venerdì 29 agosto 2014

Giuda 3: Lo scopo della lettera di Giuda. (Prima parte).

Giuda 3: Lo scopo della lettera di Giuda. (Prima parte). 
Le questioni della verità e dell’integrità morale sono fondamentali per la salute e la vitalità della chiesa, quando queste vengono a mancare l'esistenza stessa della chiesa è in pericolo. 
Questo pericolo vi è sempre stato fin dalla nascita della chiesa, lo è anche oggi, soprattutto nel mondo occidentale, dove il concetto di verità è sempre più sotto attacco e dove vi è una cultura morale sempre più decadente. 
La lettera di Giuda è più che mai attuale. 
Giuda scrive per mettere in guardia la chiesa contro i falsi insegnanti con le loro eresie che distorcevano la verità e promuovevano un comportamento immorale!

In questi versetti leggiamo:
I LO SCOPO ORIGINARIO. 
Nello scopo originario c’è:
A) La relazione.
“Carissimi”.
“Carissimi” (agapētoi) lo troviamo ancora al v.17 e al v.20.
Indica teneramente amato, apprezzato, stimato.
Il termine riprende quando detto prima ai vv.1-2 riguardo all’amore.
“Carissimi” era una forma d’indirizzo che veniva usata nelle lettere.
Anche Pietro, Paolo; Giovanni usano questa espressione (1 Corinzi 10:14; 2 Corinzi 7:1; 12:19; Filippesi 2:12; Ebrei 6:9; 1 Pietro 2:11, 4:12; 2 Pietro 3: 1, 8, 14, 17; 1 Giovanni 2:7; 3:2, 21; 4: 1, 7, 11).
Lungi dall'essere, però, una forma stereotipata, “carissimi” enfatizza il legame familiare che esiste tra i membri della comunità cristiana.
Dio ama i credenti (Romani 1:7; Efesini 5:1), questo implica che Giuda vede i credenti come li vede Dio, così c’insegna ad amare gli altri come li ama Dio (cfr.v.1).
L’amore è il legame che unisce i cristiani (Colossesi 3:14), che cerca il benessere dell’altro, soprattutto deve essere una caratteristica delle guide della chiesa (cfr. Ezechiele 34:2-10; 2 Corinzi 12:15,19; 1 Tessalonicesi 2:8).
Giuda ama questi cristiani, si mette a loro fianco mettendoli in guardia contro i falsi insegnanti come dirà in questa lettera.
L'espressione dell’amore di Giuda non era un semplice affetto sentimentale che potrebbe rimanere inattivo di fronte al pericolo dei falsi insegnanti che i suoi lettori affrontano, è un amore attivo. 
Vediamo perciò:
B) La preoccupazione pastorale.
“Carissimi avendo un gran desiderio di scrivervi”.
Il significato di questa frase è: Giuda era molto ansioso di scrivere una lettera riguardo la loro comune salvezza, o stava facendo ogni sforzo intenso per scrivere riguardo la loro comune salvezza, o si stava impegnando seriamente, quindi diligentemente, o appassionatamente a scrivere.
Questo è il significato di “gran desiderio”( spoudēn).
Non si capisce bene se era un piano il suo, oppure se aveva già iniziato a scrivere questa lettera e poi l’ha lasciata per scrivere questa lettera che abbiamo nel Nuovo Testamento.
Comunque con “carissimi” e “un gran desiderio di scrivere”, Giuda mostra la sua sincera preoccupazione pastorale per i suoi lettori (cfr. Romani 1:7; 12:19; 1 Corinzi 4:14; 15:58; Efesini 5:1; Filippesi 2:12; Giacomo 1:16, 19; 2:5; 1 Pietro 4:12; 1 Giovanni 2:7; 3:2,21). 
Questa preoccupazione nasce da una profonda convinzione per l'importanza cruciale della verità e la gloria di Dio.
Il compito del pastore è sfamare sempre la chiesa con il cibo della Parola di Dio(2 Timoteo 4:2) e di portarli a maturità affinché non siano bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina (Efesini 4:11-14). 
Il compito del pastore è di proteggere e avvertire la chiesa dei falsi insegnanti con le loro eresie (per esempio Matteo 7:15; Atti 20:28-31; 2 Corinzi 10:12-15; Galati 3:2-5; Colossesi 2:8-23; 2 Pietro 2:1; 1 Giovanni 4:1; 2 Giovanni 10). 
Egli deve proclamare il Vangelo per edificare i membri della chiesa e condurre il peccatore alla conversione (2 Corinzi 5:20). 
Tra Giuda e i destinatari della sua lettera vi era:
C) La comunione.
“della nostra comune salvezza”. 
Lo scopo originario di Giuda era di scrivere una lettera che riguardava la salvezza.
“Comune” (koinēs) si riferisce a essere partecipi di qualcosa con un altro, o con altri, condividere, avere qualcosa in comune tra due o più persone (Atti 2:44; 4:32; Tito 1:4).
In questo caso ciò che hanno in comune Giuda e i destinatari della lettera è: la salvezza.
Nella sfera più ampia di com’era utilizzata la parola tra i greci, "salvezza" (sōtērias) potrebbe significare semplicemente "salute del corpo", "benessere", o "sicurezza", ma nella letteratura biblica la parola indica ripetutamente grandi atti redentori, o liberazioni di Dio a favore del suo popolo, come per esempio l'esodo dall'Egitto (Esodo 14:13; 15:2; Atti 7:25), e la salvezza dai peccati compiuta per mezzo della croce di Gesù Cristo e della sua risurrezione (Luca 1:69,77; 19:9; Atti 4:12; Romani 10:10; 13:11; 1 Tessalonicesi 5:9; 1 Pietro 1:5; Romani 5:10; 1 Corinzi 1:18, 21-24). 
La salvezza attraverso le sofferenze del Messia fu predetta dai profeti (1 Pietro 1: 10-11). 
La salvezza è offerta a tutti i popoli (Atti 13:26,47; Romani 1:16), è proclamata (Efesini 1:13; 2 Tessalonicesi 2:13), e richiede una risposta di fede (Efesini 2:8).
Questa salvezza è condivisa tra Giuda e i suoi lettori insieme a tutti quelli che invocano il nome del Signore Gesù Cristo.
Probabilmente Giuda stava pensando di preparare una presentazione di tutte le benedizioni coinvolte nel concetto “salvezza” come per esempio la liberazione dalla colpa e dal peccato e dalla morte eterna (Romani 5:1-2,9; Matteo 1:21; 1 Giovanni 3:5; Giovanni 3:16-17) e quindi avere una nuova vita (Romani 6:1-11; 2 Corinzi 5:17).
Vediamo dunque:
II LO SCOPO NUOVO. (V.3).
“Mi sono trovato costretto a farlo per esortarvi a combattere strenuamente per la fede, che è stata trasmessa ai santi una volta per sempre”.  
“Mi sono trovato costretto” (anankēn eschon) indica che ha trovato necessario, indispensabile, in dovere di scrivere.
L'espressione sottolinea il fatto che Giuda abbia ritenuto necessario ed era sotto costrizione di scrivere a loro.
La frase può implicare che un qualche tipo di ordine è stato ricevuto e che la persona ha l'obbligo di agire (cfr. Luca 23:17; 1 Corinzi 7:37; 9:16; 2 Corinzi 9:7; Ebrei 7:27). Oppure le circostanze stesse richiedevano di agire (Luca 14: 18).
Giuda non poteva rimanere indifferente davanti a una situazione del genere! 
C’è stato un evento inaspettato, che lo costrinse a scrivere un diverso tipo di lettera.
Si sentì divinamente chiamato a far fronte alla situazione.
Giuda pensava di scrivere riguardo la salvezza, ma era sorto un problema molto grave che lo preoccupava, e abbandonò questo progetto per scrivere questa nuova lettera per far fronte alla nuova situazione di emergenza come leggiamo al v.4, la variazione è dovuta alla minaccia degli eretici che minacciano i lettori.
Giuda si è sentito obbligato ad agire, modificando il suo scopo al fine di contrastare gli eretici.  
Giuda era un guardiano della verità, era fervente per la sana dottrina, non poteva semplicemente rimanere in silenzio mentre i suoi lettori potevano scivolare nell’ errore.
Ci sono eresie di perdizione, Giuda era preoccupato per la chiesa (cfr 2 Corinzi 11:28, 2 Pietro 2:1-2).
Lo scopo della lettera è di esortarli a combattere per la fede.
“Esortarvi” (parakalōn) è sollecitare fortemente, incoraggiare; questo indica il carattere e il tono, così come il contenuto, della sua lettera. 
Questo è uno dei principali verbi che gli autori del Nuovo Testamento impiegano in istruzioni morali (Romani 12:1; 1 Corinzi 1:10; Efesini 4:1; Filippesi 4:2; 1 Tessalonicesi 3:2;4:1;5:11; 2 Tessalonicesi 3:12; 1 Pietro 2:11; 5:1).
Il suo approccio non è didattico, d’insegnamento, ma esortativo, persuadere con autorità, quindi motivarli.
Sapeva che i suoi lettori erano dalla parte giusta, ma sentiva la necessità di esortarli a prendere una posizione ferma contro il pericolo di fronte a loro, probabilmente erano inconsapevoli di questo pericolo, della natura degli intrusi in mezzo a loro, così Giuda è costretto a scrivere per esortarli a combattere per la fede. 
Giuda non si accontenta di diffondere le informazioni sui pericoli degli eretici, ma chiama la chiesa all’ azione decisiva!
Questo significa che la lettera che abbiamo non è la lettera che Giuda aveva originariamente pianificato di scrivere; e non sappiamo se questa sia stata mai scritta.
Il suo cambiamento di scopo è una testimonianza della sua versatilità, sotto la guida dello Spirito Santo, la sua sensibilità nel vedere i problemi, la preoccupazione per la verità e l’amore per i credenti.
Anche se Giuda era avrebbe preferito scrivere un altro tipo di lettera, per la sua preoccupazione per la verità e per amore della chiesa, per la salute spirituale dei credenti, scrisse questa lettera per esortare la chiesa a combattere per la fede.
Oggi Giuda sarebbe considerato fanatico, e presuntuoso, perché la società è relativista in materia di fede e spiritualità, non esiste una verità oggettiva, tutte le religioni portano a Dio e quindi coloro che lo pensano come Giuda, sono fanatici e presuntuosi. Per un vero cristiano come Giuda c’è solo la fede!
Che cosa è la fede?
“Fede” (pistis) nel Nuovo Testamento ha vari significati come per esempio avere fiducia, credere in Dio (Marco 11:22; 1 Tessalonicesi 1:8), o in Gesù Cristo (Marco 2:5; Galati 2:16).
Ma la fede in questo contesto non si riferisce a confidare in Dio o in Gesù Cristo, qui si riferisce alla verità oggettiva di Dio, al contenuto di ciò che si crede, il corpo di ciò che si crede, la dottrina, gli insegnamenti, il messaggio cristiano accettato come ortodosso dalla chiesa, o il credo che circonda l’evento salvifico di Gesù Cristo, il Vangelo (Atti 6:7; Galati 1:23; 1 Timoteo 1:19; 4:1,6; 1 Corinzi 16:13; Galati 3:23,25; 6:10; Filippesi 1:25; Colossesi 1:23).     
“Fede” era l’insegnamento apostolico che regolava la chiesa (Atti 2:42; cfr. 1 Corinzi 15:1-4; 2 Tessalonicesi 3:6; 2 Timoteo 1:13-14;  1 Timoteo 6: 19-20; Giuda v.17).
La fede descrive ciò che i cristiani credono come per esempio: la morte espiatoria di Gesù e la risurrezione, la presenza dello Spirito Santo, la salvezza per grazia mediante la fede, e lo stile di vita santa che sgorga dalla grazia di Dio in Cristo.
Giuda tornerà al tema vicino alla conclusione della lettera al v.20: “Ma voi carissimi, edificando voi stessi nella vostra santissima fede”. 
Noi vediamo alcune caratteristiche importanti riguardo la fede:
A) La fede va difesa.
“Mi sono trovato costretto per esortarvi a combattere strenuamente per la fede”.
 L'articolo determinativo: “La” (ho) implica che questa è l'unica vera fede.
“Combattere strenuamente” (epagōnizesthai- presente medio, o passivo infinitivo), è una metafora, indica un combattimento non fisico, ma spirituale!
Giuda non indica come i credenti dovrebbero combattere strenuamente per la fede, probabilmente devono affrontare i falsi insegnanti in un confronto aperto, verbale, è una lotta morale e persuasiva, non è fisica.  
Quando Pietro ha cercato di difendere il Signore con una spada e colpì il servo del sommo sacerdote, fu ripreso da Gesù (Giovanni 18:10-11).
“Combattere strenuamente” può essere intesa come metafora militare (cfr. Giovanni 18:36; Efesini 6:12), o come metafora sportiva (1 Corinzi 9:25; 2 Timoteo 4:7; Ebrei 12:1). 
“Combattere strenuamente” si riferisce a una lotta seria e a uno sforzo intenso, comporta fatica (Romani 15:30; Filippesi 1:30; Colossesi 1:29; 2:1; 4:12-13; 1 Timoteo 6:12; Ebrei 10:32). 
Sottolinea la necessità di difendere la verità continuamente e vigorosamente (cfr. 1 Timoteo 1:18; 6:12; 2 Timoteo 4:7).
La difesa di questa fede secondo Giuda è continua, costosa, faticosa.
Si tratta di una lotta al fine di stabilire la vera fede, e non è solo difesa, implica anche azioni positive.
Non si tratta solo di contrastare i nemici della fede, ma anche di mettere in risalto la verità della fede e seguirla, piuttosto che sconfiggere l'avversario. 
La sana dottrina era sotto assedio, come lo è oggi. 
L'attacco alla verità è antica quanto la storia dell'uomo. 
È iniziato nel Giardino dell'Eden, quando Satana convinse Eva a disubbidire a Dio distorcendo la Sua parola (Genesi 3: 1-6). 
Da allora, il diavolo il padre della menzogna (Giovanni 8:44) instancabilmente ha continuato la sua offensiva contro la verità divina (cfr. Atti 20:29-30; Efesini 6:10-18). 
Satana è in agguato dobbiamo stare attenti (1 Pietro 5:8), dobbiamo conoscere la verità e resistere alla menzogna (1 Timoteo 6:20-21; 2 Timoteo 1:13-14;2:15; Tito 1:9).
Ma nonostante le sue apparenti vittorie, i giorni di Satana sono contati. 
Dio promette che la verità alla fine prevarrà, quando instaurerà il Suo regno (cfr. 2 Tessalonicesi 2:5-17;2 Pietro 3:13;Apocalisse 20:10). 
Nel frattempo dobbiamo combattere strenuamente per la fede che ci è stata trasmessa!
Vediamo la seconda caratteristica importante:
B) La fede è stata trasmessa e affidata.
“Che è stata trasmessa ai santi”.
Anche se non nomina la fonte di chi ha trasmesso la fede, si riferisce a Cristo e ai Suoi apostoli (Ebrei 1:1-3; Giovanni 14:25-26; 16:12-15).
La fede è stata trasmessa (paradotheisē-aoristo passivo participio) indica passare a un altro ciò che si conosce, tramandare una tradizione orale, o scritta, e quindi affidarla per tramandarla, passarla da una generazione a quella successiva. 
La tradizione qui non è vista negativamente, come per esempio quella dei farisei che ha criticato Gesù perché annullava la Parola di Dio (Matteo 15:2-3,6; Marco 7:3, 5, 8-9), o la tradizione degli uomini in contraddizione con il Vangelo come ha detto Paolo (Colossesi 2:8). 
La tradizione qui è in senso positivo, si riferisce alla verità rivelata di Dio!
A parte queste note peggiorative, il Nuovo Testamento parla di tradizioni che riguardano gli insegnamenti apostolici ed erano divinamente ispirati. 
Paolo usa questa parola con riferimento ai suoi insegnamenti alle chiese da lui fondate (1 Corinzi 11:2,23; 15:3; Galati 1:19; Filippesi 4:9; Colossesi 2:6; 1 Tessalonicesi 2:13; 2 Tessalonicesi 2:15; 3:6; cfr. Romani 6:17). 
Il contenuto centrale di queste tradizioni era il Vangelo stesso (1 Corinzi 15:1-3; Galati 1:9), ma anche le tradizioni della vita di Gesù (1 Corinzi 11:23) e le istruzioni sulla condotta cristiana e la pratica della chiesa (1 Corinzi 11:2; Filippesi 4:9, 2 Tessalonicesi 3:6).
Leggiamo anche che gli insegnamenti di Paolo vanno ritenuti, conservati (1 Corinzi 11: 2; 15:2; 2 Tessalonicesi 2:15).
“Ai santi” (hagiois) è il popolo di Dio, si riferisce a tutti i credenti, a tutti i cristiani
(Atti 9:13, 32, 41; Romani 1:7; 15:26; 1 Corinzi 1:2; Filippesi 4:21; Ebrei 6:10; 13:24; Apocalisse 5:8; 8:3; 11:18, 13:7, 10; 14:12).
Il termine: “Santi” non implica una presente perfezione morale dei credenti, ma il rapporto con Dio.
Le persone descritte come "santi", sono coloro che sono stati chiamati da Dio e sono consacrati a lui. 
I cristiani sono santi in virtù della chiamata di Dio e dell’opera redentrice di Gesù Cristo (1 Pietro2:9; Ebrei 10:10,29), sono esortati a vivere una vita santa (1 Pietro 1:15-16).
Quindi la parola: "Santi" non indica qualifiche morali, indica la loro condizione davanti a Dio, è un onore, ma nello stesso tempo è un'esortazione, e un richiamo.  
Giuda con questa parola rimarca il contrasto tra i suoi lettori e i falsi insegnanti libertini che sono denunciati in questa epistola. 
Dunque, la chiesa aveva ricevuto la fede da altri, ora la deve difendere e tramandare.
Infine vediamo la terza caratteristica importante:
C) La fede è completa e immutabile. 
“Una volta per sempre”.
“Una volta per sempre” (hapax) indica che la fede (la dottrina rivelata da Dio, l’insegnamento apostolico) è completa, e non cambia con il tempo.
Si riferisce a qualcosa che si compie, o è stato completato in una volta, con risultati duraturi e senza bisogno di ripetizioni. 
Attraverso lo Spirito Santo, Dio ha rivelato la fede cristiana agli apostoli e ai loro collaboratori nel primo secolo (cfr. Giovanni 14:25-26;16:12-15; Romani 16:26; 2 Timoteo 3:16).
Come l’hanno ricevuto quando sono diventati cristiani, così i lettori di Giuda devono rimanere fedeli alla fede (cfr. Romani 16:17; 2 Corinzi 11:4; Galati 1:9).
“Una volta per sempre” indica che la fede è inalterabile, permanente e normativa per sempre, deve essere insegnata senza modifiche.
Nessuna nuova rivelazione può cambiare l'essenza di questa fede!
Cambiare o modificare il messaggio della fede, e anche le sue implicazioni etiche, potrebbero mettere la chiesa a rischio, e non glorifica Dio.
CONCLUSIONE.
Cosa c’insegna Giuda?
Giuda c’insegna ad avere:
1) La preoccupazione per i credenti.
Giuda amava i credenti, e pertanto scrive questa lettera per avvertirli del pericolo dei falsi insegnanti. 
Chi ama non rimane in silenzio davanti i falsi insegnanti con le loro eresie, come Giuda mette in guardia di fronte questo pericolo. 
Quando sappiamo di cristiani che sono minacciati dagli eretici, non possiamo rimanere in silenzio!
Giuda c’insegna ad avere:
2) La passione per la fede.
Giuda era fortemente leale alla verità, alla fede rivelata da Dio e zelante per Dio come leggiamo in questa lettera.
Ogni singolo cristiano ha una triplice responsabilità: difendere la fede; conservarla e trasmetterla ad altri.
Noi siamo chiamati a difendere la fede.
Noi cristiani quindi, non dobbiamo essere immobili e inattivi.
Non dobbiamo scappare dal mondo per isolarci, siamo chiamati a difendere la fede ovviamente con armi spirituali (preghiera, predicazione della Bibbia, amore) e non con la violenza fisica! 
Non dobbiamo vergognarci di farlo, anche se per la società è fuori moda, o presuntuoso.
Noi siamo chiamati a custodire la fede.
La Parola di Dio è sufficiente ed è tutto quello che i credenti hanno bisogno! 
Noi cristiani siamo chiamati a conservare la fede così com’è senza adulterarla.
Nella vita e nel ministero cristiano, la verità di Dio è fondamentale (Salmo 25:5, 10; 71:22, 119:142,160; Proverbi 23:23; Giovanni 4:24, 8:32, 2 Corinzi 13:8; 1 Timoteo 2:4; 2 Timoteo 2:15).
Manipolare e distorcere la verità, o mescolarlo con l'errore, significa attirasi l'ira di Dio (Romani 1:18; Galati 1:9). 
Se siamo veri cristiani, noi dobbiamo conservare la fede, l’insegnamento apostolico e non andare dietro i vari insegnamenti umani!
Michael Green scrive: “Il segno distintivo del cristianesimo autentico è l’insegnamento apostolico, e non una moda teologica del momento”.
La fede non cambia a ogni nuova generazione, dal momento che le verità fondamentale della fede cristiana non è alterabile e negoziabile! 
Non esiste un progressivo sviluppo della dottrina cristiana!  
Qualsiasi sistema che pretende una nuova rivelazione, o una nuova dottrina deve essere considerata falsa (Apocalisse 22:18-19). 
I tempi cambiano, le mode passano, ma il Vangelo è sempre lo stesso!
Noi siamo chiamati a lasciarci guidare dalla fede come rivelata nella Bibbia.
Non dobbiamo lasciarci guidare da ciò che ci piace, dalle nostre esperienze, dalle nostre emozioni, da ciò che ci far star bene, dalla cultura egoista e narcisista di questo mondo, ma dalla fede, dall’insegnamento Biblico.
Il nostro standard deve essere la rivelazione di Dio, la Sua verità così come rivelata nella Bibbia! 
Noi siamo chiamati a trasmettere la fede.
J. C. Ryle disse: ” Noi abbiamo la verità e non dobbiamo avere paura di dirlo”. 
Se siamo convinti che la Parola di Dio è verità, non dobbiamo avere paura di dirlo e di trasmetterla agli altri! 
I credenti, sono chiamati a combattere per la fede che è stata trasmessa a loro e sono responsabili di trasmetterla alle successive generazioni. 
È dovere di ogni generazione di essere fedeli nella trasmissione della fede che hanno ricevuto. 
La fede non è qualcosa scopriamo da noi stessi, o che ci creiamo noi. 
Giuda sta dicendo che la fede non è qualcosa che abbiamo prodotto e scoperto per noi stessi. 
Ci è stata data come un deposito prezioso per poi trasmetterla agli altri.
È la verità di Dio in Cristo che si tramanda da credente a credente in una catena ininterrotta, che risale all'insegnamento di Gesù stesso come nella Bibbia.