sabato 18 ottobre 2014

Matt. 7:1-2: Non giudicate!

Matt. 7:1-2: Non giudicate!
In un suo libro un certo Richard DeHaan elenca alcune delle critiche che ricevono i pastori. 
In un modo ironico scrive se il pastore è giovane, dicono gli manca l'esperienza. Se ha i capelli grigi, lui è troppo vecchio per i giovani. Se ha cinque o sei figli, lui è irresponsabile; se non ha figli, è un cattivo esempio. Se utilizza un sacco d’illustrazioni, trascura la Bibbia; se egli non ne usa abbastanza, non è rilevante. Se egli condanna azioni sbagliate, lui è irritabile; se non lo fa, si sta compromettendo. Se lui guida una vecchia auto, si vergogna la sua congregazione; se ne guida una nuova, lui ama le cose della terra. 
La critica è parte integrante della vita pubblica di un pastore, ma anche di qualsiasi altra persona, anche per la tua.
Qualsiasi cosa fai, sei criticato!
Non puoi fare nulla senza essere criticato da qualcuno: sia per il metodo come studi, sia per come guidi, per come cammini, per come lavori, per come educhi i figli, per il taglio di capelli e così via!
La nostra natura umana peccaminosa, tende a giudicare gli altri, siamo sempre pronti a puntare il dito e a condannare gli altri!
Questo purtroppo avviene anche nella chiesa di Gesù Cristo! 
Nella chiesa ci sono molti che hanno l'abitudine a essere ipercritici e a condannare gli altri. 
Alcuni pensano erroneamente che il loro spirito ipercritico sia un dono spirituale. Ma non è così!
In questi versetti troviamo:
I L’ESORTAZIONE: NON GIUDICATE!!
Nel v.1 leggiamo: “Non giudicate” 
A) Cosa non significa “non giudicate”.
“Giudicate” ha diversi significati, secondo il contesto può indicare: discernimento, o valutazione (cfr Luca 7:43, Atti 13:46; 16:15);  contenzioso giudiziario, o dare una ricompensa (Matteo 19:28); dichiarazione di colpevolezza (Giovanni 7:51; 18:31; Atti 13:27; Romani 2:1-3; Colossesi 2:16; Giacomo 4:11-12); determinazione assoluta del destino di una persona (Matteo 5:22;8:16; Atti 17:31; Romani 2:16, 2 Tessalonicesi 2:12). 
Erroneamente si pensa che non dobbiamo dare giudizi morali, valutare una persona, o esaminare dei fatti, anche il credo di altre persone, ma non è così.
La causa del relativismo etico, cioè che ognuno si può comportare come vuole, come meglio crede, è spesso supportata da questo testo.
Infatti, questo passo è stato ed è utilizzato per trasmettere l'idea: "Vivi come vuoi e io vivrò come voglio, non dirmi come devo vivere e io non ti dico come tu devi vivere”.
Quindi se tu vedi un amico, o un fratello della chiesa che ha commesso un peccato e tu gli è lo fai notare, non è difficile che questa persona, o qualche suo parente, o amico ti ricordi questo passo: “Non giudicate e non sarete giudicati” .
Ma ci sono delle situazioni in cui è giusto giudicare, nel senso di discernere, o valutare.
Gesù in Matteo 5:20 dice: “ Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli” .
Gesù qui sta facendo una valutazione del comportamento degli scribi dei farisei e incoraggia i discepoli a valutare il loro comportamento per superarli.
Sempre Gesù al v.6, del capitolo 7 ci esorta  a non dare ciò che è santo ai porci e a non gettarle davanti alle loro zampe.
Nei vv.15-20, invece ci avverte di guardarci dai falsi profeti.
Ora come possiamo mettere in pratica queste esortazioni, o avvertimenti senza giudicare, cioè valutare, o discernere il comportamento di queste persone? 
Gesù ci chiama a valutare, ad avere discernimento, quindi a non spegnere le nostre facoltà di critica in senso positivo nel discernere il bene e il male; per distinguere ciò che è sacro e ciò che non lo è il profano; tra ciò che è giusto, o santo e l’ingiustizia, o il peccato; tra ciò che è vero e ciò che è falso secondo la Parola di Dio.
In altri casi Gesù chiama a rimproverare verbalmente, o a sollecitare prendere provvedimenti seri, di disciplina riguardo chi ha peccato come leggiamo in Matteo 18:15-17.
Altrove ci viene detto di fare un giusto giudizio e non secondo l’apparenza (Giovanni 7:24).
Ci viene detto in Tito 3:10 di ammonire l’uomo settario una, due volte, poi di evitarlo, di allontanarsi da coloro che provocano le divisioni e gli scandali.
Di passi come questi ce ne sono altri   (Romani 16:17; cfr. Galati 1:8-9; Filippesi 3:2; 2 Tessalonicesi 3:15; 1 Timoteo 5:20; Tito 2:15; 1 Giovanni 4:1,10-11; 2 Giovanni 10). 
Come possiamo fare ciò senza discernere, o valutare?
Gesù non ha in mente questo quando parla di giudicare, non vieta l'uso del nostro pensiero critico sano.
B) Cosa significa “giudicate”.
Prima di tutto “non giudicate” (krinete-presente attivo imperativo) può indicare una regola generale di condotta, oppure può vietare la continuazione di una pratica abituale, indica un comando per smettere di fare qualcosa.
In questo senso il rigoroso impegno dei discepoli per il regno di Dio e la giustizia chiesta a loro, non li autorizza ad adottare un atteggiamento giudicante verso gli altri. 
Essere cristiani fedeli non ci autorizza a essere giudici dei comportamenti degli altri!
Oppure ha lo scopo di mettere in guardia i discepoli contro l'essere come certi farisei che vengono presentati come giudicanti (Matteo 9:10-13, 12: 1-8; cfr. Luca 15:1-2; 18: 9-14), in questo senso Gesù si riferisce a uno spirito di condanna, farisaico (auto giustizia- Luca 18:9-14; seguire le proprie norme Matteo 15:1-6; esteriore Giovanni 7:24). 
Questo comando si riferisce che ogni giorno noi dobbiamo evitare di condannare.
Ma cosa significa allora “non giudicate”?
In questo contesto si riferisce essenzialmente a due  atteggiamenti.
In primo luogo:
(1) Giudicate si riferisce a essere ipercritici.
Ci sono due estremi da evitare: da una parte l’estremo di condannare, o di essere ipercritici e l’altra non valutare, essere indifferenti a una situazione per paura di condannare.
I cristiani devono esercitare un giudizio, un discernimento critico, una critica positiva, corretta, ma devono astenersi dal giudizio ipercritico negativo. 
Gesù si riferisce a questo tipo di giudizio.
Ci sono persone che vanno in giro con la lente d’ingrandimento per cercare e trovare i peccati negli altri, per poi criticarli duramente.
Martyn Lloyd- Jones commentando questo passo scrive della differenza tra l’essere critici e ipercritici scrive: “C’è una grande differenza tra l’essere critici e l’essere ipercritici. Sapere criticare in un modo corretto è una virtù importante, ma purtroppo rara. La critica corretta della letteratura, dell’arte, della musica o di qualsiasi altra cosa, è uno degli esercizi più alti della mente umana. La critica, nel vero, senso della parola, non è mai distruttiva, anzi è costruttiva. Capire la radicale differenza fra l’esercitare una giusta critica e l’essere ipercritici è fondamentale, perché qui, il Signore, fa riferimento all’essere ipercritici. Si tratta di una persona che trova gusto nel criticare, gode nel farlo, e quando è chiamata a fare una critica, lo fa aspettandosi di trovare degli errori, anzi spera di trovarli”.
Gesù, quindi non è preoccupato per i giudizi corretti, ma per l’atteggiamento censorio, ipercritico, dispregiativo come quello farisaico. 
In Luca 7:39 quel Fariseo che invitò Gesù a casa quando si avvicinò quella donna peccatrice al Signore per ungergli i piedi con l’olio profumato pensò con arroganza e senso di superiorità: “Costui, se fosse profeta, saprebbe che donna è questa che lo tocca, perché è una peccatrice”.
In Luca 18:9-12 leggiamo di Gesù: “ Disse ancora questa parabola per certuni che erano persuasi di essere giusti e disprezzavano gli altri:  ‘Due uomini salirono al tempio per pregare; uno era fariseo, e l'altro pubblicano.  Il fariseo, stando in piedi, pregava così dentro di sé: -O Dio, ti ringrazio che io non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri; neppure come questo pubblicano.  Io digiuno due volte la settimana; pago la decima su tutto quello che possiedo-‘".
In secondo luogo:
(2) Giudicate si riferisce a condannare le persone.
“Giudicate” (krinete-presente attivo imperativo) si riferisce anche alla condanna, avere quell’atteggiamento di punizione come i fratelli Giacomo e Giovanni, che volevano far cadere fuoco dal cielo per consumare quei Samaritani che non avevano voluto ricevere Gesù (Luca 9:54).
Oppure quelle persone che volevano lapidare la donna colta in flagrante adulterio (Giovanni 8:7).
(3) Giudicate si riferisce a un giudizio aspro, duro, orgoglioso,contro il prossimo.
Significa non avere misericordia, carità come vediamo nella parabola del debitore implacabile a cui furono condonati i suoi debiti, ma lui non li condonò ai suoi debitori (Matteo 18:23-35). 
“Giudicate” significa guardare verso il basso una persona con un atteggiamento di superiorità, criticare, o condannare senza preoccupazione amorevole.
Chi giudica gli altri si reputa superiore e migliore degli altri, proprio come facevano i farisei!
La maggior parte delle persone si sentono libere di giudicare gli altri perché erroneamente credono di essere in qualche modo superiori agli altri.
Dietro questo atteggiamento c’è il proprio IO, ed è una manifestazione ipocrita e di superiorità, per cui la persona si crede nel giusto, mentre gli altri non lo sono, si giustifica e si esalta se stessi condannando gli altri come quel fariseo nei riguardi di quel pubblicano (Luca 18:9-14). 
Quindi “giudicate” (krinete-presente attivo imperativo), in questo contesto  si riferisce a individuare i peccati, a essere ipercritici e a condannare una persona.
Ora per non incorrere in uno spirito ipercritico e di condanna è importante sapere tutti i fatti, o conoscere la persona e ciò che sta vivendo. 
C’era una preghiera tra gli indiani Sioux che diceva così: "Grande Spirito, aiutami a non giudicare un altro fino a quando ho camminato due settimane nei suoi mocassini".
Molte volte siamo superficiali, insensibili e veloci a giudicare gli altri, ma prima di giudicare gli altri dovremmo “indossare le loro scarpe”, cercare di capire perché sono in un certo modo, o perché si sono comportati in una certa maniera, quali siano state le loro esperienze, educazione, se stanno vivendo certe situazioni difficili da sopportare.
Molto tempo fa, Hillel, il famoso rabbino, disse: “Non giudicare un uomo fino a quando non vi siete trovati nelle sue circostanze o situazioni”.
Se facessimo questo forse ci penseremmo più di una volta prima di essere ipercritici o giudici!
A volte giudichiamo senza sapere tutti i fatti di quella persona, oppure perché abbiamo dei pregiudizi, e molte volte sbagliamo come quel controllore dei biglietti in treno per Bruxelles che diceva ai viaggiatori: "Ognuno si prega di scendere alla prossima fermata, siete sul treno sbagliato." I passeggeri si guardarono con stupore. Alla fine scoprirono che il controllore era salito sul treno sbagliato! 
Dobbiamo quindi conoscere tutti i fatti di una persona per giudicarla nel senso positivo, con una critica saggia fatta con amore e umiltà (Galati 6:1-2) secondo la Parola di Dio e non negativa, ipercritica e di condanna, cioè a pronunciare giudizi definitivi.
Inoltre quando saremo tentati di essere ipercritici e giudici, è importante anche ricordare che anche tutti siamo peccatori! (Romani 3:23; 1 Giovanni 1:8-10)!
Tu non sei superiore a nessuno! Sei un peccatore, o una peccatrice come tutti gli altri, anche se forse in modo diverso!
Vi ricordate coloro che cercarono di lapidare l’adultera, cosa gli disse Gesù? “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei” (Giovanni 8:7).
Accusati dalla loro coscienza, tutti se ne andarono lasciando la donna con Gesù (Giovanni 8:9).
Molte persone guardano la pagliuzza nell’occhio di chi giudichiamo, mentre abbiamo la trave nel nostro occhio! (Matteo 7:3).
Ora se ignoriamo questa esortazione di Gesù di non giudicare gli altri, lo facciamo a nostro pericolo.
Gesù indica le conseguenze disastrose che seguono.  
Noi vediamo:
II LA MOTIVAZIONE A NON GIUDICARE.
vv.1-2: “affinché non siate giudicati;  perché con il giudizio con il quale giudicate, sarete giudicati; e con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi”.  
“Non siate giudicati” (krithēte-aoristo passivo), indica la motivazione per non giudicare gli altri. 
Proprio come il crudele Adoni-Bezec che aveva fatto tagliare i pollici e gli alluci a settanta re, così è stato fatto a lui (Giudici 1:6-7).
Proprio come la forca di Aman che aveva eretto per impiccare l'innocente Mardocheo, è stata utilizzata invece per appendere Aman (Ester 7:10). 
Con parole diverse Gesù rafforza, il fatto che saremo giudicati.
La domanda è: chi ci giudica se noi giudichiamo gli altri?
Anche se alcuni pensano si riferisca alle altre persone; certamente la persona ipercritica che giudica sempre tutti gli altri si attira la critica su di sé da parte di altri; le persone che non sono critiche sono apprezzate, rispetto agli ipercritici.
Altre pensano che si riferisca a Dio, altri ancora a Dio e agli uomini.
È molto più probabile che Gesù si riferisca al giudizio di Dio, Dio giudicherà la persona giudicante. 
A) Dio è l’autore del giudizio.
Quindi coloro che giudicano saranno giudicati da Dio!!
Ci sono alcuni che non sono d’accordo con questa interpretazione perché dicono che siamo salvati per grazia mediante la fede, e coloro che credono in Gesù Cristo sono passati dalla morte alla vita (Giovanni 5:24) e per loro non c’è nessuna condanna (Romani 8:2).
Questo è vero, ma come vedremo dopo, la Bibbia parla di diversi tipi di giudizio di Dio.
Quando siamo tentati a giudicare, nel senso di condanna dobbiamo ricordarci che solo Dio può giudicare perché è perfetto e giusto, imparziale conosce tutti i fatti, anche le cose più nascoste nel cuore di una persona! (2 Cronache 6:30)
Il giudizio è prerogativa solo di Dio.
L'uomo non è Dio. Nessun essere umano è qualificato per essere il giudice dei suoi simili e pertanto non può arrogantemente condannare gli altri mettendosi al posto di Dio.
Il discepolo che si atteggia come giudice, usurpa il posto di Dio e risponderà a Lui (Romani 14:10, Giacomo 4:11-12). 
Ovviamente Gesù non sta parlando dei tribunali, delle autorità dello stato (Romani 13:1-7), e nemmeno della disciplina che si deve fare nella chiesa quando ci sono le giuste motivazioni, come anche non ci dice di cessare di essere uomini, di sospendere la nostra capacità di critica, che ci distingue dagli animali, ma di rinunciare all'ambizione presuntuosa di essere Dio, facendoci giudici.
Ci sono tre tipi di giudizio di Dio, troviamo:
(1) Il giudizio finale ed eterno (Matteo 25:31-46; Apocalisse 20:11-15).
Questo è il giudizio che determina il destino finale di una persona, la sua condizione eterna davanti il trono di Dio.
Noi leggiamo nella Bibbia che Dio separerà le pecore (i credenti) dalle capre (i non credenti), tra quelli che andranno in paradiso e quelli che andranno all’inferno, tra quelli che appartengono a Dio e quelli che non gli appartengono.
Gesù non si riferisce a questo giudizio per i veri cristiani, perché chi è stato veramente salvato lo sarà per sempre (Romani 8:28-30; 1 Corinzi 1:8-9; Filippesi 1:6)
Poi vi è:
(2) Il giudizio del popolo di Dio (Romani 14:10; 1 Corinzi 3:13-15;2 Corinzi 5:10-11).
Questo giudizio non servirà a determinare il destino eterno dei credenti.
I credenti saranno ricompensati davanti il tribunale di Cristo per quello che hanno fatto, secondo le loro opere, per ciò che hanno fatto di buono, o cattivo dal momento della loro conversione.  
Infine c’è:
(3) Il giudizio su questa terra. 
Dio giudica i suoi figli se peccano e a volte lo fa con le malattie, anche se non tutte le malattie non sono secondo il giudizio di Dio, e possono essere strumenti per l’opera di Dio (Giobbe 2:1-7; Luca 13:16; Giovanni 9:3; 11:4; Galati 4:13-15)
Noi leggiamo in 1 Corinzi 11:27-34 che molti credenti di Corinto erano infermi e malati per il giudizio di Dio perché prendevano il pane e il vino (la cena del Signore) indegnamente.
Ebrei 12:6 dice che Dio corregge quelli che egli ama, e punisce tutti coloro che riconosce come suoi figli (Cfr. Atti 5:1-11; Apocalisse 3:19).
Quindi il motivo per cui i credenti non devono giudicare è: perché saranno giudicati da Dio!
Se giudichiamo saremo giudicati da Dio allo stesso, ci attiriamo il giudizio di Dio, non per essere condannati ad andare all’inferno, quindi perdere la salvezza se siamo veri cristiani, ma saremo giudicati,  su questa terra e sicuramente davanti al tribunale di Cristo per quello che abbiamo fatto di buono, o di cattivo. 
B) Dio ci giudicherà secondo lo standard che noi abbiamo usato nel giudicare gli altri.
“Perché con il giudizio con il quale giudicate, sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi”.  
Come noi abbiamo misurato gli altri, Dio misurerà noi!
Non solo giudicando il prossimo ci attiriamo il giudizio di Dio, ma stabiliamo la misura del nostro stesso giudizio.
Dio ci giudicherà con il nostro stesso metro, con lo stesso criterio.
Dio ci giudicherà con la stessa severità con cui giudichiamo gli altri.
Lo standard con cui giudichiamo gli altri, diventa lo standard con cui Dio ci giudica, infatti dice: “Con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi “. Questo proverbio ricorre spesso nella letteratura Ebraica per indicare la punizione divina, ed esprime il principio di reciprocità nel giudizio.
Questo proverbio rafforza quanto Gesù ha detto prima riguardo il giudizio di Dio.
Gesù probabilmente ha usato questo proverbio allora in circolazione e probabilmente allude al concetto Ebraico di Dio che ha due misure: una per la misericordia e uno per il giudizio, così i discepoli dovrebbero assicurarsi di avere la misura della misericordia.
Il punto è simile a quello già stabilito in Matteo 5:7; 6:12-15, dove Gesù dice che i misericordiosi riceveranno misericordia e chi perdona sarà perdonato (cfr. 18:23-25)
Anche in Giacomo 2:13 è scritto che il giudizio è senza misericordia per chi non ha usato misericordia.
L'assenza di misericordia e di amore nel modo in cui trattiamo gli altri si tradurrà in giudizio severo!!
Ora i veri discepoli, che hanno sperimentato la misericordia e il perdono di Dio saranno misericordiosi con gli altri.  
La persona giudicante che non è indulgente e amorevole testimonia la sua arroganza e la sua impenitenza, si mette fuori dal perdono di Dio.
Se ti ostini a condannare gli altri, ti escludi da solo dal perdono di Dio.
Se non si vuole essere giudicati e puniti duramente da Dio, non devi giudicare e punire duramente il tuo prossimo!
CONCLUSIONE.
Gesù, con queste parole non sta dicendo di rinunciare alla nostra facoltà valutativa, di critica sobria e intelligente nel senso positivo, su una persona, riguardo il suo insegnamento, dottrina, o stile di vita che non è in relazione alla volontà di Dio, ma ci sta dicendo di non essere ipercritici e di non condannare, o pronunciare un giudizio definitivo. 
Giudicando gli altri nel senso di ipercriticismo e di condanna, noi condanniamo noi stessi, nel senso che ci attiriamo addosso il giudizio di Dio!
Facciamo attenzione dunque a non vivere la vita cristiana in modo superficiale, spavaldo e senza timore di Dio, pensando che nessuna forma di giudizio potesse più colpirci perché abbiamo creduto in Gesù.
Non è vero. Noi dobbiamo vivere con cautela, attenzione e saggiamente, esaminandoci per evitare che il giudizio cada su di noi!