Isaia 57:15: Il Paradosso di Dio.

Isaia 57:15: Il Paradosso di Dio.
Un non credente incontrò un umile cristiano e gli disse: “Quello che tu preghi è un grande, o un piccolo Dio?" Il credente rispose: “È un Dio così grande che il cielo dei cieli non lo può contenere, ma si compiace di rendersi così piccolo da poter dimorare nel mio povero umile cuore”.

Questo versetto è una delle più belle frasi teologiche nella Bibbia che riguardano Dio.

Il contesto di questo versetto ci parla del trionfo della grazia di Dio sull’infedeltà del popolo d’Israele.

Il contesto è la promessa di salvezza dopo il giudizio (Isaia 57:14-21).

Il periodo del giudizio per i peccati del popolo è finito e Dio consolerà il Suo popolo (Isaia 57:3-13, 16-17), lo restaurerà  (cfr. Isaia 42:24-25).

Nel v.13 Dio, tramite il profeta si rivolge a chi cerca rifugio in Lui. 

Così nel v.14 Dio ordina di aggiustare, di preparare la via, di togliere gli ostacoli dalla via del Suo popolo. 

La via è un immagine di ritornare a casa (Per esempio Isaia 35:8; 40:3; 49:11), una via che conduce al monte Sion, o a Gerusalemme dall’esilio, o alla comunione con il Signore, la via del ritornare a Lui quindi nella piena obbedienza.

Tutto ciò che potrebbe impedire il ritorno della comunità alla comunione con il Signore, deve essere rimosso. 

Gli ostacoli da rimuovere includono ogni traccia di pratica e adorazione pagana.

Il popolo è incoraggiato a fare di tutto per ritornare in comunione con Dio, vivendo in conformità con i suoi precetti. 


Il v.15 spiega il motivo per cui il popolo è chiamato a mettere la sua vita in ordine davanti a Dio.

“Infatti” (kî) mostra il perché ritornare al Signore, perché  Egli è pronto e desideroso non solo  d’incontrare, o accogliere il Suo popolo, ma anche di abitare in mezzo a loro e benedirlo (vv.18-21).

Il v.15, nel suo contesto (vv.14-21), allora ci parla di guarigione spirituale e del restauro d’Israele, descrive il perdono e la pace di Dio per chi si pente.

Ma il v.15 ci parla della verità che Dio anche se è trascendente tuttavia è presente nel nostro mondo.

Attraverso i Salmi 46,47,48 Israele celebrava nel culto sia la trascendenza che l’immanenza, la presenza concreta e dinamica di Dio.

In questo passaggio vediamo:
I LA TRASCENDENZA DI DIO.
“Infatti così parla Colui che è l'Alto, l'eccelso, che abita l'eternità, e che si chiama il Santo. ‘Io dimoro nel luogo eccelso e santo’”. 

Il fatto che Dio sia trascendente indica che Dio è al di sopra, al di là e al di fuori dell'ordine creato. 

Dio non è limitato dalle restrizioni del creato e del tempo.

Questo lo vediamo dalla:
A)Posizione. 
“Dio è l'Alto, l'eccelso, e dimora nel luogo eccelso e santo”. 

Questo passaggio ci fa capire come Dio è elevato in regale splendore!

“Alto” e “Eccelso“ ricordano Isaia 6:1; 52:13.

In Isaia 6:1 la visione di Isaia descrive il Signore seduto sopra un trono alto, molto elevato.

Mentre Isaia 52:13 parla del servo del Signore che sarà innalzato, esaltato, sommamente eccelso.

“L’Alto” e “l’eccelso” sono sinonimi e sottolineano la trascendenza di Dio sul mondo intero e il suo status esaltato rispetto agli esseri umani (cfr. Isaia 40:15,17,22).

Dio:
(1) È l’Alto.
Uno dei nomi di Dio è “l’Altissimo” (ʿelyôn – per esempio Genesi 14:18-22; Deuteronomio 32:8; Salmo 46:4; 57:2; Isaia 14:14).

L'Altissimo si trova nel posto più alto, sorveglia e governa su tutte le cose secondo uno scopo (cfr. Daniele 4:25).

Descrive Dio come il più grande e il più potente degli dei. 

“È l’Alto” (rām-qal attivo participio) è “essere alto”, “innalzato”, “esaltato” indica che è sempre in alto (un’azione continua).  

Indica il rango di Dio (cfr. 1 Samuele 2:7; Salmo 99:2;113:4; 138:6; Isaia 6:1), eminente nel potere e nella gloria (cfr. Salmo 46:10; Daniele 5:20); remoto, lontano, davvero in alto, distante dagli uomini.

Dio:
(2) È l’eccelso.
È “l’eccelso” (nissa), cioè “l’essere alto”, “elevato”, “esaltato” (Numeri 24: 7; 2 Samuele 5:12; 1 Cronache 14:2; 29:11; 2 Cronache 32:23; Ester 3:1; 5:11; Ezechiele 17:14; 29:15; Isaia 2:12; 6:1; 33:10; 52:13).

Mostra la condizione di alto per un altro, e quindi rispetto, onore (2 Re 3:14); essere onorato (2 Re 5:1; Giobbe 22:8; Isaia 3:3; 9:15). 

Dimora “nel luogo eccelso” (mārôm) indica “luogo elevato”, quindi di esaltazione, una posizione alta, cioè un luogo di alto rango, o stato (Ecclesiaste 10:6); uno stato legittimo di onorare e attribuire uno status elevato a una persona (Salmo 92:8; Geremia 17:12; Michea 6:6). 

La trascendenza di Dio la vediamo ancora che è nel:
(3)Luogo Santo.
Come in questo versetto, anche Zaccaria 2:13 ci dice che la dimora di Dio è santa.

“Santo” (qādôš), indica un luogo sacro.

Dio per la Sua santità, è incomparabile (cfr. Esodo 15:11) e al di fuori della portata e della percezione dei comuni mortali.

Dio è inaccessibile!

Nessuno si poteva avvicinare al monte, toccarlo e guardare quando Dio decise di scendere sul Sinai e incontrasi con Mosè, chi lo avrebbe fatto sarebbe morto! (Esodo 19:16-24). 

L’uomo non può vedere Dio e vivere! (Esodo 33:20; 1 Timoteo 6:16). 

Gli abitanti di Bet-Semes quando alcuni di loro guardarono dentro l’arca del Signore ne morirono puniti dal Signore settanta. 

L’arca era una cassa che simboleggiava la presenza inaccessibile di Dio dove Dio incontrava solo il rappresentante del Suo popolo (Esodo 30:6; Numeri 7:89). 

In 1 Samuele 6:19-20 leggiamo: "Il SIGNORE colpì gli abitanti di Bet-Semes, perché avevano guardato dentro l'arca del SIGNORE; colpì settanta uomini fra i cinquantamila del popolo. Il popolo fece cordoglio, perché il SIGNORE l'aveva colpito con un grande flagello. Quelli di Bet-Semes dissero: 'Chi può resistere in presenza del SIGNORE, di questo Dio santo? E dove andrà l'arca, partendo da noi?'" 

La santità di Dio con la Sua maestà fiammeggiante e il Suo essere inaccessibile, lo rende infinitamente distante, lo separa da tutte le creature. 

Dio è maestoso e irraggiungibile nella Sua purezza, abita una luce inaccessibile, nessun uomo ha visto né può vedere (1 Timoteo 6:16 ).

Queste sono parole magnifiche che  rivelano la supremazia di Dio al di sopra di tutta la creazione, che c’è un abisso infinito che lo separa dall'intero universo.

La trascendenza la vediamo dal fatto che Dio è:
B)Perpetuo. 
“Che abita l'eternità”.
Dio “abita l’eternità” (šōkēn ˓ad) indica che Dio è eterno (cfr. Salmo 93:2; Isaia 40:28; Romani 16:26).

Nel Salmo 90:2 troviamo scritto: ”Prima che i monti fossero nati e che tu avessi formato la terra e l'universo, anzi, da eternità in eternità, tu sei Dio”.

Dio non ha cominciato a essere, Dio è sempre esistito e sempre esisterà! 

“Eterno” significa che Egli è stato da sempre, è, e sempre sarà! 

Dio non ha avuto un inizio nel tempo, né avrà una fine. 

Non c’è mai stato un momento in cui Dio non sia mai esistito e né ci sarà un momento in cui morirà.

Dio eterno implica che:
(1)Dio non è condizionato dalla limitazione del cambiamento del tempo.

Dio è immutabile! (Malachia 3:6).

Dio non è soggetto ai cambiamenti del tempo: non diviene più vecchio con il passare degli anni, non è consumato dal tempo come noi esseri umani.

Nel Salmo 102:25-27: “Nel passato tu hai creato la terra e i cieli sono opera delle tue mani;  essi periranno, ma tu rimani; tutti quanti si consumeranno come un vestito; tu li cambierai come una veste e saranno cambiati.  Ma tu sei sempre lo stesso e i tuoi anni non avranno mai fine”. (cfr. Salmo 90:2-10).

Qualcuno ha detto: “Il tempo non scrive rughe sulla fronte dell'Eterno”.

(2)Dio non è condizionato dalla limitazione dell’ignoranza.
Nel corso del tempo, i nostri ricordi del passato si affievoliscono e la nostra anticipazione del futuro è altamente fallibile. 

Non così per Dio, conosce ogni cosa del passato, del presente e del futuro e li vede in modo vivido (Salmo 147:5; Ebrei 4:12-13; 1 Giovanni 3:20).

(3)Dio non è condizionato dalla frustrazione temporale.
Per noi, il tempo sembra spesso passare lentamente, o velocemente  mentre aspettiamo che accada qualcosa, e può essere frustrante, ma non per Dio.

“Perché mille anni sono ai tuoi occhi come il giorno di ieri ch'è passato, come un turno di guardia di notte” (Salmo 90:4).

2 Pietro 3:8 dice: “Ma voi, carissimi, non dimenticate quest'unica cosa: per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni sono come un giorno”. 

Questo mistero ci meraviglia e insieme a William S. Plumer possiamo affermare: “Non c'è mistero più alto dell'eternità di Dio”.

La trascendenza di Dio la vediamo dalla:
C)Purezza. 
“Si chiama il santo” 
Già abbiamo visto il significato di “santo”, ma possiamo ancora dire che “santo” (qâdōsh) indica due aspetti.

1)Il primo aspetto è: Dio è unico e al di sopra di tutto ciò che è finito e imperfetto, e assolutamente distinto da ogni creatura (Esodo 15:11; 1 Samuele 2:2; Isaia 57:15, cfr. Osea 11:9). 

“Santo” indica appartenente all'essere unico e puro nel senso di qualità morali superiori e in possesso di certe qualità che sono proprie di Dio in contrasto con ciò che è umano (Levitico 11:44).

“Santo” (qādôš) indica ciò che è separato dal profano, dal terreno. 

Questa parola indica che Dio è intrinsecamente santo, sacro, messo a parte (cfr. Salmo 22:3; Isaia 6:3), libero dalle caratteristiche dell’ umanità decaduta (Giosuè 24:19; Osea 11:9).

Dio è separato e indipendente dalla creazione (Salmi 113:4-6; Isaia 40:22; ecc.). 

Questo comporta che è invisibile e nascosto alla creatura. 

A causa del peccato l’uomo non può vedere il Dio Santo (Esodo 33:20; Isaia 45:15; 59:1-2; 1 Timoteo 6:16). 

Dio è incomprensibile, indecifrabile (Giobbe 38; Romani 11:33-36). 

(2)Il secondo aspetto della santità divina è: l'infinita eccellenza morale di Dio. 
Dio è luce, in Lui non ci sono tenebre (1 Giovanni 1:5).

In Dio non c'è alcun difetto morale!!
Dio è la perfezione morale assoluta, infinitamente pura in ogni dettaglio e senza macchia né difetto in nessuno dei Suoi attributi, affetti, o azioni. 

Quindi, la santità di Dio parla all'esistenza di Dio come completamente separata dalla sua creazione e, allo stesso tempo, dalla sua natura pura e assolutamente incorruttibile.

Ma in questo testo vediamo anche:
II L’IMMANENZA DI DIO. 
“Ma sto vicino a chi è oppresso e umile di spirito per ravvivare lo spirito degli umili, per ravvivare il cuore degli oppressi”.

Dio è trascendente, ma nello stesso tempo è immanente, infatti è vicino a chi è oppresso e umile di spirito per ravvivare lo spirito degli umili e il cuore degli oppressi.
Nell’immanenza vediamo:
A)La presenza di Dio
Dio è immanente, vale a dire, è presente, opera in questo mondo, è attivo in mezzo a noi. 

Colui che è al di là del finito e dell’umano, il trascendente, si manifesta nella vita degli uomini. 

Dio è più vicino di quanto si possa immaginare e opera in modi che noi a volte noi non vediamo e possiamo comprendere, ma è sempre all’opera (Salmo 77:19; Giovanni 5:17; Efesini 1:11, ecc.). 

Il Creatore del mondo, non è un “padrone di casa assente”, ma è ovunque presente (Salmo 139:7-10; Geremia 23:24), e attivo e si prende cura della Sua creazione provvedendo ai nostri bisogni materiali (Neemia 9:6; Salmo 104:29-30; Matteo 5:45; 6:25-30, 10:29-30; Atti 17:27-28), e preservandola dalla distruzione (Colossesi 1:17; Ebrei 1:3). 

Ma Dio non si occupa solo di aspetti materiali, Dio si preoccupa degli aspetti spirituali delle persone. 

Dio ha visto il nostro bisogno spirituale e ha provveduto il Salvatore; ha mandato, il Figlio, Gesù Cristo, a morire per i nostri peccati, per darci la vita eterna (Giovanni 3:16). 

Gesù è “l’Emmanuele” (Emmanouēl – Isaia 7:14; Matteo 1:23); questo nome si riferisce al ruolo di Gesù che consisteva nel portare all’uomo la presenza di Dio, infatti, questo nome significa “Dio con noi” (cfr. Isaia 8:8-10). 

Quindi si riferisce anche alla natura divina di Gesù, la seconda persona della Trinità, il Figlio, che si è fatto uomo (Colossesi 1:15; Colossesi 2:9; Ebrei 1:1-3; Giovanni 1:1-18). 

Possiamo, allora affermare che il nome “Emmanuele” indica la missione e la natura di Gesù come Dio che viene fra gli uomini, facendosi uomo (Giovanni 1:14; Galati 4:4; 1 Timoteo 2:5), per salvare il suo popolo dai loro peccati e dall’ira di Dio (Matteo 1:21; Romani 5:6-11). 

Come poteva Dio abbandonare il Suo popolo nei suoi peccati? 

Nella Sua immanenza Dio opera mediante il Suo Spirito attivamente all’interno della creazione per salvare i peccatori e nel trasmettere loro l’insegnamento di Cristo (Tito 3:1-7; Giovanni 16:8-15). 

Ma in questo testo vediamo:
B)Le persone dove Dio è presente in modo speciale.
“Ma sto vicino a chi è oppresso e umile di spirito per ravvivare lo spirito degli umili, per ravvivare il cuore degli oppressi”.

Dio è particolarmente vicino a tutti coloro che sono oppressi e umili di spirito, Dio è reale nelle persone umili.

Nonostante Dio sia, l'Alto, l'eccelso, che abita l'eternità, e si chiama il Santo (v.15), quindi trascendente, nello stesso tempo è immanente: è vicino agli oppressi e agli umili di spirito. 

Dio non lascia coloro che sono umili abbandonati a loro stessi, ma interviene nella loro vita. 

Il popolo di Dio era in esilio a Babilonia a causa della sua cupidigia, idolatria e ribellione, Dio lo aveva punito (cfr. Isaia 42:23-25; 57:4-5, 7, 13,16-18).

Ma la Sua ira a causa dei peccati del Suo popolo non è per sempre come troviamo scritto nei vv.16-17.

Dio consolerà e darà pace al suo popolo (vv.18-19), non così per gli empi, per loro non ci sarà pace (vv.20-21).

Prima di tutto vediamo il:
(1)Significato di oppressi.
“Ma sto vicino a chi è oppresso”, e poi è scritto ancora: “Il cuore degli oppressi”.

Ora “oppresso” (dakkāʾ)  indica abbattuto, schiacciato, o polverizzato, o un oggetto schiacciato in polvere (cfr. Salmo 90:3), sbriciolato, da qui umiliato, contrito, spezzato nello spirito.

La stessa parola per “oppresso” la troviamo nel Salmo 34:18 dove è scritto tradotta nella Nuova Riveduta con “umili”: “Il SIGNORE è vicino a quelli che hanno il cuore afflitto, salva gli umili di spirito”.

Dio salva coloro che si umiliano davanti a Lui!

Poi il testo ci dice: “Cuore degli oppressi”

“Cuore” (lēḇ) è la totalità della natura interiore, o immateriale dell'uomo.

È il centro della vita umana psichica e spirituale, dell'intera vita interiore di una persona.

Si riferisce alla fonte della vita della persona interiore in vari aspetti il centro dei sentimenti, pensieri, volontà.
Così “oppressi” (dāḵāʾ) significa schiacciato, abbattutto, ammaccato, oppresso.

Ma da che cosa è schiacciato la persona in questione? 

Gli “oppressi” sono coloro che sono schiacciati dal fardello del peccato e di conseguenza della mano di giudizio di Dio, che grava sopra il peccatore.

Il peccato pesa su una persona come un pesante fardello proprio come è accaduto a Davide, dopo che commise adulterio e omicidio (Salmo 51:17; cfr. Salmo 32; 38:5).

La causa dell’oppressione interiore, allora, è la separazione da Dio dovuta al proprio peccato (cfr. Isaia 59:1-2,12) come vediamo dal contesto di Isaia 57, il popolo aveva tradito Dio con gli idoli (Isaia 57:5-8,13), aveva preso i costumi dei popoli pagani di stregoneria e prostituzione religiosa (Isaia 57:3-4), aveva dimenticato Dio (Isaia 57:11), si era dato alla cupidigia (Isaia 57:17), si era ribellato a Dio (Isaia 57:17).

Vediamo ora il:
(2)Significato di umili di spirito.
“Umili di spirito” si riferisce al pentimento, a umiliarsi davanti a Dio nel chiedere il perdono dei peccati.

Dio restaura, salva coloro che si pentono umilmente dei loro peccati.

Dal contesto vediamo che il popolo di Dio è giudicato per i suoi peccati d’idolatria, di cupidigia e ribellione (vv.13,17-18), quindi se il popolo si umilia per i suoi peccati Dio lo ravviverà.

“Umile” (šāp̱āl) ha il senso di uno spirito umile, mansueto, o contrito, abbassato (2 Samuele 6:22).

È il contrario dell’orgoglio (Proverbi 29:23), della superbia che Dio tanto condanna (per esempio Isaia 2:6-22)

La stessa parola la troviamo nel Salmo 138:6 che dice: “Sì, eccelso è il SIGNORE, eppure ha riguardo per gli umili, e da lontano conosce il superbo”. (cfr. Proverbi 29:23).

L’umile è colui che riconosce la propria miseria spirituale, non si vanta davanti a Dio, come quel pubblicano, che riconosce di essere un peccatore e il suo bisogno di Dio, riconosce che da solo non è in grado di farcela e perciò si affida a Dio! 

Mentre il Fariseo si vantava in se stesso in chi era e in ciò faceva! 
Dio giustificò il pubblicano e non il fariseo! (Luca 18:9-14).

“Spirito” (rûach) descrive tutta una serie di caratteristiche della mente umana, dalle emozioni più forti al fallimento di tutte le vitalità, per esempio dal coraggio, alla riduzione dello slancio del vigore psichico, per esempio alla depressione.

Per John L. Mackay: “Spirito” è quella confluenza interiore di pensiero e volontà che spinge all'attività”.

Ma “spirito” può essere considerato anche come una disposizione, un atteggiamento, un’inclinazione di una persona, quindi della sua natura, o condizione.

Una persona che ha uno spirito alto è orgogliosa, ma una persona che ha uno spirito basso è umile (Proverbi 16:18-19; Isaia 66:2). 

Dio si prende cura degli umili, rivitalizzerà il loro spirito e il loro cuore, questa è: 
C)La promessa di Dio. 
Il teologo riformatore Giovanni Calvino disse: “Gli uomini non dovrebbero aspettarsi di più di quanto promette Dio”.

Noi dobbiamo credere solo alle promesse che Dio ci fa nella Bibbia, altrimenti rimarremo delusi.

E possiamo essere certi che qualunque cosa Dio ha promesso, come questa, la farà senza dubbio!

Ora in questo versetto vediamo una promessa meravigliosa di Dio che ci possiamo aspettare adempirà: “Ma sto vicino a chi è oppresso e umile di spirito per ravvivare lo spirito degli umili, per ravvivare il cuore degli oppressi”.

Non dobbiamo esitare di fidarci delle promesse di Dio, come implica questo v.15, poiché noi ci troviamo qui davanti una dichiarazione solenne di Dio!

Nella misura in cui Colui che è alto ed esaltato, Colui che è santo ha parlato, la promessa è sicura e degna di fiducia!!

Commentando questo versetto John MacArthur scrive: “Dopo i tanti anni trascorsi da Israele nel peccato, nelle cadute e nel castigo, la grazia di Dio avrà il sopravvento (43:25) insieme con la guarigione e la restaurazione spirituale”. 

Il Signore manda un risveglio spirituale agli umili di spirito e agli oppressi di cuore (Isaia 61:1-3; cfr.66:1-2).

Questo versetto è di grande incoraggiamento per coloro che sono nel profondo peccato!

Questo versetto parla di speranza anche per il peggio dei peccatori, o di quei credenti che non camminano con il Signore. 

In questa promessa vediamo che:
(1)Dio è vicino.
La parola “vicino” (šāḵan) è utilizzata per descrivere la venuta del Signore per dimorare in mezzo al Suo popolo. 

Lo troviamo nel contesto del tabernacolo in Esodo 25:8 dove è scritto: “Essi mi faranno un santuario e io abiterò in mezzo a loro”. (Esodo 29:42-46).
Lo troviamo nel contesto della costruzione del tempio, Dio rivela a Salomone in 1 Re 6:12-13: “Quanto a questa casa che tu costruisci, se tu cammini secondo le mie leggi, se metti in pratica i miei precetti e osservi e segui tutti i miei comandamenti, io confermerò in tuo favore la promessa che feci a Davide tuo padre:  abiterò in mezzo ai figli d'Israele e non abbandonerò il mio popolo Israele”.

La parola “abiterò” in entrambi i passi che ho citato, è la stessa per “vicino”.

Dio è presente in un modo particolare nella vita degli umili! 

Per esempio lo è stato con Abraamo che si considerava davanti a Lui “polvere e cenere” (Genesi 18:27);     con Giacobbe che si considerava piccolo (Genesi 32:10); con Mosè che si considerava un niente davanti la missione che Dio gli aveva affidato di liberare il Suo popolo dagli Egiziani (Esodo 3:11; 4:10).

A questi uomini si possono aggiungere altri come esempi di umiltà: Giosuè (Giosuè 7:6); Gedeone      (Giudici 6:15); Davide (1 Cronache 29:14); Ezechia (2 Cronache 32:26); Manasse (2 Cronache 33:12); Giosia (2 Cronache 34:27); Giobbe (Giobbe 40:4; 42:6); Isaia (Isaia 6:5), Geremia (Geremia 1:6); Giovanni Battista (Matteo 3:14); il centurione che chiedeva la guarigione del suo servo (Matteo 8:8); la donna di Canaan (Matteo 15:27); Elisabetta (Luca 1:43); Pietro (Luca 1:43); Paolo (Atti 20:19), e anche Gesù (Filippesi 2:1-11).

Nella promessa vediamo che:
(2)Dio ravviva. 
“Per ravvivare lo spirito degli umili, per ravvivare il cuore degli oppressi”.

Dio ravviva gli umili!

La volontà e il desiderio, lo scopo di Dio è di ravvivare.

“Ravviva” (ḥā•yāh) è uno scopo salutare e di grazia, significa  “causare la vita”, “rianimare”, “rivivere”.

Dio è sovrano sulla vita e sulla morte materiale (Deuteronomio 32:39).

Questa è una parola che troviamo nel contesto della benedizione di Dio a condizione dell’obbedienza secondo il patto che aveva con il Suo popolo (Deuteronomio 30:16,19).

Ma è una parola che troviamo anche nell’aspetto spirituale, da vita spirituale quando manda il Suo Spirito (Ezechiele 37:5-6,9; cfr. Ezechiele 11:18-19; 36:22-27; Giovanni 3:3-5; Tito 3:4-6).

Dio risveglia quelle persone morte, o in coma spiritualmente parlando!

Se gli empi saranno spazzati via dal vento (Isaia 57:13), ma gli uomini saranno rianimati dallo Spirito di Dio.

Qui apprendiamo una delle grandi lezioni della vita spirituale: il perdono dei peccati, il risveglio viene solo a coloro che sono umili e si pentono davanti a Dio dei loro peccati. 

È impossibile inventare un risveglio con il semplice sforzo personale e l'entusiasmo organizzativo. 

Si può condurre un incontro con tali mezzi, ma non ci sarà un autentico risveglio. 
L’autentico risveglio è l’azione di Dio che agisce tramite il Suo Spirito nelle vite di coloro che si umiliano davanti a Lui!
Quando riconoscono la loro bancarotta spirituale!

Il risveglio arriva quando il popolo di Dio mette da parte i loro idoli e trova una rinnovata e totale dipendenza dal Signore Dio stesso (cfr. 2 Cronache 7:14). 

Quindi, questo passaggio contiene una grande promessa verso coloro che si umiliano davanti a Dio riconoscendo la loro inadeguatezza spirituale e si affidano alla misericordia di Dio, che li farà rivivere e li ristabilirà in una giusta relazione con Lui. 

Quali possano essere i tuoi peccati?
Ricordati che per la grazia e la potenza di Dio, se umilmente li riconosci davanti a Lui, sarai perdonato, grazie a Gesù (cfr. Luca 24:47; atti 10:43; Efesini 1:7; 1 Giovanni 1:8-10). 

CONCLUSIONE
A)Quali sono le implicazioni della trascendenza di Dio per la nostra vita? 

Prima di tutto:
1)Dio è superiore all'uomo. 
L'umanità non è il bene più alto nell'universo, o la più alta misura della verità e di valore, ma è Dio!

Il valore dell’uomo non è per il processo evolutivo; o per qualche pregio, Dio dà valore all’essere umano che lo ha creato a Sua immagine e somiglianza (Genesi 1:26-28). 

Non è la stima che abbiamo di noi stessi, ma la valutazione del Dio santo che ci dà valore. 
In secondo luogo:
2) Ci sarà sempre una differenza tra Dio e gli esseri umani. 
Il divario tra noi è Dio non è semplicemente solo una differenza morale e spirituale che ha avuto origine con la caduta di Adamo ed Eva, ma è metafisica, va oltre la nostra natura di creature, Dio ha una natura diversa dalla nostra. 

Dio è il “totalmente altro” è al di là della sfera dell’ordinario, del comprensibile, del familiare.

Dio non fa parte di questo mondo, o dei suoi processi; Dio lo ha creato come qualcosa di diverso da se stesso, e si relazione a esso, sia per giudicarlo, o per salvarlo.

In terzo luogo:
3) Dio non può mai essere completamente inscatolato in concetti umani. 
Questo significa che tutte le nostre idee dottrinali, anche se utili e profondamente corrette, non possono mai descrivere pienamente la natura di Dio, e nemmeno le nostre forme di culto, o stili architettonici delle chiese, ecc. 

Non c'è modo in cui noi esseri umani possiamo adeguatamente rappresentarlo, o avvicinarci a lui (Isaia 40:12-26). 

Per questo motivo è stato necessario l’intervento di Gesù Cristo nella vita degli uomini, e questo dimostra la Sua immanenza, presenza nella storia dell’umanità (Giovanni 14:6; 1 Timoteo 2:4-5). 

Il fatto che Dio sia Dio, significa che non possiamo capire pienamente i Suoi piani e i Suoi progetti (Deuteronomio 29:29; Isaia 55:8-9). 

Dio come Dio, è circondato di mistero, ed è normale che sia misterioso e quindi che non possiamo comprenderlo pienamente, ed è necessario che si riveli a noi!

K.S. Oliphint scrive: “Nel rivelare se stesso e le sue vie nel mondo a noi, Dio ci sta indicando i nostri limiti come creature. Ci sta ricordando che Lui è Dio e noi non lo siamo”.

In quarto luogo:
4) La trascendenza di Dio ci ricorda che Dio è misterioso e questo ci motiva, o produce adorazione.
Il mistero che avvolge Dio non è un ostacolo all’adorazione come ci vediamo per esempio Romani 11:33-36, dove Paolo davanti l’incomprensibile Dio lo adora!

Raramente ciò che comprendiamo è un oggetto  dell’adorazione. 

La vera adorazione è la conseguenza della ricchezza del mistero di Dio, ed è anche motivata dal mistero di Dio.

In quinto luogo:
5) Dio non ci salva dai nostri peccati e dall’inferno, per merito nostro, e quindi nemmeno la nostra comunione con lui dipende dai nostri meriti. 

È una grazia di Dio la salvezza e quindi la comunione con lui (Luca 18:9-14; Efesini 2:8-9; 2 Timoteo 1:9-10). 

Dio, perciò ci fa la grazia di incontrarci e in questo non è obbligato a nessuno, perché fa ciò che gli piace, ovviamente coerentemente con il Suo carattere e i Suoi progetti (Salmi 115:3; Efesini 1:11). 

Infine riguardo la trascendenza:
6) Dio è Dio, anche se è nostro Padre, accostiamoci con riverenza e timore a lui (Salmo 2:11; Isaia 6:1-5; Ebrei 12:28-29; 1 Pietro 1:17). 

Anche se abbiamo la libertà di accostarci a Dio come nostro Padre (Efesini 3:12-14; Ebrei 10:19-22),  e questo ci reca una grande gioia (Salmo 95:1; Matteo 13:44), ma non significa che lo possiamo fare come se fosse un nostro pari, o peggio ancora, come il nostro maggiordomo! 

Se abbiamo capito il fatto della trascendenza divina, tuttavia, questo non accadrà. 

Ci sarà sempre un senso di timore e meraviglia per Dio. 

Sebbene ci siano amore, fiducia e apertura tra noi e Dio, non siamo uguali. 

Dio l’alto, l’eccelso, l’eterno, il santo e noi siamo Sue creature che dipendono da Lui a cui dobbiamo sottoporre la nostra volontà!

B)Ora quali implicazioni ci sono riguardo l’immanenza di Dio? 
Ci sono varie implicazioni riguardo l’immanenza di Dio. 

1)Una prima implicazione è che possiamo conoscerlo, possiamo avere una relazione con lui, e questo è possibile solo attraverso Gesù Cristo, questo significa avere   la vita eterna (Giovanni 14:6; 17:3; 1 Timoteo 2:5). 
Possiamo aver fiducia di conoscere Dio perché lui stesso si vuole manifestare a noi (Galati 4:9; 1 Giovanni 4:10! 

2)Una seconda implicazione è: Dio ascolta le nostre preghiere e ci viene in aiuto (per esempio Salmo 34:4-6; 46:1). 

3)Una terza implicazione è: Dio è presente nella nostra vita (Salmo 139:6-12). 
Tutto questo ci spinge a cercare sempre Dio, a essere sereni, ma anche a stare attenti a come ci comportiamo: Dio è inevitabile, non possiamo sfuggire al Suo controllo e al Suo giudizio!

C)Infine per sperimentare la presenza di Dio salutare nella nostra vita come il Suo perdono, o un risveglio è necessaria l’umiltà!
Coloro che hanno il privilegio di sperimentare la presenza del Signore non sono i superbi, ma coloro che sono umili. 

D. Martyn Lloyd-Jones disse: “L'umiltà è una delle principali di tutte le virtù cristiane; è il segno distintivo del figlio di Dio”.

Un pastore qualche anno fa ha ricevuto una lettera che includeva queste parole:”Sono deciso a umiliarmi sotto la potente mano di Dio. Mi sforzo di fare tutto ciò che è in mio potere per esporre, sfidare e cambiare le mie convinzioni, i valori e gli atteggiamenti più intimi. Mi sono impegnato in questo”.

Questa è la via della benedizione di Dio e del risveglio spirituale!

L'insegnamento e la vita di Gesù c’insegnano a essere umili: Gesù si umiliò come servo (Giovanni 13:1-16), fino alla morte (Isaia 53:7-8; Atti 8:32-33) in obbedienza al Padre (Filippesi 2:5-8), ed è per questo è stato esaltato (Filippesi 2:9-11).

Diverse volte nella Bibbia troviamo scritto che Dio resiste ai superbi, ma fa grazia gli umili (Proverbi 3:34; Giacomo 4:6; 1 Pietro 5:5).

Dio salva le persone che si umiliano dinanzi a lui, che possono essere re giusti (2 Cronache 32:24-26; 34:26-28), governanti malvagi (1 Re 21:27-29; 2 Cronache 33:12-13), o popolani (2 Cronache 30:8-11).

Questo passo, dunque, c’incoraggia a essere umili, ci parla di umiltà.

Se vogliamo sperimentare la presenza di Dio in modo particolare nella nostra vita, o se vogliamo sperimentare un risveglio spirituale, dobbiamo essere umili davanti a Dio!

Agostino disse: “Per coloro che vogliono imparare le vie di Dio, l'umiltà è la prima cosa, l'umiltà è la seconda, l'umiltà è la terza”.



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