giovedì 18 giugno 2015

L’ira di Dio

L’ira di Dio
La maggior parte delle persone hanno un’avversione nel vedere Dio come un Dio di ira,tra questi ci sono anche diversi cristiani. 
Per questi cristiani, l'ira di Dio è considerata quasi come un imbarazzo, come qualcosa di fondamentalmente indegno di Dio, quindi non ne parlano, almeno pubblicamente. A questo c’è da aggiungere che sentiamo molte predicazioni riguardo l'amore di Dio; molti libri trattano della  potenza di Dio per aiutarci a vincere la tentazione, lo scoraggiamento, il dolore e tante altre cose, evangelisti sottolineano spesso la grazia di Dio e il suo piano per la nostra vita; ma si sente poco parlare dell'ira, o del giudizio di Dio.
Molti anni fa’, ma è ancora attuale A.W.Pink scriveva: “È davvero triste osservare come tanti cristiani sembrino considerare l’ira di Dio qualcosa d’imbarazzante per la quale si debbano piuttosto giustificare davanti al mondo. A essi piacerebbe che la Bibbia nemmeno ne parlasse. Sebbene molti non oserebbero spingersi a tanto da dire apertamente che la considerano una macchia sul carattere dei Dio, essi sono ben lungi dall’esserne grati, a loro
non piace pensarvi e raramente la odono menzionare senza che nel loro cuore sorga contro di essa una sorta di segreto risentimento. Anche fra coloro che sono più sobri nel giudizio, non pochi sembrano immaginare che vi sia una severità nell’ira di Dio che la renda troppo terrificante per farne oggetto di utile contemplazione. Altri coltivano l’illusione che l’ira di Dio non sia compatibile con la sua bontà, e così cercano di bandirla dai loro pensieri”.

Eppure gli autori della Bibbia, ispirati dallo Spirito Santo non sono imbarazzati!
La Bibbia è piena di riferimenti all’ira di Dio!
Sempre A.W. Pink scrive: ” Basta fare una ricerca in una concordanza biblica per mostrare come nella Scrittura vi siano più riferimenti alla rabbia, alla furia, e all’ira di Dio, di quanto ve ne siano sul Suo amore e sulla Sua tenerezza”.

L’ira è un attributo di Dio come lo è per esempio la fedeltà, o l’immutabilità, l’amore, eccetera, e deve essere così perché se Dio non fosse un Dio di ira vuol dire che è indifferente al peccato e questo sarebbe un Suo difetto! 
Un Dio che non odia e giudica il peccato non meriterebbe la nostra adorazione! 

Non possiamo apprezzare la salvezza di Dio in Gesù Cristo se non siamo consapevoli della Sua ira!
L'ira di Dio è legata alla dottrina della salvezza. Se non c'è ira, non c'è salvezza. Se Dio non prende provvedimenti contro i peccatori, non vi è alcun pericolo da cui i peccatori devono essere salvati. 
La buona notizia del Vangelo è che i peccatori che giustamente meritano l'ira di Dio, ma attraverso la morte espiatoria di Cristo, Dio vede in modo favorevole coloro che credono in Gesù Cristo e si pentono dei loro peccati (Romani 3:24-25; 1 Tessalonicesi 1:10; 5:9; Matteo 3:8,11; Atti 20:21). 

Vediamo in primo luogo la:
I DEFINIZIONE DELL’IRA DI DIO.
Ma prima di dare una definizione, è buono parlare di:
A) Ciò che non è l’ira di Dio.

(1) L’ira di Dio non è capricciosa.
L'ira di Dio non è secondo un suo capriccio, secondo un umore imprevedibile, instabile, volubile, irresponsabile.
L’ira di Dio è radicata nella Sua natura stessa ed è in armonia con gli altri Suoi attributi, o perfezioni.
L'ira di Dio è una reazione morale ed etica al peccato, al male.

(2) L’ira di Dio non è impersonale.
C. H. Dodd, nel suo commento a Romani, sostiene che per Paolo, l'ira è una sorta di forza impersonale, o una legge naturale per cui i trasgressioni ricevono automaticamente le loro conseguenze. 
In questo modo si mitiga il problema del male e ci permette di pensare in modo più coerente all’amore di Dio.

Ma nella Bibbia vediamo chiaramente che l’ira è attribuita a Dio e all’azione di Dio  (per esempio Numeri 11:33; 2 Re 22:13; Giovanni 3:36; Romani 1:18-28; Efesini 5:6; Colossesi 3: 6; Ebrei 3:11; 4: 3; Apocalisse 14:10,19; 15:1,7; 16:1; 19:15).

Dio rivela la sua ira dal cielo attraverso il Suo coinvolgimento personale! Non è una forza cosmica che ha fatto le leggi fisiche e morali e permette il loro corso. 

La sua ira è una reazione morale personale molto intensa, indica non solo la sua emozione (Esodo 4:14), ma è anche sinonimo del suo terribile giudizio in un contesto giuridico.

(3) L’ira di Dio non è ignobile.
L'ira di Dio non è come l'ira dell'uomo che proviene dal suo cuore malvagio. 
Molto spesso ci arrabbiamo perché siamo stati offesi, il nostro orgoglio è ferito, o perché siamo egoisti, e i nostri interessi sono minacciati. 
Anche quando siamo arrabbiati per le cose giuste, il nostro peccato e le nostre imperfezioni di solito inquinano la nostra rabbia. 
L'ira di Dio non è ignobile, non è macchiata dal peccato, dall’ingiustizia, dall’imperfezione. 

Vediamo ora:
B) Ciò che è l’ira di Dio.
(1) Le parole.
Un certo numero di parole ebraiche indicano l’ira di Dio. 
Possiamo fare alcuni esempi.
L’ira è associata al naso (ʾaph), infatti, questa parola indica in primo luogo naso (Isaia 2:22), ma ha anche il significato di sbuffare, ira (cfr. Giobbe 4:9;); a volte vi è un’associazione (Esodo 15:8; Salmo 18:8; Ezechiele 38:18). 
In questo senso indica un effetto all’esterno su ciò che la causa, come uno sbuffare con forza, anche un’altra parola (rûach Esodo 15:8; Giudici 8:3;Zaccaria 6:8).

Altre due parole (ḥēmâh 2 Re 22:13; 2 Cronache 34:21;  ḥārôn Esodo 15:7; Numeri 25:4), indicano il sentimento d’ira inteso come ardore interiore.

Poi troviamo altre parole ('eḇrâh Salmo 7:6; Ezechiele 7:19; za’am Isaia  66:14; Malachia 1:4) con il significato di schiumare e traboccare.

Infine un ultimo esempio (qeṣep Numeri 16:46; Giosuè 9:20; Zaccaria 1:2,15;7:12) si riferisce all’esplosione del sentimento represso a lungo.

Nel Nuovo Testamento troviamo due parole principali per l'ira. 
Una parola (thumós Apocalisse 14:10,19; 15:1,7; 16:1; 18), è spostare impetuosamente, come per esempio l'aria o il vento, un movimento violento, una forza vitale, quindi la passione della mente, rabbia. 

Un’altra parola per ira (orgē) indica essere furiosi, rabbia, indignazione, in riferimento a Dio è la sua indignazione, rabbia contro il peccato e quindi la Sua punizione (Romani 1:18; 3:5; Colossesi 3:6; 1Tessalonicesi 2:16; Salmo 94:11-Ebrei 3:11; 4:3; Apocalisse 19:15).

Dopo le parole meditiamo sui:
(2) Presupposti dell’ira di Dio.
Quali sono le basi, o gli aspetti fondamentali dell’ira di Dio?

L'ira di Dio si basa sulla Sua santità, sulla Sua giustizia, e sulla Sua gelosia.
(a) La Santità di Dio.
Dio essendo santo non può trascurare il peccato, lo odia!  
In Abacuc 1:13 è scritto: "Tu, che hai gli occhi troppo puri per sopportare la vista del male, e che non puoi tollerare lo spettacolo dell'iniquità" (Salmi 5:4-6; 11:5-7; 15; 33:5; 95:10; Proverbi 3:31-32; 15:9,26; Isaia 59:1-2; Geremia 44:4; Zaccaria 8:1).

Dio è infinitamente santo, il peccato è estraneo a Lui e non può fare altro che punire il peccato.
Geoffrey B.Wilson scrisse: “Dio non è uno spettatore ozioso degli eventi del mondo:agisce in maniera dinamica nelle vicende umane. La convinzione di peccato è continuamente sottolineata dal pensiero del castigo divino”.

A volte che il peccato in relazione all’ira è descritto in termini generali (Giobbe 21:20; Geremia 21:12; Ezechiele 24:13). 
Altre volte è indicato come violenza, o spargimento di sangue (Ezechiele 8:17-18; 24:6-8); adulterio spirituale (Ezechiele 23:25); cupidigia (Isaia 57:17; Geremia 6:11); vendetta (Ezechiele 25:15-17); afflizione delle vedove e degli orfani (Esodo 22:22-24); prigionieri (2 Cronache 28:11-27), e in particolare l'idolatria (Salmo 78:56-66). 

In Romani 1:18 leggiamo: “L'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l'ingiustizia”.
Dio giudica chi si ribella a Lui, chi non è fedele! (Numeri 32:10-13; Salmo 78:21).
“Empietà” (asebeia) si riferisce al rapporto di una persona con Dio nel senso di mancanza di rispetto, di devozione e di adorazione del vero Dio mancato adempimento agli obblighi verso Dio.
"Ingiustizia" (adikia) racchiude l’empietà, ma si riferisce al rapporto con gli altri, con il nostro prossimo, una violazione dei diritti umani.
Queste due parole racchiudono la legge di Dio dei dieci comandamenti (Matteo 22:34-40).

Dio si adira verso coloro che soffocano la verità con l’ingiustizia con il loro credo e comportamento ribelle verso Dio.
Ovviamente la “verità” (alētheian) si riferisce alla verità che riguarda la conoscenza di Dio (v.19) con tutto ciò che implica la Sua persona e quindi la relazione degli uomini con Lui.

Un Dio santo non può rimanere indifferente verso il peccato!
Dio per la Sua Santità, s’indigna e consuma tutto ciò che suscita la Sua indignazione, cioè il peccato giudicandolo. 
Dio essendo santo, giudica il peccatore.  (Esodo 34:6-71 Re 9:3-7; 2 Cronache 7:16-20; Salmi 78:21-22, 31-34; 78:44-64; Efesini 5:6; Colossesi 3:6; Apocalisse 14:10; 14:19; 15:1; 15:7; 16 ). 
La santità di Dio si manifesta nella Sua attività giudiziale. 
Noi vediamo moltissimi esempi di giudizio di Dio nella Bibbia a causa dei peccati dell’uomo.  

Il giudizio di Dio incorre contro coloro che non rispettano le prescrizioni sul modo di rapportarsi con Lui e oltrepassano le barriere che lo delimitano. 
Possiamo fare alcuni esempi del giudizio di Dio per la Sua santità il diluvio ai tempi di Noè per la malvagità degli uomini (Genesi 6:5); Sodoma e Gomorra perché il loro peccato era molto grave (Genesi 18:20; 19:23-25 ); le piaghe d'Egitto e la distruzione dell'esercito del faraone (Esodo 15:7; cfr. Esodo 7:14-14); il giudizio sulle nazioni che abitavano nella terra promessa e che Dio scacciò, era per la loro malvagità e non per la giustizia del Suo popolo!!! (Deuteronomio 7:1-5; 9:4-6). 

Ci sono altri giudizi descritti dalla Bibbia anche nei riguardi del popolo di Israele, ma questi bastano per farci capire che Dio prende seriamente il peccato! 
Ma c’è un esempio emblematico più degli altri: la morte di Gesù Cristo.
A proposito John MacArthur scrive: “ La massima e impareggiabile espressione dell’ira di Dio fu la croce, contro il suo stesso Figlio, quando Gesù prese su di sé il peccato del mondo e sopportò tutta la potenza della furia di Dio come pena di questo peccato. Dio odia così profondamente il peccato, di cui richiede la punizione, da permettere che il suo amato e perfetto Figlio sia stato messo a morte come unico mezzo per redimere l’umanità peccatrice dalla maledizione del peccato”.

Il secondo presupposto è:
(b) La giustizia di Dio.
L’ira  di Dio è legittima perché Egli è giusto!
Nel Salmo 7:11 leggiamo: “Dio è un giusto giudice, un Dio che si sdegna ogni giorno”.
Dio nella sua giustizia non può fare altro che punire il peccato!
Se Dio non punisse il peccato, sarebbe ingiusto! 

I giudizi di Dio sono veri e giusti! (Apocalisse 16:5:7; 19:2).
Poiché Dio è giusto, è giusto che punisca i malfattori perché ricevano la giusta pena dovuta per il loro peccato (Salmo 119:137; 129:4).
Dio punisce il peccato a causa dei principi della sua natura, perché la punizione è intrinsecamente corretta, mentre il peccato è intrinsecamente sbagliato e Dio lo ha in odio perché è santo.
Dio è così giusto e santo che è obbligato e determinato ad assegnare un'adeguata e proporzionata punizione a ciascun peccato come giusto giudice che ama la giustizia! 

Riguardo la punizione inflitta agli abitanti di Gerusalemme che avevano peccato Geremia afferma: “Il SIGNORE è giusto, poiché io mi sono ribellata alla sua parola” (Lamentazioni 1:18).

In Romani 2:6-8 leggiamo: “Egli renderà a ciascuno secondo le sue opere:  vita eterna a quelli che con perseveranza nel fare il bene cercano gloria, onore e immortalità; ma ira e indignazione a quelli che, per spirito di contesa, invece di ubbidire alla verità ubbidiscono all'ingiustizia”. (cfr. Deuteronomio 27:26; Salmo 7:9; 129:4; Ezechiele 18:4; Romani 1:18, 32; 6:23; 12:19; 2 Tessalonicesi 1:6,8-9; Galati 3:10).

In Esodo 34:6-7 è scritto: “Il SIGNORE passò davanti a lui, e gridò: ‘Il SIGNORE! il SIGNORE! il Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira, ricco in bontà e fedeltà,  che conserva la sua bontà fino alla millesima generazione, che perdona l'iniquità, la trasgressione e il peccato ma non terrà il colpevole per innocente; che punisce l'iniquità dei padri sopra i figli e sopra i figli dei figli, fino alla terza e alla quarta generazione!’” (Salmo 99:8; Naum 1:3).

In Romani 1:18 è scritto: "L'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l'ingiustizia”. (cfr. Deuteronomio 27:26; Salmo 7:9; 129:4; Ezechiele 18:4; Romani 1:32; 6:23; 12:19; 2 Tessalonicesi 1:6,8-9; Galati 3:10). 

In un mondo senza peccato non ci sarebbe posto per l’esercizio della giustizia retributiva, ma in un mondo peccaminoso, è necessario.
Se la legge morale esprime la mente e l'intenzione del legislatore, quindi di Dio, la giustizia retributiva esprime effettivamente la sanzione minacciata nella legge. 
Dio non può fare una legge, stabilire una pena, e poi non perseguirla se la legge è disobbedita!
Quando la legge è violata, la pena deve essere inflitta!
In altre parole, la giustizia esige la punizione del peccatore! (Ezechiele 7:4, 9, 27; 8:18; 9:10).

L’ira di Dio è l’espressione che Dio sostiene e promuove la giustizia, esprime l’odio, o l’indignazione, o la repulsione che Dio ha per il peccato (Isaia 6:3; Abacuc 1:13, Efesini 2:1-3), è la rivelazione che Dio respinge ciò che ingiusto e principalmente sostiene e promuove ciò che è giusto, santo, buono, e glorioso secondo la Sua natura!

Il terzo presupposto dell’ira di Dio è:
(c) La gelosia di Dio.
Dio è geloso (qānā˒).
Dio è geloso in due sensi.
In primo luogo Dio è geloso nel preservare il rapporto con il Suo popolo (Esodo 20:3).
In Esodo 34:12-14 è scritto: "Guardati dal fare alleanza con gli abitanti del paese nel quale stai per andare, perché non diventino, in mezzo a te, una trappola;  ma demolite i loro altari, frantumate le loro colonne, abbattete i loro idoli;  tu non adorerai altro dio, perché il SIGNORE, che si chiama il Geloso, è un Dio geloso". 
L’ira del Signore si accendeva contro Israele quando il popolo adorava altri dèi (cfr. Numeri 25:3; Deuteronomio 29: 25-27; Giudici 2:14, 20). 

Oggi la gelosia non è considerata positivamente. 
La gelosia di Dio non indica l’invidia, il desiderio di avere qualcosa che non hai e che ha un altro, ma lo zelo nel proteggere un rapporto di amore, o nel vendicarlo quando si spezza. 
Quando qualcosa appartiene a noi è giusto proteggerlo, la gelosia è custodire ciò che ci appartiene come un figlio o il proprio coniuge! 
Nessun marito che ama veramente la moglie non sopporta di vederla tra le braccia di un altro e viceversa! 

La gelosia è una devozione intensa nel curare e proteggere ciò che si ama, è la giusta sollecitudine di mantenere un rapporto integro! 
Dio pensa allo stesso modo per il suo popolo. Il suo impegno per noi è totale.
Il suo amore è esclusivo, appassionato, intenso, in una parola, geloso. 
Se Dio non fosse geloso sarebbe mancante di percezione morale come un marito che non gli importa nulla della moglie infedele. 
Dio vuole proteggere l’onore del suo amore e desidera che il nostro amore per lui sia integro, che non sia diviso con altri, esige un’esclusiva devozione! 

Dio considerava il rapporto con il Suo popolo come un patto che comportava amore e fedeltà assoluta di entrambi, benedizione o maledizione in base alla loro fedeltà! L’adorazione agli idoli era un atteggiamento di disobbedienza e infedeltà che Dio avrebbe castigato! (Giosuè 24:19; 1 Re 14:22; Salmi 78:58). 

Dio esige, da parte di coloro che ha amato e salvato, una totale e assoluta fedeltà, altrimenti sarà severo contro di loro!
In secondo luogo Dio è geloso nel preservare la Sua gloria (Esodo 20:4-6, 34:14).
In Esodo 20:4-6 leggiamo: “Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l'iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà, fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti”.
La gelosia di Dio è il Suo zelo nel preservare la Sua gloria, la quale è oscurata quando si fa uso d’immagini nell’adorazione. 
Dio è protettivo per il proprio onore come affermato in Isaia 42:8 e Isaia 48:11 .
La gelosia di Dio significa che Dio cerca continuamente di proteggere il proprio onore. È sbagliato per gli uomini, ma per Dio è cosa giusta perché l’onore, la gloria appartiene solo a Dio (1 Corinzi 4:7; Apocalisse 4:11). 

Infine ecco:
C) Il compendio di ciò che abbiamo detto.
In sintesi possiamo dire che l’ira di Dio è diretta contro il peccato ed è strettamente correlata con la sua santità, giustizia e gelosia.
Se vogliamo dare allora una definizione possiamo dire: l’ira di Dio è fondata sulla Sua santità, giustizia e gelosia e si manifesta  con giudizi terribili.
È la sua santa repulsione e reazione verso il peccato, il suo giusto giudizio per i peccatori per la sua gloria.

Ora passiamo alla:
II MANIFESTAZIONE DELL’IRA DI DIO.
Possiamo affermare che l'ira di Dio è attiva nella storia nella giusta punizione dei trasgressori della Sua legge (Salmi 7:11;78:31; 1 Tessalonicesi 2:16). 

A) Le varie illustrazioni dell’ira di Dio.
L’ira di Dio viene illustrata in diversi modi nella Bibbia con un linguaggio metaforico: inondazioni di fiume (Isaia 8:7-8; Naum 1:8), un calice colmo di vino (Isaia 51:17,22; cfr. Apocalisse 14:10; 16:19); con il fuoco (Isaia 66:15,16; Geremia 4:4; 21:12,14; Naum 1:6); una fornace di fuoco (Salmo 21:9); con la guerra (Isaia 42:25; 63:3-6); verga, in questo caso lo strumento di punizione è il popolo Assiro (Isaia 10:5); disagio fisico (Lamentazioni 3:5); fenomeni naturali come terremoti (Michea 1:3-4; Naum 1:5-6), e  tempesta (Isaia 30:30; 66:15-16; Geremia 30:23).

B) Le varie manifestazioni dell’ira di Dio.
L’ira di Dio si manifesta contro i malvagi (Salmo 7:11-12; Isaia 3:8; 13:9; Naum 1:2-3; Romani 1:18; 2:8; Efesini 5:6; Colossesi 3:6); quelli che lo abbandonano (2 Cronache 24:24-25; Esdra 8:22; Isaia 1:4; Ebrei 10:26-27); contro gli increduli ( Salmo 78:21-22; Ebrei 3:18-19; Giovanni 3:36); gli impenitenti ( Salmo 7:12; Proverbi 1:30-31; Isaia 9:13-14; Romani 2:5); gli idolatri (Deuteronomio 29:15-28; 32:15-29; Giosuè 23:16; 2 Re 22:17; Salmo 78:58-59; Geremia 44:2-6), disubbidienti (Levitico 10: 1-6); infedeli Giosuè 22:20), offese verso di Lui (2 Re 23:26); comunione con il male (2 Cronache 19: 2); chi si beffa dei suoi messaggeri (2 Cronache 36:16); chi si sposa con i pagani (Esdra 10:10-14); verso chi profanava i sabato, il giorno del riposo (Neemia 13:18); chi parla contro di Dio (Salmo 78:19-21), nell'indurimento dell'animo degli individui e nel ritiro delle limitazioni, quando cioè Dio abbandona a se stessi gli uomini, ai loro desideri malvagi, di rimanere nel loro peccato (Romani 1:24-28; vedi anche 1 Re 14:16; 2 Cronache 12:5; Neemia 9:28; Isaia 54:7-8; Geremia 7: 27-29; 12:7-8). 

C) L’ira di Dio è terribile nei suoi effetti (Numeri 11:33; Deuteronomio 28:15-69; Giosuè 7:26; Ezechiele 38:18; Naum 1:6).
Per esempio le piaghe in Egitto (Esodo 7:14-15:4,7); peregrinazione nel deserto di quella parte incredula di Israele (Numeri 32: 10-13); siccità (Deuteronomio 11:17); distruzione di un popolo (1 Samuele 28:16-18); prigionia (2 Cronache 36:16-17); morte (Salmo 90:7-9); distruzione di Gerusalemme (Luca 21:23-24); le pene dell’inferno (Apocalisse 14:10).

L’ira colpisce, dunque sia gli individui, unità di gruppi familiari (Numeri 16:25-34; Giosuè 7:24-26), unità urbane (Genesi 19:1-29; Luca 21:20-24) e le unità nazionali ( 2 Re 17:1-23; 24:20).

D) La manifestazione dell’ira di Dio nel tempo.

In primo luogo c’è:
(1) Una manifestazione nel presente.
Nel loro presente Dio giudicava il Suo popolo a causa della loro infedeltà, o incredulità (Numeri 32:13; 2 Re 13:3; Isaia 51:20; Lamentazioni 2:2;  Ezechiele 7:8; Abacuc 3:12). 

Romani 1:18 usa il tempo presente quando dice : "L'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l'ingiustizia”. 
“Si rivela” (apokaluptetai-presente medio indicativo) si riferisce a una rivelazione continua dell'ira di Dio contro la malvagità degli uomini.

L’ira di Dio si sta manifestando in azione nella storia umana a causa dei loro peccati.
In Colossesi 3:5-6 leggiamo: “Fate dunque morire ciò che in voi è terreno: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e cupidigia, che è idolatria. Per queste cose viene l'ira di Dio sui figli ribelli”.
Il verbo presente “viene” (erchetai) fa pensare al giudizio come una realtà presente. 
Dio non se ne sta come uno spettatore a guardare l’uomo che trasgredisce la Sua legge.

In Giovanni 3:36 è scritto: “Chi crede nel Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio rimane su di lui”.
Se la fede nel Figlio è l'unico modo per avere la vita eterna, chi rifiuta di credergli rimane sotto l’ira di Dio.

“Rimane” (menei-presente attivo indicativo) si riferisce che oggi tutte quelle persone, a causa dei loro peccati (Giovanni 3:16-21; Romani 3:23) che non si sono affidate a Gesù Cristo riguardo la loro salvezza dai peccati, sono nel presente sotto l’ira di Dio in attesa del giudizio definitivo (Giovanni 3:18; 5:28-29; Ebrei 9:27).

Non dobbiamo aspettarci che l’ira di Dio svanisce con il passare del tempo; chi continua a essere incredulo verso Dio e Gesù Cristo che ha mandato, e continua a essere disobbediente, l'ira di Dio sarà persistente su di lui!!

In secondo luogo ci sarà:
(2) Una manifestazione nel futuro.
Un gruppo di contadini cristiani americani del Midwest, una domenica mattina s’irritarono per un vicino che arava il suo campo di fronte la loro chiesa. Il rumore del trattore interruppe il culto, si scoprì poi che l’uomo aveva scelto di proposito di arare la domenica mattina per dimostrare il suo punto di vista. Scrisse una lettera all’editore di un giornale locale dicendo che sebbene non rispettasse il Signore e né onorasse il giorno del Signore, i suoi campi rendevano di più, per ettaro, di tutte le fattorie della contea. Chiedeva all’editore quanti cristiani sarebbero stati in grado di spiegare quel fatto. Il giornalista saggiamente pubblicò la lettera seguita da un semplice commento: “Dio non regola i suoi conti nel mese di ottobre”.
È vero ci sarà un giorno in cui Dio giudicherà tutti gli uomini secondo il loro operato nel giudizio finale! Allora saranno guai per chi non gli appartiene!

La Bibbia parla dell’ira di Dio nel giorno del giudizio finale! (Matteo 3:8-10; Romani 2:5-10; 3:5; 5:9; 1 Tessalonicesi 1:10; 5:9).
In Romani 2:5-10 leggiamo: “Tu, invece, con la tua ostinazione e con l'impenitenza del tuo cuore, ti accumuli un tesoro d'ira per il giorno dell'ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio.  Egli renderà a ciascuno secondo le sue opere: vita eterna a quelli che con perseveranza nel fare il bene cercano gloria, onore e immortalità; ma ira e indignazione a quelli che, per spirito di contesa, invece di ubbidire alla verità ubbidiscono all'ingiustizia.  Tribolazione e angoscia sopra ogni uomo che fa il male; sul Giudeo prima e poi sul Greco;  ma gloria, onore e pace a chiunque opera bene; al Giudeo prima e poi al Greco;  perché davanti a Dio non c'è favoritismo”.

Nei libri profetici l'ira di Dio è anche presentata come un giudizio futuro; di solito è associato con il concetto del "giorno del Signore" (per esempio Isaia 13:9,13; Gioele 2:2,11; Sofonia 1:14-15,18; 2:2-3; 3:8;Amos 5:18-20), così anche nel Nuovo Testamento (1 Tessalonicesi 5:1-9; 2 Pietro 3:10).
Allora i malvagi saranno gettati nell'inferno "dove il verme loro non muore e il fuoco non si spegne" (Marco 9:48; Apocalisse 20:10). 

È scritto in Ebrei 10:28-31: “Di quale peggior castigo, a vostro parere, sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e avrà considerato profano il sangue del patto con il quale è stato santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia?  Noi conosciamo, infatti, colui che ha detto: ‘A me appartiene la vendetta! Io darò la retribuzione!’ E ancora: ‘Il Signore giudicherà il suo popolo’.  È terribile cadere nelle mani del Dio vivente”.
In quel giorno grandioso e terribile del Signore, solo gli eletti, i veri credenti, coloro che si sono affidati a Gesù Cristo saranno salvati dall’ira di Dio (Giovanni 3:16,36; 1 Tessalonicesi 1:10;5:9-10).

In Romani 5:9-11, infatti, è scritto: “Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di lui salvati dall'ira. Se infatti, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.  Non solo, ma ci gloriamo anche in Dio per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, mediante il quale abbiamo ora ottenuto la riconciliazione”.

CONCLUSIONE.
L’ira di Dio è impopolare, ma questo attributo è biblico!

Noi dobbiamo meditare spesso sull’ira di Dio per i seguenti motivi:
1) Per sperare in Dio.
L’ira di Dio ci ricorda la Sua sovranità, il Suo potere e questo ci fa sperare in Lui.
Numerosi testi parlano dell’ira di Dio in termini di terrificanti dimostrazioni di energia e di forza, nessuno gli può resistere (Isaia 30:30; Geremia 10:10; Abacuc 3:12). 
Questo è di ammonimento sia per il peccatore (cfr. Ezechiele 5:13-17) e di conforto per il credente, l’azione dell’ira di Dio a volte nella Bibbia è per la liberazione, di coloro che lo servono, da situazioni di pericolo (Salmo 18:7-15; 76:6-12), quindi come richiesta di liberazione (Salmo 21:5-10; 59:12-14; 76:7).

Noi dobbiamo meditare spesso sull’ira di Dio:
2) Perché genera in noi il timore di Dio.
L’ira di Dio ci ricorda quando Dio sia santo, giusto e geloso e quindi quanto odia il peccato.
Per Dio la santificazione, la giustizia, e la gloria del suo nome è una cosa seria, pertanto non agiamo con leggerezza a riguardo, l’ira di Dio genera in noi il timore di Dio.
Dobbiamo prendere seriamente gli ordini di Dio senza essere superficiali per esempio sacerdoti Nadab e Abiu figli di Aaronne offrirono davanti al Signore del fuoco estraneo, diverso da ciò che Dio aveva loro ordinato e cosa accadde? Un fuoco uscì fuori  e li divorò! (Levitico 10:1-2). 
Ricordiamo che per un solo peccato Adamo ed Eva furono cacciati dall’Eden (Genesi 3:6-24 ) per un solo peccato Mosè venne escluso dalla terra promessa (Numeri 20:12; Numeri 27:14; Deuteronomio 1:37; 3:26-27); per un solo peccato Anania e Saffira morirono (Atti 5:1-11). 
Quindi ricordiamo che a causa del peccato c’è la morte (Genesi 2:17; Romani 6:23) e l’inferno per chi non si pente dei propri peccati davanti a Dio e non crede in Gesù (2 Tessalonicesi 1:5-10; Apocalisse 20:11-15; cfr. Atti 20:21). 

Noi dobbiamo meditare spesso sull’ira di Dio:
3) Per adorare Dio.
A riguardo il primo motivo è: anche quando un credente sperimenta il Suo giudizio, Dio lo fa per purificarlo (Isaia 1:21-25; Zaccaria 13:9; Malachia 3:2-4).  
Il secondo motivo è: i cristiani sono liberati dall’ira di Dio finale, quindi dal giudizio, dall’inferno, per la Sua grazia (Efesini 2:8-9).
Chi si pente sincerante dei propri peccati (Isaia 55:7; Luca 15:20) e crede in Gesù Cristo è salvato(Giov.3:116-18,36; Atti 10:43; 13:39;16:30-31).