martedì 19 agosto 2014

Giuda 1-2: Introduzione dell’epistola di Giuda.

Giuda 1-2: Introduzione dell’epistola di Giuda.
Senza dubbio, la più grande minaccia per la chiesa è sempre stata il falso insegnamento. 
La sua sottigliezza e gravità è come un veleno di un serpente velenoso nel corpo di una persona, crea seri danni, può portare anche alla morte.
Gesù ha detto di guardarsi dai falsi profeti che si presentano in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci (Matteo 7:15-20). 
Nella sua esortazione agli anziani di Efeso, l'apostolo Paolo avverte: “Io so che dopo la mia partenza s’introdurranno tra di voi lupi rapaci, i quali non risparmieranno il gregge; e anche tra voi stessi sorgeranno uomini che insegneranno cose perverse per trascinarsi dietro i discepoli” (Atti 20:29-31). 
Nel resto del Nuovo Testamento sono registrati simili avvertimenti, mediante i quali s’istruiscono i credenti a proteggere se stessi contro la natura ingannevole di un falso insegnamento mascherato da verità cristiana (Matteo 24:10-14; 2 Tessalonicesi 2:3-12; 1 Timoteo 4:1-3; 2 Timoteo 3:1-9; 2 Pietro 2:1-3,7; 1 Giovanni 2: 18-19; 4:1-3; 2 Giovanni 7-10; Apocalisse 2:6,14-16,20-23; 3:1-3, 14-18).
Giuda scrisse questa lettera per avvertire i cristiani, sul pericolo di soccombere alle lusinghe dei falsi insegnanti, infiltratisi nella chiesa, che avevano distorto la dottrina della grazia e l’avevano trasformato in una scusa per la licenza morale. 
Giuda esorta la chiesa a combattere per la verità, per la fede che è stata trasmessa ai credenti, e da dei consigli su come aiutare coloro che sono stati portati nell’errore. 

In questi versetti troviamo:
I IDENTITÀ DELL’AUTORE DELLA LETTERA.
Nell’identità vediamo: 
A) Il nome: Giuda.
“Giuda, servo di Gesù Cristo e fratello di Giacomo”.
L’autore di questa epistola si presenta come Giuda servo di Gesù Cristo e fratello di Giacomo.
“Giuda” era un nome comune tra i cristiani Ebrei perché era un nome comune tra gli Ebrei.
Uno dei figli di Giacobbe si chiamava Giuda (Genesi 29:35; Matteo 1:2-3; Luca 3:33).
Ai tempi di Gesù due dei discepoli, si chiamavano Giuda: Giuda Iscariota e Giuda, figlio di Giacomo (Luca 6:16; Giovanni 6:71, 14:22; Atti 1:13).
L'apostolo Paolo, poco dopo la sua conversione, incontrò Anania presso la casa di Giuda di Damasco (Atti 9:11). 
Giuda, detto Barsabba, leader nella chiesa primitiva, si unì Paolo, Barnaba, Sila e nel portare una lettera del Consiglio di Gerusalemme ai credenti di Antiochia (Atti 15:22-33). 
C'era anche un Giuda di Galilea, che ha fondato gli zeloti e guidato una rivolta agli inizi del primo secolo in Israele (Atti 5:37).
Nell’identità individuiamo: 
B) Il legame spirituale di Giuda. 
“…servo di Gesù Cristo”.
Letteralmente Gesù Cristo è messo in enfasi e cioè: “Di Gesù Cristo schiavo”, si sottolinea così che Giuda appartiene a Gesù Cristo.
“Servo” (doulos) indica schiavo, che per i Romani e i Giudei non era una posizione di alto status sociale.
Nel senso socio-economico, uno schiavo era di proprietà di un altro, comprato e venduto come una merce, quindi soggetto alla volontà del proprio padrone, totalmente e sempre a sua disposizione.
Nel caso di Giuda come uno schiavo, quindi, tutti i diritti sulla sua vita e la proprietà appartengono al Signore Gesù Cristo!
“Servo di Gesù Cristo” indica l'obbedienza di Giuda, l’arrendersi e il sottomettersi al Signore Gesù, cedere la propria volontà alla sua, quindi assoluta devozione. 
Essere servo di Gesù Cristo significa avere un solo scopo e una distinzione nella vita: essere sempre a disposizione di Gesù!
La cosa più bella di ogni cristiano è: servire Gesù Cristo, lavorare per il Suo regno, per questo motivo cede se stesso volentieri a Gesù Cristo.
Essere servo di Dio era un titolo onorifico non a causa dello status di onore personale del servo, ma a causa dello status di onore del Padrone. 
Questo titolo onorifico è usato per i leader come: Abramo (Salmo 105: 42); Mosè (Esodo 14:31; Neemia 9:14: Apocalisse 15:3); Davide (Salmo 89:3);  Daniele (Daniele 6:20). 
Anche gli apostoli, come Paolo e Pietro dicevano di essere servi di Dio (Romani 1:1; Filippesi 1:1; 2 Pietro 1:1), così anche Giacomo (Giacomo 1:1).
È scritto che anche Epafra (Colossesi 4:12) e Timoteo (2 Timoteo 2:24) lo erano.
Così anche tutti i cristiani sono servi di Gesù Cristo perché sono stati liberati dalla schiavitù del mondo, del peccato e della morte per appartenere a Lui come servi (cfr.1 Corinzi 7:22-23; Efesini 6:6;  1 Corinzi 6:20; 1 Tessalonicesi 1:9; 1 Pietro 2:16; Apocalisse 7:3). 
Ma questa frase, all’inizio della lettera, è utilizzata per coloro che sono stati chiamati al servizio speciale da Dio.
Non è un'indicazione di rango privilegiato, ma, sono servi che lavorano per Dio e quindi per la Sua chiesa, indica che Giuda ha l’autorità da parte del Signore Gesù Cristo.
Questo si adatta con quello che sappiamo della cultura dell'impero Romano, dove gli schiavi imperiali altolocati avevano una certa autorità, perché rappresentavano il loro padrone, Cesare. 
Anche se tecnicamente avevano il rango sociale di schiavo (cioè, uno zero sociale), però dovevano essere trattati con rispetto perché lo schiavo di Cesare faceva gli affari di Cesare e se non si rispettava lo schiavo, non si rispettava Cesare!
Gesù utilizza l'immagine: “servo” nella parabola dei due servi amministratori, uno di loro, quello fedele e prudente, sarà investito di autorità sui domestici (Luca 12: 41-48).
Quindi, Giuda non scrive semplicemente come una persona qualsiasi.
Come schiavo di Gesù Cristo Giuda ha e rivendica l'autorità di chi rappresenta, il mandato, e l'ispirazione del Signore Gesù Cristo. 
Pertanto, agli occhi e alle orecchie dei destinatari lo status di “servo di Gesù Cristo”, non arriva che Giuda lo è da se stesso, ma che appartiene ed è stato delegato da Gesù Cristo. 
L’autorità non è nello status personale di Giuda, nelle sue qualità personali, ma nel Sovrano che Giuda rappresenta e che serve: Gesù Cristo.
Giuda utilizza questo titolo per stabilire il suo diritto di presentare ai cristiani una parola autorevole da parte del Signore. 
Il titolo “servo” , quindi qui designa colui che è stato scelto da Gesù Cristo per servirlo e per servire la Sua chiesa (Marco 10:35-45; Filippesi 2: 5-8). 
Questo non significa che Giuda sia orgoglioso, anzi indica la sua umiltà e onestà che riconosce la sua autorità delegata a cui si sottomette.
Con lo stesso termine Giuda ha espresso, non solo la sua autorità, ma anche la sua umiltà, Giuda sta scrivendo ciò che Gesù vuole che dicesse.
Il titolo “servo” è in contrapposizione anche ai falsi insegnanti che rinnegano Gesù come unico padrone e Signore (v.4).
Tutti i credenti sono servi del Signore Gesù Cristo, anche se non tutti sono predicatori, o pastori, ognuno in base ai doni che Dio gli ha dato è chiamato a servirlo!
Riconoscere Gesù come il Cristo, il Messia significa essere un suo servo devoto.
Diventare cristiani significa diventare devoti, essere totalmente disposti a Gesù!
Il termometro della statura spirituale è la qualità e la profondità della devozione a Gesù.
In questo modo saremo utili al Signore.
F. W. Robertson disse: “Non è il possesso di doni straordinari che rende straordinaria l'utilità, ma la dedizione di ciò che abbiamo al servizio di Dio”.     
In questi primi versetti vediamo inoltre: 
C) Il legame familiare di Giuda.
“Giuda, servo di Gesù Cristo e fratello di Giacomo”.
Di solito una persona citava il nome di suo padre, non il fratello, perché l’ha fatto Giuda?
“Fratello di Giacomo” identifica chiaramente Giuda ai lettori.
Giuda quindi lo fa per farsi identificare con riferimento al suo più famoso fratello, dal momento che Giuda era un nome comune e due dei discepoli di Gesù aveva lo stesso nome (Luca 6:16; Giovanni 6:71, 14:22; Atti 1:13).
Si sapeva benissimo chi era Giacomo, la sola menzione di “Giacomo” indica che era una persona nota e stimata, tenuto in grande considerazione.
Dopo la morte di Giacomo, figlio di Zebedeo, c’era solo un leader cristiano che era chiamato semplicemente "Giacomo" senza la necessità di ulteriori presentazioni, o identificazione (Atti 12:17; 15:13; 21:18; 1 Corinzi 15:7; Galati 2:9,12).
Senza rischio di ambiguità, dunque, vi era solo un eminente e conosciuto “Giacomo”, leader di primo piano nella Chiesa primitiva, una delle colonne della chiesa di Gerusalemme (cfr. Atti 12:17; 15:13-21; 21:18; Galati 2:9), vale a dire il fratello del Signore Gesù (Giacomo 1:1; Galati 1:19; 2:9; 1 Corinzi 15:7). 
Giuda e Giacomo, erano fratelli Gesù Cristo com’è scritto in Marco 6:3 e in Matteo 13:55, e questo la chiesa primitiva lo sapeva.
Alcuni studiosi hanno pensato che Giuda specifica che è fratello di Giacomo perché così aggiunge più autorità a ciò che egli ha da dire alla chiesa.
Giuda non si limita a identificare chi è, ma fa anche riferimento al suo status in modo da aumentare il peso della sua lettera. 
Le sue parole non sono quelle di una qualsiasi persona e non potevano essere facilmente respinti dai membri della chiesa che erano insidiati dagli eretici.  
Un’altra domanda è, perché Giuda dice: “Fratello di Giacomo” e non: “Fratello del Signore?” 
(1) In primo luogo, Giuda riconosce che i legami fisici di sangue non sono di alcun valore eterno. 
Sono i legami spirituali con Gesù che salvano!
È la fede che si fida e si sottomette a Gesù che ci unisce al Salvatore. 
Uno della folla aveva gridato a Gesù che erano arrivati sua madre, i suoi fratelli, e le sue sorelle e lo cercavano, Gesù rispose: “‘Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?’ Girando lo sguardo su coloro che gli sedevano intorno, disse: ‘Ecco mia madre e i miei fratelli!  Chiunque avrà fatto la volontà di Dio, mi è fratello, sorella e madre’” (Marco 3:33-35).
(2) In secondo luogo Giuda non vuole sottolineare il privilegio del suo rapporto fraterno con Gesù Cristo, ma la sua sottomissione alla Sua Signoria come ha detto in precedenza. 
In questo senso Giuda era come ogni altro cristiano.
Questa è una delle tante prove che Gesù Cristo è esattamente chi Egli sosteneva di essere.
(3) In terzo luogo Giuda mostra la sua umiltà.
Giuda ha evitato di dire che era il fratello del Signore per umiltà.
Giuseppe era il padre di Giuda, ma era per la potenza dello Spirito Santo, che il bambino Gesù è stato concepito nel grembo di Maria. 
Gesù è il Figlio eterno di Dio fatto uomo.
Sapendo che Gesù è il Signore e Dio, Giuda non vuole dare l'impressione di essere uguale a Gesù, e quindi essere frainteso.
Così si definisce: “Servo di Gesù Cristo e fratello di Giacomo”.
(4) In quarto luogo se Giuda si fosse definito “fratello di Gesù Cristo” sarebbe stata una combinazione incongrua con “servo di Gesù Cristo”.
Che cambiamento di Giuda! 
Prima della resurrezione, i suoi fratelli, compreso Giuda non credevano in Gesù Cristo, lo ritenevano pazzo (Marco 3:21,31; Giovanni 7:5), ora invece si definisce servo di Gesù Cristo.
In questi legami familiari possiamo essere incoraggiati a livello pratico. 
Molti di noi hanno parenti a cui abbiamo testimoniato della nostra fede per anni, eppure non sono ancora salvati. 
Questo può portare allo scoraggiamento, o ai dubbi. 
Ci chiediamo: “Perché non sono ancora salvati?” 
Oppure: “C'è qualcosa di sbagliato con il mio cristianesimo?” 
Ci sentiamo totalmente dei falliti perché la nostra famiglia non è venuta a Cristo. 
Ma Giuda e Giacomo forniscono un incoraggiamento per noi. 
Loro all’inizio erano scettici e non credevano che il loro fratello, Gesù, fosse il Cristo.
Fu solo dopo la morte e la prova infallibile della risurrezione di Gesù che Giuda e i suoi fratelli sono venuti alla fede (Atti 1:14). 
Giuda si è convertito tempo dopo, anche se il Signore Gesù aveva trasformato l'acqua in vino alle nozze di Cana, anche se aveva guarito i malati e nutrito migliaia di persone, ma niente di tutto questo aveva toccato il suo cuore.
Ognuno ha il suo tempo di salvezza!
Continua a testimoniare con la tua vita coerentemente al Vangelo, continua a pregare per i tuoi cari, non arrenderti, non ti scoraggiare, non disperare!
In questi versetti troviamo:
II L’INDIRIZZO DELLA LETTERA.
Chi sono i destinatari?
Giuda non dice chi sono i destinatari, ma l'occasione specifica che l’ha indotto a scrivere la lettera (vv. 3-4) ci fanno capire che Giuda aveva un gruppo definito di chiese in mente quando scrisse.  
Giuda dà tre descrizioni riguardo i destinatari e indicano cosa significhi essere un vero cristiano.
In primo luogo notiamo che: 
A) I destinatari sono salvati.
“ai chiamati”.
“Chiamati” (klētois-aggettivo dativo plurale maschile) qui, non si riferisce a un semplice invito, sottolinea la chiamata che i credenti hanno ricevuto da Dio come popolo eletto.
“Chiamati” è un titolo trasferito ai cristiani dall’Antico Testamento che era in riferimento a Israele  (Isaia 41:9; 42:6; 48:12,15; 49:1; 54:6; Osea 11:1).
La chiamata d’Israele è legata con la scelta, o l’elezione di Dio (Isaia 41:8-9; 42: 1-6; 43:10; 44:1-2; 49:7) per essere il Suo popolo speciale, il suo popolo servo (cfr. Galati 1:15-kalesas; Matteo 4:21; Marco 2:17- ekalesen).
Più, o meno allo stesso modo in cui gli Israeliti sono stati chiamati da Dio per diventare il suo popolo, e sono stati chiamati dalla schiavitù in Egitto, con lo scopo di possedere la terra promessa, così anche i cristiani sono chiamati da Dio, liberati da una vita di peccato e della morte per una nuova vita di consacrazione in Gesù Cristo.
“Chiamati”  indica la chiamata sovrana di Dio per la salvezza nella Sua grazia elettiva in Cristo (Efesini 1:3-4; 4:4; 2 Tessalonicesi 2:13-14).
L'idea esprime l'iniziativa divina per la loro salvezza attraverso la predicazione del Vangelo (2 Tessalonicesi 2:13-14).
Dio è " colui che chiama " (Romani 9:11-12; Galati 5:8, 1 Tessalonicesi 2:12; 5:24; 1 Pietro 1:15; 2:9; 5:10; 2 Pietro 1:3) e il suo popolo sono i chiamati (Romani 1:1, 6, 7; 8:28; 1 Corinzi 1:2, 24; Apocalisse 17:14.) come qui in Giuda.
Chiamati” si riferisce a tutti i cristiani, ai credenti di ogni generazione, ed è un sinonimo per il cristiano (Romani 1:6; 1 Corinzi 1:24; Apocalisse 17:14).
Implica che i credenti sono stati salvati, attratti da Dio in modo efficace, irresistibile (Geremia 24:7; Giovanni 6:44,65; 10:16,27;Romani 8:28-30).
Essere cristiani è un risultato della misericordia di Dio che raggiunge i peccatori salvandoli dal peccato e dalla morte e li lega in un rapporto con Se Stesso.  
Dio ha chiamato la chiesa dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.
In 1 Pietro 2:9 leggiamo: “Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati (kalesantos)dalle tenebre alla sua luce meravigliosa”.
In secondo luogo vediamo che: 
B) I destinatari sono speciali.
“che sono amati in Dio Padre”.
“Padre” (Patri)probabilmente è da prendere nel senso di “Padre nostro".
Dio non è capriccioso e tirannico, ma un Padre la cui caratteristica è l'amore protettivo.
Letteralmente in Dio Padre è in enfasi: “In Dio Padre amati”.
Anche qui troviamo uno sfondo nell’Antico Testamento che riguarda il popolo d’Israele (Isaia 42:1; 43:4; Deuteronomio 7:7-8; Geremia 31:3; Osea 11:1; 14:4).
“Amati” (ēgapēmenois-perfetto passivo participio) rivela l’amore attivo di Dio Padre nel chiamare i credenti e il motivo per cui agisce.
Il tempo perfetto nel greco indica uno stato continuo, il risultato presente di un'azione passata. 
L'enfasi non è tanto l'azione passata in quanto tale, ma l'attuale stato di cose, derivante dall'azione passata.
Si riferisce a un'azione passata che continua nel presente.
L’ amore di Dio continuerà ora e per sempre. 
L'amore di Dio non muore e non cambia mai.
I credenti sono stati amati prima della fondazione del mondo (Efesini 1:4; 2 Timoteo 1:9)
I credenti sono stati e sono amati in Dio Padre! 
Dunque, l’amore di Dio è una realtà attuale, presente.
L'amore di Dio, una volta conferito al suo popolo, rimane su di loro!! 
Alcuni interpretano “amati in Dio Padre” che essi sono in Dio, nella comunione intima dell'amore di Dio e intendono la frase nel senso che coloro che sono in Dio Padre sono amati da Dio, o coloro che sono in Dio Padre, fanno l'esperienza dell'amore di Dio. 
I credenti vivono nella sfera dell'amore di Dio, e di conseguenza sono amati da Dio.
Essere “in Dio” significa essere alla Sua presenza, avere un rapporto di amore intimo, significa che coloro che Dio ama sono presi in comunione intima dal Suo amore, abbracciati e circondati dal Suo amore.
Per altri: “Amati in Dio Padre” indica che vivono nell'amore di Dio Padre.
Un altro punto di vista è che per quanto riguarda Dio Padre, sono amati da Lui.
Comunque sia i credenti sono amati da Dio!
L'Antico Testamento riporta spesso l'amore di Dio come base dell'elezione di Israele e della salvezza dall’Egitto (Deuteronomio 4:37; 7:7-8; Salmo 78:68; Isaia 41:8-9; 44:2; Geremia 31:3; Osea 11:1; Romani 11:28). 
Così anche per i credenti del Nuovo Patto l’amore di Dio è associato con l’elezione (1 Tessalonicesi 1:4; 2 Tessalonicesi 2:13; Colossesi 3:12).
La chiesa come il popolo d’Israele nell’Antico Testamento, fa l’esperienza dell'amore di Dio. 
Dio ama i peccatori e ha dato suo Figlio a morire per loro sulla croce e li chiama a se stesso per mezzo di Gesù Cristo (Giovanni 3:16; Romani 5:8), Egli come loro Padre esprime il suo amore per loro. 
Dio chiama e accoglie i peccatori nella Sua famiglia (Efesini 2:19) in Cristo, non per le opere, ma per amore (Romani 5:7-8; Efesini 2:1-8; 2 Timoteo 1:9). 
Dio ci porta a sé e ci chiama a essere proprio sulla base del suo amore assoluto, e tutto ciò che siamo e abbiamo è il frutto di quell'amore eterno e inseparabile (Geremia 31:3; Romani 8:39).
In terzo luogo: 
C) I destinatari sono al sicuro.
“e custoditi da Gesù Cristo”
Letteralmente è: “Gesù Cristo custoditi”
“Custoditi” (tetērēmenois-perfetto passivo participio) ha lo stesso tempo ( perfetto) di amati, quindi indica uno stato continuo, il risultato presente di un'azione passata. 
La custodia di Dio è continua, non c’è un momento che Dio non ci ami e non si prenda cura di noi, la sua custodia è costante, Dio non sonnecchia e non dorme (Salmo 121:4).
“Custoditi” esprime la protezione, la preservazione dei credenti, implica attenzione e cura vigile.
Anche il popolo d’Israele era custodito da Dio (Isaia 42:6; 49:8).
È scritto anche in altre parti del Nuovo Testamento che Gesù, o Dio custodiscono i credenti (Giovanni 10:27-28; 2 Timoteo 1:12; 1 Pietro 1:5; 1 Giovanni 5:18).
Gesù nella sua preghiera sacerdotale dice: “Io non sono più nel mondo, ma essi sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, conservali nel tuo nome, quelli che tu mi hai dati, affinché siano uno, come noi...Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno” (Giovanni 17:11,15).
Alcuni interpretano: “custoditi in Gesù Cristo”, quindi nella persona di Gesù Cristo.
Altri interpretano: “custoditi da Gesù Cristo”, quindi mediante Gesù Cristo,
Altri “custoditi per Gesù Cristo”, cioè fino al ritorno di Gesù Cristo.
“Per Gesù Cristo” il senso riguarda il suo ritorno, quindi Dio custodisce i credenti fino al ritorno di Cristo e per il suo regno che stabilirà (cfr. 1 Tessalonicesi 5:23).
I cristiani sono tenuti al sicuro da Dio fino al ritorno di Gesù Cristo, quando essi entreranno nella loro salvezza finale nel suo regno (1 Pietro 1:4-5).
Quale possa essere la giusta interpretazione, la sicurezza del credente avviene in Cristo, mediante Cristo e fino al ritorno di Cristo. 
Coloro che Dio ha chiamato a sé, che ha salvato mediante la morte di Gesù Cristo sono amati da lui e sono custoditi e lo saranno fino al giorno della definitiva salvezza. 
La grazia di Dio che chiama i credenti alla fede li sosterrà fino alla fine! (1 Corinzi 1:8-9). 
Dio per tutta questa vita esercita il suo potere a favore dei cristiani nel preservarli spiritualmente fino alla venuta di Gesù Cristo nella gloria. 
I credenti affrontano in questa vita: tentazioni, prove, e assalti da Satana e dai suoi seguaci, come possiamo farcela? Dio promette che veglierà su di noi in ogni momento.
Questo non significa che possiamo semplicemente rilassarci e lasciare tutto a Dio!
L'enfasi sull’amore di Dio che ci custodisce non annulla la nostra responsabilità, infatti, al v.21 Giuda esorta i credenti a conservarsi nell’amore di Dio, quindi da una parte Dio ci custodisce, ma dall’altra è anche compito nostro conservarsi nell’amore di Dio. 
Il fatto che la chiesa è amata e custodita da Dio contrasta con il fatto che gli angeli peccatori (v.6) e gli eretici (v.13) sono custoditi per il giudizio!
Perché Giuda ha sottolineato: “chiamati, amati e custoditi”? 
Dobbiamo ricordare che Giuda ha scritto questa lettera perché la chiesa era minacciata dai falsi maestri, Giuda li vuole incoraggiare che sono salvati, che appartengono al popolo di Dio, che sono amati in Dio Padre e custoditi da Gesù Cristo.
Nonostante l'insidia dei falsi insegnati che cercano di distruggere la fede dei credenti, la fiducia di Giuda riposa nell’iniziativa di Dio e nel suo potere di conservazione, Dio porterà a termine ciò che ha iniziato.
Quello che Dio inizia lo finisce  (Filippesi 1:6). 
“Chiamati, amati e custoditi” (perfetto passivo) rivelano che la volontà di Dio sui credenti è definitiva. 
I credenti possono essere sicuri della loro salvezza.
Una volta che qualcuno è veramente riconciliato con Dio, Egli non lascerà andare quella persona. Dio lo custodirà!
Non c'è nessuna persona, o potere nell'universo che è più grande di Dio. 
Né vi è alcuna forza che potesse mai rompere la sua morsa amorevole (Romani 8:31-39). 
Come risultato, i credenti possono riposare in Lui, sapendo che la loro custodia eterna è nelle Sue mani onnipotenti. 
Questo è un terreno importante su cui i credenti possono combattere senza paura dei falsi maestri. 
In questi versetti troviamo:
III L’INTERCESSIONE DELL’AUTORE DELLA LETTERA.
“misericordia, pace e amore vi siano moltiplicati”.
In questo saluto vediamo la preghiera, o la benedizione di Giuda per i destinatari della lettera.
“Vi siano moltiplicati” (aoristo passivo ottativo terza singolare) indica ricolmi, abbondanza, crescere, aumentare notevolmente, alla misura massima.
Giuda esprime il desiderio che la misericordia, la pace e l’amore possano moltiplicarsi, siano concessi in abbondanza ai credenti.
Questo significa che la misericordia, la pace e l’amore erano presenti in questi credenti, ma Giuda prega che in loro queste caratteristiche possano abbondare.
Misericordia, pace e amore, sono visti come un insieme, implica che il conferimento di questi doni è una questione unitaria.
Il desiderio non è che Dio elargisca abbondantemente uno di questi doni ai credenti che sono in difficoltà indipendentemente dagli altri, ma tutte e tre insieme. 
Quindi, è sottointeso che l’autore di tali doni è Dio. 
I credenti a cui scrisse Giuda avevano bisogno di misericordia, pace e amore in un momento stressante della loro vita come chiesa. 
Giuda pregava Dio perché sapeva che solo Dio può produrre queste caratteristiche nella vita del suo popolo.
La prima caratteristica per cui prega Giuda è:
A) Misericordia.
“Misericordia” (eleos) è rara in un saluto, ma è interessante che ne parlino quelle lettere dove c’è sullo sfondo falsi insegnamenti (1 Timoteo 1:2; 2 Timoteo 1:2; 2 Giovanni 3).
È l’effettiva azione della chiamata di Dio.
È la compassione che s’immedesima nei bisogni degli altri e si muove per soddisfare le loro necessità. 
In modo particolare si riferisce all’azione salvifica di Dio in Cristo (Romani 15:9; Efesini 2:1-5; Tito 3:4-5).
Dio si rivolge ai peccatori nella loro miseria e concede loro la sua benedizione. Dio estende la sua misericordia ai peccatori, dimostrando tolleranza anche quando la giustizia esige la punizione.
I suoi lettori hanno già sperimentato la grazia salvifica di Dio, ma in considerazione della situazione di pericolo a causa dei falsi insegnanti, la preghiera, il desiderio di Giuda è che Dio possa abbondantemente fornire a loro la misericordia necessaria in questo momento difficile (cfr. Ebrei 4:14-16).
Giuda desidera che nelle loro circostanze dolorose possano avere la misericordia di Dio abbondante.
Ogni giorno della sua vita, il cristiano ha bisogno della misericordia di Dio per vivere come Lui vuole e quindi in questo contesto, per affrontare le difficoltà delle eresie e resistere ai falsi insegnanti. 
Da soli non possiamo farcela, abbiamo bisogno della misericordia di Dio per vivere la vita cristiana, pertanto preghiamo che Dio la possa moltiplicare in noi!
La seconda caratteristica per cui prega Giuda è:
B) Pace.
“Pace” (eirēnē) indica benessere e tranquillità interiore che ricevono coloro che sono stati riconciliati, cioè che sono in pace con Dio (Romani 5:1-2,10).
La pace con Dio porta la pace di Dio. 
Si tratta di una pace che rilassa i nostri nervi, riempie la nostra mente e in mezzo al disordine e alla confusione attorno a noi, ci dà la certezza che Dio ha tutto sotto controllo e quindi tutto va bene. 
La pace è la fiducia che Dio può portare i credenti attraverso pericoli (Giovanni 14:1,27, Filippesi 4:6-7). 
La pace è anche il ripristino delle relazioni spezzate, è l'assenza di tensioni prevalenti nei periodi di conflitto. (Efesini 2:11-14). 
Giuda può avere in mente sia la pace interiore dei credenti che le divisioni che possono aver causato i falsi maestri all’interno della chiesa (v.19).
I falsi insegnanti avevano creato lacerazioni sia tra membri che nel cuore dei credenti. 
La terza caratteristica per cui prega Giuda è:
C) Amore.
“Amore” (agapē) si riferisce all'amore di Dio per mezzo di Cristo per portarci alla sua presenza in cielo.
Si riferisce all’amore di Dio riversato ai credenti in Gesù Cristo (Romani 5:5; 8:39), l’amore di Dio che ci ha fatto diventare suoi figli (1 Giovanni 3:1).
È la generosa concessione del favore di Dio e soddisfa i bisogni dei credenti. 
I destinatari avevano bisogno di amore, perché gli intrusi non avevano amore, curavano solo loro stessi (v. 12).
Ma quest’amore si riferisce anche all’amore orizzontale, verso gli altri.
Chi ha sperimentato l’amore di Dio lo manifesta praticamente anche agli altri (1 Giovanni 3:16-17; 4:7-11)
La preghiera di Giuda è che questo amore aumenti sempre di più in loro.
Si riferisce all'amore dei credenti che proviene dalla grazia di Dio, un principio di cuore, di mente e di volontà, basato sull'amore di Dio, che cerca il bene di altre persone. 
Dal contesto potrebbe riferirsi a coloro che sono nel dubbio, vittime dei falsi maestri (Giuda 23).
Misericordia e il perdono sono il fondamento della propria relazione con Dio. Tale perdono porta alla pace con Dio, che a sua volta si manifesta nell'amore.
Noi abbiamo bisogno di Dio per vivere la vita cristiana per come vuole Lui, pertanto preghiamo per noi stessi e per gli altri, affinché lui moltiplichi su di noi la Sua misericordia, pace, e amore. 
CONCLUSIONE.
Se sei un vero cristiano hai mai pensato che hai l’onore di essere servo di Gesù Cristo?
Allora servilo secondo i doni che Dio ti ha dato (1 Pietro 4:10-11), servilo con zelo (Romani 12:11).
Il vero cristiano ha la certezza che andrà in cielo, che Dio l’ha salvato, e che non perderà questa salvezza, perché Dio l’ha chiamato per la salvezza e non per perdersi, è amato da Lui, e custodito da Gesù Cristo, il garante della nostra salvezza! (Ebrei 7:22-26).
Prega costantemente che Dio ti dia e dia alla chiesa sempre più misericordia, pace e amore, solo così possiamo resistere agli attacchi di coloro che non appartengono a Dio.