Passa ai contenuti principali

Giosuè 24:14: La consapevolezza di chi è Dio ci spinge a temerlo e a servirlo.

Giosuè 24:14: La consapevolezza di chi è Dio ci spinge a temerlo e a servirlo. 
Dunque temete il Signore e servitelo.

 “Servire” può avere diversi significati, ma il significato di fondo è lavorare faticare come uno schiavo (Esodo 21:6). Questa parola contiene almeno due elementi chiave: l'azione (il servitore come" lavoratore") e l'obbedienza.
Questa parola in questo contesto può indicare anche l’adorazione (cfr. Giosuè 22:26-27; 23:7) oppure può esprimere la relazione tra il popolo e Dio che è il Signore al quale bisogna essere obbedienti e sottomessi.
Il servizio nasce nel timore di Dio.
Nel contesto vediamo che Giosuè raduna il popolo e fa un discorso da parte di Dio, parla delle cose grandi che ha fatto Dio e poi dice: “dunque temete il Signore”. Possiamo dire che il timore è la reazione dello spirito umano alla Sovranità di Dio (Salmo 99:1). Il “timore” è un sentimento positivo riverenziale, di soggezione, o trepidazione di  fronte a persone fortemente autorevoli, di fronte un pericolo o un castigo (Geremia 42:16; Ezechiele 11:8). Dio è una persona fortemente autorevole, più di ogni altra sulla terra, è il Sovrano in assoluto, cioè regna sulla creazione, e fa quello che vuole, e nessuno gli può impedire questo (Daniele 4:34-35).
Giosùè mette in enfasi la Sovranità di Dio: scelse Abramo, lo fece diventare una grande nazione, colpì l’Egitto giudicandolo e liberò Israele con grandi prodigi; li guidò nel deserto provvedendo ai loro bisogni e sconfisse per Israele eserciti più potenti; e diede loro una terra fertile (Giosuè 24:1-13).
Il Dio Sovrano ama il Suo popolo è si muove in suo favore. Dalla Mesopotamia avanti per l’Egitto, poi per la Palestina, la guida di Dio si è dimostrata potente e si è affermata contro tutti gli ostacoli. L’intervento di Dio in favore del suo popolo, provoca terrore anche tra gli altri popoli (Esodo 15:14-16; Giosuè 2:8-11; 1 Samuele 4:7-8).
Il timore è il senso di creaturalità di fronte alla Maestà di Dio.  
Senso di creaturalità non si riferisce al fatto che sappiamo di essere stati creati da Dio, ma che siamo consapevoli della nostra fragilità di fronte alla sua Maestà (Genesi 18:27). Dio ha mostrato la Sua Maestà a Israele vincendo eserciti potenti e facendo grandi miracoli! Dio è così maestoso che nessuno lo può misurare, o contenere! (Salmo 145:3; Isaia 40:12-18). 
Il timore è il senso di stupore e terrore verso la Diversità di Dio il Totalmente Altro. 
Dio ha una natura completamente diversa dalla nostra.  
Nessuno è pari a Dio! (Geremia 10:6-7). Come le persone della Bibbia anche oggi rimaniamo meravigliati per Dio! Una delle caratteristiche della divinità è proprio il fatto che noi non possiamo capire  pienamente la Sua natura, i Suoi progetti, e ne rimaniamo meravigliati (Isaia 55:8-11; Romani 11:33-36).
Il timore di Dio è la meraviglia sbigottita di fronte al Totalmente Altro, a quel che non è usuale, comprensibile, familiare. Dio non è comune per il Suo carattere! Non è familiare per i Suoi piani! Dio non è comprensibile per come opera!         
Ora tutto questo dovrebbe spingerci a temerlo, e a servirlo.  Temi Dio? Se lo temi lo servirai! Lo stai servendo? Sta servendo solo Lui?

Post popolari in questo blog

Isaia 26:20-21: Io resto a casa!

Isaia 26:20-21: Io resto a casa! “Va', o mio popolo, entra nelle tue camere, chiudi le tue porte, dietro a te; nasconditi per un istante, finché sia passata l'indignazione.  Poiché, ecco, il SIGNORE esce dal suo luogo per punire l'iniquità degli abitanti della terra; la terrà metterà allo scoperto il sangue che ha bevuto e non terrà più coperti gli uccisi”.
In questi giorni c’è il decreto del governo e quindi l’hashtag: “Io resto a casa”, o “io sto a casa”, questa può essere un'occasione per approfondire il nostro rapporto con Dio, o per riflettere sulla nostra vita spirituale. Come noi oggi, che dobbiamo rimanere a casa a causa del coronavirus, circa tremila anni fa, per bocca del profeta Isaia, per motivi diversi, Dio disse al Suo popolo di rimanere a casa. Questi versetti fanno parte di un canto di lode dove viene esaltata la salvezza del popolo di Dio e il giudizio sul mondo, sopra gli abitanti della terra, e quindi l’incoraggiamento a confidare nel Signore. Noi nei…

Dai frutti si riconosce l’albero (Matteo 7:16-20).

Dai frutti si riconosce l’albero (Matteo 7:16-20). Dai frutti si riconoscono i falsi profeti. Come fai a sapere se qualcuno è un falso profeta? C'è un modo per identificarlo? La risposta è "sì".  Il modo con il quale possiamo discernere un falso profeta, e quindi anche un falso credente è dai suoi frutti.  Infatti, anche se questo paragrafo è dedicato principalmente agli avvertimenti circa i falsi profeti, è anche una prova per tutti i veri credenti! Gesù al v. 15 esorta il suo uditorio, e quindi anche noi a guardarsi dai falsi profeti i quali vengono in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Ora ci dice che i falsi profeti si riconosceranno dai loro frutti.
Noi vediamo tre aspetti riguardo i frutti: i frutti sono secondo la specie di albero, dimostrano la qualità dell’albero, segnano il destino dell’albero.

La parabola del tesoro nascosto (Matteo 13:44).

La parabola del tesoro nascosto (Matteo 13:44). Ci sono due parabole del regno, che parlano del regno dei cieli come qualcosa di grande valore: questa parabola del tesoro nascosto e la parabola successiva della perla di gran valore, o del mercante.
Queste due parabole sono molto simili in quanto entrambi coinvolgono un oggetto di grande valore e una persona, ma sono significativamente differenti in altri dettagli.  Per esempio nella parabola del tesoro nascosto viene messa in enfasi il tesoro, mentre nella cosiddetta parabola della perla di gran valore viene messo in evidenza il mercante. La persona della prima parabola non cerca il tesoro, ci s’imbatte, mentre nella seconda parabola della perla, o del mercante, è il mercante che cerca le perle.
In questa parabola vediamo in primo luogo: