Allenarsi per essere divini (1 Timoteo 4:7-8)

Allenarsi per essere divini (1 Timoteo 4:7-8).
Nella nostra società viene messa  più enfasi sulla forma e benessere fisico che sulla salute spirituale. 
Nella Bibbia, invece c’è molta enfasi sia in modo diretto e in modo indiretto sulla pietà, pietà nel senso di devozione, consacrazione e di assomigliare a Dio.
Ora una vita divina, quindi devota e somigliante a Dio è sempre la migliore pubblicità per il cristianesimo; quando la pietà manca, non solo non è una buona testimonianza, ma c’è da chiedersi se quella persona è un vero cristiano.
“La pietà” come dice George Swinnock, “è la costituzione di un vero cristiano”.
La pietà è parte integrante di un vero cristiano!
In questi versetti vediamo:la chiamata alla pietà; la natura della pietà; le motivazioni alla pietà.
Innanzitutto vediamo:

I LA CHIAMATA ALLA PIETÀ.
Paolo in primo luogo dà: 
A) Un ordine al negativo.
Nel v.7 Paolo dice a Timoteo: “Ma rifiuta le favole profane e da vecchie”.
Il divieto negativo in questo versetto contrasta con l'esortazione positiva di 1 Timoteo 4:6. 
Il “ma” (de) indica un contrasto con la buona dottrina che Timoteo ha imparato come è scritto nel v.6.
Paolo dà a Timoteo alcune indicazioni circa le sue responsabilità pastorali nei rapporti con l'eresia (1 Timoteo 4:1-6).
Timoteo deve informare e spiegare alla chiesa queste eresie e in questo modo sarà un buon servitore di Cristo Gesù.
Inoltre, il discepolo dell’apostolo si deve nutrire con le parole della fede e della buona dottrina.
“Le parole della fede” si riferiscono al credo apostolico, alla fede cristiana, o al contenuto del Vangelo, riflette il corpo della verità cristiana contenuta nella Scrittura (1 Timoteo 5:8; 6:21; Giuda 3) e richiede la nostra fede.
Mentre “buona dottrina” si riferisce, o è un sinonimo di parole della fede, o si riferisce all'insegnamento dottrinale contenuto nel Vangelo.
Quindi la lettura del Vangelo deve essere accompagnata dalla sua corretta comprensione dottrinale, oppure dalle interpretazioni di Paolo delle Sacre Scritture. 
Le frasi “le parole della fede” del v.6 e “le favole profane e da vecchie” del v.7 sono in contrapposizione.
Timoteo deve contrastare con la verità rivelata del credo apostolico le favole profane.
Timoteo è esortato in modo chiaro e inequivocabile a rifiutare le favole profane.
“Rifiuta” (paraitou-presente medio imperativo) indica declinare, fuggire, evitare, mettere via. 
Il termine è usato altrove riguardo a Tito che è chiamato a evitare l’uomo settario (Tito 3:10), e ancora Timoteo è chiamato a evitare le dispute stolte e insensate sapendo che generano contese ( 2 Timoteo 2:23) . 
Potrebbe significare che Timoteo debba evitare d’insegnare tali cose, o che non deve entrare nel dibattito con gli avversari che insegnano tali cose, o che egli deve rifiutare tale insegnamento quando è dato da altri e impedire il loro insegnamento, o una combinazione di tutti questi.
La parola, comunque, indica un forte rifiuto! 
Significa che non si tratta di un consiglio, il verbo indica un ordine chiaro da fare ogni giorno: “continuare a rifiutare”. 
Timoteo deve, quindi, fare attenzione su questo punto, non deve avere niente a che fare con le favole profane e da vecchie.
“Favole” (mythous) è miti, leggende, storie leggendarie, falsità, finzione; la stessa parola è usata in 1 Timoteo 1:4, ed è in contrapposizione con le parole della fede di 1 Timoteo 1:6.
“Profane” (bebēlos) indica ciò che è separato da Dio, o senza Dio, al di fuori di ciò che è santo (cfr.1 Timoteo 1:9; 6:20;2 Timoteo 2:16). 
“Profane” descrive qualcosa che è separato da e in opposizione a ciò che è santo, quindi a Dio; descrive in modo appropriato il falso insegnamento che non aveva alcuna base, o contenuto religioso, è l'opposto di santo, dove non c’è nulla di sacro. 
Non c'è niente di sacro nelle favole, nei miti, sono indegni di attenzione di una persona devota a Dio.
“Da vecchie” (graōdeis) descrive qualcosa che è frivolo e non degno di seria attenzione, qualcosa che è insignificante nel suo contributo. 
Si riferisce a storie leggendarie sbandierate qua e là tra donne pettegole che non hanno niente di meglio da fare.
L' espressione era usata spesso in modo sarcastico negli scritti filosofici greci per indicare il credere facilmente a cose inutili, o inattendibili che venivano dette.  
J.N.D.Kelly diceva: “È un epiteto sarcastico che era frequente nella polemica filosofica e dà l'idea di credulità senza limiti! " 
“Da vecchie” era un termine di disprezzo per un punto di vista privo di credibilità e attrattiva, quindi solo per ignoranti. 
L'espressione divenne un idioma per quei tempi, per qualsiasi chiacchiera insignificante, stupida, sciocca, senza senso, frivola, inutile. 
Nessun uomo intelligente avrebbe sentito queste favole. 
“Da vecchie” indica che i miti sono adatti solo per le donne anziane superstiziose che credono a tutto ciò che gli piace, dal chiacchierare di cose inutili alle sciocche superstizioni.
Probabilmente “le favole profane e da vecchie” si riferisce a qualche eresia che riguardava i miti e le genealogie senza fine di 1 Timoteo 1:4.
Forse si riferiva alle sciocchezze superstiziose, storielle, o alle leggende ebraiche che si basavano su materiale dell’Antico Testamento, ma che non erano vere, erano invenzioni umane. 
Timoteo non doveva sprecare il tempo con i miti e con coloro che l’insegnavano. 
Egli non doveva essere coinvolto così poteva aver libero il tempo per se stesso e le cose migliori. 
Quando la gente veniva a Timoteo con queste storie, Timoteo non doveva perdere tempo a discutere di queste cose! E nemmeno far posto nella sua mente a tali cose. 
Il buon servitore di Gesù Cristo mantiene la sua convinzione e la sua chiarezza nella Parola di Dio ( cfr. Filippesi 4:8; 2 Timoteo 2:16). 
Sotto l'apparenza di un’istruzione teologica ed erudizione accademica, l’amore di un uomo per la verità può essere distrutta, e una mente irrimediabilmente confusa.
È facile perdersi in questioni secondarie e rimanere impigliato in queste, cosa che avviene ancora oggi e fanno perdere tanto tempo.
È sulle grandi verità centrali che noi dobbiamo costantemente nutrire le nostre menti e la nostra fede.
In secondo luogo, Paolo da: 
B) Un ordine al positivo.
Paolo nel v.7 afferma: “esèrcitati invece alla pietà”.
Al posto di perdere tempo con le favole profane, Timoteo deve esercitarsi alla pietà. 
Letteralmente è: “esercita, invece te stesso per la pietà” (gumnaze de seauton pros eusebeian).
“Esercitati” (gumnaze-presente attivo imperativo) potrebbe essere tradotto con: “continua a esercitare te stesso”. 
Quindi Timoteo già lo stava facendo, Paolo lo incoraggia a continuare a farlo.
“Esercitati” significa addestrarsi, disciplinarsi, mantenere se stesso disciplinato, tenersi allenato.
“Esercitati”  era un termine di disciplina sportiva, di atletica, quindi d’impegno, di sudore, di duro e serio allenamento, di “esercizi ginnici”, infatti era un termine usato per addestrare, formare, allenare gli atleti che gareggiavano senza vestiti, nudi per essere più agili. 
La parola “esercitati”  parla del rigore, fatica, di formazione, di sacrificio di un atleta che si prepara per la gara.
Da giovane, Timoteo conosceva l'importanza di fare esercizio fisico per la formazione del corpo, sapeva anche che la formazione era essenziale per gli atleti che intendono competere nei giochi.
Un regime giornaliero di esercizio fisico era fondamentale per lo sviluppo del modello cittadino greco.
“Esercitati” indica anche il controllare se stesso con la disciplina in modo accurato, un atleta è disciplinato anche nel suo stile di vita:mangiare, bere, riposo per esempio.
Paolo usa delle metafore del campo sportivo per insegnare delle lezioni per la vita cristiana (1 Corinzi 9:24-27;2 Timoteo 2:5; Ebrei 12:1).
I giochi erano molto popolari in tutto il mondo greco-romano in quel momento. 
Ogni città greca aveva la sua palestra, ed Efeso non ha fatto eccezione. 
I giovani dai 16 ai 18 anni, abitualmente spendevano molto del loro tempo ad allenarsi fisicamente perché a quei tempi era molto importante l’attività fisica. 
Dunque, c'era una grande enfasi sulla preparazione fisica e sulla gloria di vincere eventi sportivi.
Paolo prendendo l’esempio dagli esercizi fisici, trasferisce questo nella realtà spirituale, esorta Timoteo a esercitarsi a progredire verso la virtù nella sfera morale e spirituale secondo la volontà e i propositi di Dio. 
Quindi, questo esercizio si occupa di crescita cristiana e disciplina spirituale. 
“Esercitarsi” è utilizzato per sottolineare lo sforzo che è coinvolto per progredire verso una maggiore virtù, quella della divinità. 
I motivi di confronto possono essere sia di non risparmiare alcuno sforzo per raggiungere l'obiettivo, o spogliarsi di tutto ciò che potrebbe appesantire il progresso fisico e spirituale. 
L'imperativo attivo presente indica che questo tipo di formazione per una vita devota deve essere continuo e persistente. 
Non si raggiungono buoni risultati dall’oggi a domani, ci vuole tempo, costanza, e disciplina per vincere, così anche per la formazione spirituale.
La formazione spirituale non avviene per caso! 
Richiede il tuo impegno, la tua responsabilità!
Un atleta per vincere è concentrato e impegnato, in costante formazione, rifiutandosi di mollare, è costante. 
I credenti devono avere la stessa attenzione e impegno, rifiutando di essere distratti dall’ insegnamento sbagliato.
Non si diventa pii senza impegno (cfr. Ebrei 12:14; 2 Pietro 1:5-7) e senza pagare il prezzo di una rigorosa disciplina quotidiana per la formazione spirituale che Dio vuole per la nostra vita.
Come ci possiamo esercitare per la pietà?
Come per un atleta il credente è chiamato a disciplinarsi: allenarsi e a cibarsi di cibo spirituale sano: come la disciplina della preghiera, della lettura, meditazione e studio della Bibbia, il servizio, il digiuno, ecc.  
Non ci sarà crescita spirituale senza un impegno costante, o regolare in queste aree!
È importante sottolineare questo: queste e altre discipline non sono fini a se stessi, ma mezzi per una relazione più piena con Dio. 
Le discipline non ci cambiano, ma attraverso le discipline ci mettiamo nelle condizioni, dove il cambiamento può avvenire. 
Le discipline spirituali sono mezzi della grazia di Dio che Lui usa per farci crescere spiritualmente, ci permettono di metterci davanti a Dio così che lo Spirito Santo  può operare in noi. 
Come per un atleta è importante un allenatore, così lo Spirito Santo è il nostro allenatore per la nostra formazione spirituale (Romani 8:12-14; 2 Corinzi 3:18; Galati 5:16).
Noi dobbiamo ricordare che le discipline spirituali non producono cambiamenti, ma sono “luoghi” dove il nostro cambiamento può verificarsi per opera di Dio. 
Quindi a noi aspetta coltivare la nostra vita quotidiana in un terreno fertile nel quale Dio può portare una crescita spirituale, è Dio che ci fa crescere spiritualmente (Giovanni 17:17; 1 Tessalonicesi 5:23; Ebrei 2:11). 
Oppure possiamo dire che le discipline spirituali sono come il canale mediante il quale Dio agisce per farci crescere spiritualmente a immagine di Cristo.
Per che cosa doveva esercitarsi, disciplinarsi Timoteo? Per la pietà. 
Lo scopo dell’esercizio fisico è per la pietà, infatti, nel greco letteralmente è: “esercita invece te stesso per la pietà ( gumnaze de seauton pros eusebeian).
Ovviamente “pietà “è anche quello che si esercita, e non solo verso il quale si esercita.
In questo modo Paolo dice che lo scopo della disciplina è la pietà, e la pietà sarà anche quello che si esercita.
II LA NATURA DELLA PIETÀ.
Paolo non intende la pietà nel senso di misericordia, ma come devozione e assomiglianza a Dio.
Nella natura della pietà vediamo:
A) Centralità: la pietà deve essere centrata su Dio.
Se mentre questo mondo ci dice che siamo padroni del nostro corpo, che dobbiamo vivere per il nostro piacere, la Bibbia afferma che il nostro corpo appartiene a Dio (1 Corinzi 6:19-20) e siamo chiamati a vivere per la gloria di Dio (1 Corinzi 10:31).
“Pietà” (eusebeian) nei tempi antichi era associato principalmente con l' idea di religioso, di rispetto, di timore verso gli dèi. 
Questa parola e altre dalla stessa radice si riferiscono al timore e riverenza che implica un culto e una vita di obbedienza attiva che si addice a quella riverenza. 
La pietà è una vita che mostra la riverenza a Dio. 
“Il timore di Dio è l'anima della pietà” (John Murray).
È l'adempimento osservabile della conoscenza di Dio e della verità nei modi appropriati. 
J.Allen scrive a proposito: “Il termine greco non si riferisce a una qualità o a un attributo di Dio, ma a un atteggiamento verso Dio nel cuore del santo che dà a Dio il posto a Lui dovuto, nel pensiero (intelligenza); nell’amore (le emozioni) e nelle azioni (la volontà), mostrando quindi riverenza e rispetto nei Suoi confronti. Questo porta inevitabilmente a un carattere ben formato e a una condotta inequivocabile”.
La pietà coinvolge tutto il nostro essere, sia la giusta fede e sia l’azione obbediente. 
Indica una pratica devota e un credo secondo la volontà di Dio, un comportamento che riflette il corretto credo e atteggiamenti morali e spirituali secondo Dio e quindi che Dio gradisce, è una vita totalmente consacrata a Dio che si vedono nella vita quotidiana ( cfr. 1 Timoteo 2:2; 3:16) . 
Jerry Bridges riguardo la pietà afferma: “La pietà ... è la devozione a Dio, che si traduce in una vita che è gradita a lui”.
Ma la pietà è anche condurre se stesso in modo divino, come Dio, quindi lo scopo della disciplina spirituale è: assomigliare e comportarsi come Dio nel senso morale ovviamente.  
La pietà non è altro che assomigliare a Dio!
Le persone pie hanno sperimentato la rivoluzione radicale della conversione cristiana dall’egocentrismo alla centralità di Dio. 
Se prima la conversione, la persona pensava e diceva:  “ non c'è posto per Dio” e di conseguenza viveva senza Dio (Salmo 10:4; 31:1), ora dice: “ io ho posto il Signore davanti gli occhi miei” (Salmo 16:8). 
Queste persone hanno sperimentato la grazia di Dio, s’impegnano e rinunciano all’empietà e alle passioni mondane per vivere in questo mondo una vita devota a Dio (Tito 2:12), una vita dove al centro c’è il trono di Dio. 
“Pietà” si riferisce all’essenza della fede del cristiano ed è lo scopo di ogni vero cristiano.
Non dobbiamo mai spostare il nostro obiettivo primario da tutto ciò che è Dio e ha fatto per noi in Cristo, e non dobbiamo trascurare il tipo di vita che Dio si aspetta da noi.
Lo scopo della nostra vita è dedicarci completamente a Dio e compiere la Sua volontà per la nostra vita.
L'unico vero Dio, come creatore e redentore, richiede la nostra totale consacrazione e obbedienza attiva alla Sua volontà. 
Come Enoc che camminò con Dio (Genesi 5:24); Noè (Genesi 6:9) per esempio, ma soprattutto Gesù Cristo (Giovanni 8:29; Ebrei 5:7).
Nella natura della pietà vediamo:
B) La Falsità: la pietà solo esteriore.
Esiste una pietà che non è vera!
La pietà è un atteggiamento del cuore che s’irradia attraverso il comportamento morale che assomiglia a quello di Dio. 
Noi uomini guardiamo all’apparenza, Dio invece guarda al nostro cuore (1 Samuele 16:7).
La vera pietà non è solo una forma esteriore, ma anche una forza interiore.
Paolo, sempre a Timoteo, dice che negli ultimi giorni gli uomini avranno determinate caratteristiche, una di queste è: “aventi l’apparenza della pietà, mentre ne hanno rinnegato la potenza”  (2 Timoteo 3:5).
Un po’ come quelle noci che fuori sembrano buone, ma dentro sono secche, o ci sono i vermi.
Un esempio di questo tipo di religiosità si trovava nei Farisei, Gesù li chiamava ipocriti simili ai sepolcri imbiancati che appaiono belli fuori, ma dentro sono pieni d’ossa di morti e d’ogni immondizia, sembrano giusti alla gente, invece, sono pieni d’ipocrisia e d’iniquità (Matteo 23:27-28).
Questi falsi pii, hanno l’apparenza (morphōsis) la forma, ma ne hanno rinnegato la potenza, cioè rifiutano consapevolmente il suo potere effettivo. 
Non hanno detto che hanno negato, poiché esteriormente sembravano essere religiosi, ma non credevano che il Vangelo potesse veramente avere una forza rigenerante per la loro vita, in loro non c’è l’effetto rigenerante del Vangelo e dello Spirito Santo!
Le loro azioni indicavano che la loro religione non significa nulla per loro. 
Anche se la loro religione li faceva apparire rispettabili, non aveva, però un potere effettivo nella loro vita. 
Forse il più grande handicap del cristianesimo non è, che il peccatore sia conosciuto, ma che chi dice di essere credente devoto non è coerente con la verità della Parola di Dio!!
Ci sono persone che dicono di essere cristiani, ma nella pratica non lo sono, professano di conoscere Dio, ma lo rinnegano con i fatti (Romani 2:17-24; Tito 1:16).
La religione, o essere religioso non è importante! 
Non sono importanti le forme, la conoscenza, il frequentare la chiesa, ma essere persone nate di nuovo (Giovanni 3:3-5; 2 Corinzi 5:17) che lo manifestano con la pietà che proviene dal cuore (Matteo 5:8).
Nella natura della pietà vediamo:
C) La Difficoltà: la pietà ha dei nemici.
Il cristiano ha dei nemici.
(1) La pietà è ostacolata dal mondo.
Il mondo si riferisce agli standard, giudizi, desideri, sfere, influenze e valori umani corrotti rispetto a quelli di Dio.
Il mondo si riferisce al sistema egocentrico ostile e ribelle a Dio controllato da Satana (Giovanni 12:31;14:30; 2 Corinzi 4:4, Galati 1:4; 1 Giovanni 2:15-17; 5:19).    
Il mondo è come una calamita che attira tutti anche i credenti per conformarsi ai suoi standard. 
La reazione dei discepoli non è di ritirarsi dal mondo, ma di vivere nel mondo senza seguire il sistema filosofico e quindi non esserne influenzati negativamente a livello morale e spirituale. 
Il cristiano deve conservarsi puro dal mondo (Giac. 1:27), il che significa mantenere se stessi puri ogni giorno senza permettere che il mondo possa influenzarci negativamente, quindi cercare di essere senza macchia, senza difetto, colpa, o corruzione e quindi incontaminati.
(2) La pietà è ostacolata dalla carne.
La carne è il secondo nemico dei cristiani.
La carne è come una potenza peccaminosa e sensuale che tende, o spinge verso il peccato e contrasta l’opera dello Spirito Santo (Galati 5:17).
È la vita fuori dallo Spirito di Dio controllata dal peccato, è la sede del peccato ( Romani 7:18,25; 8:5,9,12-13). 
La carne spinge sempre a vivere in modo egoistico e indipendente da Dio (Rom.8:5-8). 
Il vero credente rigenerato dallo Spirito Santo ha una nuova natura (Efesini 4:17-24; Colossesi 3:9-10), ma insieme alla nuova natura è presente anche la vecchia.
La carne non può essere migliorata e sradicata fino a quando il credente non sarà in cielo. 
Quindi nel presente vi è un conflitto interiore benché il credente non è nella carne, ma nello Spirito (Romani 7:15-23; 8:9). 
La carne con i suoi desideri controllata dal peccato, ci spinge a fare ciò che è contrario allo Spirito Santo, ma sempre per l’aiuto dello Spirito Santo il credente sarà in grado di vincere la battaglia contro il peccato (Romani 8:2; Galati 5:16-25). 
(3) La pietà è ostacolata da Satana. 
Satana o diavolo è il terzo nemico. 
Due sono gli errori che fanno in genere le persone riguardo al diavolo: o lo prendono troppo sul serio oppure non lo prendono abbastanza sul serio. 
Ci sono quelli che lo vedono dappertutto e quelli che invece pensano sia una favola. L'esistenza del diavolo è così chiaramente insegnata nella Bibbia che dubitare della sua esistenza significa dubitare della Bibbia stessa!!! 
Noi vediamo nella Bibbia che Satana è un nemico reale di Dio e implacabile contro coloro che appartengono a Dio.
L’attività e lo scopo di Satana è quella di ostacolare l'opera di Dio (Matteo 13:36-39;16:23; Atti 13:8-10; 1 Tessalonicesi 2:18).
L’attività e lo scopo di Satana è quella di allontanare gli uomini da Dio come vediamo quando colpì Giobbe per fargli rinnegare Dio (Giobbe 2:4-5; Marco 4:15).  
Satana cerca di corrompere e sviare le menti dei credenti dalla consacrazione di Cristo (2 Corinzi 11:3) e di distorcere la verità delle Sacre Scritture (Matteo 4:5-6; 1 Timoteo 4:1).
L’attività e lo scopo di Satana è quella d’istigare al peccato. 
Satana è il tentatore (Matteo 4:3;1 Tessalonicesi 3:5) cerca di istigare, sollecitare le persone e quindi anche i credenti a commettere peccato.
Infine vediamo:
III LE MOTIVAZIONI ALLA PIETÀ. 
In Romani 1:18 è scritto: “L'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l'ingiustizia” .
Questo è già un motivo sufficiente per dedicarci alla pietà: l’ira di Dio.
Come appartenenti al Suo popolo, siamo chiamati a essere santi (Esodo 19:5-6; Levitico 11:44-45; Tito 2:14), questo è un altro motivo.
Ma in 1 Timoteo 4:8 troviamo due motivi per cui ricercare la devozione, la pietà.
Il primo motivo è:
A) Il profitto della pietà.
Nel v.8 leggiamo: “perché l'esercizio fisico è utile a poca cosa, mentre la pietà è utile a ogni cosa”.
Paolo spiega ora perché dobbiamo dedicarci alla pietà, e lo fa con un contrasto (mentre, greco de-ma); il motivo è perché l’esercizio fisico è utile a poca cosa (pros oligon), mentre la pietà è utile a ogni cosa (pros tauta). 
Paolo non vuole sminuire i benefici della preparazione fisica per la salute, il vigore e la bellezza per il fisico.
Paolo sta dicendo che il vantaggio che conferisce la formazione del corpo, per quanto grande possa essere, è sicuramente inferiore all’utilità della pietà, e la sfera in cui la formazione del corpo è di beneficio è molto più ristretta del beneficio che arreca la pietà. 
Paolo dice che l’esercizio fisico ha un certo valore, ma solo un po’, è utile fino a un certo punto, ha un beneficio limitato e influisce solo sul fisico, mentre la pietà è utile a ogni cosa, cioè ha più valore, è utile per tutto, in ogni direzione, ha valore per tutte le cose, porta i maggiori benefici possibili, i benefici sono senza limiti.
La parola “utile” (ōphelimos) si riferisce quindi al fatto che è più redditizio, non abbraccia solo questa vita e non ha un valore limitato riguardo il corpo.
La pietà ha un valore e dei benefici incommensurabili, che riguardano lo spirito e l’anima in questa vita e in quell’avvenire.
I benefici spirituali non cessano con la morte del corpo, sono sia per la vita presente e sia per la vita futura.
Il secondo motivo, dunque è:
B) La promessa riguardo alla pietà:la vita presenta e la vita futura. 
Sempre nel v.8 leggiamo: “avendo la promessa della vita presente e di quella futura”. 
“Avendo la promessa” indica i motivi perché la pietà è utile a ogni cosa. (Avendo- participio causale; perché ha promesso).
La promessa di Dio, è che la pietà porta benefici in questa età, nella vita attuale, presente, di questo mondo (1 Timoteo 6:17; 2 Timoteo 4:10; Tito 2:12 ; cfr. Romani 3:26; 8:18;11:5; 2 Corinzi 8:14; Galati 4:25; cfr. 2 Pietro 3:7) e nell’ età a venire, la vita futura che segue la vita terrena.
Una nota importante è che “futura” (mellousēs- presente attivo participio) indica qualcosa che è destinato, che è inevitabile (Matteo 17:22; Luca 9:44;Romani 4:24; 8:13), quindi sicura, certa e quindi possiamo crederci!!
La promessa della vita futura si riferisce alla vita eterna (Matteo 12:32; Efesini 1:21; 1 Timoteo 6:19; Ebrei 6:5; cfr. Matteo 3:7; 1 Corinzi 3:22; Ebrei 2:5; 13:14) .
In questo senso troviamo un parallelo nei Vangeli (Matteo 19:29; Marco 10:29-30; Luca 18:29-30, cfr. 1 Timoteo 6:19), dove si parla di benedizioni nel tempo presente e nel tempo futuro:la vita eterna.
Il riferimento a due tipi di vita potrebbe suggerire che la vita eterna è puramente una cosa del mondo a venire, ma lo scrittore si riferisce che la pietà porta a una buona esistenza in questa vita. 
Così “vita” (zōēs) non è una semplice esistenza, ma descrive un tipo abbondante di vita che è promessa a coloro che sono in Cristo (cfr.1 Timoteo 1 :16). 
Il senso potrebbe anche essere: il contenuto della promessa è la vita nella sua pienezza sia nel tempo presente e sia nel tempo che verrà, includendo gli aspetti presenti e futuri della salvezza, in questo senso vita (genitivo di qualità) è la vita eterna che è già iniziata in questa vita (Tito 1:2; cfr. 2 Timoteo 1:1,10; Ebrei 9:15). 
“La vita eterna non comincia con la morte, comincia con la fede” (Samuel Shoemaker).
Le persone che dimorano in Cristo per fede, cominciano a dimorare in eterno ora.
La vita eterna è in Cristo per fede, comincia nel momento in cui crediamo in Cristo (Giovanni 3:16).
Tutti vorrebbero vivere eternamente su questa terra. 
Secondo una tradizione tra i nativi di Puerto Rico, c'era un'isola vicino le Bahamas che aveva una fontana meravigliosa, le cui acque avrebbero prodotte una perpetua giovinezza. Juan Ponce de Leon, il navigatore spagnolo, ha cercato a lungo e duramente, ma invano, questo elisir di vita eterna.
Quindi, il motivo per cui ci dobbiamo esercitarci alla pietà è perché abbiamo la promessa di una vita abbondante nel presente e della vita eterna dopo la morte, ma che inizia nel momento in cui abbiamo creduto nella vita presente in Gesù Cristo come il nostro Salvatore e Signore (cfr. Giovanni 3:16).
Invece i benefici dell’esercizio fisico sono limitati solo alla vita presente, oltre a questa c’è una vita futura, dopo la morte che il fisico non può raggiungere; ecco perché l’esercizio fisico è utile a poca cosa.
CONCLUSIONE
Erwin W. Lutzer afferma: “La differenza tra mondanità e la pietà è una mente rinnovata”.
Chi ha una mente rinnovata dallo Spirito Santo si eserciterà per la pietà! sono coloro che non hanno una mente rinnovata da Dio che non si esercitano alla pietà!
Una vera devozione a Dio trasforma le relazioni e il comportamento in ogni contesto, o area della nostra vita.
La pietà è qualcosa che va curata, dobbiamo esercitarsi in essa! 
Supponiamo di prendere una spugna e una bottiglia di Coca Cola, se versiamo la Coca Cola nella spugna, quando la strizzi che cosa esce? Coca Cola!
Se versi la Sprite nella spugna cosa esce? Esce Sprite! 
Se noi saturiamo la nostra mente con film, immagini, musica e divertimenti malsani, pensate che da noi uscirà la pietà? 
Se siamo veri credenti ci eserciteremo alla pietà perché crediamo che la pietà è qualcosa che Dio approva, è utile a ogni cosa, sapendo che Dio promette benedizioni per chi la pratica e infine la vita eterna!

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