martedì 1 agosto 2017

Matteo 10:16. Come serpenti e colombe.

Come serpenti e colombe (Matteo 10:16).
Adoniram Judson, voleva diventare il primo missionario dell'America all’estero, si innamorò di una bella ragazza Ann Hasseltine, figlia di un diacono di Bradford, Massachusetts. 
Judson scrisse una lettera al padre di questa ragazza per chiedere la sua mano e diceva così:  “Ora chiedo se puoi accettare di separarti da tua figlia, se tu puoi accettare la sua partenza verso una terra pagana e la sua sottomissione alle difficoltà e alla sofferenza di una vita missionaria? Se puoi accettare la sua esposizione ai pericoli dell'oceano, all'influenza mortale del clima meridionale dell'India, a ogni tipo di voglia e di disagio, di degrado, insulto, persecuzione e forse una morte violenta”.

John Hasseltine acconsentì e la coppia si sposò nella casa di Hasseltine il 5 febbraio 1812. Il giorno dopo furono commissionati come missionari e presto lasciarono le sponde americane. La loro nuova casa, Rangoon, Birmania, era una città sporca e affollata. L'atmosfera era oppressiva, il lavoro scoraggiante. Entro il 1820, c'erano dieci conversioni burmesi, ma a un costo: la morte di due figli, di cui uno di febbre tropicale.

Quando è scoppiata la guerra tra la Birmania e l’Inghilterra, Adoniram fu accusato di essere una spia e fu messo in un carcere di morte. La sua cella era fatiscente e piena di parassiti, e Adoniram era legato alle caviglie. Ogni sera veniva appeso a testa in giù con solo la testa e le spalle appoggiate a terra.
Ann, ancora incinta, visitò un funzionario governativo dopo l'altro, sollecitando la liberazione del marito. Il 15 febbraio 1825, otto mesi dopo l'arresto di Adoniram, si presentò al suo carcere con un piccolo fagotto, la figlia Maria appena nata. Seguirono mesi difficili, Adoniram fu finalmente liberato, ma entrambi Ann e Maria morirono presto di febbre. Adoniram subì un duro colpo mentale che rischiò di compromettere sia il suo ministero che la sua vita, ma continuò il ministero.

Oggi si pensa alla missione e alla persecuzione in qualche altra parte del mondo come ancora oggi avviene, e questo non è sbagliato, ma anche nel mondo occidentale è necessario evangelizzare e benché non ci sia una persecuzione fisica, ci possono essere altre forme di persecuzione: insulti, calunnie, emarginazione, eccetera.

Nel mondo occidentale stiamo vivendo tempi sempre più difficili nel senso sociale, politico, economico, e morale, infatti c’è molta corruzione, perversione.
In questo contesto i cristiani fedeli che predicano la verità di Gesù con franchezza, andando contro corrente e chiamando peccato ciò che è peccato ed esortando al ravvedimento e a credere in Gesù come l’unica soluzione di salvezza, possono trovarsi in difficoltà e sono bollati di bigottismo.
Gesù non ha promesso che le persone di questo mondo accolgano a braccia aperte i Suoi discepoli che predicano la verità del Vangelo! Anzi ha promesso tribolazioni! (per esempio Giovanni 16:33).

Come dobbiamo allora comportarci?
Lo dice in questo versetto.

Cominciamo a vedere:
I IL CONTESTO DELLA PARABOLA.
Nel contesto vediamo la:
A) Missione (vv.1-15).
Dai vv.1-15 Gesù mandò i dodici discepoli, apostoli a predicare la buona notizia che il regno dei cieli era vicino.
Gesù diede a loro il potere di scacciare gli spiriti immondi dalle persone e di guarire qualunque malattia e infermità (vv.1-2).

Gli apostoli dovevano concentrarsi solo su Israele, e non sui pagani, o i Sammaritani; dovevano predicare che il Regno dei Cieli è vicino.
Dopo la morte e la risurrezione di Gesù potevano allora portare il Vangelo anche al resto delle popolazioni (Matteo 10:5-6; 28:19-20). 

La missione non era solo predicare, ma anche guarire, gli ammalati, risuscitare i morti, purificare i lebbrosi, scacciare i demoni e questo doveva essere fatto gratuitamente (vv.7-8).
I discepoli dovevano portare con sé solo le necessità indispensabili per i bisogni quotidiani (vv. 9-10).

Inoltre dovevano stare attenti a chi li ospitava, la casa doveva essere degna (v.11); non dovevano perdere tempo a predicare a persone che si rifiutavano di ascoltarli (Matteo 10:11-15).

Nel contesto della parabola vediamo la:
B) Persecuzione (vv.17-23).
Anche se predicavano buone notizie e facevano buone opere, gli apostoli dovevano aspettarsi persecuzioni. 

In questo contesto non c’è da parte di Gesù la promessa di liberazione!
Come servi di Gesù, gli apostoli dovevano aspettarsi lo stesso tipo di opposizione che il loro Maestro e Signore ha ricevuto (Matteo 10:24-25), ma non dovevano avere paura di insegnare pubblicamente le cose che Gesù insegnava loro privatamente (Matteo 10:26-27). 

Dovevano mantenere un’obbedienza riverente a Dio, sapendo che come loro Padre celeste Egli avrebbe vigilato su di loro. 
Dio non abbandona mai coloro che sono fedeli a Lui (Matteo 10:28-33).
I discepoli di Gesù non dovevano aspettarsi un ministero liscio, senza problemi e confortevole.

Devono essere fedeli a Gesù e metterlo sopra tutti, anche delle proprie famiglie (Matteo 10:34-36)

I discepoli dovevano essere preparati per le difficoltà, la persecuzione e la morte, ma alla fine non saranno perduti, perché nel sacrificare la loro vita per il loro Signore, troveranno la vita nel suo senso più vero (Matteo 10:34-39). 

Tutti quelli che accolgono i messaggeri di Gesù nelle loro case accolgono Gesù che li ha mandati, e Dio Padre che ha mandato Gesù, e saranno ricompensati (Matteo 10:40-42).

La persecuzione è certa dice Gesù ai Suoi discepoli! Ed è per causa Sua (Matteo 10:18, 22), perché i discepoli sono rappresentanti di Gesù (v. 23).
Gesù è onesto con i discepoli! Non esitava mai a dire alle persone cosa li aspettava se lo seguivano. 
È come se Egli dicesse: "Ecco la mia missione per voi, ci sarà gente che vi accoglierà, ma anche gente che vi farà del male!”
Come commentava Plummer: "Non è il modo del mondo di conquistare aderenti". 

Ci sono organizzazioni di questo mondo offrono motivazioni come riconoscimenti, successo, comodità, facilità, soldi, carriera e il raggiungimento delle loro ambizioni, invece Gesù offre ai Suoi discepoli persecuzione!

Gesù ha parlato di tre fronti di persecuzione.
(1) Lo stato li perseguiterà.
Questo è scritto nei vv.17-19.
Gesù dice di guardarsi dagli uomini perché li metteranno in mano ai tribunali e li flagelleranno nelle loro sinagoghe, e per causa di Gesù saranno condotti davanti ai governatori e re.

Giacomo, fratello di Giovanni fu il primo di questi uomini a morire per mano del re Erode nei primi anni della chiesa di Gerusalemme (Atti 12:2). 

Nell'anno 64 d.C., i cristiani erano considerati come nemici dell'impero romano e furono perseguitati spietatamente; molti a Roma furono gettati ai leoni, mentre altri si nascondevano nelle grotte e nelle catacombe sotto la città.
Gesù dice loro di non preoccuparsi di quello che devono dire perché non saranno loro a parlare, ma lo Spirito del Padre parlerà in loro (cfr. Esodo 4:12).

(2) La chiesa li perseguiterà (v.17).
Di tutte le persone che dovevano conoscere meglio le Sacre Scritture e avere rispetto per i discepoli di Gesù, erano coloro che s’incontravano nelle sinagoghe, ma proprio da loro venne l’opposizione.
Le sinagoghe inizialmente erano le assemblee religiose degli ebrei, poi vennero a significare i loro luoghi di culto.

Gesù insegnava frequentemente nelle sinagoghe (per esempio, Matteo 4:23; 9:35; Giovanni 18:20).

Le sinagoghe erano dirette da un consiglio di anziani, con un capo (Marco 5:22; 35-36,38; Atti 18:8,17) che aveva il diritto di scomunicare i membri indesiderabili, e molti nel ministero di Gesù non prendevano posizione per Lui per paura di essere perseguitati (Giovanni 9:22; 12:42; 16:2).

Anche oggi, l'opera di Dio deve farsi spazio e lottare contro l'opposizione della religione organizzata in generale, ma anche nelle proprie fila. 

Spesso coloro che dovrebbero conoscere meglio la Bibbia, sono accecati dal pregiudizio e non riescono a discernere i veri servi di Dio.

(3) La famiglia li perseguiterà.
Questo è scritto nei vv.21,34-36.
Gesù dice che i nemici saranno quelli stessi di casa sua.
Coloro che dovrebbero dare solidarietà e conforto, invece daranno “del pazzo” e chiuderanno la porta in faccia al discepolo di Gesù!

A volte un cristiano deve affrontare la scelta difficile tra obbedienza a Cristo e il rispetto, la vicinanza della famiglia e degli amici.

Gesù ha avvisato i suoi discepoli che avrebbero avuto lo stato e la chiesa e la famiglia contro di loro, e questo ancora avviene in parte, o completamente in certe zone del mondo.

Questo è il costo del vero discepolato di Cristo. 
Non c'è promessa di una strada facile, infatti è vero il contrario. 
Paolo avvertì Timoteo dicendo: “Del resto, tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati” (2 Timoteo 3:12).

II IL CONTENUTO DELLA PARABOLA.
Prima di tutto in questo versetto troviamo:
A) Tre stranezze. 
Prima di tutto troviamo: 
(1) Un pastore tenero e amorevole come Gesù manda le “sue pecore” a persone pericolose.
Le pecore sono in pericolo continuo e non sono in grado di proteggersi da sole, hanno bisogno della protezione del loro pastore, dipendono dal pastore (Cfr. Giovanni 10:12-15).

Così un pastore non manda le sue pecore in mezzo ai lupi, anzi le protegge, eppure qui il Buon Pastore Gesù, manda le sue pecore in mezzo ai lupi!

Gesù non promette di proteggere le pecore in modo da non essere danneggiate, o mangiate dai lupi.

I discepoli ricevono l'autorità di espellere i demoni e di guarire ogni malattia, ma non gli sarà impedita la persecuzione. 
Non ci sono passaggi di comportamento sicuri per la loro missione, e la situazione richiede prudenza e semplicità.

Il secondo aspetto straordinario è appunto:
(2) Non è normale che le pecore siano in mezzo ai lupi.
Nella sua lettera ai Romani, Paolo ha parlato dei credenti come "pecore da macello" (Romani 8:36). 

Così Paolo avverte gli anziani di Efeso di badare a loro stessi e a tutto il gregge, perché s’introdurranno lupi rapaci (Atti 20:28-29).


In natura pecore e lupi non stanno insieme; di solito i lupi vanno a cercare le pecore e saltano in mezzo al gregge per sbranarle.

Il pericolo normale, quindi per le pecore è che i lupi entrano in mezzo a loro, nel gregge, ma qui Gesù manda i dodici in mezzo ai lupi, nel loro territorio per stare tra di loro!

Un ultimo aspetto straordinario è:
(3) L’associazione, o il mescolamento tra serpente e colomba: un animale di terra e uno di cielo.
I discepoli sono chiamati a essere prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.

Vediamo ora il:
B) Significato della parabola.
Il motivo della parabola quindi è la persecuzione.
Anche se fossero ben equipaggiati, divinamente dotati di armi spirituali, questo non impedì ai discepoli di soffrire per le mani degli uomini.

I discepoli sono paragonati a pecore tra i lupi (cfr. 7:15; Atti 20:29; Giovanni 10:12; Ezechiele 22:27). 

La Bibbia usa le immagini di “pastore”, “gregge” e “pecore” per significare il rapporto di Dio con il Suo popolo, e i singoli individui che fanno parte del Suo popolo (per esempio Salmo 23; Giovanni 10:1-21; Atti 20:28).

Le pecore vengono utilizzate come simbolo di animali indifesi, vulnerabili facile preda di animali feroci come i lupi.

Il mondo è un posto pericoloso e i cristiani sono vulnerabili, come le pecore tra i lupi. 
Gesù manda i Suoi in mezzo a situazioni pericolose!

Eppure, nonostante il pericolo, dovranno rimanere pecore. È sempre un problema e una brutta testimonianza quando i ministri del Vangelo (ma anche tutti gli altri cristiani), ricorrono al potere, o a un comportamento coercitivo, o manipolativo per raggiungere fini spirituali, o per fini personali, perciò loro stessi sono anche come i lupi. 

Non possiamo dimenticare che siamo mandati a  sopraffare i “lupi”, ma a predicare loro il Vangelo con armi spirituali come l’amore, l’umiltà, la pazienza, e così via.

Anche se “pecore” riguarda i discepoli, e quindi tutti i cristiani dopo di loro, di tutti i tempi, i “lupi” possono riferirsi inizialmente alla classe dirigente religiosa ebraica, e poi alle autorità statali e anche le loro famiglie.


La parola usata da Gesù, “mando” (apostellō- presente attivo indicativo) come nel v.5, deriva dalla stessa radice della parola "apostolo".

“Mando” sottolinea la natura continua della loro missione e che cosa dovranno affrontare.

Il fatto che Gesù stesso li manda, significa che è molto coinvolto nel loro ministero. 
“Ecco io vi mando” indica “io vi sto mandando, io vi sto commissionando per essere i miei apostoli, cioè i miei funzionari rappresentanti”. 

La cosa interessante della parabola è che Gesù non dice ai discepoli che devono essere come le pecore, ma come i serpenti e le colombe. 

I discepoli non devono essere indifferenti, devono fare del loro meglio nelle situazioni difficili che incontreranno.

Iniziamo a vedere:
(1) Prudenti come i serpenti.
“Prudenti” (phronimoi) indica essere cauti, avveduti, saggi (cfr. Romani 11:25; 12:16; 1 Corinzi 4:10; 10:15).

È una parola usata nella traduzione greca dell’Antico Testamento per indicare l’astuzia del serpente in Genesi 3:1, anche se qui non è usata in senso negativo.
Nell’Antico Testamento troviamo ancora la saggezza e l’intelligenza che Dio diede a Salomone (1 Re 3:12; cfr. Proverbi 3:7; 14:6; 18:15; Isaia 44:25).

In Matteo 7:24, questa parola la troviamo per l’uomo avveduto che costruisce la sua casa sopra la roccia.

In Matteo 24:45 è usata per indicare il servo fedele e prudente che mentre aspetta il ritorno del padrone di casa, si occupa fedelmente dell’amministrazione dei domestici; la prudenza consiste in questo caso nell’amministrare fedelmente la proprietà del padrone, se lo farà sarà premiato altrimenti sarà punito.

Così anche le cinque vergini che aspettano i loro sposi ben forniti di olio e lampade sono avvedute, mentre le altre cinque vergini che aspettavano i loro sposi e avevano solo le lampade senza olio, sono stolte (Matteo 25:4,8,9).

Nella parabola del fattore infedele, Gesù elogia l’avvedutezza dicendo che i figli di questo mondo nelle relazioni sono più avveduti dei figli della luce (Luca 16:8).

Connesso con la parola “serpente”, significa prudenza, saggezza per quanto riguarda la propria sicurezza. 

Nei geroglifici egiziani, così come in molte antiche tradizioni, i serpenti simboleggiano la saggezza.
L’esempio del serpente, allora, non è nel senso negativo, ma è in riferimento alla sua saggezza per quanto riguarda la sua sicurezza, la Sua protezione.

I cristiani dunque, non devono essere ingenui, o sempliciotti, ma nemmeno furbastri, infatti Gesù dice:
(2) Semplici come le colombe.
“Semplici” (akeraioi) indica non mescolato, non contaminato, non adulterato come per esempio l’acqua pura, o metalli non mischiati con altri materiali.

“Semplici” indica senza alcuna miscela di inganno, senza materiale inquinante (Romani 16:19; Filippesi 2:15), quindi puro, trasparente, onesto, innocente.

"Le colombe sono, e sono sempre state, un emblema impressionante di innocenza" diceva lo studioso Barnes. 

Ma indica anche che le colombe sono innocue, miti, inoffensivi, pacifici.

III LE COMUNICAZIONI DELLA PARABOLA.
Cosa ci comunica questa parabola.

Prima di tutto:
A) La chiamata.
Gesù sceglie (Luca 6:13) alcune persone e gli dà una missione da compiere, non è la persona che sceglie Gesù, ma è Gesù che sceglie la persona (cfr. Giovanni 15:16).

Chi è chiamato alla missione, deve darle la massima priorità perché è una missione divina!
Quindi è un grande privilegio e una grande responsabilità!

In questa chiamata alla missione vediamo che Gesù li avrebbe sostenuti, equipaggiati (vv.1-2), gli apostoli sarebbero stati ispirati dallo Spirito del Padre davanti i tribunali e i governanti e re (vv,19-20).

Quando Gesù ci dà un compito ci dà i mezzi per realizzare quel compito, ci equipaggia!

Noi troviamo ancora:
B) La criticità. 
Sembra che Garibaldi disse: “Non ho niente da offrire, solo fame e sete, difficoltà e morte; ma invito tutti coloro che amano il loro paese a unirsi a me”.
Molti lo seguirono!

Noi seguiremo Gesù in caso di persecuzione?
La persecuzione ha varie forme: fisiche, verbali, sociali, ecc.

La persecuzione è un aspetto normale della vita cristiana.
Gesù è stato perseguitato da neonato fino alla morte in croce (Matteo 2:13-18; Marco 3:6; Cfr. Luca 13:31-35; Giovanni 11:7-8; Marco 14:1-2,10-11).

La persecuzione era un contrassegno del discepolo di Cristo, perciò non dobbiamo pensare che la persecuzione sia un segno della disapprovazione di Dio, al contrario è un ulteriore dimostrazione che si è veri discepoli e che lo Spirito di Dio, di gloria riposa su di loro (1 Pietro 4:12-16).

La persecuzione per un cristiano, non è una prova che Dio dimentica i suoi, o perché li sta punendo, piuttosto è il segno che Dio è all’opera nel credente, la persecuzione è una grazia di Dio (Filippesi 1:29-30). 

La persecuzione nel Nuovo Testamento è vista come una cosa normale per i credenti.
Gesù avvertì i discepoli che sarebbero stati perseguitati come leggiamo in Matteo 10 (vv.16-22,23-39), e insegnava anche che era una cosa normale, come leggiamo in Matteo 5:12: "Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli; poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi". 

Paolo fortificava gli animi dei discepoli e li esortava a perseverare nella fede, dicendo loro che: “Dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni” (Atti 14:19-22). 
Così abbiamo letto anche in 2 Timoteo 3:12 che è una cosa normale per tutti coloro che sono consacrati a Dio!

Così quando Gesù chiama i discepoli per la missione non gli nasconde ciò a cui loro vanno incontro, cioè la persecuzione, ma loro sono andati!
Noi andremo?

Vediamo:
C) Il comandamento. 
Gesù ci ordina a essere prudenti e puri.

Vediamo prima di tutto che dobbiamo essere:
(1) Prudenti. 
Il nostro Signore Gesù non richiede che mettiamo da parte il nostro buon senso quando siamo impegnati nella missione per Lui.

(a) In primo luogo come i serpenti non vanno a cercare problemi, così noi non dobbiamo andare a cercarci i problemi!

Non c'è virtù nell’andare incontro ai guai, soprattutto se il guaio sia stato provocato inutilmente. 
Una qualche forma di persecuzione ci sarà, ma dobbiamo essere saggi come i serpenti, infatti il serpente è conosciuto per la rapidità della sua percezione del pericolo e per la rapidità con cui scappa da esso.
Riguardo il serpente Barnes scriveva: "Nessun animale è uguale a loro nella rapidità e nell'abilità che essi mostrano per sfuggire al pericolo". 

Quindi questa parte della similitudine non suggerisce che dobbiamo essere cattivi nel comportamento; ma essere saggi, avveduti per la propria sicurezza.

Il discepolo è incoraggiato a essere consapevole e attento al pericolo sempre presente che affronta a causa della sua chiamata. 

Inoltre:
(b) Essere prudenti indica avere una consapevolezza sapiente e accurata degli altri, e un comportamento che sia circoscritto e attento a rappresentare il Vangelo in modo tale, da portare la gente a Dio senza provocarle, ma senza compromessi.

Paolo esorta i cristiani di Colosse dicendo: " Comportatevi con saggezza verso quelli di fuori, ricuperando il tempo" (Colossesi 4:5). 

Questo significa condurre una testimonianza in modo tale da dimostrare ai non credenti che il cristianesimo è autentico, quindi non dare motivi di critica, evitare così quei comportamenti che non sono secondo la volontà di Dio e che potrebbero pregiudicare i non credenti nei confronti del Vangelo.

La reputazione del Vangelo dipende dal comportamento dei cristiani (cfr. Romani 2:24; 1 Timoteo 6:1; Tito 2:5). 

Un cristiano testimonia con amore, con tatto, con coraggio, senza compromessi questa è la saggezza, e include anche in terzo luogo:
(c) La discrezione, il momento e il luogo giusto. 
Un cristiano segue Cristo, la fonte di questa saggezza (cfr. Colossesi 2:3), e poiché è in comunione con Cristo può guidare i suoi passi.

“Recuperando il tempo” è nel senso che il cristiano deve trarne il massimo, visto la brevità del tempo su questa terra e sull’avvicinarsi del ritorno di Gesù Cristo; bisogna quindi approfittare di ogni opportunità di testimonianza, di evangelizzazione.

I servitori del Signore devono essere saggi nel trattare con il mondo incredulo intorno a loro.

L'idea di base è quella di dire la cosa giusta al momento giusto, nel luogo giusto, di avere un senso di correttezza, di opportunità, di cercare, di scoprire i mezzi migliori per raggiungere l'obiettivo più alto. 
Quindi, la saggezza come i serpenti indica, avere una strategia pianificata per la testimonianza evangelistica, di essere rapidi nel vedere il pericolo e di scappare velocemente da esso. 

Significa essere una persona di visione, di iniziativa. Significa conoscere le proprie risorse, sapere quando colpire e quando ritirarsi. 

Significa evangelizzare quando nasce l'occasione.
Significa ritirarsi rapidamente quando vi è una situazione di pericolo.

Allora possiamo dire che il cristiano è una pecora, ma non significa che è stupido ed è chiamato a essere saggio!

In secondo luogo dobbiamo essere: 
(2) Semplici.
“Semplici” come abbiamo visto, indica senza alcuna miscela di inganno, senza materiale inquinante!

 “Semplici come le colombe” indica l’onestà, l'innocenza associata all'esercizio di un'integrità coerente in linea con il carattere e l'insegnamento di Gesù.

La saggezza divina non ha alcuna parte in tutto ciò che è impuro, o inganno è sempre alleata della verità, della giustizia e della santità! 
Ciò che è falso, o non etico non può esaltare il Vangelo, o rendere più efficace la sua testimonianza!!

(a) Siamo chiamati a essere semplici nelle motivazioni.
Possiamo fare una cosa giusta, ma con motivazioni sbagliate.

La predicazione del Vangelo non deve provenire da finzione, né da motivi impuri né deve essere fatta con inganno o con parole lusinghevoli neanche con pretesti ispirati dalla cupidigia dice Paolo ai Tessalonicesi (1 Tessalonicesi 2:3-5). 

L'integrità, l'onestà sono manifestazioni pratiche della verità, senza la quale la presentazione fedele del Vangelo è distorta, indebolita.

In secondo luogo:
(b) Siamo chiamati a essere fedeli alla Parola di Dio, senza compromessi nel proclamare il Vangelo, non richiede, non dovrebbe mai includere, essere abrasivo, duro, sconsiderato, litigioso, brusco.

Abbiamo detto che colombe sono innocue, quindi miti, inoffensivi, pacifici.
Una colomba non fa male agli altri. 
Una colomba porta grazia e bellezza. 
La colomba è il simbolo della pace.
Paolo ricorda a Timoteo che il servo del Signore non deve litigare, ma deve essere mite con tutti, paziente, mansueto (2 Timoteo 2:24-25).

Ma attenzione, questo non significa, non dire con franchezza la verità, oppure avere paura di dirla per piacere agli uomini, dobbiamo piacere a Dio che prova i cuori (1 Tessalonicesi 1:4-6; cfr. Galati 1:10).

In terzo luogo:
(c) Siamo chiamati ad amare i nostri nemici, senza reagire alle loro azioni persecutorie.
Come Gesù, come ci dice Gesù, dobbiamo essere santi, innocenti, immacolati (Ebrei 7:26); dobbiamo amare i nostri nemici e quelli che ci odiano (Luca 6:27). 

Gesù pur essendo santo, onesto, quando è stato oltraggiato e soffriva, non ricambiava gli oltraggi, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di Dio che giudica giustamente (1 Pietro 2:23).

Quando siamo ingiuriati, dobbiamo benedire, quando siamo perseguitati, dobbiamo sopportare, quando siamo diffamati confortiamo, esortiamo (1 Corinzi 4:12-13). 
Non dobbiamo vendicarci è scritto in Romani 12:16-21.

Infine vediamo:
(d) La completezza, o la conciliazione.
I discepoli di Gesù, nella loro missione come pecore tra i lupi, devono essere saggi, evitare i conflitti, gli attacchi, ove possibile, ma devono anche essere semplici, cioè onesti, puri, innocenti, pacifici!

I discepoli di Gesù devono avventurarsi come pecore indifese in mezzo ai lupi affamati, ma ciò che li terrà attenti ai pericoli, sarà, essere saggi come serpenti, puri, onesti, sinceri, pacifici come colombe. 
Questo è un equilibrio necessario da mantenere. 

Senza onestà, o innocenza, la saggezza del serpente può diventare astuzia, una minaccia scoraggiante. L’onestà della colomba senza saggezza, può diventare ingenuità.

Così, quando c’è un pericolo, una possibile persecuzione, i discepoli hanno bisogno di discernimento pratico, allo stesso tempo, la stessa semplicità che caratterizzò Gesù.

La prudenza richiesta ai discepoli, comporterà l'anticipazione del pericolo, evitarla laddove è possibile.

La semplicità richiesta, comporterà un'integrità coerente, disposta a soffrire senza compromessi, attenta a non dare motivi a una legittima opposizione legale, quindi prudenti, ma senza compromesso con il male.

CONCLUSIONE.
(1) Tutti i cristiani in un certo senso sono missionari, perché sono chiamati da Dio a testimoniare di ciò che egli stesso ha fatto nella loro vita ed è naturale farlo per chi veramente ha sperimentato la grandezza di Dio e della Sua salvezza in Gesù Cristo (Cfr. Atti 1:8; Romani 12:11; 1 Tessalonicesi 1:9-10; Matteo 8:14; 9:27-31; Marco 1:40-45).

Ogni figlio di Dio, secondo la capacità della grazia che Dio ha dato a lui, dovrebbe sentire il peso per l’evangelizzazione!

La chiesa non è un dormitorio pacifico dove i cristiani dormono rilassati, ma una postazione militare dove i soldati sono tutti addestrati per la battaglia spirituale di predicare il Vangelo di Gesù Cristo con armi spirituali.  

(2) La persecuzione è una cosa normale nella vita di un cristiano, della sua attività missionaria.
I discepoli di Gesù non sono universalmente amati, apprezzati. 

I discepoli di Gesù, avevano bisogno di essere preparati per le battaglie spirituali che avevano davanti a loro. 
Hanno bisogno di non avere paura del conflitto, di affrontarlo con integrità. 
Gesù li ha avvertiti che il Vangelo non sarebbe stato accolto calorosamente da tutti. 

Evangelizzare non è un compito facile a volte ci sarà un vero antagonismo, dobbiamo aspettarci ed essere pronti per una qualche forma di persecuzione.

Questo sembra una cattiva notizia, ma se guardiamo, se saremo concentrati, dove passerà il vero cristiano l'eternità, questo dovrebbe venire come un incoraggiamento (Matteo 10:32-33; Romani 8:18; 2 Corinzi 4:16-18).

(3) Il modo come affrontare la missione in mezzo ai lupi.
Dobbiamo essere vulnerabili come le pecore, ma non stupidamente vulnerabili, infatti Gesù dice di essere saggi come i serpenti, puri, onesti, innocenti, pacifici come le colombe.
Siamo chiamati a non vendicarci, a essere miti come lo era il nostro Signore Gesù.

Gesù ci esorta ad avere un equilibrio delicato, a mantenerlo mentre camminiamo in questo mondo pieno di lupi aggressivi.

Gesù non ci ha chiamati fuori dal mondo in un luogo sicuro di riposo, ma dobbiamo avventurarci come pecore indifese in mezzo ai lupi pronti a divorarci.

Ma possiamo essere certi che niente e nessuno ci separerà dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù dice l’apostolo Paolo in Romani 8:35-39.
Noi per Dio abbiamo un gran valore (Matteo 10:29-30).

Non dobbiamo temere coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima, dobbiamo temere colui, cioè Dio che può farci perire sia l’anima e il corpo nella geenna, all’inferno! (Matteo 10:28-29).