Passa ai contenuti principali

1 Corinzi 1:2: Santificati per mezzo di Cristo Gesù

 1 Corinzi 1:2: Santificati per mezzo di Cristo Gesù

Questi versetti fanno parte dell’indirizzo dei saluti della lettera scritta dall’apostolo Paolo (v.1) alla chiesa locale di Corinto.

Questo versetto descrive la caratteristica di questa chiesa e di tutti i veri cristiani, di tutti quelli che invocano il nome del Signore Gesù Cristo. 

La chiesa è stata chiamata da Dio (cfr. Romani 8:30; 9:11-12) e appartiene a Dio (cfr. Deuteronomio 7:6; Atti 20:28), la chiesa è il popolo che appartiene a Dio (Romani 9:25; 2 Corinzi 6:16; Ebrei 13:12; 1 Pietro 2:9-10).

Ciò che l'Antico Testamento diceva su Israele come popolo di Dio, nel Nuovo si applica alla chiesa, composta da ebrei e gentili (cfr. Efesini 2:11-22).

Molti passaggi dell'Antico Testamento che parlano di Israele sono usati nel Nuovo Testamento per parlare della chiesa (per esempio Romani 9:24–26; 1 Pietro 2:9–10).

Nell'Antico Testamento, Dio usa la formula del patto per dichiarare Israele suo popolo: “Io vi prenderò come mio popolo, sarò vostro Dio” (per esempio Esodo 6:7; Geremia 31:33). 

Nel Nuovo Testamento, questa formula è applicata alla chiesa (2 Corinzi 6:16; Ebrei 8:10; Apocalisse 21:3,7).

Come Israele nell'Antico Testamento, la chiesa è chiamata il popolo santo di Dio (Esodo 19:5–6; Deuteronomio 14:2), così i credenti sono chiamati "santi" nel Nuovo Testamento come vediamo qui in questo versetto (vedi anche Atti 9:13; Romani 15:26, 2 Corinzi 1:1, Efesini 1:1).

La chiesa non è un’organizzazione creata dall'uomo, creata per preservare e diffondere particolari tradizioni religiose, o una società di persone che la pensano allo stesso modo governata da aspirazioni e valori umani.

La chiesa (ekklēsía) è una comunità di persone che Dio ha chiamato, salvato e acquistato per mezzo di Gesù Cristo (per esempio Atti 20:28; 1 Pietro 2:9-10), non è pertanto di proprietà di qualche pastore, o persona, responsabili, gruppo, denominazione, o partito locale, ma è di Dio! 

Ciò che noi vediamo in questo versetto è la caratteristica di tutti i veri cristiani, cioè sono santificati, il mezzo come lo sono e sono chiamati “santi”. 

I LA CARATTERISTICA DEI MEMBRI DELLA CHIESA: SONO SANTIFICATI

L’apostolo Paolo specifica che i membri della chiesa di Corinto sono stati santificati (hēgiasmenois - perfetto passivo participio), cioè c’è stato un momento della loro storia passata che sono stati santificati e lo erano ancora nel momento in cui Paolo scrisse questa lettera.

A) La completezza dell’opera di santificazione

“Santificati” indica un'opera completata che continua in uno stato di santificazione presente. 

La voce passiva del verbo indica che non sono stati i membri della chiesa a santificarsi, ma è stato un altro agente, vale a dire Dio, Dio è l’agente della santificazione. 

Per esempio in Giovanni 10:36 riguardo alla missione di Gesù è scritto che il Padre ha santificato Gesù, cioè lo ha messo da parte e lo ha mandato nel mondo per compiere la missione di salvare i peccatori (cfr. Giovanni 3:16; 1 Timoteo 1:15). 

Nella preghiera sacerdotale Gesù prega il Padre di santificare i discepoli (Giovanni 17:17). 

In 1 Corinzi 1:30 Paolo afferma che grazie a Dio i cristiani sono in Cristo Gesù (cfr. Giovanni 6:44; 1 Tessalonicesi 5:23). 

Al v.1 leggiamo che Paolo fu chiamato per essere un apostolo per volontà di Dio, quindi secondo anche il v.30, anche la chiamata dei credenti è stata voluta da Dio, com’è confermato dal v.9, e dai vv.26-28 sono stati santificati da Dio stesso per mezzo di Gesù Cristo.

Vediamo ora:

B) Il collegamento della santificazione

Quindi la santificazione come posizione, o status davanti a Dio, non si ottiene come merito, è secondo elezione di Dio (cfr. Deuteronomio 7:6; 1 Corinzi 1:26-31; 6:9-11; Efesini 1:4) per grazia di Dio (Romani 9:11-12; 11:5-6).

Infatti i cristiani (Atti 11:26; 26:28; 1 Pietro 4:16) sono chiamati “eletti”, cioè scelti da Dio (eklektós- Matteo 20:16; 22:14; Romani 8:33; Colossesi 3:12; 2 Timoteo 2:10; Tito 1:1; 1 Pietro 2:6,9).

La parola “eletti” indica coloro che credono in Cristo per la loro salvezza, quindi indica una distinzione da coloro che non credono. 

Gli “eletti” sono cristiani perché Dio li ha scelti in Cristo dal mondo perduto per fossero santi e irreprensibili davanti a Lui.

Per esempio Efesini 1:4 dice: “In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui”.

Così riguardo l’elezione per grazia in Romani 9:11-12: parlando dell’elezione di Giacobbe è scritto: “Poiché, prima che i gemelli fossero nati e che avessero fatto del bene o del male (affinché rimanesse fermo il proponimento di Dio, secondo elezione,  che dipende non da opere, ma da colui che chiama) le fu detto: ‘Il maggiore servirà il minore’”.

Romani 11:5-6 dice: “Così anche al presente, c'è un residuo eletto per grazia. Ma se è per grazia, non è più per opere; altrimenti, la grazia non è più grazia”.

Consideriamo ora:

C) Il concetto della santificazione

“Santificati” (hēgiasmenois) indica appartenere a Dio portando il Suo carattere.

Indica separati da un uso comune, dal secolare per un uso, o scopo sacro secondo la volontà di Dio.

“Santificati” indica essere messo a parte per dedicarsi al servizio di Dio fedelmente. 

Così i santificati sono coloro che si donano completamente a Dio e servirlo con tutto se stessi, sono consacrati a Dio!

Nella traduzione greca dell’Antico Testamento: la “Settanta”, questa parola la troviamo nella vocazione di Geremia per indicare la consacrazione del profeta: “Prima che io ti avessi formato nel grembo di tua madre, io ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, io ti ho consacrato e ti ho costituito profeta delle nazioni” (Geremia 1:5). 

La parola ebraica “consacrare” (qāḏaš) significa “essere separato”, “essere santo”.

Il verbo dichiara l'atto di mettere da parte, essere santo, cioè ritirare qualcuno, o qualcosa dall'uso profano, o ordinario per servire Dio. 

Per esempio come Geremia, il Signore aveva messo da parte da parte Aaronne e i suoi figli per il sacerdozio (Esodo 29:21). 

Questa posizione è per tutti i credenti in Cristo, quindi: 

D) La certezza è per tutti i cristiani

Tutti i cristiani sono santi in Cristo Gesù (Filippesi 1:1; 2 Corinzi 1:1), infatti i “santificati” non sono solo quelli della chiesa locale di Corinto, Paolo ci dice: “Con tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore loro e nostro”. 

Quindi se tu sei un cristiano, se fai parte della chiesa di Dio, sei stato appartato da Dio per servirlo!

Paolo si riferisce anche a quelli che invocano (epikaloumenois – presente medio participio) Gesù Cristo in altre parti del mondo, e sono quelli che lo invocano per essere salvati (Atti 2:21; 9:14,21, Romani 10:12-14); o per assistenza (Atti 7:59); o per la preghiera in genere (2 Timoteo 2:22; 1 Pietro 1:17). 

“Invocare il nome del nostro Signore Gesù Cristo” è anche, un modo di dire tecnico usato per designare coloro che credono in Cristo e lo pregano, e designa le persone che sono cristiane.

Questo versetto ci parla anche della:

E) Confessione di Gesù come “Signore”

Questa confessione dimostra che Gesù è di natura divina perché può essere invocato, quindi pregato e adorato (cfr. Matteo 14:33; 28:9; Luca 5:8), e sappiamo che solo Dio lo può essere (cfr. Esodo 34:14; Matteo 4:10), infatti sia gli uomini, come Pietro, Paolo e Barnaba e gli angeli hanno rifiutato il culto che è stato offerto loro (Atti 10:25-26; 14:11-18; Apocalisse 19:10; 22:8-9). 

“Invocare il nome del Signore”, è invocare la Sua persona, carattere, posizione (cfr. per esempio Malachia 1:6; Isaia 29:23; Ezechiele 36:23; Giovanni 12:28; 17:6). 

Paolo con: “Invocano il nome del nostro Signore Gesù Cristo”, sta dando a Gesù la più alta designazione possibile, come nell'Antico Testamento quando le persone invocavano il nome di Yahweh (per esempio Genesi 4:26. 12:8. 13:4-7 Gioele 2:32; Sofonia 3:9). 

Quindi, “invocare” associato a “Signore nostro” indica il riconoscimento della divinità di Gesù come avviene per Dio Padre (per esempio 1 Pietro 1:17). 

Non significa invocare qualche divinità oscura e sconosciuta, ma affidarsi a colui la cui natura e carattere sono stati rivelati come degni di questa fiducia (cfr. Salmo 9:9-10; 20:1,5,7). 

Confessare Gesù come Signore era il segno più evidente di un cristiano ed era ed è impossibile senza l’azione dello Spirito Santo nel confessante (Romani 10:9; 1 Corinzi 8;5-6; 12:3, Filippesi 2:5-11; cfr. Atti 9:14, 21; 22:16; 2 Timoteo 2:22). 

Una persona non può esaltare Gesù come “Signore” senza l’influenza dello Spirito Santo!

Se hai difficoltà a riconoscere Gesù come Signore non sei un vero cristiano!

“Signore” esprime un atteggiamento di sottomissione, consacrazione e un senso di appartenenza a Gesù. 

Confessare Gesù come Signore indica entrare in un nuovo rapporto in cui si riconosce la sovranità assoluta e il fatto che Gesù è padrone ed esaltato sulla vita di chi lo riconsosce tale. 

Così anche invocare Gesù come Signore (Kuriou) significa riconoscere che Egli è padrone e noi siamo suoi servi (1 Corinzi 6:19–20), che dobbiamo glorificare con la nostra vita (cfr. 1 Corinzi 10:31; Colossesi 3:17), a cui dobbiamo essere fedeli (cfr. 1 Corinzi 4:1-2).

Vang P. scrive: “Chiamare Gesù Signore non è una semplice confessione teologica, ma una dichiarazione di fedeltà alla vita”.

Questo deve essere uno stile di vita costante, infatti il verbo presente “invocano” enfatizza un’azione, o stato mentale abituale che caratterizza la vita di chi invoca Gesù Cristo e non tanto è un atto specifico. 

Purtroppo come diceva Martyn Lloyd Jones: “C'è una grande quantità di cosiddetto cristianesimo che è del tutto privo di Cristo”.

Ma vediamo ora:

II IL MEZZO DELLA SANTIFICAZIONE: CRISTO GESÙ. 

Il v.2 ci dice ancora: “Ai santificati in Cristo Gesù”.

“In” (en - preposizione) specifica e definisce il mezzo come si è santificati, cioè per mezzo di Gesù Cristo. 

Quindi lo strumento per cui possiamo essere santi è Cristo Gesù. 

L'unico modo per essere santificati, o perdonati dai nostri peccati da Dio, o salvati è attraverso Cristo Gesù e Lui crocifisso. 

La via della salvezza in Gesù Cristo attraverso il Suo sacrificio, è stato pianificato prima della creazione del mondo (per esempio Atti 4:28; 1 Pietro 1:18-20).

Talmente si parla tanto del sacrificio di Gesù nel Nuovo Testamento che Martyn Lloyd Jones ebbe a dire: “Hai mai notato la quantità di spazio che viene data nei Vangeli ai dettagli della morte di nostro Signore? Puoi quasi sentire i chiodi che vengono piantati”.

Paolo si riferisce a un’opera che è stata fatta da Gesù Cristo per la chiesa, per i cristiani. 

In Efesini 5:25-26 è scritto che Gesù ha dato se stesso per la chiesa per santificarla dopo averla purificata con l’acqua della parola (cfr. Giovanni 15:3). 

Thomas Brooks disse: “Cristo ha cancellato le linee nere del nostro peccato con le linee rosse del suo stesso sangue”.

Con la morte di Cristo i credenti sono stati separati dal mondo e trasferiti nella sfera della santità di Dio. 

Per la volontà di Dio, Gesù è venuto sulla terra a morire in croce una volta e per sempre, per santificare per sempre la Sua chiesa come leggiamo in Ebrei 10:10-14: “In virtù di questa ‘volontà’ noi siamo stati santificati, mediante l'offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre. Mentre ogni sacerdote sta in piedi ogni giorno a svolgere il suo servizio e offrire ripetutamente gli stessi sacrifici che non possono mai togliere i peccati, Gesù, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è seduto alla destra di Dio, e aspetta soltanto che i suoi nemici siano posti come sgabello dei suoi piedi. Infatti con un'unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati”.

Attenzione a non calpestare e a considerare profano il Suo sacrificio, e a disprezzare lo Spirito della grazia, s’incorre nel peggiore dei castighi di Dio.

Ebrei 10:26-31 dice: “Infatti, se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati; ma una terribile attesa del giudizio e l'ardore di un fuoco che divorerà i ribelli. Chi trasgredisce la legge di Mosè viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni. Di quale peggior castigo, a vostro parere, sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e avrà considerato profano il sangue del patto con il quale è stato santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia? Noi conosciamo, infatti, colui che ha detto: ‘A me appartiene la vendetta! Io darò la retribuzione!’ E ancora: ‘Il Signore giudicherà il suo popolo’.  È terribile cadere nelle mani del Dio vivente”.

Se chi pecca volontariamente, secondo alcuni studiosi si riferisce all’apostasia dalla fede, o al continuo rifiutare Gesù Cristo, cioè che lo calpesta, che  considera profano il sacrificio del patto, che disprezza lo Spirito della grazia, che ci porta a confidare nella grazia di Dio e ad afferrare i benefici dell'opera di Cristo per noi stessi (cfr. 6:4-5), ebbene, dopo aver conosciuto la verità attraverso il Vangelo, lo aspetterà il fuoco consumante del giudizio di Dio che divorerà i ribelli!

Secondo l'Antico Patto, se un israelita trasgrediva la legge mosaica e questa era confermata da due, o tre testimoni, veniva messo a morte senza pietà!

L'autore sta facendo un confronto di giudizio tra l’Antico Patto, un patto inferiore e peggiore rispetto al Nuovo Patto quello di Gesù Cristo (cfr. Ebrei 7:22; 8:6).

Se un patto inferiore e peggiore, quello dell’Antico Patto, poteva portare a tale punizione, che dire se si abbandona, calpesta e disprezza il Nuovo Patto, quello del sacrificio di Gesù Cristo che superiore e migliore dell’Antico?

La risposta non può che essere di una punizione sostanzialmente maggiore, o più severa.

Abbandonare, o non accettare il sacrificio di Gesù una volta per tutte, per i peccati significa abbandonare ogni speranza di salvezza!

Se si dovesse rinunciare all'efficace sacrificio di Cristo, non rimane nessun altro sacrificio disponibile che potesse proteggere un apostata dal giudizio di Dio con il fuoco ardente che divorerà i nemici di Dio. 

Il loro destino è lo stesso di coloro che non si sono mai rivolti a Cristo, o che si sono opposti attivamente al Vangelo!

La Bibbia non parla di altri sacrifici (Romani 3:23-25; Ebrei 2:14-18; 10:14; 1 Giovanni 2:2), e quindi di altri salvatori per la salvezza dei peccatori (Giovanna 4:42; Atti 4:12), o intercessori (Giovanni 14:6; 1 Timoteo 2:4; Ebrei 7:25) per cui ieri e domani, come oggi, una persona possa essere santificata e salvata al di fuori di Gesù Cristo! 

William Hendriksen diceva: “Fu per salvare i peccatori che Cristo Gesù venne nel mondo. Egli non è venuto per aiutarli a salvare se stessi, né per indurli a salvare se stessi, né per consentire loro di salvare se stessi. È venuto a salvarli!”

Quando il Nuovo Testamento parla della salvezza degli eletti di Dio in Cristo, non ne parla come una proposta per la loro salvezza, o per aiutarli a salvarsi, o per spingerli a salvarli, o fare in modo che si salvassero, ma ne parla come un dato di fatto, come qualcosa che Gesù è venuto veramente a salvarli secondo il progetto pianificato prima la creazione del mondo (per esempio Romani 8:28-39).

L’apostolo continua dicendo che i cristiani sono chiamati santi, quindi vediamo:

III LA CHIAMATA ALLA SANTIFICAZIONE

Sia “santificati” che “santi” indica il popolo che Dio ha scelto per essere il Suo popolo per il Suo scopo speciale, queste due parole correlate insieme hanno la funzione di enfatizzare questa verità.

I cristiani sono chiamati (klētois-aggettivo - dativo di modo) “santi” (hagios), cioè sono diversi dalle altre persone, perché sono stati separati dal mondo per appartenere in un modo speciale a Dio per essergli consacrati al servizio e si contraddistinguono da chi non fa parte del popolo di Dio.

Ma questa differenza non deve essere contrassegnata dal ritiro dalla vita ordinaria, non significa che dobbiamo essere eremiti, ma che dobbiamo mostrare un carattere santo e di servizio a Dio in mezzo alla società dove viviamo. 

I  “santi” (hagiois), cioè i consacrati a Dio, i messi a parte da Dio per se stesso, il popolo di Dio, gli eletti, la chiesa (Romani 8:27; 1 Corinzi 6:2; Efesini 1:1,18; Filippesi 1:1; Colossesi 1:2; Apocalisse 11:18; 16:6), sono  responsabili di condurre una vita di santità a cui sono chiamati, essere santi nella vita di tutti i giorni interiormente come anche esteriormente, con il comportamento (2 Corinzi 6:14-7:1, 1 Tessalonicesi 4:3; 1 Pietro 1:15-16; cfr. Levitico 19:1–2). 

Così i santi come posizione davanti a Dio per il sacrificio perfetto di Gesù Cristo, dimostreranno di esserlo come popolo di Dio facendo la volontà di Dio, incarnando i valori morali e spirituali che sono radicalmente diversi da quelli della cultura circostante di questo mondo e serviranno Dio in obbedienza (cfr. Esodo 19:5-6; 1 Pietro 2:8-10). 

Ti contraddistingui dalla società dove vivi per un comportamento santo?

Chi appartiene al popolo di Dio è santo e ha uno stile di vita secondo il carattere di Dio e lo servirà fedelmente (cfr. Matteo 24:36-51; 1 Corinzi 4:1-2; 1 Pietro 4:10-11). 

Il popolo di Dio, non lascia il mondo (cfr. 1 Corinzi 5:10), ma dimostra al mondo che è stato reso santo in Cristo Gesù da Dio e lo sta servendo fedelmente! 

Il concetto di santità implica, allora, regolarmente un comportamento osservabile. 

Quindi la santificazione posizionale davanti a Dio (per esempio Ebrei 10:10,14, 1 Pietro 2:9), si manifesterà in una santificazione progressiva in questa vita (per esempio Romani 6:19; Colossesi 3:9-10; Ebrei 12:10,14; 1 Pietro 1:15-16).

Martyn Lloyd Jones: “La santità non è qualcosa che siamo chiamati a fare per diventare qualcosa; è qualcosa che dobbiamo fare a causa di ciò che già siamo”.

CONCLUSIONE

In conclusione, questo versetto ci ricorda che apparteniamo al Signore che ci ha comprati a caro prezzo (1 Corinzi 6:20) attraverso il sacrificio di Gesù, quindi siamo Suoi, chiamati a servirlo con tutto noi stessi fedelmente e radicalmente, e siamo chiamati a essere santi ogni giorno come lo è Dio (1 Pietro 1:15-16). 

I credenti sono chiamati a uno stile di vita che rifletta il loro status già dato da Dio per mezzo di Gesù Cristo!

Coloro che sono stati resi santi in Cristo sono chiamati praticamente e quotidianamente a camminare sulla via della santità. 

Chiunque dice di essere un vero cristiano, non deve accettare e adottare qualsiasi idea di passività riguardo la via della santificazione progressiva! Deve essere attivo e responsabile nel ricercarla!

I cristiani sono stati salvati per essere santi e per vivere vite sante in mezzo a una società corrotta e peccaminosa.

La santità non è un sentimento; non è solo un argomento da studiare, la santità è una vita vissuta completamente separati dal male a gloria di Dio e alla sua lode eterna!

 John Brown riguardo la santità progressiva afferma: “La santità non consiste in speculazioni mistiche, fervori entusiastici o austerità non raccomandate; consiste nel pensare come Dio pensa e nel volere come Dio vuole. La mente e la volontà di Dio devono essere conosciute dalla sua parola; e, per quanto io capisca e creda veramente la parola di Dio, la mente di Dio diventa la mia mente, la volontà di Dio diventa la mia volontà e, secondo la misura della mia fede, divento Santo”.

Non abbiamo scuse possiamo vivere una vita di santificazione, Dio ci ha dato lo Spirito Santo mediante il quale possiamo far morire le opere della natura umana decaduta (Romani 8:12; 2 Corinzi 3:18; Galati 5:16-25).






Commenti

Post popolari in questo blog

Isaia 26:20-21: Io resto a casa!

Isaia 26:20-21: Io resto a casa! “Va', o mio popolo, entra nelle tue camere, chiudi le tue porte, dietro a te; nasconditi per un istante, finché sia passata l'indignazione.  Poiché, ecco, il SIGNORE esce dal suo luogo per punire l'iniquità degli abitanti della terra; la terrà metterà allo scoperto il sangue che ha bevuto e non terrà più coperti gli uccisi”.
In questi giorni c’è il decreto del governo e quindi l’hashtag: “Io resto a casa”, o “io sto a casa”, questa può essere un'occasione per approfondire il nostro rapporto con Dio, o per riflettere sulla nostra vita spirituale. Come noi oggi, che dobbiamo rimanere a casa a causa del coronavirus, circa tremila anni fa, per bocca del profeta Isaia, per motivi diversi, Dio disse al Suo popolo di rimanere a casa. Questi versetti fanno parte di un canto di lode dove viene esaltata la salvezza del popolo di Dio e il giudizio sul mondo, sopra gli abitanti della terra, e quindi l’incoraggiamento a confidare nel Signore. Noi nei…

Dai frutti si riconosce l’albero (Matteo 7:16-20).

Dai frutti si riconosce l’albero (Matteo 7:16-20). Dai frutti si riconoscono i falsi profeti. Come fai a sapere se qualcuno è un falso profeta? C'è un modo per identificarlo? La risposta è "sì".  Il modo con il quale possiamo discernere un falso profeta, e quindi anche un falso credente è dai suoi frutti.  Infatti, anche se questo paragrafo è dedicato principalmente agli avvertimenti circa i falsi profeti, è anche una prova per tutti i veri credenti! Gesù al v. 15 esorta il suo uditorio, e quindi anche noi a guardarsi dai falsi profeti i quali vengono in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Ora ci dice che i falsi profeti si riconosceranno dai loro frutti.
Noi vediamo tre aspetti riguardo i frutti: i frutti sono secondo la specie di albero, dimostrano la qualità dell’albero, segnano il destino dell’albero.

La parabola del tesoro nascosto (Matteo 13:44).

La parabola del tesoro nascosto (Matteo 13:44). Ci sono due parabole del regno, che parlano del regno dei cieli come qualcosa di grande valore: questa parabola del tesoro nascosto e la parabola successiva della perla di gran valore, o del mercante.
Queste due parabole sono molto simili in quanto entrambi coinvolgono un oggetto di grande valore e una persona, ma sono significativamente differenti in altri dettagli.  Per esempio nella parabola del tesoro nascosto viene messa in enfasi il tesoro, mentre nella cosiddetta parabola della perla di gran valore viene messo in evidenza il mercante. La persona della prima parabola non cerca il tesoro, ci s’imbatte, mentre nella seconda parabola della perla, o del mercante, è il mercante che cerca le perle.
In questa parabola vediamo in primo luogo: