mercoledì 3 febbraio 2016

La pace con gli altri (Galati 5:22).

La pace con gli altri (Galati 5:22).
Chi è in pace con Dio, ha la pace di Dio ed è in pace con gli altri!

Paolo precedentemente aveva esortato i Galati a servirsi gli uni gli altri per mezzo dell’amore e li aveva messo in guardia a non mordersi e divorarsi gli uni gli altri, e quindi a guardarsi di non essere consumati gli uni dagli altri (Galati 5:13-15).

Paolo continua nella sua lista degli atti di natura peccaminosa, che precede la sua lista del frutto dello Spirito, quelle azioni che sono totalmente contrarie alla pace come: inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sette, invidie (Galati 5:19-21).

La pace è un frutto dello Spirito Santo, ma è anche una virtù che dobbiamo:

I PERSEGUIRE.
In Romani 12:18 Paolo esorta: “Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini”.

Quindi è nostra:
A) Responsabilità perseguire la pace.
Noi viviamo in un mondo popolato dai peccatori, anche noi lo siamo, a volte sbagliamo noi, altre volte sbagliano gli altri, ma noi siamo responsabili a ricercare la pace con gli altri!

Il cristiano si sforza di allontanare ciò che disunisce, deve cercare di vivere in pace con tutti gli uomini, deve avere sempre questa predisposizione per quanto dipende da lui, deve fare tutto il possibile per quanto è in suo potere per stabilire e mantenere la pace. 

Questo significa che il cristiano è responsabile delle proprie azioni e non certamente di quelle degli altri, la pace dipende anche dall’atteggiamento e dalle reazioni degli altri, ma noi dobbiamo fare anche in modo di non mettere gli altri nella condizione di litigare con noi!

Quindi un cristiano deve ricercare la pace (per quanto dipende da voi), tuttavia, Paolo riconosce che questa non è sempre possibile in ogni situazione. 

La Bibbia ci esorta a essere determinati a perseguire la pace, quindi vediamo la:
B) Risolutezza nel perseguire la pace.
In Ebrei 12:14 è scritto: “Impegnatevi a cercare la pace con tutti e la santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore”. 

“Impegnatevi” (diōkete- presente attivo imperativo) significa aspirare a qualcosa, seguire in modo zelante; fare ogni sforzo.
L’immagine nel greco è quella del cacciatore che cerca continuamente, segue con impegno, cerca di prendere la preda (l’obiettivo), il cacciatore non è superficiale non si dà pace fino a quando trova la preda.

La ricerca della pace a volte non è facile per vari motivi, per esempio i cristiani del primo secolo erano perseguitati (per esempio 1 Pietro 3:8-12), ma dobbiamo fare del nostro meglio per raggiungere l’obiettivo quotidiano della pace e della santificazione, noi abbiamo questa responsabilità e dobbiamo aspirare a questo con determinazione, con risolutezza.

Il Salmo 34:14 dice: “ Allontànati dal male e fa' il bene; cerca la pace e adoperati per essa”.

“Cerca” (bāqaš) è la ricerca di qualcosa di perduto o che manca, perciò è cercare di trovare, è questo va fatto con impegno!

“Adoperati” (rāḏap̱) significa perseguire, correre dietro. 
Pensate che questa parola viene usata per inseguire i nemici in senso ostile (Genesi 14:14-15; Esodo 14:4,8,9,23; 15:9), o per perseguitare (Deuteronomio 30:7). 
La guerra non viene fatta con tutto se stessi per non capitolare, per non perdere! 
Come un popolo insegue un altro popolo nemico con il massimo impegno per prenderlo e vincerlo nel senso negativo, così noi siamo chiamati nel cercare di perseguire, raggiungere la pace. 

La pace è una virtù che dobbiamo:
II PERSEGUIRE CON GLI ALTRI CRISTIANI. 
La pace di Cristo deve regnare nella chiesa locale. 

L'ammiraglio inglese Nelson, dopo una delle sue grandi vittorie, mandò un dispaccio in cui disse la motivazione: ”Ho avuto la fortuna di comandare un gruppo di fratelli”.

Non c’è vittoria senza unità!
Una delle caratteristiche importanti che deve avere la chiesa è la concordia, la pace.
Quando il conflitto entra in una comunità cristiana, la speranza di avere frutto finisce (Giacomo 3:18).

In Giacomo 3:18 leggiamo: “Il frutto della giustizia si semina nella pace per coloro che si adoperano per la pace”.

Il frutto della giustizia è una promessa per coloro che si adoperano per la pace! 
Ci sono grandi benedizioni per chi si adopera per la pace, il frutto della giustizia è per loro!

Gli adoperatori di pace sono coloro che in tutta la loro vita, nel loro servizio e nelle loro relazioni operano per la pace, si impegnano per la pace. 
Lo stesso Giacomo ha operato per la pace quando in Atti 15 gli anziani con gli apostoli discutevano riguardo la conversione dei pagani e si rischiava che la chiesa si spaccasse con una chiesa di origine giudaica e l’altra di origine pagana. 
Giacomo intervenne in favore dei cristiani di origine pagana e propose di scrivere a loro una lettera che si dicesse come dovevano comportarsi (astenersi dalle cose contaminate nei sacrifici agli idoli, dalla fornicazione, dagli animali soffocati, e dal sangue) così poi fecero mandando Paolo Barnaba, Barsabba e Sila.

Che cos’è la giustizia?
“Giustizia” (dikaiosunēs) si riferisce alla condotta che Dio approva in accordo con la Sua volontà (Giacomo 1:20; Matteo 5:6,10,20).

“Giustizia” si riferisce, perciò, alla giustizia pratica, che ubbidisce alla legge di Dio, che fa ciò che Dio richiede, ciò che è giusto, che è in armonia con la legge di Dio. 
Il vivere in conformità con la volontà di Dio pertanto è una condizione gradita a Dio, o approvata da Dio. 

Quindi quando c’è la pace ci sarà il frutto di un comportamento che Dio approva secondo la sua legge, i suoi standard. 
In questo senso ci sarà una chiesa che cresce nel carattere spirituale, una chiesa matura nell’accogliere le persone con tutte le problematiche che possono avere, una chiesa che serve il Signore impegnandosi attivamente per il progresso del regno dei cieli, quindi una chiesa ubbidiente, una chiesa sana! 

Riepilogando, la condizione per il frutto di giustizia è la pace; il frutto di giustizia si semina nella pace. 
Quando c’è armonia, la pace tra credenti lì ci sarà la giustizia! 

Quindi se vogliamo avere una chiesa in buona salute spirituale, in crescita siamo chiamati ad adoperarci per la pace! 

In Colossesi 3:15 è scritto: "E la pace di Cristo, alla quale siete stati chiamati per essere un solo corpo, regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti". 

Il problema dei conflitti sociali e quindi anche nella chiesa nasce molte volte dall’orgoglio, dall’invidia, o dall’ambizione personale di primeggiare, questa è la sapienza che viene dal basso: terrena, animale, diabolica, invece la sapienza che viene dall’alto è pura pacifica, ecc. (Giacomo3:14-18; 4:1). 

La pace di Cristo, quella pace che è presente in noi deve regnare nei nostri cuori perché se regna nei nostri cuori saremo in pace con gli altri, con i quali siamo stati chiamati a essere un solo corpo! 

Il verbo “regni” (brabeuetō-presente attivo imperativo) era una parola che veniva adoperata per descrivere l’attività dell’arbitro durante le gare, quindi colui che decideva sull’esito della competizione.
Così la pace deve fare da arbitro, deve controllare, dirigere le nostre relazioni. 

Perciò quando si presenta una possibilità di “guerra” con qualcuno, la pace che controllerà il nostro cuore, ci farà evitare una bella litigata. 
Questo non significa che dobbiamo far finta di niente, siamo chiamati a essere onesti e parlare dei problemi con uno spirito di mansuetudine e amore, pacifico! 

Siamo chiamati a sforzarci nel mantenere l’unità dello Spirito con il vincolo della pace.
In Efesini 4:3 è scritto: “Io dunque, il prigioniero del Signore, vi esorto a comportarvi in modo degno della vocazione che vi è stata rivolta, con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore, sforzandovi di conservare l'unità dello Spirito con il vincolo della pace”. (Romani 14:19).
Anche se questa unità è già data, deve comunque essere preservata e protetta dai cristiani.

Paolo qui dice di comportarsi da credenti: umiltà, mansuetudine, pazienza, amore e poi dice si sforzarci di conservare l’unità con il vincolo della pace. 
L’orgoglio e l’egoismo sono distruttivi nei rapporti interpersonali, così anche come la collera (Giacomo 4:1-3; Proverbi 15:18). 

“Sforzandoci” (spoudazontes-presente attivo participio) è fare del proprio meglio, essere ansiosi, o diligenti; fare qualcosa con uno sforzo intenso e motivato; indica che è una cosa difficile.
Suggerisce che la conservazione dell'unità deve essere una questione di grande importanza e urgenza, indica farne una priorità!
Quest’esortazione rende anche evidente che l'unità dello Spirito è una realtà che deve essere dimostrata visibilmente.

Siamo chiamati a essere risoluti, determinati, quindi a darci anima e corpo per mantenere unita la chiesa, infatti implica i concetti di zelo, sforzo e cura attenta (cfr. 2 Tessalonicesi 2:17; 2 Timoteo 2:15; 2 Pietro 1:10,15; 3:14). 

In che modo? Con il vincolo della pace. 
“Vincolo” (súndesmos) è il legame, la parola indica i legamenti del corpo (Colossesi 2:19), o anche il mettere insieme il materiale per una costruzione di una casa (1 Re 6:10).
I mezzi per mantenere e dimostrare l'unità dello Spirito è attraverso la pace.

Come possiamo essere motivati e perseguire la pace?
A) Dobbiamo ricordare che siamo membri dello stesso corpo. 
In Romani 12:4-5: “Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non hanno una medesima funzione, così noi, che siamo molti, siamo un solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo membra l'uno dell'altro”.

Come potrà essere unito un corpo se c’è discordia tra i suoi membri??!!
Noi siamo membri dello stesso corpo in Cristo, noi apparteniamo gli uni agli altri. Quella persona con cui si ha difficoltà a mantenere la pace appartiene a te, e tu appartieni a lui!

Paolo in 1 Corinzi 12:12 dice: “Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo”. 

Più avanti, nello stesso capitolo al v.25, parlando dell’importanza di ogni membro dice l'obiettivo:“ Perché non ci fosse divisione nel corpo, ma le membra avessero la medesima cura le une per le altre”.

Quindi parla della solidarietà al v.26: “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui”.

Non è possibile quindi che parti diverse dello stesso corpo potrebbero essere in guerra tra di loro!
Ricordiamo, dunque, questo: siamo membri dello stesso corpo abbiamo bisogno l’uno dell’altro, di una cura reciproca, se litighiamo è come se togliessimo una parte di noi stessi, è tutto il corpo ne risentirebbe!

B) Dobbiamo ricordare che la chiesa è il corpo di Cristo, di cui siamo membri. 
La chiesa è il corpo di Cristo, ed è uno solo! (Efesini 4:4,15-16).

Quindi se c’è discordia tra credenti, se facciamo male a un membro di chiesa facciamo male a Gesù, infatti quando Gesù apparve al persecutore della chiesa Saulo, cioè Paolo gli disse: “’Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?’ Egli domandò: ‘ Chi sei, Signore?’ E il Signore: ‘Io sono Gesù, che tu perseguiti…’” (Atti 9:4-5).

C) Dobbiamo ricordare che la causa della discordia si trova spesso tutto o in parte in noi. 
È necessario con l’aiuto dello Spirito Santo, alla luce della verità di Dio rivelata nella Bibbia, riconoscere umilmente e onestamente per la gloria di Dio e il bene della chiesa quali sono i nostri errori, le nostre responsabilità, le nostre colpe nel conflitto.

Perseguire la pace non significa fuggire dalle cause della discordia, ma affrontarle!

Per perseguire la pace, dobbiamo essere pronti a riconoscere qualsiasi atteggiamento, azione e parola sbagliata.

I conflitti che ostacolano la nostra pace con gli altri dovranno essere coraggiosamente affrontati e trattati con calma e dolcezza. 

Infine: 
D) Dobbiamo prendere l'iniziativa per riportare la pace. 
Gesù ha insegnato che non fa alcuna differenza se hai torto, o se hai subito un torto. 
Gesù non è interessato, come così spesso siamo, se siamo nel giusto o meno. 
Dobbiamo cercare di fare la pace.

(1) Gesù esorta l’offensore a ricercare la pace con chi lo ha offeso.
In Matteo 5:23-24 Gesù dice: “ Se dunque tu stai per offrire la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia là la tua offerta davanti all'altare, e va' prima a riconciliarti con tuo fratello; poi vieni a offrire la tua offerta”.
Questo passo ci dice quanto sia importante la pace per Dio, a tal punto che se una persona sta per offrire un sacrificio e si ricorda che un fratello ha qualcosa contro di lui, deve lasciare l’offerta che sta per offrire e andare a riconciliarsi con il fratello e poi offrire il sacrificio.

La riconciliazione è la responsabilità di chi ha fatto del male a qualcun altro.
È inutile l’adorazione a Dio se non c’è una vita pura (per esempio Isaia 1:10-17; Geremia 7:8-11; Amos 5:21-24; ecc.).
Sapendo che Dio giudica chi offende il fratello (Matteo 5:21-22), il colpevole deve prendere l'iniziativa di riconciliarsi con chi ha offeso. 

(2) Gesù esorta il fratello offeso a ricercare la pace con l’ offensore.
In Matteo 18:15 Gesù comanda il fratello offeso a fare il primo passo per rendere la pace e convincerlo della sua colpa.
Nel contesto di Matteo 18:5, parla del perdono, quindi siamo chiamati a perdonare chi ci ha fatto del male, quindi a riconciliarci (Matteo 18:21-35).

A ogni modo, dobbiamo sempre sforzarci verso la pace secondo la volontà di Dio!
Il conflitto irrisolto tra credenti è peccato e deve essere trattato come tale; altrimenti, si diffonderà in tutto il corpo come il cancro fino a che non richiede un intervento chirurgico spirituale radicale. 

La pace è una virtù che dobbiamo:
III PERSEGUIRE CON I NON CRISTIANI.
Come dovremmo gestire il conflitto con i non credenti?

Prima di tutto: 
A) Dobbiamo ricordare che non possiamo violare la verità del Vangelo e la devozione a Cristo per far pace con coloro che resistono alla verità. 

Non possiamo compromettere, o sacrificare la verità del Vangelo, o la fedeltà a Gesù Cristo (cfr. Matteo 10:34-36; Luca 12:51-53) pur di mantenere la pace con le persone che sono in conflitto con noi a causa di un peccato.

Noi dobbiamo ricercare la pace seguendo sempre i principi cristiani, dobbiamo sempre comportarci come figli di luce, cioè secondo bontà, giustizia e verità esaminando che cosa sia gradito al Signore (Efesini 5:7-11).

Abbiamo letto in Ebrei 12:14 che dobbiamo impegnarci a cercare la pace con tutti e la santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore.
La pace va insieme alla santificazione! 
La santificazione non deve essere sacrificata per la pace!!

Il conflitto con il mondo è inevitabile, ma come cristiani dobbiamo rimanere sempre radicati nella verità di Dio e testimoniare con un comportamento coerente, santo!

I cristiani non devono compromettersi moralmente per il bene della pace, né sacrificare la verità per la pace!
La pace non deve essere sacrificata quando essa richiede compromesso con il peccato e la menzogna!!

B) Dobbiamo ricordare che se abbiamo offeso un non credente, è nostra responsabilità di adottare misure per ristabilire la pace. 
Forse questo è più difficile da fare che con un altro credente, ma come abbiamo letto in Romani 12:18 se è possibile, per quanto dipende da noi, dobbiamo vivere in pace con tutti gli uomini!

Quindi dobbiamo cercare di non offendere e se lo facciamo dobbiamo ingoiare il nostro orgoglio e umiliarci davanti chi abbiamo offeso!

C) Dobbiamo perdonare.
Nel 1987 una bomba dell'IRA colpì in una città a ovest di Belfast. Dodici persone morirono; sessantatré rimasero ferite. Gordon Wilson, un commerciante di stoffe e metodista devoto, fu sepolto, a causa della bomba, con la sua figlia ventenne sotto un cumulo di cemento e mattoni. "Papà, ti voglio bene tanto," sono state le ultime parole di Marie, afferrando la mano di suo padre sotto le macerie.
Dal suo letto d'ospedale, Wilson disse: "Ho perso mia figlia, ma io non porto nessun rancore. Parole rancorose non portano indietro Marie. Pregherò ogni notte che Dio li perdoni ".
Una volta recuperato, Wilson fece una campagna per la riconciliazione. Wilson scrisse un libro su sua figlia e parlò contro la violenza, e sempre ripeteva: "L'amore è la linea di fondo".
S’incontrò personalmente con l'IRA e li perdonò, e ha chiesto loro di deporre le armi. “Avete perso i vostri cari, proprio come me", disse loro. "Sicuramente, abbastanza sangue è stato versato".
Quando morì, nel 1995, tutta Irlanda e la Gran Bretagna onorò questo cittadino ordinario per il suo perdono non comune.

Se un non credente, come anche un credente ci ha offeso, non dobbiamo vendicarci! Dobbiamo perdonare!

In Romani 12:17-21 a riguardo è scritto: “ Non rendete a nessuno male per male. Impegnatevi a fare il bene davanti a tutti gli uomini. Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini.  Non fate le vostre vendette, miei cari, ma cedete il posto all'ira di Dio; poiché sta scritto: ‘A me la vendetta; io darò la retribuzione’, dice il Signore.  Anzi, ‘se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere; poiché, facendo così, tu radunerai dei carboni accesi sul suo capo’.  Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene”.

Paolo è categorico: non dobbiamo vendicarci perché il giudizio appartiene al Signore.
Dobbiamo liberarci dall’ amarezza e trovare la forza di perdonare coloro che ci hanno fatto del male. 

Solo Dio, il giusto e onnisciente giudice, ha il diritto di vendicare torti, e solo lui può farlo perfettamente.
John MacArthur scrive: “Se ci è stato fatto un torto, per quanto possa essere grave e cattivo, non abbiamo né l’autorità e né il diritto di ricambiare noi stessi il maltrattamento per l’offesa che ci è stata fatta. Dobbiamo lasciare questo all’ira di Dio”.

Al posto di vendicarci siamo chiamati a fare del bene a chi ci ha fatto del male! Piuttosto che male per male, dobbiamo mostrare amore per i nemici concretamente attraverso atti di gentilezza.
Il motivo è: poiché facendo così raduneremo carbono accesi sulla sua testa.
I carboni accesi sulla testa, indica un senso di vergogna e contrizione infuocata. Era un’usanza egiziana, quando una persona voleva mostrare in pubblico la sua contrizione, portava in testa un contenitore di carboni ardenti per rappresentare la sofferenza acuta della sua vergogna e della sua colpa.
Quindi il senso è: facendo del bene al nostro nemico, gli infliggiamo un tale senso di vergogna che lo porterà a un vero ripensamento, oppure il senso di vergogna rimarrà se non vuole riconciliarsi.   

In conclusione Paolo afferma di non lasciarci vincere dal male, ma di vincere il male con il bene, questo significa di non lasciarci sopraffare dal male che ci hanno fatto e dalle nostre reazioni malvagie e reagiremo con atti di amore, con opere di carità.

CONCLUSIONE.
In Proverbi 6:19 è scritto che Dio odia chi semina discordie! Quindi dobbiamo cercare di perseguire la pace con tutti per quanto dipende da noi!

Il motto del volo dell'Apollo 11 era: "Veniamo in pace per tutta l'umanità". Questa frase era sulla targa che è stata depositata sulla faccia della luna. L'atterraggio era sul Mare della Tranquillità. Armstrong e Aldrin hanno trovato una scena tranquilla e pacifica sulla luna. Non c'era mai stato nessun essere umano lì a disturbare la quiete.

Noi come cristiani dobbiamo avere il motto dell’Apollo 11 : “Veniamo in pace”.
Dobbiamo sempre ricercare la pace, adoperarci per la pace, con l’aiuto dello Spirito Santo, sia con gli altri cristiani e sia con coloro che non lo sono!