giovedì 21 settembre 2017

Matteo 6:9: Ciò che dobbiamo ricordare!

Matteo 6:9: Ciò che dobbiamo ricordare!
“Padre nostro che sei nei cieli”.
Gesù insegna ai Suoi discepoli come pregare. Gesù inizia col dire “Padre nostro”. “Nostro” includeva solo i suoi discepoli, ma non Gesù stesso, perché aveva un rapporto unico (Matteo 3:17; 11:27). Che cosa significa questo indirizzo di preghiera? 
Prima di tutto “Padre nostro che sei nei cieli” indica:
1) Intimità.
“Padre” (Pater) si riferisce a una parola ebraica (Abbà) che indica un affetto speciale, calore, rapporto intimo nella sicurezza della cura di un padre amorevole. “Padre” allora ci parla della vicinanza di Dio che si prende cura dei Suoi figli e ascolta le loro preghiere. Così un figlio di Dio può andare alla Sua presenza senza paura, con libertà e fiducia in preghiera sapendo che Dio lo ama, lo accoglie e si prende cura di lui ogni giorno! Sapere che Dio è nostro Padre ci dà sicurezza e speranza, ci libera dalla solitudine, e anche se fossimo rifiutati e abbandonati dalla nostra famiglia, dagli amici, e dal resto del mondo, il nostro Padre celeste non ci lascerà e non ci abbandonerà mai (Salmo 27:10; 68:5-6; Isaia 49:15; Ebrei 13:5-6).
“Padre nostro che sei nei cieli” indica:
2) Comunità.
Questa è una preghiera che solo i veri cristiani possono fare! Secondo la Bibbia, Dio non è il Padre di tutti nel senso spirituale; certamente è Padre di tutti come Creatore (Malachia 2:10; Atti 17:28; Efesini 3:14-15), ma non nel senso spirituale. Nel senso spirituale o si è figli del diavolo (Giovanni 8:42-44; 1 Giovanni 3:10), o si è figli di Dio, e questi si diventa per volontà di Dio per la fede in Gesù Cristo. Sempre grazie a Gesù possiamo andare alla presenza di Dio con la certezza che ci accoglie (Giovanni 1:12; 14:6; cfr. Romani 8:14-17; Galati 3:26; 4:6; 2 Corinzi 6:18; 1 Giovanni 3:1-2).  La forma plurale di “Padre nostro” indica anche pregare in compagnia di altri cristiani (per esempio Matteo 18:19; Atti 1:14; 2:41-42) e ci ricorda che la nostra preghiera dovrebbe riflettere l'unità, i desideri e i bisogni dell'intera chiesa. Non dobbiamo solo pregare per noi stessi, ma per il resto della famiglia di Dio!
“Padre nostro che sei nei cieli” indica:
3) Maestà.
Indica trascendenza, sovranità, splendore, potere con le inesauribili risorse per esaudire le richieste dei Suoi figli secondo la Sua infinita saggezza. Il fatto che il Padre è nei cieli indica una natura diversa dalla nostra, e quindi ci avvicineremo a Lui con umiltà e timore (Esodo 3:5; Isaia 6:1-5; Luca 18:9-14; Salmo 2:11; Ebrei 12:28). In secondo luogo “nei cieli” indica che la casa dei figli di Dio è in cielo (per esempio Giovanni 14:1-3; Filippesi 3:21), dove desiderano andare; il cristiano su questa terra è pellegrino. (Salmo 73:23-24; 2 Corinzi 4:16-5:8; 1 Pietro 2:11). 
Quindi prima di pregare Dio dovremmo ricordare che Lui è il nostro Padre che è nei cieli e come siamo diventati Suoi figli, poi gli chiederemo di infondere in noi ciò che significhi “Padre” affinché possiamo essere consapevoli del Suo amore e cura, trovare conforto e ci liberi da ogni diffidenza.