venerdì 5 gennaio 2018

Isaia 64:6: La condizione dell’umanità.

Isaia 64:6: La condizione dell’umanità.
“Tutti quanti siamo diventati come l'uomo impuro, tutta la nostra giustizia come un abito sporco; tutti quanti appassiamo come foglie e la nostra iniquità ci porta via come il vento”.

Il contesto di questo versetto parla di una preghiera rivolta al Signore che mostri la Sua potenza, come nel passato, contro i nemici, ma nel presente Dio ha nascosto la sua faccia al Suo popolo e lo ha abbandonato alle sue iniquità. In questa confessione, è messo in evidenza il peccato persistente del popolo e la sua incapacità di fare qualcosa a riguardo; noi vediamo l'onesta ammissione del peccato che ha contagiato tutta la comunità. In questo versetto vediamo due aspetti: la condizione di peccato del popolo e la conseguenza del suo peccato.
Nella condizione di peccato, le parole ci riportano al libro del Levitico nei capitoli 11-15, dove Mosè, dopo aver parlato del "Manuale del sacrificio" (capitoli 1-10), parla delle leggi di ciò che è puro e impuro. Il popolo che è diventato come l’uomo impuro, ricorda il grido del lebbroso (Levitico 13:44-46). “Impuro” parla di mancanza di idoneità per la comunione con Dio e di estraneità del popolo dal Signore; l’impuro è inadatto all'adorazione nel tempio (cfr. Isaia 6:5; 35:8; 52:1; 61:10). “L’abito sporco” si riferisce alle vesti sporche dal sangue delle mestruazioni, queste perdite erano considerate impure (Levitico 15:19-33).
La giustizia indica rettitudine, condotta irreprensibile e integrità, descrive le azioni giuste e i giusti atteggiamenti come previsti da Dio, secondo i Suoi standard. Il peccato aveva così pervaso le loro vite, che persino ciò che la maggior parte delle persone, considererebbero come azioni virtuose (cfr. Luca 16:14-15), erano in realtà più simili a sudici stracci sporchi di sangue! Troppo spesso il peccato è considerato una cosa da niente che trascuriamo, o giustifichiamo, ma per Dio è una faccenda seria (Proverbi 15:9; Abacuc 1:13; Romani 6:23); il peccato è sudicio e ripugnante come una stoffa mestruata! Il peccato è un atto oscuro e distruttivo che rende una persona nemica di Dio (cfr. Romani 5:1-11; 2 Corinzi 5:18-21), pertanto dovremmo confessarlo (1 Giovanni 1:8-10) come la persona in questo capitolo.  Questa immagine, molto forte, è in netto contrasto con gli abiti di salvezza e giustizia che i credenti indosseranno nel futuro regno di Dio (Isaia 61:10); noi vediamo che il cristiano è giustificato in Cristo, pertanto è importante credere in Lui (Romani 3:23-26).
Nella conseguenza del peccato il profeta descrive la sua forza distruttiva. “ Tutti quanti appassiamo come foglie” si riferisce al fatto che il peccato produce decadimento e morte. “E la nostra iniquità ci porta via come il vento” si riferisce al fatto che tutta la vita svanisce impotente al peccato. Proprio come la foglia morta è impotente dinanzi al vento, così lo spirito umano è prigioniero dei suoi peccati e sballottato da essi, i peccati ci definiscono e determinano le direzioni che prendono le nostre vite. Ma il senso potrebbe anche essere del giudizio di Dio (Isaia 1:30; 28:1, 4; 40:7); Dio abbandona al suo destino, lascia che i peccatori impenitenti siano consumati dai loro peccati (Isaia 64:7; Romani 1:18-32). Noi dobbiamo pensare che tutta l’umanità è sottoposta al peccato, tutti siamo peccatori (Romani 3:9-12,23; 1 Giovanni 1:8-10), la conseguenza del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Gesù Cristo (Romani 6:23).