Maturare il carattere di Gesù Cristo

Maturare il carattere di Gesù Cristo
Voglio cominciare questa predicazione con l'affermazione di Thomas a Kempis: "La misura delle virtù di ogni uomo è meglio rivelata nel tempo di avversità - avversità che non indebolisce un uomo, piuttosto mostra ciò che è".
Nei momenti difficili viene fuori il nostro vero carattere, le circostanze della vita rivelano chi siamo veramente.
Ogni cristiano ha un unico modello di carattere con cui si deve confrontare per assomigliare, questo modello è Gesù Cristo (Romani 8:29; Galati 4:19; Efesini 4:13; Colossesi 1:28). 
Il carattere cristiano, di Cristo in noi, si forma con il tempo, non si nasce con un carattere come quello di Cristo, esso si forma e si perfeziona con il tempo secondo il nostro impegno e con l'aiuto dello Spirito Santo.
Il carattere simile a Cristo è sia il frutto dello Spirito Santo secondo come opera dentro di noi e sia il risultato dei nostri sforzi personali. Il carattere dipende dall'opera di grazia e dalla nostra responsabilità.
Riguardo il maturare il carattere di Cristo noi vediamo tre aspetti: la giusta causa; la giusta correlazione e la giusta considerazione.
Il primo aspetto del maturare il carattere di Cristo è:
I LA GIUSTA CAUSA.
La giusta causa, motivazione deve essere la devozione a Dio e non l'egoismo o l'egocentrismo. Purtroppo, molte volte si è motivati dall'egocentrismo e non da Dio, la motivazione per la nostra crescita o maturità nel carattere come Cristo deve essere teocentrico e non egocentrico.
Si può cercare di essere nel carattere come Cristo perché si vuole essere apprezzati, oppure perché così ci sentiamo bene con noi stessi, o per altri, simili motivazioni, ma siamo chiamati ad agire non per egocentrismo, ma per Dio.
Quando la moglie di Potifar, il capitano delle guardie del faraone, gli mise gli occhi addosso e gli disse di unirsi a lei, Giuseppe disse: "...Come dunque potrei fare questo gran male e peccare contro Dio?" (Genesi 39:9).
La sua causa, motivazione per la moralità era centrata su Dio!

Riguardo la giusta causa per la crescita del nostro carattere come quello di Cristo dobbiamo essere motivati per:
A) La Gloria di Dio.
Lo scopo della nostra esistenza è per la gloria di Dio! Lo scopo della nostra esistenza è innalzare il nome di Dio con tutto quello che siamo, abbiamo e in tutto quello che facciamo.
Dio attraverso il profeta dice: " Tutti quelli cioè che portano il mio nome, che io ho creati per la mia gloria, che ho formati, che ho fatti" (Isaia 43:7).
Noi apparteniamo a Dio, Lui ci ha fatti e formati per la Sua gloria. Dio salva una persona dai suoi peccati sempre per la Sua gloria ci ricorda Efesini 1:6,12,14.
Così ancora Paolo ci esorta: "Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio" (1 Corinzi 10:31). Non vi è nulla di più ordinario e abitudinario del mangiare e bere, ma anche questo deve essere fatto per la gloria di Dio, come anche qualsiasi altra cosa deve essere fatta per la gloria di Dio.
Lo scopo della nostra esistenza dunque, non è la nostra soddisfazione, gratificazione, i nostri interessi, ma glorificare Dio.
Siamo chiamati a seguire l'esempio di Gesù, la sua vita la visse per la gloria di Dio,  la Sua vita era una lode vivente! (Giovanni 17:4).

Dobbiamo essere motivati dal:
B) Timore di Dio.
Questo soggetto è stato dimenticato o rimosso da molti cristiani oggi, eppure, il Signore si compiace in quelli che lo temono (Salmo 147:11) ,vuole che noi lo temiamo (Deuteronomio 10:12-13).
" La vera pietà non è mai separata dal timore di Dio" (William S. Plumer).
La persona devota, consacrata a Dio, quindi di fede, lo teme; temendolo cercherà di avere un carattere cristiano, come Cristo.
Il timore di Dio è la consapevolezza della santità e dei giudizi di Dio (Isaia 6:1-7; Apocalisse 15:4), della Sua maestà (Geremia 10:7) e implica, il nostro senso  di peccaminosità e fragilità umana davanti il Suo carattere.
Il timore di Dio è la consapevolezza che la sua approvazione è la cosa migliore che possiamo avere e la sua disapprovazione la cosa peggiore (Luca 12:4-5; Ebrei 10:31). Pertanto il timore di Dio ci spinge ad avere il carattere che Lui desidera, quello di Cristo. Il timore di Dio ci spinge a ricercare la santità (2 Corinzi 7:1) e a essere obbedienti a Dio come ha fatto Abraamo, quando Dio gli ordinò di offrirgli il figlio Isacco in sacrificio. Mentre Abraamo stava per scannare suo figlio, l'angelo gli disse: " Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli male! Ora so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l'unico tuo" (Genesi 22:12).
Abraamo è ricordato come modello di fede, infatti, è scritto in altre parti che Abraamo offrì Isacco per fede (Ebrei 11:17), la fede agiva insieme alle sue opere dice Giacomo (Giacomo 2:21-24), in Genesi, invece, è scritto che obbedì perché temeva Dio.
Chi teme Dio cercherà di comportarsi e di essere come Dio vuole, e non è sbagliato dire: "Il timore di Dio è una virtù e un custode delle altre virtù" (John Trapp).

Infine nella giusta causa riguardo il nostro carattere come quello di Cristo dobbiamo essere motivati dall':
C) Amore per Dio.
Qualcuno ha detto: " La più grande e migliore cosa che possa essere detta su un uomo è che lui amò Dio".
Un altro stimolo ad avere il carattere di Cristo è: l'amore per Dio! Se lo amiamo cercheremo di essere e faremo ciò che vuole Lui.
Noi siamo chiamati ad amare Dio con tutto noi stessi.
In Marco 12:29-30 leggiamo: " Gesù rispose: 'Il primo è: -Ascolta, Israele: Il Signore, nostro Dio, è l'unico Signore: Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutta la mente tua, e con tutta la forza tua-.
Tutti noi siamo a sottometterci all'autorità umana "per amore del Signore'". (cfr. Matteo 22:37; Luca 10:27; 11:42; Romani 8:28; 1 Corinzi 2:9; 8:3; 16:22; Efesini 6:24; Giacomo 1.12; 2:5; 1 Pietro 1:8; 1 Giovanni 4:20–21).
Il comando di amare Dio è un dovere che scaturisce dalla sua unicità come Signore: il Signore nostro Dio è l'unico Signore!
Dio è il Signore e deve essere amato con tutto il nostro essere, quindi con una completezza di devozione com'è definita dal ripetuto "tutto" (holēs). L'amore coinvolge tutto l'essere, il cuore, l'anima, la mente e la forza di volontà. L'amore deve riempire il cuore intero, tutta l'anima, la mente e la forza!
Cuore, anima, mente e forza indicano tutto noi stessi. Perché l'uomo intero è l'oggetto dell'amore di Dio, all'uomo intero è chiesto di amare Dio. Dio vuole una risposta pronta, assoluta e incondizionata per Lui e se lo amiamo lo faremo! L'amore è una questione di sentimenti, vita, intelletto, volontà, forza e azione; l'amore determina la disposizione intera della propria vita e della propria personalità intera a servire Dio.
La chiamata a essere caratterialmente come Suo Figlio, rientra nell'amore verso Dio; se lo amiamo veramente, ricercheremo di essere come Gesù perché questa è la volontà di Dio (Romani 8:28-29; Galati 4:19; Efesini 4:13). L'amore per Dio non è vero amore per Lui se non si esprime in un modo pratico, nel fare la Sua volontà.
L'amore è l'essenza, ciò che caratterizza un vero cristiano! Qualunque cosa faccia o non faccia, lo fa per amore di Dio! Ciò che lui è o vuole essere lo fa perché ama Dio! L'amore che una persona ha per Dio, quindi determina il suo carattere e il suo comportamento! (Cfr. Giovanni 14:15,21; 1 Pietro 2:13; 1 Giovanni 2:5, 15; 5:2-3)

Il secondo aspetto del maturare il carattere di Cristo è:
II LA GIUSTA CORRELAZIONE.

La giusta correlazione è:
A) Tra sorgente e responsabilità.
Per sorgente intendo dire la nostra capacità, forza per essere come Dio vuole, per responsabilità, invece, il nostro impegno ad agire, lavorare nel carattere che Dio vuole: quello di Cristo.
Avere il carattere di Cristo è la nostra santificazione, la santificazione è l'opera di Dio (1 Tessalonicesi 5:23; Ebrei 13:20-21).
Paolo dice in 2 Corinzi 3:5: "Non già che siamo da noi stessi capaci di pensare qualcosa come se venisse da noi; ma la nostra capacità viene da Dio".
Paolo serviva il Signore, nel proclamare Cristo e nel discepolato, con la forza di Dio, leggiamo in Colossesi 1:29: "A questo fine mi affatico, combattendo con la sua forza, che agisce in me con potenza".  E ancora in Filippesi 4:13 è scritto: "Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica".  
La sorgente, la forza, l'energia spirituale per compiere e avere il carattere di Cristo è Dio!
La potenza spirituale si trova in Dio, ciò che possiamo essere o fare di buono è grazie a Dio.
Nella nostra unione, o comunione spirituale con Cristo possiamo attingere alla Sua forza o potenza spirituale. Noi non possiamo avere il carattere di Cristo senza essere uniti spiritualmente o in comunione con il Cristo risorto. In Giovanni 15:4-5 leggiamo: "Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dar frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me. Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla". 
Un tralcio non può fare uva se non è unito alla vite, così se non siamo uniti a Cristo, non possiamo avere il Suo carattere!
È nel dimorare in Cristo che possiamo avere il Suo carattere! Senza Cristo non possiamo fare nulla!
Dimorare in Cristo significa morire a sé stesso ed essere sottomessi a Lui, esprime l'atto continuo con cui il cristiano mette da parte la sua sapienza, forza, merito, progetti per far posto a quelli di Cristo! In altre parole è: "Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me!" (Galati 2:20).
Questo implica dipendere per fede (Colossesi 2:5-6) dalla capacità di Cristo e non dalla nostra e avere una comunione intima con Lui in preghiera.
Se la capacità di avere un carattere cristiano come quello di Cristo viene da Lui e anche vero che siamo responsabili di sviluppare il Suo carattere! Dio non annulla la nostra responsabilità, noi troviamo anche scritto che noi siamo responsabili nel lavorare nel nostro carattere affinché possiamo assomigliare a Cristo, per esempio ci sono passi che ci esortano ad avere un comportamento secondo la volontà di Dio e quindi si fa appello alla nostra responsabilità (Efesini 4:17-6:20; Filippesi 2:1-5;4:4-5; Colossesi 3:1-14; 1 Tessalonicesi 4:1-12; 2 Pietro 1:5-8;ecc.)
Questo principio tra la sorgente l'opera di Dio e la nostra responsabilità, sembra essere una delle verità più difficili per noi da capire e da applicare, ma sono perfettamente compatibili.
Mentre cresciamo nella vita cristiana per grazia di Dio e per la Sua forza, è nostro dovere ricercare crescere con la forza che Dio ci dona. Mentre cresciamo secondo la Sua grazia, la Sua forza o i Suoi mezzi che ci dona, siamo chiamati a usarli affinché possiamo perfezionare il carattere di Cristo in noi.

La giusta correlazione è:
B) Tra lo spogliarsi e il rivestirsi.
Noi vediamo questo principio nell'insegnamento dell'apostolo Paolo Noi leggiamo in Efesini 4:22-23: "Avete imparato per quanto concerne la vostra condotta di prima a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici; a essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente e a rivestire l'uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità".
Paolo nei versetti precedenti aveva esortato i cristiani di Efeso a non comportarsi più come si comportano i pagani, quindi, un comportamento peccaminoso; poi, sempre l'apostolo dice che loro non hanno imparato a conoscere Cristo così. Secondo la verità che è in Gesù, loro per quanto concerne la condotta di prima, hanno imparato a spogliarsi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici, a essere invece rinnovati nello spirito della mente e a rivestire l'uomo nuovo.
A che cosa si riferisce Paolo riguardo il vecchio uomo? Il vecchio uomo è il primo modello di comportamento, o la vecchia natura non rigenerata, la natura dominata dal peccato (Romani 6:6; Galati 5:24), in contrasto al modello dell'uomo nuovo con cui il cristiano si riveste che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità.
Troviamo, quindi l'immagine di spogliarsi di un vecchio abito sporco(il vecchio uomo) e rivestirsi del nuovo (abito pulito), questa è la santificazione, e quindi anche il carattere di Cristo.
Lo sviluppo del carattere divino comporta spogliarsi dei tratti caratteriali peccaminosi e rivestirsi di quei tratti caratteriali, secondo la giustizia e la santità di Dio! 
Nei versetti successivi (Efesini 4:25-5:4) Paolo fa alcune applicazioni specifiche di questo principio. Per esempio spogliarsi della menzogna (tratto del vecchio uomo) e rivestirsi di verità (tratto dell'uomo nuovo); se prima rubavi (vecchio uomo), ora lavori onestamente affinché possa aiutare il bisognoso (uomo nuovo), e così via.
Dobbiamo mettere a morte, far morire, con l'aiuto dello Spirito Santo ogni aspetto peccaminoso del vecchio uomo (Cfr. Romani 8:12-13; 2 Corinzi 3:18).  Quindi avere il carattere di Cristo significa non essere secondo il vecchio uomo, ma essere secondo l'uomo nuovo. Significa odiare il male e amare il bene, non fare il male, ma nello stesso tempo fare il bene! (Romani 12:9; Ebrei 1:9).
Non essere orgogliosi, ma essere mansueti, non odiare, ma amare, non essere irascibili, ma pazienti, non avaro, ma generoso,ecc.
Alcuni cristiani pensano che la santificazione sia solo non commettere il peccato, mentre in realtà non è solo non commettere il peccato, ma praticare le virtù secondo la volontà di Dio! Avere il carattere di Cristo non significa non solo non essere (per esempio orgoglioso), ma significa anche essere (umile e mansueto).

Il terzo aspetto del maturare il carattere di Cristo è:
III LA GIUSTA CONSIDERAZIONE.
Nella giusta considerazione vediamo due aspetti: la crescita deve essere proporzionata e la crescita è progressiva.

Vediamo prima:
A) La crescita deve essere proporzionata.
La crescita deve essere equilibrata, vale a dire in tutti gli aspetti del carattere. Leggiamo per esempio Galati 5:22: "Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo". Questo ci fa capire che nel carattere cristiano siamo chiamati a perseguire la crescita in tutte le grazie che sono considerate il frutto dello Spirito Santo. Non solo in noi deve essere presente l'amore, ma anche la gioia, la pace, la pazienza, la benevolenza, la bontà, la fedeltà e così via, anche altri tratti che non sono presenti in questa lista di Galati 5:22, ma che sono secondo il carattere e la volontà di Dio.
Noi tendiamo a evidenziare quei tratti del nostro carattere che sembrano più naturali per il nostro particolare temperamento, ma i vari tratti che vediamo del frutto dello Spirito Santo non è una questione di temperamento e solo per certi tratti, è di tutto il frutto e per tutti cristiani! Quindi, ogni cristiano cercherà di crescere, sotto la guida e l'aiuto dello Spirito, in ogni area del carattere cristiano.
Alcuni forse sono estroversi e quindi sarà più facile che siano gioiosi, ma allo stesso tempo forse avranno difficoltà all'autocontrollo, ma è chiamato a lavorare con la forza e l'aiuto dello Spirito Santo come nella gioia anche nell'autocontrollo.
Questo significa anche che non dobbiamo scusarci se siamo mancanti in un tratto del carattere che dovremmo avere dicendo che siamo fatti così!!
Per esempio diciamo di essere introversi e tendiamo a essere cupi, tristi e diciamo che siamo fatti così, mentre dovremmo essere gioiosi.
Siamo chiamati a sviluppare sotto la guida e la potenza dello Spirito Santo sia quelle caratteristiche che sono per noi più naturali, ma anche quelle che non lo sono!
Siamo chiamati a lavorare secondo la grazia e la forza dello Spirito Santo in tutti gli aspetti del carattere cristiano (di Cristo) che Dio ci chiama ad avere e in ogni momento della vita anche quando questo va contro i nostri interessi. Per esempio rimarrò fedele anche quando la fedeltà potrebbe costarmi qualcosa.
Noi siamo responsabili nel lavorare nel perfezionare il nostro carattere con la potenza dello Spirito Santo e lo faremo in tutti gli aspetti anche in quei tratti che sono più difficili di altri e anche c'è un prezzo da pagare.

B) La crescita è progressiva.
La crescita spirituale non avviene dall'oggi a domani, la crescita è progressiva.  In Colossesi 3:10 Paolo esorta: "Non mentite gli uni agli altri, perché vi siete spogliati dell'uomo vecchio con le sue opere e vi siete rivestiti del nuovo, che si va rinnovando in conoscenza a immagine di colui che l'ha creato".
Notate che l'apostolo dice: "che si va rinnovando”, questo indica che la crescita spirituale del carattere di Cristo in noi è un processo!
ll verbo nel greco “si va rinnovando” (anakainoumenon- presente medio participio) indica un’azione continua e ripetuta, perciò questo uomo nuovo si perfeziona giorno dopo giorno. 
Così vediamo ancora la crescita progressiva e quindi non avviene in un giorno, o in un colpo solo. In 2 Corinzi 3:18 leggiamo: "E noi tutti, a viso scoperto, contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella sua stessa immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione del Signore, che è lo Spirito".
Il cristiano può liberamente, ogni giorno, contemplare come in uno specchio, (contemplando-katoptrizomenoi- presente medio participio) a viso scoperto, senza veli (vv.13-16), la gloria del Signore.
Nel contemplare il Signore, siamo trasformati nella sua stessa immagine. "Siamo trasformati" (metamorphoumetha-presente passivo indicativo) indica essere cambiati, assumere una forma o aspetto diverso, ricorda la parola metamorfosi, la mutazione che avviene in alcuni animali, come il bruco in farfalla.
"Trasformati" si riferisce alla santificazione continua, progressiva e graduale dei credenti. La vita cristiana è un processo continuo di crescita nell'immagine del Signore di gloria in gloria (cfr. Galati 4:19).
Così il cristiano (tutti) contemplando la gloria del Signore, il suo carattere è trasformato secondo l'azione del Signore che è lo Spirito, lo Spirito Santo, nella Sua stessa immagine (eikona), cioè la somiglianza di Cristo in un senso morale e spirituale (cfr. Romani 8:29; 2 Corinzi 4:4)
Noi contempliamo il Signore e lo Spirito ci trasforma!
La gloria (doxan) del Signore si riferisce all'eccellenza divina e notate che Paolo scrive di gloria in gloria, questo significa ancora la natura progressiva e si riferisce alla trasformazione che avanza in gradi: da una tappa di gloria a un altra, o alla gloria che aumenta gradualmente. Il senso è che il cristiano che contempla la gloria del Signore è trasformato in gradi più alti di gloria, oppure la nostra gloria, sta divenendo più grande continuamente, secondo alcuni fino alla gloria in cielo (Romani 8:17,29-30).
La frase denota uno splendore che cresce, in contrasto alla gloria breve che rifletteva sulla faccia di Mose (2 Corinzi 3:13).
La crescita spirituale è progressiva e non sarà mai definitiva. Paolo in Filippesi 3:12 dice: "Non che io abbia già ottenuto tutto questo o sia già arrivato alla perfezione... Paolo non era ancora arrivato alla perfezione (teteleiōtai- perfetto medio indicativo), secondo alcuni l'apostolo si riferisce alla perfezione morale e spirituale, o a conoscere Cristo ed essere come Lui, cioè quello che Dio voleva che lui divenisse (Efesini 4:13; Colossesi 1:28).
In prigione, verso la fine della sua carriera apostolica, l'apostolo Paolo si sente ancora mancante riguardo la crescita spirituale.
Anche in quei settori in cui siamo cresciuti, c'è sempre bisogno di un ulteriore crescita. Paolo in 1 Tessalonicesi 4:9-10 scrive: "Quanto all'amore fraterno non avete bisogno che io ve ne scriva, giacché voi stessi avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri, e veramente lo fate verso tutti i fratelli che sono nell'intera Macedonia. Ma vi esortiamo, fratelli, ad abbondare in questo sempre di più".
Sempre di più esorta Paolo! La crescita del nostro carattere cristiano non è mai finita fino a quando andremo a stare con Cristo e saremo trasformati completamente e saremo simili a Dio (Romani 8:29-30; Filippesi 3:20-21; 1 Giovanni 3:1-2).
La crescita nel carattere di Cristo è progressiva e incompiuta, ma è importante adoperarsi in questo per la nostra vita spirituale. Se non cresciamo nel carattere di Cristo, rischiamo di regredire, perciò è importante esercitarsi alla pietà.
L’apostolo Paolo esorta Timoteo dicendo: "Ma rifiuta le favole profane e da vecchie; esèrcitati invece alla pietà" (1 Timoteo 4:7). “Esercitati” (gumnaze) nel greco è un presente attivo imperativo, questo significa che ogni giorno il credente è chiamato a esercitarsi alla pietà! “Esercitati” era un termine di disciplina sportiva, quindi d'impegno, di sudore, di duro allenamento, di esercizi ginnici, di addestramento, infatti era un termine usato per addestrare, formare, allenare gli atleti che gareggiavano.
“Esercitati” indica il controllare sé stesso, disciplinarsi in modo accurato, in questo caso alla pietà (eusebeia) che indica una pratica devota e un credo secondo la volontà di Dio. A proposito J. Allen afferma: “Questa parola descrive un atteggiamento di riverenza e rispetto nei confronti di Dio che caratterizza la vita del credente e ha come  risultato un modello di condotta basato sulla rivelazione di Dio in Cristo e nella Parola”. 
Siamo chiamati a disciplinarci, siamo chiamati a praticare quelle discipline (preghiera, meditazione della Bibbia, ecc.) per curare la nostra comunione con Dio e per la crescita del nostro carattere cristiano. Nessuno arriverà mai a livello di gareggiare per un mondiale, o alle olimpiadi, a meno che non s'impegni a pagare il prezzo di un allenamento quotidiano rigoroso. Così nessuno crescerà spiritualmente a meno che non si impegni quotidianamente nell’esercizio della pietà!
C'è un altro tipo di esercizio, allenamento in senso negativo. Noi vediamo la stessa parola greca in 2 Pietro 2:14 dove Pietro parla dei falsi insegnanti e tra le diverse cose dice di loro: " Hanno il cuore esercitato alla cupidigia; sono figli di maledizione!"
Il loro cuore era esercitato, addestrato, quindi erano diventati abili, esperti alla cupidigia (pleonexiais), cioè all'avarizia, la bramosia, il desiderio forte, l'acquisire sempre di più, possedere sempre di più, o possedere sempre più cose di altri.
Ha anche il senso di ricercare i propri interessi sfruttando gli altri, in questo caso i falsi insegnanti sfruttavano gli altri, il loro scopo è fare discepoli per un loro profitto. Questi uomini erano davvero bravi a essere avidi, a loro non importava quanto avevano ottenuto, loro volevano sempre di più.
Queste persone dedicavano energie e pratiche per l'avidità, e adesso era un'abitudine completamente sviluppata in loro, erano diventati esperti di cupidigia.
Dunque noi possiamo allenarci, addestrare il nostro cuore per la devozione o per l'empietà!
Per che cosa ti stai allenando noi? Per il carattere cristiano o per il carattere empio, peccaminoso? Che tipo di carattere stai facendo crescere: quello devoto o quello irreligioso? Ogni giorno noi ci stiamo addestrando per un tipo di carattere! Su quale carattere tu stai lavorando?
Il carattere determina le azioni: cosa noi siamo, noi facciamo, per esempio era nel carattere di Paolo servire gli altri come Gesù (Matteo 20:27; Marco 10:43-45; Galati 5:13). Paolo era un servo (2 Corinzi 4:5; Atti 20:33-35) e per questo motivo  nella sua condotta serviva gli altri, anche nelle cose pratiche come il raccogliere la legna dopo il naufragio su Malta (Atti 28:3).
Ma è anche vero che le azioni determinano il carattere: cosa noi facciamo, noi diventiamo come ci dice 2 Pietro 2:14, quei falsi insegnanti sono diventati esperti di cupidigia perché si esercitavano, si addestravano in questo.
Poiché il carattere determina la condotta e la condotta, il carattere, è importante che noi ci esercitiamo, ci alleniamo alla pietà, alla devozione (1 Timoteo 4:7; 2 Pietro 1:5-7)

CONCLUSIONE.
Anche se la capacità del carattere cristiano per come vuole Dio è il frutto dello Spirito Santo, e anche vero che noi siamo responsabili, siamo chiamati ad adoperarci in questo.
Tu lo stai facendo? Ti stai impegnando? Stai lavorando per essere come Cristo? Se ci tieni alla gloria di Dio, se temi Dio e se lo ami, sicuramente stai lavorando per essere come Cristo!

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