martedì 6 ottobre 2015

Levitico

Levitico
Questo libro ci parla delle istruzioni divine riguardo il culto a Dio e il comportamento per il popolo che il Signore ha liberato dall’Egitto.
Per gli ebrei doveva essere chiaro come doveva essere il culto a Dio, il Levitico parla di questo. Grazie alle istruzioni contenute nel Levitico, i sacerdoti potevano guidare il popolo nel culto secondo la volontà di Dio.
Levitico ci parla del sistema sacrificale e delle varie leggi di purezza destinati a stabilire uno standard di santità per Israele in modo adeguato al loro rapporto con Dio. 
Il libro è una serie di leggi che costituiscono la base legale per l’organizzazione religiosa e civile nella vita del popolo che Dio ha eletto. 
Inoltre il Levitico ci parla della presenza di Dio in mezzo al suo popolo.
Allo stesso tempo, si deve notare che questo libro all’interno del Pentateuco, mostra la chiara intenzione dell’autore, di continuare la narrazione delle esperienze sul Sinai.


Temi chiave
Le leggi di Dio
I sacrifici
La santità
La presenza di Dio
Il sabato e le feste nazionali
Il patto
     
Titolo e nome
Il Levitico è il terzo libro del Pentateuco. 
Il titolo proviene dalla versione dei Settanta “Levitikon”, parola che indica “cose pertinenti ai Leviti”, o che “riguarda i Leviti”. Mette in evidenza il tema principale del libro, quindi il sistema sacerdotale, il culto era responsabilità del sacerdozio levitico.
Il nome ebraico, come quelli degli altri libri del Pentateuco, deriva dalle parole iniziali del libro: “Egli chiamò” (wayyiqrâ).

Composizione, autore e data
L'autore umano del Levitico non è menzionato nel libro. Ebrei ortodossi e studiosi cristiani hanno tradizionalmente attribuito questo libro a Mosè.
Le informazioni interne confermano questo, infatti, noi troviamo  che Dio parla a Mosè (per esempio Levitico 1:1; 4.1; 5:14,20; 6:1,17; 7:22,28; 11:1; 12:1; 13:1; 14:1,33; 15:1; 16:1; 19:1; 20:1; 21:1; 24:1; 27:1). Poi troviamo scritto, alla fine del libro: “Questi sono i comandamenti che il SIGNORE diede a Mosè sul monte Sinai per i figli d'Israele” (Levitico 27:34; cfr. 7:38; 25:1; 26:46).
Riguardo la data la composizione del Levitico è il primo, o il secondo anno dopo l’esodo dall’Egitto; due date sono generalmente suggerite per l'esodo dall'Egitto intorno al 1447-1440 a.C. o intorno 1300-1250 a.C.
Contesto e ambiente 
Nel Levitico non si registrano spostamenti, il popolo d’Israele si trova nei pressi del monte Sinai, dove Dio diede le sue istruzioni (Levitico  25:1; 26:46; 27:34; Numeri 1:1).
Circa 400 anni prima dell'esodo, Dio promise ad Abramo che i suoi discendenti sarebbero stati molto numerosi e che avrebbero vissuto nella terra di Canaan. A causa di una carestia, la famiglia di Giacobbe è costretta ad andare a vivere in Egitto, dove dopo diversi anni, furono trasformati in schiavi.
Il Libro dell'Esodo racconta come Dio, per mezzo di Mosè, ha liberato il suo popolo dall'Egitto in modo miracoloso. Mosè li condusse nei pressi del Monte Sinai, dove Dio gli era apparso molti anni prima. Mosè salì sul monte, e là Dio gli diedi i Dieci Comandamenti; il popolo ebreo sarebbe stato il popolo speciale di Dio. 
Dio ha rivelato a Mosè che voleva vivere in mezzo al popolo d'Israele in modo permanente, gli ordina di costruire un santuario trasportabile dove Lui sarebbe stato presente (Esodo 25:8; 35-40).
Il fratello di Mosè, Aaronne e i suoi figli avrebbero servito nel tabernacolo come sacerdoti (Esodo 28-29). Purtroppo, prima che gli israeliti avessero cominciato a costruire il tabernacolo, fecero un vitello d'oro sotto la guida di Aaronne e iniziarono ad adorarlo al posto del Signore. Grazie alle preghiere di Mosè il popolo fu risparmiato (Esodo 32-33). Il libro dell'Esodo finisce con la costruzione del tabernacolo e la gloria del Signore lo riempiva.
Il tabernacolo fu costruito, ma nessuno sapeva come adorare Dio, il libro del Levitico dirà come offrire il culto a Dio.
Non solo gli ebrei praticavano la purificazione rituale e i sacrifici degli animali, ma anche i popoli a loro vicini.
Anche i sacrifici dei popoli vicini erano stati progettati per placare gli dèi, e per garantire la continuità del favore divino, ma vi erano delle differenze fondamentali.
Possiamo fare alcuni esempi.
I mesopotamici usavano l'animale sacrificale come mezzo di chiaroveggenza, per discernere le future azioni degli dèi, per gli ebrei non era così. 
Un’altra differenza era che Dio vietava il sacrificio umano.
La natura etica e morale della religione ebraica era in contrasto con il culto della fertilità cananea.

Analisi letteraria

Genere letterario
Benché vi sia un’alta percentuale di materiale legale (Levitico 6-17), il libro ha un flusso narrativo (per esempio Levitico 1:1-2;8-10,16). Narra la storia delle istruzioni, informa il lettore su quello che è successo in passato, fornisce un contesto storico alla legge.

Struttura
La struttura del Levitico è chiara, semplice, organizzata e logica, questo perché lo scopo del libro è quello di fornire linee guida riguardo il comportamento adeguato alla presenza di un Dio santo per i sacerdoti e la popolazione.
Quindi l’enfasi è sulla comunicazione delle istruzioni.
Levitico è una naturale estensione della narrazione di Esodo 25-40. Il racconto dell'Esodo si conclude con la costruzione e la consacrazione del tabernacolo e la presenza della gloria di Dio, e il Levitico inizia con Dio che chiama e dà istruzioni riguardo le prescrizioni per il culto sacrificale.
Vi è una stretta relazione tra il patto con i patriarchi e Mosè (Levitico 26:42-46). Anche se nel Levitico appare di rado la parola “patto” (Levitico 2:13; 24:8; 26:9, 15, 25, 42, 44, 45) evidenzia le idee del patto. I sacrifici erano il provvedimento di Dio per cui questo speciale rapporto poteva essere mantenuto pulito e portato avanti, erano indispensabili per la comunione con Dio. I sacrifici erano una parte del culto di un popolo redento legato con un patto con il loro Dio.
Nella struttura vediamo che il Levitico spiega come l'adorazione del patto dovrebbe essere fatta (capitoli 1-17), poi come il popolo del patto dovrebbe comportarsi (capitoli 18-25), e si chiude con un’appendice: le leggi sui voti e le decime (27), dopo la sezione delle benedizioni e maledizioni (capitolo 26). 
Oppure può essere diviso in quattro parti: 1) Leggi in materie di sacrificio (Levitico 1:1-6:7); istruzioni per il popolo, i laici (Levitico 6:8-7:38); istruzioni per il sacerdozio (Levitico 8:1-10:20); impurità e il suo trattamento (Levitico 11:1-16:34); prescrizioni per la santità pratica (Levitico 17:1-27:34).

Schema del libro
I La via di accesso al Dio santo (1-10)
A) Le leggi sui sacrifici per il laico(1-5)
1. Gli olocausti (1)
2. Le offerte di cereali (2)
3. I sacrifici di riconoscenza (3)
4. I sacrifici per il peccato (4:1-5:13)
5. I sacrifici per la colpa (5:14-26)
B) Istruzioni sui sacrifici per i sacerdoti (6:1-7:38)
1. La legge dell’olocausto (6:1-6)
2. La legge dell’oblazione (6:7-16)
3. La legge del sacrificio espiatorio (6:17-23)
4. La legge del sacrificio per la colpa (7:1-10)
5. La legge di riconoscenza (7:11-36)
6. Riepilogo (7:37-38)
C) Le leggi sulla consacrazione dei sacerdoti (8-10)
1. L’unzione di Aaronne e dei suoi figli (8)
2. Gli inizi formali del sacerdozio: i primi sacrifici (9)
3. La morte di Nadab e Abiu (10)
II. La via della comunione con il Dio santo (11-25)
A) Leggi su ciò che è puro e impuro (11-15)
1. Legge sugli animali impuri e puri (11)
2. Legge sulle donne che hanno partorito (12)
3. Legge sulla lebbra (13)
4. Legge sulla purificazione dei lebbrosi guariti (14)
5. Legge sull’impurità dell’uomo e della donna (15)
B) Leggi sulla santificazione (16-25)
1. Legge sulla festa annuale dell'espiazione (16)
2. Legge relativa sui sacrifici irregolari (17:1-9)
3. Legge sul mangiare il sangue (17:10-16)
4. Leggi sulla sessualità: unioni illecite e peccati contro natura (18)
5. Leggi religiose, cerimoniali e civili (19)
6. Varie leggi e punizioni (20)
7. Leggi riguardo i sacerdoti (21:1-22:16)
8. Leggi riguardo i sacrifici (22:17-31)
9. Legge sulle feste nazionali (23-24:4)
10. Legge sul pane di presentazione (24:5-9)
11. Legge contro i bestemmiatori e i violenti (24:10-23)
12. Legge sull’anno sabbatico e il giubileo (25)
III Benedizioni e maledizioni (26)
A) Benedizioni (26:1-13)
B) Maledizioni (26:14-39)
C) Pentimento e restaurazione (26:40-45)
D) Riepilogo (26:46)
IV Appendice: leggi sui voti e le decime (27)

Il Contenuto 

La via dell’accesso al Dio santo (1-10)
Il libro del Levitico inizia fissando come tutti i diversi sacrifici devono essere eseguiti secondo il volere di Dio. 
L'istituzione divina del sacrificio rientra nell'ambito del Patto tra il popolo e Dio, è un mezzo attraverso il quale l’uomo può avere un rapporto con Dio.
Levitico 1:1-5:14-26 si riferisce al sacrificio dal punto di vista dell'offerente, ciò che il fedele deve offrire in modo che il suo sacrificio sia accettato da Dio.
Levitico 6:1-7:38 si riferisce agli stessi sacrifici, ma dal punto di vista dei sacerdoti, ciò che devono fare questi servi di Dio.
Levitico 8-10 si riferisce alle leggi sulla consacrazione dei sacerdoti e agli inizi formali del sacerdozio con i primi sacrifici.
  
A)Le leggi sui sacrifici per il laico(1-5)
1. Gli olocausti (1)
Questo è così chiamato perché è l'unico sacrificio che è interamente bruciato sull'altare. Tutti gli altri sacrifici sono parzialmente bruciati sull'altare.
Dopo un’introduzione (vv.1-2), le regole per l'olocausto sono riportate in tre paragrafi (animali grossi vv.3-9, animali piccoli vv.l0-13, uccelli vv.14-17). 
Questi paragrafi definiscono i tipi di animali accettabili per l'olocausto e il ruolo dell’offerente e del sacerdote alla cerimonia. Solo gli animali domestici maschi senza difetti potevano essere offerti. 
Il fedele doveva portare l'animale, posare la sua mano sulla sua testa e sgozzarlo. I sacerdoti, i figli di Aaronne, prendevano il sangue e lo schizzavano sopra l'altare. Una volta che il devoto sgozzava il sacrificio, lo scuoiava e lo tagliava a pezzi. I sacerdoti una volta acceso l’altare, mettevano i pezzi, la testa e il grasso sulla legna messa sul fuoco sull’altare.
L'atto centrale dell’olocausto (l'uccisione e la combustione di un animale sull'altare) rappresenta il dare l'animale a Dio per l’espiazione del proprio peccato e Dio lo avrebbe accettato (vv.3-4).
Mettendo la mano sulla testa dell'animale, indicava che l’animale rappresentava colui che l’offriva ed esprimeva simbolicamente la sostituzione, al posto di dare la propria vita, il devoto dà la vita dell’animale in sacrificio per ottenere il perdono di Dio. L'animale offerto al posto dell’offerente prendeva su di sé i suoi peccati e tramite la sua morte sarebbe stato purificato dai peccati. L'animale portava i peccati della persona, e moriva al suo posto. In tal modo sarebbe stato fatto l’espiazione per lui.

2. Le offerte di cereali (2)
Queste offerte potevano a volte essere permesse, a una persona povera, come alternativa ai sacrifici di animali, ma di solito erano fatte oltre ai sacrifici di animali. Come l'olocausto, l’oblazione era un sacrificio di profumo soave consumato dal fuoco per il Signore, ma a differenza dell’ olocausto solo una parte di esso era bruciata sull'altare, il resto andava al sacerdote; i sacrifici formavano una parte importante il loro mantenimento.
L’oblazione poteva essere offerta sotto forma di (1) fior di farina (vv.1-3), su cui ci si versava olio e incenso, e veniva portata ai sacerdoti che ne prendevano una manciata e la bruciavano sull’altare.
(2) Focacce azzime di fior di farina, o gallette azzime cotti al forno, o in piastra, o in padella (vv.4-13), cereali tostati (vv.14-16), il sacerdote ne faceva bruciare una parte sull’altare.
Qualunque oblazione doveva essere senza lievito; il lievito è simbolo della presenza del peccato (cfr. Matteo 16:6; 1 Corinzi 5:6-7), e doveva essere condito con sale, simbolo della fedeltà al patto.

3. I sacrifici di riconoscenza (3)
Simboleggiava la pace e la comunione con Dio.
Anche se questo sacrificio doveva essere profumo soave per il Signore, il suo scopo dominante è la celebrazione piuttosto che l’espiazione. Questi sacrific si offrivano in occasioni gioiose e di ringraziamento (Levitico 7:11-18). Questo è un altro sacrificio animale spesso offerto con i voti, o quando la gente voleva celebrare l'occasione con un pasto a base di carne. 
Se qualcuno era molto malato, o voleva una risposta alle loro preghiere, era consuetudine fare un voto (1 Samuele 1:11,24-28). Erano sacrifici offerti anche per ragioni pubbliche inclusi la realizzazione, o il rinnovo del patto (Esodo 24:5; Deuteronomio 27:7); la nomina di un re (1 Samuele 11:15) e la dedicazione del tempio (1 Re 8:63 -66).
Alcune parti degli animali erano bruciate, altre date ai sacerdoti, ma il resto era per l’adoratore, per la sua famiglia e gli amici (Levitico 3:3-4; 7:31-35).

4. I sacrifici per il peccato (4:1-5:13)
Questa sezione, si riferisce per l'espiazione dei peccati involontari (4:1-35) e dei peccati di omissione (5:1-13).
Il suo rituale era insolito, invece del sangue che è spruzzato sopra l'altare, come negli altri sacrifici, era messo sopra le corna del grande altare nel cortile (4:30), o sopra il piccolo altare all'interno del luogo santo (4:18). Una volta all'anno il sangue veniva spruzzato sopra l'arca del propiziatorio, nel luogo santissimo (16:14). 
Perché il sangue era sparso sui corni? In primo luogo, per purificare l'altare, o l’arca dall’inquinamento causato dal peccato. Il peccato è visto in Levitico come qualcosa di sporco e Dio era presente nel tabernacolo, bisognava renderlo idoneo alla Sua presenza.
In secondo luogo assicura il perdono al peccatore (4:20, 26, 31, 35; 5:10, 13). Non è chiaro come l'applicazione del sangue sugli altari possa permette perdono dei peccati da parte di Dio, forse perché l'altare stesso faceva da luogo di mediazione tra Dio e l'uomo.

5. I sacrifici per la colpa (5:14-26)
A differenza degli altri sacrifici solo un tipo di animale è stato consentito per il sacrificio di riparazione, cioè un montone.
L'offerta descritta in questi versetti è legato alla restituzione, o al risarcimento, che doveva essere pagato a causa di qualche appropriazione indebita di beni, o di fallimento in relazione alle cose materiali. 
In primo luogo, troviamo i reati in relazione alle cose consacrate al Signore (vv.14-16). 
Ciò che è stato richiesto è sia il sacrificio di un montone e il pagamento di restituzione, calcolati al valore di ciò che era stato oggetto di appropriazione indebita, più un quinto del valore.
In secondo luogo, troviamo reati generali (vv.17-19). Il punto è che la persona interessata non lo sa, ma comunque si sente in colpa. 
L'offerente sospetta di aver trasgredito a causa della sua cattiva coscienza, ma non poteva essere certo. Per questo motivo presentava il montone, e il risarcimento doveva essere valutato dal sacerdote se era necessario in questo caso.
In terzo luogo, ci sono i reati dei diritti di proprietà (vv.20-26).
Anche se questa è considerata un’infedeltà al Signore, perché un peccato contro il prossimo è un peccato contro Dio. Il riferimento è alla frode di una persona verso l’altra, quindi si parla di peccati deliberati, consapevoli.
I reati elencati nei versetti 21-24 si riferiscono a tipi di appropriazione indebita, furto, estorsione, e mancata restituzione oggetti smarriti. (cfr. Numeri 5:6-10). 
In questi oltre al montone offerto, il peccatore restituirà per intero e vi aggiungerà un quinto in più al proprietario il giorno stesso che offrirà il suo sacrificio per la colpa. 
Il sacerdote farà l’espiazione per il peccatore e sarà perdonato di qualsiasi colpa.

B) Istruzioni sui sacrifici per i sacerdoti (6:1-7:38)
I capitoli precedenti sono stati principalmente per la guida della gente comune, mentre in questi capitoli vediamo che al centro dell’interesse ci sono le istruzioni destinate ai sacerdoti.

1. La legge dell’olocausto (6:1-6)
L’olocausto doveva rimanere sulla legna accesa sopra l’altare tutta la notte fino al mattino. Il fuoco dell’altare doveva essere mantenuto sempre acceso, questo perché l’olocausto doveva essere interamente per Dio e il profumo soave doveva continuamente salire a Dio senza interruzioni (vv.1-2). Il fuoco sempre acceso probabilmente è anche legato all'associazione di Dio con il fuoco (Deuteronomio 4:24; Isaia 10:17, 30:27; 31: 9; 33:14; Ebrei 12:29), e quindi alla sua presenza (cfr. Esodo 13:21-22).
Al mattino, indossando abiti adeguati, il sacerdote doveva rimuovere la cenere dell’olocausto consumato dal fuoco e la doveva mettere accanto all’altare. Poi tolti gli abiti e indossatene altri, doveva portare la cenere fuori dal campo in un luogo puro (vv.3-4).
Le ceneri in un luogo puro indica mantenere il santo e il comune separati l’uno dall’altro, questo poteva essere una lezione continua da ricordare del carattere distintivo che doveva avere Israele come una nazione santa in mezzo al mondo.
Dopo le istruzioni relative alla procedura corretta per la rimozione delle ceneri del olocausto, il testo torna a ciò che veramente è la preoccupazione principale in questo contesto: la continua manutenzione della fiamma sull'altare per i continui olocausti (vv.5-6; cfr. Esodo 29:38-42).
Ogni mattina il fuoco doveva essere alimentato dalla legna (cfr. Neemia 10:34; 13:31). 
La permanenza del fuoco dell'altare, quindi, potrebbe aver suggerito la presenza perpetua di Dio, o la necessità perpetua per espiazione per il peccato e la consacrazione della vita, o di entrambi.

2. La legge dell’oblazione (6:7-16)
Dopo aver fatto bruciare l’oblazione (una manciata di fior di farina con il suo olio e incenso), Aaronne e i suoi figli ne mangiavano quello che rimaneva (vv.8-9). 
L'offerta, senza lievito, doveva essere mangiato dai sacerdoti nel luogo santo, nel cortile della tenda di convegno.
Mosè sottolinea che è cosa santissima come il sacrificio espiatorio e come il sacrificio della colpa, quindi è solo per i figli maschi di Aaronne. (vv.10-11).
Questa caratteristica applicata anche alle offerte del peccato e della colpa (6:22, 7:6), e distingue tutti e tre dal sacrificio di comunione, che è stato condiviso tra la famiglia dell’offerente e gli amici. I sacerdoti stessi erano tenuti a portare un’oblazione quotidiana (12-16) dal giorno della loro ordinazione (13), e questo doveva essere bruciato completamente, non doveva essere mangiato. 
L'offerta quotidiana del sommo sacerdote illustra la colpevolezza del sacerdote, e la necessità per il perdono ogni giorno. Questo contrasta con il ministero di Gesù Cristo, che come Figlio di Dio era senza peccato e non aveva bisogno di offrire i sacrifici per lui stesso, ma un solo sacrificio, fatto una volta e per sempre per i peccati degli altri (Ebrei 7:27).

3. La legge del sacrificio espiatorio (6:17-23)
Noi vediamo queste caratteristiche: (1) La parte di sacrificio per il peccato, che era mangiato solo dai sacerdoti dovevano essere consumato nel cortile della tenda di convegno (v.19). (2) Ogni parte dell'offerta per il peccato, compreso il sangue che era schizzato durante la macellazione, era considerato sacro. Le vesti macchiate di sangue durante il sacrificio per il peccato, dovevano essere lavate. Qualunque cosa toccata era considerata santa (v.20). (3) Il vaso di terra dove era cotto il sacrificio, doveva essere rotto; se era un vaso di rame doveva essere sgrassato, ripulito (v.21). (4) Solo i maschi delle famiglie dei sacerdoti ne potevano mangiare. (5) Un sacrificio in cui il sangue è stato preso all'interno della tenda di convegno non poteva essere mangiato. Tutto ciò che rimaneva doveva essere consumato dal fuoco.

4. La legge del sacrificio per la colpa (7:1-10)
Questa sezione fornisce i dettagli del rituale del sacrificio di riparazione che non sono stati inclusi nella sezione precedente. 
Solo le porzioni di grasso interni dell'animale dovevano essere bruciate sull'altare. Il resto doveva essere mangiato dai maschi della famiglia di un sacerdote in un luogo sacro, cioè, la tenda di convegno (vv.1-6).
Questo sacrificio è simile al sacrificio per il peccato, la vittima era del sacerdote che faceva l’espiazione (v.7).
Si specifica, inoltre, che i sacerdoti avevano il diritto delle pelli degli animali utilizzati per gli olocausti (v.8), così come la varietà delle offerte di cereali (vv.9-10).

5. La legge di riconoscenza (7:11-36)
Dai vv.11-15 vediamo il ruolo dei sacerdoti nei vari tipi di sacrifici di riconoscenza.
Come indicato nelle istruzioni del capitolo 3, la caratteristica principale di questo sacrificio era che il laico era invitato a partecipare al consumo della vittima sacrificale. A causa di questo fatto era importante che venivano fornite informazioni aggiuntive al sacerdote riguardo la realizzazione di questa offerta. Il primo tipo di sacrificio era di ringraziamento a Dio, per esempio per il suo intervento, in particolare per la liberazione dal pericolo (cfr. Salmo 50:14–15; 107:21–22; Giona 2:10).
Al sacrificio di ringraziamento si aggiungevano focacce azzime intrise con olio, gallette senza lievito unte con olio e fior di farina cotta in forma di focacce.
Oltre alle focacce, potevano offrire pane lievitato.
L'animale doveva essere mangiato nella sua interezza il giorno in cui veniva presentato (v.15; 19:5-8; 22:30). 
Mangiare la carne, il giorno della morte dell’offerta era osservato anche in tre grandi feste di Israele (Esodo 23:14-18; 34:25; Deuteronomio 16:4). Era anche la pratica per la Pasqua (Esodo 12:7-10) e per la manna nel deserto (Esodo 16:19).
Dai vv.16-18 troviamo le offerte che hanno accompagnato i voti, o le offerte volontarie; dovevano essere mangiate il giorno del sacrificio stesso. 
Se l'intera offerta non veniva mangiata subito, tuttavia, poteva essere consumata il giorno seguente, se ne rimaneva ancora doveva essere bruciata. Se la carne rimasta veniva mangiata il terzo giorno, chi la offriva non era gradito (vv.16-18). 
Questi sacrifici di comunione in seguito potevano essere state accompagnate dal canto di un salmo a Dio (per esempio, Salmo 116:17-19).
Nei vv.19-21 continua la discussione di ciò che le offerte di riconoscenza potevano, o non potevano essere mangiate.
Questi versetti affermano che la carne del sacrificio di riconoscenza che aveva avuto contatto con qualcosa d’immondo non poteva essere mangiato (v.19), e nemmeno una persona impura poteva mangiare il sacrificio (v.20).
Se una persona impura mangiava il sacrificio doveva essere tolta via dalla sua gente (vv.20-21). 
Dai vv.22-27 c’è il divieto di mangiare il grasso del sacrificio e il sangue, la punizione consiste nell’essere tolto via dalla sua gente (vv.25,27).
I motivi sono perché il grasso doveva essere del Signore (Levitico 3:14-15) perché era espressione della parte migliore e nel sangue c’è la vita (Genesi 9:4; Levitico 17:13) 
I vv.28-36 specificano le parti spettanti del sacrificio ai sacerdoti.
L’offerente portava al sacerdote il petto con il grasso, il grasso era bruciato sull’altare, il petto era di Aaronne e dei suoi figli (vv.30-31), e anche la coscia destra(vv.33-34). Questo doveva essere fatto dal giorno della loro ordinazione (vv.35-36).

6. Riepilogo (7:37-38)
Questi due versi chiudono la sezione delle leggi che Dio ha dato, e specifica a chi li ha dati (a Mosè), dove li ha dati (sul monte Sinai), e chi li doveva praticare (il popolo d’Israele).

C) Le leggi sulla consacrazione dei sacerdoti (8-10)
Questi tre capitoli ritornano alla narrazione degli eventi sul Monte Sinai descritti alla fine dell'Esodo, interrotti dalle istruzioni che riguardavano i sacrifici (capitoli 1-7). L'inaugurazione e la consacrazione dei sacerdoti è l'adempimento delle disposizioni impartite in Esodo, infatti, i versetti di apertura del capitolo 8 parlano degli indumenti, olio, animali e paniere (cfr. Esodo 28-29).
Lo scopo generale dietro le cerimonie descritte in questi è dato in Esodo 29: 44-46. Quel Dio, che aveva liberato il suo popolo dalla schiavitù in Egitto, dovrebbe essere conosciuto, il popolo è chiamato in un rapporto di patto, Dio sarebbe stato presente in mezzo al suo popolo.
Questa presenza è una benedizione per Israele, è una caratteristica distintiva da tutti gli altri popoli (Esodo 33:14-16), una presenza visibile con la sua gloria (Esodo 40:34-36; Levitico 9:23-24).
Questi tre capitoli, descrivono l'azione di Mosè nell’unzione di Aaronne e dei suoi figli al ministero sacerdotale (8); poi gli inizi formali del sacerdozio con i primi sacrifici (9); infine, mostrano come l'evento è stato segnato dalla tragica disobbedienza di Nadab e Abiu, quindi la loro morte (10). 
Questi capitoli descrivono l'importanza dell'obbedienza e il pericolo della disobbedienza.

1. L’unzione di Aaronne e dei suoi figli (8)
La preparazione (vv.1-5).
Il Signore parlò ancora a Mosè e gli dice di prendere Aaronne con i suoi figli i paramenti, e i sacrifici (toro, due montoni e il paniere dei pani azzimi) e di convocare tutta la comunità davanti la tenda di convegno.
Mosè fece come il Signore gli disse di fare. ”Questo è quello che il Signore ha ordinato di fare” riecheggia diverse volte nei capitoli 8 e 9, sottolineando l'obbedienza precisa alla Parola di Dio.
Gli abiti sacerdotali di Aaronne (vv.6-9).
Dopo il lavaggio cerimoniale, Mosè rivestì Aaronne con gli abiti speciali che erano stati fatti per il ruolo di sommo sacerdote. C'era una tunica, una cintura, un efod, con sopra una cintura, un pettorale che contiene l'Urim e Tummim, e un turbante con una lamina, il santo diadema. La descrizione completa di questi elementi è in Esodo 28, l'impressione generale è di grande bellezza e gloria, non solo mette in evidenza l'autorità e la dignità della carica che Aaronne e i suoi successori avevano, ma riflette anche il carattere distintivo visibile che dovrebbe comunicare santità morale e spirituale.
L'unzione (vv.10-13).
Come prescritto in Esodo 40:9-11, Mosè ungeva di olio tutti gli oggetti e le persone che sarebbero coinvolte nel culto di Dio. L’unzione era il simbolo di essere messo da parte, dedicato a compiti specifici per Dio (cfr. 1 Samuele 10:1-2; 16:13; 1 Re 19:16). 
Le offerte (vv.14-30). 
Furono fatti tre sacrifici proprio come prescritto in Esodo 29:10-34. Prima di tutto, un toro per il sacrificio per il peccato (vv.14-17) è stato ucciso in modo che il suo sangue poteva essere usato per purificare l'altare e quindi prevenire la contaminazione delle offerte, che erano una cosa seria (cfr. Malachia 1:7). Poi un montone per l'olocausto (vv.18-21), e, infine, il secondo montone, quello per la consacrazione (vv.22-30). Da quest'ultima offerta, venne preso del sangue e fu messo sull’estremità dell’ orecchio destro di Aaronne, sul pollice della sua mano destra, e sull’alluce del suo piede destro; la stessa cosa venne fatta ai suoi figli (vv.23-24). Il significato può essere stato che il sacerdote, essendo peccatore come qualsiasi altra persona, aveva bisogno di una pulizia completa, dalla testa ai piedi. Poi fu sparso del sangue sull’altare da ogni lato. Poi ancora fu offerto il grasso, la coda, la rete del fegato, i due rognoni, il loro grasso e la coscia destra, i pani azzimi, una focaccia senza lievito, una focaccia intrisa di olio e una galletta e le pose sulla sulle parti grasse e sulla coscia destra. Mosè mise queste cose nelle mani di Aaronne e dei suoi figli, dopo averle agitate le prese dalle loro mani e le fece bruciare sopra l’olocausto sull’altare. Questo sacrificio consumato dal fuoco fu accettato dal Signore (vv.25-28). Poi Mosè prese il petto del montone e lo agitò davanti al Signore, per la loro consacrazione, prese dell’olio e del sangue che era sopra l’altare e spruzzò Aaronne e i suoi paramenti, i suoi figli e i loro paramenti (vv.29-30)
L'ordinazione (vv.31-36). L'intera procedura dell’ordinazione durava sette giorni, durante i quali Aronne e i suoi figli non dovevano lasciare il santuario, la punizione sarebbe stata la morte. 
Anche se non esplicitamente indicato, si deve presumere che il sacrificio di consacrazione è stato ripetuto ogni giorno per sette giorni. 

Lo scopo della cerimonia di consacrazione era per l'espiazione dei sacerdoti (v.34). 
Il versetto finale del capitolo 8 ci dice che i sacerdoti, come Mosè, hanno risposto con totale obbedienza al comandamento del Signore nell’esecuzione della cerimonia di ordinazione (v.36).

2. Gli inizi formali del sacerdozio: i primi sacrifici (9) 
Aaronne e i suoi figli cominciano il loro ministero. 
La preparazione (vv.1-7). 
Dopo che la cerimonia di ordinazione comandata dal Signore fu completata (8), i sacerdoti e gli anziani d'Israele sono stati incaricati di offrire sacrifici separati al Signore. Questo si è verificato l'ottavo giorno, appena un giorno dopo la cerimonia di ordinazione di sette giorni.
Mosè continua dicendo di fare come il Signore ha ordinato, così la gloria del Signore apparirà. La gloria di Dio (vv.4, 6) indica la Sua presenza visibile, che si manifesta altrove con nuvole e fuoco. Il rituale non era fine a se stesso, ma un mezzo verso l'esperienza della presenza di Dio nella gloria e nell'adorazione gioiosa che risponde a essa (v.24). 
Le offerte (vv.8-21). 
Queste offerte si dividevano in due gruppi. In primo luogo, un sacrificio per il peccato e l'olocausto a nome dei sacerdoti stessi (vv.8-14); poi, un sacrificio espiatorio, l'olocausto, l’oblazione e il sacrificio di riconoscenza per il popolo (vv.15-21).
La benedizione, la manifestazione del Signore e l’adorazione del popolo (vv.22-24). 
Aaronne benedì il popolo, dopo aver fatto il sacrificio espiatorio, l’olocausto e i sacrifici di riconoscenza e di nuovo la benedizione, la gloria del Signore apparve a tutto il popolo. Un fuoco uscì dalla presenza del Signore e consumò sull’altare l’olocausto e i grassi, questo indicava l’approvazione di Dio sul nuovo sacerdote. 
Tutto il popolo lo vide ed emise grida di esultanza e si prostrò con la faccia a terra. 
 
3. La morte di Nadab e Abiu (10)
La morte di Nadab e Abiu, figli di Aaronne avvenne per il giudizio di Dio.
Levitico 9 si è concluso con l’approvazione di Dio, Levitico 10 inizia con la disapprovazione di Dio il primo giorno ufficiale del ministero sacerdotale dei figli di Aaronne, una loro leggerezza gli è costata la vita! Poi il Signore parla ad Aaronne dicendo i vari doveri e diritti dei sacerdoti.
Il fuoco di giudizio da parte del Signore (vv.1-7). 
Una caratteristica dei capitoli 8-9 era: “Come il Signore aveva ordinato”, ma qui Nadab e Abiu, i due figli di Aronne, fecero quello che Dio non aveva ordinato. Offrirono al Signore del fuoco estraneo, forse hanno preso del fuoco fuori del santuario invece che dall'altare (cfr. Levitico 16:12), cosa che Dio non aveva comandato. Questo fuoco era quindi profano, impuro e di conseguenza Dio li giudicò, del fuoco uscì da Lui (fulmine?) e li consumò e morirono.
Il servizio a Dio non dovrebbe mai essere caratterizzato da disattenzione, o superficialità in particolare da coloro che hanno un ruolo di guida spirituale.
L'uomo più vicino a Dio deve fare più attenzione alla santità e alla gloria di Dio.
I figli del sommo sacerdote avrebbero dovuto sapere meglio come dovevano agire! In caso contrario, portano disonore a Dio tra il resto della popolazione (3). 
Dopo la morte di Nadab e Abiu, Mosè disse di portare via i loro corpi dal santuario (vv.4-5). Dopo la rimozione dei cadaveri, Mosè disse al padre e ai fratelli delle vittime, di non fare cordoglio, affinché il Signore non si adirasse contro tutta la comunità, ma i loro parenti e tutta la casa d’Israele potevano fare cordoglio per i due morti.
Aaronne e i suoi figli non dovevano interrompere il loro servizio a Dio perché erano stati unti per servirlo, l’unzione era su di loro (v.6-7).
La responsabilità dei sacerdoti (vv.8-11).
I sacerdoti non dovevano bere alcolici prima di andare in servizio nel santuario (v. 9). I sacerdoti dovevano conoscere e mantenere chiara le distinzioni essenziali che erano alla base di tutta la vita di Israele: la distinzione tra il sacro e il profano, l'impuro e il puro (v.10). I sacerdoti erano gli insegnati d’Israele, erano chiamati a insegnare tutte le leggi che aveva dato il Signore(v.11). 
Il mangiare dai sacrifici (vv. 12-20).
Dopo l'interruzione causata dal peccato e la sua punizione, la storia ritorna sui sacrifici. A quanto pare, dopo la morte di Nadab e Abiu, il cibo sull'altare non era stato mangiato (cfr. Levitico 6:19). Mosè rimprovera gli altri due figli di Aaronne: Eleazar e Itamar perché non avevano mangiato il capro del sacrificio espiatorio per la comunità nel luogo santo, infatti, era stato bruciato completamente ( vv.16-18).
Aaronne rispose ricordando a Mosè che i due figli avevano eseguito correttamente il sacrificio fino al momento in cui avrebbero dovuto mangiare la carne, ma vista la circostanza unica di questo giorno, vale a dire la morte dei suoi due figli per il giudizio di Dio per la loro superficialità, sarebbe stato inadeguato per lui gustare il cibo di queste offerte, non sarebbe stato gradito al Signore. Mosè fu soddisfatto della risposta di Aaronne. 

II. La via della comunione con il Dio santo (11-25)
Uno dei compiti dei sacerdoti (Levitico 10:10) è distinguere tra il sacro e il profano, e tra l'impuro e il puro. Così dai capitoli 11-15 Mosè spiega questa distinzione.
Poi dai capitoli 16-25 troviamo varie leggi che possiamo raggruppare in leggi di santificazione.

A) Leggi su ciò che è puro e impuro (11-15)
Riguardo le leggi su ciò che impuro e puro in questi capitoli, Mosè parla riguardo gli animali, le donne che hanno partorito, sulla lebbra, sulla purificazione dei lebbrosi e le impurità dell’uomo e della donna. 

1. Legge su animali impuri e puri (11)
Il capitolo si divide in due grandi sezioni: gli animali che possono essere mangiati e non essere mangiati (vv. 1-23) e la sezione relativa all’impurità nel contatto con alcuni animali (vv.24-45).
Questioni relative agli alimenti che si possono mangiare e non mangiare (vv.1-23).
Il regno animale è suddiviso in: terra (vv.2-8), acqua (vv.9-12) e aria (vv.13-23). Le linee guida generali sono date per gli animali che si possono mangiare e non mangiare: tra il puro e l’impuro.
Questioni relative al contatto  (vv.24-47). 
Qualsiasi persona che toccava il cadavere di un animale morto era considerata impura fino alla sera (vv. 24-31), così anche gli oggetti erano considerati impuri fino alla sera e dovevano essere lavati. Se la pulizia completa non era possibile, come nel caso di vasi di terracotta, l'oggetto doveva essere distrutto. Ogni cibo, o bevanda contaminata dall’acqua impura che era contenuta nel vaso doveva essere considerata impura. (vv.32-33). Una sorgente, o pozzo era considerato sicuro perché aveva una fornitura costante di acqua fresca (vv.34-36). Se qualcosa dell’animale morto, veniva in contatto con dei semi che dovevano essere seminati, questi saranno puri, ma se è stata versata dell’acqua sul seme e vi cade sopra qualcosa dei loro corpi morti, sarà considerato impuro (vv.37-38).
Chi tocca un animale di cui ci si nutrisce, diventava impuro fino a sera, doveva lavarsi le vesti (vv.39-40).
La sezione si conclude con un promemoria, il popolo di Dio è chiamato a essere santo. Poiché il Signore ha liberato Israele dalla schiavitù d’Egitto per essere il Suo Dio, il popolo del patto doveva essere disciplinato per cosa mangiare, o per come vivere, doveva essere santo, perché il Signore è santo (vv.41-47).

2. Legge sulle donne che hanno partorito (12)
Al capitolo 12 vediamo la legge relativa alle donne che hanno partorito. La donna che partoriva un maschio era impura per sette giorni, l’ottavo giorno il bambino doveva essere circonciso. Dopo, la donna restava per altri trentatré giorni a purificarsi del suo sangue; non doveva toccare niente di santo e non doveva entrare nel santuario in questo periodo di purificazione. Se partoriva una bambina, la donna era impura il doppio e doveva restare a purificarsi sessantasei giorni (vv.2-5). Alla fine della sua purificazione, la donna doveva portare al sacerdote, come sacrificio un agnello come olocausto e un giovane piccione, o una tortora per il sacrificio per il peccato. Il sacerdote li offriva al Signore e faceva l’espiazione per lei; così era purificata dal flusso del suo sangue. Se non aveva i mezzi economici per offrire un agnello, poteva prendere due tortore, o due giovani piccioni e il sacerdote faceva l’espiazione per lei e sarebbe stata pura (vv.6-8).

3. Legge sulla lebbra (13)
“Lebbra” copriva una serie di malattie infettive della pelle, alcuni dei quali erano curabili. Si applica anche ai funghi, o muffa sui vestiti e gli edifici.
Questa legge era importante perché la malattia era il simbolo del peccato, quindi, chi ne era affetto era impuro e non poteva partecipare alle attività religiose della comunità fino a quando era guarito e quindi pulito per partecipare alla cerimonia, lo scopo del sacerdote era di rimuovere l’impuro dal possibile contatto con il puro. In secondo luogo, questa legge era importante per proteggere la comunità dall’infezione. Questi capitoli non riguardano il trattamento della malattia, queste istruzioni sono per i sacerdoti e non per i medici. 
I sacerdoti avevano la responsabilità di mantenere la santità nel campo, e questa santità era inseparabile dalla salute e dalla pulizia. Queste leggi aiutavano i sacerdoti a individuare la malattia nelle sue fasi iniziali e così prevenire che l'infezione si diffondesse. 
Il sacerdote aveva il dovere di distinguere tra grave malattia della pelle da quelle meno gravi.
I criteri principali per le malattie della pelle erano: l'infezione doveva essere cronica (v.11), o di durata superiore a una settimana o due (vv.4-8, 26-28, 33-34), e la piaga più profonda della pelle (vv.3, 20, 25, 30). Carne viva, o peli bianchi, o giallastri in una zona infetta erano altre indicazioni d’impurità (vv.10, 14-15, 20, 24-25, 30-33). Nel caso di tessuti, l’impurità doveva durare più di una settimana e più e se non era rimossa mediante lavaggio doveva essere bruciata (vv.50-58).
La persona a causa della sua grave malattia, una volta che il sacerdote lo dichiarava impuro, doveva essere identificato (portare le vesti strappate e il capo scoperto, coprirsi la barba e gridare: “Impuro! Impuro!”). Era impuro tutto il tempo della sua piaga, doveva stare da solo e abitare fuori dal campo per non infettare altri membri della comunità (vv.45-46).

4. Legge sulla purificazione dei lebbrosi guariti (14)
Rituali di pulizia per quelli guariti dalle malattie della pelle (vv.1-32). 
I rituali prescritti in questo capitolo hanno lo scopo di ammettere nella comunità colui che era stato escluso a causa delle impurità delle gravi malattie della pelle, ma che poi è guarito. I rituali, quindi, non erano un tentativo di ottenere la guarigione, ma era un riconoscimento che la guarigione era avvenuta, era una garanzia per il malato, poteva essere integrato nella comunità, e quindi anche riguardo al culto. Il lebbroso era condotto dal sacerdote, dopo che il sacerdote lo esaminava e si accertava della guarigione offriva il sacrificio (vv.1-7; cfr. Luca 17:11-19).
Il rituale di purificazione per il primo giorno consisteva anche nel lavaggio e rasatura completa. La persona poteva ritornare nella comunità, ma non nella sua tenda (vv.8-9). Dopo aver aspettato fuori dalla sua tenda per una settimana, la persona purificata poi offriva i sacrifici davanti all’ingresso della tenda di convegno ed essere riammesso alla piena comunione di Israele (10-32). 
Trattamento delle case infette (vv.33-53).
Sulle pareti delle case potevano sorgere muffa e funghi (nel paese di Canaan). Quando questo avveniva doveva essere chiamato il sacerdote per fare un controllo approfondito, tutto quello che era in casa doveva essere sgomberato per preservarli dall’impurità (vv. 33-36). Se, dopo la quarantena di una settimana, le difficoltà persistevano, i proprietari della casa dovevano rimuovere e sostituire l’intonaco e le pietre infettate, e dovevano essere gettate fuori la città in un luogo impuro (vv.37-42). Se questo non risolveva il problema, dovevano demolire la casa (vv.43-47). Il rituale per la riconsacrazione di una casa purificata era simile a quello per la riconsacrazione di una persona purificata (vv.48-57).

5. Legge sull’impurità dell’uomo e della donna (15)
Questo capitolo descrive l’impurità che è il risultato di emissioni dagli organi riproduttivi maschili e femminili. 
L’impurità impediva una persona a partecipare al culto. 
Perdite maschili (vv.1-18). 
Severe precauzioni dovevano essere prese quando un uomo aveva infezioni veneree, o qualche altra infezione connessa con i suoi organi sessuali, per evitare la diffusione dell'infezione ad altri (Levitico 15:1-12). Dopo la guarigione apparente, l'uomo doveva aspettare un'altra settimana per assicurarsi che era completamente guarito. Poi effettuava la pulizia rituale, offrendo un sacrificio per il peccato e l'olocausto (vv. 13-15).
L’uomo da cui usciva seme genitale, doveva lavare tutto il corpo nell’acqua ed era impuro fino a sera. Doveva essere lavata ogni veste e pelle su cui vi era il seme genitale ed erano impuri fino a sera. Così anche la donna che ha avuto rapporti sessuali con l’uomo affetto da questa perdita, entrambi rimanevano impuri fino a sera e si dovevano lavare nell’acqua (vv.16-18).
Perdite femminili (vv.19-30).
Una donna era impura per sette giorni durante il suo normale ciclo mestruale. Il suo letto e chi lo toccava era impuro, doveva lavare se stesso e le vesti. Se un uomo si univa in questi giorni con la donna, era impuro per sette giorni (vv.19-24). Se una donna soffriva di scarico anomalo, o lungo, non era ritualmente pulita fino a sette giorni dopo il suo ritorno nella salute normale. In questo caso era richiesto un sacrificio per il peccato e un olocausto (vv.25-33).
Il v.31 sottolinea e riassume le ragioni delle regole del presente capitolo, e le leggi riguardanti la distinzione tra puro e impuro dei capitoli 11-15.

B) Leggi sulla santificazione (16-25)
1. Legge sulla festa annuale dell'espiazione (16)
Questo capitolo è l’apice di tutti i capitoli precedenti, circa i doveri sacerdotali in relazione al sacrificio, alla diagnosi e al trattamento delle impurità. 
Il giorno dell'Espiazione: introduzione (vv.1-10)
Il drammatico giudizio di Dio sui due figli di Aaronne (Levitico 10:1-7) ha mostrato chiaramente che i sacerdoti devono agire con cura e rispetto in tutto quello che fanno, soprattutto all'interno del tabernacolo (cioè, nel luogo santo). Questo capitolo continua a spiegare che solo il sommo sacerdote poteva entrare nel santuario interno (luogo santissimo), e poi solo una volta all'anno, nel Giorno dell'Espiazione.
Erano necessari cinque animali: un toro, due capre e due montoni. 
Aaronne doveva entrare nel santuario con un toro per un sacrificio di peccato e un montone per l’olocausto. Il sacerdote doveva indossare i paramenti sacri. Dalla comunità doveva prendere due capri per un sacrificio per il peccato e un montone per un olocausto (vv.3-5). Aaronne faceva così l’espiazione per se stesso e il popolo con il toro (v.6); poi prendeva i due capri e li presentava al Signore all’ingresso della tenda di convegno, tirava a sorte quale dei due doveva offrire al Signore e quale allontanare, quello toccato in sorte veniva offerto e l’altro veniva lasciato libero nel deserto (vv.7-10)
I dettagli del sacrificio (vv.11-22).
In primo luogo, il toro era sacrificato come un sacrificio per il peccato per i sacerdoti, tra cui il sommo sacerdote stesso (vv.11-14). 
In secondo luogo, il sommo sacerdote poi sacrificava il capro selezionato per il peccato offerto del popolo (vv.15-17).
In terzo luogo, il sommo sacerdote faceva un rito di pulizia utilizzando una miscela di sangue del toro e la capra (vv.18-19).
Infine, il culmine della cerimonia era la liberazione del capro nel deserto, dopo aver posato le mani sulla testa del capro vivo e fatto la confessione dei peccati su di lui di tutto il popolo (vv.20- 21)
Altri particolari (vv.23-26).
Il sommo sacerdote poi entrava nella tenda di convegno, si toglieva i suoi abiti con cui era entrato nel santuario e si lavava, indossava i paramenti, usciva a offrire il suo olocausto e l’olocausto per il popolo e faceva l’espiazione (vv.23-25). L’uomo che aveva avuto l’incarico di lasciare andare via libera il capro vivo (v.21), si lavava poi le vesti e il suo corpo e rientrava nell’accampamento (v.26).
Dai vv.27-28 vediamo che mentre il sangue doveva essere portato nel santuario per l’espiazione, se ne dovevano bruciare le pelli, la carne e gli escrementi.  Poi colui che li avrà bruciati si laverà le vesti e laverà il suo corpo con acqua; dopo questo, rientrerà nell'accampamento.
Istruzioni per la gente (vv.29-34).
Il popolo d’Israele è chiamato a partecipare a questo solenne atto (il giorno dell’espiazione), una volta all’anno (decimo giorno del settimo mese:fine settembre-inizio ottobre) per l’espiazione di tutti i peccati, in uno spirito di umiltà (probabilmente anche di digiuno cfr. Isaia 58:3,5; Salmo 35:13). In questo giorno non si doveva lavorare.
Riguardo il sacerdote,  doveva vestire vesti di lino. Il sacerdote farà l’espiazione per il santuario sacro; per la tenda di convegno e per l'altare; farà l'espiazione per i sacerdoti e per tutto il popolo della comunità.

2. Legge relativa sui sacrifici irregolari (17:1-9)
Gli animali domestici che erano idonei al sacrificio (bue, agnello e capretto) non dovevano essere uccisi dentro, o fuori l’accampamento. Se una famiglia voleva uccidere un’animale del loro gregge, o delle loro mandrie per mangiarlo, doveva farlo presentandolo come sacrifico al Signore davanti al Suo tabernacolo (vv.3-5). Lo scopo della legge era di sradicare l'idolatria (vv.6-7). 
Questa regola era per Israele come anche per gli stranieri (vv.8-9).

3. Legge sul mangiare il sangue (17:10-16)
La pena per chi mangiava il sangue era la morte (vv.10,14). Già è stato detto di non mangiare il sangue (Levitico 3:17; 7:26-27), ma qui viene spiegato il motivo: la vita della carne è nel sangue (vv.11-14), senza sangue un corpo animato muore.
Il sangue versato di un animale sull’altare significava che la sua vita era stata data alla morte come sacrificio, per espiare i peccati del peccatore per conto del quale il sacrificio è stato ucciso. Il motivo principale per il divieto di mangiare sangue, di conseguenza, era per la sua sacralità come l'elemento principale nei riti sacrificali. 
Perché la vita di una creatura è nel sangue, il sangue faceva l'espiazione per la propria vita, una vita è sacrificata per un altro, il sangue della vittima innocente è stato dato per la vita di colui che ha peccato.
Qualunque persona (locale, o straniera) che mangerà carne da una carcassa si laverà le vesti e se stesso e sarà impuro fino alla sera e poi sarà puro. Se non si laverà porterà la pena della sua iniquità (vv.15-16).

4. Leggi sulla sessualità: unioni illecite e peccati contro natura (18)
Gli standard morali da dove provenivano (Egitto) e dove andavano (Canaan) erano molto bassi. Il Signore ordina di non seguire i loro costumi, ma di mettere in pratica le sue leggi.
Il Signore vieta i rapporti sessuali con i parenti stretti (vv.6-18).
Altre perversioni sono state vietate, come l'omosessualità, unioni sessuali tra esseri umani e animali, e l'offerta dei propri figli sia come olocausti, o come prostitute religiose (vv.19-23). Il Signore esorta a non contaminarsi con queste pratiche come hanno fatto le nazioni; Lui sta per cacciarli dal loro paese, sta per punirli, questo serve come un promemoria e come deterrente. Il Signore li avverte: coloro che commettono queste abominazioni, che ignorano le mie leggi morali saranno eliminati (vv. 24-30).

5. Leggi religiose, cerimoniali e civili (19)
Il Signore ricorda ancora le leggi riguardanti il rispetto per i genitori, il sabato, il culto degli idoli e il mangiare il cibo sacrificato (vv.1-8).
Riguardo il raccolto, i contadini dovevano sempre lasciare qualcosa ai poveri (vv.9-10). Il Signore ricorda che non dovevano rubare, mentire, sfruttare le persone svantaggiate. I datori di lavoro dovevano pagare gli stipendi prontamente, e i giudici dovevano essere imparziali e privi di corruzione (vv.11-15). La popolazione doveva amarsi, evitare pettegolezzi ed esercitare il perdono (vv.16-18).
Gli israeliti furono avvertiti di non accoppiare animali di specie differenti, di non seminare un campo con due specie di semi, ne indossare una veste di due materie diverse (v.19). Un uomo non poteva trattare una schiava come se non avesse alcun diritto, e se ha approfittato di lei doveva portare al Signore un sacrificio per la colpa (vv.20-22). Quando saranno entrati nel paese di Canaan, gli agricoltori, una volta piantati gli alberi fruttiferi, non ne dovevano mangiare i frutti. Il quarto anno dovevano essere consacrati al Signore; il quinto ne potevano mangiare (vv.23-25). 
Il Signore ricorda ancora che non dovevano mangiare nulla che conteneva sangue, di non praticare la divinazione, o la magia (v.26).
Un'altra breve lista dai vv.27-28 riguardano pratiche superstiziose pagane secondo cui avrebbero avuto buona fortuna. Tra queste, il taglio dei capelli, o la barba in determinate forme e la realizzazione di tagli, o di tatuaggi sul corpo. Tutte le forme di prostituzione, chiromanzia e stregoneria erano proibite (vv.29-31). La popolazione era chiamata a rispettare gli anziani, ad aiutare i viaggiatori stranieri e i rifugiati, a essere onesti in tutti i loro affari (vv.32-37).

6. Varie leggi e punizioni (20)
La maggior parte dei contenuti di questo capitolo si ripetono dal capitolo 18; per esempio le persone che offrivano i loro figli agli déi dovevano essere lapidate (vv.1-5; Levitico 18:21). 
Coloro che si rivolgevano agli spiriti e agli indovini erano colpevoli di ribellione contro Dio, e sarebbero stati tolti dalla comunità (vv.6-9, 27).
La maggior parte delle unioni sessuali perverse, di cui parlava il capitolo 18 erano punibili con la morte (vv.10-21). Gli israeliti dovevano essere santi davanti a Dio, e questo significava che dovevano separarsi dalle pratiche peccaminose dei Cananei, in caso contrario, dovevano essere messi a morte (vv.22-27).

7. Leggi riguardo i sacerdoti (21:1-22:16)
Sacerdoti avevano una responsabilità pesante quella di agire in nome del popolo e offrire i loro sacrifici al Signore, e quindi dovevano stare molto attenti all’impurità cerimoniale. I sacerdoti non dovevano avere nulla a che fare con la sepoltura dei morti, tranne nel caso di parenti stretti, e non dovevano  rendere pubblico il loro dolore radendosi i capelli e la barba. I sacerdoti e le loro famiglie dovevano essere irreprensibili in tutte le cose morali. Non dovevano sposare una prostituta, né una donna disonorata, o ripudiata dal marito. Se la figlia di un sacerdote si prostituiva, doveva essere bruciata (vv.1-9).
Le regole per il sommo sacerdote erano ancora più rigorose di quelle per i sacerdoti ordinari. Non doveva toccare alcun cadavere, non doveva mostrare i segni più comuni di lutto (scoprire il capo e stracciarsi le vesti). Non doveva nemmeno sospendere temporaneamente le sue funzioni per mostrare rispetto ai morti (vv.10-15).
Un sacerdote con i difetti fisici non poteva agire in qualità di rappresentante del popolo per offrire sacrifici. Tuttavia, dal momento che i difetti non erano il risultato del suo proprio fare, gli era concesso di godere dei benefici dei sacrifici (vv.16-24).
Se un sacerdote diventava impuro non avere contatto con le cose sante di Dio fino a quando non era stato ritualmente purificato (vv. 1-9). 
Nessun estraneo doveva mangiare le cose sante, nemmeno chi lavorava nella casa del sacerdote, ma solo i familiari più stretti e gli schiavi che erano considerati membri permanenti della sua famiglia. La figlia del sacerdote sposata fuori dall’ambiente sacerdotale non ne mangerà, ma se era vedova ripudiata senza figli, e se tornava a stare con il padre ne poteva mangiare (vv.10-13).
Se una persona mangiava tale cibo inconsapevolmente, doveva dare al sacerdote l'aggiunta di un quinto del sacrificio come una multa per il suo errore (vv.14-16).

8. Leggi riguardo i sacrifici (22:17-31)
Tutti gli animali offerti in sacrificio per essere graditi a Dio dovevano essere maschi, senza difetto e perfetti, scelti fra i suoi buoi, pecore, o capre. L'unica eccezione riguarda l'offerta volontaria (vv.17-25).
Animali sacrificali dovevano avere almeno una settimana di vita. Non si dovevano scannare nello stesso giorno una vacca, o una pecora e il suo piccolo (vv.26-30). Il comportamento degli Israeliti era quello di riflettere la santità di Dio che li aveva liberati dall’Egitto e ora abita in mezzo a loro (vv.31-33).

9. Legge sulle feste nazionali (23-24:4)
Levitico 23:1-3 introduce le feste nazionali che Israele doveva celebrare. Inizia dicendo di rispettare il giorno del riposo: il sabato, è un riposo consacrato al Signore.
Tre feste erano commemorate tra marzo e aprile; queste tre feste sono chiamate feste primaverili (vv.4-22).
Le feste erano la pasqua che si commemorava la liberazione dall’Egitto da parte del Signore; doveva essere celebrata il quattordicesimo giorno del primo mese. Poi la festa dei pani azzimi, celebrata il giorno dopo la pasqua, ricordava la partenza affrettata del popolo dall'Egitto (vv.4-8). Poi vi era la festa delle primizie (vv.9-14); si consacrava il primo raccolto al Signore, era celebrata il giorno dopo il sabato della settimana degli azzimi. Poi c’è la pentecoste, celebrata cinquanta giorni dopo la pasqua (vv.15-22). Dal momento che questa festa ha segnato la fine della stagione del raccolto, un promemoria è stato dato a non essere egoisti alla mietitura, ma di lasciare un po’ di grano per i poveri.
Poi ci sono le feste autunnali (23-44).
Queste feste sono nel mese di settembre-ottobre. Il primo giorno del settimo mese c’è la festa delle trombe (vv.23-25). In quest’occasione il popolo fu convocato insieme per una cerimonia religiosa per il soffio di trombe, lo scopo della cerimonia era quello di preparare il popolo per la pulizia solenne del peccato che ha fatto seguito una decina di giorni dopo, il giorno dell'espiazione (vv.23-32; cfr. Levitico 16).
Altri cinque giorni più tardi, il quindicesimo giorno del mese, è stato l'inizio della festa di una settimana delle capanne (vv.33-44). 
In quest’occasione la gente viveva in capanne (capanne o ripari) fatta di rami di alberi e foglie in memoria del loro tempo trascorso nel deserto. Questa festa è stata anche chiamata la festa del raccolto, perché segna la fine del raccolto dell’ uva, olive, datteri, fichi e altri prodotti della terra. Era una festa gioiosa, tutto Israele gioiva come segno di ringraziamento a Dio per la sua benedizione su tutta la loro attività agricola.
Ulteriori istruzioni sono, poi ricordate agli Israeliti riguardo le loro responsabilità quotidiane e settimanali in relazione al luogo santo. Il popolo doveva fornire l'olio in modo che i sacerdoti potessero mantenere la lampada accesa di continuo (Levitico 24:1-4). C'era uno scopo pratico affinché si potesse vedere, ma poteva avere anche un significato simbolico legato alla luce della presenza e della salvezza di Dio (cfr. Salmo 27: 1) e, forse, per il ruolo di Israele come una luce per le nazioni (cfr. Zaccaria 4; Luca 2:32).

10. Legge sul pane di presentazione (24:5-9)
I sacerdoti dovevano anche fare in modo che dodici focacce dovevano essere collocate in due file, sei per fila su un tavolo davanti al Signore, rinnovata settimanalmente ogni sabato, i sacerdoti mangiavano ciò che era rimosso(cfr. Esodo 25:23-30).
Questi pani forse simboleggiavano la nazione di Israele, che consisteva di dodici tribù 

11. Legge contro i bestemmiatori e i violenti (24:10-23)
In un litigio tra il figlio di una donna israelita e un egiziano con un israelita, il figlio dell’israelita bestemmiò il nome del Signore e lo maledisse. Fu condotto da Mosè.
Mosè non ha agito frettolosamente nel punire il colpevole, ma aspettò Dio per mostrargli che cosa dovesse fare (vv.10-12).
Il giudizio di Dio è che ogni persona, indipendentemente dalla nazionalità, che ha bestemmiato il suo nome doveva essere lapidato a morte. La partecipazione del pubblico degli accusatori nell'esecuzione li avrebbe sensibilizzati a non fare accuse alla leggera. Dovevano essere assolutamente certi che la persona era colpevole (vv.13-16).
Il principio che Dio ha stabilito come base del giudizio, nel civile come nei reati religiosi, era: la punizione doveva essere in proporzione al crimine. Il capitolo si conclude con la lapidazione del bestemmiatore (vv.17-23).

12. Legge sull’anno sabbatico e il giubileo (25)
Quando gli israeliti conquisteranno Canaan e si divideranno tra le loro tribù e le famiglie, non dovranno essere egoisti, o avidi nel loro uso del terreno. Proprio come le persone e i loro animali da lavoro dovranno riposare un giorno su sette, così la terra dovrà riposare un anno su sette. In questo settimo anno non dovranno seminare e potare, ma potranno mangiare il frutto (vv.1-7).
Ogni cinquantesimo anno ci dovrà essere un giubileo, o un super anno sabbatico. In quest’anno si proclamerà la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti, tutti i terreni che erano stati venduti o altrimenti cambiati nel corso degli ultimi cinquant'anni saranno restituiti al proprietario originale. Ciò ha contribuito a mantenere l'equità della distribuzione originale del terreno. Esso ha impedito ai poveri di perdere la loro proprietà di famiglia in modo permanente, e ha impedito il ricco di ottenere il controllo su tutto il paese (vv.8-12).
In vista del ritorno di tutte le terre al proprietario originale nel cinquantesimo anno, il prezzo di vendita dovrà essere ridotto dal suo valore originale, in modo che fosse proporzionale al numero di anni che rimaneva fino al cinquantesimo anno. Le persone dovranno essere oneste nella loro compravendita di terreni, e non dovranno imbrogliare l'altra (vv.13-17).
La gente non avrà motivo di temere una carenza di cibo durante gli anni sabbatici e giubilari (vv.6, 7, 12). Dio benedirà ogni sei anni con il doppio, e l'anno quarantottesimo con il triplo dei prodotti normali. Ciò garantiva abbastanza cibo durante gli anni sabbatici e giubilari (vv.18-22). Le persone non erano proprietari della terra per sempre e non potranno fare come volevano con essa. Dio era il proprietario; gli israeliti erano come stranieri e ospiti (vv.23-24).
Se qualcuno diventava povero e vendeva la sua parte di proprietà, colui che aveva il diritto di riscatto, cioè il parente più vicino, la riscattava(vv.25-28).
L'unico posto dove non si applicava questa legge era nelle città murate, le case potevano essere riscattate entro l’anno dalla vendita (vv.29-31). I leviti avevano il diritto di riscatto perenne, e se un levita non poteva riscattare la casa venduta nella sua città, gli veniva restituita al giubileo (vv.32-33). I campi situati vicino alle città dei leviti non si potevano vendere perché erano di loro proprietà per sempre (v.34).
Poiché Israele aveva una relazione speciale con Dio, gli israeliti non dovevano approfittarsi degli altri. Essi potevano prestare denaro a chi ne aveva di bisogno, ma senza interessi (vv.35-38). Essi potevano dare occupazione ai poveri e se si vendevano a loro non ne potevano fare schiavi come gli stranieri (vv.39-46).
Quando uno d’Israele si vendeva come schiavo a uno straniero, i loro parenti dovevano fare ogni sforzo per comprarlo di nuovo. Dovevano farlo pagando l'equivalente del salario di un lavoratore per il periodo che va dal giorno della transazione al giubileo, quando normalmente gli schiavi sarebbero stati rilasciati. I padroni dovevano prendere in considerazione il benessere dei loro schiavi e non trattarli con durezza (vv.47-55).

III Benedizioni e maledizioni (26)
I trattati internazionali, oppure i documenti legali, nel mondo antico, si concludevano  con elenchi dei vantaggi che deriverebbero dal rispettarli, e l'invocazione di maledizioni su coloro che non li rispettavano. Questo genere di patti, si trova qui e in Deuteronomio 28. Dopo un'introduzione che ricorda a Israele le richieste essenziali della legge (vv.1-2), il capitolo parla della benedizione del Signore che accompagnerà la loro obbedienza (vv.3-13), le maledizioni del Signore che saranno il risultato della loro disobbedienza (vv.14 -39), e della prospettiva della loro restaurazione dopo il giudizio (vv.40-45).

A) Benedizioni (26:1-13)
Dio ricorda a Israele di mettere in pratica tutto quello che gli è stato  insegnato da Lui (vv.1-2). L'obbedienza avrebbe portato prosperità agricola (vv.3-5), pace, sicurezza e vittoria sui nemici (vv.6-8); aumento numerico (v.9), e un confortante senso della presenza di Dio (vv.3-13). 

B) Maledizioni (26:14-39)
La disobbedienza del popolo avrebbe portato per punizione di Dio: malattia (v.16), sconfitta (v.17), siccità (vv.18-20), bestie feroci (vv.21-22), guerra, carestia e peste (vv.23-31), devastazione, dispersione e desolazione (vv.27-39). 

C)Pentimento e restaurazione (26:40-45)
Nonostante il peccato, il giudizio e l'esilio, c’è speranza. La speranza d’Israele, si trovava nella fedeltà di Dio al Suo patto (vv.42-43,44,45).
Dio li perdonerà quando il popolo confesserà i propri peccati e la loro resistenza a Dio, quando si umilierà e accetteranno la punizione della loro iniquità (v.40-43).

D) Riepilogo (26:46)
Il capitolo si chiude con un riepilogo.

IV Appendice: leggi sui voti e le decime (27)
I voti speciali erano del tutto volontari, quando la popolazione li faceva, doveva impegnarsi ad adempierli (cfr. Deuteronomio 23:21-23). Non c'era colpa se non si faceva un voto, la colpa era se non si adempiva (cfr. Ecclesiaste 5:2-7; Proverbi 20:25).
I voti dovevano essere fatti con la piena consapevolezza del loro costo. Il capitolo tratta di voti che coinvolgono persone (vv. 2-8), animali (vv.9-13), case (vv.14-15), campi (vv.16-25). Poi, Mosè conclude con un alcune regole correlate (vv.26-29).
Dai vv.30-33 vediamo che una decima parte sia delle raccolte del suolo, sia dei frutti degli alberi e degli animali appartenevano a Dio. 
Nel v.34 troviamo una dichiarazione sommaria principalmente per questo discorso. Tuttavia, a causa della sua posizione come l'ultimo verso del Libro del Levitico, funziona anche come la dichiarazione conclusiva del libro. Questa dichiarazione sottolinea l'autorità di queste leggi che il Signore diede a Mosè sul monte Sinai per i figli d’Israele.

Messaggio e scopo
Il libro del Levitico ci parla della santità di Dio, delle Sue leggi sui sacrifici e sui sacerdoti che offrono i sacrifici per se stessi e la popolazione. Quindi, il Levitico parla di ciò che è puro e impuro, delle benedizioni e maledizioni per il popolo, e infine riporta la legge sui voti e la decima.  
Il libro del Levitico è fondamentalmente un manuale per istruire la comunità su come avvicinarsi al Dio santo e come mantenere la comunione con il Dio santo. Dio dà delle leggi a Mosè che deve presentare al popolo; attraverso queste leggi, è rivelato al popolo come avvicinarsi a Lui e mantenere la comunione con Lui.
Levitico racconta come un popolo di peccatori può avvicinarsi a un Dio santo e come potrebbe vivere una vita santa considerando le benedizioni in caso di obbedienza e le maledizioni in caso di disobbedienza secondo il patto con cui sono legati.

Approccio del Nuovo Testamento
A)Gesù.
(1) Gesù come sacrificio. 
Non possiamo comprendere la morte sacrificale di Gesù senza conoscere il sistema sacrificale che troviamo nel Levitico (cfr. per esempio 1 Corinzi 5:7; Ebrei).
Attraverso la familiarità con il Levitico, quindi con i sacrifici siamo in grado di comprendere l'unicità, l’efficacia e la definitività della morte sacrificale di Cristo (Ebrei 7:27; 9:23-28; 10:5-18).
Attraverso la percezione della santità di Dio, del peccato e dell'espiazione descritti nel Levitico possiamo avere una visione essenziale del bisogno e dei benefici disponibili attraverso il sacrificio di Gesù. Attraverso il suo sacrificio tutti coloro che credono in lui hanno il perdono dei peccati e la vita eterna (per esempio Romani 3:21-28; Giovanni 6:47).
La Lettera agli Ebrei fa riferimento spesso al Levitico. Il sistema sacrificale levitico era una rappresentazione del sacrificio di Gesù Cristo, la vera forma di ciò che rappresentavano (Ebrei 9:9-15; 10:1) e, quindi, non ha bisogno di essere ripetuto. I sacrifici levitici si ripetevano continuamente, e se si ripetevano continuamente vuol dire che non rendevano perfetti quelli che li offrivano, non toglievano veramente i peccati, quello di Gesù invece sì (Ebrei 10:1-22). Pertanto, i rituali e i sacrifici levitici non sono più necessari (Ebrei 8:13).

(2) Gesù come Sommo Sacerdote. 
Gesù è il Sommo Sacerdote finale. Il Levitico ci aiuta a comprendere che cosa significa questo ruolo di Gesù e quali speciali requisiti erano importanti per svolgere questo ruolo, sia nel suo ministero terreno e sia nel suo ministero oggi alla destra del Padre (Ebrei 2:17; 3-5; 7-10). 
A differenza dei sacerdoti dell’Antico Testamento Gesù è superiore perché è eterno, santo, innocente e immacolato (Ebrei 7:20-28). 
Poi, riguardo i credenti, il Nuovo Testamento insegna che tutti coloro che appartengono a Gesù sono sacerdoti (1 Pietro 2:9; Apocalisse 2:6; 20: 6). Il Levitico, come sacerdoti, ci fa capire qual è il ruolo per tutti i cristiani e quale dovrebbe essere il loro comportamento: devono vivere una vita santa e il loro servizio deve essere fatto con molta attenzione e devozione, non devono agire con superficialità.

(3) Gesù è il santuario (tabernacolo) dove possiamo avere comunione con Dio.
I grandi benefici spirituali disponibili per mezzo di Gesù possono essere meglio apprezzati attraverso lo studio del Levitico. 
In Levitico vediamo che Dio si manifestava all’interno del santuario, il popolo seguendo le sue leggi riguardo il sacrificio, poteva essere perdonato e poteva avvicinarsi a Dio e adorarlo. 
Nel Nuovo Testamento leggiamo che i credenti che peccano hanno  accesso a Dio mediante il perdono per mezzo di Gesù, il loro santuario. Gesù serve come il loro avvocato, come il loro Sommo Sacerdote, come garante (Giovanni 14:6; Romani 8:34; Ebrei 7:20-28;8:1-2; 1 Giovanni 2:1-2) in modo che essi possano vivere una vita benedetta, libera dalla schiavitù del peccato, e con la speranza della vita eterna (Efesini 1:3-7; Giovanni 3:16). 

B) Il comportamento.
Riguardo il comportamento, poi ripreso nel Nuovo, in Levitico vediamo che c’è la chiamata a essere santi (Levitico 11:44-45; 19:2).
Anche se le leggi rituali nel Nuovo Patto sono cambiate, rimane il principio della santificazione, Gesù esorta a essere perfetti come lo è il Padre (Matteo 5:48). I cristiani sono chiamati “santi” nel Nuovo Testamento; Paolo chiama i cristiani santi (Atti 9:13, 32; Romani 8:27; 12:13; Efesini 2:19; eccetera), e sono esortati a santificarsi (2 Corinzi 6:14-18; 1 Tessalonicesi 4:1-8); Pietro riprende l’esortazione che troviamo in Levitico: “Siate santi, perché io sono santo” (1 Pietro 1:15-16).
Un altro principio importante del Levitico ripreso, poi nel Nuovo Testamento (per esempio Matteo 22:39) è l’amore per il prossimo, amare il prossimo come se stessi (Levitico 19:18).
L’amore è un tema centrale del Nuovo Testamento, una caratteristica presente nei discepoli di Gesù (Giovanni 13:34-35).

C) Il puro e l’impuro. 
Levitico sottolinea molto la differenza tra il puro e l’impuro. Le leggi sul cibo, che simboleggiava lo status unico degli ebrei come l'unico popolo di Dio, nel Nuovo Testamento sono abrogate (Matteo 15:1-28; Marco 7:14-23; Atti 10:1-29; Romani 14:14).

D)Il Sabato.
(1) Gesù e i farisei.
Gesù osservava il sabato fedelmente frequentando la sinagoga e insegnando (Marco 1:21; 6:2; Luca 4:16, 31; cfr. Matteo 5:17), ma è stato coinvolto in alcune discussioni sull’interpretazione sul sabato. Certi farisei lo criticarono quando Gesù permise ai suoi discepoli di raccogliere delle spighe di grano. In quest’occasione Gesù dice che il sabato è stato fatto per l’uomo, e non l’uomo per il sabato, quindi Dio istituì il sabato per dare beneficio agli uomini per farli riposare, ma i farisei con le loro regole trasformarono il sabato in un peso. Gesù disse loro anche che Lui è il Signore del sabato. In questo modo indicava la sua autorità e respinse le regole farisaiche, e ripristinò l’intenzione originaria di Dio riguardo il sabato  (Matteo 12:6; Marco 2:1-23-28). 
Un’altra discussione vi fu, quando Gesù guarì un uomo con una mano paralizzata in giorno di sabato (Marco 3:1-6; cfr. Matteo 12:9-14; Luca 6:6-11). La tradizione farisaica generalmente consentiva la guarigione di sabato solo nei casi in cui la vita era in pericolo. Gesù pone la domanda ai farisei se è permesso di fare il bene o il male, di salvare, o uccidere in giorno di sabato, ma quei farisei non ribatterono, dimostrando di avere torto (Matteo 12:9-14; Marco 3:1-6; Luca 6:6-11).
Così sono avvenuti altri casi di guarigione in giorno di sabato, e le risposte ai farisei dimostrano l’amore di Gesù per queste persone sofferenti poi guarite(Luca 13:10-17; 14:1-6; Giovanni 5:1-30; 9:1-41). Nell’occasione di Giovanni 5, Gesù rivendica la prerogativa di lavorare il giorno di sabato come il Padre, e i farisei lo vogliono uccidere perché non soltanto violava il sabato, ma si faceva uguale a Dio, chiamando Dio suo Padre (Giovanni 5:17—18). 
Queste discussioni sul sabato mettono in evidenza l’interpretazione sbagliata dei farisei riguardo il sabato, e l’autorità e la compassione di Gesù.

(2) Paolo e i giudaizzanti.
Paolo il sabato, in certe occasioni andava nelle sinagoghe a predicare il Vangelo (Atti 13:14-52; 17:2), ma questo non indica che obbligasse a osservare il sabato.
In Colossesi 2:16-17 leggiamo: “Nessuno dunque vi giudichi quanto al mangiare o al bere, o rispetto a feste, a noviluni, a sabati, che sono l'ombra di cose che dovevano avvenire; ma il corpo è di Cristo”. 
La lettera ai Colossesi è stata scritta perché la chiesa era minacciata dai falsi insegnanti con le loro eresie; Paolo la scrisse per proteggere la chiesa da questi falsi insegnamenti. Uno di questi falsi insegnamenti riguarda il legalismo giudaico: per essere salvati è necessaria la circoncisione, l’osservanza di rituali cerimoniali della legge dell’Antico Patto (prescrizioni sui cibi, feste e i sabati), quindi praticare un rigido ascetismo (Colossesi 2:16-23).
In Colossesi 2:16-17, Paolo dice che il cristiano non è obbligato a osservare queste prescrizioni, tra cui anche il sabato e dà la motivazione: sono l'ombra di cose che dovevano avvenire; ma il corpo è di Cristo. Questi aspetti della legge erano ombre di Gesù Cristo, ma dal momento che Gesù è venuto , dando corpo alla realtà che queste ombre prefiguravano, esse non hanno più alcun valore (Ebrei 8:5; 10:1).
Così Paolo aveva messo in guardia anche le chiese della Galazia, facendo capire che ritornare a queste osservanze significava essere schiavi (Galati 4:8-11). Quindi l’osservanza di queste prescrizioni dell’Antico Testamento non devono essere imposte ai credenti del Nuovo Testamento (Romani 14:1-9).
John MacArthur (Sacra Bibbia-Società Biblica di Ginevra pag.1834) commentando Atti 20:7 fa un elenco per cui i cristiani non sono obbligati a osservare il sabato: 1)Il sabato era il segno del patto mosaico (Esodo 31:16-17; Neemia 9:14; Ezechiele 20:12), mentre i cristiani sono sotto il nuovo patto
(2 Corinzi 3; Ebrei 8). 2) Non esiste alcun comandamento nel Nuovo Testamento relativo all’osservanza del sabato. 3) Il comandamento relativo all’osservanza del sabato risaliva al tempo di Mosè. 4)La conferenza di Gerusalemme (Atti 15) non prescrisse l’osservanza del sabato ai credenti non Giudei. 5) Paolo non ha mai ammonito i cristiani contro la violazione del sabato. 6) Il Nuovo Testamento insegna esplicitamente che l’osservanza del sabato non costituisce un obbligo (Romani 14:5; Galati 4:10-11; Colossesi 2:16-17).
Prima della resurrezione di Gesù, i suoi discepoli osservavano il sabato (Matteo 28:1; Marco 16: 1; Luca 23:56), ma dopo i cristiani celebravano il culto in memoria della resurrezione di Gesù Cristo, il primo giorno della settimana: la domenica, il giorno della Sua resurrezione (Atti 20:7-12; 1 Corinzi 16:2; cfr. Matteo 28: 9; Luca 24:34,18-33; Giovanni 20:19-23,26), che è chiamato il giorno del Signore (Apocalisse 1:10). 

Teologia 
A) Leggi
Il Levitico è il libro che parla molto di leggi, infatti, noi alla fine del libro leggiamo: “Tali sono gli statuti, le prescrizioni e le leggi che il SIGNORE stabilì tra sé e i figli d'Israele, sul monte Sinai, per mezzo di Mosè” (Levitico 26:46).
Nel Levitico troviamo leggi rituali e sacrificali, morali e civili, queste leggi fanno parte del patto tra Dio e il suo popolo.

(1) Le leggi del Levitico ci aiutano a comprendere il sacrificio di Gesù.
Alcune di queste leggi come quelle rituali riguardo i sacrifici, la purificazione rituale, e quindi del sacerdozio, con Gesù Cristo sono abolite, perché Gesù le ha adempiute in modo perfette (Matteo 5:17). Gesù ha adempiuto tutti gli ideali sanciti dalla legge dell’Antico Testamento. Il Suo sacrificio è più efficace nell’eliminazione del peccato del sangue di tori e capre. Il Suo sacerdozio è superiore a quello di Aaronne. 
Ma i sacrifici e i rituali leviti hanno la loro importanza perché senza di essi non possiamo capire la morte espiatoria di Gesù Cristo con le sue implicazioni pratiche nella nostra adorazione e servizio al Dio santo.

(2) Le leggi del Levitico ci parlano che non possiamo avere una relazione con Dio secondo i nostri modelli, convinzioni, o principi, ma secondo la sua volontà. 
Il Levitico si occupa delle leggi per come essere graditi a Dio, quindi come avere la comunione con Lui. Pertanto possiamo avvicinarci a Dio secondo le sue indicazioni, le sue istruzioni.

(3) Le leggi del Levitico anche se non sono valide per noi oggi c’insegnano dei principi importanti da seguire.
Alcune leggi del Levitico non sono valide oggi, come per esempio al tempo della mietitura si doveva lasciare delle spighe di grano per i poveri e lo straniero (Levitico 19:9-10), ma rimane il principio di aiutare i poveri e gli stranieri. 
Quindi rimane il principio (e legge) di amare il prossimo come noi stessi (Levitico 19:18; Matteo 22:39).

(4) Le leggi del Levitico c’indicano l’importanza della santificazione e dell’obbedienza diligente, meticolosa e totale.
Per Dio la santificazione e l’obbedienza sono una cosa seria, perciò dobbiamo essere accurati, scrupolosi nel comportamento e servizio.
Questo lo vediamo dalla morte dei due figli di Aaronne, e dalle minacce di maledizioni alla fine del libro.

(5) Le leggi del Levitico c’indicano il modello di carattere e di comportamento di Dio da seguire, siamo chiamati a essere santi.   
Il comandamento sulla santificazione che troviamo nel Levitico è ripetuto nel Nuovo Testamento (Levitico 11:44-45; 19:2; 1 Pietro 1:15-16).
Siamo chiamati a essere santi come lo è Dio! Lui, e nessun altro è il modello che dobbiamo imitare.

B) Sacrificio
Il Levitico è la fonte primaria nell’Antico Testamento per le leggi sul sacrificio e come offrire correttamente i sacrifici a Dio. I sacrifici facevano parte del Patto di Dio con il suo popolo.
In generale, i primi tre sacrifici (olocausti, cereali, e riconoscenza) potevano essere presentati come l’offerente desiderava. Gli ultimi due (i sacrifici per il peccato e per la colpa) sono stati utilizzati per fornire l'espiazione del peccato. 
Questi sacrifici, sono stati divisi in due categorie: (1) quelli offerti spontaneamente a Dio come riconoscenza per le benedizioni ricevute (Levitico 2;3), (2) quelli richieste dal Signore in occasione del peccato all'interno della comunità per la purificazione, la riconciliazione e del peccatore penitente alla comunione con altre persone e con Dio. (per esempio Levitico 1:3-17; 4:1-5:13; 5:14-6:7). 
Allora possiamo dire: in primo luogo, il sacrificio è un dono da parte del devoto in relazione al patto con il Signore, un atto di omaggio e di devozione, un riconoscimento della Sua Sovranità (Per esempio Levitico 1:9,13,17). 
In secondo luogo, un certo numero di sacrifici comprendono un concetto di comunione, o di fratellanza tra i membri del patto. Secondo alcuni studiosi il riferimento è al sacrificio di riconoscenza(Levitico 3 e 7:11-18),che è chiamato anche di comunione perché il nome ebraico di questo sacrificio (šelāmım) deriva dalla radice “šalēm” che significa che indica completo, o intero, ed è relativo, quindi, “šālôm”, cioè benessere e pace. Il fatto che alcuni sacrifici erano anche un pasto (insieme a un animale era presentato un'offerta di cereali, sale, olio, e vino ad esempio, Levitico 7:12-17, cfr.3:11; 21:6,17,21; Numeri 28:2; Ezechiele 44:7) rafforza l’idea di comunione, partecipazione tra Dio e l’offerente, e quindi il legame spirituale, personale e intimo tra Dio e la famiglia. 
Infine, il sacrificio è importante nel ripristinare una comunione interrotta, a causa del peccato, con il Signore, vale a dire l’espiazione.
L'esatto significato della parola ebraica per espiazione (kipper) è incerto (coprire, o riscattare, o pulire-cancellare), il significato in qualche modo è: il sacrificio dell'animale riscatta il peccatore dalla morte che meritava a causa del suo peccato. L'animale sostituisce l’offerente, al posto di dare la propria vita, il devoto dà la vita dell’animale in sacrificio; l'animale offerto al posto dell’offerente prendeva su di sé i suoi peccati e tramite la sua morte sarebbe stato purificato dai peccati. 
L’espiazione, dunque è la purificazione dell'impurità causata dal peccato. Essa si traduce nella rimozione della colpa, nella concessione del perdono, e nel ripristino del rapporto tra il peccatore e Dio. Attraverso l’espiazione l’ira di Dio era placata (Levitico1:3-4) come vediamo dall’espressione: “Sacrificio di profumo soave” (per esempio Levitico 1:9,13,17). 
Senza spargimento di sangue non c’è perdono (Ebrei 9:22). Dio ha ordinato il sangue sacrificale dell’animale come mezzo di espiazione del peccato, questo perché la vita è nel sangue, una vita è sacrificata per un altro, il sangue della vittima innocente è stato dato per la vita di colui che ha peccato  (Levitico 17:11). 
Ma attenzione, nonostante la sua natura efficace, l’offerta del sacrificio non  produceva automaticamente il perdono, l’offerta dove essere accompagnata dalla confessione del peccato commesso (Levitico 5:5; 16:21). Era necessario che il peccatore colpevole venisse davanti a Dio con un atteggiamento di fede (cfr. Abacuc 2:4), contrizione e pentimento, altrimenti il suo sacrificio offerto sarebbe stato un abominio davanti al Signore (Proverbi 15:8; 21:27; Ecclesiaste 5:1).
L'atto esterno del sacrificio rituale era simbolico e rappresentativo della disposizione del cuore. Nessuna richiesta di perdono è sincera, se non c’è la rinuncia al peccato nel cuore. Nessun desiderio, o preghiera di comunione con Dio può essere espressa realmente da un sacrificio, se non ci fosse il desiderio di camminare in armonia con la volontà di Dio. Dio non voleva i sacrifici senza il pentimento che portava all’obbedienza (cfr. 1 Samuele 15:22-23; Salmo 51:16-17; Proverbi 21:3; Isaia 1:12-17; Geremia 7:21-23; Osea 6:6; Amos 5:21-24; Michea 6:6-8).
Il Nuovo Testamento afferma che il sacrificio di Gesù Cristo con la sua morte, quindi il suo sangue fa l'espiazione per il peccato (Matteo 26:28; Marco 10:45; Giovanni 1:29; Romani 4:25; 1 Corinzi 5:7; Efesini 5:2; Ebrei 1:3; 9:14,26; 10:10-14,19-20; 1 Pietro 1:19; 2:24; 1 Giovanni 2:1-2). 
La morte di Gesù Cristo sulla croce ha così sostituito il sistema levitico dei sacrifici, questi erano la prefigurazione, la rappresentazione, o il simbolo del sacrificio di Gesù Cristo. Gesù è venuto ad adempiere la legge del sacrificio (Matteo 5:17).
Proprio come nel vecchio sistema, Dio ci invita ancora a rispondere individualmente con il pentimento e la fede (Atti 20:21), perché Cristo possa diventare un sostituto per noi, per riscattarci dal nostro peccato e dalla colpa.
I sacrifici dell’Antico Patto, e quindi quello di Gesù Cristo ci parlano che Dio ha preso l'iniziativa di stabilire i mezzi con cui l’espiazione dei peccati poteva essere effettuata; Dio dice come fare. L’ espiazione non è altro che una creazione della grazia di Dio!

C) Santità
Un tema importante del Levitico, probabilmente il tema centrale è la santità. Noi leggiamo: “Poiché io sono il SIGNORE, il vostro Dio; santificatevi dunque e siate santi, perché io sono santo. Non contaminate le vostre persone per mezzo di uno qualsiasi di questi animali che strisciano sulla terra. Poiché io sono il SIGNORE che vi ho fatti salire dal paese d'Egitto, per essere il vostro Dio. Siate dunque santi, perché io sono santo” (Levitico 11:44-45).
La chiamata di Dio per Israele a vivere una vita santa si basa sul Suo carattere santo.
Tutto il libro parla di santità. Dio è santo e vuole che anche il suo popolo lo sia. Noi vediamo la santità di Dio dalle leggi sui sacrifici, sui sacerdoti e il loro ministero (capitoli 1-10); dalle leggi su ciò che è puro e impuro, quindi sulla santificazione quotidiana, e dalle benedizioni e maledizioni, dalle leggi sui voti e decime (capitoli 11-27).
In Levitico noi vediamo che Dio è inaccessibile (Esodo 19:16-24; 33:20; 1 Timoteo 6:16)  per la sua perfezione e diversità, Dio è di una natura diversa dall’uomo, è separato da ciò che è mondano, dal profano, dal terreno. È intrinsecamente santo, sacro, messo a parte (Salmi 22:3; Isaia 6:3; 57:15), è libero dalle caratteristiche dell’ umanità decaduta (Giosuè 24:19; Osea 11:9 ). La santità è ciò che contraddistingue Dio dalle sue creature (1 Samuele 2:2). La santità è prima di tutto una caratteristica trascendente di Dio, una caratteristica intrinseca al suo carattere. Santo indica che Dio è moralmente perfetto (1 Giovanni 1:5).
Il popolo di Dio è santo perché appartiene a Lui (Esodo 19:6; Levitico 20:26), e come tale è chiamato a santificarsi (Levitico 11:44-45; 19:2). Questo vale anche per i cristiani oggi. Gesù Cristo, con il Suo sacrificio ha santificato chi gli appartiene (1 Corinzi 6:9-11; Ebrei 10:10-14), chi gli appartiene è santo (1 Pietro 2:9), e quindi è chiamato a santificarsi con l’aiuto dello Spirito Santo (Matteo 5:48; Romani 6:1-14; 8:12-17; 2 Corinzi 6:14-7:1; 1 Pietro 1:15-16). Santificarsi significa assomigliare a Dio! Tale processo è reciproco: Dio santifica (Levitico 20:8; 21: 8,15,23; 22:9,16,32) e le persone devono santificarsi (Levitico 11:44-45; 20:7).

D) Presenza di Dio
Nel Levitico vediamo la presenza di Dio.
Possiamo dire che la presenza di Dio è una presenza localizzata, nel santuario quindi visibile e tangibile, poi vediamo una presenza generale, cioè in ogni momento e in mezzo al suo popolo, permanente e invisibile. 

(1)Presenza localizzata.
Dio è presente nel santuario. Le leggi sul sacrificio dicono ripetutamente che le cerimonie si svolgono "davanti al Signore" (per esempio Levitico 1:5,11; 3:1,7,12;4:4,6,7,15,17,18,24; eccetera); i sacrifici erano di profumo soave per il Signore (per esempio Levitico 1:9,13,17; 2:9; 3:5). Nell'offrire il sacrificio i sacerdoti si presentano davanti al Signore (Levitico 16:1;21:17). Per non essere puniti anche con la morte (Levitico 8:35; 10:2,6,7,9;16:2,13), era della massima importanza per i sacerdoti obbedire rigorosamente alle istruzioni di Dio nello svolgimento delle loro funzioni e non agire di propria iniziativa (Levitico 8:9,13,17,21,29, 36, eccetera). 
Dio parlava regolarmente a Mosè nel tabernacolo (Esodo 33:7-17; 40:36-38; Levitico 1:1; 4:1; eccetera).
Nelle occasioni speciali la gloria divina appariva con una nuvola e fuoco, in modo che tutte le persone potevano riconoscere la sua presenza (Esodo 40:34-38; Levitico 16:2,13).
La legge iniziale data sul Sinai, l'erezione del tabernacolo, così anche i primi sacrifici dei sacerdoti sono stati caratterizzati in questo modo (Esodo 19; 40:34-38; Levitico 9:23-24). 
Così anche furono i giudizi su figli di Aaronne, tutta la nazione, e Core e i suoi sostenitori (Levitico 10:2; Numeri 14:10-12; 16:19-40).
Riguardo il tabernacolo il Signore ha ordinato di farlo costruire  (Esodo 26), e ha deciso di stabilire la Sua presenza in mezzo a loro (Esodo 29:42-46). La sua gloria scendeva sul tabernacolo in modo che tutta l'assemblea poteva vedere che era lì (Esodo 40:34-36; Levitico 9:23; 16:2).

(2) Presenza generale.
Dio era presente in ogni momento nella vita del suo popolo in modo invisibile.
Tutta la vita dell'uomo deve essere vissuta nella presenza di Dio. Dio è in ogni luogo (Geremia 23:23-24), e osserva tutto e tutti e conosce ogni cosa (Salmo 33:13-15;Geremia 17:10; Ebrei 4:13). Noi troviamo un’espressione ricorrente: “Io sono il Signore vostro Dio”(per esempio Levitico 18:2-5; 19:3-4,10; 20:7), per indicare che sono legati a Dio con un Patto di obbedienza, quindi ogni giorno e in ogni aspetto della loro vita, gli israeliti, devono  considerare il Signore del patto. Il comportamento di ciascun membro del popolo del Patto deve rispecchiare quello di Dio stesso (Levitico 20:7). Il popolo è chiamato a temere Dio (Levitico 19:14, 32; 25:17,36, 43). Essi sono avvertiti: chi trascura la sua legge e gli disobbedisce sarà giudicato (Levitico 17:9-10; 18:29; 20:5-6; 26:14-43), Dio camminerà in contrasto con loro (Levitico 26:21, 24, 28, 41). Ma se gli obbediscono, possono aspettarsi di godere il più alto di tutte le benedizioni divine, la sua presenza personale (Levitico 26:12).  
Riguardo la presenza di Dio in mezzo al suo popolo, nel Nuovo Testamento, è stata manifestata con l’incarnazione di Gesù. Alludendo alla descrizione del tabernacolo Giovanni disse: “E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre” (Giovanni 1:14). 
Ogni cristiano è un tempio di Dio, dove Dio è presente (1 Corinzi 6:19-20). 

E) Sabato e feste nazionali.
La legge dell’osservanza del sabato (Levitico 19:3, 30, 26: 2) e delle feste nazionali (Levitico 23-25) erano momenti da osservare, erano momenti speciali per riposarsi dalle fatiche, gustare i prodotti del proprio lavoro, avere comunione con gli altri del popolo e lodare  il Signore per le sue benedizioni.

(1)Il sabato.
Il sabato era un segno del patto tra il Signore e Israele (Esodo 31:12-17; cfr. Levitico 26:2). 
L'ordinanza del sabato ricordava a Israele che Dio è il Creatore e il Signore.
Dio dopo i sei giorni della creazione, il settimo, cioè il sabato si riposò (cfr. Esodo 20:8-11)
La giornata di sabato è il settimo giorno della settimana. Il sabato è stato pensato come un giorno di riposo e ristoro per la popolazione e gli animali (cfr. Esodo 23:12).
Ma non era solo un giorno di riposo, il sabato è stato santificato e apparteneva al Signore, e aveva un carattere speciale; era il Suo giorno (Esodo 16:23, 25; 20:10; 31:15), quindi era un giorno sacro per il popolo di Dio.
La giornata di sabato era un giorno solenne e allo stesso tempo gioioso. Si celebrava Dio come Creatore e Redentore. Era una giornata vissuta alla presenza del Signore, un riconoscimento della Sua Signoria. 
Un principio importante che noi troviamo nell’osservanza del sabato (o della domenica) è il riposo e la dedicazione di quel giorno al Signore celebrando la verità che è il Creatore, Signore e Salvatore. A volte per turni di lavoro, un credente non può riposarsi e andare in chiesa (per i cristiani la domenica), ma il principio è comunque di riposarsi un giorno a settimana per dedicarlo al Signore.
Ma c’è anche un riposo sabbatico eterno.
Nella lettera agli Ebrei si parla di riposo sabbatico (Ebrei 4:9). Dio vuole che il suo popolo condivida il Suo sabato di riposo (Ebrei 4:1,10). Si tratta del riposo dalle proprie opere (fatiche - cfr. Apocalisse 14:13), come Dio si riposò dopo la creazione il settimo giorno, così ha preparato un riposo sabatico (eterno) per il suo popolo.
L’autore dell’epistola agli Ebrei esorta gli indecisi, gli increduli a credere in Cristo per entrare nel riposo di Dio (Ebrei 3-4). Chi entra nel riposo di Dio, dopo aver ascoltato e creduto al Vangelo (Ebrei 4:1-3) entra in un riposo sabbatico, il riferimento è: il pieno e completo riposo nei cieli alla presenza di Dio, sottolinea festa e gioia, espressa nel culto e nella lode a Dio (Ebrei 12:22-24).
Benché, il cristiano oggi gusta un po’ del riposo di Dio lo godrà pienamente in futuro, quanto sarà alla presenza di Dio nei cieli (Giovanni 14:1-2; 17:21; Colossesi 1:5; 1 Pietro 1:3-4; Apocalisse 21:4).

(2) Feste nazionali.
Le feste nazionali sono state ordinate secondo il calendario agricolo geografico d’Israele in modo che gli israeliti potevano riconoscere il Signore come loro provveditore e sostenitore.
Queste feste ricordavano al popolo ciò che il Signore aveva fatto e ricordavano che le benedizioni presenti erano il risultato degli eventi passati. 
Le grandi feste ebraiche commemoravano occasioni specifiche in cui Dio aveva raggiunto il Suo popolo e aveva provveduto per loro nella loro angoscia. Celebrando queste feste in maniera regolare, gli ebrei continuamente avrebbero affermato che il loro Dio aveva diretto il loro destino, li aveva aiutati e sostenuti con amore e potenza, ricordava loro la presenza dinamica di Dio in mezzo a loro e per loro. Queste feste erano occasioni gioiose vissute in presenza del Signore.
Nel Levitico leggiamo che era previsto anche un "sabato" di riposo per la terra. Dopo sei anni di semina, coltivazione, e raccolta, la terra si lasciava riposare, ma se ne mangiava i frutti (Esodo 23:11; Levitico 25:1-7). Il ciclo sabbatico culminava con il Giubileo (Levitico 25:8-24). Queste ordinanze sabbatiche sono state progettate per promuovere l'uguaglianza sociale ed economica e per inculcare importanti principi comunitari del patto nella società ebraica, tra cui: (1) ringraziamento per la provvidenza passata e il continuo sostentamento di Dio durante l'anno di riposo, o incolto per fede, (2) il perdono e la remissione dei debiti, (3) il rispetto delle persone create a immagine di Dio nell’affrancamento o il rilascio di schiavi, e (4) la pratica della generosità e l'idea di gestione nella redistribuzione della terra. 
Quindi l’insegnamento per noi oggi è la riconoscenza a Dio per il passato e la fede che Dio provvederà in futuro (vedi per esempio Efesini 5:20; Filippesi 4:19).
Inoltre troviamo anche il principio di amore e solidarietà che si manifestano con il perdono e l’aiuto pratico (per esempio Colossesi 3:12-14; 1 Giovanni 3:16-17).

F)Patto 
Tutte le leggi contenute nel Levitico fanno parte del patto, o alleanza del Sinai. Il patto formalizzava il rapporto tra il Signore e Israele (cfr Esodo 19-24).
Riguardo il patto vediamo tre aspetti.

(1) In primo luogo, il patto ci parla del rapporto tra Dio e il Suo popolo. 
Il Signore divenne re d'Israele, e Israele è diventato il suo tesoro speciale che si distingueva dalle altre nazioni del mondo con l’obbedienza (Esodo 19:5-6; 20:1-17;Levitico 26:12-13).
Il motivo principale del patto è avere un rapporto e continuare la comunione tra Dio e il popolo, e non ci poteva essere questo senza il culto; Dio dà al suo popolo un culto che permette al popolo di avvicinarsi a Lui (santo) per mezzo dell’espiazione attraverso i sacrifici per essere graditi e per mezzo del culto il Signore si avvicinava al popolo. 
I sacrifici erano una parte del culto di un popolo redento legato con un patto con il loro Dio. 

(2) In secondo luogo, il patto è stato fondato sulla grazia di Dio. 
Dio aveva fatto una promessa ad Abramo (Genesi 12:1-3), e nel salvare il popolo  dalla schiavitù egiziana, ha dimostrato la sua fedeltà alla sua promessa e il suo amore per Israele. 
Il patto è stato fatto per iniziativa del Signore (cfr. Esodo 20:1-2; Levitico 25:38), il Signore aveva liberato Israele schiavitù in Egitto (Levitico 11:44-45; 18:3-5; 19:32-37; 22:31-33), pertanto il Signore è il loro Dio. 
Israele, a sua volta, mostrava la sua gratitudine per la salvezza osservando la legge. La legge non era un modo per guadagnarsi la loro salvezza; la legge è stata data a un popolo già salvato (cfr. Esodo 20:2-17; Levitico 26:12-13).
Il popolo è chiamato a essere santo perché appartiene al Signore, perché è stato liberato da Lui (Levitico 11:44-45).

(3) In terzo luogo nel patto vi erano promesse e minacce (Levitico 26). 
Benedizioni in caso di obbedienza, maledizioni in caso di disobbedienza.
Queste maledizioni del patto fanno da sfondo agli avvertimenti dei profeti nei tempi successivi.
Ma la disobbedienza e le maledizioni terribili non comportano un rigetto totale da parte di Dio. Lo scopo delle maledizioni in Levitico 26 era quello di sensibilizzare il popolo a ritornare a Dio, di farlo tornare indietro dalle sue vie malvagie (Levitico 26:18, 21, 23, 27) e Dio sarà pronto a ripristinare il rapporto interrotto a causa dei peccati (Levitico 26:40-44). La ragione per la fedeltà di Dio è la sua promessa fatta ai patriarchi (Levitico 26:42-45; cfr. Esodo 32:11-14; Deuteronomio 4:30-31; 30:1-10; Isaia 49:15; Geremia 31:36). La benedizione divina dipende dall’obbedienza, ma la disobbedienza non comporterà il rigetto totale di Dio perché è fedele.
I cristiani sono legati a Dio attraverso un nuovo patto per sua iniziativa grazie al sacrificio di Gesù Cristo mediante il quale i nostri peccati possono essere perdonati e avere la certezza della vita eterna per fede (Matteo 26:26-28; Giovanni 3:16; 10:28) 
Ma come l’Antico Patto, i membri del Nuovo, non sono salvati perché osservano la legge (Romani 3:19-20; Galati 2:15-16), ma chi è salvato obbedisce (Giovanni 14:15; Efesini 2:8-10; Giacomo 2:14-26; 1 Pietro 1:14-16; 1 Giovanni 2:3).  

Domande di studio
1) Perché questo libro è stato chiamato Levitico? 

2) Chi ha scritto il Levitico? Per quali motivi?

3) Come si potrebbe definire il genere letterario del Levitico?

4) Possiamo dividere il libro del Levitico in quante parti? Li puoi elencare? 

5) Qual è il messaggio e lo scopo del Levitico?

6) Qual è l’approccio del Nuovo Testamento riguardo al Levitico? 

7) Cosa c’insegnano le leggi scritte nel Levitico? 

8) Quando il sacrificio offerto aveva valore per Dio?

9) Cosa implica la santità di Dio per noi?

10) Come si manifestava la presenza di Dio in mezzo al suo popolo?

11) Descrivi brevemente gli aspetti del patto.

Bibliografia
Archer G.L., Introduzione all’Antico Testamento: La Parola del Signore; vol.1, ed. Voce della Bibbia, Modena,1972.

Arnold, B. T., & Beyer, B. E. (2008). Encountering the Old Testament: a Christian survey (Second Edition). Grand Rapids, MI: Baker Academic.

Barker, P. A. (2003). Sabbath, Sabbatical Year, Jubilee. In Dictionary of the Old Testament: Pentateuch. Downers Grove, IL: InterVarsity Press.

Carson, D. A., France, R. T., Motyer, J. A., & Wenham, G. J. (A c. di). (1994). New Bible commentary: 21st century edition (4th ed.). Leicester, England; Downers Grove, IL: Inter-Varsity Press.

Dumbrell, W. J. (2002). The faith of Israel: a theological survey of the Old Testament (2nd ed.). Grand Rapids, MI: Baker Academic.

Easton, M. G. (1893). In Easton’s Bible dictionary. New York: Harper & Brothers.

Elwell, W. A., & Beitzel, B. J. (1988). Baker encyclopedia of the Bible. Map on lining papers. Grand Rapids, Mich.: Baker Book House.

Elwell, W. A., & Comfort, P. W. (2001). In Tyndale Bible dictionary. Wheaton, IL: Tyndale House Publishers.

Fleming, D. C. (1994). Concise Bible commentary. Chattanooga, TN: AMG Publishers.

Gordon J. Wenham, The book of Leviticus, New International Commentary,  1979 W. B. Eerdmans Publishing Co. Database 2010 WORDsearch Corp.

Gispen, W. H. (1996). Leviticus, Book Of. In D. R. W. Wood, I. H. Marshall, A. R. Millard, J. I. Packer, & D. J. Wiseman (a c. Di), New Bible dictionary (3rd ed.). Leicester, England; Downers Grove, IL: InterVarsity Press.

Greenlee, J. H. (2008). An Exegetical Summary of Hebrews (2nd ed.). Dallas, TX: SIL International.

John MacArthur, La Sacra Bibbia, società Biblica di Ginevra, 2006.

Hartley, J. E. (1998). Leviticus (Vol. 4). Dallas: Word, Incorporated.

Hill, A. E. (2009). A Survey of the Old Testament. Grand Rapids, MI: Zondervan.

Kistemaker, S. J., & Hendriksen, W. (1953–2001). Exposition of Hebrews (Vol. 15. Grand Rapids: Baker Book House.

La Sor, W. S., Hubbard, D. A., & Bush, F. W. (1996). Old Testament survey: the message, form, and background of the Old Testament (2nd ed.). Grand Rapids, MI: William B. Eerdmans Publishing Company.

Lindsey, F. D. (1985). Leviticus. In J. F. Walvoord & R. B. Zuck (a c. Di), The Bible Knowledge Commentary: An Exposition of the Scriptures (Vol. 1). Wheaton, IL: Victor Books.

Longman, T., III, & Dillard, R. B. (2007). An Introduction to the Old Testament (Second Edition). Grand Rapids, Michigan: Zondervan.

McCann, J. C., Jr. (1979–1988). Sabbath. In G. W. Bromiley (a c. Di), The International Standard Bible Encyclopedia, Revised. Wm. B. Eerdmans.

Myers, A. C. In The Eerdmans Bible dictionary. Grand Rapids, MI: Eerdmans.

O’Brien, P. T. (2010). The Letter to the Hebrews. Grand Rapids, MI; Nottingham, England: William B. Eerdmans Publishing Company.

R.K. Harrison, Introduction to the Old Testament, Hendrickson Publisher edition, Peabody, Massachusetts, 2004.  

Rooker, M. F. (2000). Leviticus (Vol. 3A). Nashville: Broadman & Holman Publishers.

Smith, J. E. (1993). The Pentateuch (2nd ed.). Joplin, MO: College Press Pub. Co.

Westerholm, S., & Evans, C. A. (2000). Sabbath. In C. A. Evans & S. E. Porter (a c. Di), Dictionary of New Testament background: a compendium of contemporary biblical scholarship . Downers Grove, IL: InterVarsity Press.

Wolf, H. (1991). An introduction to the Old Testament Pentateuch. Chicago: Moody Press.