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2 Corinzi 4:16: La sofferenza rinnova l’uomo interiore

 2 Corinzi 4:16: La sofferenza rinnova l’uomo interiore

Sembra che Aristotele abbia detto: “Non possiamo imparare senza dolore”.

Anche il salmista ha detto: “È stata un bene per me l’afflizione subita, perché imparassi i tuoi statuti” (Salmo 119:71).

I tempi di sofferenza sono tempi di insegnamento, tempi in cui possiamo imparare ciò che nei piaceri non possiamo capire!

La sofferenza è produttiva nella vita del servo di Dio.

Nei vv.16-18 vediamo una serie di contrasti che ci parlano della sofferenza e del beneficio della sofferenza:

Uomo esteriore / uomo interiore (v. 16),

disfacimento / rinnovamento (v.16),

leggera / più grande, smisurato (v.17),

momentaneo / eterno (vv.17-18),

afflizione / gloria (v.17),

cose che si vedono / cose che non si vedono (v.18).

Paolo dai vv.16-18 parla di tre motivi per cui non essere scoraggiati: 

1) La sofferenza rinnova l’uomo interiore

2) La sofferenza è un dono di Dio per non essere legati a questo mondo

3) La sofferenza non è per sempre

Oggi vediamo: La sofferenza rinnova l’uomo interiore

Prima di tutto vediamo:

I LA CHIAMATA

“Perciò non ci scoraggiamo”

“Perciò” (dio) introduce una dichiarazione concludendo il discorso precedente sulla sofferenza, sofferenza dovuta al ministero di predicazione di Gesù, alla persecuzione (2 Corinzi 4:7-11).

Anche se Paolo sta parlando di se stesso e dei suoi collaboratori, l'applicazione può essere fatta per tutti i cristiani, cioè per coloro che servono Dio.

La persecuzione ha sempre fatto parte della vita del popolo di Dio, infatti nella storia l’ha sempre subita, e la Bibbia ne parla come qualcosa di inevitabile (per esempio Matteo 5:10-12; Marco 13: 9-13; Giovanni 15:18-20; Atti 14:22; 21:11-13; Filippesi 1:18-26; 2 Timoteo 3:10-12).

A causa della persecuzione c’è la sofferenza e attraverso la sofferenza il corpo si consuma, ma il servo del Signore non deve scoraggiarsi, non deve lasciarsi sopraffare dall’avvilimento.

Lo scoraggiamento è una realtà; Paolo sta descrivendo come stanno le cose.

“Non ci scoraggiamo” (ekkakoumen - presente attivo indicativo), indica che siamo chiamati ogni giorno a non scoraggiarci!

Ogni giorno dobbiamo rifiutare lo scoraggiamento!

Il Signore vuole che siamo sempre gioiosi (cfr. Filippesi 4:4) e che ci accostiamo a Lui con lode e non certamente che siamo scoraggiati! 

Lo scoraggiamento non fa bene a noi, perché quando siamo scoraggiati siamo bloccati, senza energie (cfr. per esempio Esodo 6:9; Proverbi 17:22; 18:14) e non fa bene nemmeno agli altri (cfr. per esempio Numeri 13-14; 22:6-9; Deuteronomio 1:22-28). 

Lo scoraggiamento è come una malattia contagiosa con cui non scherzare!  

Lo scoraggiamento è un'epidemia che presto si diffonde nella comunità del Signore: un credente abbattuto rende scoraggia altri credenti!!

“Scoraggiarsi” indica “perdere il cuore”, “perdersi d’animo”, “stancarsi”, “disperare”, “perdere lo spirito”; “avvilirsi per le difficoltà”; “mollare”; “perdere l’entusiasmo”; “arrendersi”, “perdere la motivazione per raggiungere un obiettivo valido"; quindi non essere più costanti, rinunciare.

Ceslas Spicq riguardo la parola “scoraggiamento” scrive: “Non è tanto una questione di omissione quanto di allentare gli sforzi, scoraggiarsi in mezzo alle difficoltà, lasciarsi andare, interrompere la propria perseveranza prima di raggiungere il proprio obiettivo; rinunciare piuttosto che continuare la lotta. 

Quindi, a livello morale, l'esortazione è di superare letargia, noia, durata, persino angoscia nella tribolazione; non bisogna cedere all'apparente inutilità degli appelli a Dio e soccombere all'esaurimento, ma al contrario superare la fatica e proseguire senza cedere o ammorbidirsi”. 

Nel Nuovo Testamento il verbo ricorre sempre in una costruzione negativa e diventa, a sua volta, un incoraggiamento positivo a sopportare e a essere persistenti, quindi non stancarsi per esempio nel fare il bene in Galati 6:9 e 2 Tessalonicesi 3:13, indica nel senso positivo, il persistere, il continuare a fare del bene, a compiere buone azioni.

Così anche la persistenza la troviamo nell’esortazione di Gesù di pregare sempre e non stancarsi (Luca 18:1). 

Paolo e gli altri ministri del Vangelo non si perdono d'animo nel predicare il Vangelo fedelmente nonostante le circostanze sfavorevoli (2 Corinzi 4:1,16; cfr. Efesini 3:13).

Così “non scoraggiarsi” in senso positivo esprime il costante perseguimento dell'obiettivo di servizio al Signore e verso il prossimo per la gloria di Dio (cfr. 1 Corinzi 10:31-33), quindi la determinazione, la volontà di fare ciò che il Signore vuole che facciamo. 

Ma Paolo ha in mente uno scoraggiamento dovuto al nostro corpo fisico, dunque vediamo:

II LA CONDIZIONE

v.16: “Ma, anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo”.

Paolo sta parlando di una condizione, di una circostanza reale, afferma un dato di fatto.

La condizione riguarda:

A) Il corpo fisico

“L’uomo esteriore” (ho exō anthrōpos) figurativamente si riferisce al corpo in senso fisico, materiale e passeggero del corpo umano, la parte fisica dell’esistenza umana.

L'uomo esteriore corrisponde ai ”vasi di terra“, al ”corpo“, e alla ”carne mortale “ menzionati da Paolo nei versetti 7, 10 e 11.

“L’uomo esteriore” è il corpo di carne corruttibile e mortale (Romani 6:12; 7:24; 8:11; 1 Corinzi 15:42-50, 532 Corinzi 4:11), a causa del peccato (Genesi 2:17, 3:17-19; Salmo 90:3-10; Romani 6:23), di cui il corpo ne è uno strumento (Romani 6:6,12).

Ora dobbiamo ricordare che Paolo qui non sta disprezzando il corpo umano, il corpo è creazione di Dio (per esempio Genesi 2:7,21-22; Salmo 92:5; 139:14-16).

Dobbiamo stare attenti come dice Michel Quoist: “Il corpo è materia, ma è la creazione di Dio… quando viene trascurato o deriso, Dio stesso viene insultato”.

Gesù incarnandosi ci fa capire che il corpo non è da disprezzare (Matteo 1:20–25; Luca 1:26–35; Giovanni 1:14; Romani 1:3; Galati 4:4; 1 Timoteo 3:16; 1 Giovanni 4:2–3).

Il problema non è il corpo, ma come lo usiamo: per il peccato, o al servizio di Dio! (cfr. Romani 6; 12:1-2, 1 Corinzi 6:12-20).

Paolo allora sta semplicemente affermando che il corpo è corruttibile, si sta disfacendo.

Dunque:

B) Il corpo fisico si consuma

La persona esteriore, il corpo, si va disfacendo e soccombe alla morte.

“Si va disfacendo” (diaphtheiretai- presente passivo indicativo) è in enfasi e indica quello che realmente sta accadendo, sta parlando di un’azione costante, inevitabile e irreversibile, di un processo in corso.

Come sappiamo benissimo, man mano che andiamo avanti nella vita, il corpo si logora e fino a morire!

La voce passiva indica che il corpo subisce l’azione logorante della persecuzione, o comunque della sofferenza in generale in modo tale che l’uomo interiore è rinnovato.

La parola greca per “si va disfacendo” (diaphtheiretai) si riferisce a qualcosa che viene rovinata, o distrutta attraverso la corrosione di qualche tipo; per esempio era una parola usata nella letteratura antica per indicare la ruggine che mangia il ferro, o della tignola che rode, che mangia per esempio i vestiti (Luca 12:33). 

Quindi che il nostro corpo umano si va disfacendo, indica “che si sta “consumando”, “rovinando”, logorando”, “deperendo”, “indebolendo”.

Questa parola significa che il corpo sta invecchiando e perde la sua salute, il suo vigore, sta decadendo.

Indica diventare gradualmente incapaci, perdere il proprio vigore e le proprie forze, la lucidità come quell’un uomo anziano negli Stati Uniti guidava lungo un'autostrada, sentì il suo cellulare squillare. Era sua moglie, che lo avvertiva con urgenza: "Herman, ho appena sentito al telegiornale che c'è una macchina che va nella direzione sbagliata sull'interstatale, dice di fare molta attenzione!”

Il marito rispose: "Non ci crederesti! Non è solo una macchina che sta andando nella direzione sbagliata! Sono centinaia!”

Paolo si riferisce alle difficoltà descritte nei vv. 8-9, cioè tribolazioni e persecuzioni e al morire dei vv. 10-12.

George Guthrie scrive: “Così Paolo usa il termine per continuare la sua discussione del processo in corso di morte sperimentato come si vive per Cristo (4:10-12). Paolo ammette che la vita in un mondo caduto e impregnato di morte non è una festa. Questo può essere scoraggiante in alcuni punti, ma non solo non è debilitante, l'apparenza esteriore del deterioramento maschera anche un vibrante, spirituale, rinnovamento interiore che ha luogo in Paolo e nei suoi compagni di lavoro. Così anche le circostanze brutali di Paolo non sono indicative di una mancanza di potere spirituale da parte sua, come alcuni a Corinto potrebbero aver suggerito”.

Il corpo di Paolo si stava consumando sempre di più, a causa della vita davvero dura e zelante che conduceva per Gesù Cristo.

Paolo era perseguitato perché era un predicatore di Gesù Cristo; portava sul suo corpo i segni di Gesù (Galati 6:17); i segni delle percosse (Atti 16:22; 21:30-32); delle frustate (2 Corinzi 11:24), delle lapidazioni (Atti 14:19; 2 Corinzi 11:25), e delle prigionie (Atti 16:24).

Il corpo di Paolo si stava logorando anche per i pericoli, per i naufragi, per le fatiche, le pene, la fame e la sete, l’insonnia, digiuni, freddo e nudità (2 Corinzi 11:24-27).

Ora è chiaro che Paolo ha in mente in modo particolare la sofferenza da persecuzione, ma il corpo non si logora, non si consuma, solo per la persecuzione con tutte le sue implicazioni, ma anche per una vita stressante, per le malattie, e con il normale processo di invecchiamento, e sappiamo che questo è un fatto normale che accettiamo, ma desideriamo che arrivi più tardi possibile.

Il fotografo George Zimbel, nella sua vecchiaia ha detto: “Quando arrivi alla mia età, vedi morire molte persone e pensi:’ Bè all’inzio è davvero brutto e poi dici: -Dopo tutto si viene e si va, e questa la natura delle cose-‘ Cerchiamo solo di non andarcene troppo velocemente”.

Possiamo prendere tutti gli integratori che vogliamo, fare palestra, andare in un centro benessere, mangiare sano, che certamente ritarderanno la morte, ma alla fine tutti moriremo!

Martyn Lloyd Jones diceva: “Stiamo tutti lottando per mantenerci giovani e per combattere la morte. Si può rinviare per un anno o due, ma non si può eludere. Eccolo con la sua falce, che avanza sempre più vicino e sempre più vicino al giorno e sappiamo tutti che deve inevitabilmente venire quando martellerà alla tua porta e ti dirà: ‘vai avanti’ e dovrai andare”.

Infine troviamo:

III LA CERTEZZA

“Il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno”.

Questo è quello che incoraggiava Paolo ad affrontare la persecuzione: l’uomo interiore che si rinnova!

Sia: “Non ci scoraggiamo”, e: “Ma, anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo” serve ad attirare maggiore attenzione proprio su: “Il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno”.

Il ragionamento di Paolo è: anche se soffriamo per la persecuzione, e quindi il nostro corpo si va disfacendo, il nostro uomo interiore “si rinnova di giorno in giorno”.

Mentre il nostro fisico si consuma ogni giorno, c’è un’altra parte nel cristiano che si rinnova!!

Sempre figurativamente e con enfasi Paolo dice: “Il nostro uomo interiore”.

In realtà la frase nel greco, inizia con l’enfatica congiunzione avversativa “Ma”, quindi: “Ma l’interiore si rinnova di giorno in giorno”.

Questa frase raccoglie riferimenti alla grande potenza di Dio presente nei credenti nel v.7, alla vita di Gesù nei vv. 10-11, e alla risurrezione di Gesù e alla prossima risurrezione dei credenti nel v. 14.

“Si va disfacendo” e “si rinnova” sono processi incessanti, simultanei e proporzionali.

In diretta correlazione con il disfacimento dell’uomo esteriore, c’è il rinnovamento dell’uomo interiore.

Nella sofferenza simultaneamente e proporzionalmente c’è la crescita!

Allo scultore Michelangelo è attribuito il detto: "Più il marmo si spreca, più la statua cresce”.

E per rimanere sempre in questo campo il teologo J. I. Packer diceva: “Dio usa il dolore cronico e la debolezza, insieme ad altre afflizioni, come suo scalpello per scolpire le nostre vite”.

“Il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno” è la parte centrale di questo versetto, il punto più importante del ragionamento di Paolo a cui dobbiamo fare particolare attenzione!

Non dobbiamo concentrarci sul corpo che si logora, e quindi anche sulla sofferenza, sulle afflizioni, ma su quello che è la sua implicazione, o la conseguenza, e cioè l’uomo interiore si rinnova di giorno in giorno.

Mentre il corpo, la parte esteriore di noi si consuma, il nostro uomo interiore si rinnova! 

Ecco perché non dobbiamo scoraggiarci! 

Man mano che andiamo avanti nella vita, inevitabilmente, il nostro corpo si logora e la nostra forza fisica lentamente svanisce, soprattutto con la sofferenza, ma per tutta il nostro uomo interiore contemporaneamente si rinnova!

Ma cerchiamo di capire:

A) La natura dell’uomo interiore

A che cosa si riferisce uomo interiore? 

Tre possibili interpretazioni.

La prima interpretazione: 

(1) Per i greci comprendeva tre cose: la ragione, la coscienza e la volontà

La parte mentale, morale e spirituale di un uomo sia credente che non credente. 

Quest’uomo interiore è la parte immateriale di una persona, l’essenza dell’uomo stesso, il carattere morale, emotivo e razionale; possiamo dire il vero sé.

Se fosse questa l’interpretazione, lo Spirito Santo trasformerebbe l’uomo interiore che già è presente e lo modella all’immagine di Gesù.

Allora l’uomo interiore significa la mente, o l’anima rinnovata e rafforzata dallo Spirito Santo. 

Oppure l’uomo interiore è il vero sé del cristiano, sinonimo di nuova creatura spirituale grazie all’unione vitale con Cristo (2 Corinzi 5:17; Galati 6:15).

La vita di Gesù scorre effettivamente nella nostra, rinnovando la nostra natura interiore e impartendo Sua forza spirituale.

Nella relazione con Gesù Cristo, la vita spirituale e la produttività sono impartite esperienzialmente ai credenti (Giovanni 15:2-7; cfr. Romani 6:11; 12:2). 

La seconda interpretazione:

(2) L’uomo interiore è sinonimo di cuore

La parte più interna, nascosta (1 Corinzi 5:12; 1 Pietro 3:4). 

Dio si manifesta nel nostro cuore dice 2 Corinzi 4:6.

La terza interpretazione è:

(3) L’uomo nuovo

L’uomo nuovo è in contrasto con il vecchio, con la carne, la natura decaduta, peccaminosa di Adamo in noi (Efesini 4:20-24; Colossesi 3:9-10). 

L’uomo interiore è colui che si diletta nella legge di Dio, invece la carne nel peccato, c’è una guerra continua (Romani 7:22; 8:5-8).

Questa è la parte spirituale dell'uomo rigenerato, compresa la sua anima, spirito, cuore, mente. 

L’uomo nuovo è una creazione dello Spirito Santo (Giovanni 3:5-8; Tito 3:5).

L’uomo interiore non è innato in noi, l’uomo non rigenerato non ha questa natura, ma nasce, cresce, si rinnova e si rafforza per l’azione dello Spirito Santo.

In Efesini 3:16-17 Paolo prega Dio Padre: “Affinché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati, mediante lo Spirito suo, nell'uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori”.

Comunque sia, “l’uomo esteriore” appartiene a questo mondo ed è temporaneo e corruttibile.

Secondo alcuni studiosi “l’uomo interiore” si riferisce agli aspetti spirituali e immortali di una persona che appartiene a Cristo, che viene rinnovato e preparato per la vita di risurrezione attraverso la grande potenza di Dio per essere alla Sua presenza, questo per Paolo era una grande motivazione a servire il Signore anche a costo della persecuzione e della morte! (cfr. 1 Corinzi 15:17-19; 30-32; 42-49; 2 Corinzi 4:14,17-5:10;).

Tutto il ministero apostolico di predicazione di Paolo era fondato per fede sulla certezza della resurrezione!

Vediamo ora:

B) La natura del rinnovamento

“Il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno”.

Prima di tutto vediamo che:

(1) Il rinnovamento esclude la disapprovazione di Dio

Le apparenze possono ingannare!

Dal punto di vista delle apparenze esteriori, Paolo e la sua missione non sembrano che andassero così bene, non filava tutto liscio.

Le liste di difficoltà che troviamo in 2 Corinzi (4:8-11; 6:4b–10; 11:23-33; 12:10) ci fanno capire come fossero dure e faticose le pressioni fisiche ed emotive esercitate per il progresso del Vangelo, ma secondo Paolo, i servi di Gesù Cristo vanno oltre le apparenze.

Le afflizioni che Paolo ha dovuto affrontare erano considerate vergognose da parte di alcuni a Corinto, tanto da chiedersi se fosse veramente un apostolo!

Ma come ci ricorda la storia di Eliseo, il cui servo vide solo gli eserciti della Siria e non il maggior numero di cavalli e carri di fuoco del Signore che circondavano i Siriani (2 Re 6:15-19), Paolo va oltre le apparenze delle afflizioni, e così, in un certo senso, come Eliseo, fa capire ai Corinzi le realtà spirituali dietro a quella, che potrebbe essere intesa da parte di alcuni di loro, come una situazione vergognosa e scoraggiante sull’apostolo e i suoi collaboratori, situazione interpretata come giudizio di Dio e quindi senza la Sua presenza dinamica.

Le afflizioni, la sofferenza, o le difficoltà, non sono necessariamente segni del giudizio di Dio, ma Dio li usa anche per la crescita dei Suoi servi! (cfr. Giovanni 15:2; Romani 8:28; Giacomo 1:2-4).

Alcuni nel mondo antico, ma anche oggi, interpretavano l'afflizione come esclusivamente, un segno del giudizio di Dio e come qualcosa di disonorevole. 

Infatti, dopo essere sopravvissuti al naufragio durante il viaggio verso Roma e dopo aver approdato in sicurezza sull'isola di Malta, gli isolani erano sicuri, quando videro una vipera appesa alla mano di Paolo, che doveva essere colpevole di qualche grande crimine per il quale gli dèi lo stavano ora punendo. 

I maltesi si aspettavano che Paolo morisse da un momento all’altro per punizione divina, ma Paolo si liberò dalla vipera e non ne patì alcun danno! (Atti 28:5-6).

Come quei maltesi, alcuni Corinzi giudicavano Paolo solo dalle apparenze e da una visione sbagliata di come Dio operava (cfr. 2 Corinzi 5:16).

Così anche le circostanze difficili di Paolo non sono indicative di una mancanza di potere spirituale da parte sua, come punizione divina, come alcuni a Corinto pensavano.

I Corinzi dovevano capire che l’uomo interiore del cristiano si rinnova costantemente, anche quando il corpo terreno si logora.

Questo è un dato di fatto; Paolo sta parlando di come vanno le cose per un cristiano, mentre il suo corpo si consuma! 

(2) Il rinnovamento è la crescita spirituale

Se il corpo fisico si consuma, quello interiore si rinnova!

“Si rinnova” (anakainoutai - Presente passivo indicativo) indica far sì che qualcosa diventi nuovo e diverso, quindi migliore.

Questa parola è usata in Colossesi 3:10 dove l’uomo nuovo (la natura rigenerata) in contrasto con l’uomo vecchio (la vecchia natura non rigenerata), si va rinnovando in conoscenza a immagine di colui che l’ha creata.

Così, “il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno” indica una crescita spirituale in conoscenza di colui che l’ha creato.

Indica crescere e sviluppare l’immagine di Dio nella nostra vita.

È la graduale trasformazione del carattere cristiano nella somiglianza divina.

La conoscenza ci porta a condurre la nostra vita in un modo che è in accordo con la volontà di Dio, ad astenerci dal praticare i peccati menzionati nei versetti precedenti (Colossesi 3:8—9); pertanto è una conoscenza pratica, esperienziale, vivente.

Lo scopo di Dio è che siamo progressivamente sempre più conformati all'immagine etica di del nostro Signore Gesù Cristo! (cfr. 2 Corinzi 3:18; 4:16; Efesini 4:11-16; Colossesi 3:10; ecc.).

In tempi di sofferenza l’uomo interiore cresce!

Molte volte preghiamo che Dio ci possa guarire, a volte lo fa (per esempio Giacomo 5:15), ma altre volte no! (per esempio 2 Corinzi 12:7-10; Filippesi 2:27; 1 Timoteo 5:23; 2 Timoteo 4:20; 1 Pietro 4:19).

Ma cosa dobbiamo pensare quando affrontiamo una malattia e Dio non ci guarisce, o vediamo che il nostro corpo con il passare degli anni si consuma, e quasi ogni giorno viene fuori un nuovo dolore?

Dobbiamo pensare che tutto è sotto il controllo di Dio (Romani 8:28), anche la sofferenza (Romani 8:18,23) e quindi il rinnovamento dell’uomo! (cfr. anche Romani 8:28-29; Giacomo 1:2-4)

Per questo motivo i credenti anche se sono consapevoli e riconoscono come i non credenti, che i giorni possono essere stressanti, a volte davvero duri, dolorosi, non ne condividono però, la visione pessimistica della vita come una serie di giorni senza senso, il senso c’è ed è la crescita spirituale secondo il piano saggio e benevolo di Dio!

Infine nella natura del rinnovamento vediamo che:

(3) Il rinnovamento è progressivo

Per coloro che pensano di essere già del tutto rinnovati, quindi che ormai hanno raggiunto la piena maturità, Lutero scriveva: "Guai a chi è già completamente rinnovato, cioè a chi immagina di essere già rinnovato. Senza dubbio egli non ha ancora cominciato a rinnovarsi e non ha mai ancora assaporato ciò che significa essere cristiano. Poiché colui che ha iniziato a essere cristiano non si considera cristiano, ma desidera molto essere cristiano, e più cresce e sviluppa, più cerca di diventarlo e meno si considera tale".

Più cresciamo più ci rendiamo conto che siamo lontani dallo standard di crescita di Dio!

Possiamo illuderci di essere già arrivati quando ci paragoniamo con chi moralmente e spiritualmente è peggio di noi!

Ma il confronto è con il carattere di Dio e non chi sta peggio di noi!

Il rinnovamento dell’uomo interiore è progressivo e dura tutta la vita, qualcosa in corso, l’apostolo Paolo dichiara: “di giorno in giorno”.

Quindi un rinnovamento sempre crescente, inteso come progressivo da un grado di gloria a un’altra, a una crescita sempre maggiore.

Il presente passivo, è un passivo divino, e quindi indica un rinnovamento quotidiano dell’uomo interiore da parte di Dio.

Il rinnovamento avviene attraverso la continua comunione con il Cristo risorto e con la potenza dello Spirito di Dio in modo che il credente viene trasformato progressivamente nella sua stessa immagine, di gloria in gloria (2 Corinzi 3:18).

Vi è una zona ai piedi delle montagne Allegani negli Stati Uniti dove c’è un vigneto che produce buona uva e quindi un vino eccellente.

Nessuno conosceva il segreto della vigna fino alla morte di Jeremy, il proprietario. La sua famiglia aveva curato la vigna per generazioni, ma Jeremy era l'ultimo di questa generazione. Lasciò un biglietto dicendo: "La chiave di tutto è sotto l'altare", cioè l’altare di una chiesa locale. Il parroco, va a vedere vicino l'altare per indagare, ha trovato una lastra di pietra che si apriva nella cripta. Con sua grande sorpresa, sentì il gorgoglio dell'acqua. C'erano ricchi ruscelli sotterranei che alimentavano il vigneto, nascosti agli occhi di tutti sulla superficie.

C’è un potere che opera nell’uomo interiore, nascosto agli occhi di tutti: lo Spirito Santo che rende il nostro carattere simile a quello di Gesù Cristo e la nostra vita fruttuosa secondo la volontà di Dio (cfr. Romani 8:12-14; 2 Corinzi 3:18; Galati 5:16-25; Efesini 3:16-17).

CONCLUSIONE

Dobbiamo essere onesti, molte volte ci scoraggiamo nella vita per tanti motivi: insuccessi, incomprensioni, frustrazioni, difficoltà, sofferenza fisica, morale e spirituale e così via.

Nessuno di noi può dire che non conosce lo scoraggiamento!

Tutti abbiamo provato lo scoraggiamento, e quando c’è una situazione scoraggiante vogliamo avere le ali e volare via e trovare riposo da qualche altra parte! (cfr. Salmo 55:6). 

La vita di Paolo e dei suoi collaboratori non è stata per niente facile, eppure poteva dire: “Non scoraggiamoci”!

Questo perché sapeva che anche se il corpo si logora, l’uomo interiore si rinnova!

“Il Nuovo Testamento, lungi dal prometterci una vita di agiatezza e una vita in cui non ci saranno difficoltà e problemi, fa piuttosto il contrario” (Martyn Lloyd Jones).

Per affrontare serenamente la nostra situazione, soprattutto quando soffriamo, attraverso la fede e la verità Biblica, dobbiamo ricordare che il logoramento del corpo, la sofferenza implica una crescita spirituale!

Quando vediamo che il nostro corpo lentamente e inesorabilmente si sta disfacendo, dobbiamo pensare che il nostro uomo interiore si sta rinnovando!

Il disfacimento dell’uomo esteriore di chi non crede, di chi non appartiene a Dio, è uno spettacolo pietoso, mentre per chi è figlio e servo di Dio è una benedizione!

Quando il non credente vede il suo corpo logorarsi, consumarsi sotto i colpi del tempo, o della sofferenza, non vede nulla che possa compensarlo!

Vedere il suo corpo che si consuma inesorabilmente è uno spettacolo malinconico, perché è disfacimento di tutto!

Per un vero cristiano c’è pace e riconoscenza verso il Signore!

Se sei un vero credente in Gesù Cristo, non ti perdere d'animo!! 

Anche se il tuo cervello, i tuoi polmoni, il tuo fegato, il tuo cuore, i tuoi muscoli e le tue ossa si stanno logorando, e se sei pieno di dolori, lo Spirito di Dio sta rinnovando il tuo uomo interiore e lo sta preparando per l’eternità!

Il corpo che si sta logorando ci ricorda che siamo in un mondo decaduto, maledetto per il peccato e anche noi credenti soffriamo per questo (Romani 8:22-23).

Ma se Gesù ti ha salvato dai tuoi peccati, sta rinnovando il tuo uomo interiore per l’eternità! (cfr. 2 Corinzi 4:17-18).

L’uomo esteriore si consuma e alla fine moriremo!

Potremmo morire di vecchiaia.

Potremmo morire giovani.

Potremmo morire nel sonno.

Potremmo avere un infarto improvviso e morire.

Potremmo morire di cancro lentamente.

Potremmo morire di Alzheimer.

Potremmo morire improvvisamente in un incidente d'auto.

Potremmo morire di covid-19.

Potremmo essere colpiti da un fulmine.

Potremmo lasciare questo mondo in tanti altri modi, anche assurdi!

Ma se siamo cristiani nati di nuovo, Dio ci sta preparando all’eternità già da oggi rinnovando il nostro uomo interiore!

Ogni giorno moriamo un po'! 

Ma nello stesso tempo lo Spirito Santo ci sta rinnovando sempre di più!

Il rinnovamento corrisponde passo dopo passo al processo del disfacimento fisico.

C’è un tipo di albero in Sud America chiamato “L'albero della mucca”. All'occhio appare morto e secco, ma quando il tronco viene bucato scorre da esso un latte dolce e nutriente. 

Questo non è diverso dal cristiano, che apparentemente sembra appassire e morire, ma dentro possiede una linfa vivente che sgorga in vita eterna grazie all’opera di Gesù Cristo e dello Spirito Santo!

Mentre ogni giorno porta con sé i suoi problemi, i suoi stress, con ogni giorno viene anche la grazia e la potenza di Dio, a rinnovare l’uomo interiore per prepararci per la casa in cielo! (Giovanni 14:1-3; 2 Corinzi 5:18).

Pertanto come diceva Winston Churchill: "Non arrenderti mai!" Mai, mai, mai!”

Se uno statista come Churchill, esortava per questioni terrene, anche se molto importanti a non arrendersi mai, a maggior ragione i cristiani non devono arrendersi mai per le questioni eterne e divine!

Allora: Non arrenderti mai! E poi mai! Mai!


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Dai frutti si riconosce l’albero (Matteo 7:16-20). Dai frutti si riconoscono i falsi profeti. Come fai a sapere se qualcuno è un falso profeta? C'è un modo per identificarlo? La risposta è "sì".  Il modo con il quale possiamo discernere un falso profeta, e quindi anche un falso credente è dai suoi frutti.  Infatti, anche se questo paragrafo è dedicato principalmente agli avvertimenti circa i falsi profeti, è anche una prova per tutti i veri credenti! Gesù al v. 15 esorta il suo uditorio, e quindi anche noi a guardarsi dai falsi profeti i quali vengono in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Ora ci dice che i falsi profeti si riconosceranno dai loro frutti. Noi vediamo tre aspetti riguardo i frutti: i frutti sono secondo la specie di albero, dimostrano la qualità dell’albero, segnano il destino dell’albero.

La parabola del tesoro nascosto (Matteo 13:44).

La parabola del tesoro nascosto (Matteo 13:44). Ci sono due parabole del regno, che parlano del regno dei cieli come qualcosa di grande valore: questa parabola del tesoro nascosto e la parabola successiva della perla di gran valore, o del mercante. Queste due parabole sono molto simili in quanto entrambi coinvolgono un oggetto di grande valore e una persona, ma sono significativamente differenti in altri dettagli.  Per esempio nella parabola del tesoro nascosto viene messa in enfasi il tesoro, mentre nella cosiddetta parabola della perla di gran valore viene messo in evidenza il mercante. La persona della prima parabola non cerca il tesoro, ci s’imbatte, mentre nella seconda parabola della perla, o del mercante, è il mercante che cerca le perle. In questa parabola vediamo in primo luogo: