sabato 5 marzo 2016

La visita dei magi (Matteo 2:3-8). (2). La reazione di Erode.

La visita dei magi (Matteo 2:3-8). (2).
La reazione di Erode.
Gli spagnoli stavano assediando la cittadina di San Quintino, sulle frontiere della Francia. I suoi bastioni erano in rovina; febbre e carestie decimavano i suoi difensori; tradimento esisteva tra la sua popolazione terrorizzata. Un giorno gli spagnoli spararono sopra le mura di cinta una pioggia di frecce, a cui furono allegate piccoli foglietti di pergamena, promettendo agli abitanti che se si fossero arresi, le loro vite e le loro proprietà sarebbero state risparmiate.
Il governatore della città era il grande capo degli Ugonotti, Gaspard de Coligni; la sua unica risposta fu scritta su un pezzo di pergamena, la legò a un giavellotto, la scritta era: “Reghem habemus”, cioè  "Abbiamo un re!" , e lo scagliò nel campo del nemico.

Cosa possiamo dire noi cristiani? Chi è il nostro Re a cui vogliamo rimanere fedeli?
È Gesù Cristo!


Matteo ha scritto il suo Vangelo per dimostrare che Gesù è il Messia tanto atteso dai giudei, quindi questo passo è stato scritto per provare che Gesù è il vero Re dei Giudei.
I magi non erano giudei, ma sono venuti in Giudea perché hanno saputo della Sua nascita e sono venuti per adorarlo.

I magi attirarono una grande attenzione sia perché chiedevano in giro per la città dove il re dei Giudei era nato e sia per il motivo per cui sono andati in Giudea, cioè per adorarlo; a questo si aggiunge anche che il loro arrivo molto probabilmente è stato con una grande carovana.

Noi in questi versetti notiamo:
I LA PREOCCUPAZIONE DI ERODE (vv.3-6).
Nel v.3 leggiamo: “Udito questo, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui”.
Erode fu turbato a causa di quello che ascoltò dai magi (vv.1-2).
La risposta di Erode era l'opposto di quello dei magi considerando che questi erano contenti nel sentire della nascita di Gesù.

“Turbato” (etarachthē) indica disturbato, sconvolto, confuso, agitato, perplesso, spaventato, inqueto.
Indica uno stress emotivo acuto, un grande disagio mentale, essere in difficoltà.
La stessa parola greca è usata in Giovanni per indicare l’acqua agitata, mossa quando parla della vasca di Betesda (Giovanni 5:4,7; cfr. Ezechiele 32:2,13).

Questo verbo esprime disagio misto a paura come anche fu per Zaccaria quando gli apparve l’angelo (Luca 1:12), o quando i discepoli si turbarono e dalla paura gridarono quando videro Gesù camminare sull’acqua pensando che fosse un fantasma (Matteo 14:26).

C'è un contrasto tra Gesù come "re dei Giudei" del v. 2 e il re Erode qui del v.3, questa tensione domina questo passaggio.

Erode è l’usurpatore, figlio di Antipatro, un idumeo e non un giudeo della genealogia di Davide, pertanto non aveva alcun diritto di essere re e di conseguenza è turbato alla notizia dei magi, quindi del vero re, del Messia.
A proposito R.T. France scrive: “La preoccupazione di Erode è comprensibile; in quanto edomita e fatto salire al trono dai romani, egli era esposto al rischio di dover sottostare alle rivendicazioni di un re della vera dinastia”.

Erode, dunque sa che non è il legittimo erede al regno davidico; egli ha usurpato il trono allineando se stesso con Roma.

Perché anche "tutta Gerusalemme" con Erode fu turbata?
Alcuni studiosi pensano che la maggior parte delle persone era dispiaciuta di vedere Erode sostituito.

Per altri studiosi "tutta Gerusalemme" si riferisce alla classe dirigente di Gerusalemme che controllava la politica, l'economia e le attività religiose del resto della nazione, molti dei quali erano stati stabiliti personalmente da Erode e quindi lo sostenevano, erano allineati con la sua politica.

Ci si aspetterebbe che la leadership religiosa celebrassero la nascita del loro re, ma il Suo arrivo rappresenta una minaccia per il potere religioso e politico corrotto di Israele.

Nel Vangelo vediamo l’opposizione che sarà fatta a Gesù da parte dei capi fino alla Sua crocifissione (cfr. Matteo 15: 1; 16:21; 20:17-18; 21:1,10; 23:37), quindi alcuni studiosi vedono questa reazione come un segnale, come un preannuncio.

Altri studiosi pensano che la gente di Gerusalemme fu turbata dalle parole dei magi perché erano riluttanti a vedere la venuta del Messia (cfr. Matteo 21:10; 23:37-39; 27:25).


Un’altra interpretazione è perché la gente di Gerusalemme sapeva bene che la domanda dei magi poteva provocare la crudeltà del malato Erode, la cui paranoia lo aveva portato a imprigionare i suoi familiari e a uccidere la sua moglie preferita Marianna e due dei suoi figli Alessandro e Aristobulo.
Chiunque minacciava la sua posizione, il suo potere, o anche se vi fosse solo un sospetto che gli avrebbero fatto del male, era in grave pericolo.
La popolazione di Gerusalemme temeva la reazione e le atrocità di Erode, quindi spargimento di sangue e terribili sofferenze.
Un Erode arrabbiato e minacciato era un pericolo per tutti intorno a lui, infatti così sarà quando farà uccidere tutti i maschi da due anni in giù a Betlemme (Matteo 2:16-18).

Nella preoccupazione di Erode troviamo:
A) La riunione (v.4).
Nel v. 4 leggiamo: “Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informò da loro dove il Cristo doveva nascere”.
I capi sacerdoti e gli scribi del popolo, insieme agli anziani (cfr. Matteo 16:21; 21:23; 26:3,47,57,59) costituivano il Sinedrio, l'autorità ebraica centrale, una sorta di senato e tribunale, o suprema corte (per esempio Matteo 5:22; 10:17; 26:59; Giovanni 11:47).

Erode si sentì minacciato e convocò appositamente una riunione di tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, molto probabilmente quelli che vivevano a Gerusalemme e dintorni.

“I capi dei sacerdoti” (archiereis) si riferisce alla gerarchia, al presente sommo sacerdote impiegato nel culto del tempio e le relative attività e a qualsiasi altro che in precedenza avevano occupato questo posto.

I sommi sacerdoti erano nominati e rimossi secondo il capriccio dei vari governanti, di conseguenza, vi erano spesso in vita diversi sommi sacerdoti che vivevano contemporaneamente, e, anche se quelli che erano stati rimossi dalla carica perdevano la loro alta funzione sacerdotale, di solito mantenevano il titolo, avendo ancora un notevole prestigio, influenza e potere, un esempio sono Anna e Caiafa.

Caiafa era Sommo sacerdote durante il ministero pubblico di Gesù (18 d.C.-36 d.C.), ma Anna che lo era prima di lui (7 d.C.-15 d.C.) aveva ancora una certa influenza e potere anche dopo la sua rimozione dal procuratore romano della Giudea Valerio Grato (vedi Luca 3:2; Giovanni 11:49-51; 18:13; Atti 4:4-7).

“Capi dei sacerdoti” era usato anche per un certo numero di funzionari che coprivano ruoli importanti come il capitano del tempio che garantiva l’ordine e quindi poteva arrestare, coloro che avevano incarichi degli affari finanziari, e così via.

Gli “scribi” (grammateis) erano esperti dell’Antico Testamento nella sua tradizione orale, nel copiare i testi, nell’interpretarli, nell’insegnarli e quindi nell’applicarli, ma erano anche avvocati, poiché la legge civile era basata sull’Antico Testamento, erano dottori della legge (cfr. Matteo 22:35).
Avevano un notevole prestigio tra gli ebrei, e sono stati riconosciuti come gli studiosi chiave dell'ebraismo religioso.
Erano conservatori, avevano una visione letterale della Scrittura, erano generalmente legalistici e rigorosi per quanto riguarda la legge cerimoniale e legale.

La stragrande maggioranza degli scribi erano farisei; mentre i sacerdoti erano per lo più i Sadducei, anche se è noto che alcuni sacerdoti erano scribi.

I due gruppi a malapena andavano d'accordo, ma Erode li consulta entrambi, questo perché vuole fare una ricerca approfondita e voleva accertarsi con sicurezza riguardo al Messia, egli non si accontentava di chiedere a un solo gruppo.

Questa menzione dei sommi sacerdoti e gli esperti legali al momento della nascita di Gesù anticipa il loro coinvolgimento attivo nella Sua morte (Matteo 16:21; 20:18; 21:15; 26:57); Erode morirà presto (Matteo 2:19), ma i leader religiosi continueranno a opporsi a Gesù fino a farlo crocifiggere (Matteo 27).

Dopo la riunione c’è:
B) L’informazione (v.4).
Nel v.4 è scritto: “Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informò da loro dove il Cristo doveva nascere”.

Nel primo secolo molti ebrei accettavano l'astrologia, e così anche Erode.
Erode crede ai magi e consulta gli esperti religiosi ebraici per il luogo di nascita di Cristo, cioè il Messia.

Erode chiese informazioni a chi avrebbe dovuto sapere riguardo il luogo della nascita del Messia.
Erode vuole comprensibilmente avere la risposta più autorevole e sicura possibile.

“S’informò” (epunthaneto-imperfetto medio o passivo indicativo) suggerisce che il re chiese più volte sia ai capi dei sacerdoti e sia agli scribi del popolo, oppure che ha cominciato a chiedere.
Questo indica chiaramente che Erode pensava a se stesso come re dei Giudei e a Gesù come un potenziale rivale e non era al corrente delle Sacre Scritture ebraiche.

Ecco che troviamo:
C) La preparazione (vv.5-6).
Nei vv. 5-6 leggiamo: “Essi gli dissero: ‘In Betlemme di Giudea; poiché così è stato scritto per mezzo del profeta: -E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei affatto la minima fra le città principali di Giuda; perché da te uscirà un principe, che pascerà il mio popolo Israele’-“. (cfr. Giovanni 7:40-44).

I sacerdoti e gli scribi erano preparati, conoscevano bene le Sacre Scritture, infatti risposero in Betlemme di Giudea com’è sta scritto dal profeta.

I leader giudei hanno risposto alla domanda di Erode facendo riferimento a ciò che sta scritto.
Questo verbo (è stato scritto- gegraptai- perfetto passivo indicativo) suggerisce la forza autorevole e regolativa del documento, e “per mezzo del profeta” implica che il profeta non è la fonte ultima di ciò che è scritto, il profeta è uno strumento di Dio; Dio è l'autore della Scrittura (cfr. 2 Timoteo 3:16; 2 Pietro 1:20-21).

Anche se sapevano dove il Messia sarebbe nato, i capi religiosi non hanno creduto, o non hanno mostrato particolare interesse per le parole e la convinzione dei magi.

Per quanto ne sappiamo, i sadducei – vale a dire i capi sacerdoti- non avevano alcun interesse per la questione di quando il Messia sarebbe venuto; invece i farisei- cioè gli scribi- prevedevano che il Messia doveva venire più tardi.
Mentre un altro gruppo, gli esseni, che non sono stati consultati da Erode, prevedevano l’imminente arrivo del Messia.

Ora ci sono alcune difficoltà con questa citazione perché differisce con la citazione di Michea, infatti in Michea 5:1 è scritto: “Ma da te, o Betlemme, Efrata, piccola per essere tra le migliaia di Giuda, da te uscirà colui che sarà dominatore in Israele. Le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni”.

Tra i due testi ci sono delle differenze: Michea dice Efrata che è sempre comunque il nome per indicare Betlemme, (in origine poteva essere un insediamento separato da Betlemme e poi successivamente incorporato a Betlemme), anche se poi aggiunge “piccola tra le migliaia di Giuda”, mentre Matteo dice “non sei affatto la minima fra le città di Giuda.
Michea dice “da te uscirà colui che sarà dominatore in Israele”, mentre Matteo dice “perché da te uscirà un principe, che pascerà il mio popolo Israele”.

Anche se il succo dei due passaggi non cambia, il significato essenziale non è alterato, perché Matteo non ha scritto in modo letterale?

Forse Matteo sta usando una traduzione diversa, o è più probabile che Matteo rispetto al testo di Michea stia citando liberamente il testo e dice in modo affermativo: “ E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei affatto la minima fra le città principali di Giuda”, per renderlo più esplicito e per applicarlo a Gesù.
Matteo fa una parafrasi, cioè espone il testo con parole proprie, facendo dei chiarimenti e dando spiegazioni.

Inoltre, nel testo di Matteo, quando dice: “Che pascerà il mio popolo Israele” è un’allusione al tema del pastore, le parole sono tratte da 2 Samuele 5:2 dove Davide è descritto come pastore del popolo d’Israele.
In questo modo Matteo chiarisce la posizione di Gesù come figlio di Davide, nato della città di Davide per governare il popolo d’Israele.

Matteo ha parafrasato le parole di Michea per indicare che in Gesù Cristo trovano il loro adempimento, e quindi per indicare le origini davidiche di Gesù, Lui è il Messia.

Nella persona di Gesù noi vediamo nel Vangelo che è un pastore (Matteo 9:35-36; Giovanni 10: 1-18).

Matteo ci mostra che Colui che regna come Re, governerà come un pastore, non è un re tiranno e crudele come Erode, infatti pastore indica cura, protezione, guida, sollecitudine, amore (cfr. Isaia 40:11; Geremia 23:1-3; Ezechiele 34:1-10; Matteo 18:12-13; Marco 6:35; Luca 15:3-7; Giovanni 10:11, 14, 27-29; Ebrei 13:20; 1 Pietro 2:25; 5: 4; Apocalisse 7:17).

Questo è di grande conforto per noi che facciamo parte del gregge di Gesù Cristo!
Lui ha dato la sua vita per noi (Giovanni 10:11), è risorto e ci guida, ci protegge e si prende cura di noi!

La tua vita, se sei una pecora del gregge di Gesù, è nelle Sue mani! E tu conosci la Sua voce e lo segui! (Giovanni 10:4-5).

Un fratello ha smentito l'idea che le pecore conoscono solo il pastore con il suo vestito. Un uomo andò in Palestina e ha chiesto a un pastore di fargli mettere i suoi vestiti. Poi cominciò a chiamare le pecore, ma nessuna di esse è andata, nemmeno un agnello perché hanno riconosciuto che quella non era la voce del loro vero pastore!

Le pecore seguono solo la voce del pastore!
Così se tu sei una pecora del Signore seguirai solo seguirai!

Infine, l’aggiunta di “perché” indica che per Matteo Betlemme non è una città insignificante come poteva essere ai tempi di Michea, ma è importante perché qui è nato Gesù!
Matteo interpreta il testo per sottolineare che il villaggio insignificante di Betlemme è diventato veramente grande perché il Messia è nato qui.

II IL PROGETTO DI ERODE (vv.7-8).
Nei vv.7-8 è scritto: “ Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, s'informò esattamente da loro del tempo in cui la stella era apparsa; e, mandandoli a Betlemme, disse loro: ‘Andate e chiedete informazioni precise sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, affinché anch'io vada ad adorarlo’”.

In primo luogo vediamo:
A) La furbizia di Erode.
Erode era un uomo furbo e falso, lo storico giudeo Giuseppe Flavio lo descrive come un uomo capace, furbo e crudele.
Il chiamarli di nascosto e l’informarsi esattamente (ēkribōsen) dell’apparizione della stella, e quindi anche che dice ai magi di andare e di chiedere informazioni precise, conferma la sua furbizia.

L'interesse di Erode di chiedere il tempo della prima apparizione della stella è perché presumeva che il bambino fosse nato nel momento in cui è apparsa e quindi indicava l’età di Gesù.
La risposta alla sua domanda diventa così nel v. 16 la base per uccidere i bambini di Betlemme da due anni in giù.

In secondo luogo vediamo:
B) La falsità di Erode.
Non era vero che Erode era interessato a Gesù per adorarlo, ma per ucciderlo perché Gesù era un suo antagonista, vedeva il suo trono in pericolo, infatti Erode farà uccidere i bambini maschi di due anni in giù per liberarsi di Gesù (Matteo 2:16-18).
Un uomo che era capace di uccidere i suoi familiari, la moglie Marianna e i figli Alessandro e Aristobulo a causa di una minaccia percepita non avrebbe esitato a uccidere Gesù!

Sicuro del suo successo, Erode mandò i magi senza scorta, per questo motivo alcuni pensano che Erode non era così furbo.
Una risposta a questi potrebbe essere perché non voleva destare sospetti, o perché l'inganno dipendeva nel vincere la fiducia dei magi, e probabilmente senza intervento di Dio, che li avvertì in sogno, dopo che videro Gesù, sarebbero ritornati da Erode per dirgli dove stava Gesù.
Non c’era alcun motivo per pensare che i magi non sarebbero ritornati a riferire a Erode le informazioni riguardo a Gesù.
Erode ha cercato di usare i magi secondo i suoi piani, tuttavia, la sua intenzione malefica è stata neutralizzata da un intervento di Dio.

Nel Salmo 33:10-11 è scritto: “ Il SIGNORE rende vano il volere delle nazioni, egli annulla i disegni dei popoli. La volontà del SIGNORE sussiste per sempre, i disegni del suo cuore durano d'età in età”.

Non c’è niente che non ci possa accadere che Dio non lo voglia!
Non siamo nelle mani degli uomini, o delle circostanze, ma del Dio Sovrano!

CONCLUSIONE.
Ci sono diversi temi importanti in questo testo.

Primo:
1) Dio guida la storia.
La profezia di Michea è una delle 330 dell’Antico Testamento che riguardano Gesù.
Non vi è alcuna ragionevole possibilità che questa profezia, e tante altre si siano avverate accidentalmente, per caso nella vita di Gesù.
Questo fatto di per sé è la prova schiacciante del controllo sovrano di Dio della storia e della affidabilità assoluta della Sua Parola.

La nascita di Gesù è il momento centrale della storia umana, della storia della salvezza.

La profezia di Michea rispetto alla nascita di Gesù risale a circa settecento anni prima!
Dio ha adempiuto la profezia di Michea e questo dimostra che Dio ha preparato la storia per questo evento in un lontano passato e lo ha adempiuto senza ostacoli nel momento che Lui ha reputato giusto (Cfr. Galati 4:4-6).
Dio controlla la sua creazione e utilizza le nazioni a compiere la sua volontà, non permette che il suo piano sia impedito.
Dio è il Sovrano incontrastato! (Giobbe 42:2; Salmo 115:3; Isaia 46:10; Daniele 4:35).

Abbi fede e riposa su questo!

In secondo luogo in questi versetti c’è:
2) Un contrasto.
Matteo 2:1-12 nel suo complesso contrasta la regalità illegittima di Erode e quella legittima di Gesù.
Da una parte vediamo il regno umano voluto da Roma fondato sull’inganno, sulla crudeltà e l’altro fondato sulla verità, compassione e la cura del Re Pastore, il regno divino.

Il regno umano cercherà sempre di ostacolare il regno di Dio, di anteporre il proprio regno, o regni a quello di Dio, c’è una guerra spirituale come vediamo più volte nella Bibbia (cfr. Romani 8:5-8; Efesini 2:1-3; Colossesi 1:21)
L’amore che il Sommo Pastore Gesù ha per noi genera il nostro amore per Lui ci fa capire Paolo in 2 Corinzi 5:14-15.
Un uomo stava passeggiando per il suo campo una mattina d'inverno, si è imbattuto in un agnello che sembrava essere morto, lo ha preso in braccio, ma era vivo, la madre crudele lo aveva abbandonato e stava per morire di fame.
L'ha avvolto con la sua giacca e lo ha portato a casa sua; lo ha riscaldato e nutrito con latte caldo, salvando l’agnello.
L’agnello all’inizio aveva paura di quell’uomo, ma poi in seguito lo ha amato, lo seguiva ovunque l’uomo andasse, belando dietro a lui ogni volta che lo vedeva, ed era sempre felice quando girava intorno all’uomo, ma soprattutto era contento quando lo prendeva in braccio.

Gesù è il Re Pastore delle nostre anime e ci prende in braccio, si prende cura di noi e ci conduce! (Isaia 40:11)
Che conforto e che gioia avere questa certezza!

In terzo luogo in questo passo, in relazione a Gesù Cristo, troviamo:
3) Tre atteggiamenti diversi.
(a) Ci sono coloro che sono ostili a Gesù Cristo come Erode.
La reazione di Erode verso Gesù Cristo è di odio e ostilità.
Erode temeva che questo bambino stava andando a interferire con la sua vita, il suo posto, il suo potere e la sua influenza, e quindi il suo primo istinto fu quello di ucciderlo.

Oggi molte persone sono ostili a Gesù Cristo perché lo vedono come quello che interferisce con la loro vita.
Vogliono fare ciò che vogliono, e loro sono a conoscenza che Cristo non permetterà loro di fare ciò che vogliono; e così lo levano davanti i loro occhi come se lo avessero ucciso.
Le persone il cui unico desiderio è quello di fare ciò che vogliono è come se uccidessero Gesù Cristo.

I cristiani sono uomini e donne che agiscono non come loro vogliono, ma hanno consacrato la loro vita a Gesù Cristo per fare ciò che Lui vuole.

Il secondo atteggiamento è:
(2) Ci sono coloro che sono indifferenti a Gesù Cristo.
I capi religiosi e gli scribi del popolo sono stati indifferenti a Gesù Cristo!
Non si sono preoccupati di andare a fare delle ricerche, o di andare a vedere se quello che dicevano i magi fosse vero, erano presi dalle loro convinzioni, o dispute teologiche, o rituali, o affari e non di Gesù Cristo!

Così anche oggi ci sono persone che interessati alle loro cose sono indifferenti a Gesù Cristo!

Infine troviamo un terzo atteggiamento, quello dei magi:
(3) Il desiderio di prostrarsi ai piedi di Gesù e di adorarlo.

Tu, quale dei tre atteggiamenti hai? Sei ostile a Gesù, oppure indifferente, o sei un Suo adoratore?