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Matteo 20:25-28: La via della croce.

Matteo 20:25-28: La via della croce.
Dai vv.17-28 vediamo un tema unico che riguarda “la teologia della croce”.

Come vediamo nella Bibbia, la via della croce è al centro del cristianesimo, ed è la via per sperimentare la salvezza, la presenza e la potenza di Dio nella nostra vita (per esempio 1 Corinzi 1:17-18,23; Romani 6; Galati 2:20; Colossesi 3:8-14).

La via della croce è la via della grandezza che dobbiamo ricercare. 

Ma dobbiamo fare attenzione!
Come diceva Tozer, ci sono due tipi di croce: quella nuova e quella vecchia, noi dobbiamo seguire quella vecchia!

Benché i predicatori della “nuova croce” possono usare un linguaggio biblico, il contenuto e l’enfasi sono diverse dalla “vecchia croce”.

La “nuova croce” non si oppone alla natura peccaminosa del “Vecchio Adamo” che è in noi: non parla di rinunciare al peccato, di umiltà, di morire a se stessi, anzi mette al centro il proprio io, il proprio piacere, il sentirsi bene, e si usa la fede in Gesù Cristo per raggiungere questo scopo.

La “Nuova croce” dimentica che il Signore non offre una nuova vita migliorata, ma una nuova vita nella morte del proprio orgoglio ed egoismo: la morte del “proprio io!”  

Il Signore Gesù ci chiama a rinunciare a quell’ambizione malsana di dominare sugli altri!

Dio ci chiama a rinnegare a noi stessi mettendolo al centro e servire gli altri secondo come vuole Lui!


Consideriamo:
I IL RIFIUTO DELLA GRANDEZZA DEL MONDO (vv.25-26).

Prima di tutto vediamo:
A)Il contesto (vv.17-24)
Dai vv.17-19 Gesù manifesta ai dodici discepoli il fatto che a Gerusalemme, il Figlio dell’uomo, cioè Lui, sarà dato nelle mani dei capi religiosi che lo consegneranno alle autorità romane perché sia schernito, flagellato e crocifisso.

Dai vv.20-23 vediamo la richiesta della mamma dei figli di Zebedeo di far sedere i suoi due figli uno alla destra e l’altro a sinistra di Gesù nel suo regno.

Gesù non esaudisce questa richiesta ambiziosa, orgogliosa ed egoistica.

Nel v. 24 vediamo che gli altri discepoli sono indignati per questa richiesta ambiziosa, perché molto probabilmente, anche loro volevano una posizione elevata.

Questa, allora, è l’occasione per insegnare a loro i valori del regno di Dio, l’umiltà.

Così nei vv.25-28, Gesù convoca i dodici discepoli per insegnare una virtù centrale nel cristianesimo: il servizio e il sacrificio.

Vediamo ora:
B)La caratteristica (v.25). 
Nel v. 25 leggiamo: “Ma Gesù, chiamatili a sé, disse: ‘Voi sapete che i prìncipi delle nazioni le signoreggiano e che i grandi le sottomettono al loro dominio’”.

Gesù inizia a descrivere la caratteristica della grandezza dal punto di vista del mondo, delle nazioni (ethnōn – Matteo 4:15; 6:32; 20:19; Romani 1:13).

“I prìncipi delle nazioni le signoreggiano” (katakurieuousin – presente attivo indicativo), cioè i “governanti”, i “re” (archontes), hanno potere assoluto, dominano sopra le nazioni, esercitano la loro autorità sugli altri con potenza e controllo totale. 

Ogni governo in quei secoli, come Antioco Epifane, i Cesari, gli Erode e Pilato, sotto i quali gli ebrei avevano sofferto molto, era una forma di dittatura, spesso di tipo tirannico. 

Così “signoreggiano “ e “sottomettono” indicano una forte pressione e  controllo. 

“I grandi le sottomettono al loro dominio”, vale a dire gli alti funzionari (grandi-megaloi) che lavorano per i re, o per i governanti importanti e porta l'idea di “illustre”, “eminente”, o “nobile”. 

Questi “grandi” esercitano la loro autorità  (katexousiazousin - presente attivo indicativo) sulle loro nazioni.

“I grandi” rappresentano coloro che hanno un forte fascino personale e hanno raggiunto un'alta statura agli occhi del mondo e cercano di controllare gli altri con l'influenza personale.

Quindi, secondo certi studiosi se mentre “principi” si riferisce al dittatore dominante che usa il potere puro della sua posizione ed è spesso odiato, i “grandi” , il leader carismatico usa i poteri di popolarità e personalità. 

Con lusinghe, fascino e attrattiva, “i grandi” manipolano gli altri per servire i propri fini.

Ora è normale in questo mondo che i “principi” e i “grandi” esercitano il dominio, che regnino sui loro sudditi, anche a tiranneggiare, o che esercitino un controllo carismatico e manipolativo!

Ed è normale che nel mondo le persone cercano il posto più alto possibile e si dilettano nel fare pieno uso dell'autorità che questa loro posizione gli permette di fare.

Ma vediamo:
C)La correzione (v.26).
Nel v.26 leggiamo: “Ma non è così tra di voi”.

Gesù spiega ancora una volta le norme del regno per la grandezza spirituale dell’umiltà (Matteo 18:1-14; cfr. Matteo 10:39; 16:25; 19:30; 23:11-12). 

Il “ma” (de) è avversativo, quindi contrasta con il dominio dei governanti!

Coloro che appartengono al regno di Dio non devono mai essere come i pagani nella brama di dominare sugli altri.

Gesù sta semplicemente facendo un contrasto con il Suo regno, e questo modo non può essere trasferito tra i Suoi servi.

I valori di questa società secolare non si applicano ai valori del regno di Dio!
Non dobbiamo pensare al regno di Dio in termini mondani. 

Il punto è: i discepoli non devono guardare al modello di grandezza di questo mondo!

Le nazioni pagane con i loro metodi e mentalità non devono essere il nostro modello. 

Il modello del regno di Dio è diverso dal regno di questo mondo.

Questo mondo definisce la grandezza in termini di prestigio, posizione e potere, ma secondo gli standard cristiani, la grandezza è il servizio, l’umiltà.

La grandezza nel regno di Dio è l'esatto opposto della grandezza nel mondo secolare.

Purtroppo anche oggi molti nella chiesa seguono il modello di grandezza del mondo! 

Hanno sete di potere e di primato come quelli del mondo!
Si amano i titoli onorifici e ci si vanta: “Io sono il PASTORE”; “io sono MISSIONARIO”, io sono l’ANZIANO”.

Molte persone nella chiesa cercano continuamente il riconoscimento, il prestigio e il potere manipolando e controllando gli altri per il proprio vantaggio egoistico. 

Ma non deve essere così!!

Non è sbagliato aspirare a essere un responsabile di chiesa (1 Timoteo 3:1), o ricercare una posizione alta nella chiesa, purché sia fatto per la gloria di Dio e fare le buone opere con un atteggiamento di umile servo per l’edificazione della chiesa (1 Corinzi 10:31-33).

Secondo i valori del regno di Dio, è sbagliato dominare e ricercare l’onore degli uomini,  e usarli per i propri interessi! (cfr. Genesi 11:1-9; 12:2; Matteo 5:19; 11:11; 18:1-5; 1 Corinzi 4:5; 1 Tessalonicesi 2:6-8; 2 Timoteo 2:24-25).

In molti casi c’è abuso di potere nella chiesa!

Molte persone in posizioni alte non resistono alla tentazione di usare il loro potere per dominare su quelli sotto di loro. 

Ma 2 Corinzi 1:24 dice: “Noi non signoreggiamo sulla vostra fede, ma siamo collaboratori della vostra gioia, perché nella fede già state saldi”.
Pietro rivolgendosi ai responsabili di chiesa dice loro: “Pascete il gregge di Dio che è tra di voi, sorvegliandolo, non per obbligo, ma volenterosamente secondo Dio; non per vile guadagno, ma di buon animo; non come dominatori di quelli che vi sono affidati, ma come esempi del gregge” (1 Pietro 5:2-3).

Ma chi vuole essere grande e primo deve essere servo e schiavo, questo è:
II IL REQUISITO DELLA GRANDEZZA CRISTIANA (vv.26-27). 
La persona che vuole essere grande nel regno di Dio deve prendere la via dell'umiltà!

La vera grandezza tra i discepoli è essere servi e schiavi!

Gesù capovolge i valori di questo mondo.
I valori egoistici, orgogliosi e arroganti del mondo sono il contrario della grandezza spirituale del regno di Dio. 

La via della grandezza del mondo è come una piramide. 
Il prestigio e il potere di una grande persona è costruito su molte persone che sono subordinate a lui. 
Ma nel regno dei cieli, la piramide è invertita: prima gli altri poi se stessi.

Noi nei vv.26-27 leggiamo: “Ma non è così tra di voi: anzi, chiunque vorrà essere grande tra di voi, sarà vostro servitore;  e chiunque tra di voi vorrà essere primo, sarà vostro servo”.

“Anzi” (alla - avversativo) contrasta il divieto di ciò che aveva detto precedentemente Gesù riguardo il seguire l’esempio dei governanti del mondo, con il comando positivo di questa nuova frase e cioè essere servitori e servi!

Ovviamente queste parole non sono solo rivolte ai  dodici apostoli, e poi alle guide spirituali della chiesa del Signore, ma il principio si applica a tutti coloro che appartengono al regno dei cieli.

Cominciamo a considerare:
A)Servitore. 
Nel v.26 è scritto: “Chiunque vorrà essere grande tra di voi, sarà vostro servitore”.
Chi vuole essere grande deve diventare servitore!

“Vorrà” (thelē - presente attivo congiuntivo) esprime il desiderio, implica la volontà e lo scopo.

Questo verbo ci parla che l'energia dei discepoli sarà focalizzata non su un desiderio egocentrico, ma sul servire gli altri! 

“Essere” (genesthai – aoristo medio deponente infinitivo) indica lo scopo di diventare grande, con un significato attivo.

Quindi: lo scopo della nostra vita deve essere servire gli altri se vogliamo essere grandi!

“Grande” (megas) denota in modo figurato il potere, l'influenza, o la fama degli individui, grande in dignità, o in posizione (cfr. Matteo 5:19).

Indica un individuo rispettato, importante e potente.

Chi vuole essere grande deve essere un servitore!

“Sarà” (estai – futuro medio indicativo con un significato di presente attivo imperativo) indica “deve essere”, deve prendere la decisione di essere un servitore. 

“Servitore” (diakonos) significa una persona che rende il servizio, che serve, ed esprime lo scopo.

È la parola diacono nell’uso moderno.
Ma nel greco profano “servire” (diakoneō) inizialmente era una parola laica, e si riferiva a una persona che faceva lavori umili, come pulire la casa, o servire ai tavoli. 
Descriveva il livello più basso di lavoro di chi aveva poca formazione, o abilità.

Paolo e i suoi collaboratori si consideravano servitori di Dio (1 Corinzi 3:4-5; 2 Corinzi 6:4).

Così un “servitore” nella comunità del regno di Dio paradossalmente (Matteo 10:39; 16:25; 19:30; 23:11) sarà grande quando servirà gli altri!

Quando non indirizziamo le energie della nostra volontà nel servire gli altri, vuol dire che la stiamo usando male!

La volontà deve essere focalizzata sul servire gli altri, in questo modo saremo grandi secondo i valori del regno di Dio!

Tre sono gli aspetti applicativi che dobbiamo considerare attentamente.
Il primo aspetto è: dobbiamo eliminare il desiderio di grandezza.

Dobbiamo eliminare il desiderio di diventare grandi.

Gesù non sta presentando un nuovo modo di raggiungere la grandezza, piuttosto di eliminare il desiderio di diventare grandi! 

Gesù sta insegnando alla Sua nuova comunità un nuovo modello di stile di vita in cui l'unica ambizione valida è servire gli altri.

Il secondo aspetto è: dobbiamo occuparci liberamente dei bisogni degli altri senza aspettarsi, o chiedere nulla in cambio. 

Non dobbiamo cercare l'onore, il rispetto e l'attenzione degli altri!

Il terzo aspetto è: non dobbiamo servire per diventare grandi.

“Servire” è la grandezza.

Gesù non sta dicendo che il modo per raggiungere la grandezza come ricompensa è il servizio….
No! Niente di tutto questo!
Agli occhi di Dio è il servizio stesso che costituisce la grandezza. 

Anche se Dio onora quelli che l’onorano(1 Samuele 2:30)  e li premierà (1 Corinzi 3:8), per esempio gli apostoli saranno seduti su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele (Matteo 19:28), quello che vuole dire Gesù è che il servizio è la grandezza, l’onore!

La natura della vera grandezza nel regno è servire Dio e quindi gli altri secondo la Sua volontà.
“Essere grandi” è essere i servi. 

Nel regno di Dio la grandezza è misurata in termini di servizio!!

La seconda parola che troviamo è:
B)Schiavo. 
Nel v.27 leggiamo: “E chiunque tra di voi vorrà essere primo, sarà vostro servo”.

Quindi noi troviamo che “grande” è intensificato con “primo”, e “servitore” intensificato con “servo”.

Chi vuole essere (einai –presente attivo infinitivo) “primo” deve diventare schiavo!

“Primo” (prōtos - aggettivo) si riferisce al più importante, descrive l'essere di alto rango, con l'implicazione di rilevanza speciale.

“Sarà” (estai – futuro medio indicativo con un significato di presente attivo imperativo) come il verbo “sarà” precedente, indica “deve essere”, deve prendere la decisione di essere un servitore. 

“Servo”, come “servitore”, esprime lo scopo.

“Servo” (doulos) è diverso da “servitore” (diakonos) indica “schiavo”.

Paolo si definiva servo, quindi schiavo di Gesù (Romani 1:1), così anche Pietro (2 Pietro 1:1); i fratelli di Gesù Giacomo e Giuda (Giacomo1:1; Giuda 1), e Giovanni (Apocalisse 1:1).

Lo schiavo era qualcuno che era subordinato e non era libero di fare ciò che voleva, era di proprietà di qualcuno, e non aveva diritti, viveva unicamente per gli altri.

Nel mondo antico non c'era nessuno più in basso di uno schiavo, erano all’ultimo livello sociale.

L'intera vita dello schiavo era vissuta in servizio per il suo proprietario, e non poteva rivendicare per sé ne diritti e ne ricompense!

Secondo i valori del regno di Dio, noi discepoli di Gesù Cristo, dobbiamo avere l'obiettivo di donarci a beneficio degli altri senza reclamare diritti e ricompense.

Quindi saremo grandi e primi quando saremo umili, altruisti e ci sacrificheremo per gli altri servendoli con amore e sottomissione senza lamentarci!

Questa è l’ambizione che dobbiamo avere!

Il cristiano che desidera essere grande e il primo nel regno di Dio, si sacrificherà!

È colui che è disposto a servire anche nei posti più difficili, scomodi, solitari, anche dove le persone pretendono, dove è chiamato a essere “un tappetino”, anche nel luogo in cui non è apprezzato e può persino essere perseguitato!!

William Barclay ha commentato: "Il mondo può valutare la grandezza di un uomo per il numero di persone che controlla e che sono a sua completa disposizione, o per la sua posizione intellettuale e la sua eminenza accademica, o per il numero di comitati di cui è un membro, o dalle dimensioni del suo conto in banca e dai beni materiali che ha accumulato, ma nella valutazione di Gesù Cristo queste cose sono irrilevanti".

È nel servizio umile e con sacrificio che il vero cristiano trova la sua vera realizzazione seguendo l’esempio  del Signore Gesù!

Ora consideriamo: 
III IL RAPPRESENTANTE DELLA GRANDEZZA CRISTIANA (V.28).
Nel v.28 Gesù dice:”Appunto come il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti”.

Gesù parla della Sua morte in termini simili quando istituisce la Santa Cena (Matteo 26:26-29; Luca 22:27).

 “Appunto come” (Hōsper) è “allo stesso modo”, quindi esprime la somiglianza, il modello, l’esempio da seguire.

Gesù è il nostro esempio da seguire se siamo veramente Suoi discepoli!

Se vogliamo essere grandi dobbiamo imparare a servire e a sacrificarci come Gesù! 

Il servizio sarà diverso dal Suo, ma sarà motivato per servire gli altri umilmente.

Questo è il contrasto di ciò che la famiglia Zebedeo voleva.

Invece di seguire l’esempio dei governanti di questo mondo, devono e dobbiamo seguire l'umile servizio e il sacrificio di Gesù (cfr. 1 Timoteo 2:6).

Noi in questo v.28 troviamo la preesistenza e l’autoconsapevolezza di Gesù.

Cominciamo a vedere:
A)La preesistenza di Gesù.
Leggiamo ancora nel v.28: “Il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti”.

Noi in questo versetto troviamo:
(1)L’implicazione della Sua esistenza gloriosa.
Il verbo “è venuto” (ēlthen – aoristo attivo indicativo) implica la preesistenza di Gesù.

Gesù esisteva prima di venire sulla terra, prima di nascere da Maria (Luca 1:26-35).

Aveva una comunione intima gloriosa con il Padre come leggiamo in altre parti del Nuovo Testamento (Giovanni 1:1-3,18; Giovanni 16:28; 17:4-5;  (Filippesi 2:5-8; Colossesi 1:16-17; (Ebrei 1:2).

Noi in questo versetto vediamo:
(2) La funzione messianica.
Gesù dice di se stesso che è “Figlio dell’uomo”.

Questo titolo messianico usato da Gesù esprime la Sua origine celeste (per esempio Daniele 7:13-14; Giovanni 3:13, 6:62), la Sua missione terrena con potenza e autorità (per esempio Matteo 9:6; 12:8; Marco 2:10,28; Luca 5:24), e  redentrice (per esempio Matteo 20:17-19; Luca 19:10; Giovanni 3:14-15), la gloriosa venuta futura e del Suo regno (per esempio Matteo 10:23; 19:28; 25:31; Marco 8:38; 14:62; Luca 12:8; Luca 17:22-30; 21:36; 22:69).

Così nel flusso del pensiero, Gesù il Figlio dell’uomo, Colui che ha un origine trascendente  assume un ruolo di servizio per il riscatto di molti.

A differenza dei governanti, il Figlio dell'uomo mostra la Sua grandezza servendo piuttosto che ricevendo un servizio da parte degli altri.

Consideriamo ora:
B)L’autoconsapevolezza di Gesù.
Gesù era consapevole di chi fosse e del perché è venuto su questa terra, quale fosse la Sua missione affidatagli dal Padre come vediamo in questo versetto e altrove (Matteo 16:21; Marco 8:31; 9:31; 10:32-34). 

Gesù era consapevole che si era fatto uomo per servire, quindi Gesù è il modello da seguire come:
(1)Servo.
“Appunto come il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito ma per servire”.

Noi vediamo nel racconto di Giovanni su Gesù che lava i piedi dei discepoli il Suo spirito di umile servo (Giovanni 13:1-17). 

Così anche le parole di Gesù dal racconto di Luca dell'ultima cena sottolineano questo punto: “Perché, chi è più grande, colui che è a tavola oppure colui che serve? Non è forse colui che è a tavola? Ma io sono in mezzo a voi come colui che serve”. (Luca 22:27). 

Allo stesso modo Paolo comprese chiaramente questa verità sulla grandezza e il servizio nelle sue lettere per esempio in Filippesi 2:5-11 è scritto: “Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù,  il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente,  ma spogliò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome,  affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra,  e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre”. (cfr. 2 Corinzi 4: 5; 10:1; 12: 9-10).

Gesù è l'esempio supremo di umiltà e di servizio, eppure è il Signore dell’universo e della storia, si umiliò prendendo forma umana e morendo sulla croce per i peccatori.

Sebbene fosse il Re dei re e avesse il diritto di essere servito dagli altri, Egli servì come servo e diede la Sua vita in sacrifico per gli altri.

Lo scopo di Gesù di venire su questa terra non era per essere “servito” (diakonēthēnai – aoristo passivo infinitivo), ma per servire! 

Questo verbo significa “prestare assistenza”, o “aiuto” svolgendo determinate mansioni, spesso di natura umile, o servile.

Praticamente, però, noi non mettiamo in pratica l’esempio di servizio di Gesù! 

È una delle cose più difficili da fare!

Eppure servire con umiltà, è il centro del discepolato!

L'umiltà ci ricorda che dobbiamo morire a noi stessi, prendere le nostre croci, seguire Gesù e servire gli altri. 

Quindi noi dobbiamo servire gli altri, piuttosto che pretendere, o manipolare gli altri a servirci.

Lo scopo della nostra esistenza, è essere servi come Gesù!

Dovremmo essere sempre pronti a prendere la posizione umile e servire gli altri ricercando il loro bene e non il nostro.

William Law vissuto tra 1686 e il 1761  scriveva: “Che ogni giorno sia un giorno di umiltà; accondiscendere a tutte le debolezze e infermità dei tuoi simili, coprire le loro fragilità, amare le loro eccellenze, incoraggiare le loro virtù, alleviare i loro desideri, rallegrarsi della loro prosperità, compassionevole angoscia, ricevere la loro amicizia, trascurare la loro cattiveria, perdonare la loro malizia, sii un servo dei servi e abbassati a fare gli uffici più umili dei più umili dell'umanità”.

Quello che ci comunica questo passaggio è: il servizio non è una questione marginale nella chiesa!

Se solo tutti servissimo come servi e schiavi, aiutandoci a vicenda cercando di aiutare gli altri, e di non pensare ai nostri diritti, la chiesa sarebbe molto diversa. 

Noi diciamo con molta facilità che siamo servi del Signore, ma nel momento in cui c’è un costo da pagare, allora ci ritiriamo indietro!

Invece  dobbiamo essere sempre disposti a servire il Signore costi quel che costi!

Infatti, Gesù è il modello da seguire come:
(2)Sacrificio. 
“E per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti”.

(1)Il sacrificio di Gesù è irripetibile.
“E” (kai) significa che l'atto disinteressato di Gesù di dare la sua vita è la definizione stessa del comportamento di servizio che dobbiamo avere.

Il senso (epesegetico) è: che è l’unico sacrificio per il riscatto di molti.

Gesù ha sofferto, ha dato la Sua vita, il Suo sangue (cfr. Efesini 1:7; Ebrei 9:14, 1 Pietro 1:18-19) per riscattare i molti dai loro peccati, la Sua morte è quindi raffigurata qui come l'esempio supremo del servizio altruistico di donazione per gli altri.

Ma dobbiamo sottolineare che non possiamo seguire il Suo esempio di riscattare gli altri dai loro peccati perché siamo peccatori e il Suo sacrificio è stato fatto una volta e per sempre (Ebrei 10:10,14), ma certamente possiamo seguire il Suo esempio di servizio e di sacrificio!

(2)Il sacrificio di Gesù è stato intenzionale.
Gesù, per amore (Giovanni 15:13; Galati 2:20), donò la Sua vita (autou psychē – cfr. Matteo 2:20; 6:25; 16:25; Giovanni 10:17-18) con lo scopo (Dare - dounai – aoristo attivo infinitivo di scopo) di liberarci dal peccato.

La vita di Gesù non gli è stata presa, ma Lui l’ha data (cfr. Marco 10:45; Luca 9:51; Giovanni 10:17-18; Ebrei 9:13-14) offrendola come sacrificio per i peccati delle persone, quindi il Suo morire è stato volontario.

(3)Il sacrificio di Gesù è stato sostitutivo.
“Come prezzo di riscatto” (lytron) è il mezzo, o lo strumento di pagamento, il prezzo di acquisto per rilasciare, o liberare uno schiavo, o acquistare la libertà di un prigioniero. 

Nel primo secolo si riferiva semplicemente al prezzo pagato per il rilascio degli schiavi.

Usiamo ancora oggi la parola “riscatto”, di solito parlando su una situazione di ostaggio. 
I sequestratori chiedono un riscatto di solito in soldi per il rilascio della persona sequestrata.


“Per” (anti) è il riscatto offerto come sostituto per la liberazione.

Suggerisce l'idea di sostituzione un intervento “al posto di”; o “a nome di”, o “per il bene di”.

Questa preposizione indica una persona che riceve un beneficio da un evento, in questo caso della morte di Gesù, di solito con l'implicazione di uno scambio, o sostituzione.

Gesù ha dato la Sua vita al posto di coloro che ha salvato che erano sotto il peso del loro peccato e dell'ira di Dio!

Il giudizio di Dio che dovevano prendere “i molti”, lo ha preso Gesù al posto loro.

Gesù, ha saldato, con il Suo sacrificio, il conto di molti che erano destinati all’inferno a motivo dei loro peccati. 
“Riscatto” allora, ha due connotazioni qui: il pagamento con la vita, (il sangue di Gesù) e la libertà dal peccato che Gesù acquista per le persone (passaggi paralleli per redenzione - apolutrōsis - per esempio Galati 4:5; Efesini 1:7; 14; cfr. Romani 3:24; Ebrei 9:12).

I “molti” non sono in grado di salvarsi da soli dai loro peccati (cfr. Salmo 49:7-9,15; Romani 3:19-20).

Un riscatto è qualcosa pagato, o dato per liberare le persone da una situazione dalla quale è impossibile per loro liberarsi. 

Tutte le persone sono schiave del peccato (Giovanni 8:34; Romani 3:23; 1 Giovanni 1:8-10).

Ma Gesù è venuto nel mondo e si è sacrificato per liberarci dal potere e dalla colpa del peccato (Romani 6:3-11,17-18; 8:1-3) per condurci a Dio (Giovanni 14:6; 1 Timoteo 2:5; Efesini 3:12; Ebrei 10:19-22). 

Senza Gesù Cristo, non avremmo mai potuto trovare la via per Dio e della riconciliazione (Romani 5:1-11). 

Gesù ha dato tutto, ha amato fino alla fine per riportare a Dio coloro che si pentono dei loro peccati e credono in Lui (Atti 3:19; 10:43), e questo è un esempio da seguire!

Secondo questo versetto, la morte di Gesù è il punto più alto del modello di servizio di sacrificio di sé che ha caratterizzato il Suo ministero.

Il dono di sé deve essere lo scopo  normale per i cristiani, così come lo era per Gesù Cristo.

Dall’amore gli uni per gli altri nella chiesa conosceranno che sono discepoli di Gesù! (Giovanni 13:35).

Gesù c’insegna ad avere un amore pratico!

1 Giovanni 3:16 troviamo scritto: “Da questo abbiamo conosciuto l'amore: egli ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli.  Ma se qualcuno possiede dei beni di questo mondo e vede suo fratello nel bisogno e non ha pietà di lui, come potrebbe l'amore di Dio essere in lui?”

CONCLUSIONE. 
Il servizio e il sacrificio, quindi l’umiltà, è la grandezza nel regno di Dio. 
Questi valori sono l’opposto del mondo che ci circonda.

1) Gesù chiama i suoi seguaci ad avere il suo stesso atteggiamento di servo e schiavo: di servire e di sacrificarsi per gli altri!

Le azioni e la croce di Gesù ci parlano della gloria, della grandezza dell’amore  sofferente e del servizio sacrificale come esempio da seguire. 

Michael J. Wilkins scrive: “Sono sbalordito quando medito sulla bontà di Gesù che ci serve. Ma forse sono ancora più sbalordito quando scopro che il suo servizio è il fondamento e l'esempio per il mio stesso servizio. Gesù meritava tutto l'onore e la gloria che l'umanità poteva dargli, ma pensava prima ai bisogni dell'umanità. Questo mondo si è perso nell'oscurità del peccato, così Gesù ha rinunciato a ciò che era giusto per dare se stesso come servo per gli altri.
Nonostante qualunque diritto o autorità possiamo rivendicare, abbiamo un esempio primario: Gesù, che ha messo da parte tutta la gloria del cielo per prendere una croce in modo che potesse servirci”.

Questi versetti c’insegnano a mettere da parte l’orgoglio e l’egoismo!

Se abbiamo compreso la missione di Gesù Cristo, se abbiamo compreso che è morto come sostituto per pagare il prezzo dei nostri peccati, non solo come esempio e come dimostrazione del Suo amore impariamo che siamo stati salvati dal peccato per vivere una vita di servizio e sacrificio!

Stai servendo gli altri?
Ti sacrifichi per gli altri? O vuoi essere servito? O guardi solo ai tuoi interessi?
Metti gli interessi degli altri davanti ai tuoi?

2) Non dobbiamo istituzionalizzare la parola “servo”, ma dobbiamo praticare la parola “servo”!

Si corre il rischio di usare la parola “servitore” cioè “diacono” per indicare un titolo nella chiesa, ma non dobbiamo dimenticare che tutti dobbiamo praticare il significato di questo nome, e insieme a “servo”, cioè “schiavo” ci ricorda di avere un atteggiamento di umiltà e sacrificio per gli altri, quindi di non avere un’ambizione negativa di ricercare il primato e la grandezza per una gloria personale, ma di seguire l’esempio di Gesù Cristo che pur essendo di natura divina è sceso sulla terra prendendo forma di servo per il bene degli altri.

Tutti dobbiamo imparare che la vera grandezza non sta nel dominare sugli altri, ma nel servizio, e questo costa, ha un prezzo!

Ecco la rivoluzione cristiana; ecco l'inversione completa dello standard di grandezza del mondo. 

3)I genitori devono incoraggiare i figli al servizio e non al comando.
Non dobbiamo fare l’errore della mamma dei Zebedeo!

Quanti genitori incoraggiano i figli a essere servi?

Tu come genitore stai incoraggiando i tuoi figli a servire come Gesù, o a dominare gli altri come quei governanti tiranni?

Stai incoraggiando i tuoi figli a seguire l’insegnamento di Gesù o l’insegnamento di questo mondo?




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La pagliuzza e la trave (Matteo 7:3-5). “Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell'occhio tuo?  O, come potrai tu dire a tuo fratello: "Lascia che io ti tolga dall'occhio la pagliuzza", mentre la trave è nell'occhio tuo?  Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave, e allora ci vedrai bene per trarre la pagliuzza dall'occhio di tuo fratello”. Verso la fine del 1800 l’astronomo più illustre del mondo, Sir Percival Lowell, era certo c'erano che vi erano canali su Marte. Con il suo telescopio gigante in Arizona, osservava Marte, e vedeva dei canali. Egli era convinto che questi fossero la prova di vita intelligente sul pianeta rosso, forse una razza più antica, ma più saggia di umanità. Le sue osservazioni avevano guadagnato ampia accettazione e nessuno osava contraddirlo. Da quel momento le sonde spaziali hanno orbitato Marte e sono sbarcate sulla sua superficie. L'intero pianeta è stato ma…

Dai frutti si riconosce l’albero (Matteo 7:16-20).

Dai frutti si riconosce l’albero (Matteo 7:16-20). Dai frutti si riconoscono i falsi profeti. Come fai a sapere se qualcuno è un falso profeta? C'è un modo per identificarlo? La risposta è "sì".  Il modo con il quale possiamo discernere un falso profeta, e quindi anche un falso credente è dai suoi frutti.  Infatti, anche se questo paragrafo è dedicato principalmente agli avvertimenti circa i falsi profeti, è anche una prova per tutti i veri credenti! Gesù al v. 15 esorta il suo uditorio, e quindi anche noi a guardarsi dai falsi profeti i quali vengono in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Ora ci dice che i falsi profeti si riconosceranno dai loro frutti.
Noi vediamo tre aspetti riguardo i frutti: i frutti sono secondo la specie di albero, dimostrano la qualità dell’albero, segnano il destino dell’albero.

La parabola del servo devoto (Luca 17:7-10).

La parabola del servo devoto  (Luca 17:7-10). Gesù continua a rivolgersi ai discepoli (Luca 16:1; 17:1), alla presenza dei farisei (Luca 16:14) che potevano ancora ascoltare ciò che diceva in questa parabola. 
Gesù ha in mente quegli scribi e farisei che erano ossessionati dall'essere onorati (cfr. Matteo 23:5-7; Luca 20:46-47).
Ma, questa parabola è un’esortazione per i Suoi discepoli.
C'era il pericolo che i Suoi potessero diventare arroganti e orgogliosi. 
Allora, Gesù ha detto questa parabola come un avvertimento contro l'orgoglio spirituale.
Gesù prima aveva parlato di non scandalizzare i piccoli, aveva parlato di perdono, e poi risponde alla richiesta degli apostoli di aumentare loro la fede.  Gesù dice loro che se avessero fede quanto un granello di senape, possono sradicare  con la parola un sicomoro e piantarlo nel mare (Luca 17:1-5).
Riferendosi a questa fede e a questa parabola Leon Morris scrive: “Quando si ha una tale fede si può essere tentati di cadere nell’o…