Passa ai contenuti principali

1 Giovanni 3:4: L’entità del peccato.

1 Giovanni 3:4: L’entità del peccato.
 “Chiunque commette il peccato trasgredisce la legge: il peccato è la violazione della legge”. 

Ogni persona ha un problema molto serio e grande che necessita di risolverlo, è una questione di vita e di morte, di vita eterna, o morte eterna. Questo problema è il peccato, quindi abbiamo la necessità del perdono di Dio. Il perdono di Dio è la rimozione delle colpe e dei peccati (per esempio Salmo 103:12; Isaia 44:22); è la cancellazione di un debito insolvibile che abbiamo con Dio a causa dei nostri peccati (Matteo 18:27-35; Efesini 1:7); è la riconciliazione con Dio (Luca 15:18-20; Romani 5:9-11; 2 Corinzi 5:19; è la perfezione, nel senso che Dio ci perdona di tutti i peccati, anche quelli che sono considerati molto gravi (Geremia 31:34; 1 Giovanni 2:12). 
Ognuno ha un modo suo di vedere il peccato, ma che cosa è il peccato secondo la Bibbia? Non è facile sintetizzare ciò che è il peccato, ma possiamo dire che il peccato è una mancanza di conformità alla legge morale di Dio in azioni, atteggiamenti e desideri che sono appunto in contrasto con la natura e la legge di Dio (Esodo 20:1-17; Galati 5:20; Marco 12:29-31). Il peccato è la violazione della legge di Dio come dice l’apostolo Giovanni; è qualsiasi deviazione dalla legge morale di Dio nelle nostre azioni, nei nostri atteggiamenti, o nella nostra natura, sia in termini di peccati di omissione, che riguarda, cioè, ciò non facciamo, o non siamo secondo la natura, la volontà e la legge di Dio, e sia ciò che facciamo, o siamo e che non dovremmo fare o essere, peccati di commissione, sempre secondo la natura e la legge di Dio, quindi qualsiasi deviazione morale dalla legge di Dio, che può essere “nel fare” o “non fare” è peccato!  Il peccato, allora, è la ribellione alla volontà di Dio (Genesi 2:16-17; 3:1-6; 1 Giovanni 3:4), è il rifiuto di ascoltare la parola di Dio (Ebrei 12:25; 2:2-3), è un atto o atteggiamento di disubbidienza a Dio (Romani 5:19). Il peccato vorrebbe detronizzare Dio e mettere sul trono qualsiasi altra cosa. Così il peccato è la dichiarazione d’indipendenza dell'uomo da Dio, è ammutinamento morale, una sfida a Dio. Il peccato è il rifiuto della Signoria di Dio e la disobbedienza alla Sua volontà, una manifestazione di disprezzo verso l’autorità sovrana di Dio. La cosa più triste è, come la Bibbia dice è, che il peccato dell’uomo ha contagiato, o inquinato e danneggiato ogni parte della propria natura: la mente, i sentimenti, la coscienza, i pensieri (Geremia 17:9; Matteo 15:19-20; Efesini 4:18; Tito 1:15). Pertanto abbiamo bisogno di essere perdonati. Ora se credi veramente in Gesù Cristo che è morto per i tuoi peccati (per esempio Matteo 1:21; Giovanni 3:16; Atti 13:38-39; Efesini 1:7), se li confessi a Dio nel nome di Gesù Cristo (Salmo 32:1-5; 1 Giovanni 1:8-2:2), per fede (Atti 10:43), se ti penti sinceramente (Luca 24:46-47; Atti 3:19), Dio ti perdona e allora sarai salvato dai tuoi peccati e dall’inferno (per esempio Giovanni 3:16; Apocalisse 20:11-15).


Post popolari in questo blog

Isaia 26:20-21: Io resto a casa!

Isaia 26:20-21: Io resto a casa! “Va', o mio popolo, entra nelle tue camere, chiudi le tue porte, dietro a te; nasconditi per un istante, finché sia passata l'indignazione.  Poiché, ecco, il SIGNORE esce dal suo luogo per punire l'iniquità degli abitanti della terra; la terrà metterà allo scoperto il sangue che ha bevuto e non terrà più coperti gli uccisi”. In questi giorni c’è il decreto del governo e quindi l’hashtag: “Io resto a casa”, o “io sto a casa”, questa può essere un'occasione per approfondire il nostro rapporto con Dio, o per riflettere sulla nostra vita spirituale. Come noi oggi, che dobbiamo rimanere a casa a causa del coronavirus, circa tremila anni fa, per bocca del profeta Isaia, per motivi diversi, Dio disse al Suo popolo di rimanere a casa. Questi versetti fanno parte di un canto di lode dove viene esaltata la salvezza del popolo di Dio e il giudizio sul mondo, sopra gli abitanti della terra, e quindi l’incoraggiamento a confidare nel Signore.

Dai frutti si riconosce l’albero (Matteo 7:16-20).

Dai frutti si riconosce l’albero (Matteo 7:16-20). Dai frutti si riconoscono i falsi profeti. Come fai a sapere se qualcuno è un falso profeta? C'è un modo per identificarlo? La risposta è "sì".  Il modo con il quale possiamo discernere un falso profeta, e quindi anche un falso credente è dai suoi frutti.  Infatti, anche se questo paragrafo è dedicato principalmente agli avvertimenti circa i falsi profeti, è anche una prova per tutti i veri credenti! Gesù al v. 15 esorta il suo uditorio, e quindi anche noi a guardarsi dai falsi profeti i quali vengono in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Ora ci dice che i falsi profeti si riconosceranno dai loro frutti. Noi vediamo tre aspetti riguardo i frutti: i frutti sono secondo la specie di albero, dimostrano la qualità dell’albero, segnano il destino dell’albero.

La parabola del tesoro nascosto (Matteo 13:44).

La parabola del tesoro nascosto (Matteo 13:44). Ci sono due parabole del regno, che parlano del regno dei cieli come qualcosa di grande valore: questa parabola del tesoro nascosto e la parabola successiva della perla di gran valore, o del mercante. Queste due parabole sono molto simili in quanto entrambi coinvolgono un oggetto di grande valore e una persona, ma sono significativamente differenti in altri dettagli.  Per esempio nella parabola del tesoro nascosto viene messa in enfasi il tesoro, mentre nella cosiddetta parabola della perla di gran valore viene messo in evidenza il mercante. La persona della prima parabola non cerca il tesoro, ci s’imbatte, mentre nella seconda parabola della perla, o del mercante, è il mercante che cerca le perle. In questa parabola vediamo in primo luogo: