviamo:
II COMANDO (vv.20-21).
Nei vv. 20-21 è scritto: “’Alzati, prendi il bambino e sua madre, e va' nel paese d'Israele; perché sono morti coloro che cercavano di uccidere il bambino’.  Egli, alzatosi, prese il bambino e sua madre, e rientrò nel paese d'Israele”.

Una caratteristica che vediamo in questi sogni dell’angelo è che si rivolge a Giuseppe, il capo famiglia.

Prima di tutto vediamo:
A) La sostanza del comando.
Nel v.20 leggiamo: “’Alzati, prendi il bambino e sua madre, e va' nel paese d'Israele”.
Per quanto tempo rimasero in Egitto non è scritto, forse un anno, o un anno e mezzo.

Non è mai facile aspettare la guida di Dio per capire la Sua volontà, su cosa dobbiamo fare, per esempio riguardo il lavoro, dove vivere e così via; è importante avere fede e pazienza soprattutto quando sono circostanze difficili, disagiate.

La formulazione del comando del Signore inizia esattamente come nel v. 13, ma ora a Giuseppe e alla sua famiglia viene detto di lasciare l'Egitto e di tornare a casa in Israele. 

L’angelo dice a Giuseppe: “Alzati” (egertheis- aoristo passivo participio), “prendi” (paralabe-aoristo attivo imperativo) il bambino e sua madre, e gli ordina di andare nel paese d’Israele dicendogli “va” (poreuou- presente medio imperativo).

Questo comando è una promessa adempiuta, nel senso che l’angelo quando apparve a Giuseppe a Betlemme ordinandogli di fuggire in Egitto con la famiglia, gli aveva anche detto di restarci fino a quando non gli avrebbe detto di ritornare in Israele (v.13); dunque l’angelo aveva promesso che sarebbe ritornato per rivelare a Giuseppe ciò che doveva fare.

Questo passo, allora, è il compimento di quella promessa: Dio aveva promesso, e Dio mantiene le sue promesse.
Dio non ha abbandonato Giuseppe, Maria e Gesù al loro destino!

Quando Dio promette una cosa la mantiene, non è un uomo che possa mentire, o pentirsi, mantiene la parola data dice Numeri 23:19. 

Noi uomini e donne molte volte ci rimangiano le parole che diciamo, ma Dio non rimangia e rimangerà mai la Sua parola!

Dio non farà morire di fame coloro che si cibano delle sue promesse!

Inoltre: "in Egitto" non solo sottolinea l'adempimento della promessa, ma c’insegna anche che Dio può parlare a noi ovunque siamo. 
Non esiste un luogo dove Dio non possa arrivare e parlarci per rivelarci la Sua volontà!
Nessun luogo può escludere la visita della grazia di Dio! 

Se in questo momento sei sfiduciato, o se un giorno lo sarai medita sul carattere e le promesse di Dio! È la migliore cura per la sfiducia!
Aspetta i Suoi tempi!

In secondo luogo vediamo:
B) La spiegazione del comando.
Sempre nel v.20 leggiamo: “Perché sono morti coloro che cercavano di uccidere il bambino”.
L’angelo spiega, motiva il perché Giuseppe deve ritornare in Israele: quelli che cercavano di uccidere il bambino, cioè Gesù, sono morti!

“Coloro” (hoi-plurale maschile) probabilmente è un pronome generalizzato, che indica una categoria, si può riferire a Erode e a tutti coloro che erano ai suoi ordini, i suoi consiglieri, coloro che erano associati al crudele Erode.

Oppure si può riferire a una persona importante, in questo caso Erode, descritto con il plurale.

Dunque l’esortazione a rientrare in Israele è dovuta al fatto che il pericolo non c’è più, sono morti coloro che volevano uccidere Gesù!

Tutti i nemici di Dio prima, o poi moriranno! 
Il vincitore finale è Dio: Dio non morirà mai perché è eterno (Salmo 90:2).
La nostra fede è ben riposta! 

In terzo luogo vediamo:
C) La sottomissione del comando.
Il v.21 ci dice: ”Egli, alzatosi, prese il bambino e sua madre, e rientrò nel paese d'Israele”.
Come sempre, come vediamo nella storia dell’incarnazione, Giuseppe obbedisce all’angelo del Signore, prese il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d'Israele, Giuseppe non ha esitato.

“Nel paese d’Israele” è del tutto generale, un termine abbastanza ampio da coprire sia la Giudea e la Galilea, probabilmente Giuseppe era diretto a Betlemme da dove erao partito con la famiglia.

L'obbedienza di Giuseppe, ancora una volta è pronta, senza esitazione, si fida di Dio. 
Non ci può essere obbedienza senza fede! L’obbedienza nasce dalla fede! E quindi prova la genuinità della nostra fede! 
L’obbedienza è un aspetto della natura (è intrinseca) della fede.

La fede che salva è la fiducia pratica di dare la nostra volontà al Signore!
L’obbedienza è dare la propria volontà alla volontà di un altro, e in questo ci vuole fede, è importante fidarsi della persona a cui diamo la nostra volontà per seguirlo.

Credere senza obbedienza è come il credere dei demoni che non sono salvati dice Giacomo (Giacomo 2:19). 
La fede che non obbedisce è fede morta, fede nominale. 

Giuseppe obbedì tutti i comandi sia che fossero di suo gradimento o meno. 
Noi dobbiamo obbedire a Dio sia se i comandi ci piacciono o non ci piacciono.
“L'obbedienza è contraffatta quando non è uniforme” disse Thomas Manton.

Infine troviamo in questo testo:
III CAMBIAMENTO (vv.22-23).
Nei vv.22-23 troviamo: “Ma, udito che in Giudea regnava Archelao al posto di Erode, suo padre, ebbe paura di andare là; e, avvertito in sogno, si ritirò nella regione della Galilea, e venne ad abitare in una città detta Nazaret, affinché si adempisse quello che era stato detto dai profeti, che egli sarebbe stato chiamato Nazareno”.

Nel cambiamento c’è:
A) La paura di Giuseppe
Nel vv.22 è scritto: “Ma, udito che in Giudea regnava Archelao al posto di Erode, suo padre, ebbe paura di andare là”.

Erode il Grande, prima di morire divise il suo regno in tre parti. 
Ad Archelao gli è stata data la Giudea, la Samaria e l’Idumea con il titolo di “etnarca” (indica il capo di un popolo a cui nelle gerarchie abituali viene attribuito rango inferiore a quello di re e superiore a quello di tetrarca), ma ben presto sarà deposto perché si dimostrò un cattivo governante. 

A Erode Antipa, che riappare in Matteo 14:1-10, gli è stato dato il titolo di “tetrarca” e governò in Galilea e in Perea. 

A Erode Filippo fu tetrarca dell’Iturea, Traconitide, Gaulanitidite, Batanea, Auranitide. 
Era il migliore dei figli di Erode il Grande.
Gesù spesso si ritirerà nel suo territorio (14:13; 15:29; 16:13). 

La paura di Giuseppe era legittima.
Giuseppe voleva rientrare, a Betlemme in un primo momento, e si aspettava che Erode Antipa regnasse su tutto il regno, probabilmente si trovava nel sud d’Israele quando seppe che in Giudea regnava lo spietato Archelao, al posto del padre, e così dovette cambiare i piani, ebbe paura di andare là.

Come dicevo prima, Archelao succedette a suo padre solo nella parte meridionale del regno (Giudea, Samaria e Idumea) e come carattere era come il padre: crudele! 

Non molto tempo dopo la morte del padre, anche Archelao ordinò, all’inizio del suo regno, un massacro, fece uccidere tremila persone a Pasqua per sedare una sommossa, molti dei quali pellegrini che non avevano partecipato alla rivolta.

Cosa era accaduto di preciso. Mentre era ancora in vita, Erode il Grande, aveva ordinato che una grande aquila d'oro fosse eretta sopra la grande porta del tempio. 
Per gli ebrei devoti era un abominio perché si trattava di una violazione dei dieci comandamenti e perché era un simbolo dei romani.
Due famosi scribi ebrei, Giuda e Mattia, uomini considerati da tutti i devoti giudei, esperti nella legge di Dio, incoraggiarono i loro studenti a distruggere l’aquila sopra la porta del tempio. 
Alcuni di questi giovani erano desiderosi di rispettare la legge di Mosè, non importa quale potesse essere il costo per loro; a mezzogiorno salirono sul tetto del tempio e tirarono giù l'aquila e la fecero a pezzi.
I giovani furono arrestati e portati davanti a Erode. 
Per evitare un'insurrezione a Gerusalemme, il re malato mandò i due giovani a Gerico per il processo dove ricevettero una punizione lieve, ma i loro insegnanti furono giustiziati ed ebbero una sepoltura disonorevole. 
Erode il Grande morì. Poi, al momento della festa di Pasqua, una grande rivolta scoppiò a Gerusalemme a causa dell'omicidio di questi due amati maestri della legge. 
Archelao, che ora era il governante, usò un metodo molto duro per sedare la rivolta, uccidendo circa tremila persone, tra cui molti pellegrini in visita a Gerusalemme per la festa di pasqua e non erano convolti in questa rivolta.
Gli ebrei protestarono presto contro il suo governo crudele, e dopo l’invio di un'ambasciata a Cesare, a Roma, Augusto lo depose nel 6 anno d.C. 
Quindi capite perché Giuseppe aveva paura di andare a Betlemme.

Quindi vediamo:
B) Il posto dove andò ad abitare Giuseppe.
Nei v.22-23 è scritto: “E avvertito in sogno, si ritirò nella regione della Galilea, e venne ad abitare in una città detta Nazaret”.
Ancora una volta Giuseppe è avvertito in sogno sul da farsi e ancora una volta obbedisce!
Giuseppe, con la sua famiglia, va ad abitare in Galilea.

Non solo la decisione di Giuseppe è mossa dalla prudenza, ma ancora una volta anche dalla provvidenza divina con un altro sogno (v. 22).

Nonostante l'intera terra era davanti a lui, Giuseppe fu costretto a ritirarsi a Nazaret, guidato dal quinto e ultimo sogno di un angelo del Signore.

Nazaret era già stata la residenza di Giuseppe e Maria prima della nascita di Gesù (Luca 1:26; 2:4,39).

“Avvertito” (chrēmatistheis –aoristo passivo participio) indica ricevere una rivelazione (Matteo 2:12; Atti 10:22; Ebrei 8:5; 11:7; 12:25), far conoscere un ordine divino. 
L'enfasi è sulla natura soprannaturale dell’avvertimento; quindi Dio continua a controllare l'azione e a proteggere Gesù e la sua famiglia (cfr. Matteo 2:3-20). 
Era la volontà di Dio che Giuseppe, Maria e Gesù andassero in Galilea. 

“Abitare” (katoikeō) indica una dimora permanente, e non un soggiorno.

Nazaret era un oscuro villaggio della Galilea del sud, vicino all'incrocio delle grandi vie carovaniere commerciali, quindi vi era un via vai di persone di diverse nazionalità.

Nazaret era piuttosto piccola, ospitava una guarnigione romana ed era molto disprezzata dai giudei, le parole di Natanaele ne è una testimonianza.
Quando Filippo disse a Natanaele che hanno trovato (Andrea e Pietro) il Messia in Giovanni 1:46 è scritto: “Natanaele gli disse: ‘Può forse venir qualcosa di buono da Nazaret?’ Filippo gli rispose: ‘Vieni a vedere’”.

Anche i cristiani saranno chiamati in modo dispregiativo “setta dei nazareni” in Atti 24:5.

Ora la menzione di “Galilea” è teologicamente importante per Matteo, la Galilea era la base del ministero di Gesù (Matteo 4:12-16); è in Galilea che Egli inaugura il suo ministero in adempimento di Isaia 9:1.
Inoltre la popolazione della Galilea dei pagani (Matteo 4:15) simboleggia l’universalità della venuta di Gesù, è sempre dalla Galilea, Gesù manderà i suoi discepoli fra le nazioni in missione (Matteo 28:7,16).

Infine vediamo che in questo cambiamento ci sono:
C) Profezie adempiute.
Nel v.23 leggiamo: “Affinché si adempisse quello che era stato detto dai profeti, che egli sarebbe stato chiamato Nazareno”.

Il fatto che vanno ad abitare a Nazaret è secondo la volontà di Dio, era previsto nell’Antico Testamento.
Perché Matteo è interessato a specificare il fatto che Giuseppe (con la sua famiglia) va ad abitare a Nazaret?
A proposito R.T. France scrive: “ A interessarlo è la significatività della scelta di Nazaret alla luce della Scrittura. Ci si aspettava che il Messia venisse da Betlemme (2:4-6), e il fatto che venisse da Nazaret, villaggio insignificante con una popolazione e delle prospettive di vita parzialmente gentili, poteva ben creare delle difficoltà (cfr. Giovanni 1:46; 7:41-42,52); doveva dunque essere difesa con citazioni scritturali”.

Quindi Matteo vuole sottolineare che andare a Nazaret ed essere chiamato  “Nazareno” era l’adempimento delle profezie dei profeti dell’Antico Testamento.

Ora la difficoltà di questo passo è che non c’è nessun riferimento specifico nell’Antico Testamento: “Nazaret” non è nominata, come anche “Nazareno”, o che “Sarà chiamato Nazareno” .
Matteo non spiega nemmeno come si è adempiuto ciò che era stato detto dai profeti.

A questo vengono date diverse spiegazioni.
1) Matteo si riferisce ai profeti in generale e a una o più profezie non riportate nella Bibbia.
Troviamo un modo simile di dire in Esdra 9:10-12, dove viene riportato le parole dei profeti in generale.
Altre volte accade nella Bibbia che vengono citate delle profezie che non sono riportate nell’Antico Testamento (per esempio Atti 20:35; Giuda 14-15).

La seconda spiegazione è:
2) Matteo fa un gioco di parole.
Matteo sta associando il nome della località di Nazaret (Nazaret) e la parola per un residente di Nazaret "Nazareno" (Nazōraios) con la parola ebraica per “ramo” (nēṣer) di Isaia 11:1 che dice: “Poi un ramo uscirà dal tronco d'Isai, e un rampollo spunterà dalle sue radici”.
(Per altri immagini simili vedi germoglio-ṣemaḥ in Isaia 4:2; Geremia 23:5; 33:15; Zaccaria 3:8; 6:12; pianticella - yôneqeth 53:2).
La difficoltà con questa interpretazione è che Matteo non parla di un profeta, ma di profeti, non ha in mente una citazione diretta, specifica.
Matteo qui non cita un passo specifico come fa altrove (per esempio Matteo 1:23; 2:5-6,15,18).

Oppure il gioco di parola è con la parola “nazireo” (nāzîr), una persona dedicata a Dio (Giudici 13:5, 7; 16:17).
La difficoltà con questa interpretazione è che Gesù non era un nazireo.

L’interpretazione più probabile è:
3) Matteo si riferisce, fa un sunto di un tema dell’attesa Messianica e non a un passo specifico, il tema è che il Messia sarà di umili condizioni e sarà disprezzato.

Dunque, Matteo riecheggia più volte il tenore generale dei profeti che il Messia sarebbe stato umile e disprezzato.
Matteo allude a diversi passi dell’Antico Testamento, infatti si sono diversi passi dell’Antico Testamento che parlano del Messia di umili condizioni e reietto (Salmo 22:6-8, 13; 69:8, 20-21; Isaia 11:1; 49:7; 53:2-3,8; Daniele 9:26).

Matteo riprenderà più volte il tema dell’umiltà di Gesù (Matteo 11:29; 12;19; 21:5; cfr. 2:6) e del disprezzo (Matteo 8:20; 11:16-19; 12:24; 15:7-8; 27:21-23,63; Luca 23:4; Giovanni 5:18; 6:66; 9:22, 29).

Ora tutto questo associato con l’identificazione di Nazaret, un umile e insignificante posto, disprezzato ci fanno capire che molto probabilmente Matteo stia pensando appunto a un tema generale dell’attesa messianica: il Messia è di umili condizioni e sarà disprezzato.
Nazareno indica allora un modo di dire che indica disprezzo e rifiuto.

Il riferimento di Matteo a Nazaret deve allora essere preso alla luce del suo precedente riferimento a Betlemme (Matteo 2:6) come un luogo la cui insignificanza politica viene messa in ombra dal suo significato teologico.

Questo Messia non è venuto con bande musicali di angeli o gloria, ma è nato in una relativa oscurità a Betlemme, e altrettanto è cresciuto in un posto insignificante come Nazaret per la mentalità dell’epoca.

Il Re eterno abbassò se stesso, si spogliò della sua gloria, soffrì il disprezzo e il rifiuto (Matteo 12:24; 27:21-23, 63) per salvare i peccatori (Marco 10:43-45; Filippesi 2:5-10).

CONCLUSIONE.
Noi vediamo alcuni aspetti importanti per la nostra vita cristiana.

Il primo aspetto è:
1) Conosciamo la volontà di Dio un passo alla volta.
L’angelo non disse subito a Giuseppe che doveva andare a Nazaret, gli è lo disse in un secondo tempo.
La vita cristiana è una vita di fede, pazienza, attesa e preghiera, non esistono scorciatoie, Dio ha i suoi tempi e i suoi progetti e non ci dice tutto e subito.

Vediamo anche:
2) Non viviamo dove ci pare, ma dove vuole Dio.
È vero che Giuseppe voleva andare a Betlemme e poi non è più andato per paura, ma ciò che noi vediamo è: Dio lo ha guidato in Galilea.
La decisione di Giuseppe di stabilirsi a Nazaret faceva parte del piano di Dio.
Dio è sovrano!
In Proverbi 16:9 è scritto: “Il cuore dell'uomo medita la sua via, ma il SIGNORE dirige i suoi passi”.

In Proverbi 19:21 è scritto:  “Ci sono molti disegni nel cuore dell'uomo, ma il piano del SIGNORE è quello che sussiste”.

Dio dirige i nostri passi secondo i Suoi progetti!

Vediamo ancora:
3) Dio è fedele alle profezie dell’Antico Testamento mostrando di essere fedele e Onnipotente.
Questo ci è di grande conforto!

4) Gesù s’identifica con gli oppressi.
Con la sua incarnazione Gesù si è identificato con il genere umano, è venuto a cercare e salvare i perduti e non si è vergognato d’identificarsi soprattutto con coloro che erano disprezzati dalla società, Gesù è vicino agli ultimi, agli emarginati, allo scarto della società come vediamo nei vangeli.
Quindi, come suoi discepoli non dobbiamo emarginare i poveri, gli oppressi, gli emarginati.

5) I suoi discepoli sono disprezzati.
Come è stato disprezzato Gesù, lo saranno anche chi gli appartiene, la chiesa (Atti 24:5).
La persecuzione fisica e morale è una cosa normale per il credente (Matteo 5:10-12).
Quando l’affronteremo, dobbiamo affrontarla con serenità e fede.