giovedì 1 ottobre 2015

La gloria di Dio rivelata ai pastori (Luca 2:8-20).

LA GLORIA DÌ DIO RIVELATA AI PASTORI (LUCA 2:8-20).
Nel mondo antico, se qualcuno avesse chiesto se ci fosse una persona più importante di Cesare, l'imperatore e sovrano del vasto impero romano, la risposta sarebbe stata sicuramente: “No!”. 
Eppure, benché Gesù nacque  in un villaggio rurale della Giudea, in un posto così umile, quel Gesù che ha diviso la storia, certamente era più importante di Cesare!

Le circostanze della nascita di Gesù sono così umili che sono difficili d’apprezzare, infatti, le figure regali nascono con una grande cerimonia e celebrazione, nei grandi palazzi, ma non quella di Gesù. 


In primo luogo vediamo:
I L’APPARIZIONE DELLA GLORIA DÌ DIO AI PASTORI (vv.8-9).
Da qualche parte nei campi vicino a Betlemme (in quella stessa regione-chōra ), dove molti secoli prima, Davide pascolava e proteggeva le pecore (1 Samuele  17:34-35), dei pastori,   mentre stavano facendo la guardia alle greggi nei campi, per proteggerli dai ladri e dagli   animali, durante la notte, furono testimoni di qualcosa che non avevano mai visto prima! Furono testimoni dell’apparizione della gloria di Dio!!

A) Il motivo della loro scelta è un grande incoraggiamento per noi.
Perché furono scelti da Dio?

Perché erano un’immagine negativa e rappresentano gli oppressi, gli emarginati, i peccatori, i disprezzati.
Un rabbino del terzo secolo, commentando il Salmo 23 disse: "Non c'è occupazione più disprezzata nel mondo di quella dei pastori".

Per quali motivi i pastori erano disprezzati dalla società?
Perché non osservavano la legge cerimoniale; perché avevano la cattiva abitudine di fare confusione tra il mio e tuo nell’andare attorno al paese; perché alcuni erano ladri; perché utilizzavano la terra di cui non avevano alcun diritto; perché erano ritenuti inaffidabili e perché a loro non era permesso di rendere testimonianza nelle aule dei tribunali. 

Così il primo annuncio del Vangelo è per loro perché la loro categoria era disprezzata, o tenuta in scarsa considerazione, per questo motivo Dio si è rivelato a loro.   

Due considerazioni di grande incoraggiamento per noi, la prima è: 
1) Il lavoro non impedisce a un uomo di ricevere una comunione speciale con Dio. 
Mosè pascolava le pecore, Gedeone trebbiava, ed Eliseo stava arando quando Dio si rivelò a loro! 
Dio si può manifestare in qualsiasi momento nella tua vita e rivelarti meravigliose verità! 

La seconda considerazione è: 
2) Dio si manifesta e opera attraverso la storia e usa persone anonime e disprezzate, come i pastori che svolgono attività normali, per compiere il Suo piano di salvezza. 
È significativo che a persone di una categoria disprezzata, o umile, Dio annuncia loro per primi la nascita di Gesù Cristo! 

Dio non ha mandato una delegazione angelica ai Cesari, al re Erode, o ad altri uomini di potere nel mondo a informarli della nascita di Cristo e nemmeno alla gerarchia religiosa in Israele, come il sommo sacerdote, ai farisei, agli scribi, o agli anziani, ma a dei semplici uomini. 
Dio si rivela a persone non secondo standard umani! 

In 1 Corinzi 1:26-29 leggiamo: “Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione; non ci sono tra di voi molti sapienti secondo la carne, né molti potenti, né molti nobili; ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono,  perché nessuno si vanti di fronte a Dio”. 

La buona notizia di Gesù è: Egli viene a tutti i tipi di persone! Chiunque tu sia, qualsiasi cosa tu faccia, puoi avere Gesù nella tua vita. 
Non pensate che abbiate bisogno di qualifiche straordinarie, Gesù ti accetta così come sei. 

B) Il modo come avvenne l’apparizione della gloria di Dio.
(1) Un angelo del Signore si presentò ai pastori (v.9).
Una parola di testimonianza viene dal cielo, da un angelo del Signore. 

Gli “angeli” (ággelos) erano messaggeri di Dio, mandati a proclamare, o ad annunciare un messaggio da parte di Dio. 

L’angelo si presentò a loro.
“Presentò” (ephístēmi) è un termine che indica in piedi, o vicino a qualcuno. 
È spesso usato per descrivere apparizioni angeliche, o soprannaturali (Luca 24:4; Atti 12:7; 23:11). 
Il suo arrivo molto probabilmente è stato improvviso (Luca 21:34; 1 Tessalonicesi 5:3; 2 Timoteo 4:2, 6).
Vediamo:
(2) La gloria del Signore intorno ai pastori (v.9).
Con il messaggero arrivò la presenza luminosa della gloria del Signore che circonda i pastori. 

“Gloria” (doxa) si riferisce alla presenza maestosa e luminosa di Dio come a volte era apparso sotto l’Antico Patto (Esodo 16:10; Salmi 63:2; Isaia 40:5; Ezechiele 1). 

La gloria del Signore risplendette ( perilámpō. Cfr. Atti 26:13) indica essere illuminati, quindi una luce brillante! 
Una luce brillante, sovrannaturale nel bel mezzo della serata è sicuramente uno spettacolo impressionante per chiunque, non solo per quei pastori!  

Infatti, leggiamo:
(3) La paura dei pastori (v.9).
a) Le causa della paura.

In primo luogo la paura è per l’angelo.
La paura che l'angelo avrebbe causato tra i pastori non è sorprendente, perché la convinzione di molte persone, in particolare per gli ebrei, era che vedere il soprannaturale significava morire. 

Giacobbe ebbe paura quando lottò con l’angelo a Peniel (Genesi 32:30),  Gedeone con l’Angelo del Signore (Giudici 6:22-23). 

Questa paura è la paura (phobeomai) che ebbero anche Zaccaria quando apparve anche a lui un angelo del Signore (Luca 1:12-13); e a Maria (Luca 1:30); ai tre discepoli alla trasfigurazione di Gesù (Luca 9:34).
Così, per i pastori avere paura a causa di un angelo non è sorprendente qui! 

In secondo luogo la paura per la gloria del Signore. 
Non solo i pastori ebbero paura per l’angelo, ma ancora di più per l'improvvisa apparizione della gloria di Dio. 
Come fu per Isaia che disse: “Guai a me, sono perduto! Perché sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure, e i miei occhi hanno visto il Re, il Signore dei signori ” (Isaia 6:5).

Vediamo: 
c) La caratteristica della paura. 
È scritto che: “Furono presi da gran timore” (v.9).
Il senso sarebbe tremare di grande paura (phobeomai  phóbos mégas). 

Dalla parola “gran” (mégas) deriva la parola “mega”, perciò qualcosa di molto grande! 
Invece, da “timore” (phóbos) viene la parola “fobia”. 

Tutto questo dimostra la paura tremenda di quei pastori. 
Non erano solo spaventati un po’, ma erano tremendamente spaventati, tremavano dalla paura! Erano terrorizzati! Terribilmente spaventati! 
L'incontro con il divino è inizialmente sorprendente e inquietante. 

II L’ANNUNCIO DEGLI ANGELI (vv.10-12). 
L'annuncio da parte di un angelo, senza nome è il terzo annuncio, che noi vediamo in Luca. Lo vediamo con Zaccaria (Luca 1:8-22); con Maria madre di Gesù (Luca 1:26-38). 

Il primo incontro con Dio e con il suo messaggero spaventa chi lo sperimenta, ma la grazia di Dio è tale che questa paura viene rapidamente eliminata! 
Dio vuole interagire con la sua creazione. 

Noi in questo annuncio vediamo la rassicurazione e la motivazione della rassicurazione.
Quindi in primo luogo vediamo:
A) La Rassicurazione. 
Il v.10 dice:  “L'angelo disse loro: ‘Non temete…’. 
"Non temete" è un imperativo, è un comando. 

Le persone nella Bibbia che erano di fronte a Dio, o ai suoi angeli, venivano rassicurati con un tono di comando, a non aver paura perché Dio li accettava e comunicava con loro. 

Come con Zaccaria e Maria, l’angelo ora incoraggia i pastori a non temere (Luca 1:13,30). Ma la stessa cosa è avvenuta Abraamo (Genesi 15:1); Mosè (Numeri 21:34, Deuteronomio 3:2); Giosuè (Giosuè 8:1); Geremia (Lamentazioni 3:57); Daniele (Daniele 10:12, 19); Pietro (Luca 5:10); Paolo (Atti 27:23-24); Giovanni (Apocalisse 1:17-18).

B) La Motivazione a non temere. 
Nel v.10 leggiamo:  “Non temete, perché io vi porto la buona notizia…”.
L’angelo disse ai pastori che porta una buona notizia (euangelizō- Matteo 11:5; Luca 1:19; 3:18; 4:18,43; 7:22; 8:1; 9:6; 16:16; 20:1). 

Noi troviamo:
(1) Lo Sviluppo della buona notizia.
Luca 2:10 dice: “Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà…”.

Questa notizia svilupperà, recherà, sarà motivo di una grande gioia per tutto (pás) il popolo (laós) d’Israele. 

Questa buona notizia avrebbe portato grande gioia, perché comprende tutto quello per cui gli ebrei speravano e attendevano, il Salvatore era venuto, è nato.            

Ma sappiamo anche, che la buona notizia avrebbe un giorno portato grande gioia agli uomini di ogni paese in tutto il mondo! 

Alcuni degli ebrei erano in attesa di un salvatore per liberarli dalla dominazione romana, altri speravano che il Cristo (Messia) li avrebbe liberati dai disturbi fisici. 

Lo scopo di Gesù non era solo fare delle guarigioni, ma stabilire un regno spirituale, liberando gli uomini dal peccato (Matteo 1:21).
La Sua opera sarà di un’ampia portata di quello che gli ebrei potevano immaginare! 
Cristo ha pagato a caro prezzo con la Sua vita per il peccato, per soddisfare la giustizia e la santità di Dio per la salvezza dei peccatori e aprire loro la strada per la pace con Dio (cfr. Giovanni 3:16; 1 Giovanni 2:1-2). 

Egli offre più di un temporaneo cambiamento politico, o fisico, ci offre un cuore nuovo che durerà per l'eternità. 
Che gioia nel sapere e nell’avere Gesù che ci salva dai nostri peccati!

In Cristo abbiamo motivo di gioire, l’angelo dice a motivo della nascita di Gesù,quindi vediamo: 
(2) La Sostanza della buona notizia.
Nel v.11 leggiamo: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore”. 

Le idee di annunciare una buona notizia e della presenza di un salvatore sono usate anche per descrivere l'imperatore Augusto in un’iscrizione della celebrazione del suo compleanno. 
Alcuni vedono qui una polemica contro l’imperatore romano, altri invece no, ma comunque sia è una dichiarazione della grandezza e dell’importanza di Gesù!            

Questa buona notizia riguarda la nascita di Gesù nella città di Davide ed è una buona notizia almeno per tre ragioni: Gesù è il Salvatore, Cristo e il Signore. 

La combinazione dei tre titoli presenti qui è unica, non appaiono insieme in qualsiasi altro testo del Nuovo Testamento.  

Vediamo il primo aspetto riguardo a Gesù:
a) Salvatore.
Il bambino Gesù è il Salvatore (sōté̄r). 
La parola "Salvatore" è usato per riferirsi a Gesù in questo passo, in Luca 1:69  e in Giovanni 4:42, dove i Samaritani credettero che è il Salvatore del mondo. 

Nell’Antico Testamento quando si parla del salvatore descrive delle persone come liberatori dai nemici, come i giudici (Giudici 3:9, 15; 12:3; Neemia 9:27; Isaia 19:20) o il re Iocaz (2 Re 13:5). 

Ma il suo riferimento primario però è per Dio, che libera da vari tipi di pericolo: dai nemici che cercano di distruggere e anche dalle malattie mortali (Deuteronomio 20:4; Giosuè 22:22; Salmi 24:5; Isaia 25:9). 

Nella cultura greca, il salvatore era la divinità o uomini che hanno salvato gli altri esseri umani dai pericoli, per esempio, i medici, i governanti e i filosofi erano chiamati salvatori. Fra i romani, Giulio Cesare era chiamato un "salvatore". 

Quindi il significato fondamentale della parola era facilmente comprensibile per gli ebrei e per i pagani. 

Gesù viene chiamato Salvatore come il Padre (Luca 1:47), quindi è significativo che Gesù è descritto con un titolo che viene spesso applicato a Dio. 

Ma il punto importante qui è la funzione di Gesù come liberatore, Gesù ci salva dai peccati (Matteo 1:21) e dall’ira di Dio (Romani 5:8-11).

Vediamo il secondo aspetto riguardo a Gesù:
b) Cristo.                  
La parola "Cristo" in greco (Christos) letteralmente è "Unto", termine che corrisponde a una parola ebraica (māšaḥ) tradotta con "Messia" che ha lo stesso significato. 

Nell’Antico Testamento gli unti erano messi a parte per qualche scopo speciale. 
Mosè unse Aronne e i suoi figli, come i primi sacerdoti di Israele (Esodo 28:41), il profeta Samuele unse Saul e Davide come re di Israele  (1 Samuele 10:11; 16:3). 
Così anche i profeti erano unti (1 Re 19:16).      
        
Il titolo è stato applicato al Messia (2 Samuele 7:8-16), e gli ebrei erano in attesa di questo speciale liberatore, colui che sarebbe l'Unto di Dio, il Messia, il Cristo.  

L'uso di Cristo non è sorprendente, dal momento che gran parte del materiale dell'infanzia stabilisce Gesù come erede regale della discendenza di Davide come liberatore (Luca 1:27, 31-35, 68-72, 2:4,11) e quindi ha una connotazione messianica (Luca 1:31-35, 69).

Vediamo il terzo aspetto riguardo a Gesù:
c) Signore.
“Signore” (kúrios) riguardo a Gesù, fino a ora in questo vangelo, si è verificato solo in Luca 1:43, quando Elisabetta si rende conto che Gesù è una figura più significativa di Giovanni il Battista (cfr. Luca 20:41-44; Atti 2:33-36).

Il nome “Signore” fa riferimento alla sovranità assoluta e la relazione divina che Gesù possiede come colui che porta la salvezza.          
Riguardo a Gesù, Giovanni in Apocalisse 19:16 leggiamo: “E sulla veste e sulla coscia porta scritto questo nome: RE DEI RE E SIGNORE DEI SIGNORI”. 

“Signore” è usato anche per Dio in Luca (Luca 1:16, 46, 68, 76; 2:9), quindi la parola "Signore" si riferisce qui alla divinità di Gesù. 

Questo piccolo bambino appena nato era il "Signore", questo significava che Dio era venuto in forma umana. 

Colui che fu il creatore di tutte le galassie, che era Dio, umiliò se stesso per farsi uomo (Colossesi 1:16; Filippesi 2:5-8). 

Così l'angelo stava annunciando chiaramente l'identità di questo bambino, quello per il quale tutto Israele stava aspettando.    

(3) Il Segno della buona notizia. 
Nel v.12 è scritto: “E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia”. 

In questo versetto Luca presenta un segno della nascita Gesù.             
Il carattere inusuale del segno della nascita di Gesù è il bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia, questo confermerà che l'annuncio è veritiero. 
Non solo questo segno avrebbe aiutato i pastori a trovare il bambino giusto, ma avrebbe anche attestato la verità delle parole dell'angelo fino all'ultimo dettaglio, l’angelo è stato specifico! 

Anche se vi fossero stati altri i neonati a Betlemme avvolti in strisce di stoffa (fasce e non le ricche vesti dei ricchi e dei potenti) però ci sarebbe stato solo un bambino coricato in una mangiatoria! 

Ciò che dovrebbe stupirci è che dovevano cercare e trovare il Messia coricato in una mangiatoia in una stalla, o casa umile con gli animali invece che in un palazzo regale! 
        
III L’ADORAZIONE DEGLI ANGELI (vv.13-14).
L’adorazione degli angeli è un’:
A) Inconsueta scena.
Leggiamo: “E a un tratto vi fu con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio “ (v.13).
“A un tratto” indica qualcosa d’improvviso e inaspettato, implica qualcosa che non è consueto, perché è sovrannaturale, inusuale e rapido. 
Non è qualcosa che si vede tutti i giorni che Dio apre il cielo e un angelo insieme a una moltitudine celeste loda Dio. 

La moltitudine (plé̄thos) dell’esercito (stratiá) celeste (ouránios) è l’esercito che serve  Dio. 
“Celeste” (ouránios genitivo partitivo) indica un gruppo numeroso selezionato, cioè una parte degli angeli! 

L'esperienza dei pastori non era dissimile da quella di Eliseo e del suo servo quando furono circondati dall'esercito potente siriano. 
Il servo di Eliseo alla vista di questo esercito numeroso fu preso dalla paura, ma Eliseo pregò e chiese a Dio di aprire gli occhi del servo affinché vedesse che quelli che erano con loro erano più numerosi e potenti dei siriani, infatti il monte era pieno di cavalli e carri di fuoco! 
Dunque Dio li confortò, rivelando che sono stati circondati da un esercito ancora più grande, un esercito celeste (2 Re 6:16-17) e l'esercito celeste fu per loro e contro i siriani.  

Così anche Daniele ebbe una visione straordinaria, in Daniele 7:9-10 è scritto: “Io continuai a guardare e vidi collocare dei troni, e un vegliardo sedersi. La sua veste era bianca come la neve e i capelli del suo capo erano simili a lana pura; fiamme di fuoco erano il suo trono, che aveva ruote di fuoco ardente. Un fiume di fuoco scaturiva e scendeva dalla sua presenza; mille migliaia lo servivano, diecimila miriadi gli stavano davanti. Si tenne il giudizio e i libri furono aperti”. (vedi anche 1 Re 22:19).

Dopo che l'angelo dette la grande notizia dell'arrivo di Gesù sulla terra, l’esercito celeste improvvisamente loda Dio (v.13).

Vediamo:
B) L’Indirizzo della lode.
L’esercito celeste loda Dio dicendo: “Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace in terra agli uomini ch'egli gradisce!” (v.14).
La lode è una caratteristica degli angeli come troviamo scritto per esempio in Apocalisse 5:11-14.

“Lode” esprime l’approvazione, l’esaltazione.

“Gloria” è attribuire la lode a Dio nei luoghi più alti (luoghi altissimi- hypsistois). 
Può essere inteso, alla buona reputazione di Dio (Isaia 43:7; 48:11; Geremia 13:11). 
Può essere intesa come la posizione di Dio, la maestosa gloria che appartiene solo a Dio in cielo dove Egli dimora!  
Può essere intesa alla maestà visibile di Dio.

La frase certamente è un riconoscimento che la gloria e la maestà appartengono a Dio.

Perciò uno dei ruoli chiave degli angeli è quello di offrire una continua lode a Dio, e  l'arrivo del Figlio di Dio sulla terra, ha motivato ancora di più l’esercito del cielo a unirsi in un inno di lode a Dio, quindi la motivazione è per Gesù il Salvatore degli uomini!           
L’esercito celeste è impressionato per il piano salvifico di Dio per gli uomini!

Ma vediamo:
C) L’Interesse di Dio per gli uomini.
Mentre la gloria va a Dio nei luoghi altissimi, la pace è per gli uomini che Dio gradisce in terra! 
La “pace” non è semplicemente una disposizione interiore, o l'assenza di guerra.       
“Pace” (Eirene) indica il rapporto di armonia che può esistere tra Dio e gli esseri umani, si riferisce alla parola biblica "Shalom" dell’Antico Testamento che indica prosperità e benessere, sicurezza e armonia (Salmo 29:11; 86:8-10; Isaia 26:3; 32:17;  48:18; 54:10; Geremia 16:5; Ezechiele 34:25-31). 

In Isaia 9:5-6 e Isaia 52:7, la pace è particolarmente legata alla salvezza messianica, quindi che porta benedizioni in rapporto alla riconciliazione tra Dio e gli uomini. 
Perciò “pace” è il rapporto armonioso tra Dio e il popolo che salva Gesù, che riconcilia con Dio (Romani 5:9-11). 

La pace di Dio si estende agli uomini che gradisce (anthrōpois eudokias), cioè di cui si compiace (Matteo 11:26; Luca 10:21) quindi non a tutti.

“Ch’egli gradisce” indica una parte fra tutti i popoli, implica che Dio elegge e stende il suo favore. 
Esprime il pensiero della libera scelta di Dio di coloro che egli vuole favorire e salvare.
È una frase tecnica semitica per indicare gli eletti di Dio, coloro sui quali Dio ha riversato il suo favore, perciò si riferisce all’elezione e all’iniziativa divina (cfr Romani 11:6-18; Efesini 1:4-10; 2 Tessalonicesi 2:13).

John MacArthur afferma: La pace di Dio non è un premio riservato agli uomini di buona volontà, ma un dono della grazia riservato a coloro che sono oggetto della sua elezione”.
Gli angeli parlano di coloro che Dio sceglie e non che questi scelgono Dio! 

In sintesi, la lode angelica contiene due idee fondamentali: (1) La lode per la salvezza operata negli uomini e (2) gli eletti a cui Dio si avvicina per mezzo di Gesù sperimenteranno l'armonia e benefici che dona Dio per conto suo. 

IV L’APPROFONDIMENTO DEI PASTORI (vv.15-20)
A) I Pastori andarono per fede ( vv.15-16).

Primariamente vediamo:
(1) La Discussione dei pastori.
“Dicevano fra di loro” (v.15), indica che i pastori hanno ragionato tra di loro il messaggio che avevano udito e come risultato di questa discussione hanno deciso di andare a Betlemme per vedere ciò che era avvenuto, ciò che aveva detto l’angelo, riguardo la nascita di Gesù. 
Quindi loro hanno creduto alle parole dell’angelo, messaggeri del Signore, infatti, dicono che il Signore ci ha fatto sapere. 

Secondariamente vediamo: 
(2) Il Dinamismo dei pastori (v.16).
I pastori rispondono con fede e decidono di andare a trovare il bambino. 
I pastori si muovono in fretta per trovare il bambino, questo mostra il loro entusiasmo e passione.             
“Andarono in fretta” (speusantes aoristo attivo participio) indica rapidamente, possiamo dire di corsa, urgentemente! 

I pastori non vedevano l’ora di vedere ciò che Dio ha fatto loro conoscere! 
Questo significa che furono certamente ubbidienti al Signore per andare a vedere il bambino com’era stato detto loro.        
        
B) I pastori trovarono Gesù come avevano detto gli angeli, adagiato in una mangiatoia! (v.16).
“Trovarono” (aneuriskō) significa la ricerca con il risultato di trovare ciò che s’intende. 
Ma i pastori sono andati a cercare il Salvatore secondo la rivelazione di Dio, non l’hanno cercato di loro propria iniziativa, ma l’iniziativa è stata di Dio! Non hanno nessun merito!
Andarono a cercare il bambino e lo trovano con la famiglia.        

C) I Pastori divulgarono la notizia (vv.17-18)
Notate:
(1) La Passione spirituale dei pastori.
Subito testimoniarono ai presenti ciò che aveva detto l’angelo riguardo a Gesù.
Vediamo la normalità della fede che è seguita dalla testimonianza. 

Una volta che i pastori videro il bambino adagiato nella mangiatoia cominciarono a divulgare, a far conoscere, a diffondere quello che l’angelo gli aveva detto riguardo a Gesù cioè: Salvatore, Cristo, il Signore! 
Questi pastori furono i primi evangelisti di Gesù! 
Lo zelo spirituale è determinato dalla qualità della propria fedeltà!

Notate anche:
(2) La reazione dei presenti.
La gente si meravigliava ( thaumázō- aoristo attivo indicativo v.18.). 
“Tutti quelli che li udirono” (v.18) si riferisce non solo alla famiglia di Gesù, molto probabilmente c’erano altri nella stalla. 

La meraviglia non indica necessariamente che avevano fede (Atti 3:12; Luca 4:22; 24:41), piuttosto riflette la sorpresa della rivelazione di Dio a quei pastori, ma soprattutto per quelle parole riguardo a Gesù; come poteva quel bambino nato in un modo così semplice essere il Salvatore, il Messia, il Signore? 

Ma Maria serbava e meditava su queste cose (v.19).
“Serbava” (suntēréō- imperfetto indicativo attivo) indica una costante e profonda contemplazione di questi eventi. 

“Meditava” (sumbállō- presente attivo participio) si riferisce a un tipo di contemplazione che tenta di mettere insieme i pensieri in un tutto comprensibile, il cercare di capire, il dare una giusta interpretazione e indica che rimuginava, rifletteva. 

La gente meravigliata, indica un'emozione di passaggio (aoristo nel greco), ma la meditazione di Maria era un’abitudine costante (serbava è imperfetto nel greco).  

C’è gente che può essere presa dall’emozione del momento e poi passa via, ma non è questo importante, ciò che importa è la costanza nel Signore!  

In questo Maria è un esempio per tutti i credenti di riflettere costantemente sulla rivelazione di Dio!

D) I pastori tornarono indietro glorificando e lodando Dio (v.20).

Così vediamo che:
(1) La fede dei pastori è stata sviluppata.
I pastori, avendo visto il segno, tornarono a casa, ma sono tornati con la loro fede confermata e rafforzata. 

Ogni opportunità di praticare la fede che manchiamo è un’opportunità persa per rafforzarla! 
A ogni atto di fede di obbedienza, la fede si rafforza sempre di più perché possiamo sperimentare Dio!

Poi notiamo che:
(2) La fede dei pastori suscita in loro la lode.
Così come l’esercito celeste anche loro, ritornando al loro lavoro glorificano e lodano Dio.  “Glorificando” (doxanzontes-presente attivo participio) si riferisce a dare verbalmente onore a Dio per i suoi atti. 

In Esodo 15:2 è scritto: “Il SIGNORE è la mia forza e l'oggetto del mio cantico; egli è stato la mia salvezza. Questi è il mio Dio, io lo glorificherò, è il Dio di mio padre, io lo esalterò”.  

“Lodando” (ainountes-presente attivo participio) è come il v.13,  indica parlare di eccellenza di qualcuno, esaltare. 
La motivazione della lode è perché i pastori avevano assistito l'avvio dell’opera di Dio in Gesù il Messia e si sentivano onorati di partecipare a questo evento. 
Sapevano che avevano ricevuto un messaggio speciale e avevano avuto il privilegio di essere i primi a vedere il bambino della promessa.           

Ma anche al modo sovrannaturale di come sono andate le cose, di come Dio si è loro          manifestato e di come quello che avevano detto gli angeli si è realizzato!

CONCLUSIONE.
Noi impariamo dalla gloria di Dio manifestata ai pastori che:
1. Dio ama usa le persone più comuni e umili, anche disprezzate e si rivela a loro.
John Blanchard scrive: “ Come cristiani noi dobbiamo sempre ricordare che Dio non ci chiamò a causa delle nostre virtù, ma nonostante i nostri vizi”. 
Dovremmo gioire per questo!

2. La gloria di Dio suscita timore, non si rimane indifferenti davanti a Lui. 
Al Martin dice: “ Gli ingredienti essenziali del timore di Dio sono i concetti corretti del carattere di Dio, un senso penetrante della presenza di Dio e una consapevolezza continua dei nostri doveri a Dio”. 

Il timore di Dio è basilare per la vita cristiana, senza timore di Dio non c’è santificazione e consacrazione, da questa virtù nascono altre virtù! 
Il timore di Dio è l’anima della vera consacrazione! Non è separata dalla devozione!

3. La gloria di Dio suscita obbedienza, i pastori andarono a vedere com’era stato loro comandato.
Grazie a quell’obbedienza i pastori videro Gesù bambino e se non avessero ubbidito, non avrebbero visto l’opera di Dio. 
Molti credenti non vedono la mano di Dio all’opera nella loro vita, perché sono disobbedienti! 

Oswald Chambers disse: “La migliore misura di una vita spirituale non è la sua estasi, ma la sua obbedienza”.

4. La gloria di Dio suscita servizio.
I pastori servirono Dio con la testimonianza di un messaggio meraviglioso! 
Abbiamo una buona notizia da annunciare: Gesù Salvatore, Cristo e Signore! 
Se amiamo Dio lo serviremo, perciò chi ama tanto, serve tanto! Ami Dio allora servilo!

5. La gloria di Dio suscita adorazione!
Quando Dio rivela la Sua natura, la persona non rimane indifferente a Lui, lo adora.    
L’adorazione è la reazione davanti la grandezza di Dio! 
Il vero credente adora Dio perché lo ammira e ne è rapito dalla Sua bellezza! 
Preghiamo che Dio ci mostri la Sua gloria!