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Romani 6:23: La vita eterna è in Cristo Gesù

Romani 6:23: La vita eterna è in Cristo Gesù

La società postmoderna è una società incerta, se a questo aggiungiamo oggi la pandemia che stiamo vivendo, allora l’incertezza aumenta, e non è solo un’incertezza sanitaria, ma anche economica, sociale ed esistenziale.

Una cosa certa di sicuro è la morte!

Paolo in questo versetto parla della certezza della morte, ma parla anche della certezza della vita eterna!

Paolo non ha nessun dubbio riguardo l’esistenza della vita dopo la morte e nemmeno ne parla come questa si possa perdere una volta che l’hai ricevuta!

L’apostolo Paolo, nel capitolo 6 di Romani, sta spiegando che il cristiano in virtù della sua unione spirituale con Gesù Cristo è libero dal peccato e fatto servo di Dio, ha la santificazione e la vita eterna. 

Al v. 23 l’apostolo aggiunge un chiarimento, spiega la ragione di quanto detto nei vv.21-22 e al tempo stesso fa una conclusione solenne e impressionante di tutto il capitolo. 

Al v.23 vediamo che “salario” è in contrasto con “dono”, “peccato” con “Dio”, “morte” con “vita eterna”. 

In questo versetto vediamo tre aspetti. 

Il primo aspetto è: la necessità della vita eterna, poi il donatore della vita eterna, e infine lo strumento mediante il quale abbiamo la vita eterna.

Cominciamo a considerare:

I LA NECESSITÀ DELLA VITA ETERNA  

“Perché il salario del peccato è la morte”.

Il motivo per cui è necessaria la vita eterna è il peccato e di conseguenza la morte.

Seneca diceva: “È proprio così: non riceviamo una vita breve, ma tale la rendiamo e non ne siamo poveri, ma scialacquatori”. 

Non so a che cosa si riferisse Seneca, e molti oggi direbbero che Seneca in questo caso sia un po' esagerato, ma di certo non vivere la vita come vuole Dio significa sciuparla! 

Vediamo prima di tutto:

A) La consistenza del peccato 

Ci sono vari punti di vista riguardo il peccato.

O.J. Gibson elenca cinque concezioni popolari riguardo il peccato:

1. Il peccato non esiste.   

2. Il peccato è ciò che nuoce a qualcun altro.

3. Il peccato sono le cattive abitudini.   

4. Il peccato è un pensiero sbagliato, o un cattivo giudizio.

5. Il peccato dispiace a Dio, ma non è una cosa grave.

Secondo la Bibbia, il “peccato” (hamartía) è un atto, o un sentimento che trasgredisce, o ignora qualcosa richiesto dalla legge di Dio, dalla Sua volontà, o dal Suo carattere, sia con il pensiero, il sentimento, con le parole, o con le azioni. 

Il peccato è la disobbedienza e la resistenza alla volontà di Dio, il rifiuto della Sua Signoria.

È un'espressione di disprezzo e ribellione verso l'autorità sovrana di Dio.

Il peccato è la dichiarazione di indipendenza e autonomia da Dio, l’affermazione dell’orgoglio e dell’egoismo dell'uomo.

Il peccatore non vuole riconoscere Dio come Suo Signore, egli vuole semplicemente essere al centro della sua vita e del suo universo in modo autosufficiente e indipendente!

Oswald Chambers diceva: “L'essenza del peccato è il mio diritto ad affermare rivendicare me stesso”.

È un ammutinamento morale e spirituale da parte dell'uomo rispetto a Dio!

Il peccato è mancare il bersaglio di ciò che vuole Dio, è un'offesa in relazione a Dio con enfasi sulla colpa; è mancare il vero scopo della nostra vita, che è Dio.

B) L’universalità del peccato

Un vecchio proverbio cinese dichiara: “Ci sono due uomini buoni, uno è morto e l'altro non è ancora nato”. 

Tutte le persone, ricche e povere, giovani e anziani hanno una cosa in comune: il peccato, eppure ci sono molte persone che dicono di non essere dei peccatori.

La Bibbia ci dice che tutte le persone, di tutti i tempi siamo peccatori, senza nessuno escluso.

In Romani 3:23 leggiamo: “Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”. (cfr. Genesi 6:11-12; 1 Re 8:46; Ecclesiaste 7:20; Isaia 53:6; Romani 1:18-32; 3:9-19).

Nessuno di noi è al 100% come Dio vuole, e fa sempre ciò che Dio vuole (cfr. Romani 3:19-20), siamo privi della gloria di Dio, cioè non siamo santi come lo è Lui e non c’è la Sua approvazione!

Chi dice di essere senza peccato si sta ingannando, è bugiardo, e fa Dio bugiardo perché Dio stesso ci dice che siamo peccatori (cfr. 1 Giovanni 1:8-10). 

C) La conseguenza del peccato 

“Il salario del peccato è la morte”.

Paolo ci fa capire quanto sia terribile il peccato, e quindi è qualcosa da cui dobbiamo stare attenti per non servire e obbedire (Romani 6:6,12), a cui dobbiamo resistere (Ebrei 12:4).

 Diversi anni fa, ci fu una spaventosa esplosione vulcanica nello stato di Washington, quando il Monte Sant’Elena il 18 maggio 1980 letteralmente scoppiò. Il fianco nord si staccò e franò a valle. Questa esplosione provocò una nube di cenere incandescente che si spostò a oltre 100 km orari distruggendo tutto ciò che incontrava nel suo cammino. Una nuvola densa e nera si sollevò nella stratosfera con esplosioni e fulmini creando oscurità nel raggio di 200 km dal vulcano. Morirono 57 persone e tantissimi furono gli sfollati. Lo sceriffo Bill Closner disse: “Le persone erano nelle zone di pericolo intorno alla montagna perché si rifiutarono di obbedire ai blocchi stradali. Il punto è che nessuno ha voluto ascoltare”. 

Anche se il pericolo era fisicamente imminente, la gente si rifiutava di obbedire alle regole. 

Ora la stessa cosa avviene nella vita spirituale. 

Il peccato, o la disobbedienza hanno sempre conseguenze, eppure tantissime persone, la maggior parte, ignorano le conseguenze gravi del peccato!

Paolo ci dice che il salario del peccato è la morte!

Il “salario” (opsōnion) era originariamente utilizzato per la paga di un soldato in denaro, o in provviste, ma venne poi utilizzato per qualsiasi tipo di stipendio, salario, o indennità. 

Alla base della metafora c'è l'idea di pagamenti regolarmente ricorrenti. 

Dunque, il “salario” è il risultato finale, o la conseguenza di un'attività, visto come qualcosa che si riceve in cambio. 

In questo versetto il peccato è raffigurato come un ufficiale in comando che paga uno stipendio a un soldato, o come un proprietario di schiavi che paga un'indennità a uno schiavo, o un agente che paga il salario. 

Paolo ci dice che il salario del peccato è la morte (cfr. Ezechiele 18:4, Romani 5:12; 6:16, 21, 23; 7:5; 8:6,13; Giacomo 1:13-15), quindi la ricompensa, o la conseguenza del peccato è la morte! 

Anche se il peccato promette una grande ricompensa, la sua conseguenza invece è la morte. 

Leon Morris scriveva: “I peccatori ottengono ciò che hanno guadagnato. La morte non è una sentenza arbitraria, ma l'inevitabile conseguenza del loro peccato”.

La morte (thanatos) è la cosa che fa più paura alle persone fino a esserne angosciati e a portarle alle malattie mentali.

Adesso esistiamo, ma un giorno moriremo, non c’è modo di sfuggire anche se facciamo di tutto per vivere più a lungo possibile, ma la morte è inevitabile, è una realtà terribile!

L’umanità ha questo conflitto esistenziale, la tensione tra la consapevolezza dell’inevitabilità della morte e il desiderio di continuare a esistere.

Ci sono diversi motivi per cui una persona ha paura di morire, 563 persone a un sondaggio del 1961 risposero così:

1) La mia morte causerebbe dolore ad amici e parenti. 

2) Tutti i miei piani e progetti giungerebbero a conclusione. 

3) Il processo del morire potrebbe essere doloroso. 

4) Non potrei più fare alcuna esperienza. 

5) Non sarei più in grado di badare a chi dipende da me. 

6) Ho paura di quello che potrebbe accadermi se ci fosse una vita dopo la morte. 

7) Ho paura di quello che potrebbe accadere al corpo dopo la morte.

Il filosofo Jacques Choron, in un articolo sulle principali opinioni filosofiche sulla morte, distinse tre tipi di paura della morte: 1) quello che viene dopo la morte; 2) l’evento del morire; 3) il cessare di essere.

In generale quando la Bibbia parla di “morte” (thanatos) ne parla in tre modi: la morte fisica come giudizio di Dio (Luca 23:15; Giovanni 11:4,13; Romani 5:12; 8:38; Salmo 90:3-5).

La morte spirituale, cioè la mancanza di comunione con Dio (Giovanni 5:24; 1 Giovanni 3:14; cfr. Isaia 59:1-2).

La morte eterna, o seconda, e implica una punizione eterna (Giacomo 1:15; 5:20; 1 Giovanni 5:16-17; Apocalisse 2:11; 20:6,14; 21:8). 

Il Dio santo e giusto giudica il peccatore! (per esempio Salmo 90:7-12; Romani 1:18; 2:3; 6:21). 

Dio aveva avvertito Adamo a non mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, perché nel momento in cui ne avrebbe mangiato, sarebbe morto (Genesi 2:15-17), così è stato (Genesi 3:1-19), ed è anche per noi oggi (cfr. Romani 5:12; 1 Corinzi 15:21-22).

Quindi la morte come punizione del peccato passa da Adamo a tutti i suoi discendenti. 

Anche se può indicare tutte e tre i tipi di morte insieme senza distinzione, la “morte”, in contrasto con vita eterna si riferisce alla morte eterna, all’eterna separazione da Dio, all’inferno, luogo di tormento cosciente eterno (Luca 16: 24–25; Apocalisse 20:6,14, 21:8). 

La morte è la finale e irreversibile separazione da Dio dalla Sua vita e presenza!

Il peccato è ingannevole promette la vita, invece dà la morte! 

Non dobbiamo aver paura di parlare di peccato e delle sue conseguenze gravi, e nemmeno velarne, o sminuirne la gravità!

Spesse volte, cerchiamo di minimizzare la presenza del peccato e i suoi effetti dannosi.

Un pastore di una chiesa metodista in Australia predicava sul peccato. Uno dei membri dei responsabili della chiesa è andato in seguito a parlare con lui nel suo studio. Ha detto al pastore: “Dottor Howard, non vogliamo che parli così chiaramente come lei fa per il peccato, perché se i nostri ragazzi e le nostre ragazze ti sentono parlare così tanto del peccato, diventeranno più facilmente peccatori. Chiamalo un errore se vuoi, ma non parlare così chiaramente del peccato.”

Il pastore andò in un ripostiglio e riportò una piccola bottiglia di stricnina che era chiaramente contrassegnata come ‘veleno per topi’. Così disse al responsabile: “Capisco cosa vuoi che io facessi. Volevi che cambiassi l'etichetta. Supponiamo di togliere questa etichetta di ‘veleno’ e mettere al suo posto: ‘Essenza di menta piperita’; cosa accadrebbe? Più dolce fai l'etichetta; più pericoloso fai il veleno”.

Allora insieme a William Gurnall possiamo dire: “Non pensare mai di trovare il miele nel barattolo quando Dio scrive veleno sulla sua etichetta”.

Ma non finisce qui!

Vediamo:

II IL DONATORE DELLA VITA ETERNA

A) Dio è il donatore della vita eterna 

“Ma il dono di Dio è la vita eterna”.

Paolo dice che Dio dona la vita eterna. 

Il “ma” (de – congiunzione avversativa) esprime il contrasto.

Dunque, l’opposto del salario del peccato e della morte è il dono della vita eterna di Dio. 

L’umanità allora ha un "salario" guadagnato a causa del peccato contro la possibilità di avere un dono da Dio.

In contrasto con il "salario del peccato" che è dovuto (cfr. Romani 4:4), la vita eterna è gratuitamente concessa ai cristiani da Dio stesso e non viene data in cambio di qualcosa da parte nostra che facciamo, non la compriamo con qualcosa, è un dono di Dio. 

La morte è un salario meritato, mentre la vita eterna è immeritata! 

I diritti che abbiamo sono solo in relazione al peccato, e di conseguenza questi diritti diventano il nostro giudizio perché siamo schiavi del peccato (cfr. Giovanni 8:34; Romani 6:17). 

Ma la vita eterna è un dono di Dio!

“Dono” (charisma), indica il favore concesso da Dio, un beneficio dato liberamente e senza merito che proviene dalla grazia di Dio come traduce giustamente la San Paolo: “Il dono di grazia di Dio”. 

Il dono della vita eterna non è meritato! È un regalo e i regali non si pagano, si accettano, o si rifiutano!

Non è una ricompensa perché in noi c’è qualcosa di buono, o perché abbiamo fatto qualcosa di buono, è il risultato della grazia di Dio, cioè il Suo favore immeritato, quindi non suscitato dalla disposizione della creatura che la riceve (per esempio Efesini 2:1-10; Tito 3:3–7). 

Agostino diceva: “La grazia di Dio non trova gli uomini adatti alla salvezza, ma li rende tali”. 

Dio per la Sua grazia ci rende adatti alla salvezza!

Per la grazia di Dio, riceviamo la vita eterna. 

La vita eterna è un regalo dato gratuitamente secondo il favore e la gentilezza di Dio, dunque non è meritata, infatti siamo peccatori!! 

Così com’è affermata più volte, la salvezza, o giustificazione, o vita eterna, non è per le nostre buone opere, ma per la sola grazia di Dio (cfr. Romani 3:19-24; 4:4,16; 11:5-6; Galati 2:16; 5:3-4; Efesini 1:6-7; 2:5-9, 2 Tessalonicesi 2:16; Tito 3:7; 1 Pietro 5:10). 

La distribuzione della salvezza, o delle pene del giudizio sarà in perfetto accordo con le opere degli uomini.

Se mentre i giusti saranno salvati, gli ingiusti saranno condannati all’inferno!

Se mentre la punizione dei peccatori è il giusto frutto e la meritata retribuzione delle loro stesse opere, la ricompensa elargita ai giusti è un dono gratuito e immeritato di Dio per amore di Cristo. 

I peccatori non hanno fatto nulla e non possono fare nulla per meritare la vita eterna! 

Sempre Leon Morris scrive: “La vita eterna non è una ricompensa per i servizi resi. Non ci sono elementi di retribuzione o di compensazione”. 

Il dono della vita eterna è di Dio, cioè Dio è la sorgente, o l’agente. 

Solo l’eterno Dio (Deuteronomio 32:40; Salmo 90:2; Isaia 40:28) è Colui che ci può dare la vita eterna, noi con il nostro peccato abbiamo offeso Dio e solo Dio ci può perdonare quando gli confessiamo i nostri peccati (Salmo 32:5; 1 Giovanni 1:8-10). 

Se il peccato crea una barriera tra noi e Dio e ci conduce alla morte, Dio nella Sua grazia ci dà la vita eterna.

 Consideriamo ora:

B) La natura della vita eterna

La “vita eterna” (zōé aiónios) si riferisce al tempo della vita, a un’esistenza senza fine; indica un’esistenza continua che non è toccata dalle limitazioni del tempo. 

Non esiste la fine, non esistono giorni, mesi e anni! 

È un tempo illimitato! 

Anzi non esiste il tempo! 

La Bibbia ci dice che la vita eterna comincia nel momento in cui una persona crede, nel momento della conversione (Giovanni 3:16; 5:24), e non finisce con la morte fisica. 

Anche se la morte fisica segna una discontinuità tra questa vita e la prossima, in realtà la vita eterna ci garantisce una continuità; non finisce tutto con la morte!! 

Il credente ha la certezza della vita eterna con Dio (per esempio 2 Corinzi 5:1-10; Filippesi 3:20-21; 1 Pietro 1:3-5). 

Ma la vita eterna non indica solo la durata, indica anche il tipo di vita. 

La vita eterna indica qualcosa di diverso dalla vita dell’uomo come qualità, una vita completamente diversa da quella che stiamo vivendo adesso su questa terra, infatti, non ci saranno più sofferenze, conflitti; stress di vario genere e abiteremo per sempre con Dio! 

Per esempio in Apocalisse 21:3-4 leggiamo: “Udii una gran voce dal trono, che diceva: 'Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio.  Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate'”.

Infine consideriamo:

III LO STRUMENTO DELLA VITA ETERNA 

“Ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore”.

Gesù Cristo è la chiave e il fondamento di tutta la vita spirituale che è in noi. 

È venuto per dare la vita e per darla in abbondanza (Giovanni 10:10).

“In Cristo Gesù nostro Signore” indica lo strumento per cui abbiamo il dono della vita eterna, la grazia di Dio scende attraverso di Gesù (cfr. Romani 5:15,21). 

“In” (en - dativo) si riferisce a una stretta relazione, all’unione spirituale con Gesù Cristo, ed è lo strumento per cui riceviamo la vita eterna (cfr. Giovanni 11:25-26; 14:6; 17:3; Romani 5:21; 2 Timoteo 1:1; Ebrei 5:9; 9:12; 1 Giovanni 5:11-12). 

Prima di tutto vediamo:

A) L’entità di Cristo Gesù, il Signore

Napoleone Bonaparte riguardo Gesù disse: “Tra Gesù e chiunque altro nel mondo non c'è paragone possibile”.

Gesù Cristo è unico! Nessuno è come Lui!

Prima di tutto Paolo parla di:

(1) Cristo

La parola "Cristo" in greco (Christos) letteralmente è "Unto", termine che corrisponde a una parola ebraica (māšaḥ) tradotta con "Messia" che ha lo stesso significato. 

Nell’Antico Testamento gli unti erano messi a parte per qualche scopo speciale. 

Mosè unse Aronne e i suoi figli, come i primi sacerdoti di Israele (Esodo 28:41), il profeta Samuele unse Saul e Davide come re di Israele (1 Samuele 10:11; 16:3). 

Così anche i profeti erano unti (1 Re 19:16). 

Il titolo è stato applicato al Messia (2 Samuele 7:8-16), e gli ebrei erano in attesa di questo speciale liberatore, l'Unto di Dio, il Cristo. 

Quindi “Cristo” indica il ruolo di Gesù come Messia promesso, come anche testimoniato da Dio al suo battesimo (cfr. Matteo 3:16-17; Marco 1:10-11; Luca 3:21-22; Giovanni 1:25-34). 

Il Messia, doveva essere il figlio di Davide (Matteo 22:42) e, come Davide, doveva venire da Betlemme (Giovanni 7:41-42). 

Quindi, Gesù era l'adempimento della profezia, l'unto di Dio, ordinato e qualificato da Dio per svolgere il compito di salvare il Suo popolo (Matteo 1:21), come ci ricorda anche l’altro nome: Gesù.

Consideriamo ora:

(2) Gesù

Il nome "Gesù" era un nome ebraico comune, ma nessun altro porta il nome di Cristo! 

Il nome: “Gesù” (Iēsous) è la forma di una parola ebraica (Yēšua’ una versione abbreviata di Yehošua˓, cioè Giosuè) che significa “il Signore è salvezza”, o “il Signore salva”. 

Gesù è nato per essere il Salvatore! 

Solo Dio può salvare perché è il Signore, la salvezza è attribuita solo a Dio nell’Antico Testamento! (Genesi 49:18; 2 Re 19:15–19; 2 Cronache 14:11; 20:5–12; Salmo 3:8; 25:5; 37:39; 62:1; 81:1; Isaia 12:2; Geremia 3:23; Lamentazioni 3:26; Daniele 4:35; Michea 7:7; Abacuc 3:18; Zaccaria 4:6; Giona 2:9). 

Nel Nuovo Testamento l'enfasi è altrettanto forte (Matteo 19:25-28; 28:18, Luca 12:32; 18:27; Atti 4:12; Efesini 2:8; Apocalisse 1:18; 3:7; 5:9; 19:1-6; 19:16). 

Gesù non solo avrebbe testimoniato della salvezza di Dio, ma Lui stesso sarebbe stato la salvezza! 

Il nome “Gesù” esprime la natura del Dio Salvatore. 

Con la Sua opera Gesù salverà il Suo popolo dai loro peccati. 

Così il nome “Gesù”, evidenzia, la Sua natura, cioè “Il Signore salva”, e lo scopo della Sua venuta nel mondo: salvare il Suo popolo dai loro peccati. 

Gesù non avrebbe salvato il Suo popolo dall’impero Romano, né avrebbe istituito un regno terreno, è venuto per salvare dai peccati! 

Gesù non è uno dei tanti salvatori, è il Salvatore (sōté̄r; Luca 2:11; Giovanni 4:42), l’unico per cui possiamo essere salvati (Atti 4:12) dai peccati, che ci libera dalla schiavitù del peccato (Romani 6:20) e dalla sua conseguenza: il giudizio di Dio e la perdizione eterna (Giovanni 3:16-18,36; Romani 6:22-23). 

Infine vediamo:

(3) Signore

La parola “Signore” (kuriō – apposizione) qualifica, specifica e chiarisce ancora di più la natura di Gesù Cristo. 

“Signore” combina gli elementi di proprietà, potere e autorità, quindi la subordinazione e l’obbedienza dell’umanità che deve alla divinità (cfr. Luca 6:46; Romani 14:7-8). 

Il Signore è colui che ha il controllo, o il dominio su tutti e tutto, con il potere di disporre come vuole. 

Nella prima predicazione apostolica di Pietro, la signoria di Gesù è al centro della salvezza (Atti 2:21,36), e la confessione pubblica di Gesù come “Signore”, era al centro della fede cristiana e la base dell'appartenenza alla chiesa (Atti 16:31; Romani 10:9; 1 Corinzi 8:6; 12:3; Efesini 4:2; Filippesi 2:11).  

Ma una dichiarazione formale deve scaturire da una sincera espressione di fede come vediamo dagli avvertimenti di Gesù (Matteo 7:21; Luca 6:46).

“Signore” (kuriō) è usato anche per Dio nella traduzione greca dell’Antico Testamento (per esempio Genesi 2:8; Esodo 3:2; Salmo 32:2; ecc.), anche nelle citazioni del Nuovo Testamento della Settanta (per esempio, Matteo 3:3; 4:7; Marco 12:11; 12:29; Luca 1:9; Romani 4:8; ecc.). 

Ma, come vediamo in questo versetto, è usato anche per Gesù mostrando così la Sua natura divina (altri esempi, Romani 10:9; 14:9; 1 Corinzi 12:3; 1 Corinzi 15:25,28; Filippesi 2:11; Apocalisse 1:5; 17:14).

“Cristo”, “Gesù”, e “il Signore” indicano:

B) L’esclusività

Non possiamo considerare Gesù come una delle tante figure religiose, Egli è l’unica ed esclusiva fonte di vita e di luce (cfr. per esempio Giovanni 1:9; 8:12).

 Questi nomi, ci fanno capire che solo Gesù Cristo ha il potere e l’autorità di darci la vita eterna! 

Non c’è nessuno che la può dare al di fuori di Lui! 

Pertanto se non sei in Cristo non hai la vita eterna, ma andrai all’inferno!

Gesù e non altri, è l’unico che ci può dare la vita eterna! 

Dio lo ha mandato sulla terra a morire sulla croce ed è risuscitato per la nostra salvezza dai peccati (cfr. per esempio Matteo 1:21; Giovanni 3:16,36). 

Che grande conforto, Dio perdona i nostri peccati (Michea 7:18) per mezzo di Gesù Cristo (Atti 13:38; Efesini 1:7; 1 Timoteo 1:15). 

Chi ha fede in Gesù (Atti 13:38; Romani 3:19-28) e si ravvede è perdonato dai propri peccati (Luca 24:47; Atti 3:19), e può avere pace e la riconciliazione con Dio (Romani 5:1-11; 2 Corinzi 5:18; Colossesi 1:19-20). 

La vita eterna, dunque, è legata alla persona e all'opera di Gesù Cristo. 

Gesù ha pagato la colpa per il peccato (Romani 3:25–26; 6:23; Galati 3:13).

Ha redento i peccatori attraverso il Suo sangue (Efesini 1: 7). 

Ha pagato il prezzo perché i peccatori fossero liberi (1 Corinzi 6:20; Galati 5:1).

Solo Gesù è morto al posto dei peccatori in modo che potessero essere giustificati da Dio (Romani 3:21-24; 5:1,8-9; 2 Corinzi 5:21). 

Mentre un paziente dell'ospedale Groote Schuur di Città del Capo, in Sudafrica, Philip Blaiberg raccontava della notte in cui il chirurgo Christiaan Barnard, incamiciato e con mascherina, entrò nella sua stanza sterile portando in mano una scatola di plastica. Conteneva il suo vecchio cuore. L'eminente chirurgo disse: "Dottor Blaiberg, si rende conto che lei è il primo uomo nella storia dell'umanità a potersi sedere com’è ora e a guardare il suo cuore morto?". Che momento particolare ed emozionante! Ma lo fu ancora di più quando il paziente incontrò per la prima volta la donna che gli aveva dato la vita, cioè che aveva dato il permesso ai chirurghi di rimuovere il cuore del marito morto. Blaiberg chiese: “Cosa si dice in queste circostanze? Lei aveva perso una vita, io ne avevo guadagnata una”.

Gesù è venuto sulla terra per dare la Sua vita santa e perfetta in sacrificio, subendo l’ira di Dio su di se stesso per dare la vita ai peccatori che avrebbero creduto in Lui (Matteo 20:28; Giovanni 10:10, 1 Giovanni 3:16).

Sei in Cristo? 

Sei unito spiritualmente a Cristo Gesù? I tuoi peccati sono stati perdonati? 

Hai la vita eterna? 

Andrai alla presenza di Dio nel luogo di beatitudine eterna? 

Se non hai questa certezza, pentiti dei tuoi peccati davanti a Dio confessandogli i tuoi peccati e affidati completamente a Dio credendo in Gesù Cristo che è morto e risorto per i tuoi peccati! E avrai questa certezza!

John Flavel disse: “Se il più grande amore è stato manifestato nel dare Cristo al mondo, ne consegue che il più grande male e malvagità si manifesta nel disprezzare e rigettare Cristo. È triste abusare dell'amore di Dio manifestato nel minimo dono della provvidenza; ma per ignorare le più ricche manifestazioni di esso, anche quel dono impareggiabile, in cui Dio loda il suo amore nel modo più sorprendente, questo è peccato oltre ogni descrizione. Arrossite, o cieli, e stupisciti, o terra; sì, abbiate orribilmente paura! Nessun senso di colpa come questo”. 

In Ebrei 10:26-31 leggiamo: “Infatti, se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati; ma una terribile attesa del giudizio e l'ardore di un fuoco che divorerà i ribelli. Chi trasgredisce la legge di Mosè viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni. Di quale peggior castigo, a vostro parere, sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e avrà considerato profano il sangue del patto con il quale è stato santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia?  Noi conosciamo, infatti, colui che ha detto: ‘A me appartiene la vendetta! Io darò la retribuzione!’ E ancora: ‘Il Signore giudicherà il suo popolo’.  È terribile cadere nelle mani del Dio vivente”.

CONCLUSIONE

Quando lo scienziato cristiano Sir Michael Faraday stava morendo, alcuni giornalisti lo interrogarono sulle sue speculazioni per una vita dopo la morte. Egli avrebbe risposto: “Speculazioni! Non so nulla di speculazioni. Sto riposando su certezze. So che il mio Redentore vive e poiché Egli vive, anch'io vivrò” (Giobbe 19:25).

Coloro che sono in Cristo hanno la certezza della vita eterna, non la perderanno.

Coloro che sono in Cristo possono essere sicuri perché siamo nelle mani di Gesù Cristo.

In Giovanni 10:27-28 è scritto: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano”.

In questo passo ci viene insegnato che le pecore del Signore, cioè di coloro che gli appartengono, è tanto certa quanto la potenza del Dio, e sappiamo che è invincibile. 

Gesù Cristo con queste parole, con questa promessa vuole che la fissiamo nella nostra mente, vuole farci capire e vuole che ricordiamo che la salvezza degli eletti è sicura e fermamente stabilita. 

Se appartieni al Signore, anche se morirai fisicamente, però non perirai mai! (cfr. Giovanni 6:51, 58; 8:51, 52; 11:26); hai la vita eterna, sei nelle Sue mani e non nelle mani degli uomini! 

Niente e nessuno può strapparti dalle mani di Gesù Cristo!

Lenski, R. C. H. scriveva: “La benedizione delle pecore non è solo grande e dolce, è anche sicura e certa, non come quella del mondo, che oggi è luminosa e poi sparisce per sempre”.

Nonostante i tanti nemici della fede, sia nel senso fisico, o spirituale, poiché la nostra salvezza è nelle mani di UNO che è più grande e più potente di tutti, non dovremmo aver paura come se la nostra stessa vita fosse in pericolo, come se la nostra vita eterna possa essere perduta! È impossibile! Perché dipende dalla potenza di Dio, e allora sarà impossibile perderla!

Dio non lascia le cose a metà!

In Filippesi 1:6 leggiamo: “E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un'opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù”.

Quando Dio inizia un’opera buona, la completerà!

Il Dio sovrano e fedele, se ha iniziato un’opera di salvezza nella tua vita (cf. Romani 8:29-30; Efesini 1:3–14), non la lascerà a metà, la completerà fino a quando Gesù ritornerà e ti porterà nella gloria celeste!

L’opera di salvezza di Dio raggiungerà il suo coronamento al ritorno di Gesù Cristo!

La perseveranza dei credenti è nelle mani della perseveranza del Dio sovrano e fedele! Non temere!





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Isaia 26:20-21: Io resto a casa! “Va', o mio popolo, entra nelle tue camere, chiudi le tue porte, dietro a te; nasconditi per un istante, finché sia passata l'indignazione.  Poiché, ecco, il SIGNORE esce dal suo luogo per punire l'iniquità degli abitanti della terra; la terrà metterà allo scoperto il sangue che ha bevuto e non terrà più coperti gli uccisi”. In questi giorni c’è il decreto del governo e quindi l’hashtag: “Io resto a casa”, o “io sto a casa”, questa può essere un'occasione per approfondire il nostro rapporto con Dio, o per riflettere sulla nostra vita spirituale. Come noi oggi, che dobbiamo rimanere a casa a causa del coronavirus, circa tremila anni fa, per bocca del profeta Isaia, per motivi diversi, Dio disse al Suo popolo di rimanere a casa. Questi versetti fanno parte di un canto di lode dove viene esaltata la salvezza del popolo di Dio e il giudizio sul mondo, sopra gli abitanti della terra, e quindi l’incoraggiamento a confidare nel Signore.

Dai frutti si riconosce l’albero (Matteo 7:16-20).

Dai frutti si riconosce l’albero (Matteo 7:16-20). Dai frutti si riconoscono i falsi profeti. Come fai a sapere se qualcuno è un falso profeta? C'è un modo per identificarlo? La risposta è "sì".  Il modo con il quale possiamo discernere un falso profeta, e quindi anche un falso credente è dai suoi frutti.  Infatti, anche se questo paragrafo è dedicato principalmente agli avvertimenti circa i falsi profeti, è anche una prova per tutti i veri credenti! Gesù al v. 15 esorta il suo uditorio, e quindi anche noi a guardarsi dai falsi profeti i quali vengono in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Ora ci dice che i falsi profeti si riconosceranno dai loro frutti. Noi vediamo tre aspetti riguardo i frutti: i frutti sono secondo la specie di albero, dimostrano la qualità dell’albero, segnano il destino dell’albero.

La parabola del tesoro nascosto (Matteo 13:44).

La parabola del tesoro nascosto (Matteo 13:44). Ci sono due parabole del regno, che parlano del regno dei cieli come qualcosa di grande valore: questa parabola del tesoro nascosto e la parabola successiva della perla di gran valore, o del mercante. Queste due parabole sono molto simili in quanto entrambi coinvolgono un oggetto di grande valore e una persona, ma sono significativamente differenti in altri dettagli.  Per esempio nella parabola del tesoro nascosto viene messa in enfasi il tesoro, mentre nella cosiddetta parabola della perla di gran valore viene messo in evidenza il mercante. La persona della prima parabola non cerca il tesoro, ci s’imbatte, mentre nella seconda parabola della perla, o del mercante, è il mercante che cerca le perle. In questa parabola vediamo in primo luogo: