martedì 14 giugno 2016

La strage dei bambini in Betlemme (Matteo 2:16-18).

La strage dei bambini in Betlemme (Matteo 2:16-18).
Dopo un breve lasso di tempo passa, Erode si rende conto che i magi non torneranno a dirgli dove stava Gesù, e così egli utilizza le informazioni che ha ricevuto in precedenza dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dai Magi. 

Egli sa dai capi religiosi il luogo di nascita del Messia (2:5-6) e sa dai magi quando nacque Gesù (2:7); con queste informazioni farà uccidere tutti i figli maschi, da due in giù, nella zona di Betlemme.

Dio protegge Gesù dalla collera di Erode, ma non impedisce a Erode la strage di altri bambini.

In questi versetti vediamo la collera di Erode, la crudeltà di Erode, il compimento della profezia della strage dei bambini.


Iniziamo con:
I LA COLLERA DI ERODE (v.16).
Il v.16 ci dice: “Allora Erode, vedendosi beffato dai magi, si adirò moltissimo”.
“Allora” (tote-avverbio temporale) indica che Erode si aspettava che i magi passassero da lui, da Gerusalemme, entro due, o tre giorni (Gerusalemme è distante da Betlemme quasi dieci chilometri) per dirgli dove il bambino, Gesù, si trovava (v.8); ma per rivelazione divina, avvertiti in sogno, tornarono al loro paese per un’altra via (v.12). 

Dunque Erode, con tutta probabilità dopo un paio di giorni, concluse che non avrebbe mai più rivisto i Magi, si rese conto che le sue parole: “Andate e chiedete informazioni precise sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere” non è stato preso in considerazione.

Vediamo dunque:
A) La beffa dei magi.
Erode si vide beffato.
Passarono molte ore, ed Erode si rese conto, prese atto, sperimentò o percepì (vedendosi- idōn- aoristo attivo participio) che i magi lo beffarono.

“Beffato” (enepaichthē-aoristo passivo indicativo) è ingannato, schernito, deriso (cfr. Matteo 27:29,31,41), indica quindi irriverenza.

Attenzione non è che i magi ingannarono Erode, ma è per intervento divino che i magi non passarono per Erode, perché Erode voleva liberarsi di Gesù, lo voleva uccidere.

L’azione dei magi è stata percepita da Erode come un inganno e come derisione alla sua autorità e ai suoi piani!

Non dobbiamo criticare l'azione dei magi come scherno verso Erode, loro furono obbedienti alla volontà di Dio di non passare da Erode, ed è importante obbedire a Dio anziché agli uomini (Atti 4:19).

Erode voleva beffarsi di Dio, ma Dio ha beffato Erode!
Nel Salmo 2:2-4 è scritto: “ Perché questo tumulto fra le nazioni, e perché meditano i popoli cose vane? I re della terra si danno convegno e i prìncipi congiurano insieme contro il SIGNORE e contro il suo Unto, dicendo: ‘Spezziamo i loro legami, e liberiamoci dalle loro catene’.  Colui che siede nei cieli ne riderà; il Signore si farà beffe di loro”.

Non possiamo ingannare Dio, come voleva fare Erode con i magi quando mandandoli a Betlemme gli disse: “Andate e chiedete informazioni precise sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, affinché anch’io vada ad adorarlo” (Matteo 2:8).
Dio si fa beffe dei progetti contro di Lui!!

Quindi vediamo:
B) La follia di Erode.
Erode si arrabbiò, il testo dice: “Si adirò moltissimo” (ethumōthē lian).
Il senso è: la sua rabbia è stata furiosa, eccessiva.
La forma passiva “si adirò” (ethumōthē- aoristo passivo indicativo) indica che Erode aveva perso il controllo della sua passione e ora è stato completamente controllato da esso.

Erode si arrabbiò perché il suo piano di sbarazzarsi di Gesù fallì!

Quando non amiamo e temiamo Gesù, quando non abbiamo fede in Lui, se lo vediamo come un ostacolo, un’interferenza alle nostre ambizioni, desideri, progetti, e lo cerchiamo di eliminare dai nostri pensieri, dal nostro cuore, questa è pura follia!
Come ci fa capire il Salmo 2, non possiamo liberarci dalla Signoria di Dio!
Siamo chiamati a essere sottomessi a Dio!
Giacomo 4:7 ci esorta dicendo: “Sottomettevi dunque a Dio, ma resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi”.

Nel corso di una riunione della Fellowship of Christian Athletes, Bobby Richardson, ex New York Yankee seconda base, fece una preghiera breve, ma intensa: "Caro Dio, la tua volontà, niente di più, niente di meno, nient’altro. Amen".
È pura follia cercare di liberarsi dalla sovranità di Dio, pertanto sottomettiti a Lui, non ci guadagni nulla nel cercare di liberarti da Lui!

II LA CRUDELTÀ DI ERODE (v.16)
Leggiamo ancora nel v.16: “Allora Erode, vedendosi beffato dai magi, si adirò moltissimo, e mandò a uccidere tutti i maschi che erano in Betlemme e in tutto il suo territorio dall'età di due anni in giù, secondo il tempo del quale si era esattamente informato dai magi”.  

Erode si comporta in sintonia con la sua personalità omicida e paranoica. 
Come ho detto in precedenti predicazioni, la crudeltà di Erode è ben documentata, le sue vittime erano gruppi di presunti, o veri cospiratori e le loro famiglie, rivali al trono, anche familiari.

Erode fece uccidere una delle mogli e dei figli, e nell'ora della sua morte organizzò la morte degli uomini notabili facendoli prima rinchiudere a Gerico e poi ordinò di ucciderli giorno della sua morte perché sapeva che pochi avrebbero pianto per lui! 
In questo modo ci sarebbe stato un lutto al momento della sua morte, anche se non per lui.  
Comunque sembra che le esecuzioni non furono effettuate quando morì.

Erode era un uomo spietato, crudele, sanguinario, un pazzo omicida non c’è da meravigliarsi se mandò a uccidere dei bambini!

Non avendo l'autocontrollo, non è più in grado di controllare la sua ira, in uno scoppio di violenza ordina che i neonati maschi di Betlemme e dintorni fossero uccisi!

“Mandò” (aposteilas-aoristo attivo participio) a “uccidere” (aneilen- aoristo attivo indicativo) indica che nonostante l’atto di uccidere è stato eseguito da qualcun altro, la responsabilità è stata di Erode, lui è stato il mandante.


In questo testo è scritto che Erode fa uccidere dei bambini, vediamo dunque:
A) La particolarità dei morti.
Nella particolarità troviamo:
(1) La generalità.
Nel v.16 è scritto: “E mandò a uccidere tutti i maschi”
Erode aveva paura di perdere il trono a causa di questo bambino (Gesù), del re dei Giudei che gli avevano parlato i magi.

Erode temeva che questo re neonato avrebbe un giorno preso il suo trono. 
Egli ha completamente frainteso il motivo della venuta di Cristo. 
Gesù non voleva il trono di Erode; voleva essere re della vita di Erode, ma Erode aveva paura.

Oggi le persone hanno spesso paura che Cristo voglia portare via da loro ciò che hanno, quando, in realtà, vuole dare loro la vera libertà, pace e gioia. 
Non temere Cristo, permettigli di regnare sul trono della tua vita.

Nella particolarità dei morti vediamo:
(2) L’età.
Nel v.16 è scritto: “Dall'età di due anni in giù, secondo il tempo del quale si era esattamente informato dai magi”

Molti studiosi, in base ai numeri degli abitanti, pensano siano stati una ventina, o massimo una trentina, e non centinaia, o migliaia, questo ovviamente non rende il crimine di Erode meno terribile, è sempre un gesto atroce.

La sua decisione per quanto riguarda l'età è collegata con il tempo della comparsa della stella di due anni prima, come informato dai magi (v.7); Erode calcolò che questo re (Gesù) non poteva avere più di due anni.

"Due anni" non era l'età di Cristo, ma Erode nella sua brutalità spietata, voleva essere sicuro di coprire un arco di età ampio così di essere abbastanza sicuro di uccidere Gesù. 
Il limite di età di due anni a scendere era perché Erode voleva essere più che sicuro di non sbagliare, di eliminare un potenziale re, voleva assicurarsi che lo avrebbe eliminato.
Erode ha ucciso tutti quei bambini nel tentativo ossessivo di uccidere Gesù, sperava così di uccidere il Re dei Giudei.

Questo passo ci fa capire dove può arrivare la malvagità di un uomo! 
Ci fa capire dove può arrivare l’uomo quando non è pervaso dalla presenza e dell’amore di Dio.

Matteo riportando questa strage vuole evidenziare la crudeltà di Erode.

B) Il posto dei morti.
Nel v.16 leggiamo: “E mandò a uccidere tutti i maschi che erano in Betlemme e in tutto il suo territorio”.
Non conoscendo la posizione esatta, Erode ha deciso di far uccidere tutti i bambini di due anni in giù, in tutta la regione di Betlemme.

Non ci volle molto per effettuare l’ordine barbaro di Erode, Betlemme dista una decina di chilometri da Gerusalemme.
I magi forse hanno lasciato Betlemme la sera stessa dopo il loro sogno (vv. 9,12); e subito dopo partirono Giuseppe, Maria e Gesù (vv. 13-15).
Tutto questo, compreso la strage dei bambini a Betlemme e dintorni accadde probabilmente entro un paio di giorni, o poco di più.

Betlemme era un piccolo posto e potrebbe aver avuto non più di una ventina di ragazzi di età inferiore ai due anni. 

Infine vediamo:
III IL COMPIMENTO DELLA PROFEZIA (vv.17-18).
Noi nei vv.17-18 leggiamo: “Allora si adempì quello che era stato detto per bocca del profeta Geremia: ‘Un grido si è udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e rifiuta di essere consolata, perché non sono più’”.

A) La sicurezza della profezia.
Nel v.17 è scritto: “Allora si adempì quello che era stato detto per bocca del profeta Geremia…”.
“Allora” (tote-avverbio temporale) indica il collegamento profetico con la profezia di Geremia 31:15 dove troviamo scritto: “Così parla il SIGNORE: ‘Si è udita una voce a Rama, un lamento, un pianto amaro; Rachele piange i suoi figli; lei rifiuta di essere consolata dei suoi figli, perché non sono più’”. 

“Si adempì” (eplērōthē- aoristo passivo indicativo) è compimento, realizzare. 

Quindi noi vediamo che la Parola di Dio non fallisce, ciò che Dio predice avviene, non sbaglia nelle sue previsioni, il Suo piano non fallirà (Isaia 46:10; Isaia 55:10-11).

A quale profezia si riferisce Matteo, vediamo:
B) Lo sfondo della profezia.
In Geremia 31:15 leggiamo: “Si è udita una voce a Rama, un lamento, un pianto amaro; Rachele piange i suoi figli; lei rifiuta di essere consolata dei suoi figli, perché non sono più”. 

Matteo scrive: “Un grido si è udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e rifiuta di essere consolata, perché non sono più” (Matteo 2:18).

Studiosi sono divisi sul contesto della profezia, cioè non è chiaro se Geremia 31:15 si riferisce alla deportazione delle tribù del nord dall'Assiria nel 722-721 a.C. (2 Re 17; 18:9-12) o della deportazione di Giuda e di Beniamino nel 587-586 a.C., o se si riferisce a entrambi, è molto più probabile che si riferisca alla distruzione di Gerusalemme e alla deportazione di Giuda e di Beniamino nel 587-586 a.C. a Babilonia (2 Re 24:18-20; 25; 2 Cronache 36:11-21; Lamentazioni 1-5), dove ci staranno settant’anni (Geremia 29:4-14).

Troviamo ancora:
C) La sofferenza della profezia.
In Geremia 31:15 abbiamo letto: “Si è udita una voce a Rama, un lamento, un pianto amaro; Rachele piange i suoi figli; lei rifiuta di essere consolata dei suoi figli, perché non sono più”. 

Matteo dice: “Un grido si è udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e rifiuta di essere consolata, perché non sono più”.

L’enfasi di Matteo è sottolineare il forte dolore delle madri per la perdita dei loro figli da parte dell’edomita Erode come lo è stata Rachele da parte dei babilonesi.

Quindi vediamo che Rachele fa cordoglio, piange amaramente per il forte dolore per i suoi figli perché non sono più e rifiuta di essere consolata.

Rama si trovava a nord di Gerusalemme, nella terra di Beniamino, ed è il posto dove gli esiliati furono radunati per iniziare la marcia verso Babilonia (cfr. Geremia 40:1)

Rachele, che era una delle mogli di Giacobbe, l’altra è la sorella Lea, da dove sono nati alcuni patriarchi del popolo d’Israele (Genesi 35:21-26), qui è il simbolo, o personifica la madre della nazione d’Israele, degli ebrei, anche se Lea ha dato alla luce più figli di Rachele. 

Rachele piange i suoi figli perché non sono più, questo può essere interpretato in due modi: o perché sono stati uccisi dai nemici, o perché conquistati e deportati non sono più una nazione.
Certamente il loro dolore era così grande che non potevano essere consolati. 

Come abbiamo già accennato, la profezia parla di conquista e deportazione, quindi guerra, morte, ed esilio.

Matteo, quindi ha confrontato e collegato il dolore delle madri al momento dell'esilio con il dolore delle madri dei bambini massacrati da Erode.
Ma vediamo anche:
D) La speranza della profezia.
Diversi studiosi vedono in questa citazione una speranza e un restauro per Israele, questo perché in Geremia i versetti che seguono questa citazione, Rachele viene rassicurata che i suoi figli perduti, cioè i giudei in esilio in Babilonia, ritorneranno dal paese nemico, quindi il Signore per bocca del profeta dice: “C’è speranza per il tuo avvenire” (Geremia 31:16-17; cfr. Geremia 31:2, 31-34).
In tutto il capitolo 31 di Geremia ci sono parole confortanti da parte del Signore: troviamo la dichiarazione che sarà il Dio di tutte le famiglie d’Israele, saranno il Suo popolo (v.1); il popolo scampato dalla spada sperimenterà il Suo favore (v.2); il popolo è è amato di un amore eterno (v.3); Israele sarà ricostruita (v.4); sarà benedetta con i frutti e sarà nella gioia (vv.4,5,7,12-13); ritorneranno nel loro paese (vv.8,17).
Troviamo scritto, dopo che Rachele piange i suoi figli, di non piangere più di guardare al futuro, c’è speranza per il suo avvenire (v.16-17).
Nei vv.31-34 il Signore attraverso l’inchiostro di Geremia parla del Nuovo Patto, della Nuova Alleanza in riferimento a Gesù Cristo.

Invece di guardare indietro nel dolore, i sopravvissuti sono chiamati a guardare avanti con speranza.

R. T. France a riguardo scrive:“ Forse Matteo vuole che vediamo anche nel cordoglio di Betlemme un dolore temporaneo, dal quale Dio trarrà gioia e liberazione tramite il Messia di Betlemme, che ritorna da un paese straniero; non vi è una corrispondenza precisa, ma il rapporto da prendere in considerazione sta nella percezione che Dio opera dal disastro la benedizione, dalla morte la vita”.

Quindi il dolore, il lutto è il preludio, l’introduzione alla benedizione!
Le lacrime associate all’esilio finiranno!
Proprio come la liberazione dall'esilio, così Dio ora porta la liberazione messianica definitiva.
Come Israele il bambino, Gesù, tornerà dall’esilio d’Egitto e porterà una nuova speranza, la nuova alleanza come è scritto nel contesto di Geremia 31 (Geremia 31:31-34).
La benedizione che avrebbe portato il Messia, benedizione di una salvezza eterna (per esempio Geremia 31:31-34; Matteo 1:21; Giovanni 3:16; Ebrei 8:8-12).

Le lacrime iniziate nel giorno di Geremia hanno raggiunto il punto culminante e si sono concluse con le lacrime delle madri di Betlemme. 
L'erede al trono di Davide è venuto, l'esilio è finito, il vero Figlio di Dio è arrivato, ed egli presenterà la nuova alleanza definitiva (Matteo 26:27-28) promessa da Geremia (Geremia 31:31-34).
G. Campbell Morgan diceva: “  È una storia terribile e impressionante, quella del suo (di Geremia) profetizzare, sofferenza, e lacrime. Ma in Geremia, come in ogni altra profezia, c'era un barlume di gloria di speranza. Quanto grande erano questi profeti ebrei-così nuvolosi, così ruvidi, così tempestosi; ma di ogni nube tempestosa c'è un arcobaleno, e la promessa di liberazione”.

Il liberatore messianico promesso è arrivato per inaugurare la nuova alleanza promessa da Geremia (Geremia 31:31-35).

CONCLUSIONE. 
In questi versetti ancora una volta vediamo:
1) L’adempimento della profezia.
Dio attraverso la profezia rivela la sua volontà all’umanità. 
Indubbiamente l’adempimento delle profezie ha diversi significati: per esempio dimostra l’unicità di Dio, solo Dio annuncia la fine sin dal principio (Isaia 44:7; 46:9-10).
Quindi affidabile degno di essere creduto e a cui affidare le nostre vite, ma anche da temere.

2) I pensieri di Dio sono diversi dai nostri.
C’è da chiedersi perché Dio, il Signore della storia, non ha fatto nulla per impedire questa strage
Rispondere a questa domanda non è facile.

Riguardo il governo di Dio e la sofferenza nel mondo possiamo provare a dire che:
a) Dio è il nostro Signore Creatore e fa quello che vuole e non deve dare conto alla Sua creatura, a nessuno (Apocalisse 4:11; Romani 9:14-21).

b) Dio è una realtà diversa dalla nostra.
Isaia 55:8-9 dice: “’Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie’, dice il SIGNORE. ‘Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri’”.

Edward J. Young scriveva: ”Ciò implica che quanto i cieli sovrastano la terra così da non poter essere misurati dall’uomo, tanto le vie e i pensieri di Dio sovrastano quelli dell’uomo al punto di non poter essere afferrati nella loro pienezza. In altri termini, le vie e i pensieri di Dio risultano incomprensibili all’uomo”.

c) Dio è sempre giusto in quello che fa, non sbaglia mai (Deuteronomio 32:4).
C’è sempre un motivo dietro il governo di Dio.
Dio usa il male per trarne il bene.
Questo è confermato dal fatto che Dio ha convertito il peccato dei fratelli di Giuseppe in bene, cioè nel salvare il popolo di Israele dalla carestia (Genesi 50:18-21).

Dio ha usato il peccato di omicidio dei capi religiosi e di Pilato, questi hanno inchiodato Gesù per salvare gli eletti (Atti 2:23; 4:27-28).

Ci sono diversi passi che parlano che Dio prova i suoi servi per farli crescere, o per disciplinarli (Romani 8:28; Giacomo 1:3-4; 1 Pietro 1:7; Ebrei 12:7-11).

La sofferenza, può essere uno strumento per sperimentare la potenza di Dio come nel caso del cieco nato oppure della morte e della risurrezione di Lazzaro (Giovanni 9:3; 11:40,45).

Lo scopo di Dio è rivelare la Sua maestà, i suoi gloriosi attributi al fine di glorificare se stesso.
Senza il male noi non potevamo conoscere la Sua santità, giustizia, ira e grazia.
Quindi tramite la sofferenza, o il male, noi possiamo conoscere la natura di Dio, il male ci porta a considerare la Sua gloria e quindi in questo modo noi possiamo glorificarlo. 

d) Dobbiamo sapere che in alcuni casi il male si verifica come un giudizio di Dio, la manifestazione della sua ira.
(Giudizio Deuteronomio 7:10; Giobbe 38:1,12-15; Salmo 1:4-6; 11:6; 34:16,21; 89:30-32; 94:23; 119:118-119; Isaia 1:28; 9:13-19; Geremia 23:19; 48:11-12; Ezechiele 11:21; 22:31; Sofonia 3:1-2,7; Malachia 4:1, 3; Matteo 23:33; Giovanni 3:18-20; Atti 3:22-23; Romani 1:18; 1 Pietro 4:17-18).

L’ira di Dio è menzionata tantissime volte nella Scritture (per esempio Salmo 2:5,12; 76:6-7; Isaia 9:18; Giovanni 3:36; Romani 1:18).
L’ira di Dio è la manifestazione della santità dell’odio di Dio nei confronti del peccato e della Sua giustizia che punisce il peccato.

Dobbiamo ricordare che Dio c’istruisce tramite la sofferenza. 
La sofferenza è un richiamo di Dio per gli uomini, è istruttiva. 
C.S.Lewis scriveva: “Dio sussurra nei nostri piaceri, parla nelle nostre coscienze, ma grida nelle nostre sofferenze; il dolore è il Suo megafono per svegliare un mondo sordo”.
Possiamo fare due esempi: tramite la sofferenza Dio ha fatto capire a Israele che dipendeva da lui (Deuteronomioo 8:2-3); tramite la sofferenza Dio fa capire la sua volontà (Salmo 119:71; Isaia 26:9; Michea 6:9).        

In secondo luogo questi versetti ci fanno capire che:
3) L’uomo si vuole liberare di Dio.
Gesù il Messia è venuto nel mondo per salvarlo, ma fin dall'inizio la sua vita è stata minacciata e così lo saranno coloro che gli appartengono: i cristiani sono stati, sono e saranno perseguitati (Matteo 5:10-12; Atti 14:19-22; Filippesi 1:29-30; 2 Timoteo 3:12; 1 Pietro 4:3-4:14), la persecuzione rientra nella normalità del cristianesimo (Giovanni 15:18-20).

Come Erode, l’uomo non vuole avere un Dio a cui dare conto, a cui obbedire, non è disposto a morire a se stesso per fare spazio alla Signoria di Dio nella sua vita, vuole essere il re di se stesso e liberarsi pertanto di Dio come suo Re!

4) Dio protegge i suoi secondo la sua volontà.
Non ha protetto quei bambini, ma ha protetto Gesù perché aveva un piano per Lui e attraverso di Lui.

Il piano di Dio non può essere impedito, frustrato (Giobbe 42:2; Isaia 14:27; Geremia 32:27). 
Quando il bambino Gesù è minacciato dall’intento omicida di Erode, Dio interviene e manda gli angeli ad avvertire in sogno Giuseppe per fuggire in Egitto e poi per tornare (Matteo 2:13,19). 

Anche se non usa i sogni per avvertirci, lo può fare in tanti altri modi: attraverso un passo della Bibbia (Salmo 119:105); attraverso le circostanze (cfr. Galati 1:13); la preghiera (Atti 10:9-33; Colossesi 1:9-10; Giacomo 1:5), eccetera.

Infine: 
5) Siamo chiamati a guardare al futuro.
Nel dolore dobbiamo guardare al futuro con speranza come i sopravvissuti israeliti a cui si riferiva Geremia riguardo il Nuovo Patto di Gesù (Geremia 31:15-17,31-34)

Come credenti, noi dobbiamo guardare al ritorno di Gesù che ci porterà con Lui (Giovanni 14:1-3), alla nostra patria nei cieli, con un corpo nuovo (Filippesi 3:20-21), nella beatitudine eterna (Giovanni 3:16; Apocalisse 21:4)