sabato 28 marzo 2015

1 Corinzi 10:31-11:1. I parametri del cristiano

1 Corinzi 10:31-11:1. I parametri del cristiano
Paolo in questi versetti conclude l’argomento dei capitoli 8-10, la discussione sul mangiare la carne sacrificata gli idoli e da un’indicazione generale su quali devono essere i parametri del nostro comportamento.
Ci sono molte cose chiare nella Bibbia su come dobbiamo comportarci, quando la Parola di Dio ci dice che qualcosa è sbagliato è sbagliato, quando ci dice che è giusta è giusta.
Ma a volte ci sono questioni su cui Dio non ha parlato, altre volte non sappiamo come comportarci in una circostanza, o non sappiamo prendere una decisione, quali sono allora i parametri da seguire, i criteri di misurazione?
Paolo conclude il discorso dicendo che i parametri del nostro comportamento sono: glorificare Dio e cercare il bene degli altri.
Questi due parametri sono la rotaia su cui deve scorrere il nostro comportamento.

I PRIMO PARAMETRO: FATE TUTTO ALLA GLORIA DI DIO
Il v.31 dice: “Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio”.
Prima di tutto vediamo il:
A) Significato di “gloria”
Nella Bibbia:
(1) Gloria è usato per indicare Dio stesso
Geremia 2:11-12 dice: "C'è forse una nazione che abbia cambiato i suoi dèi, sebbene non siano dèi? Ma il mio popolo ha cambiato la sua gloria per ciò che non giova a nulla. O cieli, stupite di questo; inorridite e restate attoniti», dice il SIGNORE.  'Il mio popolo infatti ha commesso due mali: ha abbandonato me, la sorgente d'acqua viva, e si è scavato delle cisterne, delle cisterne screpolate, che non tengono l'acqua'". 
Questi versetti riassumono l’orrore del profeta dinanzi all’apostasia del suo popolo. 
A differenza delle nazioni pagane che rimanevano fedeli ai loro dèi, sebbene non fossero vere divinità, perché mancano di quelle caratteristiche, di quella pienezza assoluta di potere e di dinamicità che contraddistingue il vero Dio, Israele ha cambiato la sua gloria: Yahveh, per dèi inutili che non giovano a nulla! 
Noi vediamo ancora che gloria si riferisce per indicare Dio stesso in 2 Pietro 2:16-17: "Infatti vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del nostro Signore Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole abilmente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua maestà.  Egli, infatti, ricevette da Dio Padre onore e gloria quando la voce giunta a lui dalla magnifica gloria gli disse: 'Questi è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto'". 
“Magnifica gloria” era un modo tipico di riferirsi a Dio senza menzionare il nome di Dio (Testamento di Levi 3:4; 1 Enoch 14:20). 
In questo senso Dio stesso è parafrasato con “magnifica gloria” secondo l’usanza giudaico-rabbinico di evitare il nome di Yahveh. 
Quindi “Magnifica gloria” è un modo di dire che si riferisce a Dio e può essere tradotta con gloria suprema, o sublime, o gloria maestosa. 
Perciò la “gloria” indica l’unicità di Dio, l’essere divino distinto da tutti gli altri esseri! Nessuno è simile a Dio, la gloria indica questo! (Esodo 15:1,11; Isaia 40:25).
Nella Bibbia:
(2) Gloria indica il carattere di Dio
“Gloria” indica la sintesi, la somma di tutti gli attributi di Dio, quindi la Sua perfezione, le caratteristiche interne di Dio, la Sua bellezza, grandezza, eccellenza. 
La gloria di Dio indica lo splendore e la luminosità che è inseparabilmente collegata con tutte le virtù di Dio (Salmo 96:3; Romani 3:23).
(3) Gloria indica la sua auto-rivelazione, o manifestazione (Esodo 24:15-17; Ebrei 1:1-3)
La gloria di Dio era una presenza che conduceva (Esodo 13:20-22), era una presenza che proteggeva e salvava (Esodo 14:19-20), una presenza risolutiva, potente.
La sua presenza è potenza efficace, non conosce ostacoli, è vittoriosa; questo è illustrato nella liberazione dalla schiavitù in Egitto con segni e prodigi (Numeri 14:22; Salmi 105:26-45). 
La gloria di Dio era una presenza che provvedeva ai bisogni materiali (Esodo 16:7-8), una presenza che incoraggiava (Esodo 33:9-11,17-23). 
La gloria di Dio era una presenza che incontrava l’uomo nel culto prima nel tabernacolo e poi nel tempio (Esodo 29:42-43; Esodo 40:34-38; 1 Re 8:10-11).
Infine:
(4) Gloria si riferisce all’importanza, la posizione sociale ragguardevole, all’onore, prestigio e alla reputazione
In questo caso l'idea è di qualcosa che è pesante nel senso di essere notevole, o impressionante, di peso come rango, dignità e posizione, di forza, di prestigio come il re (1 Re 3:13). 
Si riferisce all’onore, al rispetto, all'attribuzione di alto status di una persona come quella di Giuseppe in Egitto che era il secondo dopo il faraone (Genesi 45:13; 41:40-41; Numeri 22:15; Proverbi 11:16). 
Oppure il principe Sichem era l’uomo più onorato in tutta la casa di suo padre (Genesi 34:19; 1 Samuele 9:6; 2 Samuel 23:23).
Le persone in posizioni di responsabilità e di autorità avevano onore e rispetto. (Esodo 20:12; Malachia 1:6; Salmi 8:6; Giobbe 9:9; 1 Samuele 4:21; Michea 1:15; Isaia 5:13; 8:7; 17:3-4).
Dio ci tiene alla Sua gloria.
In Isaia 48:11 è scritto: “Per amor di me stesso, per amor di me stesso io voglio agire; perché infatti dovrei lasciare profanare il mio nome? Io non darò la mia gloria a un altro”.
Dio ha creato ogni cosa principalmente per glorificare se stesso! Questo è il suo scopo!
Parlando del popolo di Israele: in Isaia 43:6-7 è scritto: “Dirò al settentrione: «Da'!» E al mezzogiorno: «Non trattenere»; fa'venire i miei figli da lontano e le mie figlie dalle estremità della terra: tutti quelli cioè che portano il mio nome, che io ho creati per la mia gloria, che ho formati, che ho fatti”. (Cfr. Isaia 60:21;61:3; 1 Pietro 4:11).
In Romani 11:36: “Perché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno. Amen”.  
Mentre in Colossesi 1:16-17 dice: “Poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati,                                   potenze; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.  Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui”.
Dio è la sorgente, il sostenitore e lo scopo finale della creazione!
Dio salva i peccatori per innalzare se stesso questo lo troviamo scritto in Efesini 1:6,12,14. 
Quindi “fate tutto alla gloria di Dio” si riferisce agire in modo tale che Dio, il Suo carattere e le sue azioni siano innalzate, onorate!
La gloria di Dio è la Sua suprema preoccupazione e dovrebbe essere la nostra suprema preoccupazione.
La preoccupazione per la gloria di Dio è il motivo fondamentale per la vita cristiana.
Così vediamo lo:
B) Scopo del cristiano
Lo scopo del cristiano è fare tutto alla gloria di Dio.
Il v.31 dice: “Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio”.
“Fate tutto alla gloria di Dio significa:
(1) Onorare Dio con il nostro comportamento
Alla domanda “qual è lo scopo primario dell’uomo”, il Catechismo minore di Westminister, versione Battista risponde: “ Lo scopo primario dell’uomo è glorificare Dio e gioire in lui sempre.”
Lo scopo della nostra esistenza è la gloria di Dio! 
Lo scopo della nostra esistenza è innalzare il nome di Dio con tutto quello che siamo, abbiamo e in tutto quello che facciamo. 
Paolo ci esorta: "Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio". 
Non vi è nulla di più ordinario e abitudinario del mangiare e bere, ma anche questo deve essere fatto per la gloria di Dio, come anche qualsiasi altra cosa deve essere fatta per la gloria di Dio. 
L'idea di mangiare e bere è nel contesto alle cose sacrificate agli idoli, ma non si limita a questo, Paolo dice “qualche altra cosa” e cioè tutto!
La prospettiva di Paolo è totalizzante!
“Qualche altra cosa” (panta) esclude la possibilità di avere compartimenti nella nostra vita in modo che si potrebbe riservare una parte a esso per fare come meglio ci pare!!
Ciò che non è, o non può essere, per la gloria di Dio, deve essere escluso dal nostro comportamento!!
La sua gloria deve essere il nostro impegno di vita, lo scopo di tutta la nostra vita, che ora appartiene al Signore perché siamo stati comprati a caro prezzo (1 Corinzi 6:20; 7:23). 
Non solo quando mangiamo, o beviamo, ma qualunque cosa noi facciamo, lo dobbiamo fare per la gloria di Dio!! 
“Fate tutto alla gloria di Dio” significa, dunque vivere in modo tale che Dio si onorato sia con il proprio comportamento e sia in modo tale che:
(2) Dio sia onorato da altre persone
Noi cristiani siamo dei segni positivi, o negativi verso coloro che non lo sono!
Siamo dei segni che siamo stati toccati e salvati da Dio, che Dio vive in noi e si vede dal nostro comportamento.
Gesù dice “ Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli” (Matteo 5:16).
L'apostolo Pietro ha esortato i suoi lettori a vivere con integrità, ad avere una buona condotta in modo che laddove sparlano dei cristiani chiamandoli malfattori, possano essere smentiti dalle loro buone opere e diano gloria a Dio quando li visiterà (1 Pietro 2:12).
Noi siamo delle tracce per gli altri affinché trovino Dio!
Ma in questo possiamo fallire!
Paolo parlando dei Giudei che disonorano Dio trasgredendo la legge, benché loro si vantino della legge citando Isaia 52:5 dice: “Il nome mio è bestemmiato per causa vostra fra gli stranieri” (Romani 2:24).
Il credente può profanare, con il suo cattivo comportamento, il nome di Dio in mezzo alla società (Ezechiele 36:23).
Noi dobbiamo fare tutto in modo tale che Dio sia onorato.
Paolo aveva detto al capitolo 6:12 e al capitolo 10:23 che ogni cosa è lecita, ma non ogni cosa è utile, e possiamo aggiungere ogni cosa deve essere fatta per la gloria di Dio.
Se abbiamo in mente sempre questo parametro e se ci chiediamo prima di ogni comportamento se quello che stiamo per fare glorifica Dio oppure no, allora noi faremo con la forza dello Spirito Santo ciò che Dio non vuole!
Lo scopo della nostra esistenza dunque, non è la nostra soddisfazione, gratificazione, i nostri interessi, ma glorificare Dio.
“Fate” (poieite- presente attivo imperativo) è all’imperativo presente, quindi è una nostra responsabilità di ogni giorno comportarsi in modo da glorificare Dio (cfr. Efesini 6:7; Colossesi 3:17,23; 1 Pietro 4:11).
Certo siamo liberi, ogni cosa è lecita, ma lo scopo è di utilizzare con attenzione la nostra libertà per glorificare Dio. 
Una persona o vive una vita che onora Dio, o un vita che lo disonora!!
Dio viene disonorato quando qualcuno pecca, quando vi è ipocrisia religiosa e a causa di questo peccato il Suo nome è bestemmiato dai non-credenti!
Non glorifichiamo Dio se le nostre vite non sono in armonia con lui e i suoi precetti.
Allo stesso modo Dio è appositamente onorato e glorificato quando il Suo popolo è fedele e obbediente.
II SECONDO PARAMETRO: RICERCATE IL BENE DEGLI ALTRI 
Oltre ad avere in mente la gloria di Dio, il cristiano deve anche tenere in mente il bene degli altri.
Il cristiano è chiamato a: 
A) Costruire la fede degli altri
v.32 dice: “Non date motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla chiesa di Dio”
Si tratta di un principio per tutti i cristiani!
Un cristiano deve cercare di vivere senza colpa ovunque si ritrova per edificare gli altri nella fede, aiutarli a crescere in maturità e stabilità cristiana.
“Non date” ( ginesthe-presente medio imperativo) è un imperativo presente, indica essere, diventare, o fare, indica un comando da praticare ogni giorno, è un’azione continua. 
“Motivo di scandalo” (aproskopoi) indica irreprensibili, senza offesa, inciampare, caduta.
Quindi noi dobbiamo essere irreprensibili, non dobbiamo recare offese, o fare inciampare, cadere gli altri moralmente e spiritualmente. 
Questo non significa che dovremmo essere piacevoli agli altri per non offenderli compromettendo la verità del Vangelo.
Se molte persone sono offese dal Vangelo è il loro problema, ma quando sono inutilmente, offese dal nostro comportamento peccaminoso, questo è il nostro problema e disonora il Signore. 
 “Non date motivo di scandalo”  significa che non dobbiamo fare nulla per impedire loro di venire alla fede, o per indebolire la loro fede, significa evitare di fare danni morali e spirituali. 
Metaforicamente, indica non portare gli altri a peccare, o sviarsi con il nostro stile, o modo di vivere peccaminoso, quindi rendere una strada senza ostacoli, liscia.
Quindi siamo liberi, ma la libertà che abbiamo in Cristo deve servire a costruire la fede delle persone!
Significa che non dobbiamo rendere difficile agli altri credere al Vangelo(cfr. Atti 15: 20-29), o crescere nella fede, o sviarli dalla fede (1 Corinzi 9:12; cfr. 1 Corinzi 8:7-13; 2 Corinzi 6:3; Romani 14:13, 20-21). 
Paolo menziona tre gruppi di persone che coprono tutta l'umanità a cui non bisogna essere d’inciampo: Giudei, Greci e la chiesa di Dio.
Ognuno di loro ha differenti reazioni.
(1) I Giudei
Si riferisce agli ebrei che non sono cristiani, quindi rappresentano le persone religiose.
Non essere motivo di scandalo per quanto riguarda i Giudei significava non fare nulla che poteva dare loro l'impressione che l'insegnamento cristiano tolleri l'idolatria e che diventare un cristiano comporterebbe l'abbandono della confessione di base di un solo Dio.
(2) I Greci
Si riferisce ai pagani, ai Gentili, o tutti i non-ebrei, che non sono cristiani.
Non essere motivo di scandalo per quanto riguarda i "greci" significava non fare nulla che poteva confermare la legittimità della loro resistenza, o indifferenza all’unico vero Dio.
(3) La Chiesa di Dio 
Si riferisce ai credenti cristiani, al popolo di Dio in Cristo Gesù.
Non essere motivo di scandalo per la chiesa di Dio è portare fuori strada un credente debole nella fede nell’incoraggiarlo lasciare l’adorazione di un solo Dio e di un solo Signore; significava non fare nulla che possa incoraggiare i cristiani a ritornare a pratiche idolatriche.
B) Compiacere a tutti
Nel v.33 è scritto: “Così come anch'io compiaccio a tutti in ogni cosa, cercando non l'utile mio ma quello dei molti, perché siano salvati”. 
Nel compiacere a tutti troviamo:
(1) Il servizio
“Così come” (kathōs) introduce un paragone spiegando il modo e il motivo per cui non essere motivo di scandalo. 
“Compiaccio” (areskō- presente attivo indicativo) indica accogliere, dare piacere, soddisfazione, felicità, indurre qualcuno a sentirsi bene, quindi essere premurosi, rispettosi verso tutti.
Ha l’idea di servizio nell’interesse degli altri, il cercare il benessere degli altri.
Il verbo, tra i greci era usato spesso in contesti di schiavitù: l'obiettivo dello schiavo era di compiacere il padrone.
Non significa cercare di guadagnarsi il favore degli uomini a discredito della verità del Vangelo e quindi della gloria di Dio.
John MacArthur riguardo il ministero di Paolo scrive: “Paolo non mutilava il suo messaggio, non lo abbreviava per fare felice la gente. Non aveva la benché minima intenzione di rimuovere lo scandalo dal Vangelo (Galati 5:11). Non fece mai uso di metodologie che potessero alimentare la concupiscenza dei suoi ascoltatori e, di certo, non seguì mai il pragmatismo dell’odierno ministero di mercato. Ciò che rendeva efficace il ministero di Paolo non era il senso del mercato, ma un caparbio attaccamento alla verità. Egli era ambasciatore di Cristo, non il suo agente commerciale! La verità, per lui, era un qualcosa da proclamare, non da negoziare.  Paolo non si vergognava del Vangelo (Romani 1:16). Fu disposto a patire molte sofferenze per amore della verità (2 Corinzi 11:23-28). Non si arrese mai di fronte all’ opposizione, o al rifiuto. Non scese mai a compromessi con i non credenti e non strinse mai alleanze con i nemici di Dio”.
Paolo non predicava un messaggio che gli altri volevano sentire secondo la sapienza del mondo per compiacere le persone a discapito della verità per essere gradevole.
Paolo non era il tipo che approvava tutto e non si opponeva a niente per essere approvato dagli uomini, non cercava il favore degli uomini, infatti in Galati 1:10 Paolo afferma: “Vado forse cercando il favore degli uomini, o quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo”.
Il senso di “compiacere” è di essere servo per guadagnare a Cristo molte persone come leggiamo in 1 Corinzi 9:19: “Poiché, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti, per guadagnarne il maggior numero”.
Nel compiacere a tutti troviamo:
(2) Il sacrificio per uno scopo
“Cercando non l'utile mio ma quello dei molti, perché siano salvati”.
La nostra libertà cristiana è data a noi non per il nostro bene, ma per il bene degli altri.
La preoccupazione di Paolo non è che lui stesso sia gradito alle persone, ma che il suo comportamento sia tale che egli non possa ostacolare la loro salvezza.
“Così come anch'io compiaccio a tutti in ogni cosa, cercando non l'utile mio ma quello dei molti, perché siano salvati” significa farsi servo di tutti (panta) senza discriminazione, in ogni cosa (pasin) in un modo da conquistare il popolo di Dio (1 Corinzi 9:3-4, 19-25).
Ciò che Paolo voleva sacrificare non era la verità del Vangelo, ma se stesso per salvare le anime. 
Non si trattava di modificare il Vangelo per adattarlo al mondo, ma di comportarsi in modo tale da non essere un ostacolo all’ascolto e alla comprensione del Vangelo (1 Corinzi 9:19-23).
Paolo non cercava il proprio tornaconto personale, ma il bene dei molti (Isaia 53:11; Marco 10:45; Romani 5:15-19)
Paolo cercava l’utilità (sumphoron), cioè il vantaggio, il beneficio di molti e non il suo, con lo scopo che questi fossero salvati.
Il verbo “siano salvati” (sōthōsin- aoristo passivo congiuntivo) è in forma passiva, e ha Dio come agente. 
È la salvezza dal peccato e dalla perdizione eterna, dall’inferno (Matteo 1:21; 18:11; Luca 19:10; Atti 2:40; Romani 5:9; Giovanni 3:16-17; Giacomo 5:20).  
Paolo, o qualsiasi altro cristiano non è l’autore della salvezza di una persona, ma è uno strumento nelle mani di Dio che proclama il Vangelo, spiega la via della salvezza, e Dio si aspetta che i suoi servi siano fedeli alla sua Parola (1 Corinzi 4:1-2).
Attraverso il sacrificio espiatorio di Gesù Cristo e l'azione dello Spirito Santo, Dio concede la salvezza al suo popolo.
(3) La sollecitazione ai credenti
1 Corinzi 11:1 Paolo ci esorta dicendo: “Siate miei imitatori, come anch'io lo sono di Cristo”.
Questo versetto serve a concludere l'argomentazione di Paolo per questa sezione, Paolo ha appena dato il suo principio di azione al v.33 del capitolo 10, egli ora li esorta a seguire il suo esempio (cfr. 1 Tessalonicesi 1:6; 2 Tessalonicesi 3:7,9).
“Siate miei imitatori, come anch'io lo sono di Cristo” indica sia l’autorità che aveva Paolo e sia il modello di rinunciare al proprio diritto di libertà per il bene degli altri.
La sollecitazione di Paolo ai credenti è di seguire il suo esempio come lui segue quello di Cristo!
“Siate miei imitatori”  letteralmente è: “ Imitatori miei siate” (mimētai mou ginesthe) “Siate” (ginesthe) è un imperativo presente e indica “diventate” piuttosto che “essere”.
“Siate” indica lo sforzo morale, o cercando di fare questo; finora non vi era alcuna prova che stavano cercando di imitarlo.
Quale punto di somiglianza ha in mente Paolo?
Paolo ha in mente il sacrificio dei propri diritti al fine di beneficiare gli altri, come ha fatto Cristo che si è sacrificato sulla croce per i peccatori.
Come Cristo non ha cercato il proprio vantaggio (1 Corinzi 10:24), ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo fino al punto di morire sulla croce per salvare gli altri (Filippesi 2:1-8), così Paolo è stato perseguitato e porta nel suo corpo la morte di Gesù (2 Corinzi 4: 10-11). 
Come Cristo era ricco e si è fatto povero per amor nostro per farci diventare ricchi (2 Corinzi 8: 9), così Paolo era come un povero, ma arricchiva molti (2 Corinzi 6:10)
Come Cristo ci ha amati e ha dato se stesso come sacrificio a Dio quale profumo di odore soave (Efesini 5:2), così Paolo è consapevole del suo potenziale martirio (Filippesi 2:17). 
Il sacrificio di Cristo per gli altri diventa la norma di comportamento cristiano e il modello per l'evangelizzazione cristiana. 
Il sacrificio nel contesto si riferisce rinunciare alla propria libertà di mangiare carni sacrificate agli idoli per non scandalizzare gli altri.
I Corinzi reclamavano il diritto di fare come gli piaceva a loro riguardo agli idoli, Paolo ricorda loro che la libertà non deve diventare motivo d’inciampo per gli altri.
Paolo dice che se un non credente invita a pranzo un credente a casa sua, il credente può mangiare tutto senza chiedersi se quella carne provenisse dai sacrifici agli idoli; ma se qualcuno gli dice che quella carne è sacrificata agli idoli, il credente non deve mangiarla per non turbarlo, o per non far pensare a lui o ad altri, anche ai cristiani più deboli, che riconosca e accetti l’idolatria (vv.23-30; cfr.1 Corinzi 8:7-13).
La libertà non deve divenire un mezzo per offendere, o turbare, o essere motivo di caduta per un non credente, o un credente debole (1 Corinzi 8:8-13).
La nostra libertà non deve danneggiare gli altri, questo è un principio che va applicato a molte circostanze (1 Corinzi 8:9). 
Il cristiano maturo non si avvale del suo diritto di libertà per il bene degli altri!
Prima di se stesso il cristiano mette l’altro, questo indica umiltà, abnegazione, dedizione sacrificio di sé per il degli altri.
Tutta la comunità cristiana deve riflettere l'amore e la compassione di Cristo che si è sacrificato per i peccatori.
1 Pietro 2:21: “Infatti a questo siete stati chiamati, poiché anche Cristo ha sofferto per voi, lasciandovi un esempio, perché seguiate le sue orme”.
Viviamo in una società sempre più narcisistica, egoista e orgogliosa che alimenta già la nostra natura egocentrica!
Ma non è la nostra società, il modello da seguire, ma quello di Gesù Cristo:umile e altruista per la gloria di Dio.
CONCLUSIONE 
Quando non sappiamo come comportarci in una circostanza, o non sappiamo prendere una decisione; in questi casi dobbiamo chiederci come posso glorificare Dio? Oppure sto glorificando Dio in questa circostanza? Oppure glorificherò Dio in quella circostanza?
Ma l’altro parametro è il bene degli altri, quindi dobbiamo chiederci come posso fare del bene agli altri? Oppure Sto facendo del bene agli altri con il mio comportamento? Il mio comportamento aiuta gli altri ad andare a Cristo per la loro salvezza, o crescita?
Sono una pietra d’inciampo per il prossimo?
Quella circostanza, quel comportamento sarà di buona testimonianza per le persone che non conoscono Dio e per quelle che conoscono Dio? 
Con il mio comportamento incoraggio, o incoraggerò a vivere una vita santa, retta e moderata?
Voglio farti due domande:
1) La prima domanda è: stai glorificando Dio con il tuo comportamento?
Dio deve avere il primato su tutto, deve essere al primo posto perché è Dio, il nostro Creatore Colui che ci ha creato e lo ha fatto per la Sua gloria.
2) La seconda domanda è: stai servendo gli altri con uno spirito di sacrificio rinunciando al tuo io per la loro salvezza e crescita morale e spirituale?
I parametri cristiani della nostra vita sono: prima di tutto Dio, poi gli altri e infine noi!
Mentre nel mondo i parametri sono prima io, poi gli altri e poi Dio, e molti non credono proprio a Dio.
Purtroppo dobbiamo ammettere che molti cristiani che entrano in chiesa sono più preoccupati per la propria gloria.
Anche “ministri” di Dio operano per innalzare se stessi usando gli altri!
Non deve essere così se siamo veramente discepoli di Gesù Cristo!