Giacomo 3:17-18. La saggezza che viene da Dio.

Giacomo 3:17-18. La saggezza che viene da Dio.
A chi non piace ricevere dei regali, dei doni.
I regali piacciono soprattutto ai bambini, ma a volte ci sono delle brutte sorprese. La regina d'Italia Elena di Savoia (1873-1952) in villeggiatura aveva notato una simpatica bambina. Un giorno, passando, si fermò e le disse: "Hai imparato a cucire?" La bambina rispose: "No, so soltanto fare le calze". La regina di nuovo disse: "Sai chi sono io?" La bambina rispose: "Si signora: voi siete la regina". "Bene" disse la regina, “confezionami un paio di calze e fammele avere al palazzo”. Pochi giorni dopo, le calze arrivarono e la regina, in compenso, mandò alla bimba un paio di calze di seta, una piena di dolci, l’altra di denaro. L’indomani, la regina ebbe una lettera della sua piccola amica che diceva: “Signora, il vostro regalo mi ha fatto piangere molto. Mio padre si è preso il denaro, mio fratello maggiore si è preso i dolci, le calze se le è prese mia madre”.
La sapienza che viene dall’alto è un dono che viene da Dio che certamente è di grande beneficio per la chiesa, infatti, al capitolo 1 versetto 17, Giacomo aveva detto che ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono all’alto e discendono dal Padre degli astri luminosi.
Noi abbiamo visto che la saggezza va dimostrata con la buona condotta e con la mansuetudine; abbiamo visto la saggezza che viene dal basso con la sua particolarità, natura e gravità, ora nei vv.17-18, vediamo che c’è un netto contrasto come il giorno e la notte, tra la saggezza che viene dal diavolo e quella che viene da Dio. Dai versetti precedenti, ora l’atmosfera è completamente diversa. 
Innanzitutto vediamo:
I L’ENTITÀ DELLA SAGGEZZA CHE VIENE DA DIO.
Quando una persona nasce di nuovo diventa una nuova persona, riceve una nuova natura, perciò avrà una nuova attitudine, inclinazione, atteggiamento, riceverà una nuova saggezza, quella di Dio, perciò comincerà a pensare e ad agire in un modo diverso.
L’entità o la natura della saggezza che  viene dall’alto si può dividere in quattro gruppi.

Il primo gruppo è:
A) L’Attitudine alla Purezza.
“Anzitutto” (pró̄ton) indica primo in importanza e poi tutto ciò che seguirà. 
Cosa significa pura? “Pura” (hagnē) indica integrità morale e spirituale, libero dal peccato, da ogni difetto morale e spirituale che è il segno di chi è doppio d’animo. Indica irreprensibilità, senza impurità, libero da ogni macchia, libero dalla contaminazione del peccato.
Gli antichi Greci usavano questa parola per indicare un adoratore puro e degno di avvicinarsi alla divinità. Sul tempio di Esculapio a Epidauro, un comune dell’antica Grecia vi è la seguente iscrizione: "Chi vuole entrare nel tempio divino deve essere puro". Anche i pagani si rendevano conto che  la divinità deve essere affrontata con un cuore puro.
L'apostolo Paolo scrive a Timoteo: "Non imporre con troppa fretta le mani a nessuno, e non partecipare ai peccati altrui; consèrvati puro" (1 Timoteo 5:22). Mentre l'apostolo Giovanni scrive: "Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è stato ancora manifestato ciò che saremo. Sappiamo che quand'egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com'egli è. E chiunque ha questa speranza in lui, si purifica com'egli è puro" (1 Giovanni 3:2-3).
“Egli” si può riferire sia a Dio come a Cristo, comunque la purezza è una caratteristica di Dio e siamo chiamati ad assomigliare a Lui e a Cristo. La purezza è la natura di Dio, perciò significa condividere il carattere di Dio!  (Efesini 5:1; Romani 8:29; 2 Corinzi 3:18; Filippesi 3:20–21; Cfr. Salmo 12:1; 19:11; Proverbi 21:8; Filippesi 4:8; 1 Pietro 3:2).     
Giacomo esorterà i credenti al capitolo 4 versetto 8 a purificare i loro cuori.
John Blanchard dice: “Dio richiede una purezza interiore e una performance verso l'esterno”. La purezza, quindi, deve essere nel cuore! (Matteo 5:8). Se siamo puri nel cuore lo saremo anche nella condotta, infatti il cuore è la sorgente della vita e siamo chiamati perciò a custodirlo è scritto in Proverbi 4:23!
Dunque chi ha la sapienza di Dio ha un comportamento integro moralmente e spiritualmente, assomiglierà a Dio, a Cristo!  Ma è una purezza che risiede nel cuore!!

Il secondo gruppo è:
B) L’Attitudine alla Pace.
Quindi mantenere la Pace con gli altri.  Chi ha la saggezza che viene da Dio non è litigioso!

La saggezza che viene da Dio:
(1) È Pacifica (eirēnikē).
Il Salmo 120 parla della sofferenza dei pellegrini e quindi della preghiera di liberazione dalle labbra bugiarde e dalle lingue ingannatrici. Poi nei vv.6-7 è scritto:"L'anima mia troppo a lungo ha dimorato con chi odia la pace! Io sono per la pace; ma, quando parlo, essi sono per la guerra".
In Matteo 5:9 è scritto:  "Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio". C’è gente che è proprio litigiosa! Ma il credente non odia la pace, ricerca la pace!
Chi ha la saggezza divina è un uomo pacifico e cerca di vivere in pace con gli altri, anche quando questi sono davvero dei provocatori e cercano la guerra.
“Pacifico” indica qualcosa che produce armonia tra l’uomo e l’uomo, quindi una qualità incompatibile con l’amara gelosia e l'ambizione, le contese e i disordini dei vv.15-16 e del capitolo 4:1-3.

La saggezza che viene da Dio:
(2) È Mite (epieiké̄s).
Fra i greci questa parola era usata per un individuo ragionevole e rispettoso nelle convenzioni, leale, fedele preciso nel compimento di un dovere.       
La mitezza fra i greci (epieikeia) era soprattutto un cuore aperto, conciliante e fiducioso nel prossimo; misurato, opportuno, garbato, cortese. La mitezza non solo si contrappone alla malvagità e alla violenza, ma essendo dolcezza, gentilezza e arrendevolezza, si lascia persuadere, quindi è una persona  paziente, tollerante e indulgente, anche se viene maltratta.
In 2 Corinzi 10:1 Paolo dice che Gesù era mite (mitezza- epieikeia; cfr.1 Timoteo 3:3; Tito 3:2; 1 Pietro 2:18). Sappiamo che ci sono persone che non sono ragionevoli, anche trai i cristiani, persone che sono diffidenti, che non hanno il senso della misura nel parlare o agire, che sono invadenti e scortesi, arroganti. Come può essere possibile una cosa del genere? Che razza di saggezza seguono queste persone? Certamente non è quella di Dio!

La saggezza che viene da Dio:
(3) È Conciliante (eupeiths).
La parola era usata in opposizione alla disubbidienza, all’ostinatezza, indica indisciplinato, difficile da persuadere (dyspeithēs) e anche indocile (apeithés).
Era una parola che veniva usata per coloro che ubbidivano alle leggi (Platone) o alle truppe disciplinate (Giuseppe Flavio). Nel I secolo questa parola venne a significare la buona volontà d'intesa col prossimo, una disposizione ad accettare quanto viene proposto, conformandosi volentieri.
Questa parola è simile alla mitezza, implica uno che si lascia convincere, persuadere, che è ragionevole, disposto ad ascoltare, uno che ha la mente aperta, disposto ad ascoltare le opinioni di altre persone e le indicazioni che gli vengono date, come un figlio che ascolta i consigli dei genitori e segue di buon grado, perché questi consigli sono buoni e applicabili (Musonio).         
Molte volte nella chiesa vediamo alcuni che sono indisciplinati, ostinati, indocili alla verità, vedono solo il loro punto di vista! Ma chi ha la saggezza che viene dall'alto è ragionevole, disposto ad ascoltare e non provoca le liti e se viene provocato non litigherà!     

Noi ora vediamo un terzo gruppo:
C) L’attitudine alla Pietà.

La saggezza che viene da Dio è:
(1) Piena di Misericordia.
La "misericordia" (eleous) designa una passione, un sentimento che di fronte allo spettacolo delle sofferenze altrui porta alla commozione e al dolore, è sinonimo di compassione, ma può indicare anche clemenza.
Dio è misericordioso! (Salmo 25:6; 89:28, 50; 2 Cronache 6:42; Geremia 2:2; Efesini 2:4; 2 Timoteo 1:16, 18; Romani 11:31).
Gesù spesso ha evidenziato la misericordia come un indicatore  chiave della persona pia. In Matteo 5:7: "Beati i misericordiosi, perché a loro misericordia sarà fatta". Gesù ha insegnato a usare misericordia, il perdono nella parabola del servo spietato dove vediamo che il padrone condona il debito al suo servo (Matteo 18:27) che a sua volta non lo fa con i suoi debitori. Il padrone saputo questo ritira il condono e lo fa giudicare. Gesù dice che dobbiamo perdonare gli altri, altrimenti Dio farà così, non ci perdonerà se noi non perdoniamo gli altri (Matteo 18:32-35).
Gesù ammonisce i farisei perché trascurano la misericordia (Matteo 23:23) e insegna cosa significa con la parabola del Samaritano ( Luca 10:37).
Giacomo fornisce la propria definizione di "misericordia" con l'amore per il prossimo che si mostra in azione al capitolo 2:8-13.
Quindi il credente se ha la saggezza di Dio sarà un credente che agirà per aiutare gli altri o nel perdonare chi lo ha ferito o offeso!

La saggezza che viene da Dio è:
(2) Piena di Buoni Frutti.
Alcuni studiosi pensano che entrambi le espressioni “ piena di misericordia” e “buoni frutti” esprimono la stessa idea.
Se è così può essere inteso come "ricco di misericordia che porta buoni frutti".

a) Buono (agathós) usato anche in Giacomo 1:17.
“Buoni” è in relazione al funzionamento o all’influenza sugli altri, vale a dire, utile, vantaggiosa, adeguata.
In Efesini 4:29: "Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l'ascolta".

b) Frutti(karpōn) metaforicamente è il risultato, qualcosa prodotta.
Noi troviamo questa parola per indicare il frutto dello Spirito Santo in Galati 5:22; o il comportamento dei figli di luce, il frutto della luce è: bontà, giustizia e verità  in Efesini 5:9.
Chi è unito a Cristo che è la vite e noi siamo i tralci, porta molto frutto. È scritto in Giovanni 15:5,8,16. (Cfr.Filippesi 1:11). Perciò quando in una chiesa si pratica la misericordia, in questa chiesa è presente la saggezza divina, di conseguenza i frutti saranno utili,  edificanti per tutti, ci sarà una crescita spirituale.

Noi ora vediamo un quarto gruppo:
D) L’attitudine alla Parità.
Giacomo completa la sua lista di qualità con due aggettivi negativi: imparziale e ipocrisia.

Nella parità vediamo:
(1) L’ Imparzialità.
“Imparziale” (adiákritos) indica che non fa distinzioni, senza parzialità, e pregiudizi. Nelle chiese a cui scriveva Giacomo c’era parzialità perché si favoriva il ricco e  non il povero (Giacomo 2:1-7).
Noi siamo chiamati ad amare tutti allo stesso modo, anche se è normale un affiatamento con alcuni e non con altri, ma non possiamo trattare alcuni in un modo e altri in un altro modo!

Nella parità vediamo
(2) La Sincerità.
Giacomo dice che la saggezza dall’alto è senza ipocrisia (anupókritos). Significa sincero, genuino, autentico, senza finzione, falsità, non fare una parte come l’attore che non è impersona un personaggio che lui non è.
L'ipocrisia è uno dei peccati più condannati da Gesù! Quattro volte solo nel Sermone sul monte! (Matteo  6:2, 5, 16; 7:5).
Ha più volte aspramente ammonito gli scribi e i farisei per la loro ipocrisia e falsità. Ha avvertito i suoi discepoli dicendo: “Guardatevi dal lievito dei farisei, che è ipocrisia” (Luca 12:1).
Quando un gruppo di farisei avevano cospirato contro Gesù per coglierlo in errore  nelle sue parole riguardo il pagare le tasse a Cesare è scritto in Matteo 22:18: "Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, disse: 'Perché mi tentate, ipocriti?...'"
Qualche capitolo più avanti in Matt.23:27-28 Gesù riprende dicendo: "Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché siete simili a sepolcri imbiancati, che appaiono belli di fuori, ma dentro sono pieni d'ossa di morti e d'ogni immondizia. Così anche voi, di fuori sembrate giusti alla gente; ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità".
E ancora Gesù conclude la parabola del servo fedele e saggio e parlando del servo malvagio dice in Matteo 24:50-51:
"Il padrone di quel servo verrà nel giorno che non se l'aspetta, nell'ora che non sa, e lo farà punire a colpi di flagello e gli assegnerà la sorte degli ipocriti. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti". Come dice Gesù: gli ipocriti  andranno all’inferno!!!
1 Timoteo 1:5 si parla della fede sincera! (cfr. 2 Timoteo 1:5). Non possiamo essere ipocriti se crediamo nella verità e abbiamo fede in Dio! In alcuni boschi noi vediamo che ci sono alberi enormi che dominano su altri alberi più piccoli, ma a volte i boscaioli tagliano questi alberi enormi e uno si chiede il perché. Alcune volte questi alberi enormi sono tagliati perché sono marci all’interno. Davanti la scuola di mio figlio hanno tagliato degli alberi, e molti di noi genitori ci chiedevamo il perché visto che in apparenza sembravano sani; poi abbiamo notato  da un ceppo come uno di questi alberi poteva essere pericoloso in quanto il tronco era vuoto, era marcio all’interno.
Molte persone fuori fanno vedere una cosa, dentro sono marce! Questo può avvenire anche nella chiesa, ci possono essere tanti "attori" che fingono, che non sono autentici, che fanno una parte, che non ti amano veramente!
Romani 12:9 dice che l’amore sia senza ipocrisia ( Cfr. 2 Corinzi 6:6; 1 Pietro 1:22).

Ma vediamo:
II L’EFFETTO DELLA SAGGEZZA CHE VIENE DALL’ALTO.
Il v.18 è la conclusione logica di tutto il discorso, è un sommario, una conclusione con una forte enfasi, ma si riferisce anche all’effetto o  al risultato della saggezza che viene dall’alto.

Infatti:
1) Giacomo sta confrontando la saggezza che viene dal basso con quella che viene dall’alto, parla della particolarità, natura, quindi dei risultati negativi del disordine e cattive azioni.
La stessa cosa lo fa con la saggezza che viene dall’alto, parla della natura e quindi del risultato della saggezza che viene dall’alto.

Inoltre:
2) Si parla di frutto che si semina nella pace.
Il frutto si riferisce al risultato, giustizia denota qualcosa di prodotto come abbiamo visto per il frutto dello Spirito Santo in Galati 5:22 oppure per il frutto della luce che consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità in Efesini 5:9.

Nell’effetto vediamo:
A) La Particolarità.
Giacomo parla al v.18 del frutto della giustizia (dikaiosunēs).
“Giustizia” (dikaiosunēs) si riferisce alla condotta che Dio approva in accordo con la Sua volontà. In Giacomo 1:20 è scritto: "perché l'ira dell'uomo non compie la giustizia di Dio". Gesù in Matteo 5:6 dice: "Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati".  (cfr. Matteo 5:10,20).
“Giustizia” si riferisce,perciò,  alla giustizia pratica, che ubbidisce alla legge di Dio,  che fa ciò che Dio richiede, ciò che è giusto, che è in armonia con la legge di Dio. Il vivere in conformità con la volontà di Dio pertanto è una condizione gradita a Dio o approvata da Dio.
Quindi quando c’è la sapienza che viene dall’alto ci sarà il frutto di un comportamento che Dio approva secondo la sua legge, i suoi standard, in questo vediamo che è un sommario delle virtù elencate al v.17. In questo senso ci sarà una chiesa che cresce nel carattere spirituale, una chiesa matura nell’accogliere  le persone con tutte le problematiche che possono avere, una chiesa che serve il Signore impegnandosi attivamente per il progresso del regno dei cieli, quindi una chiesa ubbidiente, una chiesa sana!

Ma vediamo:
B) La Pace.
v.18: "Il frutto della giustizia si semina nella pace per coloro che si adoperano per la pace".
La condizione per il frutto di giustizia: la pace.  Briand Aristide uomo politico francese (vissuto tra 1862-1932), una volta andò a visitare un’esposizione d’arte e si fermò  davanti un quadro raffigurante due donne abbracciate. L’autore spiegò: "Eccellenza, questa è un’allegoria: rappresenta la giustizia che abbraccia la pace". Il ministro rispose: "Ah, capisco, si abbracciano poverine, perché si incontrano così di rado".
Purtroppo questo avviene anche nelle chiese,  giustizia e pace s'incontrano di rado! Il frutto di giustizia si semina nella pace. Quando c’è armonia tra credenti lì ci sarà la giustizia! Già abbiamo visto che la pace è una caratteristica della saggezza che viene dall’alto, è pacifica.
Al contrario di quando fa la sapienza che viene dal basso che produce disordine e ogni cattiva azione, la sapienza che viene dall’alto produce giustizia, ma questo nasce,  cresce e porta frutto nella pace.
Giacomo, dunque, finisce il capitolo enfatizzando l'importanza della pace. Apparentemente è molto preoccupato per la discordia e la rivalità nella comunità cristiana creata da coloro che non hanno la sapienza dall'alto. Così, per concludere la discussione della vera saggezza, vuole affrontare la situazione caotica e litigiosa sottolineando la necessità per la pace e l'armonia. 
(Romani 14:13-20; Efesini 2:15; 4:3).
Le chiese a cui scrisse Giacomo avevano problemi riguardo alla pace! (Giacomo 4:1-3). “Pace” (eirēnēn) è la concordia, l’armonia, è in contrasto alle divisioni, alla guerra.
Quindi se vogliamo avere una chiesa in buona salute spirituale, in crescita siamo chiamati ad adoperarci per la pace! Ma quando si semina qualcosa, il seme non cresce dall’oggi a domani, ci vuole tempo! Dobbiamo lavorarci sodo e aspettare i risultati.
Un’ armoniosa comunione dei credenti è il terreno su cui si sviluppa ciò che è gradito a Dio, ma ci vuole tempo!        

C) La Promessa.
Il frutto della giustizia è una promessa per coloro che si adoperano per la pace! Ci sono grandi benedizioni per chi si adopera per la pace, il frutto della giustizia è per loro!
Gli adoperatori di pace sono coloro che in tutta la loro vita, nel loro servizio e nelle loro relazioni operano per la pace, si impegnano per la pace. Lo stesso Giacomo ha operato per la pace quando in Atti 15 gli anziani con gli apostoli discutevano riguardo la conversione dei pagani e si rischiava che la chiesa si spaccasse con una chiesa di origine giudaica e l’altra di origine pagana. Giacomo intervenne in favore dei cristiani di origine pagana e propose di scrivere a loro una lettera che si dicesse come dovevano comportarsi(astenersi dalle cose contaminate nei sacrifici agli idoli,dalla fornicazione, dagli animali soffocati, e dal sangue) così poi fecero mandando Paolo Barnaba, Barsabba e Sila.
Quindi è un incoraggiamento a lavorare per la pace perché ci saranno benedizioni in chiesa.            
(1) In primo luogo dobbiamo preservare la pace.
In Efesini 4:1-3 è scritto: "Io dunque, il prigioniero del Signore, vi esorto a comportarvi in modo degno della vocazione che vi è stata rivolta, con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore, sforzandovi di conservare l'unità dello Spirito con il vincolo della pace".

(2) In secondo luogo dobbiamo promuovere la pace.
Cioè essere quelli che sono uomini di pace e che lavorano per aiutare a ristabilire la pace dove ci sono i conflitti interpersonali. Riporto alcuni versi della preghiera di San Francesco: “Preghiera Semplice” che ci vanno riflettere:
Signore, fa di me uno strumento della Tua Pace:
Dove è odio, fa ch'io porti l'Amore,
Dove è offesa, ch'io porti il Perdono,
Dove è discordia, ch'io porti l'Unione,
Dove è dubbio, ch'io porti la Fede,
Dove è errore, ch'io porti la Verità,
Dove è disperazione, ch'io porti la Speranza,
Dove è tristezza, ch'io porti la Gioia,
Dove sono le tenebre, ch'io porti la Luce.
maestro, fa che io non cerchi tanto
A esser consolato, quanto a consolare;
A essere compreso, quanto a comprendere;
A essere amato, quanto ad amare………

(3) In terzo luogo siamo chiamati a perseguire la pace.
Nel Salmo 34:14 è scritto: "Allontànati dal male e fa'il bene; cerca la pace e adoperati per essa".
Ancora in Ebrei 12:14 leggiamo: "Impegnatevi a cercare la pace con tutti e la santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore".
Quindi non dobbiamo cercare il conflitto!
Così ancora l'apostolo Paolo ci ricorda in Romani 12:17-18: "Non rendete a nessuno male per male. Impegnatevi a fare il bene davanti a tutti gli uomini. Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini".

CONCLUSIONE.
Galati 5:13-15: "Perché, fratelli, voi siete stati chiamati a libertà; soltanto non fate della libertà un'occasione per vivere secondo la carne, ma per mezzo dell'amore servite gli uni agli altri; poiché tutta la legge è adempiuta in quest'unica parola: 'Ama il tuo prossimo come te stesso'.  Ma se vi mordete e divorate gli uni gli altri, guardate di non essere consumati gli uni dagli altri".
Il credente in Cristo è libero dal piacere a Dio secondo i propri sforzi e opere, quindi dal legalismo, ma attenzione non dobbiamo fare di questa libertà un’occasione di vivere come ci pare, secondo il peccato, ma quello di amare il nostro prossimo, perché così adempiremo la legge di Dio che dice di amare il nostro prossimo.
Poi Paolo ammonisce la chiesa a non mordersi (mordete- daknete) e a divorarsi (divorate-katestiete),termini che richiamano il regno animale, gli animali che si mordono e si divorano.
In questo modo Paolo vuole avvertire a non consumarci gli uni agli altri. "Consumarsi " (analōthēte) è immagine del fuoco che distrugge tutto e non rimane più niente!
Attenzione dunque a come ci comportiamo, a quale saggezza ricerchiamo, perché se non abbiamo la saggezza che viene da Dio la chiesa si auto-distruggerà come anche i rapporti interpersonali!

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