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Isaia 26:20-21: Io resto a casa!

Isaia 26:20-21: Io resto a casa!
In queste ultime settimane c’è in vigore il decreto del governo e quindi l’hashtag sui social: “Io resto a casa”, o “Io sto a casa”.

Come noi oggi, che dobbiamo rimanere a casa in quarantena per il coronavirus, circa tremila anni fa, per bocca del profeta Isaia, per motivi diversi, Dio ha comandato al Suo popolo di rimanere a casa. 

Nei vv.20-21, vediamo come il popolo è esortato ad affrontare la situazione difficile del giudizio di Dio.

Questi versetti fanno parte di un canto di lode dove viene esaltata la salvezza del popolo di Dio, la vittoria e il giudizio di Dio sopra gli abitanti della terra, e quindi l’incoraggiamento a confidare nel Signore. 


Noi prima di tutto vediamo:
I LA PROTEZIONE (v.20)
Vediamo:
A) Il destinatario

Il destinatario è:
(1) Il popolo di Dio
Il Signore si riferisce al Suo popolo come leggiamo al v.20, dicendo: “Va', o mio popolo”.

Isaia si riferisce agli ebrei prigionieri in Babilonia per il giudizio di Dio (cfr. 2 Re 24:1-17; 25:1-17; 2 Cronache 36). 

“Mio popolo” indica “speciale tenerezza”, ed esprime l’amore elettivo di Dio per Israele (cfr. Deuteronomio 7:6; 14:2; Osea 1:10-11), secondo le promesse che aveva fatto ai suoi antenati (Deuteronomio 4:37; 7:6-8; 10:14-15). 

“Mio popolo” (ʿammî) lo troviamo nel contesto della promessa di Dio riguardo a Israele, riferita Mosè poco prima dell'esodo dall’Egitto (Esodo 6:6-7).

Dio si fa conoscere da Israele, tramite la Sua azione storica salvifica: la liberazione dalla schiavitù d’Egitto. Questo sarà il fondamento del rapporto tra il Signore e Israele, designato da quel momento come Suo popolo, un popolo beato (Esodo 6:6-7; Deuteronomio 4:20; 9:26,29, 1 Re 8:51-52; Salmo 33:12).

Israele è il tesoro particolare, prediletto, speciale possesso del Signore; il popolo che appartiene e consacrato a Yahweh. (cfr. Esodo 19:5-6; Deuteronomio 7:6; 14:2,21; 26:18-19; Salmo 135:4).

“Mio popolo”, dunque, ricorda il rapporto di alleanza, di patto tra il Signore e il Suo popolo attraverso Mosè (Esodo 6:6-7; Levitico 26:12; Deuteronomio 26:17-18; 29:12; cfr. Geremia 7:23; 11:4; 24:7; 30:22; 31:3,33; 32:38; Ezechiele 11:20; 14:11; 36:28; 37:23,27; Zaccaria 8:8).

Gli obblighi del patto riguardavano sia le benedizioni che le maledizioni in relazione all’obbedienza, o alla disobbedienza (per esempio Deuteronomio 27-30).

Per Israele essere chiamato “il mio popolo” sottolineava il servire solo Dio, e non altre divinità (per esempio Esodo 20:1-6; Deuteronomio 6:4,14).

Eppure il popolo d’Israele ripetutamente fallì (per esempio Esodo 32:4; Giudici 17:5; 1 Re 11:10; 12:28; 16:33; 2 Re 21:2-6), e ripetutamente i profeti gli ricordarono la sua responsabilità verso Dio (per esempio 2 Cronache 36:15-16).
In Cristo, siamo progenie di Abraamo, e quindi parte del popolo di Dio, come ci dice Paolo in Galati 3.

Dio non ci ha scelto perché in noi c’è qualcosa di particolare (1 Corinzi 1:26-28; Giacomo 2:5), anzi è scritto che siamo peccatori privi della gloria di Dio, e in noi non abita alcun bene (Romani 5:7-8; 3:23; 7:18).

Dio, nemmeno, ci ha scelto perché l’abbiamo amato prima noi, infatti Egli ci ha amato per primo è scritto in 1 Giovanni 4 (1 Giovanni 4:10,19).

Ma in questo testo troviamo che:
(2) Il popolo di Dio è esortato a rifugiarsi in casa
Dopo aver usato l’imperativo: “Va” (lēk), il profeta con altri tre imperativi esorta il popolo dicendo: “Entra nelle tue camere, chiudi le tue porte, dietro a te; nasconditi per un istante”. 
Mentre custodisce la grande realtà della sua salvezza che lo attende e della vittoria di Dio sui nemici, il popolo di Dio è chiamato a rifugiarsi in casa dai nemici, dagli empi, che in quel momento di sofferenza, dominavano su di esso.

L'immagine può essere quella di cercare un riparo quando infuria una tempesta, fino a quando la sua furia si esaurisce. 

Ora, come quando arriva una tempesta, la prudenza ci consiglia a cercare riparo (Esodo 9:19), così ora il Signore, per bocca del profeta, comanda al popolo a mettersi al riparo in casa propria durante “la tempesta” del giudizio di Dio in arrivo su Babilonia. 

Noi vediamo alcuni aspetti da considerare.

Prima di tutto la:
(a) Serenità
“Le tue camere” si riferisce al luogo sicuro, un luogo appartato dal resto del mondo, dove non lo raggiungerà il giudizio di Dio.

È un invito alla calma e alla compostezza mentale, alla serenità.

Quindi Dio ci chiama a essere calmi e sereni, a non farci prendere dal panico.

Se abbiamo una relazione con Dio, non abbiamo nulla da temere (cfr. Isaia 30:15).

“Chiudi le tue porte, dietro a te”, indica la determinazione, la fermezza, a rimanere fermi serenamente con fiducia nel Signore secondo il Suo comandamento anche nei momenti difficili (cfr. Isaia 26:3-4; cfr. Salmo 46:1-3).

In secondo luogo c’è la:
(b) Separazione
“Entra nelle tue camere, chiudi le tue porte, dietro a te” indica una separazione dal mondo. 

Questa separazione, non sarà passiva, è l’opportunità di impegnarsi nella devozione privata di cercare la faccia di Dio, di stare alla Sua presenza (cfr. Genesi 32:30; Giudici 6:22), e di cercare la comunione con Lui, affinché il Suo volto possa risplendere su di noi (Numeri 6:25-26; Salmo 4:6; 67:2;80:3,7,19) come quando Mosè è stato in comunione con Dio e il suo viso era raggiante (Esodo 34:34-35).

Così in questo periodo di quarantena, dobbiamo essere determinati a cercare il Signore (Isaia 26:8-9; cfr. Salmo 27:5; 31:21; Matteo 6:6), facendo attenzione a ciò che ci dirà, attraverso la lettura e la meditazione della Sua parola (Giosuè 1:7-8; Salmo 1; Abacuc 2:1), che è la nostra vita! 

L’uomo non vive soltanto di pane, ma di tutto quello che proviene dalla bocca del Signore (Deuteronomio 8:3).

La nostra prosperità spirituale dipende dalla relazione che abbiamo con Dio attraverso la Sua parola! (Giosuè 1:8; Salmo 1:1-3), e anche la preghiera è importante (Efesini 1:15-23; Filippesi 1:9-11; Colossesi 1:9-12)

Mi vengono in mente le parole di Gesù quando parla contro la preghiera ipocrita dei farisei, a non seguire il loro esempio di vanagloria, che pregavano per essere visti, ma esorta i discepoli dicendo: ” Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa” (Matteo 6:6).

La casa per alcuni è un luogo di adorazione per gli idoli (cfr. Ezechiele 8:12), ma per un vero credente la propria casa può e deve essere il santuario di Dio dove possiamo adorare il Suo nome, sperimentare e godere della Sua presenza e ricevere istruzioni!

Certo per noi oggi, in tempi moderni, con tutta la tecnologia che abbiamo (televisione, smartphone, internet, social), stare separati in casa dal resto del mondo, è più difficile rispetto ai tempi in cui scrisse Isaia.

Ma dobbiamo capire che un ritiro spirituale, in completa separazione, non fa mai male!

Non è facile questo periodo di quarantena, ma può essere una opportunità per rivitalizzare il culto di famiglia, o per rivedere tante cose nella nostra vita che non sono secondo Dio.

Il mondo per la pandemia, è stato costretto a rallentare i suoi ritmi, così è rallentata anche la nostra vita frenetica; approfittiamo allora per stare alla presenza di Dio e per rivedere la nostra vita spirituale.

Forse sai quali sono le cose nella tua vita che non vanno bene, ma forse pensi che ci sia qualcosa nella tua vita che non va bene e non sai cosa sia!

È nella comunione con Dio, alla luce della Sua presenza che possiamo conoscerci! (Geremia 17:9-10; Salmo 139:11-12, Giovanni 2:25)

Giovanni Calvino disse: “L’uomo non perviene alla conoscenza pura di se stesso fino a quando non abbia contemplato la faccia di Dio e da questo sia sceso a guardare se stesso”.

Forse, ci sono degli aspetti spirituali profondi della comunione con Dio che non abbiamo mai sperimentato; allora per grazia di Dio possiamo chiedergli di usare questa quarantena per sperimentarli (cfr. Genesi 28:10-17; 32:24-32; 2 Corinzi 12:1-10).

Infine si parla di:
(c) Salvezza
“Entra nelle tue camere, chiudi le tue porte, dietro a te”, nasconditi per un istante” si riferisce a ritirarsi, isolarsi per sfuggire alla minaccia del giudizio di Dio, quindi indica che sarà un rifugio, la salvezza per il popolo di Dio.

Ci ricorda quando il Signore chiuse la porta dell’arca e salvò in tutta sicurezza Noè con la sua famiglia dal giudizio del diluvio (Genesi 7:1,16). 
Ricorda anche quando i figli d’Israele, per ordine del Signore, si chiusero a casa, quando erano schiavi in Egitto, quando è stata istituita la Pasqua, quando il Signore, mentre era in corso il Suo giudizio, vedendo il sangue dell’agnello spruzzato davanti le porte, sarebbe passato oltre (Esodo 12:21-23). 

“Nasconditi per un istante”, indica per breve tempo, quindi il giudizio non sarebbe durato per lungo tempo (Salmo 30:5; Isaia 10:24-25; 54:7-8).

Dunque, come per gli ebrei in esilio in Babilonia, mentre infuriava la “tempesta” del giudizio di Dio, dovevano stare calmi e sereni, dovevano rimanere fermi nella fiducia nel Signore, desiderare e cercare il Signore, facendo attenzione a ciò che gli avrebbe detto, così la nostra quarantena da coronavirus, può essere l’occasione, con calma e fiducia, di cercare la faccia di Dio, d’isolarci da tutto e da tutti, per godere la comunione con Dio.

Isaia indica anche:
B) La durata
“Finché sia passata l'indignazione”. 

Ci sono due aspetti da notare.
Il primo aspetto è il verbo:
(1) “Sia passata”
Quindi il popolo d’Israele in esilio, può aspettare in sicurezza fino a quando non sarà passata l’indignazione del Signore.

Ancora una volta troviamo un altro termine dell'Esodo dall’Egitto, infatti il verbo “passare” (‛āḇar) è la stessa parola di Esodo 12:12,23, dove appunto si parla del giudizio di Dio che sarebbe passato per il paese d’Egitto per colpire i loro primogeniti. 

Ora Isaia dice al popolo d’Israele in esilio, che sarebbe stato al sicuro nelle loro case, e da lì non doveva uscire fino a quando non sarebbe passata l’indignazione del Signore contro i babilonesi! 

Noi dobbiamo ricordare e credere che quando seguiamo le indicazioni, i comandamenti di Dio, saremo al sicuro, in pace! (cfr. Isaia 30:15; 48:17-19).

Il secondo aspetto da notare è la parola:
(2) “Indignazione”

“Indignazione” (zāʿam - Salmo 69:24; Isaia 10:5; Geremia 10:10, Naum 1:6; Abacuc 3:12; 3: 8), è la manifestazione dell’ira di Dio (Isaia 30:27; Naum 1:6), una ira di giudizio (cfr. per esempio Salmo 38:2-3; 78:46; Geremia 10:10; Ezechiele 21:36; 22:31).

In Sofonia 3:8 è scritto: “’Perciò, aspettami’, dice il SIGNORE, ‘per il giorno che mi alzerò per il bottino; perché ho decretato di radunare le nazioni, di riunire i regni, per versare su di loro la mia indignazione, tutto l'ardore della mia ira; poiché tutta la terra sarà divorata dal fuoco della mia gelosia’”.

Consideriamo:
(a) La forza devastante dell’ira di Dio
Dai giudizi di Dio che troviamo nella Bibbia, vediamo che nessuno può resistere alla Sua ira.

In Naum 1:5-6 è scritto: ”I monti tremano davanti a lui, si sciolgono i colli; alla sua presenza si solleva la terra e il mondo con tutti i suoi abitanti. Chi può resistere davanti alla sua indignazione? Chi può sopportare l'ardore della sua ira? Il suo furore si spande come fuoco e le rocce si schiantano davanti a lui”.

Nel contesto, Naum sta parlando che il Signore è paziente, ma questo non significa che non lascerà il colpevole impunito (Naum 1:2-3).

Mentre per chi confida in Lui, sarà un rifugio nel giorno dell’angoscia (Naum 1:7).

Lo stesso straordinario potere di Dio di giudizio e di salvezza si vede in Abacuc 3:12-13 dove troviamo scritto: “Tu percorri la terra con furore, tu schiacci le nazioni nella tua ira.  Tu esci per salvare il tuo popolo, per liberare il tuo unto; tu abbatti la cima della casa dell'empio, e la demolisci fino alle fondamenta”.

La parola indignazione per il Signore nell’Antico Testamento si esprime nella sventura e nella sofferenza (Salmo 38:3; 69:24; 78:49; 102:11; Geremia 15:17); nella prigionia e nell’esilio (Lamentazioni 2:6), nella siccità e nella mancanza di pioggia (Ezechiele 21:36; 22:24,31); nel fuoco (Isaia 30:27; 66:14-15); nel terremoto (Isaia 13:5; Naum 1:5-6;Abacuc 3:12); nelle piaghe d’Egitto (Salmo 78:49); nell’oppressione d’Israele da parte di potenze straniere (Isaia 10:5,25; 13:5; 30:27; Geremia 50:25; Daniele 8:19; 11:36).

Dio è sovrano su tutto e tutti! (per esempio 1 Cronache 29:11-12; Salmo 47; 95:1-3; 103:19).

“Se qualcosa in questo mondo è il risultato del caso, allora Dio non è sovrano su tutti” afferma Wilson Benton.

La Bibbia ci dice che non esiste il caso! (Proverbi 16:33; 19:21; Giona 1:7; Atti 1:23-26).

Dio è perennemente all’opera in questo mondo!   

Dio guida la storia (Giovanni 5:17; Efesini 1:11).

Niente avviene se Lui non lo voglia e ciò che vuole fa accadere! (Giobbe Salmo 115:3; Giobbe 42:1-2; Isaia 14:27; 46:10; Daniele 4:34-35; Romani 8:28; Giacomo 4:15).

Alla luce della Bibbia, Dio nella Sua sovranità, può aver avuto tanti motivi per cui ci ha dato questa pandemia di covid-19, ma sempre alla luce delle Sacre Scritture, può essere vista come un giudizio di Dio!! 

In Amos 3:6 leggiamo: “Squilla forse la tromba in una città, senza che il popolo tremi? Piomba forse una sciagura sopra una città, senza che il SIGNORE ne sia l'autore?” (cfr. Isaia 45:7; Lamentazione 3:38).

Quando squillava una tromba voleva dire che c’era un esercito nemico e quindi il popolo si metteva paura.

Così alla domanda se l’autore della sciagura è il Signore, la risposta è: “Sì!”.

Allora come oggi, ci possono essere persone, anche veri cristiani, che pensano che il Signore non avrebbe causato alcuna sventura, in questo caso al Suo popolo eletto. 

Ma Amos invece dice che l’autore della sventura è il Signore!

Il Dio che dà benessere è anche il Dio che punisce le nazioni malvagie.

Come dice Gitay: “La principale preoccupazione di Amos è il riconoscimento che Dio si rivela non solo in materia di successo, ma anche in termini di peccati e punizione” e “per convincere il suo pubblico che esiste una relazione ininterrotta tra i loro peccati e una catastrofe di ispirazione divina “. 

L'implicazione di questa linea di argomentazione è che Dio, il Signore, manda e controlla tutto ciò che accade, anche le sciagure, le tragedie, la sofferenza.

John Piper riguardo la relazione giudizio di Dio e coronavirus, dopo aver parlato della sovranità di Dio, scrive: “Non è una stagione per le opinioni sentimentali di Dio. Il coronavirus è stato inviato, quindi, da Dio. Questa non è una stagione per le opinioni sentimentali di Dio. È una stagione amara. E Dio l'ha decretata. Dio la governa. La finirà. Nessuna parte di essa è al di fuori della sua influenza. La vita e la morte sono nelle sue mani”.

L’ira è una delle caratteristiche del carattere di Dio, come lo è l’amore, l’immutabilità, e così via.

La maggior parte delle persone hanno un’avversione nel vedere Dio come un Dio di ira, tra questi ci sono anche diversi cristiani. 

Per questi cristiani, l'ira di Dio è considerata quasi come un imbarazzo, come qualcosa di fondamentalmente indegno di Dio, quindi non ne parlano, almeno pubblicamente. 

Ma l’ira fa parte del carattere di Dio d’ira e la Bibbia ne parla molto.
A.W. Pink scriveva: ”Basta fare una ricerca in una concordanza biblica per mostrare come nella Scrittura vi siano più riferimenti alla rabbia, alla furia, e all’ira di Dio, di quanto ve ne siano su Suo amore e sulla Sua tenerezza”.

Consideriamo ora:
(b)Il fondamento dell’ira di Dio
L’ira di Dio non è secondo un suo capriccio, secondo un umore imprevedibile, instabile, volubile, irresponsabile.

L'ira di Dio è giudiziale, ed è radicata nel Suo carattere santo e giusto!

Poiché Dio è santo (Esodo 15:11; Isaia 6:3) non è indifferente al peccato! Salmi 5:4-6; 11:5-7; 15; 33:5; 95:10; Proverbi 3:31-32; 15:9,26; Isaia 59:1-2; Geremia 44:4; Abacuc 1:3; Zaccaria 8:1)

L’ira di Dio non è altro che la Sua santa reazione al male e la sua ferma opposizione a esso. 

Un Dio santo non può rimanere indifferente verso il peccato!

Dio per la Sua Santità, s’indigna e consuma tutto ciò che suscita la Sua indignazione, cioè il peccato giudicandolo, e quindi giudica il peccatore!!  (Esodo 34:6-7; 1 Re 9:3-7; 2 Cronache 7:16-20; Salmi 78:21-22, 31-34; 78:44-64; Efesini 5:6; Colossesi 3:6; Apocalisse 14:10; 14:19; 15:1; 15:7; 16). 

In Romani 1:18 leggiamo: “L'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l'ingiustizia”. 

L’ira di Dio, oggi si rivela (Apokaluptetai- presente passivo indicativo) contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini!

“Empietà” (asebeia) si riferisce al rapporto di una persona con Dio nel senso di mancanza di rispetto, di devozione e di adorazione al vero Dio, il mancato adempimento agli obblighi verso Dio.

"Ingiustizia" (adikia) racchiude l’empietà, ma si riferisce al rapporto con gli altri, con il nostro prossimo, una violazione dei diritti umani.

Queste due parole racchiudono la legge di Dio dei dieci comandamenti (Matteo 22:34-40).

Dio si adira verso coloro che soffocano la verità con l’ingiustizia con il loro credo e comportamento ribelle verso Dio.

Ovviamente la “verità” (alētheian) si riferisce alla verità che riguarda la conoscenza di Dio (v.19) con tutto ciò che implica la Sua persona e quindi la relazione degli uomini con Lui.


Charles Cranfield parlando dell’ira di Dio dice: “L’ira di Dio non è l’incubo di una furia indiscriminata, incontrollata e irrazionale, ma l’ira del Dio santo e misericordioso, causata da, e diretta contro l’asebeia (l’empietà) degli uomini e la loro adikia (malvagità).” 

L’ira di Dio non è ignobile, non è come l'ira dell'uomo che proviene dal suo cuore malvagio; non è macchiata dal peccato, dall’imperfezione, o dall’ingiustizia! 

Inoltre, l’ira di Dio è legittima perché Egli è giusto!

Nel Salmo 7:11 leggiamo: “Dio è un giusto giudice, un Dio che si sdegna ogni giorno”.

Dio nella sua giustizia non può fare altro che punire il peccato!

Se Dio non punisse il peccato, sarebbe ingiusto! 

Poiché Dio è giusto, è giusto che punisca i malfattori perché ricevano la giusta pena dovuta per il loro peccato (Salmo 119:137; 129:4).

Dio è così giusto e santo che è obbligato e determinato ad assegnare un'adeguata e proporzionata punizione a ciascun peccato come giusto giudice che ama la giustizia! 

In Esodo 34:6-7 è scritto: “Il SIGNORE passò davanti a lui, e gridò: ‘Il SIGNORE! il SIGNORE! il Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira, ricco in bontà e fedeltà, che conserva la sua bontà fino alla millesima generazione, che perdona l'iniquità, la trasgressione e il peccato ma non terrà il colpevole per innocente; che punisce l'iniquità dei padri sopra i figli e sopra i figli dei figli, fino alla terza e alla quarta generazione!’” (Deuteronomio 27:26; Salmo 7:9; 99:8; 129:4; Ezechiele 18:4; Lamentazioni 1:18; Naum 1:3; Romani 1:18, 32; Romani 2:6-8 6:23; 12:19; 2 Tessalonicesi 1:6,8-9; Galati 3:10).

In un mondo senza peccato non ci sarebbe posto per l’esercizio della giustizia retributiva di Dio, ma in un mondo peccaminoso, è necessaria!!

La giustizia esige la punizione del peccatore! (Ezechiele 7:4, 9, 27; 8:18; 9:10).

L’ira di Dio è l’espressione che Dio sostiene e promuove la giustizia, esprime l’odio e la repulsione che ha per il peccato (Isaia 6:3; Abacuc 1:13, Efesini 2:1-3).

L’ira è la rivelazione che Dio respinge ciò che ingiusto e principalmente sostiene e promuove ciò che è giusto, santo, buono, e glorioso secondo la Sua natura!

Quindi questo ci porta al secondo punto:
II LA PUNIZIONE (v.21)
Isaia continua al v.21 dicendo: “Poiché, ecco, il SIGNORE esce dal suo luogo per punire l'iniquità degli abitanti della terra”.

Il primo aspetto che vediamo è:
A) Il Signore scende dal cielo
“Il SIGNORE esce dal suo luogo” (v.21).

Isaia chiama Dio: “Il Signore”, cioè Yahweh.

Con questo nome, Dio si è rivelato a Mosè mentre il pruno ardeva, ma senza consumarsi, per rivelargli la liberazione del Suo popolo dalla schiavitù d’Egitto (Esodo 3:7-8,13-14; 6:7-8); quindi questo nome è associato alla salvezza (cfr. Levitico 26:45; Salmo 19:14, Isaia 48:17,20; 49:7).

Il Signore, Yahweh, agisce per salvare il Suo popolo, ed è considerato il nome del patto, perché è il nome con cui Dio si è rivelato agli Israeliti per mezzo di Mosè, quando entrò in alleanza con loro (Esodo 3:14-15; 6:2-3; 15:1-13; 33:19; 34:6-7). 

“Signore” indica “Colui che è”, “Colui che veramente esiste”.

Implica essere una realtà dinamica, attiva, presente ed efficace, che subentra in scena, che dimostra di essere il Salvatore.

“Dal suo luogo” si riferisce che viene dal cielo, infatti nel Salmo 115:3 è scritto: “Il nostro Dio è nei cieli; egli fa tutto ciò che gli piace”. (cfr. Ezechiele 3:12; Michea 1:3; Matteo 6:13).

Nel cielo c’è il trono del Signore (Isaia 66:1).

Mentre “esce” (yōṣēʾ) indica “il venire fuori da un luogo”, in questo caso il Signore viene dal cielo, come se Dio fosse stato nascosto fino a quel momento.

Dio a volte ci può sembrare assente, ma ricordati che il Suo nome, “Yahweh” indica una realtà che interviene potentemente nella vita del Suo popolo, ma lo fa nel momento opportuno secondo la Sua volontà! (Ebrei 4:16).

Dio non arriva sempre quando noi vogliamo, ma quando arriva è sempre il momento giusto secondo il Suo piano! 

“Il SIGNORE esce dal suo luogo” si riferisce alla Sua teofania, cioè alla manifestazione visibile (cfr. Giudici 5:4; Salmo 68:8; 42:13; Michea 1:3; Abacuc 3:13; Zaccaria 14:3), alla Sua azione per realizzare i Suoi scopi, in questo caso il giudizio su Babilonia (cfr. Isaia 13;21; Geremia 50-51).

Quindi, il Signore scende dal cielo, il luogo maestoso e glorioso:  
B) Il Signore scende per punire 
Nel v.21 leggiamo: “Per punire l'iniquità degli abitanti della terra; la terrà metterà allo scoperto il sangue che ha bevuto e non terrà più coperti gli uccisi”.
Ci sono persone che accusano Dio di essere indifferente alla violenza degli uomini. 
Ma non è così! 

Perché come abbiamo visto Dio è giusto (Esdra 9:15; Salmo 11:7; Isaia 45:21), e lo è in tutte le Sue vie! (Deuteronomio 32:4).

Dio regna con giustizia (Sal 97:2) e pertanto giudica con giustizia (Esodo 34:6-7; Deuteronomio 7:9; Salmo 9:7-8; 96:13; 119:137; 129:4; Romani 1:18; 2:6-8; Apocalisse 16:5:7; 19:2).

Dio punisce l’iniquità!

“Iniquità” (‛āwôn) è la corruzione della propria natura, la realtà interiore del peccato della natura umana decaduta.

Ma in questi versetti, il profeta mette in evidenza il peccato di violenza, infatti dice: “il sangue” (cfr. Genesi 4:10) e “gli uccisi”.

I peccati di violenza sono in riferimento ai nemici (cfr. vv.9-11) all’esercito nemico babilonese che ha invaso, devastato e deportato Israele, e gli uccisi, sono gli uccisi di guerra (cfr.vv.7-8). 

Con le parole: “La terra metterà allo scoperto il sangue che ha bevuto e non terrà più coperti gli uccisi”, il popolo aveva conforto e poteva affrontare l’indignazione del signore con calma, serenità e speranza perché il Signore avrebbe lottato per loro (Esodo 14:13-14), non è così per chi non appartiene al popolo di Dio!

CONCLUSIONE  
Siamo chiamati a rispettare il decreto: “Io resto a casa”, ma ancor di più a considerare seriamente i decreti di Dio se ci teniamo alla nostra vita!

Questi versetti di “quarantena” che cosa c’insegnano?

Prima di tutto c’insegnano che:
1)Dio è un Dio che giudica
Dio non è Babbo Natale!
Dal resto della Bibbia, vediamo che Dio non giudica solo per i casi di violenza, come in questo caso, Dio giudica per tutti tipi di peccato (per esempio Salmo 1:4-6; Giovanni 12:48; Romani 2:5-12; 5:16; Ebrei 10:26-30; 13:4).

Inoltre, nella Bibbia vediamo che Dio giudica nel presente (per esempio Romani 1:18; 1 Corinzi 11:29-34, 1 Pietro 4:17).

Così se questa pandemia è un giudizio di Dio, o comunque sia, dobbiamo pregare che le persone possano riconoscere che il Dio della Bibbia è il Signore (Esodo 9:14-16; Ezechiele 39:21-22), che lo possano cercare (Salmo 83:16-18), che possano imparare la giustizia (Isaia 26:9-10).

Ma ci sarà un giudizio universale e definitivo dopo la morte (Ebrei 9:27). 

Ognuno sarà giudicato, o per andare a punizione eterna (inferno), o a vita eterna (Daniele 12:2; Matteo 25:31-46; Giovanni 5:29; Romani 2:7-8; Apocalisse 21:11-15).

I peccati verranno allo scoperto (Romani 2:16; 1 Corinzi 4:5; Apocalisse 20:11-15; 22:12), ed è inutile nasconderli, Dio li porterà alla luce e giudicherà con giustizia (Romani 2:5), le parole che abbiamo detto (Matteo 12:36), i nostri pensieri (Romani 2:15-16; 1 Corinzi 4:5), e  secondo le parole e le opere che abbiamo fatto (Matteo 16:27; Romani 2:6-10).

Anche i veri cristiani saranno giudicati (1 Pietro 4:17; Romani 14:10-12; 1 Corinzi 3:10–15; 2 Corinzi 5:10), ma non per andare all’inferno (Giovanni 3:16,36; Romani 5:1-11; 1 Tessalonicesi 5:9-11).

Ora riflettiamo un attimo: tutti siamo presi dal coronavirus, chi più chi meno è preoccupato, o a paura di questo virus perché può portare alla morte, ma molti dimenticano che comunque alla fine, moriremo di qualcosa!
Com’è sempre stato, non si muore solo di coronavirus!

E quindi è importante essere preparati a questo!

2)Il vero cristiano è salvato da Gesù Cristo
Gesù è l’unico Salvatore del mondo (Giovanni 4:42; Atti 4:12), l’unico sacrificio mediante il quale Dio salva dai peccati (Matteo 1:21) e dal Suo giudizio finale e dall’inferno!

Senza il sangue di Gesù non c’è salvezza! (Romani 3:23-26; 5:9-11; Efesini 1:7; Colossesi 1:14,20; Ebrei 9:12-13,22; 1 Pietro 1:18-19; 1 Giovanni 1:7; Apocalisse 1:5; 5:9).

Grazie a Gesù, il vero cristiano è cittadino del cielo, e andrà alla presenza di Dio per sempre, nella beatitudine, in un posto dove non ci sarà più il cordoglio, il grido, il dolore (Apocalisse 21:4), con un corpo glorificato simile a quello di Gesù Cristo (1 Corinzi 15:42-49; Filippesi 3:20-21).

Allora ringraziamo e adoriamo Dio non solo perché è un Dio Santo e Giusto, ma anche perché nel Suo Amore ci ha salvato in Cristo (Giovanni 3:16), se siamo veri cristiani!

Chi è il vero cristiano?
Secondo la Bibbia, un vero cristiano è chi è stato rigenerato dallo Spirito Santo (Giovanni 3;3-5; Tito 3:5-6).

Il vero cristiano è una nuova creatura in Cristo (2 Corinzi 5:17), con un nuovo carattere e comportamento secondo il modello di Gesù Cristo (Romani 6:1-14; Efesini 4:20-24; Colossesi 3:5-15). 

Il vero cristiano è chi ha creduto veramente in Gesù Cristo come Signore e Salvatore personale (Giovanni 3:16,36; Efesini 2:8-9; Romani 10:9-10) e si è ravveduto dei propri peccati (Marco 1:15; Atti 2:38; 3:19-20), confessandoli sinceramente a Dio (1 Giovanni 1:8-10; Matteo 5:8).

Ora:
3)Esaminati e prendi una decisione
Dobbiamo ascoltare l'avvertimento del Signore riguardo il Suo giudizio affinché possiamo cambiare, o allineare sempre di più la nostra vita alla Sua volontà! 

Momenti difficili come questi di pandemia, ci aiutano a riflettere e anche a farci delle domande.

In questo momento di quarantena a casa, dove siamo appartati nella nostra intimità, com’era per gli ebrei di questi versetti d’Isaia, in un periodo di calamità, riflettiamo sulla nostra posizione davanti a Dio, sul nostro rapporto con Lui.

Lamentazioni 3:40 ci dice: “Esaminiamo la nostra condotta, valutiamola, e torniamo al SIGNORE!” (2 Corinzi 13:5).

Chiediti:
Sono un vero cristiano?
Faccio parte del popolo di Dio?
Sono salvato dai peccati?
Dove andrò dopo la morte?
Sto mettendo Dio al primo posto?

Confida in Gesù Cristo per la tua salvezza dall’inferno!

Esamina la tua vita e sbarazzati di tutto ciò che può essere un falso dio che adori al di sopra dell'unico e vero Dio, il Padre del Signore Gesù Cristo.

La santa e giusta ira di Dio presente e futura, deve farci riflettere seriamente nel nostro atteggiamento verso il peccato!

Dobbiamo, con l’aiuto dello Spirito Santo santificarci sempre di più! (Romani 8:12-14; Galati 5:16-25; 2 Corinzi 3:18).



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